Parte prima: artisti e contesti, la comunicazione artistica attraverso le mostre
Picasso a Palazzo Reale a Milano (20 settembre – 27 gennaio 2001)
200 capolavori (1898/1972) - la precedente esposizione risale al 1953 presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna (GNAM) di Roma → operazione culturale di rottura (Guernica ne è la prova).
Oggi, dopo quasi 30 anni dalla morte di Picasso: mostra di olii, acquerelli, acqueforti, incisioni, disegni più che altro della collezione privata del maestro. Ora di proprietà degli eredi Paloma Picasso e Bernardo Ruiz. Organizzazione curata da Mondadori Mostre con pregevole catalogo (sfogliarlo rinnova l’emozione delle opere viste dal vivo).
Sviluppo: 1900 mq esposizione + 300 mq sala video + 80 mq attività didattica + 57 mq reception + bar e ricco bookshop. Tutte le sculture sono posizionate su basamenti di legno chiusi da pareti trasparenti e le pareti delle sale sono state contropannellate con legno tamburato. In uscita nella Sala delle Otto Colonne si trovano 2 grandi schermi su cui vengono proiettati film e foto d’epoca inerenti la vita di Picasso.
Non vuole essere una mostra antologica né cronologica: mancherebbero troppe opere significative - vuole essere un omaggio a uno dei maggior artisti del Novecento.
- Meditation (1904): unico ritratto presente in mostra.
- Legno dipinto – “construction: verre et d’e” (1914): sculture o collages, il pensiero va a poeti e pittori distrutti dal liquore e dal divieto di consumarlo. Evocazione al veleno dei colori rosso e bianco.
- Femme acrobate (olio su tela): trasforma una donna in creatura dalle gambe-tentacoli polipeschi.
- Minotauromachie: donne possedute da mostri onirici.
Pablo Picasso
Nasce a Malaga il 2 ottobre 1881 e a 15 anni già disponeva di un proprio atelier – frequenta artisti che lo avviano al Periodo Blu, Periodo Rosa, Nudi Africani. Molte influenze di artisti e scrittori (Matisse, Braque, Mirò) lo orientano al Cubismo con dipinti astratti.
- 1932 Galerie Georges Petit: esposizione di 236 opere, un critico scrive del suo gusto e abilità e da bambino prodigio che era sempre prodigio resterà. Dipinge fino a pochi mesi dalla morte (Mougins – 10 aprile 1973).
John Cage al MART di Rovereto “Il silenzio della musica” (5 novembre – 8 ottobre 2003)
Concetto filosofico di indeterminatezza ha origine nel mondo greco-romano, ci si interrogava sul rapporto uomo-dei con tema del libero arbitrio.
- Stoici (predominanza del destino sulle vicende umane).
- Epicurei (le cose degli uomini accadevano per casualità dovute alla dinamica degli atomi che costituivano il mondo).
- '900 (scossone al dibattito sul libero arbitrio, i fisici newtoniani affermano che tutto è prevedibile).
- XX secolo Russel (il pensiero è grande, acuto e libero) Popper (noi possiamo scegliere i valor che sentiamo importanti per noi e per la nostra vita: cioè essere liberi).
Premesse indispensabili per capire il concetto di indeterminatezza nel mondo della musica – concetti fondamentali della musica (il silenzio e il rumore).
John Cage
Artista americano nasce a Los Angeles nel 1912 – da giovane viaggia tra Stati Uniti e Europa (studia architettura, pittura e musica) rientra in America e si dedica definitivamente alla musica. Muore a New York nel 1992.
Per Cage comporre è una cosa ed eseguire un’altra e ascoltare un’altra ancora: non c’è differenza tra compositore, esecutore e ascoltatore. Ciascuno ha un ruolo che non precostituisce il ruolo degli altri. Compositori: determinano la propria opera. Esecutori: applicano la loro facoltà. Ascoltatori: portatori di idee e di sensazioni e sono coinvolti. Una composizione che noi ascoltiamo non è necessariamente quella che il compositore ha voluto e una non è mai uguale all’altra e un ascoltatore non percepisce le stesse sensazioni di un altro.
Pianoforte preparato (operazione musicale fatta da Cage nel 1938 – scrivere una partitura per uno spettacolo di danza ma lo spazio fisico dello spettacolo non era abbastanza ampio per contenere un’orchestra completa – usa il pianoforte per poter ottenere suoni percussivi immettendo sulle corde pezzi della sua cucina) con uno strumento ha ricostruito un’intera orchestra.
- Esecuzione irripetibile.
Mostra “Il silenzio della musica”
In occasione del decennale della morte di Cage (Los Angeles 1912 – New York 1992).
