La dissonanza cognitiva
Esperimento: 20$ per una menzogna (Festinger & Carlsmith, 1959)
- 71 studenti partecipavano a una serie di prove di abilità motoria, molto noiose e prive di interesse.
- In seguito, lo sperimentatore chiedeva a ciascun partecipante di collaborare, riferendo a un suo complice (presentato come un altro studente) che il compito era molto interessante e stimolante per indurlo a partecipare allo studio.
- A metà dei partecipanti veniva promessa una ricompensa di 20 dollari per la propria menzogna, mentre all'altra metà veniva promesso 1 dollaro.
- Dopo che avevano cercato di convincere il falso studente (che valutava la loro efficacia persuasiva) un altro sperimentatore, fingendo di non essere coinvolto nella ricerca, poneva ai partecipanti alcune domande, fra cui una in cui chiedeva quanto le prove di abilità fossero interessanti.
- I partecipanti ricompensati con 20 dollari venivano considerati meno persuasivi di quelli ricompensati con un dollaro e giudicavano le prove meno interessanti.
Variabile dipendente: quant'è il grado di soddisfazione dei partecipanti all'esperimento che avevano accettato 20 dollari, e quant'è quello dei partecipanti che avevano accettato 1 dollaro? Chi era più convincente; chi era stato pagato di più o chi era stato pagato di meno? → erano più convincenti le persone pagate poco e oltretutto apprezzavano maggiormente il compito che avevano eseguito.
La teoria della dissonanza cognitiva (Festinger, 1957)
- L'essere umano è principalmente un ricercatore di coerenza; noi siamo impegnati ad apparire coerenti agli occhi degli altri e soprattutto agli occhi nostri.
- Nell'esperimento chi veniva ricompensato con 20 dollari per aver raccontato una bugia si sentiva meno incoerente, trovandosi in una situazione meno disagevole di chi veniva ricompensato con 1 dollaro.
- Erano soprattutto questi ultimi a cercare di ridurre il proprio disagio modificando la propria valutazione delle prove.
Possiamo dunque distinguere due tipi di fonti:
- Benessere psicologico: siamo a disagio quando ci troviamo di fronte a forme di incoerenza.
- Malessere psicologico: chi non viene pagato si trova di fronte ad uno squilibrio; i partecipanti allo sperimento si auto-convincono che il compito non era poi così male, è come se si costruissero una realtà nuova che in verità non esiste, solo per convincere se stessi. Noi infatti ci auto-convinciamo di cose che non hanno alcun senso pur di apparire coerenti. È come dire "sono stati sinceri nel dire una bugia".
Proviamo dissonanza dopo che abbiamo preso una decisione; possiamo indicare la dissonanza come un rimpianto che si ha per le alternative che si sono scartate, ma che tornano alla mente (Es.: Montagna – Mare → decido di andare in montagna perché ho anche la piscina a disposizione). La dissonanza è sempre una forza motivazionale che mi spinge a cambiare.
La dissonanza è fra cognition pertinenti ma contrastanti, principalmente:
- Per motivi di logica interna
- Perché in contrasto con le principali norme culturali
- Perché in contrasto con precedenti esperienze
La dissonanza funge da motivazione per il cambiamento.
Prima della decisione si è in situazione di conflitto.
Dopo la decisione il senso della scelta compiuta e l'eco della primitiva situazione conflittuale permangono nella mente della persona, generando fenomeni di incertezza, rimpianto, insicurezza. Il rimpianto è per l'alternativa scartata.
Ad esempio:
- So che il casco può salvarmi la vita (cognizione) ma non lo uso (comportamento). Cognizione → dissonanza → disagio emotivo → desiderio di riportare l'equilibrio.
- Comportamento → dissonanza → disagio emotivo → desiderio di riportare l'equilibrio.
Situazioni in cui tipicamente insorse dissonanza
- Accordo forzato (20$ per una menzogna, il giocattolo proibito)
- Libera scelta (i piccoli bari, l'iniziazione severa)
Esperimento: iniziazione severa
I soggetti erano studentesse universitarie che si erano offerte volontariamente per partecipare a una discussione in materia di sessuologia, credendo che la ricerca fosse orientata allo studio delle dinamiche che caratterizzano le discussioni di gruppo. Ogni ragazza veniva intervistata singolarmente, spiegando che per i ricercatori era importante non includere nei gruppi persone incapaci ad affrontare temi sulla sessualità. Le ragazze che accettarono di sottoporsi ai test imbarazzanti vennero divise in tre gruppi:
- Iniziazione severa: in questo esperimento le ragazze dovevano leggere ad alta voce, davanti a uno sperimentatore maschio, un elenco di parole oscene e un paio di brani, tratti da romanzi, che descrivevano espliciti e piccanti atti sessuali.
