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CONGRESSO NAZIONALE FORENSE

Convocato dal CNF almeno ogni 3 anni. Massima assise dell’avvocatura italiana, tratta e formula

proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e le questioni che

riguardano la professione forense.

Delibera autonomamente le proprie norme regolamentari e statutarie ed elegge l’organismo

chiamato a dare attuazione alle proprie decisioni.

Oltre agli organi istituzionali (Consiglio dell’ordine circondariale e CNF)

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE

Istituita con L. 6/1952 con sede in Roma, in seguito alla privatizzazione dei primi anni ’90 ha natura

legale di fondazione con personalità giuridica di diritto privato.

Organi: P ; C ; C ; G

RESIDENTE OMITATO DEI DELEGATI ONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IUNTA

; C .

ESECUTIVA OLLEGIO DEI SINDACI

Iscrizione alla cassa

è obbligatoria per tutti gli avvocati che esercitano la libera professione con carattere di continuità,

compresi quelli che sono iscritti ad altre gestioni previdenziali, es. professori universitari di

diritto, salvo che abbiano esercitato l’opzione, se prevista, per l’altra cassa previdenziale. Non

sono ammesse deroghe e prescinde dalla produzione di reddito professionale e deve essere

fatta anche se le dichiarazioni fiscali sono negative.

avviene su domanda dell’interessato o, in mancanza, d’ufficio con provvedimento della Giunta

esecutiva comunicato all’interessato con l’obbligo del pagamento dei contributi arretrati,

sanzione e una penalità pari alla metà dei contributi arretrati, ferma la possibilità per

l’avvocato di provare l’insussistenza del requisito legale della continuità nell’esercizio

dell’attività mediante le prescritte comunicazioni

ha carattere esclusivo sono ammesse iscrizioni ad altre forme previdenziali solo su base volontaria

e non alternativa alla Cassa forense.

Cassa, con proprio regolamento, determina i contributi minimi dovuti dai soggetti iscritti che non

raggiungono determinati parametri reddituali, eventuali condizioni temporanee di esenzione o di

diminuzione dei contributi per soggetti in particolari condizioni e l’eventuale applicazione del

regime contributivo. Tra gli scopi istituzionali della cassa rientra anche la gestione di forme di previdenza

integrativa e complementari. La Cassa ha un proprio patrimonio costituito dai beni mobili ed immobili di cui dispone.

della Cassa sono costituite essenzialmente dai contributi degli iscritti:

ENTRATE

contributo minimo comprende contribuito soggettivo, integrativo e di maternità;

contributo superiore ai minimi comprende contributo soggettivo, solidarietà ed integrativo.

I contributi servono finanziare le pensioni (vecchiaia retributiva e contributiva, anzianità

modulare, inabilità totale o parziale, reversibilità indiretta ai superstiti) e le prestazioni

assistenziali (assistenza ordinaria e straordinaria per stato di bisogno, indennitaria per

infortunio o malattia, in caso di calamità naturali, di maternità, contributo per spese funerarie,

sanitaria integrativa). Cassa offre inoltre mutui ipotecari a tassi agevolati e convenzioni di vario

tipo agli iscritti.

soggettivo: dovuto da tutti gli iscritti alla Cassa (Praticanti abilitati, Avvocati e pensionati di invalidità).

è il 14% del reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF fino ad euro 97.850, superata tale

soglia è dovuto un ulteriore 3% sulla parte di reddito eccedente a titolo di contributo di solidarietà.

Al di la del reddito è dovuto contributo minimo (2.810 Euro) ad eccezione dei pensionati di vecchiaia,

avvocati con meno di 35 anni e praticanti abilitati hanno diritto ad una riduzione 50% del contributo

soggettivo minimo per i primi 5 anni di iscrizione alla Cassa (rid. 1.405 Euro).

integrativo: dovuto dagli avvocati iscritti agli albi e dai praticanti abilitati iscritti alla Cassa

è il 4% del reddito IVA a prescindere dall'effettivo pagamento eseguito dal debitore.

Al di la del reddito IVA è dovuto un contributo minimo (710), salvo per i primi 5 anni di iscrizione

indipendentemente dall’età. 27

maternità: dovuto da tutti gli iscritti alla Cassa compresi i pensionati di vecchiaia e di invalidità, che continuano

ad essere iscritti. Attualmente è di 131 Euro. Finalizzato alla copertura dell'indennità di maternità

erogata in favore delle professioniste iscritte alla Cassa.

Sistema previdenziale autonomo, proporzionale a principio solidaristico, è “a ripartizione” in

quanto i contributi sono fissati per far fronte ai bisogni attuali (non “a capitalizzazione”, sistema

vigente prima della privatizzazione, contributi erano fissati in previsione dei bisogni futuri);

C OMUNICAZIONE REDDITUALE

tutti gli avvocati iscritti all’albo, anche se non sono iscritti alla Cassa, devono effettuare la

comunicazione reddituale obbligatoria alla Cassa forense entro 30 gg dalla data per la

presentazione della dichiarazione annuale dei redditi anche se dichiarazioni fiscali non sono state

presentate o sono negative, anche se l’avvocato è pensionato in quanto è comunque obbligato al versamento del

. Cd. modello 5

contributo soggettivo minimo di solidarietà se resta iscritto all’albo contenuto: dati avvocato,

.

c.f. e P.IVA; reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF e volume di affari denunciato ai fini IVA

praticanti abilitati devono effettuare la comunicazione solo se iscritti alla Cassa.

Omessa comunicazione costituisce un illecito disciplinare mentre l’infrazione all’obbligo di

iscrizione alla Cassa è sanzionato con pene pecuniarie.

L’obbligo di inviare il modello 5 sussiste anche se l’avvocato non è iscritto alla cassa ma soltanto

all’albo professionale, consente all’avvocato di autoliquidare i contributi e alla Cassa di conoscere il

reddito per il calcolo della pensione e di procedere alla revisione degli iscritti con riferimento alla

continuità dell’esercizio professionale nel quinquennio.

R : contributi dovuti alla Cassa si prescrivono in 10 anni dalla data in cui

ECUPERO CONTRIBUTI

l’avvocato invia la comunicazione relativa all’ammontare dei redditi professionali prodotti. La

Cassa può accettare la contribuzione prescritta versata spontaneamente dal professionista ma

non può agire coattivamente per recuperare il credito prescritto in quanto la prescrizione si

verifica per inerzia della Cassa stessa che lascia decorrere la prescrizione pur avendo il potere-

dovere di provvedere alla riscossione, anche coattiva, della contribuzione.

Secondo una delibera della Cassa del 2013: salvo il caso in cui la prescrizione sia stata

accertata in via definitiva, Cassa deve sempre procedere alla richiesta di pagamento degli

eventuali contributi omessi ancorché risultino maturati i termini di prescrizione.

Cassa ha il diritto di ottenere in ogni momento dagli uffici delle imposte e dell’Iva le informazioni

relative alle dichiarazioni e gli accertamenti concernenti tutti gli avvocati e procuratori nonché i

pensionati. 28

ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE

TIROCINIO PROFESSIONALE

Addestramento teorico e pratico finalizzato a far conseguire al praticante le capacità necessarie per

l’esercizio della professione di avvocato e per la gestione di uno studio legale, nonché a fargli

apprendere e rispettare i principi etici e le regole deontologiche (modalità stabilite con decreto del

Ministero della giustizia).

Per poter svolgere il tirocinio è necessario iscriversi al registro dei praticanti avvocati tenuto

presso ogni Consiglio dell’ordine.

Al contrario che per l’avvocato, per i praticanti, compresi quelli abilitati, non sussiste alcuna

incompatibilità con lo svolgimento del tirocinio il quale può essere svolto contestualmente ad un

lavoro subordinato, è sufficiente che le modalità e gli orari siano idonei a consentire l’effettivo e

puntuale svolgimento della pratica.

Durata: tirocinio dura 18 mesi continuativi, l’interruzione per oltre 6 mesi senza giustificazione

comporta la cancellazione dal registro, salva la facoltà di richiedere nuovamente l’iscrizione.

Può essere svolto:

presso un avvocato iscritto da almeno 5 anni all’albo;

1) presso l’Avvocatura dello Stato (avvocato di Stato responsabile deve essere iscritto da

2) almeno 5 anni all’albo); l’ufficio legale di un ente pubblico o un ufficio giudiziario per

non più di 12 mesi;

per 6 mesi in un altro Paese dell’Unione europea presso professionisti legali con titolo

3) equivalente a quello di avvocato;

per 6 mesi durante l’ultimo anno di iscrizione a giurisprudenza nel caso in cui Consiglio

4) dell’ordine abbia stipulato apposite convenzioni con l’Università.

In ogni caso tirocinio deve essere svolto per almeno 6 mesi presso un avvocato iscritto

all’ordine o presso l’Avvocatura dello Stato.

Diploma ottenuto presso le scuole di specializzazione universitaria per le professioni legali

(Redenti) e l’esito positivo del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari è sostitutivo di

un anno di pratica.

Può essere svolto anche presso due avvocati contemporaneamente, qualora il carico di lavoro non sia tale da

consentire al praticante una sufficiente offerta formativa. Avvocato non può avere più di 3 praticanti

contemporaneamente, salva autorizzazione del Consiglio dell’ordine.