- Mostra-evento costituita da fotografie, installazioni e performances
- Articolata in 3 momenti:
Convegno
Titolo (John Cage. Il silenzio della musica) hanno partecipato i filosofi Charles Daniel e Massimo Donà e il sociologo Saverio Monno. Esaminato la figura e le opere di Cage e i riflessi che queste hanno avuto sulla musica contemporanea (intervento di Pimenta). Monno ha esaminato la personalità di Cage (aderiva alla filosofia Zen e usava il libro I’Ching dei mutamenti). Ricordato il concerto 4’33” di Woodstock (la sala del concerto si apriva su un bosco da cui provenivano il suono del vento, la pioggia e il mormorio degli spettatori – i suoni nell’ambiente sono musica).
Concerto più lento possibile
- As slow as possible (concerto per organo che durerà 639 anni – ci vorranno 18 mesi perché l’aria riempia il mantice e le canne dell’organo e si potrà sentire il primo accordo).
Mostra
Si divide in 3 parti:
- Sala 1 (fotografie fatte dal musicista Pimenta nel loft di Cage a New York – cucina spaziosa, alimenti monolitici, recipienti di tutte le dimensioni, tutto in un caos – coerente con le sue teorie della casualità).
- Sala video (trasmesse interviste a Cage, Cunningham (famoso ballerino amico di Cage) e Rauschenberg (amico di Cage)).
- Sala 3 (vita esperienziale, ricostruita una tavola da cucina sulla quale in disordine sono stati posizionati cumino, peperoncino, curry, funghi ecc.).
Concerto
Di Emanuel De Melo Pimenta (erede spirituale di Cage). Cage → non è mai preoccupato della dimostrazione o della precisione ma al mistero e alla scoperta. Tutto è nuovo e aperto alla scoperta e ciascuno dovrà cercare le radici del proprio sentire musicale. La sua musica non è musica nel senso tradizionale – è arte come dinamismo e trasformazione. Ancora oggi dopo tanti anni la materia prima del suo lavoro sulla musica è l’essere umano, il pensiero e la libertà.
- Il concerto si è tenuto a tarda sera
- Centinaia di persone e critici (contribuito all’evento con bisbigli e rumori)
Composto da 4 parti:
- Concerto per grenouilles e crickets (1984): pezzo composto da suoni registrati nella foresta brasiliana elaborato con il computer.
- Soleil (1986): suono prodotto dal sole e dal suo arrivo sulla terra – strumento utilizzato è il flauto traverso alto.
- Cage (1987): 13 minuti dei suoni registrati nel corso di 24 ore a Lisbona – strumento utilizzato è il flauto traverso soprano.
- Mesostic (2003): componimento poetico in cui le iniziali delle parole lette dall’alto in basso formano una parola o frase – rumore del respiro dell’autore mentre legge con sottofondo di campane tibetane – strumento utilizzato è il pianoforte.
Marina Abramovic al PAC di Milano (21 marzo – 10 giugno 2012)
Interessante performance degli allievi di Marina Abramovic al padiglione di arte contemporanea (via Palestro, Milano). Il progetto riprende ed amplia un progetto realizzato nello Spazio Viafarini di Milano.
Marina Abramovic
Nata in Montenegro nel 1946 – il corpo è sempre stato lo strumento delle sue performances. Artista nota di body art – vincitrice del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia (1997) per una performance in cui strofinava un grande ammasso di ossi sanguinolenti.
- Performance precedente: Cleaning Mirro (puliva le ossa di uno scheletro umano come emblema dell’ultimo riflesso di noi stessi).
- Cleaning the house (workshop realizzato con gli allievi – training per preparare il corpo attraverso un regime speciale di vita ed esercizi fisici e mentali e ogni artista realizza il lavoro con l’uso del proprio corpo. “Credo che il corpo si possa intendere come una casa e penso che quello che dovremmo fare ora è pulire la casa”).
- As soon as possible (performance di 2 giorni al PAC – 30 installazioni dal vivo e interventi diretti dell’artista):
- 2 artisti pelano le patate per ore uno tiene il coltello e l’altro la patata come il massimo della collaborazione.
- Artista tornato dalla guerra aveva girato un film di essa e al PAC si arrampica su uno muro su cui viene proiettato il suo film e lui interagisce con ciò che ha filmato.
- Ossessione della magrezza anoressica – artista magrissima e nuda su un palchetto o e i visitatori possono imboccarla prendendo dal tavolo cibi di diverso genere.
Con questa performance la Abramovic, che girava in carrozzella per una frattura al piede, voleva mostrare che l’arte non cambia il mondo, ma può influenzare il cambiamento della mente.
- Rythm 10 (prima performance che risale al 1973 – l’artista colpisce velocemente con un coltello lo spazio tra le dita allargate della mano appoggiata sul tavolo finché non la ferisce 20 volte a questo punto la sua azione è stata registrata, lei ricomincia tagliandosi negli stessi punti – fusione tra passato e presente).
The class of Marina Abramovic
È il nome del gruppo di giovani artisti che si è formato sotto la guida di Marina Abramovic – Braunschweig 1997, trasmette agli studenti la sua esperienza e le sue conoscenze con workshop, mostre e dibattiti. Metodo di lavoro con gli studenti: stare in un luogo isolato con esercizi mentali e fisici (7 giorni di meditazione) senza comunicare e senza cibo dopo di che ognuno realizza un lavoro col proprio corpo.
