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L’INIZIO DEL TESTO.

ATTO I SCENA I verso 1

Siamo a Venezia di notte. Già questa cosa è una sovversione a proposito di

quell’ordine e caos (Venezia-Cipro), il fatto che ci troviamo di notte a Venezia, è più

probabile che di notte si crei il caos. La notte accoglie meglio i disordini. Siamo a

Venezia di notte e si creerà disordine: Roderigo e Iago sono qui per portare scompiglio

nel cuore della notte.

Prime battute: incontriamo questi due personaggi in conversazione ma la

conversazione è già partita prima. Non vediamo l’inizio della conversazione, stiamo nel

bel mezzo della conversazione perché non riusciamo a comprendere di cosa stiamo

parlando. E’ uno scambio che ci fa intendere che si sta parlando di qualcosa ma non ci

rivela ancora che cosa. Il terzo verso: “mi dispiace molto che tu, proprio tu, dovessi

sapere di questo (e non averlo detto a me)”. Però è un “questo”. Iago risponde con

un’imprecazione: “non lo sapevo, neanche potevo mai sognare una cosa del genere.”

Apprendiamo che si tratta di una cosa importante: “such a matter”. “Mia avevi anche

detto che LO odiavi”, primo riferimento a Othello.

Apertura molto realistica. Ci troviamo in medias res. Stiamo già nella storia. Molte

volte Shakespeare fa partire i personaggi in scambi che sono già stati avviati in

precedenza. A noi, come spettatori o lettori, ci si deve palesare man mano qual è la

situazione. Spesso il testo shakesperiano inizia con personaggi secondari in scena,

accade così per Othello ma anche per tanti altri testi: anche per Romeo and Juliet,

dopo il coro che riassume la vicenda precedente, entrano Romeo and Juliet. Entrano in

scena personaggi secondari perché spesso si affida l’introduzione dei personaggi

principali agli altri. Shakespeare ci fa arrivare ai personaggi principali (quando non

siano i villains come Richard III, Iago, Aaron in Titus Andronicus – non sono personaggi

che vengono definiti da altri, sono personaggi che, nella maggior parte dei casi,

presentano sé stessi). Nel caso di Iago, gli altri ci darebbero anche una versione

falsata perché non comprendono fino in fondo la sua cattiveria. Questa è una cosa che

chiede al lettore e allo spettatore di stare molto attenti, bisogna stare all’erta. Perché

quello che vi viene detto dei personaggi principali, noi dobbiamo analizzarlo,

dobbiamo non farlo diventare immediatamente verità ma lo dovremmo intendere

come elemento-strumento che ci permette anche di analizzare, di comprendere il

quadro culturale del tempo, la visione che lo spazio culturale del tempo permette di

avere di quei personaggi principali con quelle determinate caratteristiche. In questo

caso abbiamo Othello che viene presentato, il modo in cui Iago presenta Othello è il

modo in cui la cultura del tempo intenderebbe i neri, quelli come Othello. In questo

modo il testo diventa polifonico, a più voci: offre la visione di Othello che viene dalla

cultura del tempo e da Iago e poi offrirà anche la versione di Othello che viene da

Othello stesso e noi dobbiamo mettere in relazione le due versioni.

vv.41 Atto I: Iago sta ancora parlando con Roderigo. Qui Iago presenta sé stesso fino a

vv.70. Nelle prime battute, Iago si riferisce a Othello; stanno parlando del matrimonio

segreto tra Othello e Desdemona. Quel matrimonio è un guaio per Roderigo perché

Roderigo era innamorato di Desdemona, lui è stato rifiutato dal padre di Desdemona

che ha ritenuto Roderigo non all’altezza della figlia. Roderigo ci fa anche capire che

