Ortopedia e traumatologia
Semeiotica ortopedica
Ortopedia = orthos: dritto, Paidos: bambino.
Definizione del 1741: Arte di prevenire e correggere nei bambini le deformità del corpo. Questa definizione esprime tuttora adeguatamente il carattere preventivo e terapeutico di questa scienza nei confronti delle deformità scheletriche, carattere che essa ancora conserva pur avendo esteso il suo campo di applicazione all’età adulta e senile ed alla prevenzione e la cura delle deformità secondarie a fratture, lussazioni ed altre lesioni traumatiche.
Ovviamente nessuna prevenzione delle deformità post-traumatiche è efficace senza un trattamento iniziale del danno prodotto dal trauma: per questo motivo la traumatologia dell’apparato locomotore è entrata a far parte dell’ortopedia dai primi del 1900. L’ortopedia attualmente si occupa quindi della prevenzione e del trattamento di ogni alterazione morfologica e funzionale dell’apparato locomotore, sia di natura congenita che acquisita.
Le basi dell’ortopedia sono basi di ordine biologico ma anche principi di meccanica applicata alla biologia (biomeccanica):
- Chinesiologia fisiologia delle articolazioni
- Meccanica
- Biologia
Problemi di base
- Dolore
- Deformità
- Limitazione funzionale
Spesso sono associati in particolare dolore e limitazione funzionale (la limitazione funzionale nella maggior parte dei casi è dovuta al dolore). Non tutte le deformità sono dolorose: la lussazione congenita dell’anca finché non si instaura l’artrosi non è dolorosa.
Dolore
L'intensità del dolore è soggettiva, per obiettivarlo si utilizza l’analogico visuale di Scott-Huskinson. Localizzazione e distribuzione:
- Localizzato: monoarticolare o pluriarticolare
- Irradiato: lungo il nervo (sciatalgia, cruralgia), distribuzione radicolare, distribuzione periferica (neuropatia, radiculopatia)
- Riflesso: senza distribuzione radicolare o periferica (spalla-mano, cuore-polso)
- Simpatico: causalgia (algodistrofia riflessa) associata a fenomeni simpatici (sudorazione etc.)
Qualità del dolore
- Organico con caratteri corrispondenti a quelli di una malattia organica
- Funzionale (psicogeno) somatizzazione
- Simulato
- Superficiale, profondo, sordo
Durata
- Continuo, intermittente, pulsante, a crisi parossistiche
- Modalità di insorgenza
- Variazioni: nelle 24 ore o nel tempo in rapporto all’ambiente
Segni complementari
- Disturbi della sensibilità: parestesie, anestesie, ipoestesie
- Fenomeni simpatici: sudorazione, fenomeni vasomotori, sensibilità a variazioni esterne
- Spasmi muscolari: contratture, blocchi articolari (si associa quasi sempre al dolore articolare che è accentuato dal movimento per cui istintivamente il soggetto contrae il muscolo volontariamente per limitare il dolore; la persistenza della contrazione determina essa stessa dolore)
- Possibili cause note al paziente: ad esempio un trauma
Dati anamnestici
Età: permette di orientarsi escludendo gruppi di patologie che non compaiono all’età del paziente in esame (ex. le osteocondrosi interessano esclusivamente l’infanzia e l’adolescenza).
Dati obiettivi
Variazioni indotte dal dolore su parametri clinici: iperpnea, tachicardia, aumento della pressione, punti dolorosi (indagano la dolorabilità diversa dal dolore), manovre speciali: Lasegue, Wasserman, Hudson, Strumpell etc. Caratteristiche del dolore meccanico, insorgenza diurna, aggravamento con il carico, modesta rigidità, presenza di contrattura muscolare antalgica, assenza o modesta presenza di segni di flogosi.
Caratteristiche del dolore infiammatorio
- Insorgenza notturna
- Rigidità mattutina
- Possibilità di localizzazioni
- Presenza di spasmo muscolare
- Interessamento periarticolare
- Presenza di segni di flogosi: tumefazione articolare, edema della capsula, aumento temperatura cutanea, arrossamento, segni di laboratorio (aumento della VES e delle proteine di fase acuta)
Deformità
Clinicamente le alterazioni della normale morfologia corporea si distinguono in paramorfismi e dismorfismi. Nei paramorfismi la deviazione morfologica è la risultante di posizioni incongrue mantenute da abitudini posturali viziose, da dolore etc. Si tratta quindi di deformità transitorie correggibili volontariamente non sostenute da alterazioni delle strutture scheletriche. Hanno una prognosi favorevole in quanto facilmente reversibili soprattutto se precocemente diagnosticati e trattati.
Abbandonati a se stessi soprattutto nell’età dello sviluppo, alcuni paramorfismi possono trasformarsi in dismorfismi per la progressiva instaurazione di modificazioni strutturali scheletriche. Per dismorfismi si intendono le modificazioni della normale morfologia sostenute da alterazioni congenite (malformazioni) o acquisite delle strutture osteofibrose. Non sono correggibili senza un adeguato trattamento ortopedico. I dismorfismi hanno una prognosi buona solo se trattati correttamente e precocemente; se trascurati tendono spesso ad aggravarsi provocando una accentuazione progressiva dei disturbi funzionali che li accompagnano.
Le affezioni dell’apparato locomotore
Si distinguono in congenite e acquisite:
Patologie congenite
- Forme sistemiche: osteogenesi imperfetta, acondroplasia, condrodisplasie etc. (rare)
- Forme localizzate o malformazioni (embriopatie e fetopatie)
Patologie acquisite
- Alterazioni di natura circolatoria: caratterizzate da necrosi ossea asettica secondaria a eventi traumatici e morbosi che privano un distretto osseo del suo apporto vascolare
- Alterazioni di natura infiammatoria: osteomieliti
- Affezioni di origine discrasica: comprendono forme disvitaminosiche (rachitismo), dismetaboliche (osteoporosi, osteomalacia, gotta), disendocrine (ipertiroidismo, iperparatiroidismo, ipopituitarismo, Cushing)
- Affezioni di origine degenerativa: artrosi e forme secondarie a deficit neurologici
- Affezioni tumorali: primitive e metastatiche
- Affezioni idiopatiche: sistemiche (malattia di Paget) o distrettuali (scoliosi, epifisiolisi)
- Affezioni traumatiche: rappresentano le più comuni lesioni acquisite, comprendono contusioni, distorsioni, lussazioni, fratture, distacchi epifisari, rotture tendinee