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Trachee (vasi aperti) in cui le pareti trasversali sono

parzialmente o totalmente riassorbite e quindi il trasporto

dei fluidi è più efficiente. Il diametro raggiunge i 200–300

micron (fino 700 micron nelle liane) e la lunghezza può

essere anche di vari cm.Nel legno delle Gimnosperme (definito

per questo omoxilo) è presente un solo tipo di vasi

(fibrotracheide) che unisce la funzione di trasporto e di

sostegno. Al contrario il legno delle Angiosperme, formato da

elementi diversi è definito eteroxilo. Il diverso aspetto di

legno omoxilo ed eteroxilo, si osserva già nel legno

primario, ma si nota maggiormente nel legno secondario,

quello cioè che viene prodotto dal cambio cribro-

vascolare nelle specie pluriennali. Per valutarne bene le

differenze è già sufficiente la sezione trasversale ed

altrettanto bene si osservano le differenze in sezione

longitudinale radiale e tangenziale. I vasi nello xilema sono

accompagnati da tessuto parenchimatico che consente la

comunicazione tra cellule e da tessuto sclerenchimatico, cioè

fibre che danno resistenza meccanica.Forma, assieme

al floema, i fasci cribro-

vascolari.Il trasporto di acqua dalle radici alle foglie pres

uppone un enorme spesa di energia specie in quelle piante

alte anche cento metri, ad esempio le Sequoie. A

questo problema la natura ha risolto utilizzando l'energia

solare e sfruttando la proprietà coesiva dell'acqua.L'energia

solare è utilizzata per far evaporare l'acqua attraverso

gli stomi, ossia la traspirazione. La continuità di questa

funzione durante il giorno crea la condizione per far salire

l'acqua attraverso i sottili canali xilematici verso le parti

alte della pianta, e generando una vera e

propria aspirazione dell'acqua dal terreno. Per essere

precisi, i fattori grazie ai quali si crea la conduzione

dell'acqua attraverso lo xilema sono:pressione radicale;

potenziali osmotici molto negativi nelle

foglie(evapotraspirazione fogliare);flusso del floema che

viene reintegrato prendendo acqua dallo xilema

i quali insieme creano una suzione traspiratoria.

LEGNO ETEROXILO:

Nelle dicotiledoni il legno è tipicamente eteroxilo dove le

funzioni di trasporto sono svolte da trachee e da tracheidi,

quelle di sostegno dalle fibre e quelle di riserva dal

parenchima costituito da cellule vive anche se fornite da

pareti lignificate. Sono presenti abbondanti fibre e il

sistema radiale è costituito solo da cellule parenchimatiche

che possono formare raggi midollari monoseriali o

pluriseriali.

LEGNO OMOXILO:

Nelle gimnosperme il legno secondario è definito omoxilo in

quanto si presenta all’osservazione come assai uniforme.

Infatti il sistema assiale è costituito quasi esclusivamente

dalle fibrotracheidi che svolgono contemporaneamente

funzioni meccaniche e di trasporto. Il parenchima assiale è

inesistente o trascurabile, mentre il sistema radiale è

costituito da raggi midollari tipicamente uni seriati, cioè

costituiti da una sola fila di cellule sovrapposte. Sono

presenti anche canali resiniferi.

STOMA o PNEUMATOIDE o APPARATO :

Gli stomi ( o pneumatodi) sono strutture annesse

all'epidermide, disposte su tutte le parti erbacee

delle piante, in modo particolare sulla pagina inferiore

della foglia e sono presenti in tutte le piante terrestri.

Sono le uniche cellule, in tutta l’epidermide, a possedere

i cloroplasti. La loro funzione è di consentire lo scambio

gassoso fra interno ed esterno del vegetale, in particolare

l’entrata di anidride carbonica e la fuoriuscita

di ossigeno.Ogni stoma è formato da due cellule a forma di

mezzaluna, dette cellule di guardia, che possono modificare

la propria forma e dimensione per chiudere o aprire lo stoma.

Quando esse accumulano ioni potassio, rendono l'ambiente

interno della cellula ipertonico rispetto all'esterno e

provocano il passaggio dell'acqua nella cellula secondo un

meccanismo di osmosi. I vacuoli della cellula si riempiono e

la rendono turgida: di conseguenza, l'apertura dello stoma

aumenta. Se, al contrario, le cellule di guardia cedono

ioni potassio, la pressione osmoticafa uscire l'acqua dalla

cellula, la quale si raggrinzisce chiudendo lo stoma. Gli

stomi sono in comunicazione con i tessuti sottostanti

mediante uno spazio detto camera sottostomatica.

METABOLITI SECONDARI:

I metaboliti secondari sono prodotti (composti chimici)

del metabolismo che non sono essenziali per la semplice

crescita, sviluppo o riproduzione dell'organismo; in questo

senso sono detti "secondari". La funzione, o l'importanza, di

questi prodotti per lo sviluppo del organismo è normalmente

di natura ecologica in quanto sono usati o come meccanismi di

difesa contro predatori (erbivori, patogeni etc…), o per

la competizione interspecifica o per facilitare i processi

riproduttivi.Esempi di MS(metaboliti secondari) di origine

vegetale sono i pigmenti che conferiscono colorazioni

specifiche

a fiori e frutti (principalmente antociani e carotenoidi),

giocando un ruolo nell'attrazione degli animali implicati

nell'impollinazione e nella dispersione dei semi. Sono MS

vegetali anche molti composti impiegati

dall'uomo comefarmaci; ne sono un esempio

gli alcaloidi antitumorali vinblastina e vincristina,

prodotti dalla vinca rosea (Catharanthus roseus). Infine,

appartiene alla categoria dei MS vegetali gran parte dei

composti utilizzati dall'uomo come stupefacenti (morfina,

cocaina, tetraidrocannabinolo, ecc.). Anche nel mondo animale

vi sono molti esempi di MS, basti pensare ai pigmenti

responsabili delle colorazioni

di insetti, anfibi, rettili, mammiferi ed uccelli, importanti

nelle relazioni intra- ed inter-specifiche (segnali di

richiamo sessuale, mimetismo, ecc.). Anche

nel regno dei funghi i MS sono comuni, si pensi, ad esempio,

allemicotossine.In contrasto ai metaboliti primari questi

prodotti non sono ubiqui nell'organismo vivente che li

produce, né sono espressi in continuo. Ad esempio, alcuni MS

di origine vegetale implicati nella difesa chimica

della pianta, denominati fitoalessina, sono prodotti solo in

risposta all'attacco da parte di un patogeno. La

biosintesi di fitoalessine è indotta dalla presenza

di molecole, dette elicitori, che segnalano alla pianta

l'attacco patogenico. Un esempio di fitoalessina è

rappresentato dal resveratrolo, uno stilbene prodotto da

alcune specie vegetali, tra cui la vite (Vitis vinifera), in

metilgiasmonato

risposta ad un attacco fungino.L'elicitore è in grado

di indurre, anche in assenza di attacco fungino,

la biosintesi di resveratrolo. Le classe principali di MS

sono: Alcaloidi, Terpeni,Acidi organici alifatici o aromatici

o eteroaromatici, Fenoli, Iridoidi, Steroidi, Olii volatili,

Resine e balsami, Saponine.

ANTROPOMORFO:

In zoologia, scimmie antropomorfe(o antropoidi), primati

della famiglia pongidi (gibbone, gorilla, orango, scimpanzé),

che per aspetto esteriore e struttura anatomica si avvicinano

molto all’uomo. In antropologia, nome con cui gli

evoluzionisti designano le forme intermedie tra scimmia e

uomo. Antropomorfi fossili, gruppo di resti fossili

(pliopiteco, neopiteco, pitecantropo, ecc.) scoperti negli

ultimi tempi nei varî luoghi della terra.