- Iniziazione mite: in questo esperimento le ragazze dovevano leggere solo alcune parole connesse al sesso ma non di carattere osceno.
- Controllo: in questa condizione le ragazze non dovevano leggere nulla.
Ogni soggetto infine ascoltava una registrazione incentrata sulla sessuologia, noiosa e banale, presentata come una conversazione svoltasi nel gruppo di cui avrebbe dovuto far parte. Al termine le partecipanti compilavano delle scale valutative relative alla registrazione ascoltata e ai membri del gruppo.
Risultati: Le ragazze che avevano dovuto passare per una iniziazione severa (ossia molto imbarazzante) valutarono il gruppo come molto più attraente rispetto a chi era stato sottoposto a un'iniziazione mite o a nessuna iniziazione.
Conclusione: Sottoporsi volontariamente a una sgradevole iniziazione, per partecipare a delle conversazioni di gruppo stupide e noiose, crea una dissonanza che motiva ad operare una ristrutturazione cognitiva: pertanto queste discussioni diventano interessanti e i membri del gruppo gradevoli. L'esperienza è stata talmente penosa che porterà le ragazze a dare un senso ad essa; quelle esposte ad iniziazione severa si auto-convinsero che tutto sommato ne valeva la pena partecipare a questa esperienza.
Come ridurre la dissonanza
- Cambiando l'ambiente: impegnarsi a cambiare l'ambiente circostante, impegnarsi in un ambiente scientifico che mi permetta di interiorizzare il fatto che fumare fa male. L'ambiente con le sue norme, sanzioni, contesti sociali influenza molto il comportamento dell'individuo (Es.: vado in un luogo dove tutti fumano per convincermi che fumare non fa male).
- Cambiando comportamento: (Es.: smetto di fumare).
- Cambiando atteggiamento:
- Aumentando la somiglianza soggettiva fra le alternative in gioco (Es.: vado in montagna tanto c'è anche la piscina quindi non sento la mancanza del mare).
- Rivalutando l'alternativa scelta e svalutando quelle non scelte (Es.: in montagna si respira aria pulita, c'è pace, mentre al mare c'è confusione, c'è spesso il vento etc... quindi ho fatto bene a scegliere la montagna).
- Modi di uso dell'informazione:
- Esposizione selettiva
- Attenzione selettiva
- Interpretazione selettiva
Psicologia ingenua e attribuzione causale
La psicologia ingenua (Heider, 1958)
Heider (anni '50) propone una visione diversa dell'essere umano.
- Sostituisce la concezione di essere umano come ricercatore di coerenza con una nuova concezione: quella di scienziato ingenuo.
- Scienziati: noi ci sforziamo di conoscere il mondo e spiegarlo propri come fanno gli scienziati. Spiegare il mondo ci permette di spiegare le nostre strategie d'azione, come noi agiamo. Bisogna spiegare perché succedono certe cose: “pensare serve ad agire”.
- Ingenui: nella nostra vita quotidiana non utilizziamo i principi della logica formale e le azioni che compiamo possono essere tendenziose.
- “Psicologia del senso comune”, o “psicologia ingenua”: l'attività cognitiva degli esseri umani ha principalmente la funzione di individuare le leggi che governano i fenomeni sociali.
L'attribuzione causale
Processo attraverso il quale giungiamo a individuare le cause delle azioni e degli eventi che osserviamo o che ci accadono direttamente. L'attribuzione causale è dunque l'insieme di operazioni cognitive che ci portano ad individuare le cause di ciò che avviene nel mondo. È un approccio oggettivo che spinge, per quanto possibile, i ricercatori a individuare che cosa fanno effettivamente le persone per cercare di spiegare il mondo in cui vivono.
- (Che cosa facciamo?)
