Evoluzione del concetto di malattia e medicina
Medicina magica
La medicina antica, preistorica, che tuttora esiste in determinati contesti culturali e geografici. La malattia è vista come fenomeno magico: l’alterazione è provocata dall’ingresso in un individuo di uno spirito. Solo lo stregone o lo sciamano (= colui che ha i poteri magici in una comunità) ha la possibilità di rimuovere questa entità e, quindi, di far tornare in salute chi si era ammalato per questo motivo.
Medicina religiosa
Passaggio successivo. La malattia è vista come espressione mitologica o divina (= maledizione degli dei o punizione divina). Solo il medico-sacerdote può intervenire per far superare lo stato di malattia. È lui ad avere un rapporto terreno-ultraterreno.
Medicina razionale
Il primo fondamento verso la nascita della medicina moderna. Il concetto di malattia è visto come fenomeno naturale legato all’alterazione dell’equilibrio biologico. Il medico conosce questi tipi di fenomeni e può cercare di intervenire per ripristinare il ritorno allo stato di salute.
Medicina magica
La malattia è vista come fenomeno magico, dovuta ad uno spirito cattivo o diabolico. È l’atteggiamento tipico della medicina preistorica o di alcune medicine che potremmo impropriamente definire primitive, legate a concezioni culturali e concetti geografici (Africa, Asia, Oceania) in cui vi è una condizione per cui tutti i fenomeni della natura vengono intesi alla luce di questa visione magica. In queste comunità ci sono persone che possiedono poteri magici come lo stregone/sciamano che possono svolgere rituali terapeutici per riportare in salute chi è malato.
Figura: scultura di donna apparentemente obesa che siede su un trono → Venere preistorica. Contestualizzando ciò che osserviamo: mammelle pronunciate e ventre prominente → elementi da associare al significato di donna in epoca preistorica. Donna: colei che poteva generare, creando continuità nell’ambito della comunità → funzione generatrice. Questa scultura aveva una duplice funzione:
- Celebrare la situazione: ventre prominente in grado di accogliere la prole e seno pronunciato per nutrire.
- Intenzione di chiedere agli spiriti magici che la donna fosse in grado di generare e allevare la prole: una specie di ex voto.
Non è, quindi, un’immagine realistica, ma ha una funzione simbolica.
Figura: funzione simbolica delle maschere indossate dalle persone che, insieme allo stregone, compiono il rituale della danza salutare → movimenti, canti, urla, parole attorno al malato per spaventare l’entità maligna che è entrata nella persona e l’ha fatta ammalare. La funzione della maschera è quella di creare paura e terrore → deve spaventare lo spirito per farlo fuoriuscire. Sono pratiche valide ancora per alcuni contesti come in America Latina.
Altra pratica tipica della preistoria: trapanazione cranica in area parietale → per creare una via di fuga allo spirito maligno. Non era un intervento terapeutico in senso moderno, ma aveva lo scopo di creare una via d’uscita allo spirito.
Medicina teistica
Modello più evolutivo che subentra alla medicina magica. La malattia è vista come punizione degli dei (visione mitologica) o castigo divino (visione religiosa). È una visione più elaborata dove, per esempio, nella religione ebraica: Yahweh, il dio, manda la malattia come espressione fisica del peccato morale. Anche nei poemi omerici è visibile l’intervento degli dei.
Abbiamo questo tipo di medicina in: medicina mesopotamica, medicina egizia, medicina ebraica, medicina greca preippocratica. Chi può superare queste condizioni è chi può intercedere presso la divinità, affinché conceda la grazia della guarigione → il sacerdote: che fa da intermediario tra dimensione umana e dimensione divina → diventa praticamente il medico.
Medicina egizia
Un primo tipo di medicina che si configura come teistica è la medicina egizia. Ci sono giunti papiri medici, informazioni sulle tecniche di imbalsamazione e notizie sulle divinità mediche. Papiro medico di Smith(?): descrive condizioni patologiche e modalità di “cura”.
- Trauma alla testa con fuoriuscita di materia bianca, uomo con corda del collo dura e che non parla → è destinato a morte e il medico non può nulla.
- Se un soggetto ha una ferita sanguinante al capo, si lamenta di dolore e risponde alle domande poste → può guarire; il medico può fare impacchi e interventi di successo.
- Descritte poi patologie mammarie: se infiammatorie (come mastite) → si possono curare; se mammella cancrenosa, con struttura devastata → non si può più fare nulla.