ANTROPOCENTRISMO:

L'antropocentrismo (dal greco, anthropos, "uomo, essere

umano",kentron, "centro") è la tendenza - che può essere

propria di una teoria, di una religione o di una semplice

opinione - a considerare l'uomo, e tutto ciò che gli è

proprio, come centrale nell'Universo. Una centralità che può

essere intesa secondo diversi accenti e sfumature: semplice

superiorità rispetto al resto del mondo animale o

preminenza ontologica su tutta la realtà, in quanto si

intende l'uomo come espressione immanente dello spirito che

è alla base dell'Universo.

RITIDOMA o SCORZA:

Detto anche scorza, il ritidoma è la parte più esterna della

corteccia composto dai residui morti dei tessuti esterni più

vecchi rimasti isolati ogni anno dalla formazione del nuovo

periderma. Il ritidoma si presenta con aspetti differenti

secondo le specie ed è un importante elemento di

classificazione: molte speciearboree simili per molti

caratteri possono distinguersi per la forma differente del

ritidoma. È possibile distinguere le cortecce per il loro

aspetto: per citare alcune caratteristiche, possono essere a

placche prominenti o non prominenti, ampie o strette, lisce,

rugose, fibrose, desquamanti e altro ancora.Lo spessore e la

struttura sono caratteristiche importanti ma che richiedono

esami di laboratorio specifici. Proprio queste ultime

caratteristiche, secondo i biologi o gli ecologi, sono il

frutto della selezione naturale e quindi dell'evoluzione

naturale della specie nel suo ambiente.Ad esempio, la

corteccia della sughera (Quercus suber, L.), da cui si

estrae il sughero, rappresenta una forma di risposta ad

ambienti aridi con frequente passaggio del fuoco.

PARENCHIMA CORTICALE:

parenchima localizzato nella corteccia.

FITOFAGO:

Il termine fitofago fa genericamente riferimento ad un

organismo che ha un rapporto trofico unilaterale a spese

dei vegetali, ai quali crea un danno più o meno grave. In

genere il termine è usato in Entomologia e

in Parassitologia per indicare

organismi animali appartenenti al phylum degliArtropodi. Il

termine fitofago è preferibile a quello di parassita, perché

oltre a quest'ultimo comprende anche gli organismi dotati di

vita autonoma.Il fitofago si nutre prelevando il contenuto

di singole cellule o erodendo parti porzioni di tessuto o

sottraendo liquidi interni. A rigore fra i fitofagi non

dovrebbero essere compresi gli organismi che si nutrono di

sostanze emesse dai vegetali, quali ad esempio gli Insetti

pronubi, o di materiali di origine vegetale, quali ad

esempio i detritivori o gli insetti dannosi alle derrate

alimentari ottenute per trasformazione dei prodotti

vegetali.Nell'ambito dei fitofagi si distinguono dei

sottoinsiemi in relazione al tipo di dipendenza o

all'abitudine alimentare.

AGHIFORME:

Foglia a forma di ago, piu' o meno cilindrica, sottile e

pungente, come quelle dei pini e degli abeti.

CONIFERE:

La divisione Pinophyta include la grande maggioranza

delle piante chiamate comunemente conifere perciò possono

essere considerati sinonimi. Sono piante vascolari

(Tracheobionta), con semi (Spermatophyta) contenuti in un

cono. Le conifere attuali sono piante legnose, perlopiù sono

alberi e solo poche sono arbusti. Le conifere sono spesso

dominanti nel loro ambiente e specie di conifere possono

essere trovate allo stato naturale in quasi tutte le parti

del mondo. Le conifere hanno una grande importanza economica,

specialmente per la lavorazione dellegno strutturale e la

produzione di carta. Tutte le conifere attuali sono piante

legnose e molte sono alberi, la maggioranza dei quali ha un

tronco singolo con rami laterali. La misura delle conifere

mature può variare da meno di un metro a oltre 100 metri. Gli

esseri viventi più alti, più grossi, più massicci e antichi

sono conifere. Il più alto è una sequoia della California

(Sequoia sempervirens) alta 112,34 metri. Il più grosso è una

sequoia gigante (Sequoiadendron giganteum), con un volume di

1486,9 metri cubici. Il più massiccio, con il tronco più

largo in assoluto, è un Taxodium mucronatum con un diametro

del tronco di 11,42 metri. Il più vecchio è un Pinus

longaeva che ha 4700 anni.

INSETTO OOFAGO:

Relativo a quegli Insetti che depositano le loro uova

all'interno di quelle di altri Insetti; per questa ragione

vengono impiegati nella lotta biologica contro gli Insetti

dannosi.

CIMICE VERDE:

Palomena viridissima, è questo il nome della cimice verde

delle piante, per chi ama il giardinaggio e coltiva l’orto, è

un nemico di prim’ordine da combattere attivamente. Si nutre

della linfa delle piante pungendole con il rostro che serve

per lacerare la cuticola. Raggiunge i tessuti più interni

dove circola la linfa e la aspira. Il primo danno è la

ferita, il secondo è la suzione di linfa, il terzo è la

propagazione potenziale da una pianta all’altra di virus,

funghi e batteri. I danni della cimice sono più evidenti in

autunno quando i loro attacchi, in mancanza di tessuti

giovani e ricchi di linfa, si concentrano sui frutti dalla

polpa zuccherina e sugli ortaggi, specie i pomodori.

OVIDUTTO:

Canale membranoso, nella cui cavità cadono uova, che

dall'ovaia si staccano, e per esso, come per condotto

voltolandosi,si conducono all'utero.

OLEANDRO o NERIUM OLEANDER:

L'oleandro (Nerium oleander L., 1753) è

un arbusto sempreverde appartenente

alla famiglia delle Apocynaceae. È forse originario

dell'Asia ma è naturalizzato e spontaneo nelle regioni

mediterranee e diffusamente coltivato a scopo ornamentale.

PRINCIPIO ATTIVO:

Il termine principio attivo indica una sostanza che possiede

una certa attività biologica, includendo tutte le sostanze

dotate di effetto terapeutico (farmaci), benefico (vitamine,

probiotici) o tossico (veleni). I principi attivi possono

essere sintetici - è il caso della maggior parte

dei farmaci -, semisintetici, come per esempio

l'aspirina (acido acetilsalicilico), o naturali, per

esempio alcaloidi ed estratti da piante usate

nella medicina tradizionale o in fitoterapia. Tra queste

ultime molecole è importante ricordare la morfina,

la nicotina, i terpeni (fra cui il carotene), i glicosidi,

come la digossina e molti altri. I principi attivi delle

piante possono essere estratte dal fitocomplesso attraverso

particolari e numerose tecniche estrattive o assunti con

la droga. I principi attivi costituiscono la parte

farmacologicamente attiva dei medicamenti, che sono formati

anche dagli eccipienti.

EMIACETALE:

Gli acetali sono composti organici rappresentati dalla

formula generale R2C(OR') (in cui "R" indica

2

un gruppo idrocarburico).Gli acetali sono derivati dalla

chetone

sintesi di un'aldeide o di un e un alcol. La reazione

fra gruppo aldeidico e gruppo alcolico ha una grande

rilevanza per la formazione della forma piranosica o

furanosica degli aldosi, una delle due classi di glucidi,

caratterizzata dalla presenza di una funzione aldeidica.

