V ISIONI MECCANICISTICHE
Queste visioni traggono origine dalle teorie di Taylor (organizzazione scientifica del lavoro)
e di Weber (organizzazione burocratica) che tra il 1900 e il 1940 influenzarono enormemente le
aziende pubbliche e private nello strutturare le loro organizzazioni interne.
In questa visione viene posta maggior attenzione alle strutture e alla “procedure” e non su
chi fa le cose e ai loro comportamenti. Secondo queste impostazioni si ritiene che i risultati
siano sempre e solo in funzione delle risorse con una attenzione centrata quindi sull’efficienza.
In altre parole l’azienda è “funzione” dell’azienda, vista quindi come organizzazione
autoreferenziale e dove la ricerca della coerenza avviene attraverso le regole interne fissate in
modo specifico e dettagliato al fine di raggiungere l’efficienza. Uno degli effetti collaterali
dell’approccio burocratico è la comparsa nel tempo di “circoli viziosi” con trasposizione dei
“mezzi” (cioè le regole burocratiche) per raggiungere i risultati ed assicurare conformità ed
omologazione di trattamento al cliente che diventano “fini”. In altre parole il rispetto della regola
è fine a se stesso e non all’ottenimento del risultato, creando quindi una “deriva burocratica”
che cristallizza l’organizzazione che non si adatta con le sue regole al variare del contesto
esterno.
In questa visione per intervenire sugli output si agisce prevalentemente sulle risorse.
V ( )
ISIONE SISTEMICA CONTINGENTE ORGANICA
Diversa invece è la visione sistemica contingente, elaborata da vari autori tra il 1950 e il
1960. L’attenzione viene centrata sugli “uomini” e sul contesto esterno, una particolare
attenzione viene dedicata anche ai processi produttivi. I risultati vengono quindi messi in
relazione (e sono funzione) del comportamento professionale del team. In questa visione
l’attenzione è centrata soprattutto sull’efficacia e sull’utilità del prodotto e, cosa importantissima,
l’azienda e in funzione dell’ambiente. Dall’ambiente infatti l’azienda riceve le risorse (input) e
all’ambiente dovrebbe restituire gli output a soddisfacimento di bisogni reali. Dall’ambiente
inoltre riceve sollecitazioni e pressioni che determinano l’orientamento strategico e le
conseguenti scelte organizzative.
Questo concetto fa si che l’organizzazione sia eteroreferenziale e non più autoreferenziale
(centrata cioè sulla sua efficienza) ma fortemente orientata, oltre alla ricerca dell’efficienza
interna come mezzo e non come fine, anche alla ricerca della coerenza con l’ambient