Praticante, per giustificato motivo, può trasferire la propria iscrizione presso un altro

ordine dove intende proseguire il tirocinio. Consiglio dell’ordine autorizza il trasferimento,

valutati i motivi che lo giustificano, e rilascia al praticante un certificato attestante il periodo

di tirocinio regolarmente compiuto.

Praticanti devono osservare gli stessi doveri e norme deontologiche degli avvocati e sono

soggetti al potere disciplinare dei Collegi distrettuali.

Decorsi 6 mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti, se abilitato, può sostituire

l’avvocato presso il quale svolge la pratica (sotto il controllo e la responsabilità dello

stesso) in ambito civile, di fronte al tribunale ed al giudice di pace; in ambito penale, nei

procedimenti di competenza del giudice di pace, in quella per reati contravvenzionali e in

quelli che rientravano nella competenza del pretore. L’abilitazione può durare al massimo 5

anni.

Al termine del tirocinio il Consiglio dell’ordine rilascia il certificato di compiuta pratica.

Praticante avvocato è ammesso a sostenere l’esame di Stato nella sede di Corte di appello nel cui distretto ha

svolto il maggior periodo di tirocinio; o, nell’ipotesi in cui i periodi siano uguali, nella sede dove ha svolto il

primo periodo di tirocinio.

Negli studi legali privati al praticante avvocato è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute

per conto dello studio e, decorso il primo semestre, può essergli riconosciuta un’indennità o un

compenso per l’attività svolta. 29

Praticante deve frequentare obbligatoriamente e con profitto per un periodo non inferiore a 18 mesi,

corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi.

Tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari: stage di formazione teorico-pratica della durata di 18 mesi

presso gli uffici giudiziari. I tirocinanti assistono e coadiuvano il magistrato nello svolgimento delle attività

ordinarie; possono accedere ai fascicoli processuali, partecipare alle udienze e alle camere di consiglio (salvo

che il giudice ritenga di non ammetterli); non possono avere accesso ai fascicoli processuali quando sorga un

conflitto di interessi; partecipano ai corsi di formazione organizzati per i magistrati e ai corsi di formazione,

almeno semestrali, a loro dedicati; hanno l’obbligo di riservatezza e di astensione dalla deposizione

testimoniale in relazione alle informazioni e notizie acquisite durante il periodo di formazione; non possono

svolgere attività difensiva presso l’ufficio giudiziario a cui appartiene il magistrato formatore, né in favore

delle parti dei procedimenti che si sono svolti dinanzi al giudice formatore, anche nelle successive fasi o

gradi di giudizio; possono svolgere, purché compatibili, altre attività quali il dottorato di ricerca, il tirocinio

forense, la frequenza delle scuole di specializzazione per le professioni legali.

Lo svolgimento dello stage non dà diritto ad alcun compenso o trattamento previdenziale o assicurativo e non

comporta la costituzione di alcun rapporto di lavoro subordinato autonomo o subordinato.

ESAME DI STATO

Si articola in 3 prove scritte e una orale.

: consistono nella redazione di un parere motivato di civile e penale e nella redazione di un atto

PROVE SCRITTE

giudiziario in materia civile, penale o amministrativo su temi formulati dal Ministero della giustizia.

Dalla sessione del dicembre 2016 (4 anni dopo l’entrata in vigore della L. 247/2012) si svolgeranno con il solo

ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali.

Devono iniziare in tutte le sedi alla stessa ora fissata dal Ministro della giustizia con il provvedimento con il

quale indice gli esami. Testi di legge portati dai candidati devono essere vistati e controllati nei giorni anteriori

all’inizio della prova e collocati sul banco su cui il candidato sostiene la prova. Candidati non possono portare

con sé testi o scritti, anche informatici, né altri strumenti di telecomunicazione, pena l’immediata esclusione

dall’esame, con provvedimento del presidente della commissione, sentiti almeno 2 commissari.

Candidato che riceve scritti o appunti di qualunque genere deve farne immediata denuncia a pena di esclusione

immediata (e di censura). Chiunque faccia pervenire in qualsiasi modo, a uno o più candidati, prima o durante la

prova d’esame, testi relativi al tema proposto, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la pena

della reclusione fino a 3 anni (nel caso di avvocati, con la sospensione da 2 mesi a 6 mesi). I candidati sono

denunciati al Consiglio distrettuale di disciplina del distretto competente per il luogo di iscrizione al registro dei

praticanti, per i provvedimenti di sua competenza.

Per la valutazione di ciascuna prova scritta ogni componente della commissione d’esame dispone di 10 punti di

merito.

La bocciatura deve essere motivata, la commissione deve annotare le osservazioni positive o negative nei

vari punti di ciascun elaborato, le quali costituiscono motivazione del voto (non sarà più sufficiente il voto

numerico).

Ministero della giustizia determina, mediante sorteggio, gli abbinamenti per la correzione delle prove scritte tra i

candidati e le sedi di corte di appello dove ha luogo la correzione delle prove scritte.

P : saranno ammessi i candidati che avranno conseguito, nelle 3 prove scritte, un punteggio complessivo di

ROVA ORALE

almeno 90 punti e un punteggio non inferiore a 30 punti in ciascuna prova.

Candidato deve illustrare la prova scritta e dimostrare la conoscenza: ordinamento e deontologia forense, civile e

penale, processuale civile e penale, altre due materie scelte preventivamente tra costituzionale, amministrativo,

ecclesiastico, lavoro, commerciale, comunitario, internazionale privato, tributario ed ordinamento giudiziario e

penitenziario.

Per la prova orale ogni componente della commissione dispone di 10 punti per ciascuna delle materia d’esame.

Sono giudicati idonei i candidati che ottengono un punteggio non inferiore a 30 punti per ciascuna materia.

Dopo la conclusione dell’esame di abilitazione con risultato positivo, la commissione rilascia il certificato per

l’iscrizione nell’albo degli avvocati.

Non è ammissibile l’istanza cautelare proposta dal candidato che contesti l’esito negativo della prova orale

dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ove risulti che il giudizio espresso dalla

commissione è assistito da congrua motivazione e che, secondo quanto risulta dal verbale (facente piena prova

fino a querela di falso) la prova di esame è durata 45 minuti.

Criteri di valutazione delle prove scritte ed orali: chiarezza, logicità e rigore metodologico dell’esposizione;

dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici; della conoscenza dei fondamenti

teorici degli istituti giuridici trattati; della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà; della conoscenza

delle tecniche di persuasione e argomentazione. 30

Commissione centrale d’esame nominata decreto Ministro della giustizia, composta da 5 membri effettivi e 5

supplenti: 3 membri effettivi e 3 supplenti avvocati designati dal CNF tra gli iscritti all’albo giurisdizioni

superiori, uno dei quali la presiede; 1 membro effettivo e 1 supplente sono, di regola, magistrati in pensione e,

solo in seconda istanza, magistrati in servizio; 1 membro effettivo e 1 supplente sono professori universitari o

ricercatori confermati in materie giuridiche.

Con il medesimo decreto, presso ogni sede di Corte di appello è nominata una sottocommissione con composizione

identica alla commissione centrale. Se il numero dei candidati lo richiede possono essere formate, con lo stesso

criterio, ulteriori sottocommissioni per gruppi fino a 300 candidati.

Non possono far parte delle commissioni di esame membri dei Consigli dell’ordine, Consiglio distrettuale di

disciplina, c.d.a. o comitato dei delegati Cassa forense e CNF.

Avvocati componenti della commissione non possono essere eletti componenti dei Consigli dell’ordine, Consiglio

distrettuale di disciplina, c.d.a. o comitato dei delegati Cassa forense e CNF nelle elezioni immediatamente

successive alla data di cessazione dell’incarico ricoperto.

Ministro della giustizia, anche su richiesta del CNF, può nominare ispettori per il controllo del regolare svolgimento

delle prove d’esame scritte e orali.

L’avvio delle procedure per l’esame di abilitazione deve essere tempestivamente pubblicizzato secondo modalità

contenute nel regolamento di attuazione emanato dal Ministro della giustizia entro un anno dalla data di entrata in

vigore della presente legge.

fino al 31-12-2014 (secondo anno successivo alla data di entrata in vigore della legge) l’accesso all’esame di

abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resta disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di

entrata in vigore della legge, fatta salva la riduzione a 18 mesi del periodo di tirocinio.

fino alla sessione del dicembre 2016 (quindi per i primi 4 anni dalla data di entrata in vigore della legge), l’esame di

abilitazione all’esercizio della professione di avvocato si effettua secondo le norme previgenti, sia per quanto

riguarda le prove scritte e le prove orali sia per quanto riguarda le modalità di esame.

31

PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Potere disciplinare sugli iscritti, compresi i praticanti, spetta ai Consigli distrettuali di disciplina

forense, istituiti presso ogni Ordine distrettuale forense (sottratto agli stessi avvocati del circondario

di tribunale il compito di sanzionare gli illeciti commessi dai loro colleghi).

Competente il Consiglio disciplinare del distretto in cui è iscritto l’avvocato o il praticante,

oppure del distretto nel cui territorio è stato compiuto il fatto oggetto di indagine o di giudizio

disciplinare. Si applica il principio della prevenzione, prevale la competenza del Consiglio nel

quale la notizia è stata iscritta per prima nel registro dei possibili procedimenti disciplinari.

