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Organizzazione e pianificazione del territorio Appunti scolastici Premium

Appunti di Organizzazione e pianificazione del territorio. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Lezioni per il corso di organizzazione e pianificazione dell’ambiente e del territorio, Gli strumenti attuativi della
Pianificazione, ecc.

Esame di Organizzazione e pianificazione del territorio docente Prof. T. D'Aponte

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SEMINARIO di ORGANIZZAZIONE E PIANIFICAZIONE (3CFU) – Prof. Tullio D’APIONTE – AA. 2008/2009

ricade parzialmente solo la Comunità montana dei Monti Lattari, che ha adottato il Piano di

sviluppo socio-economico.

PIANI PAESISTICI. La legge n. 431/85 (Legge Galasso) sottopone a vincolo paesaggistico ai

sensi della legge n. 1497/39 alcune categorie di immobili e prescrive che "le regioni sottopongano

a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale il relativo territorio mediante la

redazione di piani paesistici o di piani urbanistico territoriali con specifica considerazione dei

valori ambientali".

Nella Provincia di Napoli il Ministero dei BBCC ha redatto ed adottato, in sostituzione della

Regione inadempiente, i seguenti Piani Paesistici:

P.P. Area Agnano-Camaldoli - Comune di Napoli - D.M. 6.11.1995;

P.P. Area Posillipo - Comune di Napoli - D.M. 14.12.1995;

P.P. Area Comuni Vesuviani - D.M. 14.12.1995;

P.P. Campi Flegrei - D.M. 14.12.1995;

P.P. Isola Ischia - D.M. 14.12.1995;

P.P. Isola Capri - D.M. 6.11.1995.

Gli stessi Piani, successivamente decaduti, sono stati riapprovati dallo stesso Ministero dei BBCC.

Appare comunque indispensabile una attenta riflessione sulla necessità di adeguare la legge 431/85

ed i piani paesistici - o piani territoriali con specifica considerazione dei valori ambientali -alla

legge 142/90 ed ai PTCP, tanto più che i PTCP, come chiarito nel precedente punto 2.3, hanno

specifica efficacia per i valori am bientali.

PIANI TERRITORIALI DEI PARCHI REGIONALI - In attuazione della legge n. 394/91, la

Regione Campania, con propria legge n. 33/93, ha istituito Parchi regionali, il cui territorio è

disciplinato da un apposito Piano territoriale del Parco il quale formula il quadro generale

dell'assetto territoriale dell'area, indica sia gli obiettivi generali e di settore che le priorità e precisa

mediante azzonamento, norme e parametri, vincoli e destinazioni da osservarsi in relazione ai

diversi usi e funzioni previsti. Inoltre il Piano Territoriale del Parco "stabilisce le direttive dei

criteri metodologici da osservarsi nella redazione dei Piani urbanistici comunali ed intercomunali

per assicurare l'unità degli indirizzi e la coerenza dei contenuti di tali Piani, rispetto agli obiettivi

prioritari. Le previsioni del Piano Territoriale del Parco, sono obbligatorie nei confronti dei

Comuni, i quali sono tenuti ad adeguarvi gli strumenti urbanistici" (art. 19).

Quindi il Piano Territoriale del Parco Regionale - inteso come Piano Territoriale di Coordinamento

con i contenuti di cui all'art. 5 della Legge n. 1150/42 - non sostituisce i Piani Territoriali Paesistici

con specifica considerazione dei valori paesistici-ambientali di cui all'art. 1 bis della legge n.

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431/85, restando prevalente, sui Piani Regolatori Generali comunali e sui Regolamenti Edilizi con

annessi Programmi di Fabbricazione.

In ogni caso, le previsioni del Piano Territoriale del Parco sono efficaci e vincolanti nei confronti

dei privati e si sostituiscono ad eventuali difformi previsioni degli strumenti (art. 19). 1 Comuni

territorialmente interessati sono obbligati ad adeguare ad esso i propri strumenti urbanistici.

Nel territorio della Provincia di Napoli ricadono - in tutto o in parte - i Parchi regionali del

Partenio, dei Monti Lattari, dei Campi Flegrei, della foce Volturno-Costa di Licola.

PIANO URBANISTICO TERRITORIALE DELL'AREA SORRENTINO - AMALFITANA,

approvato con L.R. n. 35/87, modificato e integrato con L.R. n. 38/94. Esso è l'unico piano redatto

ai sensi dell'art. 5 della legge 1150/42 e pertanto ha valore di Piano Territoriale di Coordinamento

per le aree incluse.

PIANO REGIONALE DEI TRASPORTI, approvato con L.R. n. 34/93, che si configura

essenzialmente come strumento di indirizzo e di controllo per la redazione dei Piani di bacino del

traffico e dei Piani comunali di mobilità.

PIANO REGIONALE DELLE ATTIVITA' ESTRATTIVE, approvato dalla L.R. n. 54/85, di

competenza regionale ed articolato per province.

PIANO REGIONALE DI RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE DI DISTRIBUZIONE

DEI CARBURANTI, previsto dalla L. R. n. 42/84.

Come risulta evidente dal precedente, sintetico, elenco, nella Provincia di Napoli coesistono, si

sovrappongono ed inevitabilmente si contrappongono una ventina di piani e programmi territoriali e

di settore, avulsi da qualsiasi quadro unitario e coerente di riferimento. Questa previsione - e

produzione - alluvionale di piani e programmi non contribuisce in alcun modo alla

costruzione del processo continuo di pianificazione, programmata, attuazione dei piani e

gestione del territorio. Anzi determina una diffusa sensazione di impotenza e di confusione che

ritarda decisamente la crescita di una responsabile "cultura del piano" e che alimenta, invece, un

contenzioso permanente fra i cittadini, i Comuni, le Province, la Regione e l'Amministrazione

Centrale dello Stato.