Nella sintesi organica vengono spesso utilizzati come gruppi

protettivi per il gruppo carbonilico, in quanto gli acetali,

come gli altri eteri, risultano inerti nei confronti dei

nucleofili, delle basi e dei riducenti. La moderna

definizione IUPAC considera i chetali, composti analoghi

derivati da un chetone e da un alcol, come una sottocategoria

degli acetali.

GLICOSIDE:

Un glicoside è un composto chimico ottenuto per reazione di

un emiacetale di carboidrati con un alcol. La reazione

è catalizzata da tracce di acido forte e

il carbonio glicosidico, che era

quello anomericodell'emiacetale, risultante è legato a due

differenti gruppi -OR. La parte zuccherina di tali composti è

chiamataglicone mentre quella non zuccherina è

detta aglicone. Il tipico legame caratterizzante sarà O-

glicosidico se implica la presenza dell'ossigeno, come il

classico caso in cui l'aglicone deriva da un alcol, S-

glicosidico nel caso in cui sia implicata la presenza di

un atomo di zolfo (tioglicoside) o N-glicosidico nel caso

delleglicosammine e dei nucleosidi. Quando il glicone è

rappresentato dal glucosio il glicoside viene chiamato

glucoside.Un glicoside risulta stabile in soluzione acquosa

a pH neutro o basico, senza presentare equilibri con forme

anomeriche. In ambiente acido o per azione di enzimi idrolasi

specifici, il legame glicosidico viene scisso con formazione

di anomeri emiacetalici.I glicosidi sono ampiamente diffusi

nel mondo vegetale, dove rappresentano fonti di

immagazzinamento degli zuccheri. L'uomo si serve di tali

composti utilizzandoli principalmente in

campo farmacologico o come additivi alimentari. Ad esempio

glicosidi prodotti dal genere Salix sono una fonte di acido

salicilico, derivati dall'antrachinone presenti in piante

come la senna hanno effetto lassativo mentre

glicosidi cumarinici hanno la proprietà di dilatare

le arterie coronariche. I

glicosidi digitalici digitossina e digossina furono i

capostipite storici dei farmaci antiaritmici. Glicosidi

derivati daiflavonoidi sono conservanti alimentari e

la glucovanillina è un aromatizzante dolciastro,

la glicirrizina è un derivato della liquirizia con potere

dolcificante parti a 50 volte quello del saccarosio, mentre

altre classi di glicosidi sono preminentemente tossici (ad

esempio l'amigdalina è una fonte di cianuro).La formazione di

un glicoside determina una maggiore biodisponibilità,

idrofilicità e stabilità di sostanze a carattere lipofilo,

come ad esempio gli olii essenziali, permettendo la

compartimentazione nel vacuolo e traslocazione

nel citoplasma.

LINNEO:

Carl Nilsson Linnaeus, divenuto Carl von Linné in seguito

all'acquisizione di un titolo nobiliare e noto ai più

semplicemente come Linneo (dalla forma latinizzata del

nome, Carolus Linnaeus) (Råshult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10

gennaio 1778), è stato un medico e naturalista svedese,

considerato il padre della modernaclassificazione

scientifica degli organismi viventi.FirmaLa lettera L., posta

spesso a seguire delle indicazioni di nomenclatura

binomiale nei cataloghi di specie, identifica il cognome

dello scienziato.

INFIORESCENZA:

Nelle Angiosperme i fiori possono essere solitari o si

possono raggruppare in infiorescenze.Il fiore solitario

rappresenta la condizione più semplice ed evolutivamente più

antica, mentre con l'evoluzione si sono sviluppate le

infiorescenze, composte da numerosi fiori.I vantaggi

evolutivi delle infiorescenze sono sostanzialmente due: il

primo è che esse sono più appariscenti ed attirano

maggiormente gli insetti pronubi; il secondo è legato

all'apertura scalare dei fiori dell'infiorescenza, che

permette alla pianta di ricevere polline per un periodo

maggiore.In base alla progressione dell'antesi (momento in

cui avviene la apertura dei fiori) si possono distinguere due

tipi principali di infiorescenze:infiorescenze definite in

cui l'asse principale dell'infiorescenza termina con un apice

fiorale che presto si converte in primordio fiorale bloccando

la crescita; in questo tipo di infiorescenze, solitamente i

fiori si schiudono a partire dall’alto verso il

basso.infiorescenze indefinite in cui l'asse di accrescimento

produce solo fiori laterali o porzioni dell'infiorescenza; in

questo tipo di infiorescenze si schiudono prima i fiori più

in basso e quelli più esterni, e contemporaneamente se ne

formano di nuovi al centro o all’apice.Si possono distinguere

inoltre:infiorescenze semplici, con un singolo asse di

ramificazione (esempio: racemi, spighe,

ombrelle);infiorescenze composte, con due o più ordini di

ramificazione (esempio: cime, pannocchie)

LIGULA:

Con il termine ligula, in botanica, sono indicate due diverse

strutture anatomiche presenti nelle piante.Nelle piante

appartenenti alle famiglie delle Poaceae,

delle Selaginellaceae e in alcune Cyperaceae, è un'espansione

della guaina fogliare, posizionata direttamente sopra il

collare, sulla pagina opposta della lamina fogliare. Può

essere:membranosa, e quindi molto evidente;solo una frangia

di peli;assente.Nell'infiorescenza delle Asteraceae, indica

dei petali molto sviluppati e rivolti verso l'esterno

del capolino.

PRETOSELINUM ORTENSE:

Il prezzemolo, originario dell'area del Mediterraneo e

dell'Asia occidentale è una pianta coltivata in quasi tutti

gli orti del mondo ed è molto apprezzata sia per le sue

proprietà aromatiche che per quelle medicinali.

(PATATA):

La patata (Solanum tuberosum L.) è

una pianta erbacea appartenente

alla famiglia delle Solanaceae(Dicotiledoni), originaria

del Perù, della Bolivia, del Messico e del Cile e portata

in Europa dagli spagnoli nelXVI secolo intorno al 1570. Non

si conoscono varietà spontanee né si sa da quale specie

originaria di Solanumsi sia originata la patata edule.

NIGELLA DAMAMSCENA:

La nigella (Nigella damascena) è una ranuncolacea annuale che

può raggiungere i 50 cm d'altezza, anche se spesso si attesta

sui 30-40 cm. Presenta sepali azzurri delicati, da 5 a 25 per

fiore, che possono essere azzurri, rosei, bianchi. se si

eliminano i fiori mano a mano che appassiscono si potrà

prolungare la fioritura di questa pianta che di norma

fiorisce solo tra maggio e giugno. Un altro trucco è quello

di scaglionare le semine, iniziando ad aprile e proseguendo

fino a giugno.

PEDICULUS UMANUS(PIDOCCHIO):

Il pidocchio del corpo (Pediculus humanus

corporis o Pediculus humanus humanus Linneo, 1758) è una

specie di pidocchio che infesta anche l'uomo,

causando pediculosi.In base a recenti analisi del DNA

mitocondriale, parrebbe che questo animale si sia originato

circa 107.000 anni fa a partire dall'affine pidocchio del

capo (Pediculus humanus capitis), trovando un ambiente adatto

al proprio sviluppo grazie alla diffusione degli indumenti.In

realtà, le due sottospecie (quella del capo e quella del

corpo) sono praticamente indistinguibili fra loro e, allevate

in laboratorio, si accoppiano senza problemi, dando prole

fertile ed interfeconda. La differenza principale fra le due

sta nel fatto che, mentre il pidocchio del capo deposita le

proprie uova (dette lendini) alla base del capello, il

pidocchio del corpo attacca le proprie uova alle fibre dei

vestiti. In natura, le due sottospecie occupano

due habitat differenti e raramente vengono a contatto,

peraltro non accoppiandosi mai fra loro.