Numero complessivo dei componenti è pari ad 1/3 della somma dei componenti dei Consigli dell’ordine del

distretto. Membri eletti su base capitaria e democratica (ogni iscritto un voto).

Consiglio disciplinare opera mediante sezioni composte da 5 titolari e da 3 supplenti.

Non possono fare parte delle sezioni giudicanti membri appartenenti all’ordine a cui è iscritto il

professionista nei confronti del quale si deve procedere.

si applicano le norme particolari dettate dalla legge professionale, in mancanza quelle del c.p.c. ed ove

richiamate quelle del c.p.p.

Azione disciplinare si prescrive in 6 anni dal fatto. Nel caso di condanna penale per reato non

colposo, il giudizio disciplinare può essere riaperto entro un termine di prescrizione di 2 anni dal

passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

Termine di prescrizione è interrotto dalla comunicazione all’iscritto della notizia dell’illecito;

notifica della decisione del Consiglio distrettuale di disciplina; notifica della sentenza pronunciata

su ricorso dal CNF.

da ogni atto interruttivo decorre un nuovo periodo di prescrizione di 5 anni.

più atti interruttivi la prescrizione decorre dall’ultimo, ma il termine di 6 anni non può essere

prolungato di oltre 1/4. Non si calcola il tempo delle eventuali sospensioni.

FASE PRELIMINARE

Procedimento disciplinare prende avvio a seguito dell’acquisizione di una notizia di illecito

disciplinare. Tale acquisizione può avvenire d’ufficio da parte del Consiglio dell’ordine, su

segnalazione dell’autorità giudiziaria o su richiesta dell’interessato (esposto o denuncia).

L’autorità giudiziaria deve comunicare al Consiglio dell’ordine la notizia di un eventuale illecito quando nei

confronti di un iscritto è esercitata l’azione penale, è disposta, revocata o annullata una misura cautelare o

di sicurezza; effettuate perquisizioni o sequestri; emessa sentenza definitiva.

Acquisita la notizia, il Consiglio dell’ordine deve trasmettere gli atti al Consiglio distrettuale di

disciplina ed informare

(unitamente a una scheda riassuntiva dei provvedimenti disciplinari a carico dell’iscritto)

l’iscritto invitandolo a presentare entro 20 gg le sue deduzioni al Consiglio di disciplina.

FASE ISTRUTTORIA PRE-PROCEDIMENTALE

Ricevuti gli atti il Presidente del Consiglio di disciplina iscrive nel registro dei possibili

procedimenti disciplinari il nome dell’iscritto e gli atti a suo carico.

nel caso di manifesta infondatezza, chiede al Consiglio archiviazione;

in caso contrario designa la sezione che deve giudicare e nomina il Consigliere istruttore il quale

deve comunicare all’iscritto mediante raccomandata A/R l’avvio della fase istruttoria e deve

invitarlo a formulare le proprie osservazioni entro 30 gg dalla comunicazione. Consigliere

deve terminare la fase istruttoria entro 6 mesi dall’iscrizione nel registro (può assumere

informazioni e testimonianze, acquisire atti e invitare l’incolpato a rendere dichiarazioni con l’assistenza del

proprio difensore). Delle attività svolte redige processo verbale. In ogni momento della fase istruttoria

l’incolpato ha diritto di accedere agli atti, di essere sentito, di dedurre prove e di indicare elementi a proprio

favore. 32

Conclusa la fase istruttoria deve proporre al Consiglio distrettuale di disciplina

l’archiviazione o l’approvazione del capo di incolpazione depositando il fascicolo in

segreteria.

Se la sezione (senza la presenza del Consigliere istruttore il quale è sostituito dal primo dei supplenti in ordine

alfabetico)

delibera l’archiviazione il provvedimento è comunicato al Consiglio dell’ordine, all’iscritto ed al

soggetto che ha fornito la notizia dell’illecito;

delibera l’approvazione del capo di incolpazione il provvedimento è comunicato all’incolpato ed

al P.M. (mediante raccomandata A/R). Tale comunicazione segna il momento di apertura

del procedimento disciplinare .

(atto amministrativo non impugnabile davanti al CNF)

Comunicazione deve contenere: generalità dell’incolpato; addebito; norme violate (omessa

indicazione non comporta la nullità dell’atto di incolpazione, sufficiente la chiarezza della contestazione e la

specifica menzione dei fatti addebitati all’incolpato, non è necessaria l’indicazione della norma del codice

; data della delibera di approvazione

deontologico violata e non rileva la loro erronea individuazione)

del capo di incolpazione; avviso che entro 20 gg dal ricevimento l’incolpato può depositare

memorie e documenti, comparire davanti al consigliere istruttore, con l’assistenza di un

avvocato, per essere sentito ed esporre le proprie difese.

CITAZIONE A GIUDIZIO

Decorsi 20 gg dalla ricezione della comunicazione il Consigliere istruttore, qualora non ritenga di

proporre l’archiviazione, chiede al Consiglio distrettuale di disciplina di disporre la citazione a

giudizio dell’incolpato, la quale deve essere notificata allo stesso ed al P.M. a mezzo ufficiale

giudiziario almeno 30 gg prima della data di comparizione.

Citazione deve contenere: generalità dell’incolpato; enunciazione chiara e precisa degli addebiti

con le indicazioni delle norme violate; indicazione del luogo, giorno e ora della comparizione

(incolpato può essere assistito da un difensore; in caso di mancata comparizione non dovuta a legittimo impedimento o

avviso che entro 7 gg prima della data fissata per il

assoluta impossibilità, si procederà in sua assenza);

dibattimento incolpato può produrre documenti ed indicare testimoni, con l’enunciazione

sommaria delle circostanze sulle quali essi dovranno essere sentiti; elenco dei testimoni che il

consiglio distrettuale di disciplina intende ascoltare; data e la sottoscrizione del presidente e del

segretario. UDIENZA E DIBATTIMENTO

Dibattimento si svolge davanti alla Sezione designata costituita da 5 componenti.

incolpato può: produrre documenti; interrogare o far interrogare testimoni; rendere dichiarazioni; sottoporsi

all’esame del consiglio distrettuale di disciplina; ha diritto di avere la parola per ultimo

Consiglio distrettuale di disciplina acquisisce i documenti prodotti dall’incolpato; provvede all’esame dei

testimoni e all’esame dell’incolpato che ne ha fatto richiesta o che vi ha acconsentito; procede

all’ammissione e all’acquisizione di ogni eventuale ulteriore prova necessaria o utile per l’accertamento

dei fatti.

Terminato il dibattimento il Presidente ne dichiara la chiusura e dà la parola al P.M., all’incolpato ed

al suo difensore per la discussione.

Conclusa la discussione, il Consiglio distrettuale di disciplina decide a maggioranza dei votanti,

senza la presenza del P.M., incolpato e difensore. In caso di parità prevale il voto del presidente.

Il dispositivo viene letto immediatamente alle parti, mentre la motivazione può essere depositata

nei 30 gg successivi, termine prorogabile fino al doppio nelle decisioni complesse.

Copia integrale del provvedimento è notificata all’incolpato, al Consiglio dell’ordine presso il quale

l’incolpato è iscritto, al P.M. ed al Procuratore della repubblica presso la corte d’appello del distretto ove ha

sede il Consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso il provvedimento.

Con la decisione che definisce il procedimento disciplinare può essere deliberato: proscioglimento

, un richiamo verbale o l’irrogazione di una

(formula «non esservi luogo a provvedimento disciplinare»)

sanzione disciplinare. 33

IMPUGNAZIONI

entro 30 gg dal deposito della sentenza l’incolpato, il Consiglio dell’ordine, il P.M., può proporre

RICORSO davanti ad un’apposita sezione disciplinare del CNF. Ricorso è notificato al P.M. e

al procuratore generale presso la Corte di appello, che possono proporre impugnazione

incidentale entro 20 gg dalla notifica. Proposizione del ricorso sospende esecuzione del provvedimento.

A seguito del ricorso si instaura un procedimento giurisdizionale.

entro 30 gg dalla notificazione, contro le decisioni del CNF, gli interessati e il P.M. possono

proporre ricorso alle S.U. Cassazione, per incompetenza, eccesso di potere e violazione di

legge.

Eccesso di potere: nel solo caso di eccesso potere giurisdizionale, esercizio di una potestà riservata

dalla legge ad un’altra autorità, legislativa o amministrativa, o arrogazione di una potere non

attribuito ad alcuna autorità

Decisione emessa dal Consiglio distrettuale di disciplina non impugnata è immediatamente

esecutiva.

Effetti delle sospensioni e delle radiazioni decorrono dalla scadenza del termine per

l’impugnazione delle decisioni del Consiglio distrettuale di disciplina, o dal giorno successivo alla

notifica della sentenza del CNF che decide sull’impugnazione.

Incolpato è tenuto ad astenersi dall’esercizio della professione o dal tirocinio senza necessità di

alcun ulteriore avviso.

Consiglio distrettuale di disciplina comunica immediatamente al Consiglio dell’Ordine di

appartenenza dell’iscritto la data di esecutività della decisione.

