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CHIMICA
Metodo scientifico: osservazione, ipotesi, verifica sperimentale.
Legge: relazione fra fenomeni che avvengono nella stessa maniera sotto le stesse condizioni.
Teoria: principio unificante che spiega una serie di osservazioni o leggi basate su di esse.
Materia: è tutto ciò che occupa spazio e ha massa propria.
Sostanza: una forma della materia con proprietà e composizione definite.
Miscuglio: combinazione di due o più sostanze che mantengono le proprie caratteristiche
- Miscugli omogenei: composizione costante (latte, lega metallica)
- Miscugli eterogenei: composizione non uniforme (cemento, polvere di ferro nella sabbia)
Queste sostanze possono essere separate con metodi fisici.
Elemento: sostanza che non può essere separata in sostanze più semplici con metodi chimici.
117 elementi (82 naturali, 35 sintetizzati artificialmente)
Composto: sostanza formata da atomi di due o più elementi, che possono essere divisi solo tramite
metodi chimici.
Formula molecolare: mostra l’esatto numero di atomi di ciascun elemento nella più piccola unità
di una sostanza.
Formula empirica: mostra il più piccolo rapporto fra gli atomi di una sostanza.
Composti ionici: combinazione di cationi ad anioni, la formula di solito è come la formula empirica.
Gli elementi più a sinistra nel periodo e più in basso nel gruppo della tavola periodica sono scritti
per primi nella formula.
Proprietà estensiva di un materiale: dipende dalla quantità di materia.
Proprietà intensiva di un materiale: non dipende dalla quantità di materia.
K = °C + 273.15
°F = 9/5 * °C + 32
Accuratezza: quanto vicina è una misura al valore reale.
Precisione: quanto simili sono i valori di una serie di misure.
Massa atomica: massa di un atomo in unità di massa atomica (amu) che per definizione è la
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dodicesima parte dell’atomo di C.
Massa atomica media: media pesata di tutti gli isotopi naturali dell’elemento.
Massa molare: massa di 1 mole di sostanza in grammi.
Quindi per ogni elemento: massa atomica (amu) = massa molare (grammi).
Massa molecolare (molecola) = massa molare = peso formula (composto ionico)
Legge di conservazione della massa (Lavoisier): La somma delle massa delle sostanze che si
formano in una reazione chimica, è uguale alla somma delle masse delle sostanze che reagiscono.
Legge delle proporzioni definite (Proust): In ogni composto gli elementi costituenti stanno tra
loro in un rapporto ponderale definito e costante.
Legge delle proporzioni multiple (Dalton): Quando due elementi si combinano per formare
diversi composti, le masse di un elemento si combinano con una massa fissa dell’altro elemento,
stando in rapporto tra loro come numeri interi piccoli. 2
TEORIA ATOMICA
Dalton (1808)
La materia è costituita di particelle infinitesime e indivisibili, gli atomi. Gli atomi di un elemento
sono tutti identici, non si creano né si distruggono.
Il concetto di indivisibilità cadde con gli esperimenti con i raggi catodici; la massa unica e costante
fu smentita con la scoperta degli isotopi; l’indistruttibilità cadde con la scoperta delle reazioni di
fissione e fusione.
Thomson (nobel per la fisica 1906)
Tubi di Crookes (a raggi catodici): scariche elettriche attraverso un gas molto rarefatto con
produzione di raggi luminescenti provenienti dal catodo (elettrodo negativo), raggi catodici,
composti da particelle subatomiche, di carica elettrica negativa e massa piccolissima, gli elettroni.
Nel 1906 propose quindi un modello in cui le cariche negative erano immerse
in una sfera positiva ed erano tra loro bilanciate.
Il fisico Millikan (nobel in fisica 1923) calcolò poi la carica dell’elettrone con
l’esperimento delle gocce d’olio: viene nebulizzato l’olio e fatto passare in un
condensatore, che genera un campo elettrico. Le goccioline avranno quindi
una velocità di regime che dipenderà dalla loro carica.
Rutherford (nobel in chimica 1908)
Fece collidere delle particelle alfa (carica positiva doppia di quella del protone) con una lamina
d’oro, constatando che la maggior parte delle particelle manteneva la direzione iniziale, mentre le
altre venivano deviate o addirittura respinte.
Ipotizzò così, nel 1911, un modello planetario, al cui centro vi era collocato il nucleo di protoni,
mentre un ugual numero di elettroni vi orbita intorno, in equilibrio tra l’attrazione del nucleo e la
reciproca repulsione.
Nel 1932 Chadwick, bombardando con particelle alfa nuclei di berillio, scopre che nel nucleo ci
sono anche i neutroni.