La formazione del PTC provinciale, a prescindere dalla sua eventuale efficacia giuridica - dovuta

alla mancanza della legge regionale di attuazione della legge 142/90 - è quindi urgente ed

indispensabile per costruire un quadro unitario e coerente in cui collocare i piani territoriali e

di settore ricordati in precedenza e per promuovere il loro coordinamento programmatico ed

operativo, secondo il criterio fondamentale della "sussidiarietà" e della collaborazione che

dovrebbero seguire tutte le Amministrazioni pubbliche.

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D'altro canto obiettivo del PTCP è anche quello di promuovere e coordinare la formazione dei PRG

attraverso i quali diventano realmente efficaci le sue previsioni e prescrizioni. Questo risultato,

nell'immediato, si può avviare anche attraverso iniziative di consultazione continua e di sostegno ai

Comuni, nonchè attraverso raccomandazioni ed istruzioni agli organi provinciali preposti alla

approvazione dei PRG. Ovviamente ai Comuni potrà tornare utile redigere i propri piani secondo le

"istruzioni" impartite dalla Provincia ai propri Uffici, così da concordare contenuti e norme per la

loro rapida approvazione. Ma è in ogni caso indispensabile il quadro complessivo di riferimento

costituito dal PTCP, dal Sistema informativo provinciale, da Regolamenti tipo e Norme di

attuazione tipo che potranno integrare il PTCP.

3. IL GOVERNO DEL TERRITORIO SECONDO LO STATUTO E LA LEGISLAZIONE

DELLA REGIONE CAMPANIA

Lo Statuto della Regione Campania ha ben presente il rilievo che compete al governo del

territorio nel processo di sviluppo della comunità locale. Infatti, il testo stabilisce che la "Regione

promuove il superamento degli squilibri territoriali e settoriali e riconosce come suoi obiettivi

l'equilibrato sviluppo economico e sociale ed il progresso civile e demografico della Campania,

esercitando un ruolo di rinnovamento e di valorizzazione nel Mezzogiorno". A tal fine, con

particolare riferimento alle tematiche del governo del territorio, essa "attua una politica di assetto

territoria e i pian ficazione urb anistica per realizzare le condizioni ambientali e l'organizzazione

del territorio capaci di garantire un armonico sviluppo e la piena occupazione" (art. 4).

E' altresì specificato che: "la Regione promuove la piena valorizzazione del paesaggio e del

patrimonio storico ed artistico, quali beni essenziali della Campania, e concorre a tutelarli " e che

essa "adotta le misure necessarie a conservare e difendere l'ambiente naturale, anche attraverso la

costituzione di parchi e riserve e la tutela delle caratteristiche ecologiche; attua piani per la difesa

del suolo e del sottosuolo e per eliminare le cause di inquinamento sia atmosferico che delle

acque" (art. 5).

Nonostante queste impegnative norme statutarie, la produzione legislativa della Regione in materia

urbanistica è stata notevolmente carente e l’attività di programmazione e di pianificazione

territoriale è stata alquanto labile. Tuttavia, proprio nel corso della legislatura appena conclusa,

l’Assessorato all’Urbanistica ha svolto un’azione intensa definendo la formulazione di una

completa legge urbanistica che completa in modo sistematico un quadro di provvedimenti

decisamente ampio e di notevole valenza in termini di pianificazione territoriale.

In particolare non si può non rilevare che numerose leggi nazionali sono rimaste disapplicate per

mancanza della prescritta legislazione regionale. Ciò vale non soltanto per la ricordata legge n.

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142/90 e per il Decreto Leg.vo n. 112/98, ma anche per le norme di semplificazione delle procedure

introdotte dalla legge n. 47/85 e più recentemente dalle leggi "Bassanini", n. 59/97 e n. 127/97.

D'altro canto, come è stato ampiamente illustrato in precedenza, l'attuazione piena della legge n.

142/90 e del Decreto Leg.vo n. 112/98 comporta la ridefinizione della delega delle funzioni

amministrative nella materia urbanistica, concernenti l'approvazione degli strumenti urbanistici

comunali, che dovrebbe essere attribuita esclusivamente alle Province, lasciando alle Comunità

montane la possibilità di concorrere alla formazione del Piano territoriale provinciale e di esercitare

le sole funzioni di programmazione dello sviluppo di intesa con i Comuni in esse compresi.

Fra le norme regionali approvate assumono particolare rilevanza la L.R. n.14/82 e la L.R. n.24/95,

"Norme di tutela e valorizzazione dei beni ambientali, paesistici e naturali".

La L.R. n.14/82, più che definire "indirizzi di assetto territoriale" disciplina i procedimenti di

formazione e di esame degli strumenti urbanistici comunali, con particolare riferimento al lor

dimensionamento, che dovrebbe essere effettuato sulla base di una serie storica decennale

antecedente alla redazione del piano "con criteri e metodi attendibili".