Per l’esecuzione della sanzione è competente il Consiglio dell’ordine al cui albo o registro è

iscritto l’incolpato, il Presidente avuta notizia dell’esecutività della sanzione, verifica la data della

notifica all’incolpato della decisione e gli invia a mezzo di raccomandata A/R, una comunicazione

nella quale indica la decorrenza finale dell’esecuzione della sanzione.

Se è inflitta la sospensione, la radiazione o la sospensione cautelare, viene data comunicazione ai

capi degli uffici giudiziari del distretto dove ha sede il Consiglio dell’ordine competente per

l’esecuzione, ai Presidenti dei Consigli dell’ordine del relativo distretto ed a tutti gli iscritti agli albi

e registri tenuti dal consiglio dell’ordine stesso.

Copia della comunicazione è affissa presso gli uffici del consiglio dell’ordine competente per

l’esecuzione. Il periodo di sospensione cautelare scontato viene detratto dalla durata della

sospensione. NULLITÀ ED ANNULLABILITÀ

Procedimento disciplinare ha natura amministrativa.

Nullità o annullabilità dell’atto amministrativo non può essere rilevata d’ufficio ma deve essere

eccepita dalla parte interessata nel corso del procedimento, al fine di consentire la rinnovazione

degli atti compiuti.

Invalidità della costituzione dell’organo giudicante deve essere eccepita dalla parte interessata nel

corso del procedimento e non come motivo di gravame davanti al CNF, il mutamento della

composizione collegiale nel corso del procedimento non comporta l’invalidità della decisione resa

dall’organo disciplinare, in quanto il principio dell’invariabilità del collegio giudicante è posto

esclusivamente con riferimento ai procedimenti di carattere giurisdizionale.

DIVIETO DI CANCELLAZIONE

34

Durante lo svolgimento del procedimento, dal giorno dell’invio degli atti al Consiglio distrettuale di

disciplina e fino alla definizione del procedimento disciplinare, non può essere deliberata la

cancellazione dall’albo dell’incolpato (ciò impedirebbe l’effetto utile della decisione disciplinare

per sopravvenuta cessazione della professione).

RICUSAZIONE

I singoli componenti delle sezioni del Consiglio distrettuale di disciplina, ma NON l’intero Collegio

giudicante, possono essere individualmente ricusati dalle parti e devono astenersi per i motivi

indicati dal c.p.p., in quanto applicabili nonché nell’ipotesi in cui sia giudicato un iscritto loro

associato o collaboratore o che eserciti nei medesimi locali.

Ricusazione può essere proposta entro 7 gg dalla conoscenza dei motivi che la giustificano e, in

ogni caso, prima della decisione. Sulla ricusazione è competente un’altra sezione designata dal

Presidente del Consiglio distrettuale di disciplina.

Fuori dai casi di inammissibilità (la quale deve essere dichiarata entro 30 gg dalla sua

comunicazione) ogni attività è sospesa salvi gli atti indifferibili.

Sezione designata per la ricusazione decide sulla base degli atti depositati e dopo aver assunto le

opportune informazioni. Il provvedimento è comunicato al componente ricusato, al P.M. ed alle

altre eventuali parti. Se la ricusazione è accolta la sezione non può compiere alcun atto del

procedimento fino alla sua ricostituzione e gli atti compiuti dalla sezione della quale era

componente il membro ricusato sono dichiarati inefficacie ed inutilizzabili.

Componente ricusato è sostituito con un altro individuato dal Presidente del Consiglio distrettuale

di disciplina nel primo in ordine alfabetico dei membri, secondo il criterio della rotazione.

RAPPORTO CON IL PROCESSO PENALE

Procedimento disciplinare è autonomo rispetto a quello penale avente ad oggetto i medesimi fatti.

Tuttavia:

autorità giudiziaria deve comunicare al Consiglio dell’ordine la notizia di un eventuale illecito

quando nei confronti di un iscritto è esercitata l’azione penale, è disposta, revocata o annullata

una misura cautelare o di sicurezza; effettuate perquisizioni o sequestri; emessa sentenza

definitiva.

L’esistenza di una sentenza penale di assoluzione perché «il fatto non costituisce reato» non preclude

l’esercizio dell’azione disciplinare in quanto la condotta dell’avvocato può aver comunque costituito un

illecito disciplinare.

durante la pendenza del procedimento disciplinare se ai fini della decisione è indispensabile

acquisire atti e notizie appartenenti al processo penale, il procedimento disciplinare può essere

sospeso per massimo 2 anni (in tal caso si sospende anche il termine di prescrizione).

Può essere disposta la sospensione cautelare dell’iscritto.

Se dai fatti oggetto del procedimento disciplinare emergono gli estremi di un reato procedibile

d’ufficio, l’organo procedente deve informare l’autorità giudiziaria. La durata della pena accessoria

dell’interdizione dall’esercizio della professione inflitta dall’autorità giudiziaria all’avvocato è computata in quella

della corrispondente sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione.

Riapertura del procedimento disciplinare:

Se in sede penale viene pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché

l’incolpato non l’ha commesso, su richiesta dell’interessato o d’ufficio, il procedimento disciplinare

avente ad oggetto i medesimi fatti può essere riaperto e deve essere pronunciato il proscioglimento

anche in sede disciplinare.

Se, invece, viene pronunciata sentenza di condanna per reato non colposo fondata su fatti

rilevanti che non sono stati valutati dal Consiglio distrettuale di disciplina, il procedimento

35

disciplinare, su richiesta dell’interessato o d’ufficio, può essere riaperto ed i nuovi fatti sono

liberamente valutabili nel procedimento riaperto.

Per la riapertura del procedimento e i provvedimenti conseguenti è competente il Consiglio distrettuale di

disciplina che ha emesso la decisione. Il giudizio è affidato ad una sezione diversa da quella che ha deciso.

36

SANZIONI DISCIPLINARI

22 cod.deo.

avvertimento: informazione all’incolpato che sua condotta non è stata conforme alle norme

deontologiche ed invito ad astenersi dal commettere altre infrazioni; irrogata quando

fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l’incolpato non commetterà

altre infrazioni;

censura: biasimo formale; irrogata quando infrazione, grado di responsabilità, i precedenti o il

comportamento successivo al fatto inducono a ritenere che l’incolpato non commetterà

altre infrazioni;

sospensione: esclusione temporanea dall’esercizio della professione o dal praticantato da 2 mesi a 5

anni; irrogata quando l’infrazione è grave e non sussistono le condizioni per irrogare

solo la censura;

radiazione: esclusione definitiva dall’albo, elenco o registro; irrogata quando l’infrazione è

talmente grave da rende incompatibile la permanenza dell’incolpato nell’albo, elenco

o registro. Soggetto radiato perde il titolo di avvocato.

Decorsi 5 anni dalla radiazione ed entro 1 anno successivo alla scadenza dei 5, il

soggetto radiato può richiedere la reiscrizione fornendo la prova di aver riacquistato i

requisiti necessari previsti dall’art. 17 L. 247/2012, elemento utile ma non da solo

sufficiente è l’intervento di una sentenza di riabilitazione (la quale estingue le pene

accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna ma non impedisce l’operatività delle ulteriori

conseguenze sul piano amministrativo, quali la valutazione dei requisiti soggettivi occorrenti per

.

l’iscrizione o quelle di tipo disciplinare)

richiamo verbale: non è una sanzione disciplinare, infrazioni lievi e scusabili;

Sanzioni hanno natura amministrativa e non sono soggette al canone penalistico dell’applicazione retroattiva

della norma più favorevole: si applica la sanzione disciplinare vigente nel momento in cui il fatto è stato

commesso.

La sanzione deve essere adeguata e proporzionata alla violazione deontologica commessa ed

all’offesa della dignità e del decoro della classe professionale, pertanto, può essere aumentata o

ridotta nel suo massimo.

Sanzione deve essere commisurata: alla gravità del fatto; al grado della colpa; all’eventuale

sussistenza del dolo ed alla sua intensità; al comportamento dell’incolpato, precedente e successivo

al fatto; al pregiudizio eventualmente subito dalla parte assistita e dal cliente, all’immagine della

professione, della vita professionale; ai precedenti disciplinari.

Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell’incolpato, la sanzione è unica anche

quando siano contestati più addebiti nell’ambito del medesimo procedimento.

nei casi più gravi, la sanzione disciplinare può essere aumentata nel suo massimo: fino alla sospensione per

2 mesi nel caso sia previsto l’avvertimento; fino alla sospensione non superiore a 1 anno nel caso sia

prevista la censura; fino alla sospensione non superiore a 3 anni nel caso sia prevista la sospensione fino a

1 anno; fino alla radiazione, nel caso sia prevista la sospensione da 1 a 3 anni.

nei casi meno gravi la sanzione disciplinare può essere ridotta: all’avvertimento, nel caso sia prevista la

censura; alla censura, nel caso sia prevista la sospensione fino a 1 anno; alla sospensione fino a 2 mesi,

nel caso sia prevista la sospensione da 1 a 3 anni

Per fondare la responsabilità disciplinare è sufficiente la colpa per inosservanza dei doveri e delle

regole di condotta dettati dalla legge e dalla deontologia, e la coscienza e volontà delle azioni od

omissioni. Irrilevante la consapevolezza dell’illegittimità della propria condotta, il dolo rileva solo

nella determinazione della misura della sanzione potendone comportare un aumento. Anche la

negligenza del comportamento è motivo di responsabilità perché dimostra che non si sono adottati

tutti gli accorgimenti necessari richiesti nel caso concreto. L’avvocato cui sia imputabile un

comportamento non colposo che abbia violato la legge penale è sottoposto a procedimento

disciplinare, salva in questa sede ogni valutazione sul fatto commesso.