Proprietà onde
Lunghezza d’onda: distanza fra punti identici di onde successive
Ampiezza: distanza verticale fra il picco dell’onda e l’asse delle ascisse
Frequenza: numero di onde che passano in un punto particolare in 1 secondo.
Velocità dell’onda: lunghezza d’onda * frequenza
Maxwell propose che la luce visibile fosse costituita da onde elettromagnetiche (300 milioni di m/s)
- Problema dei solidi riscaldati: emettono radiazioni elettromagnetiche che coprono
un’ampia gamma di lunghezze d’onda.
- Effetto fotoelettrico: emissione di elettroni da una superficie, solitamente metallica, quando
questa viene colpita da una radiazione elettromagnetica avente una certa frequenza.
Quindi la luce ha caratteristiche sia di onda che di particella.
Bohr - Sommerfeld (1913)
Il modello planetario tuttavia è in disaccordo con la teoria elettromagnetica, poiché gli elettroni
muovendosi su orbite curvilinee, quindi soggetti ad accelerazioni, dovrebbero emettere radiazioni,
diminuendo contenuto di energia e raggio dell’orbita, fino a cadere sul nucleo.
Secondo Bohr quindi:
- ci sono delle orbite circolari stazionarie, lungo cui l’elettrone non emette radiazioni e
assume valori di energia quantizzati (E = h*frequenza) e il momento angolare è quantizzato.
2 2 2
mv /r = e /r 3
- Sommerfeld introdusse le orbite stazionarie ellittiche per spiegare alcuni dettagli del spettri
di emissione e il numero quantico secondario.
- Un terzo numero, il numero quantico magnetico, fu aggiunto per spiegare l’effetto Zeeman
(separazione delle linee spettrali a causa di un campo magnetico esterno). Infatti l’elettrone
ruotando intorno al nucleo genera anche esso un campo magnetico come una spira percorsa
da corrente.
Il modello fu presto abbandonato per l’uso eccessivo di “assunzioni arbitrarie”.
Principio di De Broglie (1924)
Perché l’energia dell’elettrone è quantizzata? L’elettrone ha una doppia natura:
- Corpuscolare: come una particella di massa infinitesima, il fotone.
- Ondulatoria: gli viene associata un’onda di lunghezza d’onda λ = h/mv = h/p
L’onda può essere progressiva (per gli elettroni liberi, in cui si ha trasporto di energia lungo
il verso di propagazione), stazionaria (elettroni vincolati in un atomo).
Heisenberg: Principio di indeterminazione (1927)
Le leggi fisiche non valgono per oggetti microscopici, come le particelle elementari. Non si possono
conoscere simultaneamente posizione e velocità di una particella (per conoscere la posizione
bisognerebbe fornire energia che sarà poi riemessa sotto forma di radiazioni, ma i fotoni urtando la
particella producono una variazione di quantità di moto.)
(Δp)(Δx) ≥ h/4π
Equazione d’onda di Schrodinger (1926)
L’onda stazionaria associata all’elettrone è di tipo tridimensionale. Può essere risolta rigorosamente
solo per i sistemi idrogenoidi.
La funzione d’onda ψ è un’espressione matematica che acquista valore fisico solo se elevata al
2
quadrato. Il prodotto (ψ dV) calcolato nel punto di coordinate (x, y, z) rappresenta la densità
elettronica o probabilità di trovare l’elettrone nel volume infinitesimo intorno al punto in esame.
2
Essendo unitaria la probabilità di trovare l’elettrone : ∫ ψ dV = 1.
Condizioni al contorno per risolvere l’equazione:
- ψ = funzione finita, univoca, continua.
2
- ∫ ψ dV = 1 ; ψ = 0 all’infinito.
- Valori che possono assumere i numeri quantici.
Tale funzione d’onda viene chiamata orbitale.
Numeri quantici
- Numero quantico principale n: può assumere valori da 1 a infinito, da n dipende l’energia
associata alla funzione d’onda e la distanza dell’elettrone dal nucleo.
- Numero quantico secondario o angolare l: assume valori da 0 a n-1, da esso dipende il
modulo del momento angolare e la simmetria di ψ.
- Numero quantico magnetico m: assume valori da –l a +l, da m dipende l’orientazione di ψ.
- Numero quantico di spin s (atomi polielettronici): +1/2, -1/2; rappresenta il momento
magnetico dell’elettrone che in un campo magnetico esterno può assumere direzione
parallela e antiparallela. Il momento magnetico è responsabile delle proprietà magnetiche
degli atomi.