- (Che cosa dovremmo fare?) Fondatore degli studi: Heider (1958), che si concentra soprattutto su tre questioni:
- Qual è l'origine dell'evento? (È stata una persona o una situazione? A far cadere il vaso in testa al passante è stata una persona che mentre bagnava i fiori gli è scivolato dalle mani oppure è stato un forte colpo di vento?).
- Se l'origine è una persona, la sua azione era “autenticamente” intenzionale? (Questa persona lo voleva fare intenzionalmente oppure è successo per caso; bisogna valutare se è autentica o meno l'intenzione).
- Se l'azione era “autenticamente” intenzionale, qual era la sua ragione? (Perché ha agito in quel modo? Perché l'ha fatto?)
Attribuzione personale/situazionale
- Personale: si fa riferimento a caratteristiche della persona (Es.: secondo una persona di destra, l'individuo è criminale perché è un criminale punto).
- Situazionale: si fa riferimento a ciò che accade nell'ambiente (Es.: secondo una persona di sinistra ci sono determinate situazioni sociali che portano l'individuo ad agire in modo criminale).
L'attribuzione causale per Heider
- Il processo di attribuzione avviene (potenzialmente) in due fasi:
- Si stabilisce se l'azione ha causazione personale autentica, causazione persona non–autentica o causazione ambientale.
- Se l'attribuzione è a una causazione personale autentica, si inferiscono le caratteristiche dell'attore (i tratti, le caratteristiche che differenziano una persona dall'altra) che hanno determinato l'azione.
L'attribuzione causale per Weiner (1974)
- Quattro principali possibilità, in funzione dell'incrocio di due criteri:
- Locus: l'azione dipende dalla persona o dall'ambiente.
- Stabilità: deriva da cose che sono immutabili nel tempo oppure no?
- Causa esterna instabile: il professore era arrabbiato e mi ha bocciato.
- Causa esterna stabile: il professore è molto severo, quasi sadico e mi ha bocciato.
- Causa interna instabile: non ho studiato per l'esame e sono stato bocciato.
- Causa interna stabile: non sono portato per questa materia, cambio corso.
Il modello dell'inferenza corrispondente (Jones & Davis, 1965)
- Due fasi del processo di attribuzione:
- Riconoscimento dell'intenzionalità dell'azione.
- Inferenza delle disposizioni dell'attore.
- Due principali fonti di informazione per attuare l'inferenza:
- Effetti non comuni: perché scelgo un luogo piuttosto che un altro? Perché scelgo una cosa piuttosto che un'altra? (Es.: se devo decidere quale tra due corsi universitari seguire, ed il primo corso è tenuto da un docente brillante mentre il secondo da un docente incompetente, sicuramente sceglierò di frequentare il primo corso; questa scelta ci porta a fare un qualcosa che è sicuramente coerente con i nostri processi cognitivi). L'effetto non comune è dunque l'elemento che differenzia due cose apparentemente uguali (Es.: Se a una persona che deve acquistare un'automobile vengono proposti due modelli simili in tutto, salvo che per una particolarità, solo ad esempio una ha un bagaglio molto ampio, e la sua scelta ricade sull'auto che ha il baule più spazioso, è ammissibile dedurre che per quella persona è molto importante che un'auto possieda tale caratteristica).
- Desiderabilità sociale: mettere in atto un comportamento coerente con le norme sociali (Es.: l'invidia, che è un comportamento contro–normativo, non è apprezzata ai nostri occhi. Oppure se un docente chiede ad un alunno del suo corso se sono interessanti le sue lezioni, l'alunno probabilmente tenderà a dire una bugia, affermando che le lezioni sono interessantissime e ben strutturate; se l'alunno invece dirà che le lezioni sono noiose il docente avrà la certezza che l'alunno non ha mentito).
Ovviamente in entrambi i casi ci si basa sugli occhi dell'osservatore.
Il modello Anova di Kelley (1967)
Anova: prima di fare un determinato tipo di attribuzione causale l'individuo valuta quali effetti si presentano contemporaneamente.
- L'attribuzione causale si fonda principalmente su tre informazioni:
- La distintività: mi succede sempre o solamente con quel determinato docente di non capire niente a lezione? Se avviene solo con quel determinato corso cambio corso.
- La coerenza (nel tempo e nelle modalità): nel tempo → mi succede con quel docente sempre oppure solo oggi perché sono stanco?; questo mi spinge a selezionare solamente determinate alternative. Nelle modalità → questo fatto succede quando fa lezioni frontali oppure quando fa intervenire anche gli alunni?