Ma l’intervento del medico può arrivare a successo solo se è accompagnato da rituali di preghiera da parte del medico sacerdote con richiesta di guarigione alle divinità mediche → sono loro a dare la guarigione.
Imbalsamazione: era fatta perché gli egizi credevano in un mondo al di là della vita terrena. Si eviscerava la mummia e gli organi nobili come fegato, cuore e intestino (no il cervello che veniva tolto dal naso), venivano posti in vasi Canopi → che avevano sul coperchio le raffigurazioni delle divinità con la funzione di proteggerli, perché questi organi, in una vita successiva, venivano rimessi nel corpo.
Medicina ebraica
Altra medicina basata su questa visione religiosa. Si rifaceva agli scritti del Vecchio Testamento. In questo tipo di medicina religione e pratiche rituali venivano spesso a coincidere con norme protoigieniche, tenendo conto del contesto in cui queste popolazioni vivevano.
- La circoncisione era una pratica rituale che consentiva di riconoscere chi apparteneva al popolo di Israele, ma allo stesso tempo era una pratica proto igienica: la rimozione del prepuzio, impediva il verificarsi di condizioni come la fimosi o frequenti infiammazioni che, di per sé, potevano portare ad una incapacità a generare.
- La pratica dell’abluzione: praticare bagni rinfrescanti e lavarsi le mani prima di assumere il cibo perché non si poteva mangiare con “mani impure” erano sì pratiche religiose codificate nei testi sacri, ma anche pratiche di per sé proto igieniche.
Alcune proibizioni alimentari o pratica del digiuno → legati a periodi religiosi particolari, ma anche elementi salutari per prevenire tossinfezioni talvolta letali. In tutto l’Antico Testamento richiamo a Yahweh a cui far riferimento in tutte le condizioni patologiche.
Cambiamento e superamento di questa condizione solo con Cristo nel Nuovo Testamento. Un nato cieco → era espressione fisica di un male morale, di un peccato tramandato di generazione in generazione. Nella concezione ebraica il peccatore veniva allontanato dalla Sinagoga e ripudiato dalla società, soprattutto se affetto da malattie ripugnanti come la lebbra che, se non portava a morte fisica, portava a morte civile. La sterile → discriminata negativamente perché la sterilità era vista come una condanna morale.
Medicina greca prima di Ippocrate
Altra medicina teurgica: medicina cretese e micenea (3000-1400 a.C.). Nei poemi omerici → gli dei responsabili delle malattie (come Apollo e Artemide): Mitologia medica. Macaone e Podalirio → dei terapeutici che insegnano agli uomini ad usare sapientemente i rimedi vegetali: i Pharmaca. L’intervento salutifero degli dei, non è quindi diretto, ma indiretto, portando gli uomini a riconoscere le piante utili per la guarigione.
Poi ci sono divinità mediche vere e proprie come Asclepio (1400-400 a.C.) che diventerà poi Esculapio in ambito romano. Vi erano templi dedicati ad Asclepio. Questi avevano struttura simile ad altri templi, ma una caratteristica peculiare: di fianco al tempio vi erano costruzioni che si aggiungevano al tempio stesso, perché in questo ambito avvenivano i pellegrinaggi della salute → dei rituali in cui si andava a chiedere, ad impetrare e, talvolta, a ringraziare il dio perché desse salute o in caso di salute ritrovata.
Questi pellegrinaggi: si partiva dalla città o dai posti più disparati e si arrivava dopo un cammino di giorni o settimane al tempio di Asclepio, dove si era accolti dai sacerdoti/medici che avrebbero aiutato nei rituali per ritrovare la salute. I pellegrini portavano doni alla divinità e ai sacerdoti (doni in beni di natura, pecuniari), ma, soprattutto, portavano piccoli oggetti, piccoli ex voto anatomici (come raffigurazioni di una gamba, una testa, una mammella) che avevano una duplice funzione: da un lato, nella peggior parte dei casi, servivano a ricordare alla divinità la parte anatomica malata e, in una piccola percentuale di casi, per ringraziare la divinità perché la parte anatomica malata era guarita. L’ex voto era un modo diretto di comunicare alla divinità che cosa si voleva ottenere e qual era la parte ammalata.