Marco Agostinelli al loft di Milano
Qual è il rapporto tra arte e tecnica oggi: cioè tra arte e tecnologia? – estensione del concetto di arte, esaltazione della sua funzione sociale che parte da un presupposto:
- L’arte è comunicazione, informazione, formazione, mutamento, crescita, sviluppo – è un processo comunicativo che implica un percorso cognitivo tra emittente e ricevente attraverso mezzi di trasmissione, codici, valori.
Con l’evolversi delle tecniche elettroniche e informatiche l’opera d’arte di dematerializza e si accentua la distanza tra artista e l’interlocutore quando si comunica con apparecchi meccanici. La tecnologia informatica che permette l’arte digitale è una tecnologia intelligente – l’artista può manipolare e comandare un sistema di intelligenza creando combinazioni infinite.
- L’arte digitale supera la materialità e la spazialità (scompare il luogo dell’arte inteso come fruizione obbligatoria).
- I media elettronici aumentano i contatti umani e la loro intimità ma i rapporti diventano superficiali senza spessore storico e la realtà si frammenta. (Agostinelli se ne rende conto e cerca di trasformare l’immagine filmica in pittura – stampa su lamiera e su seta i suoi frames e lamiere zincate, l’immagine su metallo rimanda all’immagine fissa ma la riflettenza permette comunque di muoversi e dialogare con l’osservatore).
Marco Agostinelli
Artista digitale – nasce a Perugia nel 1961 e comincia la sua carriera come film-maker e documentarista di eventi e fatti d’arte.
- Metropolis (1997): oggetti verticali ripresi dall’alto in basso diventano grattacieli di New York.
- Cuore di cane (2000): rielaborazione digitale di un vero film russo degli anni cinquanta.
- Nato (2000): ripresa documentaria, trasformata attraverso la sovrapposizione di altre immagini reali ma trasfigurate dalla inversione dei sistemi NTSC in PAL. Coglie lo spirito del film frattura tra mondo d’oltre cortina e vita quotidiana e opera sullo sdoppiamento delle immagini – ogni fotogramma diventa il suo doppio e ogni personaggio ottiene la sua ombra.
- A Stanley: Agostinelli trasforma in punti danzanti di luce la folle carneficina messa in attoda Alex (Arancia Meccanica).
Opere d’arte altre e originali – una buona parte dell’attività di Agostinelli è stata impegnata nel lavorare con altri artisti contribuendo alle sue scelte.
Mostra – Proiezione
Non è stata allestita secondo i metodi classici ma in forma di performance visiva. Loft di Via Mecenate a Milano, visione delle opere video:
- Cuore di cane
- Televisione 1,2,3,4,5,6,7
- Film documentari
- Esposizione di lamiere zincate (impresse da frames dei propri video)
- Discussioni e confronti riferiti alle problematiche delle nuove frontiere dell’arte.
Ingeborg Luscher al MART di Rovereto (6 febbraio – 14 marzo 2004)
Direttrice del MART (Gabriella Belli) apre la mostra dedicata all’artista svizzera Ingeborg Luscher.
Ingeborg Luscher
Nata a Freiberg in Sassonia, matura la sua vena artistica attraverso esperienze in accademia, artisti, riflessioni durante viaggi in India, Giappone, Cina, America e Medio Oriente.
48° Biennale di Venezia (1999)
- Fei-Yaa!/Fly Fly (presentata sotto lo pseudonimo Yng-Bo, biennale cinese. Video-opera che riprende atteggiamenti e atti di un gioco di società cinese in cui i commensali a pranzo si tirano schiaffi e baci in un crescendo umoristico).
Fondazione Trussardi di Milano (2001)
- Fushon (due squadre di calcio vedere giocano una partita in abiti manageriali firmati Trussardi).
Forum Internazionale di Bolognano, Pescara (2003)
- Video sul Monte Verità – collina di Ascona in Svizzera con obiettivo il ritorno alla natura. Il complesso si è trasformato nel tempo in casa di cura e sanatorio, in albergo e negli anni ’60 è diventato di proprietà della Repubblica del Canton Ticino col vincolo di restare luogo di manifestazioni artistiche e culturali.
Mezzi espressivi
Pittura, scultura, fotografia, video, installazioni.
Mostra antologica “Viveri polifonici”
Viveri polifonici = percorsi vitali dell’artista, contrappunto tra concreto e astratto, realtà e immaginazione, presente e passato, ludico e tragico. La mostra si snoda in un percorso che va dal 1971 ad oggi e a lavori tuttora in progress. Utilizzo di linguaggi diversi con un filo conduttore unico.
Dualismo cromatico e materico
- Giallo: colore del sole, dell’oro, del grano, dei fiori in primavera/colore della selezione e della mortificazione (prostitute dovevano portare un fazzoletto e le scarpe gialle, gli ebrei dovevano portare la stella di David gialla).
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