La L.R. n. 24/95 non contiene alcun riferimento alla L.R. n. 14/82 e prevede, ai fini della tutela e

valorizzazione dei beni ambientali:

• l'istituzione di parchi naturali e di riserve naturalistiche, con relativa forni azione dei piani

delle aree in attuazione della legge 6 dicembre 1991, n. 394, nonchè della legge regionale 1

settembre 1993 n. 33;

• la formazione dei piani territoriali di cui al comma 2 dell'articolo 15 della legge 8 giugno

1990, n. 142, e loro eventuali articolazioni, con specifica considerazione dei valori paesistici ed

ambientali, a norma della presente legge;

• la redazione e la revisione di specifici piani paesistici di cui all'articolo 5 della legge 29

giugno 1939 n. 1497, in forza del decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 8;

• la formazione dei piani di assestamento forestale e dei piani naturalistici , a norma della

legge 6 dicembre 1991, n. 394, e della legge regionale 1 settembre 1993, n. 33, nonchè della legge

18 maggio 1989 n. 183 e della legge 31 gennaio 1994, n. 97, nonchè ai sensi della legge regionale

28 febbraio 1987, n. 13, e dei piani faunistici di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157;

• i programmi pluriennali di attuazione ex articolo 13 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, ed i

programmi integrati di intervento per la valorizzazione dei ce ntri urbani e dei centri storici,

ex articolo 16 della legge 17 febbraio 1992, n. 179;

• la regolamentazione del regime vincolistico sui beni elencati nel quinto comma dell'articolo

82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;

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• l'adozione di provvedimenti cautelari e definitivi a tutela dell'ambiente e del paesaggio di

cui alle leggi 28 gennaio 1977, n. 10 e 28 febbraio 1985 n. 47;

• l'emanazione di indirizzi da parte del Consiglio regionale e di criteri per l'attuazione dei

provvedimenti di cui alla legge stessa;

• le procedure e le norme transitorie di cui alla legge stessa".

In sostanza la legge, pur prevedendo esplicitamente la formazione dei PTCP in applicazione della

legge n. 142/90, si limita a regolare "la formazione e l'approvazione del Piano Urbanistico

Territoriale con specifica considerazione dei valori paesistici, ambientali e culturali, in attuazione

dell'articolo 1 bis della legge 8 agosto 1985 n. 431 ". Pertanto il Piano urbanistico suddetto si

configura più come un piano di settore che come uno strumento urbanistico generale.

La stessa legge stabilisce anche che (art. 4) le modalità di tutela e di valorizzazione si articolano

nei seguenti indirizzi:

a) la motivata perimetrazione dei siti e delle località o aree (aree protette, aree a rischio, aree

vulnerabili, naturalità rare o rilevanti, aree di valore ambientale storicotestimoniale, aree

archeologiche, aree dismesse, ecc.);

l'analisi delle caratteristiche strutturali delle località del Piano sotto il profilo naturale ed

b) antropico;

c) ) vincoli e prescrizioni per la prevenzione, attraverso l'individuazione di destinazioni

d'uso incompatibili e la disciplina degli interventi di trasformazione ammissibili;

d) norme per la formazione degli strumenti urbanistici locali e specificazioni delle prescrizioni

immediatamente prevalenti sulla disciplina urbanistica provinciale e comunale vigente, anche

in regime di salvaguardia;

e) la individuazione, con riferimento alla normativa comunitaria, di aree e di tipologie di

intervento da assoggettare a verifica di compatibilità da parte del soggetto pubblico competente

per il rilascio dell'atto concessorio o autorizzativo".

Secondo la legge, l'efficacia del Piano Urbanistico Territoriale è anche diretta.

Infatti è espressamente precisato che le sue disposizioni possono essere anche immediatamente

prescrittive e direttamente operative (eventualmente con valenza "di salvaguardia", cioè destinate a

rimanere in vigore sino all'adeguamento allo strumento regionale degli strumenti di pianificazione

sottordinati), oltre a configurarsi come direttive alle quali gli strumenti di pianificazione sottordinati

sono tenuti ad adeguarsi (art. 6).

Il Piano Urbanistico Territoriale, ed i suoi successivi aggiornamenti, sono adottati dalla Giunta

Regionale e resi pubblici affinché chiunque possa prenderne visione. Possono presentare

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osservazioni le province, i comuni e gli altri enti pubblici, nonchè le associazioni culturali,

ambientalistiche e di categoria. Infine i predetti strumenti sono approvati dal Consiglio regionale.

Queste ultime disposizioni sembrano prevedere una duplicazione del PTCP previsto dalla legge n.

142/90, con evidenti rischi di sovrapposizione e di contrapposizione di competenze e di

prescrizioni.

Infatti il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale deve tener conto della normativa

regionale suddetta ed esso, d'altro canto, non può intaccare l'autonomia comunale per ciò che

concerne i contenuti dei PRG. Del pari un eventuale Piano Urbanistico Territoriale Regionale

ridurrebbe il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale a strumento di mera attuazione delle

sue previsioni e prescrizioni.

Infatti la legislazione regionale si fondava su due livelli di pianificazione (Regione e Comune)

mentre la Provincia, prima della legge n. 142/90, svolgeva solo funzioni di proposta, di

partecipazione, di coordinamento, di studio. Questo quadro è stato radicalmente modificato dalla

citata legge n. 142/90, che assegna alla Provincia uno specifico ruolo di pianificazione.

In sostanza, mentre prima della legge 142/90 la Regione era l'unica titolare della pianificazione

territoriale, sovracomunale, oggi c'é esplicita subordinazione (la Provincia che deve rifarsi al

dettato definito da un quadro sistemico espresso dalla Regione) ma anche complementarietà.

Infatti, mentre la Regione stabilisce, nel suo Programma pluriennale di sviluppo, un quadro

territoriale di riferimento contenente criteri, indirizzi e scelte strategiche fondamentali, la

Provincia, alla sua scala di riferimento, deve provvedere alla redazione del PTC e quindi

concretizzare l’effettivo ordinamento della pianificazione territoriale.

Si consideri poi che la Legge n. 142/90, è una Legge di principio, talchè, nella parte in cui assegna

alla Provincia funzioni di pianificazione, di per sé incide sulla pregressa legislazione regionale, che

si fondava su principi del tutto diversi ed in specie sulla assenza della Provincia tra i soggetti titolari

di competenze attive di pianificazione territoriale.