Si arrivava, si faceva questa donazione, si recitavano preghiere e rituali con i sacerdoti nei confronti della divinità e, alla sera, si andava a riposare in quelle casette che circondavano il tempio in quanto tale. Durante la notte avveniva il rituale della guarigione: i sacerdoti andavano di stanza in stanza, chiedevano al pellegrino malato i propri disturbi e davano suggerimenti pratici (terapeutici/farmacologici/piante medicamentose) e lasciavano un piccolo serpente in ogni stanza. Poi, al mattino, rituale di ringraziamento e i pellegrini tornavano alle proprie abitazioni, spesso decisamente migliorati o comunque, con i consigli su cosa assumere per migliorare o guarire.
Significato del serpente: lasciato in ogni camera, il serpente muta di pelle dopo un certo periodo e fa più mutazioni nel corso della vita. Il significato simbolico era quello della possibilità di mutazione, del cambiamento. La possibilità, quindi, di passare da uno stato di malattia ad uno stato di salute. Questo simbolo è ancora oggi presente nell’ambito delle professioni sanitarie: il caduceo (due serpenti che si arrampicano su un pezzo di legno, simbolo di molte professioni sanitarie) deriva proprio da questa antica tradizione.
Medicina razionale
La visione mitologica, quindi, spiegava la realtà: per esempio nella cultura greca il temporale era → Giove che si era arrabbiato e scagliava secchi d’acqua e fulmini. Poi questa visione non fu più sufficiente. I filosofi della natura pensavano che era possibile spiegare la realtà in termini diversi: non in termini mitologici, ma in termini logici, usando semplicemente la ragione e non la mitologia.
Questi filosofi avevano costruito dei modelli della realtà che prevedevano: entità individuali chiamate atomi, forze di repulsione e attrazione e quattro elementi che potevano spiegare la realtà: terra, aria, fuoco e acqua. Se la terra, per attrazione, attirava l’acqua → pioggia. Se la terra attirava il fuoco → fulmini. Non era necessario l’intervento divino per spiegare un temporale, era sufficiente una spiegazione logica per evidenziare come questi elementi si combinavano tra loro.
In questa stessa visione anche la malattia poteva essere intesa non tanto come fenomeno magico o divino, ma come fenomeno naturale, legato al microcosmo che era il corpo dell’uomo. Uno di questi filosofi della natura il cui nome è Ippocrate che si dedicò in modo peculiare ad analizzare i fenomeni legati alla malattia e alla salute all’interno di questa visione razionale: utilizzando, quindi, la ragione: il logos e non il mythos: la mitologia. Colui che poteva conoscere i fenomeni legati alla malattia e alla salute e che avrebbe potuto proporre i rimedi per superare la malattia era semplicemente un filosofo che conosceva bene queste cose, ossia un medico. Non uno sciamano, o un sacerdote, ma semplicemente un conoscitore dei fenomeni della malattia e della salute.
Dal mythos al logos
I filosofi scienziati: Talete, Anassimandro, Pitagora, Eraclito, Empedocle. Molti si sono occupati di mettere in termini di conoscenza matematica o geografica la realtà per poterla quantificare e misurare in termini razionali e questo ha portato a cambiamento di impostazione di conoscenza della natura: da Mythos a Logos.
Ippocrate (Coo 460 a.C.- Larissa 377 a.C.)
All’interno di questa visione Ippocrate è colui che interpreta e definisce un sistema di conoscenza relativo al sistema di malattia e salute. Così come Omero (che non si sa se realmente esistito) è la raffigurazione simbolica di passaggio in ambito poetico dalla trasmissione orale a quella scritta, molti si chiedono se anche Ippocrate non sia stato un personaggio reale, ma un personaggio ideale, per mettere in luce come nell’arco di alcuni secoli avviene questo passaggio dal mitologico al razionale per quanto riguarda i fenomeni della salute. Probabilmente è esistito davvero un medico che ha fondato una scuola da questo punto di vista, ma quello che noi oggi conosciamo come corpus hyppocraticus (= raccolta di scritti che rappresentano la summa del corpo scibile medico greco tra V e VI secolo a.C. e radunati nella biblioteca di Alessandria fondata da Tolomeo) sono testi non omogenei, scritti da più personaggi e, quindi, molti scritti da Ippocrate se è esistito, altri derivano dalla sua scuola. Con Ippocrate pensiamo ad un insieme di pensieri che formano una scuola ben precisa. Possiamo dire che Ippocrate è la medicina greca classica per eccellenza.