BELLIS PERENNIS(MARGHERITA):

La Pratolina comune (nome scientifico: Bellis

perennis L., 1753) nota come margheritina comune è

una specieappartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto

comune in Europa.

ARBOREO:

D’albero, di alberi; che ha aspetto o natura d’albero.

IPOGEO:

che vive,che si sviluppa sottoterra.

EPIGEO:

si dice di pianta o animale che vive sulla superficie del

suolo.

FUSTO: Il fusto, detto anche caule, è la struttura portante

delle piante. È un organo caratterizzato dall'alternanza di

sistemi di nodi, i punti a livello dei quali si inseriscono

le foglie, e internodi, i segmenti di fusto compresi tra due

nodi consecutivi. Il fusto collega radici e foglie mediante

i tessuti conduttori che hanno la funzione di

trasportare acqua e sali mineral conduttori. Il fusto può

essere suddiviso in diverse zone corrispondenti ad aree

diverse della pianta e a tempi differenti di crescita

dell'organo:

apicale

•Zona di distensione e differenziazione

•Zona primaria

•Struttura secondaria

•Struttura

FOGLIE:

In botanica, la foglia è un organo delle piante specializzato

per la fotosintesi. Per questo scopo, una foglia è

normalmente piatta e sottile, per poter così esporre

i cloroplasti, contenuti nelle cellule del parenchima

fotosintetico, alla luce del Sole e far sì che la luce

penetri completamente nei tessuti.Le foglie sono inoltre gli

organi in cui, nella maggior parte delle piante, hanno luogo

la respirazione, la traspirazionee la guttazione (fuoriuscita

d'acqua che permette la traspirazione quando le condizioni

atmosferiche sono sfavorevoli).Le foglie possono

immagazzinare alimenti e acqua ed in alcune piante le loro

forme sono modificate per altri scopi. Strutture simili a

foglie - e denominate fronde - si trovano nelle felci.

OLEA EUROPEA:

L'olivo o ulivo (Olea europaea L.) è una pianta da frutto.

Originario del Vicino Oriente, è utilizzato fin

dall'antichità per l'alimentazione. I suoi frutti, le olive,

sono impiegate per l'estrazione dell'olio e, in misura

minore, per l'impiego diretto nell'alimentazione. A causa

del sapore amaro dovuto al contenuto in polifenoli, l'uso

delle olive come frutti nell'alimentazione richiede però

trattamenti specifici finalizzati alla deamaricazione

(riduzione dei principi amari), realizzata con metodi vari.

CORSIVO:

In tipografia il corsivo, detto anche italico o aldino, è un

tipo di carattere basato sulla forma stilizzata

dellascrittura corsiva. Da questa ad esempio prende la

leggera inclinazione a destra.

SIBILLARIA TUBAEFORMIS:

Nome comune Meleagride alpino con fusto alto 15-30 cm,

eretto o leggermente arcuato; nella metà superiore con 5-8

foglie lineari, larghe fino a 8 mm alquanto glauche e

ottuse. Fiori singoli, campanulati, sempre penduli. I 6

tepali sono largamente lanceolati, ad apice ottuso, con una

fossetta nettarifera lineare sopra la base. Fiori bruno

rossicci e variegati (ricordano una scacchiera). Fiorisce

tra giugno e luglio. È una specie Endemica W-alpica; in

Trentino censita solo per Malga Bondolo, Romantera e per il

M. Caplone.

RADICI:

La radice è l'organo della pianta specializzato

nell'assorbimento di acqua e sali minerali dal terreno,

fondamentali per la vita delle piante. Ha anche funzioni

principali di ancoraggio e di produzione

di ormoni(citochinine e gibberelline) che segnano il forte

legame tra lo sviluppo della radice e lo sviluppo del

germoglio.La radice principale è formata da:

1.colletto: è il punto di inizio della radice. Viene detto

colletto ispirandosi in modo figurativo al nostro corpo, in

quanto luogo di passaggio di sostanze tra la testa e il

corpo.

2.asse: è la radice principale dove si ramificano tutte le

altre radici secondarie.

3.zona pilifera

4.pileoriza e sue differenti tipologie:

1.ramosa, detta così perché è strutturata come un albero

sottosopra.

2.tuberiforme

3.fascicolata

4.a fittone, come la carota

5.avventizia, tipo l'edera

6.aerea.

RADICI TUBIFORME:

Le radici tuberiformi (anche dette radici

tuberizzate o radici succulente o rizotuberi o bulbotuberi)

sono particolari radici laterali modificate e dalla forma

ingrossata che fungono da organo di riserva in quanto

raccolgono al loro interno acqua e altre sostanze utili al

sostentamento della pianta. Svolgono dunque funzioni

analoghe a quelle dei bulbi e dei tuberi (con i quali sono

anche morfologicamente simili), ma a differenza di questi se

separate dal fusto non possono dare vita ad una nuova pianta

pollinifera.

in quanto prive di capacità

RADICE FASCICOLATA:

La radice fascicolata è una conformazione dell'apparato

radicale delle piante caratterizzate dallo sviluppo uniforme

di numerose radici non ramificate, partenti dallo stesso

punto. Non si distingue, perciò, un asse principale in cui si

inseriscono le radici secondarie.Questa conformazione si

riscontra in gruppi sistematici specifici (ad esempio, la

generalità delle Monocotiledoni), tuttavia si riscontra

spesso anche in specie a radice fittonante come condizione

acquisita secondariamente o determinata da contesti

particolari, come ad esempio i seguenti:

1.Trasformazione dell'apparato fittonante in apparato

fascicolato per lo sviluppo secondario di radici avventizie

originate da meristemi secondari: questa condizione è

frequente nelle specie arboree, che hanno radice fittonante

nelle prime fasi di vita e, successivamente, fascicolata.

2.Sviluppo di un apparato fascicolato per autoradicazione:

questa condizione si verifica sistematicamente in tutte le

forme di riproduzione vegetativa, spontanea, come, ad

esempio, la formazione di radici nei nodi

degli stoloni della fragola, o artificiale nelle varie

tecniche di riproduzione per parti di pianta

(talea, margotta, propaggine, ecc.). In quest'ultimo caso le

radici originano da meristemi secondari differenziati dal

callo nel corso dellarizogenesi.

3.Sviluppo di un apparato fascicolato di sostituzione a causa

di traumi a carico del fittone. Questa condizione si verifica

sistematicamente in occasione di un trapianto o di un

travaso: l'estirpazione di una pianta, anche in caso di

prelievo con pane di terra, comporta quasi sempre la rottura

del fittone e delle radici secondarie e la loro

devitalizzazione. La pianta reagisce, in sede di

affrancamento, con l'emissione di nuove radici avventizie che

faranno assumere all'apparato una struttura fascicolata.

Da un punto di vista agronomico, le graminacee pratensi sono

considerate miglioratrici della struttura del terreno grazie

al loro apparato radicale fascicolato.

RADICE A FITTONE:

Il fittone è la radice principale dell'apparato radicale

delle piante dicotiledoni e gimnosperme.