Cella: elettroni con lo stesso valore di n
Livello: elettroni con lo stesso valore di n ed l
Orbitale: elettroni con lo stesso valore di n, l, m
Rappresentazione orbitali e configurazione elettronica
Le superfici di equidensità elettronica sono costituite dall’insieme dei punti dello spazio aventi tutti
2
lo stesso valore di ψ . 4
Gli orbitali di tipo s sono rappresentati da sfere di volume crescente in proporzione ad n.
Gli orbitali di tipo p sono rappresentati da superfici di contorno bilobate, intorno ai rispettivi assi di
simmetria cilindrica.
Gli orbitali di tipo d sono 5 e di diversa forma.
Le superfici nodali rappresentano gli zeri della funzione, quindi punti in cui non è possibile trovare
elettroni. Numero di nodi: n – 1.
Per gli atomi polielettronici sono possibili solo soluzioni approssimate della funzione d’onda,
poiché l’energia dell’orbitale dipende sia da n che da l.
Valgono due principi:
- Principio di esclusione di Pauli: in un atomo non ci possono essere due elettroni
caratterizzati dagli stessi valori dei quattro numeri quantici, quindi ogni orbitale può
contenere al massimo due elettroni a spin antiparalleli.
- Principio della massima molteplicità di Hund: se sono disponibili più funzioni d’onda alla
stessa energia (degeneri) queste vengono assegnate al maggior numero possibile di elettroni
aventi stesso numero quantico di spin.
Metodo di “Aufbau”: consiste nell’introdurre progressivamente elettroni occupando gli orbitali
disponibili al minimo contenuto di energia, tenendo presente i principi di Pauli e Hund.
Diagramma qualitativo di riempimento degli orbitali in ordine crescente di energia:
1s<2s<2p<3s<3p<4s<3d<4p<5s<4d<5p<6s<5d=4f<6p<7s<6d=5f.
Eccezioni:
Negli elementi di transizione l’ordine di riempimento è 4s, 3d e quello di rimozione di elettroni è
4s, 3d (no 3d, 4s) perché quando vengono rimossi 2 elettroni tutti gli orbitali si contraggono. La
contrazione ha un piccolo effetto sull’orbitale 4s.
TAVOLA PERIODICA
1869: Dmitri Mendeleev propose la sua tavola periodica, con 63 elementi.
1871: Mendeleev migliorò la sua tavola periodica e predisse la scoperta di 10 elementi.
1894-1898: Rayleigh, Ramsay, Travers scoprirono i gas nobili.
1913: Bohr propose una tavola periodica basata sulla sua teoria atomica e mostrò che ci potevano
essere solo 14 lattanidi.
1913: Moseley osservò regolarità negli spettri degli elementi, scoprì il numero atomico Z e trovò
una giustificazione per l’ordine degli elementi.
1940: McMillan, Abelson sintetizzano il primo elemento transuranico. Gli altri furono sintetizzati
da Seaborg nei successivi 15 anni.
Disponendo gli elementi in ordine progressivo di numero atomico si nota un ripetersi periodico di
alcune proprietà fisiche e chimiche, dipendenti in particolare dalla configurazione elettroni esterna
degli atomi. Nella tavola periodica possiamo distinguere 7 righe orizzontali che comprendono
elementi con elettroni di valenza con lo stesso numero quantico principale (periodi), 18 righe
verticali che comprendono elementi con configurazioni esterne analoghe (gruppi) e 2 righe separate
per lantanidi e attinidi. H e He vengono trattati separatamente per le loro peculiarità, quindi i gruppi
iniziano dal secondo periodo. 5
Isoelettronico: stesso numero di elettroni e quindi configurazione elettronica nello stato
fondamentale.
Blocco s: gruppo IA (metalli alcalini), gruppo IIA (metalli alcalino-terrosi).
Blocco p: gruppi IIIA a VIIA. Gli elementi del VIA sono detti calcogeni, mentre quelli del VIIA
alogeni.
Blocco d: elementi di transizione, a carattere metallico con numeri di ossidazione variabili.
Blocco f: elementi di transizione interna (lantanidi, attinidi).
Gruppo 0: gas nobili o inerti, con scarsissima reattività chimica (esistono dei composti dello xenon
e pochi del krypton)
Proprietà periodiche di tipo fisico:
- Raggio atomico: convenzionalmente il raggio atomico è la metà della distanza internucleare.
Il raggio aumenta all’aumentare del numero quantico principale n e diminuisce
all’aumentare della carica efficace. Le variazioni per gli elementi di transizione sono
modesti. Gli atomi con maggiore raggio sono intorno al Cesio. I cationi sono sempre più
piccoli degli atomi da cui si sono formati, gli anioni sono sempre più grandi.