- Il consenso: capita a tutti così oppure solo a me?
- Di queste classi di informazioni quella più usata sembra essere la coerenza, quella meno usata il consenso.
Noi siamo sistematicamente impegnati continuamente a fare confronti (in questo caso non si considera solamente il presente bensì anche il passato ed il futuro psicologico). Questo confronto avviene in maniera interpersonale, infatti la valutazione di noi stessi dipende sempre, o almeno per la gran parte delle volte, dal giudizio altrui.
Esempio: ad un gruppo di soggetti/studenti venne dato un questionario da compilare, le domande riguardavano se stessi. Dopo che i soggetti avevano compilato 20 delle 40 domande previste, entra nella stanza il “signor sporco” (un complice), uno studente appunto sporco, che puzzava, che aveva i capelli unti, e che scriveva con una matita mordicchiata, sedutosi iniziò a fare anche lui il test con i suoi “compagni”. In un'altra stanza entra invece il “signor pulito” (un complice), il quale era vestito con giacca e cravatta, era elegantissimo ad aveva una biro d'oro molto costosa, sedutosi iniziò a fare anche lui il test con i suoi “compagni”.
Conclusioni: Chi si trovava in compagnia del “signor pulito” aveva risposto alle 20 domande rimanenti in modo peggiore rispetto alle 20 precedenti, chi invece si trovava in compagnia del “signor sporco” aveva risposto alle 20 domande rimanenti in modo peggiore rispetto alle 20 precedenti.
Tendenze sistematiche nei processi di attribuzione (BIAS)
- L'errore fondamentale di attribuzione (Ross, 1977): questa distorsione si basa sulla tendenza a sovrastimare il ruolo dei tratti personali e sottovalutare quello dei fattori ambientali. Questo fenomeno è molto diffuso (Es. Il prof mi ha bocciato perché è severo e sadico; ho vinto al superenalotto → causa sia personale che situazionale). Un'ipotesi interpretativa per spiegare questa tendenza è quella di carattere cognitivo–percettivo, secondo cui l'attore è percepito come maggiormente saliente rispetto alla situazione. Un'altra spiegazione di carattere cognitivo è quella secondo il quale tale tendenza sarebbe dovuta al fatto che chi osserva il comportamento altrui adotta un'euristica di ancoraggio e aggiustamento. Studi più recenti inoltre mostrano che questa tendenza sistematica sembrerebbe non essere una distorsione meramente cognitiva priva di legami con il contesto sociale, ma piuttosto una distorsione favorita dalla condivisione di norme culturali in cui predomina una visione individualistica della persona. Per quanto riguarda invece una spiegazione culturale si può dire che noi occidentali viviamo in società molto individualiste (“noi siamo artefici del nostro destino”) e dunque per noi è automatico pensare così; mentre in Cina, Giappone e nei paesi orientali in genere, l'errore di attribuzione è molto meno presente in quanto cambiano le norme culturali (società collettiviste). Questo ci fa credere di vivere in un mondo giusto, e credere a questo ci porta a vivere l'ingiustizia della nostra situazione con più speranza. Se andiamo a vedere le diverse situazioni con maggiore profondità notiamo però che le cause ambientali sono maggiori rispetto a quelle personali.
- La discrepanza attore/osservatore (Jones & Nisbett, 1972): ci si riferisce ad una tendenza sistematica che induce a spiegare il comportamento altrui in termini di fattori disposizionali e il proprio in base a fattori situazionali, prestando cioè particolare attenzione a tutti gli elementi del contesto che hanno inciso sul nostro comportamento. Una spiegazione si basa su ragioni di carattere percettivo, per cui nel momento in cui si osserva il comportamento di un altro individuo il dato rilevante all'interno del campo percettivo è la sua condotta. I fattori contestuali invece sono per l'osservatore decisamente meno salienti, viceversa quando è l'attore a valutare le conseguenze che derivano dal proprio comportamento, egli non può osservare se stesso mentre agisce e dunque la sua condotta non è un elemento percettivamente saliente. Un'ulteriore spiegazione fa riferimento alle differenti informazioni di cui dispongono attore e osservatore; il promo infatti ha una conoscenza molto
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