Si presenta come una grosso corpo cilindrico a carattere

legnoso che scende verticalmente dal fusto della pianta,

assicurando ancoraggio e stabilità alla pianta, oltre al

normale scopo di trasporto delle sostanze nutritive al corpo

emerso del vegetale. Un esempio di fittone è la parte

arancione delle carote impiantate saldamente nel terreno

grazie ad esso. Altra pianta con radice fittonante è il

girasole, che grazie a questa struttura intercetta bene

l'acqua del terreno, rendendosi così quasi "autonomo" per

quanto concerne l'approvvigionamento

idrico.Nelle eudicotiledoni sono presenti radici che si

spingono in profondità in modo molto caratteristico. Una

radice centrale, infatti, raggiunge la profondità del suolo

lasciandosi dietro delle radici laterali le quali si

dividono, ulteriormente, in piccole radici. Le radici a

fittone scavano nel terreno cunicoli il cui rapporto parte

epigea/radice arriva a 1:10; per ogni metro di pianta

quindi, si sviluppano circa dieci metri di radici. Le piante

messe in vaso spesso perdono la capacità di penetrare il

suolo fino alle falde per l'atrofizzazione del fittone, una

pianta d'albicocco che abbia penetrato dalla nascita il

terreno può raggiungere gli 800 anni di vita.

RADICE AVVENTIZIA:

In botanica, radici avventizie sono quelle radici che non si

formano in strutture della radice primaria

(es. fusto, foglie) dette radici fascicolate, ma

dameristemi secondari. Formano il sistema radicale di

molte Gramineae e spesso servono come ancoraggio a substrati

spesso verticali (es. Edera, Ficus). Esse sono degli organi

definiti eterotopici poiché si originano da luoghi diversi da

quelli che gli sono propri. Radici avventizie sono presenti

nelle:Monocotiledoni, Lycophyta, Isoetes, Equisetales, Felci,

Bambuseae.

RADICE AEREA:

Per radici aeree si intende il comportamento degli organi

radicali di una pianta di svilupparsi al di fuori dal terreno

crescendo in altezza e non in profondità. Radici di questo

genere sono comuni ad alcune specie di piante tropicali o

comunque di piante che vivono in habitat particolarmente

umidi. Le radici aeree assorbono acqua ed ossigeno

dall'ambiente circostante senza la necessità di crescere in

profondità per raggiungere fonti di acqua più abbondanti. Un

esempio di piante con radici aeree sono le specie della

famiglia delle orchidee, piante che sono appunto originarie

delle zone tropicali e sub-tropicali del globo.

Tipi di radici aeree

Radici aeree pneumatofore di unamangrovia sulle rive del

parco nazionale dell'isola di Bali in Indonesia.

Le radici aeree si classificano in base alla loro funzione

che non sempre si limita a quella trofica:

aeree di supporto: servono alla pianta come sostegno

•Radici

esplicando la loro capacità di aderire ai vari substrati

(rocce, pareti, fusti di alberi) per veicolare in genere un

accrescimento verticale. Un esempio è quello dell'edera,

pianta rampicante della famiglia delle Araliaceae.

aeree di propagazione (stoloni): vengono definite

•Radici

impropriamente "radici" nonostante siano ramilaterali

specializzati. Sono caratteristiche di piccole piante e

crescono generalmente parallele al terreno. Hanno significato

riproduttivo: lo stolone può presentare una gemma da cui si

originerà un secondo individuo clone del primo. Un esempio è

quello delle piante del genere fragaria (fragole) e del

genere Chlorophytum (falangio).

aeree pneumatofore: radici aeree specializzate in

•Radici

grado di assorbire ossigeno dall'ambiente epigeo. Sono

caratteristiche di substrati eccessivamente ricchi di acqua,

come spiagge o paludi (radici pneumatofore sono

caratteristiche di molte specie di piante acquatiche).

ROBERT MAYER:

Julius Robert von Mayer (Heilbronn, 25

novembre 1814 – Heilbronn, 20 marzo 1878) è stato

un medico e fisico tedesco.

DEFINIZIONE DI FOTOSINTESI SECONDO MAYER:

è la via di sintesi di molecole organichge,rappresentati da

carboidrati a partire da acqua(H O) e anidride carbonica

2

(CO ),utilizzando l'energia luminosa proveniente dal sole.

2

RUBUS ULMIFOLIUS:

Il rovo (Rubus ulmifolius Schott, 1818) è una pianta spinosa

appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

GEMMA: La gemma è un organo vegetativo che rappresenta il primordio

di un nuovo asse vegetale, da cui possono avere

origine foglie, rami e fiori.È cioè un germoglio in via di

sviluppo in cui è possibile distinguere:

cono vegetativo, breve asse a forma conica, formato

•un

da cellule meristematiche, che rappresenta l'apice del

germoglio

fogliari, situati sui fianchi del cono vegetativo,

•abbozzi

diventano più sviluppati man mano che si allontanano dalla

parte apicale e daranno origine allo sviluppo delle foglie

dei rami, posti all'ascella degli abbozzi fogliari;

•primordi

si organizzeranno in complessi meristematici uguali alla

gemma e si svilupperanno in organi assili: i rami.

ABETE: Comunemente con abete si intende:

bianco, albero sempreverde

•Abete rosso (peccio comune), albero sempreverde

•Abete

Il nome si applica anche ad altri alberi dei

generi Abies, Pseudotsuga e Picea.

CADUCIFOGLIE:

Gli alberi caducifoglie sono piante nel cui ciclo vitale è

compresa una fase in cui i rami si spogliano delle foglie e

rimangono nudi.Questo processo avviene durante i mesi

freddi: dalla fine dell'autunno fino alla primavera, quando

le gemme (che sono nate durante l'inverno) si sviluppano

producendo nuove foglie.Si tratta per la maggior parte di

alberi latifoglie, ovvero dotati di foglie con superficie

estesa.Durante il periodo di caduta delle foglie esse

assumono colorazioni che virano dal giallo al rosso al

marrone, in seguito all'azione di pigmenti specifici che

agiscono stimolati dalle basse temperature.

BRODO PRIMORDIALE:

Il brodo primordiale è una soluzione molto calda di acqua e

molecole carboniose che avrebbe interagito con i componenti

chimici dell'atmosfera terrestre primitiva

(metano, idrogeno, ammoniaca), per dare origine alle prime

molecole organiche, in condizioni anaerobiche a causa della

mancanza di ossigenonell'atmosfera, in un processo ipotizzato

per la prima volta dal biochimico russo Aleksandr Oparin. Col

passare del tempo queste molecole sarebbero diventate sempre

più complesse fino ad arrivare ai coacervati formati dai

primi nucleotidi ed enzimiIl processo fu poi dimostrato in

laboratorio dal chimico americano Stanley Miller, facendo

interagire un brodo primordiale simulato con i componenti

chimici dell'atmosfera primitiva, attraverso

scariche elettriche che simulavano quelle prodotte

da fulmini, eruzioni vulcaniche e meteoriti presenti

nell'ambiente terrestre primitivo.

IL CICLO DELL'ACQUA:

Il ciclo dell'acqua — conosciuto tecnicamente come ciclo

idrologico — consiste nella circolazione dell'acqua

all'interno dell'idrosfera terrestre, includendo i

cambiamenti di stato fisico dell'acqua tra la fase liquida,

solida e gassosa. Il cicloidrologico si riferisce ai continui

scambi di massa idrica tra l'atmosfera, la terra, leacque

superficiali, le acque sotterranee e gli organismi. Oltre

all'accumulo in varie zone (come gli oceani che sono le più

grandi zone di accumulo idrico), i molteplici cicli che

compie l'acqua terrestre includono i seguenti processi

fisici: evaporazione,condensazione, precipitazione, infiltraz

ione, scorrimento e flusso sotterraneo. La scienza che studia

il ciclo dell'acqua è l'idrologia.

RICETTACOLO:

Il ricettacolo o talamo è l'ingrossamento posto all'apice

del peduncolo, che costituisce la base sulla quale si

inseriscono i verticilli del fiore. Rigonfiamento sul quale

sono inseriti i vari organi del fiore.