Da queste considerazioni risulta inevitabile la formazione di una legge "urbanistica"

regionale, anche in attuazione delle funzioni trasferite dallo Stato con il D.P.R. 8/72 e di quelle

delegate all'art. 82 del D.P.R. 616/77, che riconduca ad unità e coerenza le precedenti disposizioni

regionali e che dia effettiva attuazione alle recenti leggi nazionali, con esplicito riferimento alla

legge n. 142/90 ed al Decreto Legislativo n.112/98.

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4. LA PIANIFICAZIONE COMUNALE NELL’AREA NAPOLETANA

Il PTCP della Provincia di Napoli può costituire un utile riferimento per l’impostazione e la

redazione della legge suddetta.

Lo stato della pianificazione dei 92 Comuni della Provincia di Napoli è sintetizzato nella tabella

riportata di seguito, dalla quale risulta, in sintesi:

- Comuni dotati dì PRG approvato e vigente 66

- Comuni i cui PRG sono stati adottati 16

- Comuni i cui PRG sono stati restituiti per la rielaborazione 2

- Comuni privi di PRG, commissariati dalla Provincia ai sensi

della L.R. n. 17/82 6

- Comuni privi di P.R.G. 1

Gli strumenti urbanistici vigenti sono stati approvati in un periodo compreso fra il 1972 (Napoli), il

1975-80 (Bacoli, Casoria, Castellammare di Stabia, Ercolano, Sant'Antimo, Torre del Greco) e negli

anni successivi.

Se si tiene conto del fatto che normalmente il PRG viene adeguato alle nuove necessità ogni 10-15

anni, i piani che si possono ritenere "non invecchiati" sono solo quelli approvati dopo il 1985 e cioè

31. Poiché il molti casi il tempo intercorso fra la redazione del PRG, la sua adozione e la sua

approvazione è di solito piuttosto lungo, si può ritenere che almeno l'60 % dei Comuni è privo di

PRG approvato è dotato di PRG largamente superati dalla realtà.

In particolare dalla tabella suddetta risulta che sono privi di PRG molti Comuni che negli anni

recenti hanno registrato fenomeni di rapidissima urbanizzazione, Comuni che si trovano in aree di

particolare interesse storico-culturale e paesaggistico-ambientale e Comuni che si trovano in

condizione di grave pericolosità vulcanica, idrogeologica, nei quali, pertanto, una intensa attività

edilizia si è sviluppata in una situazione di sostanziale abusivismo.

Ciò non dipende solo dallo scarso impegno dimostrato dai Comuni, ma anche dalle obiettive

difficoltà derivanti dalla inadeguatezza tecnico-amministrativa dei Comuni stessi, dalla

inadeguatezza della norme nazionali e regionali vigenti, dalla complicazione delle procedure.

Poiché di fatto, l'effettivo governo del territorio è in larga misura affidato ai Comuni ed è definito

dai loro Piani Regolatori, risulta evidente la necessità di un deciso rilancio della pianificazione

comunale. A tal fine appare opportuno che il PTCP, oltre a definire un quadro completo e coerente

di assetto del territorio provinciale, fornisca ai Comuni precisi "indirizzi" per l'impostazione dei

PRG, nonché gli elementi di conoscenza (cartografici e statistici) e gli elaborati-tipo da utilizzare in

sede di formazione e gestione di Piani stessi.

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COMUNI CON PRG VIGENTE E RELATIVO PROVVEDIMENTO DI APPROVAZIONE

COMUNI Provvedimento di

approvazione del PRG

ACERRA DPGRC n. 8462/82

AFRAGOLA DPGRC n. 3032/77

AGEROLA DEC. SIND. N. 2/88

ANACAPRI DPGRC n. 13511/84

BACOLI DPGRC n. 2849/76

BOSCOREALE DPGRC n. 4569/83

BOSCOTRECASE DPGRC n. 4569/83

BRUSCIANO DPGRC n. 1423/84

CAIVANO DPAP n. 634/99

CALVIZZANO DPGRC n. 8993/82

CAPRI DPGRC n. 1681/84

CARBONARA DI NOLA DPGRC n. 12429/88

CARDITO DPAP n. 82/90

CASALNUOVO DPAPn. 546/97

CASAMARCIANO DPGRC n. 7025/83

CASAMICCIOLA DPGRC n. 11369/83

CASAVATORE DPGRC n. 1097/83

CASORIA DPGRC n. 12507/79

CASTELLAMMARE DI STABIA DPGRC n. 8180/80

CASTELLO DI CISTERNA DPGRC n. 1422/84

CIMITILE DPGRC n. 1522/88

CRISPANO DPGRC n. 2468/83

ERCOLANO DPGRC n. 2376/75

FRATTAMAGGIORE DPAP n. 92/91

GIUGLIANO DPGRC n. 15415/95

GRAGNANO DCA n. 11/87

GRUMO NEVANO C.P. n. 3/99-43/99

ISCHIA DPGRC n. 5071/83

LACCO AMENO DPGRC n. 10686/82

MARANO DPAP n. 8/87

MARIGLIANELLA DPGRC n. 11392/83

MARIGLIANO DPAP n. 71/90

MASSA LUBRENSE DPAP n. 82/92

MELITO DPAP n. 12/87

MONTE DI PROCIDA DPGRC n. 2185/82

MUGNANO DPGRC n. 3504/85

NAPOLI D.M. n. 1629/72

NOLA DPAP n. 125/95

PALMA CAMPANIA DPAP n. 70/90- 93/91

PIMONTE C.M.