37

SOSPENSIONE CAUTELARE

può essere deliberata dal Consiglio distrettuale di disciplina competente per il procedimento, previa

audizione dell’incolpato, in caso di:

applicazione di misura cautelare, detentiva o interdittiva, e di una misura di

1) sicurezza detentiva irrogata in sede penale, non impugnata o confermata in sede di

riesame o di appello;

irrogazione pena accessoria della sospensione dall’esercizio di una professione o di

2) un’arte;

condanna in primo grado per determinati reati quali falsa testimonianza, frode

3) processuale, intralcio alla giustizia, favoreggiamento personale, truffa, appropriazione

indebita se commessi nell’ambito dell’esercizio della professione o del tirocinio;

condanna a pena detentiva non inferiore a 3 anni.

4)

Può essere irrogata sia ad avvocati che a praticanti.

può durare massimo un anno ed è esecutiva dalla notifica all’interessato.

Consiglio distrettuale di disciplina dà immediata notizia del provvedimento al Consiglio dell’ordine

presso il quale è iscritto l’avvocato affinché vi dia esecuzione.

entro 20 gg dalla notifica interessato può proporre ricorso davanti ad un’apposita sezione

disciplinare del CNF.

perde efficacia se il Consiglio distrettuale di disciplina non delibera il provvedimento sanzionatorio

entro 6 mesi dalla irrogazione della sospensione o se delibera il non luogo a

provvedimento disciplinare o dispone l’irrogazione dell’avvertimento o della censura.

può essere revocata o modificata nella sua durata, d’ufficio o su istanza di parte, qualora, non

appaia adeguata ai fatti commessi.

Sospensione cautelare prima della legge 247/2012 era una misura atipica da adottare anche in casi diversi

da quelli previsti dalla legge quando il comportamento dell’interessato avesse compromesso l’immagine

dell’avvocatura, la nuova misura, invece, tipizza le ipotesi che la legittimano. Inoltre, non aveva un termine

di durata massima e di caducazione. 38

DEONTOLOGIA FORENSE

Caratteristiche attività avvocato: autonomia e indipendenza dell’azione professionale e del

giudizio intellettuale; obbligatorietà della difesa d’ufficio (purché l’avvocato sia iscritto

nell’apposito elenco), obbligo di assicurare il patrocinio in favore dei non abbienti; indipendenza,

lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo sociale e della

difesa e rispettando i principi della corretta e leale concorrenza;

Nuovo codice deontologico forense è in vigore dal 15 dicembre 2014 (approvato dal CNF il 31 gennaio

.

2014)

Fissa le regole di comportamento che l’avvocato è tenuto a rispettare in via generale e nei suoi

rapporti con il cliente, la controparte, gli altri avvocati e gli altri professionisti.

Norme deontologiche si applicano a tutti gli avvocati e praticanti nella loro attività, nei loro

reciproci rapporti e nei rapporti con i terzi, si applicano anche nella vita privata, quando risulta

compromessa la reputazione personale o l’immagine della professione forense (es. avvocato che tiene

comportamenti idonei a ledere il decoro della professione, es. assume obbligazioni senza adempierle, promette il falso).

Codice e relative sanzioni non sono applicabili nei confronti degli abusivi.

Norme contenute nel codice prevedono la condotta tipica che deve tenere l’avvocato nell’esercizio

della professione e contengono l’espressa indicazione della sanzione applicabile in caso di

violazione.

Non ha carattere normativo in quanto è un insieme di regole che gli organi di governo degli avvocati si sono

dati per attuare i valori caratterizzanti la professione e garantire la libertà, sicurezza e inviolabilità della

difesa

Non ha carattere normativo: è un insieme di regole che gli organi di governo degli avvocati si

sono dati per attuare i valori caratterizzanti la propria professione e garantire la libertà, la sicurezza

e l’inviolabilità della difesa. Sono fonti integrative del precetto legislativo che attribuisce al CNF il

potere disciplinare, con funzione di giurisdizione speciale, e sono interpretabili direttamente dalla

Cassazione. Cassazione non può sostituirsi al CNF nell’enunciazione di ipotesi di illecito, se non

nei limiti di una valutazione di ragionevolezza

AUTONOMIA E INDIPENDENZA

Avvocato nell’esercizio dell’attività professionale deve conservare la propria indipendenza ed

autonomia, deve difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni anche se relativi

ad interessi personali della propria vita privata.

Anche se svolge la professione presso studi associati o società, deve mantenere la propria

indipendenza ed autonomia.

Deve fare attenzione a non venir meno alle norme deontologiche per compiacere i clienti, i giudici o

i terzi. Deve mantenere un atteggiamento di distacco nei confronti dei poteri, delle istituzioni, e di

tutti i soggetti che possono in qualche modo coartare la sua libertà professionale (es. non è ammesso un

eccessivo servilismo nei confronti del magistrato o atteggiamenti volti solo a compiacere il cliente).

Indipendenza è uno dei principi fondamentali anche del Codice deontologico degli avvocati europei

approvato dal Consiglio degli Ordini forensi europei nel 1988; è necessaria per la fiducia nella giustizia

quanto l’imparzialità del giudice.

Per garantire l’indipendenza, sono previste delle incompatibilità tra determinati incarichi e funzioni

con la professione di avvocato (es. viola il principio di indipendenza l’avvocato che si avvale di una società di

consulenza, avvocato che è titolare di una attività commerciale incompatibile è potenzialmente idonea a compromettere

l’indipendenza del legale).

Avvocato italiano che esercita all’estero deve rispettare le norme deontologiche interne e quelle del

Paese in cui viene svolta l’attività. In caso di contrasto tra le due normative, prevale quella del

Paese ospitante salvo che confligga con l’interesse pubblico al corretto esercizio dell’attività

professionale. Avvocato straniero che esercita in Italia deve rispettare le norme deontologiche

italiane (3 cod.deo.). 39

AVVOCATO-ARBITRO

61 cod.deo.

Avvocato chiamato a svolgere la funzione di arbitro rituale o irrituale deve comportarsi secondo

probità e correttezza, deve essere imparziale ed indipendente ossia deve essere terzo rispetto al

procedimento al pari di come devono esserlo i giudici nei procedimenti ordinari.

Per garantire tale terzietà:

non può assumere le funzioni di arbitro: se negli ultimi 2 anni ha avuto rapporti professionali con

una delle parti o se ne hanno avuti un suo socio, associato, avvocato che eserciti negli stessi

locali; se ricorre una delle ipotesi di ricusazione degli arbitri previsti dal c.p.c..

prima di accettare l’incarico: deve comunicare alle parti ogni circostanza di fatto e ogni rapporto

con i difensori che possono incidere sulla sua indipendenza. Una volta comunicate le parti

possono comunque autorizzarlo all’espletamento dell’incarico.

durante il procedimento: non deve farsi influenzare e condizionare da eventi esterni di

qualunque tipo; deve mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in

ragione del procedimento arbitrale e non deve fornire notizie su questioni attinenti al

procedimento; non deve rendere nota la decisione prima che questa sia formalmente

comunicata a tutte le parti.

dopo la cessazione dell’incarico: può rappresentare ed assistere una delle parti solo se sono

trascorsi almeno 2 anni dalla chiusura del procedimento e se l’oggetto dell’attività è diverso

da quello del procedimento stesso. Divieto vale anche per i soci, associati o avvocati

esercitano negli stessi locali.

Violazione di tali divieti comporta la sospensione da 2 a 6 mesi; da 6 mesi a 1 anno se l’avvocato

assume la funzione di arbitro avendo assistito una delle parti negli ultimi 2 anni o quando ricorre

un’ipotesi di ricusazione. AVVOCATO-MEDIATORE

62 cod. deo.

Avvocato chiamato a svolgere la funzione di mediatore deve rispettare gli obblighi dettati dalla

normativa in materia (D.Lgs. 28/2010) e le previsioni dell’organismo dei mediatori salvo che

contrastino con il codice deontologico.

non deve assumere la funzione di mediatore: se non ha una adeguata competenza (censura); se

negli ultimi 2 anni ha avuto rapporti professionali con una delle parti o se ne hanno avuti

un suo socio, associato, avvocato che eserciti negli stessi locali; se ricorre una delle ipotesi di

ricusazione degli arbitri previsti dal c.p.c..

durante il procedimento: non deve farsi influenzare e condizionare da eventi esterni di

qualunque tipo; deve mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in

ragione del procedimento di mediazione e non deve fornire notizie su questioni attinenti al

procedimento.

dopo la cessazione dell’incarico: può rappresentare ed assistere una delle parti solo se sono

trascorsi almeno 2 anni dalla definizione del procedimento di mediazione e se l’oggetto

dell’attività è diverso da quello del procedimento stesso. Divieto vale anche per i soci,

associati o avvocati esercitano negli stessi locali.

Avvocato non deve consentire che l’organismo di mediazione abbia sede presso il suo studio o che

quest’ultimo abbia sede presso l’organismo di mediazione.