PEDUNCOLO(BOTANICA):

Il peduncolo – o asse floreale – è, in botanica, un piccolo

ramo più o meno lungo alla cui estremità si trova il fiore o

un insieme di fiori; può essere sia ascellare che terminale

a seconda della posizione in cui è inserito nel ramo. Spesso

la sommità del peduncolo del fiore si allarga in una

struttura dettaricettacolo. È detto invece pedicello il

peduncolo di ogni fiore in una infiorescenza.Curiosamente,

talvolta, e specie per certi tipi di piante (come ad esempio

l'Anacardium), il peduncolo può subire una trasformazione

tale da svilupparsi in modo da diventare ancora più grande

del fiore stesso.Assume in tal modo le sembianze di un falso

frutto.

VERTICILLO:

Verticillo è un termine botanico che fa riferimento

all'insieme di elementi di una pianta (tre o

più foglie, rami o altri organi) inseriti sullo stesso asse e

sullo stesso piano, che spuntano da un stelo allo stesso

livello.

PISTILLO:

In botanica è il gineceo del fiore, ovvero l'insieme di

tutti i suoi elementi femminili. Può essere formato da uno o

più carpelli saldati insieme; in tal caso, prende il nome

di sincarpo. Molti fiori hanno però pistilli indipendenti

così che il gineceo viene definito apocarpo.Ecco le parti

distinte che formano il pistillo:

1.l'ovario, che costituisce la parte inferiore; all'interno

ci sono una o più cavità dette "loculi" che contengono gli

ovuli in attesa di essere fecondati e quindi di trasformarsi

in semi; è destinato a trasformarsi in frutto;

2.uno o più stili, saldati in cima all'ovario; ciascuno porta

alla sua sommità uno o più stimmi; lo stilo può anche

mancare;

3.lo stimma, che sta alla sommità dello stilo, oppure, in

mancanza di questo, si trova direttamente sopra l'ovario,

nel qual caso è detto "sessile"; ha la funzione di

accogliere il polline (gameti maschili) che feconderà gli

ovuli .

GINECEO:

Il gineceo, anticamente chiamato

anche pistillo (lat. pistillum: mano del mortaio), è la parte

femminile dei fiori nelle piante angiosperme. È il

quarto verticilloin un fiore completo.

STAME: Gli stami costituiscono l’androceo (parte fertile maschile)

del fiore delle Angiosperme e possono essere liberi o

riuniti in gruppi. Sono inseriti nel ricettacolo.Uno stame è

composto dal filamento col quale esso si inserisce sul

supporto e dall’antera formata a sua volta dalle loggedove

maturano i granuli pollinici.Gli stami possono essere liberi

o saldati per i filamenti:

formano un solo gruppo gli stami sono

•quando

detti monadelfi e tutti i filamenti sono saldati a formare

una specie di tubo

gli stami formano due gruppi sono detti diadelfi

•se si formano molti gruppi di stami sono detti poliadelfi.

•se

A seconda della lunghezza gli stami si dicono:

se tutti della stessa lunghezza

•omodinami se sono 4, (2 + lunghi, 2 + brevi)

•didinami se sono 6, 4 + lunghi, 2 + brevi

•tetradinami

Se gli stami sono sterili prendono il nome di staminodi.

A seconda del numero degli stami i fiori si dicono:

se posseggono un solo stame,

•monoandri

con due,

•diandri con molti stami.

•poliandri

CALICE:

Il calice è il

primo verticillo del perianzio nel fiore delle Angiosperme.

È composto da pezzi fiorali detti sepaliin genere di colore

verde. A seconda della fusione dei sepali si distinguono due

tipi di calice:

gamosepalo: composto da sepali saldati almeno alla

•calice

base a formare un unico pezzo fiorale;

dialisepalo: composto da sepali liberi, inseriti

•calice

singolarmente sul ricettacolo.Il calice, a seconda del suo

sviluppo, può essere:

(si stacca precocemente)

•caduco (si conserva col frutto)

•persistente (si accresce fino a formare un involucro

•accrescente

membranoso attorno al frutto);per quanto riguarda la forma

il calice può essere descritto come:

•cilindrico

•campanulato

•urceolato

•vescicoloso

(ad elmo)

•galeato

PETALO:

Petalo è il nome che si dà a una foglia che ha subito nel

tempo una metamorfosi e che, riunita ad altre, forma

l'insieme della corolla di un fiore. Nel loro insieme, i

petali, oltre ad avere diverse profumazioni, sono la parte

più bella e vistosa del fiore.La parte ristretta del petalo –

quella innestata nel ricettacolo della corolla – è

detta unghia, mentre la parte più larga, che si espande

all'esterno, ha il nome di lamina o lembo. Alla base del

petalo si trova spesso il nettario, la ghiandola che secerne

il nettare. I petali, una volta riuniti in corolla, sono la

parte più bella e vistosa del fiore.Il petalo può avere forme

e colori svariati (quelli verdi si dicono petali sepaloidi);

al tatto si presenta vellutato (grazie alla presenza

della papilla) e fine; può essere tuttavia anche carnoso

oppure sottilissimo; alcuni hanno margini dentellati e

sfrangiati, altri sono lisci; può essere di forma irregolare

o regolare.Nel loro insieme i petali hanno una funzione di

protezione per stami e pistilli (le parti fertili del fiore)

e sono inoltre, con il loro profumo, un'attrazione per gli

insetti i quali, poggiandosi all'interno della corolla e

succhiando il nettare, provvedono all'impollinazione dando

vita al processo di moltiplicazione della specie.

OVARIO:

In botanica l'ovario è una parte del gineceo, quella che

contiene gli ovuli da fecondare e ne costituisce la parte

inferiore.

SOLANUM MELONGENA:

La melanzana (''Solanum melongena'' L.) è una pianta

appartenente alla famiglia delle Solanaceae, coltivata per

il frutto commestibile.

SOLANUM LICOPERSICUM:

Il pomodoro (Solanum lycopersicum, L. 1753 - identificato

secondo il regolamento fitosanitario

internazionaleLycopersicon esculentum (L.) Karsten ex Farw.

(cfr. classificazione botanica), della famiglia

delle Solanaceae, è una pianta annuale i

cui frutti - bacche plurisperme dal caratteristico colore

rosso - sono alla base di molti piatti della cucina italiana.

LACINIA:

In anatomia, zoologia e botanica, formazione piatta,

allungata o frastagliata.

PICCIOLO:

Picciolo, o picciuolo, è un termine relativo alla botanica e

che deriva dal latino petìolus. Costituisce la struttura che

sostiene la foglia.La sua funzione è duplice: meccanica, in

quanto permette il movimento della foglia che viene mossa dal

soffiare del vento; e da collegamento, perché unisce la

foglia al fusto permettendo la connessione dei fasci

vascolari che, diramandosi, formano la sua nervatura.Il

picciuolo ha forma più o meno cilindrica che si allarga alla

base e può essere più o meno lungo a seconda del tipo di

pianta; a volte è di diversa lunghezza anche nella stessa

pianta: in tal caso si presenta più lungo nella parte

inferiore - in modo da dare più luminosità al tessuto

fogliare - e più corto nella sua parte superiore.sezione di

picciolo fogliare diEichhornia crassipes che mostra il

parenchima responsabile del galleggiamento della pianta

L'anatomia del picciolo è piuttosto semplice, dall'esterno si

cribro-

trovano i seguenti tessuti:epidermide;parenchima;fasci

vascolari(uno o pochi, di tipo collaterale chiuso o aperto nel

caso in cui si verifichi un debole accrescimento

secondario.Il picciolo presenta inoltre elementi di tessuto

meccanico, principalmente collenchima.In alcuni tipi di

piante il picciuolo subisce delle trasformazioni, ad esempio:

alcune piante acquatiche (es. Eichhornia crassipes) può

•in

arricchirsi di parenchimi aeriferi funzionando da organo di

galleggiamento

altre ha alla base un cuscinetto (rigonfiamento basale

•in

parenchimatico detto pulvino) che consente alla foglia quei

movimenti caratteristici (nastie)

altri casi ancora il picciuolo può assumere aspetto di

•in

foglia e viene perciò detto fillodio.