Malattia
Per Ippocrate è un evento naturale legato allo squilibrio, alla discrasia, tra gli umori del corpo umano. Ippocrate stabilisce un’analogia tra il macrocosmo dell’universo (in cui sono presenti i 4 elementi che attraendosi o allontanandosi danno origine alla realtà) e il microcosmo del corpo dell’uomo in cui esistono gli umori che sono simmetrici e analoghi agli elementi del macrocosmo. Gli umori del microcosmo sono:
- Il sangue analogo all’aria che come qualità è umido e caldo. Origina dal cuore.
- Il flegma analogo all’acqua umida e fredda. Origina dal cervello.
- La bile gialla analoga al fuoco secco e caldo. Origina dal fegato.
- La bile nera o atrabile analoga alla terra secca e fredda. Origina dalla milza.
Quando questi umori sono tra loro in equilibrio il soggetto è in salute, quando sono tra di loro in squilibrio per eccesso o per difetto → si verifica la malattia. Qual è il compito del medico (= il tecnico della salute)? È quello di riconoscere esattamente quando esiste questo stato di disequilibrio e com’è: quali sono gli umori in eccesso e in difetto. Per arrivare a queste conclusioni, per poi proporre la terapia, serve un metodo razionale ben preciso: metodo ippocratico.
Metodo ippocratico
Questo metodo parte dall’uso dei sensi che il medico stesso ha e si basa su alcuni momenti fondamentali: l’osservazione, l’attenzione al paziente più che alla malattia, la necessità di un atteggiamento etico e una modalità che porti ad assecondare il più possibile la natura, che è dotata di per sé della magna vis medicatrix = una grande capacità di guarigione intrinseca alla natura in sé. La natura di per sé tende a riportare all’equilibrio. Il medico deve solo assecondare questo processo naturale. Oggi esiste una tecnologia medica che consente di amplificare i sensi del medico per arrivare a diagnosi e poi a proposta terapeutica.
Nel medico ippocratico la componente di osservazione del malato che utilizza i sensi che il medico ha (vista, udito,...) viene a coincidere esattamente con la tecnologia che egli ha a disposizione. Il medico ippocratico ha bisogno di entrare in uno stretto contatto umano antropologico con il paziente perché, solo se esiste questo contatto, egli potrà avere dal paziente le informazioni che gli servono. Se questo rapporto non raggiunge un certo grado, il medico non potrà avere gli elementi fondamentali per svolgere il suo lavoro. Il medico deve osservare il paziente, deve vedere se è pallido, maciato, sudato, cute secca, colore giallastro, ma accanto all’osservazione deve interrogare il malato: contatto verbale fondamentale. Deve raccogliere la storia clinica: anamnesi del paziente. Anamnesi e osservazione sono fondamentali per conoscere il malato. Deve poi toccare fisicamente il paziente, sentire se la cute è fredda o calda,... deve compiere tutte queste azioni che lo pongono in contatto duale con il paziente. Questo suo atteggiamento antropologico è il sovrapporsi dell’uso dei sensi e diventa fondamentale perché la sua tecnologia è semplicemente quella che egli ha a disposizione con il proprio corpo. Antropologia e tecnologia nel medico ippocratico si sovrappongono. Più rapporto antropologico riesce ad instaurare, più conoscenza egli ha. Questa relazione, di per sé, è già un primo momento terapeutico → momento di conforto umano. L’attenzione è più al malato che alla malattia. È necessario, poi, un grande rispetto del medico nei confronti del malato. Atteggiamento di attenzione, etico, di grande rispetto e capacità di arrivare a formulare non solo una diagnosi, ma anche di proporre una prognosi, di dire al paziente l’aspettativa di salute e di vita. Solo dopo questi passaggi potrà proporre una terapia che ha il duplice scopo di: assecondare il processo naturale che già porta all’equilibrio e di avere precetto di riferimento “primum non nocere” (= per prima cosa non proporre nulla che possa in qualche modo nuocere al paziente. Se quello che vorrei proporre può nuocere al paziente, mi astengo dal proporlo). Una salvaguardia nei confronti del malato. Rispetto deontologico ed etico dell’integrità del paziente.
Questo tipo di medicina influenzerà fino al Rinascimento l’impostazione teorica e pratica della medicina stessa. L’insegnamento della pratica ippocratica avveniva all’interno di scuole chi
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