Violazione delle regole e delle disposizioni del codice deontologico, non influisce sull’attività

esercitata dall’avvocato-mediatore in sede di mediazione ma ha riflessi solo sul piano disciplinare in

quanto comporta la sospensione da 2 a 6 mesi oppure la censura se l’avvocato assume la funzione

di mediatore non rispettando gli obblighi previsti o in assenza di una idonea competenza.

Mediazione: attività svolta da un terzo imparziale finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo

amichevole per la composizione di una controversia e nella formulazione di una proposta per la risoluzione della

stessa. Mediatore è neutrale e deve essere imparziale. Non può percepire compensi direttamente dalle parti, deve

40

sottoscrivere per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità e deve informare l’organismo

e le parti delle ragioni di possibile pregiudizio all’imparzialità nello svolgimento della mediazione.

AVVOCATO-NEGOZIATORE

L. 162/2014

Dovere deontologico per gli avvocati informare il cliente all'atto del conferimento dell'incarico della

possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.

Avvocati e le parti devono comportarsi secondo lealtà e devono tenere riservate le informazioni

ricevute nel corso della procedura, non possono utilizzarle nell'eventuale giudizio avente il

medesimo oggetto, e non possono le stesse costituire oggetto di deposizione da parte dei difensori.

Violazione delle prescrizioni costituisce illecito disciplinare, mentre costituisce illecito

deontologico per l'avvocato impugnare un accordo alla cui redazione ha partecipato.

Avvocato deve trasmettere, a fini di raccolta dati e monitoraggio, copia dell'accordo raggiunto a seguito di

negoziazione al proprio Consiglio dell'ordine o a quello del luogo dove l'accordo stesso è stato concluso, ed

entro 10 giorni, la copia dell'accordo di negoziazione in materia di separazione e divorzio all'ufficiale dello

Stato civile del Comune. 41

42

DOVERI DELL’AVVOCATO

Il rapporto con il cliente e la parte assistita è fondato sulla fiducia.

PROBITÀ, DIGNITÀ, DECORO E INDIPENDENZA

Avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità,

dignità, decoro, diligenza e competenza, nel rispetto dei principi della corretta e leale

concorrenza, tenendo conto della rilevanza costituzionale e sociale dell’attività difensiva (9

cod.deo.).

Avvocato ha il dovere di comportarsi con dignità e decoro anche nella vita privata, in quanto non

deve tenere comportamenti che possano ledere la propria reputazione e l’immagine e la dignità

della professione forense, pregiudicando la tutela dell’affidamento che i cittadini devono poter

riporre nell’avvocato.

Viola tali doveri l’avvocato che compie ripetute falsificazioni; richiede un prestito al proprio cliente e non lo restituisce;

richiede l’esecutorietà di un decreto ingiuntivo non eseguibile; rivolge all’indirizzo del legale di controparte parole

offensive; non partecipa all’udienza senza garantire un’adeguata sostituzione; commette condotte estorsive.

DILIGENZA, COMPETENZA e FEDELTÀ

Avvocato deve svolgere la propria attività professionale con coscienza e diligenza assicurando la

qualità della prestazione professionale (12 cod. deont.) e fedelmente, svolgendo la propria attività a

tutela dell’interesse della parte assistita (10 cod.deo.).

Non deve accettare incarichi che non sia in grado di svolgere con adeguata competenza (14 cod.

deo.). Accettazione di un incarico professionale presuppone la competenza a svolgerlo, in caso di

incarichi che comportino competenze diverse dalle proprie, deve prospettare al cliente ed alla parte

assistita la necessità di integrare l’assistenza con un altro collega in possesso di tali competenze (26

cod. deo.).

Avvocato che viola le norme generali a tutela della collettività non adeguando la propria condotta al

rispetto ed alla salvaguardi dei diritti commette illecito deontologico.

Avvocato chiamato a far parte delle istituzioni forensi deve adempiere l’incarico con diligenza,

indipendenza ed imparzialità. Deve gestire con diligenza il denaro ricevuto.

DI VERITÀ

Avvocato non è responsabile della ricostruzione dei fatti fornita dal cliente.

non deve introdurre né utilizzare, nel processo, prove o elementi di prova, dichiarazioni o

documenti che sappia essere falsi. Se nel corso del procedimento viene a sapere che prove o

elementi di prova, dichiarazioni o documenti della parte assistita sono falsi, non può utilizzarli

e deve rinunciare al mandato. Obbligo di rinuncia non sussiste se la produzione o

l’introduzione di tali prove avvenga ad opera di un soggetto diverso dal proprio assistito (50

cod.deo).

non deve impegnare, di fronte al giudice, la propria parola sulla verità dei fatti esposti in

giudizio né deve rendere dichiarazioni false sull’esistenza/inesistenza di fatti di cui abbia

diretta conoscenza e suscettibili di essere assunti come presupposto di un provvedimento del

magistrato. Nella presentazione di istanze o richieste riguardanti lo stesso fatto, deve indicare

i provvedimenti già ottenuti, compresi quelli di rigetto.

Violazione di quest’ultimo dovere comporta la sanzione disciplinare dell’avvertimento, mentre la

violazione di tutti gli altri comporta la sospensione da 1 a 3 anni.

Avvocato indagato o imputato in un procedimento penale non può assumere o mantenere la difesa

di altra parte nell’ambito dello stesso procedimento (sospensione 6 mesi-1 anno).

43

OBBLIGO SEGRETO E MASSIMO RISERVO

13 cod.deo.

Avvocato deve mantenere il segreto ed il massimo riservo su tutti i fatti e le circostanze apprese

nell’attività di rappresentanza ed assistenza in giudizio comprese quelle apprese nell’attività di

consulenza legale ed assistenza stragiudiziale.

Deve rispettare l’obbligo del segreto anche quando il mandato è stato adempiuto, rinunciato o non

accettato. Pertanto, non può divulgare informazioni relative ad ex clienti e nemmeno quelle apprese

mediante attività di consulenza non seguita dall’accettazione del mandato.

Anche i dipendenti, collaboratori e praticanti sono tenuti a rispettare l’obbligo di segretezza in

merito ai fatti ed alle circostanze da loro apprese nella loro qualità o per effetto dell’attività svolta.

L’avvocato è tenuto ad adoperarsi affinché tali soggetti rispettino gli obblighi di segretezza e di

riserbo.

La violazione di tale obbligo costituisce per l’avvocato un illecito disciplinare e per il dipendente

una giusta causa di licenziamento, indipendentemente dal fatto che la parte non si sia lamentata di

tale violazione, in quanto è in ogni caso una condotta idonea a pregiudicare la dignità e l’immagine

della professione.

Inoltre, se dal fatto può derivare nocumento alla parte, si può configurare il reato di rivelazione di

segreto professionale (art. 622 c.p.).

Obbligo del segreto è derogabile se la divulgazione è necessaria per lo svolgimento dell’attività di

difesa; impedire la commissione di un reato di particolare gravità; in caso di controversia tra

avvocato e cliente ; in caso di procedura disciplinare.

(es. se non paga la parcella)

In ogni caso deve essere limitata a quanto strettamente necessario.

conflitto di interessi anche quando l’accettazione di un nuovo mandato comporta la violazione del segreto

riguardo le informazioni ricevute da altro assistito, conoscenza degli affari di una parte può avvantaggiare

ingiustamente un altro assistito.

ASTENSIONE DALLA TESTIMONIANZA

51 cod.deo.

Avvocato, collaboratori, e dipendenti hanno l’obbligo di astenersi dal deporre come testimone, e

non possono essere obbligati a deporre, su quanto hanno appreso nell’esercizio della professione

o dell’attività di collaborazione, salvi i casi previsti dalla legge.

Devono astenersi dal deporre anche sul contenuto di quanto hanno appreso nel corso di colloqui

riservati con i colleghi e sul contenuto della corrispondenza riservata intercorsa con questi ultimi.

Analoga facoltà di astensione è prevista dal codice di procedura penale e procedura civile.

Ratio: garantire che attraverso la testimonianza il difensore non venga meno all’obbligo di

riservatezza, rendendo pubblici fatti e circostanze apprese nell’esercizio della professione e coperte

dal segreto professionale.

Se l’avvocato vuole presentarsi come testimone o come persona informata sui fatti in un

procedimento nel quale ha assunto la veste di difensore deve rinunciare al mandato e non può

riassumerlo (per evitare che l’avvocato si trovi contemporaneamente a rivestire la funzione di difensore e quella di

. In ogni caso non può testimoniare su fatti o circostanze coperti dal

testimone nel medesimo processo)

segreto professionale, pena la censura.

L’avvocato può liberamente testimoniale in un processo diverso da quello nel quale è difensore,

salva la possibilità di avvalersi del vincolo del segreto professionale per sottrarsi.

44

PUBBLICITÀ INFORMATIVA

Avvocato può pubblicizzare con ogni mezzo, conforme alla correttezza ed al decoro della

professione, la propria attività, organizzazione, struttura dello studio, specializzazioni e titoli

scientifici e professionali posseduti (17 e 35 cod.deo.).

Si ritiene che possa pubblicizzare anche le proprie tariffe.

La pubblicità informativa deve essere trasparente, veritiera e corretta e non deve violare

l’obbligo del segreto professionale.