FOENICULUM VULGARE:

Il finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) è una pianta

erbacea mediterranea

della famiglia delle Apiaceae(Ombrellifere).Conosciuto fin

dall'antichità per le sue proprietà aromatiche, la sua

coltivazione orticola sembra che risalga al1500.

VITIS VINFERA:

La vite comune o vite euroasiatica (Vitis vinifera L., 1753)

è un arbusto rampicante della famiglia Vitaceae.È

la vite sensu lato coltivata di maggior diffusione,

attualmente presente in tutti i continenti ad eccezione

dell'Antartide. In Europa è coltivata nelle regioni centrali

e meridionali; in Asia nelle regioni occidentali

(Anatolia, Caucaso, Medio Oriente) e in Cina;

in Africa nelle regioni settentrionali e in Sudafrica;

inNordamerica in California, Messico e alcune aree

circoscritte (Nuovo Messico, Stato di New York, Columbia

Britannica);

in Sudamerica in Cile, Argentina, Uruguay e Brasile;

in Oceania in Australia e Nuova Zelanda.

RUSCUS ACULEATES:

Il Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) è un

basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse,

appartenente allafamiglia delle Ruscaceae.

CENTELLA ASIATICA:

La Centella asiatica, detta volgarmente anche "tigre del

prato", è una pianta officinale appartenente

alla famigliadelle Apiaceae o Ombrellifere. Originaria del

continente asiatico della fascia pantropicale, cresce anche

inAustralia ed in Africa, soprattutto in ambienti umidi e

paludosi. Oggi è diffusa particolarmente in India.

GINKO BILBOA:

Ginkgo biloba L. è un fossile vivente ed unica specie ancora

sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae ma anche dell'intero

ordine Ginkgoales (Engler 1898) e della divisione delle

Ginkgophyta.Appartiene alle Gimnosperme: i semi non sono

protetti dall'ovario. Le strutture a forma di albicocca che

sono prodotte dagli esemplari femminili non sono frutti. Sono

semi ricoperti da un involucro carnoso. È un albero

antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni

fa.La pianta, originaria della Cina, viene chiamata

volgarmente ginko o ginco o albero di capelvenere. Il nome

Ginkgo, deriva probabilmente da un'erronea trascrizione del

giapponese

botanico tedesco Engelbert Kaempfer del nome ginkyō

銀杏 銀

derivante a sua volta da quello cinese "yin-kuo" ( yin

杏 銀杏

«argento» e xìng «albicocca»; yinxìng «albicocca

d'argento»).Questo nome è stato attribuito alla specie dal

famoso botanico Carlo Linneo nel 1771 all'atto della sua

prima pubblicazione botanica ove mantenne quell'erronea

trascrizione del nome originale. Il nome della specie

(biloba) deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento

alla divisione in due lobi delle foglie, a forma di

ventaglio.

PIANTA MEDICINALE:

Una pianta medicinale, secondo la Organizzazione Mondiale

della Sanità (OMS), è un organismo vegetaleche contiene in

uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a

fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi

di specie farmaceutiche.Nell'insieme si va sempre più

affermando il concetto di fitocomplesso, quale insieme di

sostanze di origine vegetale non riproducibili per sintesi

chimica.Il fitocomplesso va inteso come l'insieme di una

quantità di principi attivi, noti e non, farmacologicamente

attivi, e di sostanze che aiutano l'azione dei primi, pur

essendo di per sé queste ultime farmacologicamente inattive.

L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e

dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del

fitocomplesso.Sempre secondo l'OMS circa il 25% dei moderni

farmaci usati in USA sono di origine vegetale; inoltre sono

7.000 circa i composti medici, presenti nella moderna

farmacopea, derivati da piante.

EMISINTESI:

processo di sintesi non completo anche di piante che se

assunte direttamente provoca,nell'organismo

vivente,modificazioni funzionali,previene o cura stati di

malattia,ristabilisce o corregge funzioni organiche.

OKAPIA:

L'okapi (Okapia johnstoni, P.L.Sclater 1901) è la specie

animale vivente più prossima alla giraffa ed è diffusa

nelle foreste pluviali del fiume Congo nella zona nord-

orientale della Repubblica Democratica del Congo. È stato

osservato la prima volta dall'esploratore Stanley nel 1888,

ma descritto per primo da Harry Johnston nel 1901dopo che

furono mandate delle sue pelli a Londra.

FRUTTO:

Il frutto in termini botanici è il prodotto della

modificazione dell'ovario a seguito della fecondazione. Il

significato biologico del frutto è fornire protezione,

nutrimento e mezzo di diffusione al seme che contiene.Nel

linguaggio comune ed in cucina, normalmente, per frutta si

intendono alcuni tipi di frutti botanici, ad esempio:

drupe: pesche, ciliegie, albicocche;

•le degli agrumi;

•l'esperidio

bacche o loro modificazioni, come gli acini d'uva,

•alcune

i cocomeri ed i pomodori;

pomi: mele, pere.

•i

Le piante partenocarpiche generano frutti apireni, ovvero

senza semi (es. banane, arance, fichi). Se il fiore non viene

impollinato,si stacca dalla pianta nella zona di abscissione.

La crescita dell'ovario è stimolata dall'auxina che blocca il

processo di abscissione del fiore.

FRUTTI CARNOSI:

sono quelli che nella trasformazione hanno immagazzinato

sostanze profumate e zuccherine formando una polpa carnosa; a

maturità assumono colorazioni vivaci e variate, concorrendo

al richiamo di animali disseminatori.

FRUTTI SECCHI:

sono quelli che nella trasformazione perdono il loro

contenuto di acqua e conseguentemente la loro vitalità; a

maturazione compiutala parete del frutto resta secca e

legnosa.

FALSI FRUTTI:

sono quelli che derivano dalla trasformazione non solo

dell'ovario ma anche di altre parti del fiore quali il

ricettacolo, le brattee, gli antofilli ecc. In realtà essi

racchiudono o comprendono il vero frutto.

ALOE: L'Aloe vera (sin.Aloe barbadensis Miller) è una pianta

succulenta della famiglia delle Aloeacee che predilige i

climi caldi e secchi.

CAROTENOIDE:

I carotenoidi sono una classe di pigmenti organici che

possono essere rinvenuti nelle piante o in altri organismi

fotosintetici, come le alghe ed alcune specie di batteri.

Esistono oltre 600 tipi di carotenoidi conosciuti; vengono

normalmente suddivisi in due classi: i caroteni (che sono

idrocarburi quindi privi di ossigeno) e le xantofille (che

invece lo contengono). Sono pigmenti accessori che

nella fotosintesi consentono di assorbire lunghezze d'onda

differenti rispetto alla clorofilla e che proteggono

quest'ultima dalla fotossidazione. La degradazione

ossidativadei carotenoidi produce una particolare specie

di alcheni chiamati apocarotenoidi, polieni contenenti

gruppi OH, CHO e COOH; la vitamina A (retinolo), per

esempio, è un apocarotene con 20 atomi di carbonio che si

originano per ossidazione del beta-carotene.