POGGIOMARINO DPGRC n. 12917/99

POLLENA TROCCHIA DPGRC n. 2176/90

POMIGLIANO D'ARCO DPAP n. 78/90

POMPEI DPGRC n. 14069/83

PROCIDA DPGRC n. 4715/84

QUARTO DPAP n. 291/94

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SAN GENNARO VESUVIANO DPAP n. 294/94

SAN GIUSEPPE VESUVIANO DPGRC n. 8327/83

SAN PAOLO BELSITO DPAP n. 6/86

SAN SEBASTIANO AL VESUVIO DPAP n. 65/90

SANT'AGNELLO DPGRC n. 8220/82

SANT'ANASTASIA DPAP n. 323/94

SANT'ANTIMO DPGRC n. 4586/76

SCISCIANO DPAP n. 223/94

SERRARA FONTANA DPGRC n. 13390/84

SOMMA VESUVIANA DPGRC n. 4890/83

SORRENTO DPGRC n. 4192/77

STRIANO C.P.n. 62/98

TORRE ANNUNZIATA DPGRC n. 4569/83

TORRE DEL GRECO DPGRC n. 2598/78

TRECASE DPGRC n. 4569/83

TUFINO DPAP n. 59/91

VICO EQUENSE DCA n. 1/86

VILLARICCA DPAP n. 14/87

VISCIANO C.M.

VOLLA DPGRC n. 7616/91

a) PRG adottati Data di adozione

BARANO 7-04-1999

CAMPOSANO del. C.C. n. 40/97

CERCOLA del. C.C. n. 31/98

COMIZIANO n. 1 del 29/5/98

FRATTAMAGGIORE 16-01-1998

LETTERE n. 8/99

LIVERI gen-99

META DI SORRENTO del. C.C. n. 54/98

PIANO DI SORRENTO del. C.C. n. 9/98

PORTICI del. C.C. n. 81/98

POZZUOLI 4-12-1996

QUALIANO del. C.C. n. 12/99

S. ANTONIO ABATE del. C.C. n. 54/97

S. MARIA LA CARITA' apr-99

S. GIORGIO A CREMANO del. C.C. n. 95/97

MASSA DI SOMMA 12-12-1997

b) PRG restituiti ai comuni Data di restituzione

OTTAVIANO 25-01-1999

TERZIGNO 29-05-1997

c) Comuni commissariati (l.r. n. 17/82)

ARZANO

CASOLA DI NAPOLI

FORIO D'ISCHIA

ROCCARAINOLA

SAVIANO

SAN VITALIANO

CICCIANO

CASANDRINO

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5. PROSPETTIVE ED ESIGENZE DI RAFFORZAMENTO DEL QUADRO TECNICO-

AMMINISTRATIVO

Dalle sintetiche considerazioni svolte in precedenza appare evidente che il PTCP non riguarda

soltanto l'Assessorato al Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia, ma si configura come

strumento di pianificazione e di programmazione dell'intera Giunta provinciale, come il

complemento territoriale del bilancio provinciale, come il riferimento continuo dell'attività di

concertazione e collaborazione istituzionale che la Provincia è impegnata a svolgere con la Regione,

con i Comuni, con le altre pubbliche Amministrazioni, con gli operatori privati.

Pertanto il progetto preliminare del PTCP 99 è stato finalizzato anche alla raccolta ed alla

integrazione dei contributi - di conoscenza, di programma, di progetto - che saranno forniti dagli

altri Assessorati, con particolare riferimento a quel i all'ambiente, ai lavori pubblici, alle attività

produttive, e, soprattutto, al bilancio.

Da ciò deriva la necessità di un deciso rafforzamento delle strutture tecniche ed amministrative

della Provincia, non solo per ciò che concerne la formazione del PTCP, la sua programmata

attuazione ed il suo continuo, sistematico adeguamento al mutare della realtà, ma anche per lo

svolgimento delle altre funzioni che le leggi nazionali e regionali affidano alla Provincia stessa, con

particolare riferimento alla difesa del suolo, alla riduzione del rischio vulcanico, sismico e

idrogeologico, alla protezione civile, al potenziamento dei sistemi infrastrutturali e dei servizi,

alla assistenza tecnica ai Comuni ed alla sistematica collaborazione con essi, alla costruzione,

infine, di un efficiente sistema informativo territoriale (SIT), nel quale siano raccolte e

sistematizzate sia le conoscenze di cui già dispongono gli organismi di settore che già operano nel

territorio provinciale, sia quelle che dovranno essere continuativamente acquisite attraverso

efficienti e coordinati sistemi di monitoraggio, di comunicazione e di protezione civile, da definire

d'intesa con i Comuni, con la Regione, con la Prefettura e con le Amministrazioni statali

competenti, anche ai sensi dell'art.14, comma 1 lettera 1, della legge 142/90.

Per rispondere a queste fondamentali esigenze è indispensabile potenziare gli uffici della Provincia

(partendo dalla immediata istituzione dell'Ufficio del Piano e del SIT provinciale, con il

Laboratorio metropolitano di pianificazione - METR0LAB) i quali dovranno essere

necessariamente articolati in "sedi locali", distribuite sul territorio provinciale. Alle sedi locali,

comprendenti anche i "Laboratori zonali", collegati con il METROLAB, dovrebbero essere

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affidati i compiti di monitoraggio ambientale (istituzione e gestione delle stazioni di rilevamento,

con la comunicazione dei dati al SIT), di coordinamento locale della protezione civile, di

vigilanza e presidio, di esecuzione (diretta e/o mediante affidamento) delle opere di

mantenimento migli orativo finalizzate alla difesa del suolo, alla regimazione dei corsi

d'acqua, al miglioramento della qualità delle acque, alla gestione delle risorse idriche, alla r

iqualificazione ambientale nonchè alla assistenza tecnica ai Comuni ed alla defin izione ed

attuazione dei Patti territoriali e dei relativi accordi di programma. La assistenza tecnica ai

Comuni è fondamentale per consentire agli stessi di chiedere ed ottenere finanziamenti statali e

comunitari per la realizzazione di programmi complessi, soprattutto finalizzati al recupero urbano

(programma PRUSST, programma URBAN, programma Qcs 2000 - 2006) ed alla riqualificazione

ambientale, anche ai sensi dell'art. 15, comma 1 lettera a, della legge 142/90.