Iago gli aveva promesso che Desdemona, in un modo o nell’altro, sarebbe stata sua e

ora che Desdemona è sposata con Othello, Roderigo pensa che la promessa di Iago sia

stata inutile. Iago dice di non preoccuparsi e “put money in thy purse” (metti denaro

nella tua sacca), la loro relazione si definisce con quelle battute, quel “purse” che

ritorna, è un’amicizia molto interessata nella quale Roderigo ha anche messo proprio il

suo portafoglio pur di riuscire nel suo intento di avere Desdemona. Questo è il

contesto di questa discussione. Poi Roderigo osserva: “ma se tu odi e confermi di

odiare il moro, perché continui a seguirlo?” Iago spiega: “è vero, lo seguo ma solo per

avere il mio tornaconto.” Poi porta degli esempi: l’esempio di quelli che non sono come

lui: “ci sono alcuni servitori che sono nati per servire per sempre e, alla fine del loro

servizio, non gli resterà proprio niente, daranno anche l’anima per i propri padroni ma

alla fine non avranno di che vivere degnamente. Io non sono tra questi, io appartengo

a un altro tipo di servitori.” V.48 metà verso: “ci sono altri che, pur servendo, riescono

a fare il proprio interesse.” Ma come fanno a farlo? Attraverso una strategia che mette

in relazione ESSERE e APPARIRE. Come intende la relazione tra essere e apparire? Sta

già dicendo lui com’è, cosa fa, a quale schiera di servitori appartiene. Parla di “forms

and visages of duty” e, al verso 51, parla di “throwing but shows of service”:

nient’altro che apparenza di servizio, tutto spettacolo. Tutto quello che lui fa è

organizzare essere e apparire in questa maniera qui. Nell’essere c’è la sua menzogna,

ci sono i suoi piani segreti, nell’apparire, appare tutt’altro. Desdemona che è pura

nell’essere, Iago la farà apparire impura agli occhi di Othello. E’ una stratificazione di

essere e apparire che riesce a rendere Shakespeare fino al punto di farci perdere la

profondità di questi strati l’uno sull’altro. Questo per molti motivi: 1- perché Othello è

giusto ma è giusto da un momento in poi. E’ dal momento in cui lui entra nella società

veneziana non più come figura pubblica ma sposando Desdemona; è da quel

momento in poi che un gruppo di persone comincia a vedere il colore della pelle. Fino

a quel momento era stato ben accetto, veniva invitato da Brabanzio a cena

(“mangiare nello stesso piatto”). Othello, per quella domesticità, trova porte aperte

finché è solo figura pubblica. La visione di Othello non è da parte di tutti i veneziani la

stessa: alcune visioni cambiano, altre restano uguali. 2- La stratificazione di essenza-

apparenza perché in Othello noi arriveremo a un certo punto a vedere che la bontà di

Othello che stava nell’essenza di Othello, poi veramente si trasforma un po' e da

essenza nobile, buona, giusta diventa qualcos’altro. Però poi il testo ci fa vedere che

quel qualcos’altro di negativo cerca di riscattarsi (verso la fine) ma noi non sappiamo

se realmente riesce a riscattarsi. Per Othello parliamo di essenza-apparenza che

esistono però sono fluide. Questa opposizione a più livelli, per più personaggi, da più

punti di vista, domina il testo.

vv.57: quanto sono “concettosi” questi due versi? quant’è complesso comprendere

questi due versi? Quant’è banale quest’affermazione? Io potrei dire questo di qualsiasi

persona. E’ un’affermazione che è verificata sempre, dovunque. Questa banalità ci

dice anche un’altra cosa di Iago: Iago usa il linguaggio in una maniera fenomenale. Qui

pare che stia impiantando quale discorso filosofico, è un inizio per dire “quanto è vero,

ti assicuro che se io fossi un altro non sarei me stesso”. Qui lui già ci sta annunciando

qualcosa di sé, ce lo fa capire. La pomposità di dire questa cosa che è una cosa che fa

da sé. Continuando, rivela questa sua abilità con il linguaggio: dice verità che sono

tranquille ma le presenta come la scoperta del secolo e poi di nuovo a dire: “io non

rivelerei mai la mia vera natura perché, a quel punto, è come se io mettessi il mio

cuore qui sul braccio per essere beccato dagli uccelli”. Qui ancora sta ribadendo che

lui lavora in quell’opposizione tra essere e apparire. E poi conclude con quell’ “I am not

what I am”. La battuta dice tranquillamente: “non fidatevi di me, io non sono quello

che sono”. Allusione all’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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