Non deve essere comparativa con altri professionisti (anche non avvocati), equivoca, ingannevole,

denigratoria o suggestiva. Non deve rilevare i nomi dei propri clienti, anche se questi vi

consentano; utilizzare il nome di professionista defunto che abbia fatto parte dello studio, salvo

autorizzazione dello stesso o degli eredi; indicare i nominativi di professionisti non collegati con

lo studio dell’avvocato.

C’è pertanto una deroga a quanto previsto in materia di pubblicità commerciale ove è consentito, a

determinate condizioni, svolgere pubblicità comparativa.

Avvocato può indicare il titolo accademico di «professore» solo se è o è stato docente

universitario di materie giuridiche, specificando la qualifica o la materia di insegnamento (deve

essere anteposto Avv.). L’iscritto nel registro dei praticanti può indicare esclusivamente e per

esteso il titolo di «praticante avvocato» con l’eventuale indicazione di abilitato al patrocinio

qualora abbia conseguito tale abilitazione

È lesiva della dignità e del decoro della professione la pubblicità con la quale il professionista offra

prestazioni a costi molto bassi o gratuite e la pubblicità elogiativa diretta a porre in evidenza

caratteristiche di eccellenza (es. no pubblicità su quotidiano nazionale nella quale studio legale viene presentato

.

uno dei migliori in Italia ecc)

Di recente il CNF ha approvato una nuova versione dell’art. 35 eliminando il riferimento specifico

alla disciplina dei siti web. Pertanto, sarà possibile farsi pubblicità sia su siti web con domini propri

senza reindirizzamento riconducibili al legale, come prevede la vecchia disciplina, sia su siti con

reindirizzamento anche senza usare domini propri e quindi anche sui blog e sui social network.

L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, il quale, in seguito alla

modifica, potrà contenere anche riferimenti commerciali o pubblicitari.

Violazione dei doveri di corretta informazione comporta la sanzione disciplinare della censura.

ACCAPARRAMENTO DI CLIENTELA

Avvocato non può acquisire clienti avvalendosi di agenzie o procacciatori di clienti o tenendo

comportamenti non conformi a correttezza e decoro. Non deve offrire o corrispondere, a colleghi

o a terzi, provvigioni o altri compensi come corrispettivo per la presentazione di un cliente o per

l’ottenimento di incarichi professionali. Infrazione disciplinare l’offerta di omaggi o prestazioni a

terzi, nonché la corresponsione (o la promessa) di vantaggi per ottenere incarichi (37 cod. deo.).

Vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona le proprie prestazioni professionali al

domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generali, in luoghi pubblici

aperti al pubblico. Vietato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata rivolta a

una persona determinata per uno specifico affare.

Sanzione disciplinare della censura. Si tratta di atti di concorrenza sleale.

DIVIETO DI USO DI ESPRESSIONI SCONVENIENTI OD OFFENSIVE

Avvocato deve evitare espressioni offensive o sconvenienti negli scritti in giudizio e nell’esercizio

dell’attività professionale nei confronti di colleghi, magistrati, controparti o terzi. La circostanza che

l’espressione offensive o sconveniente sia stata ricavata da un testo letterario è del tutto irrilevante e non vale ad

(52 cod.deo.).

escludere la rilevanza deontologica della stessa 45

Illecito disciplinare sanzionato con la censura, indipendentemente dalla provocazione altrui, dalla

reciprocità delle offese o dallo stato d’ira o di agitazione che da questa dovesse derivare, non trova

pertanto applicazione l’esimente penale art. 599 c.p.

DOVERE DI ADEMPIMENTO FISCALE, PREVIDENZIALE, ASSICURATIVO E CONTRIBUTIVO

Avvocato deve provvedere agli adempimenti fiscali e previdenziali previsti dalle norme in materia;

adempiere agli obblighi assicurativi previsti dalla legge; corrispondere regolarmente e

tempestivamente i contributi dovuti alle Istituzioni forensi (16 cod. deo.).

Avvocato deve stipulare due polizze assicurative:

una per la responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione la quale deve coprire

anche il rischio della custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori ricevuti in

deposito dai clienti. Tale polizza deve coprire anche l’attività dei collaboratori e praticanti

che agiscono in veste di sostituti del dominus dello studio.

l’altra per la copertura degli infortuni derivanti dall’attività svolta nell’esercizio della professione

anche fuori dei locali dello studio legale. Tale polizza deve coprire oltre all’avvocato anche

i proprio collaboratori (anche occasionali), dipendenti e praticanti.

Avvocato deve rendere noti al cliente ed al Consiglio dell’ordine gli estremi delle polizze e deve

comunicare ogni successiva variazione. La mancata osservanza costituisce illecito disciplinare.

Ministero della giustizia, sentito il parere del CNF deve indicare le condizioni essenziali e i massimali minimi di

legge.

Se l’attività professionale viene svolta in forma associativa o societaria, l’ente deve stipulare

un’ulteriore polizza per la responsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci

professionisti nell’esercizio dell’attività professionale.

DIVIETO DI ATTIVITÀ PROFESSIONALE SENZA TITOLO

Iscrizione all’albo costituisce il presupposto per l’esercizio dell’attività giudiziale e stragiudiziale di

assistenza e consulenza in materia legale e per l’utilizzo del relativo titolo.

Illecito disciplinare (36 cod.deo.)

usare un titolo professionale non conseguito (es. Professore) o lo svolgimento di attività in

1) mancanza di titolo o in periodo di sospensione (sospensione 6 mesi-1 anno).

consentire ad un soggetto, cancellato dall’albo, di trattare con continuità pratiche legali nel

2) proprio studio (atti di esercizio abusivo della professione di avvocato non sono soltanto quelli

compiuti davanti ad un giudice ma ricomprendono anche la cura delle pratiche legali per i clienti

e la predisposizione di ricorsi, pur senza comparire in udienza).

agevolare o rendere possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo dell’attività di

3) avvocato o consentire che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici (sospensione 2-6

mesi). 46

RAPPORTI CON GLI ALTRI SOGGETTI

CON I TERZI

Avvocato deve rivolgersi con correttezza e con rispetto al personale giudiziario (giudici,

cancellieri, ufficiali giudiziari etc.), al proprio personale dipendente e a tutte le persone con le quali

venga in contatto nell’esercizio della professione. Nei rapporti interpersonali deve comportarsi in

modo da non compromettere la fiducia dei terzi sulla sua capacità di adempiere i doveri

professionali e la dignità della professione (63 cod.deo. avvertimento).

Deve adempiere regolarmente le obbligazioni assunte nei confronti dei terzi. L’inadempimento

ad obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare

quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la dignità della professione e

l’affidamento dei terzi (sospensione 2-6 mesi).

Anche la mancata corretta trascrizione della data dell’udienza in agenda denota un comportamento negligente

dell’avvocato nello svolgimento della sua attività e del mandato professionale.

CON LA PARTE ASSISTITA

Incarico è conferito dalla parte assistita; se viene conferito da un terzo, nell’interesse proprio o della

parte assistita, deve essere accettato solo con il consenso di quest’ultima e va svolto nel suo

esclusivo interesse (avvertimento art. 23 cod.deo).

prima di assumere l’incarico, avvocato deve accertare l’identità della persona che lo conferisce e

della parte assistita (mediante esibizione della carta di identità e del codice fiscale)

(avvertimento).

dopo il conferimento del mandato e fino alla cessazione dello stesso, avvocato non deve

intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali,

commerciali o di qualsiasi altra natura che possano influire sul rapporto professionale

(censura).

Avvocato: non deve consigliare azioni inutilmente gravose (censura); deve rifiutare di prestare la

propria attività quando dagli elementi conosciuti desuma che essa sia finalizzata alla realizzazione

di un’attività illecita (sospensione 1-3 anni): non deve suggerire comportamenti, atti o negozi

nulli, illeciti o fraudolenti (sospensione 1-3 anni).

CONFLITTO DI INTERESSI

Sussiste conflitto di interessi quando

l’attività dell’avvocato è in conflitto con gli interessi della parte assistita e del cliente o

1) interferisce con lo svolgimento di un altro incarico anche non professionale (24 cod.deo.).

il nuovo mandato determina la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altra parte

2) assistita o cliente o la conoscenza degli affari di una parte possa favorire ingiustamente un’altra

parte assistita o cliente.

l’adempimento di un precedente mandato limita l’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento

3) del nuovo incarico (sospensione 1-3 anni).

Avvocato deve astenersi dal compiere attività in conflitto di interessi e deve comunicare alla parte

assistita ed al cliente l’esistenza di circostanze impeditive per la prestazione dell’attività richiesta.

In tale prospettiva deve conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da

pressioni o condizionamenti di ogni genere, anche correlati a interessi riguardanti la propria sfera

personale (censura).

Dovere di astensione sussiste anche se le parti aventi interessi confliggenti si rivolgono ad avvocati

associati, soci, che esercitano negli stessi locali o che collaborano professionalmente in maniera non

occasionale (sospensione 1-3 anni).

Anche la mera condivisione dei locali dello studio impedisce l'assunzione di incarichi da parte di soggetti che

siano stati, in passato, assistiti dal collega con il quale sussiste un legame di tale natura.