Le sedi locali suddette intese quali "Presìdi metropolitani" si configurano come organismi di

decentramento della Provincia e, in quanto terminali delle funzioni e delle informazioni da questa

svolte, potranno anche ospitare organismi già esistenti (Comunità montane, Enti parco, centri di

studio e di ricerca, Autorità di bacino di interesse regionale, ecc.). La loro localizzazione sarà

suggerita dal PTCP, tenendo conto delle dimensioni demografiche dei Comuni, dei caratteri

tettonici e geomorfologici del territorio provinciale, con particolare riferimento alle aree vulnerabili,

del sistema della mobilità, soprattutto con riferimento ai collegamenti locali. Esse pertanto,

potranno svolgere funzioni di servizio nei confronti di aree sovracomunali che in prima

approssimazione ed essenzialmente al fine di agevolare la comprensione di una realtà complessa

quale è quella della Provincia, vengono delimitate nella rappresentazione riprodotta di seguito e

realizzata tenendo conto della articolazione areale assunta a base del Preliminare di Piano..

Per ognuna di tali aree sovracomunali vengono qui di seguito riportati i dati relativi alla superficie,

alla popolazione al 2001 ed alla relativa densità:

Area A- Comune di Napoli Kmq. 117,27 ab.1.004.500 ab./Kmq. 8.566

Area B- Flegrea, con Procida e " 124,79 " 221.322 " 1.774

Ischia

Area C- Giuglianese " 132,93 " 248.366 " 1.868

Area D- Nord di Napoli " 41,37 " 286.057 " 6.915

Area E- Acerra-Pomigliano " 133,39 " 288.212 " 2.161

Area F- Nolana " 192,29 " 170.972 " 889

Area G- Vesuviana interna " 151,92 " 231.048 " 1.521

Area H- Vesuviana costiera " 103,50 " 379.515 " 3.667

Area I- Penisola Sorrentina con " 173,67 " 239.296 " 1.378

Capri

PROVINCIA Kmq. 1.171,13 ab.3.069.288 ab./Kmq. 2.621

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Dai dati suesposti risulta evidente la concentrazione della popolazione nel territorio di Napoli e dei

Comuni a nord del Capoluogo, nei quali risiede il 43% della popolazione provinciale, su una

superficie pari al 13,5% del totale provinciale.

Nella figura allegata è riportata l'ipotesi di delimitazione suddetta, determinata anche in relazione

agli ambiti sovracomunali in cui si articola attualmente il territorio provinciale, qui di seguito

elencati:

A.S.L. Aziende sanitarie locali

A.T.O. - Ambiti territoriali ottimali per la gestione delle risorse idriche

Bacini idrografici di interesse regionale

Parchi regionali

Comunità montane

Distretti scolastici

Patti territoriali.

Nelle tabelle allegate sono riportati i dati relativi, per ogni ambito sovracomunale, alla superficie

territoriale (in kmq), alla popolazione residente al 1997 e alla densità abitativa (ab/kmq).

Gli ambiti sovracomunali individuati hanno esclusivamente funzioni dì riferimento e di

articolazione del territorio provinciale, al fine di agevolare le valutazioni di una realtà

particolarmente complessa e di determinare più agevolmente la pianificazione e la programmazione

per aree organiche.

Ci sono, tuttavia, casi in cui singoli Comuni o aggregazioni di essi sono inevitabilmente relazionati

a più "ambiti" confinanti, come ad esempio Castellamare di Stabia ed i comuni del Faito che

rappresentano un'area filtro tra il Torrese-Stabiese (dei cui contratto d'area fa parte Castellammare)

ed i comuni sorrentini. In altri casi, pur esistendo una indubbia omogeneità geomorfologica e

ambientale, alcune ambiti sovracomunali potrebbero considerarsi suddivisi in parti in funzione della

diversità dei problemi, come nel caso dei Comuni Flegrei e delle isole flegree.

In questi casi si potrebbe ipotizzare una sottodivisione all'interno degli ambiti B (Flegreo), in

un'area B1 relativa ai quattro comuni continentali ed un'area B2 relativa ai 6 Comuni dell'isola di

Ischia ed al Comune di Procida, ed 1 (Penisola Sorrentina), in un'area Il costituita dal Comune di

Castellammare di Stabia e quelli del Faito e un'area 12, costituita dai Comuni sorrentini (da Vico

Equense a Massa Lubrense) ed i Comuni dell'isola di Capri.

Anche in questa ipotesi va ribadito il ruolo puramente strategico e non amministrativo delle

suddivisioni individuate, anche ai fini della elaborazione dei programmi di intervento.