- Energie di ionizzazione: si definisce energia di prima ionizzazione la quantità minima di
energia necessaria per rimuovere un elettrone, in modo analogo si definiscono le successive
ionizzazioni, con un aumento di energia richiesta.
Si misurano in elettronvolt o in kcal/mole: 1 eV = 23,06 kcal/mole.
L’energia di ionizzazione aumenta da sinistra a destra, dal basso all’alto. (Max intorno a He)
- Affinità elettronica: è l’inverso della variazione energetica che avviene quando un elettrone
è accettato da un atomo nello stato gassoso per formare l’anione corrispondente. Dà una
misura della tendenza di un elemento ad acquistare elettroni.
Per ioni monoatomici con due cariche negative si definisce anche una seconda affinità
elettronica. Se risulta negativa il processo avviene con emissione di energia con formazioni
di atomi più stabili.
Tende ad aumentare da sinistra a destra in un periodo.
Proprietà periodiche di tipo chimico:
- Elettronegatività: misura la tendenza dell’atomo ad attirare a sé gli elettroni con cui si lega
agli altri atomi del composto. Esistono diverse scale per la sua misura, tra cui la scala di
Mulliken ((energia di ion. + affinità elett.) / N ; con N = 5,6 se E ed A sono espresse in eV) e
la scala di Pauling, la più usata e costruita ponendo il fluoro come elemento con
elettronegatività 4.
Questa proprietà è influenzata anche dal particolare contorno chimico. Aumenta da sinistra a
destra e dal basso all’alto (max Fluoro).
- Numeri di ossidazione: è la carica formale che l’atomo assumerebbe se gli elettroni di
valenza fossero completamente spostati verso gli atomi più elettronegativi. Se il composto è
neutro, la somma dei numeri di ossidazione deve risultare zero.
- Carattere metallico: gli elementi si dividono approssimativamente in tre gruppi: metalli, non
metalli, anfoteri.
I metalli sono caratterizzati da un’elevata conducibilità elettrica (conduttori), basse energie
di ionizzazione e affinità, bassa elettronegatività, elevato potere riducente (formazione di
cationi), carattere basico degli ossidi.
I non metalli hanno una bassa conducibilità elettrica (isolanti), elevate energie di
ionizzazione e affinità, elevata elettronegatività, elevato potere ossidante (con formazione di
anioni), carattere acido degli ossidi.
Gli anfoteri o semimetalli hanno valori e caratteri intermedi.
Il carattere metallico diminuisce da sinistra a destra e aumenta dall’alto al basso. 6
LEGAME CHIMICO
Due atomi gassosi A e B, dello stesso elemento o diversi,
a distanza opportuna manifestano delle forze attrattive fino
a che intervengono forze repulsive che le bilanciano.
La funzione energia potenziale (presa uguale a zero
quando il raggio = ∞) presenta un minimo, che
corrisponde alla distanza in cui forze repulsive e attrattive
si annullano reciprocamente.
Se l’energia risulta ≥ 10 kcal/mole si stabilisce il legame
chimico con formazione della molecola AB. Per riottenere
i due elementi separati bisogna fornire alla molecola
un’energia pari a quella del legame (energia di
dissociazione di legame, che in realtà è leggermente inferiore poiché l’aggregato non raggiunge mai
il punto minimo di energia potenziale per le continue vibrazioni degli atomi, quindi i legami non
sono rigidi).
(In figura: diagramma di Lennard-Jones)
I parametri di legame sono:
- Energia di legame: energia necessaria per separare due atomi e portarli a distanza infinita.
- Distanza di legame: distanza internucleare per cui l’energia della molecola è minima.
Ovviamente non è una quantità fissa per le vibrazioni degli atomi.
Dati sperimentali confermano che energia e distanza di legame dipendono principalmente dalla
natura degli atomi e dall’ordine del legame, solo in piccola parte dal contorno chimico.
- Angolo di legame: dipende principalmente dalla natura dell’atomo e solo in piccola parte
dalla natura degli altri atomi a cui è legato.
Classificazione dei legami:
- Legame ionico: si forma tra elementi con notevole differenza di elettronegatività con forze
attrattive elettrostatiche tra cariche elettriche di segno opposto. Comporta un trasferimento
di elettroni dal metallo al non metallo. Gli ioni formati possono essere considerati sferette
rigide, con un proprio raggio in modo da poter applicare la legge di Coulomb valide per
cariche puntiformi.
- Legame covalente: si forma tra ele
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