47

INADEMPIMENTO DEL MANDATO

Costituisce violazione dei doveri professionali il mancato, ritardato o negligente compimento di atti

inerenti al mandato o alla nomina, quando derivi da un’inescusabile e rilevante trascuratezza

degli interessi della parte assistita.

Mancato rispetto dei termini fissati nel calendario del processo civile determinato esclusivamente

dal comportamento dilatorio dell'avvocato costituisce un illecito disciplinare sanzionato con

l'avvertimento (59 cod.deo). ASTENSIONE DALLE UDIENZE

Avvocato ha diritto di astenersi dal partecipare alle udienze e alle altre attività giudiziarie quando

l’astensione è proclamata dagli organi forensi, ma deve attenersi alle disposizioni del codice di

autoregolamentazione e delle norme vigenti (60 cod.deo.).

Avvocato che non aderisce all’astensione deve informare, con un congruo anticipo, gli altri

difensori costituiti della sua decisione di voler svolgere regolarmente la propria attività. La

comunicazione di non aderire all'estensione può essere data anche in udienza a condizione che il

difensore della controparte sia messo nella possibilità di svolgere, a sua volta, il proprio dovere

professionale. Non è consentito aderire o dissociarsi dall’astensione a seconda delle proprie

convenienze contingenti né con riferimento a singole giornate o a proprie specifiche attività

Assolto l’onere di informazione, l'avvocato che non intenda aderire all'astensione può svolgere

normalmente l'attività difensiva, trattando la causa, anche se il difensore di controparte intenda

aderire all'estensione.

In caso di dichiarata astensione di un avvocato all'udienza regolarmente proclamata, il collega deve

evitare di porre in essere una attività processuale che possa risolversi in pregiudizio per l'esercizio

del diritto di difesa della parte assistita dall'avvocato astenuto (avvertimento e censura).

Diritto di astenersi dalle udienze e diritto di non aderire all’astensione, sono istituzionalmente garantiti e

devono essere esercitati liberamente dal professionista. Gli organi istituzionali dell'avvocatura non possono

intervenire sulla scelta se non nei casi in cui l'esercizio del diritto di lavorare o di astenersi si realizzi con

modalità tali da cagionare danni ai colleghi o alla parte o costituisca violazione del dovere di solidarietà e

porti discredito alla dignità e decoro dell'avvocatura.

ASSUNZIONE DI INCARICHI CONTRO UNA PARTE GIÀ ASSISTITA

Avvocato può assumere un incarico professionale contro una parte già assistita a condizione che

siano trascorsi almeno 2 anni dalla cessazione del rapporto professionale e che l’oggetto del

nuovo incarico sia estraneo da quello compiuto in precedenza (art. 68 cod.deo.):

Avvocato non può utilizzare notizie acquisite in virtù del precedente rapporto professionale; se ha

assistito congiuntamente i coniugi o il minore in controversie familiari deve astenersi dal prestare la

propria assistenza in controversie successive tra gli stessi o in favore di uno dei genitori e viceversa

(sospensione).

Ratio: impedire all'avvocato di divulgare, o adoperare in maniera scorretta informazioni che, a prescindere

dal fatto che siano o no ancora sconosciute all'opinione pubblica, non possono comunque essere rivelate in

.

virtù del segreto professionale 48

OBBLIGO DI INFORMAZIONE

Avvocato

prima del conferimento formale dell’incarico, deve informare chiaramente la parte assistita e/o

il cliente delle caratteristiche e dell’importanza dell’incarico, del grado di

complessità, delle attività da svolgere, delle iniziative e delle ipotesi di soluzione;

della prevedibile durata del processo e degli oneri ipotizzabili da quel momento fino

a quello dell’esaurimento della propria attività (27 cod.deo.). Attività informativa del

professionista è funzionale a ottenere un consenso informato da parte del cliente, trova il suo fondamento

Se richiesto, deve comunicare per

nei principi della buona fede di cui agli artt. 1175 e 1176.

iscritto il prevedibile costo della prestazione.

all’atto del conferimento dell’incarico: deve informare la parte assistita, chiaramente e per iscritto,

della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e di negoziazione

assistita e dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario; della possibilità, se

ricorrono le condizioni, di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato; deve rendere

noti al cliente e alla parte assistita gli estremi della propria polizza assicurativa;

qualora ne venga richiesto, deve informare il cliente e la parte assistita sullo

svolgimento del mandato a lui affidato e deve fornire loro copia di tutti gli atti e

documenti riguardanti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso in sede

stragiudiziale e giudiziale; deve comunicare alla parte assistita la necessità del

compimento di atti necessari a evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti

pregiudizievoli relativamente agli incarichi in corso; deve riferire alla parte assistita, se

è nell’interesse di questa, il contenuto di quanto appreso legittimamente nell’esercizio

del mandato.

Avvocato nominato difensore d’ufficio deve comunicare alla parte assistita che ha facoltà di

scegliersi un difensore di fiducia ed informarla che anche il difensore d’ufficio ha diritto ad essere

retribuito (avvertimento).

Violazione del dovere di corretta informazione: omessa comunicazione al cliente della necessità di

presentarsi a rendere l'interrogatorio libero o formale in una causa civile; omesso svolgimento

del mandato e la comunicazione di informazioni false al cliente; adozione, da parte dell'avvocato,

di contegni elusivi. 49

CON I COLLEGHI

Avvocato

deve mantenere, nei confronti dei colleghi e delle Istituzioni forensi, un comportamento ispirato a

correttezza e lealtà, in applicazione del canone di buona fede oggettiva (19 cod. deont.).

canone di buona fede oggettiva o correttezza impone di mantenere nei rapporti della vita di relazione

un comportamento leale, specificantesi in obblighi di informazione e di avviso, nonché volto alla

salvaguardia dell’unità altrui, nei limiti dell’apprezzabile sacrificio.

non deve esprimere apprezzamenti denigratori sull’attività professionale di un collega. Vietata

l’esibizione in giudizio di documenti relativi alla posizione personale del collega avversario e

l’utilizzazione di notizie relative alla sua vita personale, salvo che il collega sia parte del

giudizio e che l’uso di tali notizie sia necessario alla tutela di un diritto (avvertimento 42

cod.deo.).

se intende promuovere un giudizio nei confronti di un collega per fatti attinenti all’esercizio della

professione deve dargliene preventiva comunicazione per iscritto, a meno che l’avviso

possa pregiudicare il diritto da tutelare (avvertimento). Non può registrare una conversazione

telefonica con il collega; la registrazione nel corso di una riunione è consentita soltanto con il

consenso di tutti i presenti; non deve riportare in atti processuali o riferire in giudizio il

contenuto di colloqui riservati intercorsi con colleghi (censura art. 38 cod. deo.).

se ha raggiunto un accordo transattivo accettato dalle parti non deve proporre un’impugnazione

giudiziale della transazione, salvo che sia giustificata da fatti sopravvenuti o dei quali dimostri

di non aver avuto conoscenza (censura 44 cod.deo.).

Nell’attività giudiziale avvocato deve ispirare la propria condotta al dovere di difesa,

salvaguardando, per quanto possibile, il rapporto con i colleghi (cd. rapporto di colleganza).

Avvocato non deve cercare la ragione a tutti i costi, deve impegnarsi nella difesa del proprio

cliente ma non può travalicare i limiti della rigorosa osservanza delle norme disciplinari e del

rispetto che deve essere sempre osservato nei confronti della controparte, del suo legale e dei terzi,

in ossequio ai doveri di lealtà e correttezza ed ai principi di colleganza.

Non deve assumere comportamenti non improntati alla dignità ed al rispetto del giudice e del suo operato o

insinuare nei confronti del magistrato il sospetto di illiceità o la violazione del dovere di imparzialità

nell’esercizio delle funzioni.

Parti e i loro difensori devono comportarsi in giudizio con lealtà e probità (art. 88 c.p.c.); l’avvocato non deve

aggravare, con onerose plurime iniziative giudiziarie, la situazione debitoria della controparte, quando ciò

non corrisponda a effettive ragioni di tutela della parte assistita (art. 66 cod. deo. censura).

Deve rispettare la puntualità alle udienze e in ogni altra occasione di incontro con i colleghi;

opporsi a qualunque istanza, irrituale o ingiustificata, formulata nel processo dalle controparti che

comporti pregiudizio per la parte assistita; quando riceve l’incarico di fiducia dall’imputato è

tenuto a comunicare tempestivamente e con mezzi idonei, al collega già nominato d’ufficio, il

mandato ricevuto e, senza pregiudizio per il diritto di difesa, deve raccomandare alla parte di

provvedere al pagamento di quanto è dovuto al difensore d’ufficio per l’attività professionale già

svolta; collabora con i difensori delle altre parti nell’interesse della parte assistita; nei casi di difesa

congiunta, deve consultare il co-difensore su ogni scelta processuale ed informarlo del contenuto

dei colloqui con l’assistito; comunicare al collega avversario l’intenzione di avviare un’azione

giudiziaria a seguito dell’interruzione delle trattative stragiudiziali; non deve riportare negli atti

processuali né riferire in giudizio il contenuto di colloqui riservati intercorsi con i colleghi.

(censura le altre condotte avvertimento). 50


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia forense e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Scienze giuridiche Prof.

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