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QAUADRO ANALITICO DEMOGRAFICO E TERRITORIALE

AREA “A” NAPOLI

Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Napoli 1.004.500 - 62.865 117,3 8.566 32,8

AREA “B” FLEGREA

Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Bacoli 26.507 32 13,3 1.995 0,9

Barano d'Ischia 8.591 853 11,1 776,1 0,3

Casamicciola T. 7.374 869 5,6 1.316,80 0,2

Forio 14.554 3.028 12,9 1.132,60 0,5

Ischia 18.253 2.240 8,1 2.267,50 0,6

Lacco Ameno 4.273 337 2,1 2.064,30 0,1

Monte di 12.838 348 3,7 3.517,30 0,4

Procida

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Pozzuoli 78.754 3.612 43,2 1.822,60 2,6

Procida 10.575 16 4,1 2.554,30 0,3

Quarto 36.543 5.956 14,2 2.578,90 1,2

Serrara Fontana 3.060 156 6,7 457,4 0,1

Area B: Flegrea 221.322 17.447 125 1.770,60 7,2

AREA “C” GIUGLIANESE

Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Calvizzano 12.133 2.011 3,9 3.103,10 0,4

Giugliano 97.999 37.903 94,2 1.040,40 3,2

Marano 57.448 9.487 15,5 3.718,30 1,9

Mugnano 30.069 4.823 5,3 5.705,70 1

Qualiano 24.542 4.488 7,3 3.380,40 0,8

Villaricca 26.175 4.061 6,9 3.821,20 0,9

Area C: 248.366 62.773 133,1 1.866,00 8,1

Giuglianese

AREA “D” NORD DI NAPOLI

Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Arzano 38.510 -1.588 4,7 8.228,60 1,3

Casandrino 13.245 1.628 3,3 4.075,40 0,4

Casavatore 20.087 -782 1,6 12.399,40 0,7

Casoria 81.888 2.181 12 6.807 2,7

Frattamaggiore 32.731 -3.358 5,3 6.152,40 1,1

Frattaminore 15.072 1.199 2 7.573,90 0,5

Grumo Nevano 18.644 -880 2,9 6.384,90 0,6

Melito 34.208 14.113 3,7 9.195,70 1,1

S. Antimo 31.672 687 5,8 5.423,30 1

Area D: Nord di 286.057 13.200 41,3 6.926,30 9,4

Napoli

AREA “E” ACERRA- POMIGLIANO

Comune popolazione variazione sup. TOT. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

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a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Acerra 45.688 4.377 54,1 844,8 1,5

Afragola 62.319 2.254 18 3.464,10 2

Brusciano 15.309 1.290 5,6 2.714,40 0,5

Caivano 36.966 1.111 27,1 1.363,60 1,2

Cardito 20.683 578 3,2 6.545,30 0,7

Casalnuovo 47.940 15.806 7,8 6.185,80 1,6

Castelcisterna 6.716 300 4 1.691,70 0,2

Crispano 12.072 1.605 2,3 5.365,30 0,4

Pomigliano d'Arco 40.519 -2.570 11,4 3.541,90 1,3

Area E: Acerra- 288.212 24.751 133,5 2.158,90 9,4

Pomigliano

AREA “F” NOLANA

Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Camposano 5.303 -126 3,3 1.587,70 0,17

Carbonara di 2.025 188 3,5 573,7 0,07

Nola

Casamarciano 3.283 -306 6,3 524,4 0,11

Cicciano 12.573 -220 7,1 1.778,40 0,41

Cimitile 6.840 303 2,7 2.533,30 0,22

Comiziano 1.769 -240 2,4 725 0,06

Liveri 1.815 -55 2,6 690,1 0,06

Mariglianella 6.199 806 3,2 1.924,20 0,2

Marigliano 30.083 1.566 22,6 1.331,10 0,98

Nola 32.730 117 39 839,2 1,07

Palma Campania 14.613 1.208 20,8 703,2 0,48

Roccarainola 7.182 120 28,1 255,6 0,23

S. Paolo Belsito 3.356 1.748 3 1.130 0,11

S. Gennaro V. 10.035 343 7 1.439,70 0,33

S. Vitaliano 5.562 549 5,3 1.049,40 0,18

Saviano 14.755 1.654 13,8 1.070,80 0,48

Scisciano 4.881 491 5,5 894 0,16

Tufino 3.347 205 5,3 618,5 0,11

Visciano 4.621 197 10,9 424,3 0,15

Area F: Nolana 170.972 8.548 192,4 888,6 5,59

AREA “G” VESUVIANA INTERNA

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Comune popolazione variazione sup. tot. Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Cercola 18.876 1.975 3,7 5.047,10 0,6

Massa di Somma 5.908 416 3,5 1.702,60 0,2

Ottaviano 22.670 697 19,9 1.142,10 0,7

Poggiomarino 19.653 2.244 13,3 1.479,90 0,6

Pollena Trocchia 13.326 1.110 8,1 1.643,20 0,4

S. Anastasia 28.023 723 18,8 1.493,80 0,9

S. Giuseppe V. 24.531 -1.805 14,1 1.741 0,8

S. Sebastiano 19.849 363 2,6 3.744,90 0,6

Somma V. 33.261 4.182 30,7 1.082 1,1

Striano 7.507 523 7,6 990,4 0,2

Terzigno 15.870 2.217 23,5 675 0,5

Volla 21.574 2.324 6,2 3.502,30 0,7

Area G: 231.048 14.969 152 1.520,10 7,6

Vesuviana

Interna

AREA “H” VESUVIANA COSTIERA

Comune popolazione variazione sup. totale Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

Boscoreale 27.618 308 11,2 2.465,90 0,9

Boscotrecase 10.630 -675 7,5 1.420,30 0,3

Ercolano 56.738 -4.495 19,6 2.888,90 1,9

Pompei 25.751 574 12,4 2.075 0,8

Portici 60.218 -8.762 4,5 13.322,60 2

S.Giorgio a C. 50.763 -11.495 4,1 12.351,10 1,7

Torre Annunziata 48.011 -4.864 7,3 6.549,90 1,6

Torre del Greco 90.607 -10.754 30,7 2.955,20 3

Trecase 9.179 -416 6,1 1.495 0,3

AREA H: Vesuviana 379.515 -405 103,4 3.670,40 12,4

Costiera

AREA “I” PENISOLA SORRENTINA

Comune popolazione variazione sup. totale Valori % sulla

al 2001 demografic densità pop. prov.

a 1991-2001 terr.le 2001

(val. ass.)

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Agevola 7.348 -160 19,6 374,5 0,2

Anacapri 5.855 531 6,4 916,3 0,2

Capri 7.064 -11 4 1.779,30 0,2

Casola di Napoli 3.660 118 2,6 1.424,10 0,1

Castellammare 66.929 -1.804 17,7 3.779,20 2,2

Gragnano 29.553 937 14,6 2.029,70 1

Lettere 5.605 190 12 465,9 0,2

Massa Lubrense 12.880 851 19,7 653,5 0,4

Meta 7.696 304 2,2 3.514,20 0,3

Piano di Sorrento 12.833 360 7,3 1.750,80 0,4

Pimonte 5.884 283 12,5 471,9 0,2

S. Agnello 8.421 238 4,1 2.058,90 0,3

S. Antonio Abate 18.124 1.188 7,9 2.302,90 0,6

S. Maria la Carità 10.860 725 3,9 2.763,40 0,4

Sorrento 16.536 77 9,9 1.665,30 0,5

Vico Equense 20.048 1.081 29,3 684,2 0,7

Area I: Penisola 239.296 4.908 173,7 1.377,60 7,8

Sorrentina

6. UNA PRIMA PRECISAZIONE SULLE FINALITA’, SUI CONTENUTI, SULLA

EFFICACIA E SULLA URGENTE NECESSITA’ DEL PTCP

Come risulta chiaramente dalle considerazioni fin qui svolte, il Piano territoriale di coordinamento

della Provincia di Napoli non è soltanto uno strumento per la disciplina degli usi e delle

trasformazioni del territorio provinciale ma è anche il quadro unitario nel quale dovranno essere

ricondotti a unità e coerenza i piani di settore redatti o da redigere in applicazione di specifiche

leggi nazionali e regionali, elencati in precedenza.

Esso inoltre costituisce il riferimento indispensabile per il potenziamento - tecnico ed

amministrativo - della Provincia, in una prospettiva di "federalismo concreto" da costruire, insieme

con la Regione Campania e con i Comuni, attraverso un sistematico e continuo accrescimento delle

competenze, della capacità di spesa e delle risorse finanziarie delle autonomie locali.

In tal senso il PTCP si configura come il primo passo per avviare un processo continuo di

pianificazione e gestione del territorio da parte delle autorità istituzionalmente competenti (Regione

- Provincia e Comune) che finora non è stato avviato - soprattutto in Campania e nel Mezzogiorno -

non solo per la carenza delle leggi, oggi in larga misura colmata, ma soprattutto per le inadempienze

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delle Amministrazioni regionali e comunali, frenate peraltro dalla insufficienza delle risorse e dal

pesante condizionamento di organismi straordinari.

A tal proposito va rilevato che il PTCP conterrà indubbiamente prescrizioni e raccomandazioni

precise per la formazione dei PRG, indirizzate sia ai Comuni sia agli Uffici provinciali

competenti, così da garantire non solo la ormai indispensabile omogeneità delle scelte, dei criteri e

dei "linguaggi" dei PRG stessi, ma anche la messa a punto di efficaci meccanismi di adeguamento

continuo dei piani stessi, in un quadro organico di conoscenze costituito dal Sistema informativo

territoriale della Provincia, che dovrà essere impostato insieme con il PTCP.

Infine il Piano territoriale provinciale dovrà definire e precisare - in una visione programmatica di

medio-lungo periodo - le iniziative che la Provincia intende realizzare e/o promuovere, sia

nell'esercizio delle sue competenze tradizionali (viabilità e servizi), sia nella definizione di

competenze nuove ed essenziali, come la difesa del suolo, la tutela ed il corretto uso delle risorse

idriche, la protezione civile, il sostegno delle attività produttive e dell'occupazione, la formazione

professionale, il recupero e la riqualificazione dell'ambiente naturale ed edificato, in una prospettiva

di riequilibrio che ormai è stata fatta propria dalla Comunità Europea, per gestire la difficile "eredità

del '900" e per superare gradualmente i drammatici fenomeni di degrado ambientale e di squilibrio

territoriale e sociale che ne costituiscono l'essenza. In tal senso il PTCP indicherà alcuni

programmi e progetti strategici di intervento, come premessa per una azione continua di

riequilibrio territoriale, di riqualificazione ambientale e di sviluppo, che sarà innanzitutto finalizzato

alla organizzazione policentrica del territorio provinciale (della città metropolitana) e quindi alla

graduale correzione dell'attuale concentrazione nel capoluogo di attività, funzioni, servizi,

infrastrutture.

In conclusione, al di là della sua originaria finalità di disciplina degli usi e delle trasformazioni del

territorio provinciale, il PTCP è uno strumento determinante per il rafforzamento tecnico,

amministrativo e finanziario della Provincia e dei Comuni in essa compresi; per la

razionalizzazione della spesa pubblica nazionale e locale; per la evoluzione, in termini concreti, del

dibattito sul federalismo che ormai si riduce alla stanca ripetizione di formule astratte e scarsamente

comprensibili; per la crescita di una "cultura" di piano essenziale per promuovere uno sv

iluppo possibile, che non scarichi sulle generazioni future ulteriori costi territ oriali ed

ambientali.

Per tutti questi motivi la redazione e l'adozione del PTCP da parte del Consiglio provinciale

risultano indubbiamente utili ed urgenti, anche se la mancanza di una specifica legge regionale in

attuazione della legge n. 142/90 (che introduce il Piano territoriale di coordinamento provinciale)

può determinare perplessità sulla efficacia giuridica delle sue prescrizioni. Occorre invece tener

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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione e pianificazione del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof D'Aponte Tullio.

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