CAROTENE:

Il carotene è una provitamina terpenica contenuta

nelle carote e in numerosi vegetali a cui conferisce

colorazione rossa o arancio. Dal suo metabolismo si producono

due molecole di vitamina A.Il carotene è formato da 8

unità isopreniche ciclizzate agli estremi ed esiste in due

forme dette alfae beta . Il beta-carotene è la forma più

diffusa in natura.Assumere Beta-carotene è meglio rispetto

alla assunzione di retinolo, perché mentre il corpo assume la

quantità di Beta-carotene che gli serve, espellendo quella in

eccesso, non può fare lo stesso col retinolo, che, in

eccesso, può danneggiare fegato e altri organi, essendo

tossico a dosi elevate. La quantità massima di retinolo-

equivalente che una persona adulta può assumere in una

giornata, continuativamente e senza incorrere in rischi per

la salute, è di circa 1,5 mg pro die. 6 mg di beta-carotene

equivalgono a 1 mg di retinolo. Quindi, per calcolare quanto

retinolo equivalente è, ad esempio, contenuto in un bicchiere

di succo di carote da 200 ml (beta-carotene 1,6 mg) si divide

per 6 e si ottiene la quantità di retinolo equivalente.

CARIOSSIDE:

In botanica, con il termine cariosside si indica

un frutto secco indeiscente (frutto che, anche giunto a

completa maturazione, non si apre spontaneamente per fare

uscire il seme) monospermio (contenente cioè un solo seme)

tipico della famiglia delle Graminacee.

INDEISCENZA:

Il termine indeiscenza è usato soprattutto in botanica per

descrivere il fenomeno, che riguarda quegli organi che

giunti a maturità non si aprono per lasciare uscire il

proprio contenuto.Un frutto indeiscente, ad esempio, è

quello che una volta maturo non si apre spontaneamente per

rilasciare il seme.Il fenomeno opposto a quello della

indeiscenza è la deiscenza.

ACHENIO:

Con il termine achenio si definisce un frutto secco con

un pericarpo più o meno indurito (talvolta anche legnoso) e

che contiene un unico seme che è distinto dal pericarpo

stesso.Il frutto è detto indeiscente in quanto a maturazione

il seme non ne fuoriesce.Alcuni acheni dispongono di

caratteristiche che ne facilitano la disseminazione, come il

pappo, una sorta di ciuffo di pelugine a un'estremità del

seme (un esempio è il tarassaco), oppure la samara, in cui

il pericarpo, espandendosi, forma una sorta di ala semplice

(come nel caso del frassino) o doppia (come

negli aceri).Anche l'Ailanthus produce frutti secchi

indeiscenti (samare) che sono un tipo di acheni muniti di

espansioni (ali) che ne facilitano la dispersione anemocora.

TARAXACUM OFFININALE:

Il taràssaco comune (Taraxacum

officinale, Weber ex F.H.Wigg. 1780) è una pianta a fiore

(angiosperma) appartenente

alla famiglia delle Asteracee.L'epiteto specifico ne indica

le virtù medicamentose, note fin dall'antichità e sfruttate

con l'utilizzo delle sue radici e foglie.È comunemente

conosciuto come dente di leone o soffione, o anche con lo

storpiamento del nome intaràssacco.Uno dei nomi comuni del

tarassaco è anche piscialletto (nel nord

Italia pisalét, pisacàn o pisaca' ) poiché ai bambini viene

di solito raccontato che chi lo coglie la notte bagnerà il

letto, da cui il nome. Altri nomi tipici

sonopisciacane e polenta del diavolo, quest'ultimo proprio

di alcune zone del bresciano.

CARICA:

Il genere Carica (Linneo 1753) comprende arbusti e

piccoli alberi sempreverdi (alti fino a 5-10 m), spontanei

nelle regioni tropicali dell'America centrale e meridionale,

tra i quali la papaya (Carica papaya) e altre specie affini.

CARICA PAPAYA:

La papaia o papaya, Carica papaya, L., è

una pianta della famiglia delle Caricacee.Si presenta come un

piccolo albero poco ramificato, potrebbe ramificare in caso

di ferite, con un fusto alto sino a 5–10 m. Il tronco, anche

negli esemplari maturi, ha una consistenza tenera, poco

legnosa, e presenta cicatrici prodotte dalla crescita e

caduta delle foglie superiori. La linfa è di consistenza

lattea e tossica allo stato naturale per l'essere umano,

potendo produrre irritazioni allegiche al contatto con la

pelle.Le foglie, disposte a rosetta all'apice del tronco,

sono larghe, palmato-lobate, 50–70 cm di

diametro.I fiori sono prodotti all'ascella delle foglie.

PAPAINA:

La papaina è un enzima proteolitico, appartenente alla classe

delle idrolasi, che si estrae dal frutto immaturo

della papaia (Carica papaya). Catalizza

l'idrolisi di proteine, con alta specificità per i legami

peptidici, ma con preferenza per gli amminoacidi con catena

laterale ingombrante in posizione P2. Non accetta Val in

posizione P1. Possiede un'azione digestiva superiore

alla pepsina e alla pancreatina, si comporta come

la bromelinadell'ananas.Assunta durante il processo digestivo

di proteine, sciogliendo gli albuminoidi e convertendoli

in peptoni (in sostanze cioè facilmente solubili e

diffusibili, capaci quindi di essere assorbite e assimilate),

si comporterà come un agente catalitico agendo come un

mezzo acido, alcalino o neutro. Ciò è importantissimo per chi

soffre di problemi digestivi a causa della mancanza degli

enzimi nell'organismo e di bassa produzione diacido

cloridrico nello stomaco.La papaina è da taluni considerata

un integratore ideale per chi soffre di problemi digestivi.In

passato veniva usata come surrogato dei fermenti

gastrici.Inoltre viene utilizzata in prodotti cosmetici per

la depilazione avendo il potere di ritardare gradualmente la

ricrescita dei peli del corpo.

BROMELINA:

Il termine generico di bromelina si riferisce a

due enzimi proteolitici (ossia una proteina in grado di

degradare altre proteine in aminoacidi) individuati in Ananas

comosus (famiglia delle Bromeliaceae, da cui il nome).

BROMELLIACEAE:

Bromeliaceae Juss., 1789 è una famiglia di piante

appartenente all'ordine delle Bromeliales.

PEPSINA:

Con il termine generico di pepsina si fa riferimento

ad enzimi appartenenti alla classe delle idrolasi ed alla

sottoclasse EC 3.4.23. Tali enzimi sono solitamente

sintetizzati in forma inattiva (sotto la denominazione

dipepsinogeno) e costituiscono ad esempio i succhi gastrici

contenuti nello stomaco (insieme ad H2O ed HClsecreti

dalle ghiandole dello stomaco, più esattamente dalle cellule

principali).Individuata inizialmente nel 1836 da Theodor

Schwann, la pepsina è il primo enzima animale ad essere stato

descritto. Essa provvede alla digestione parziale

delle proteine (enzima proteolitico), trasformandole in

frammenti più piccoli chiamati peptidi. La digestione delle

proteine deve per forza essere svolta con l'aiuto dell'acido

cloridrico prodotto dalle ghiandole dello stomaco. Le

ghiandole, inoltre, producono un muco che protegge il tessuto

muscolare dall'acido cloridrico. La pepsina è contenuta in

diverse quantità e concentrazione nei succhi

gastrici, bile, saliva, intestino e succo pancreatico.Il

valore ottimale di pH al quale lavora è attorno a 1,5-3,5, ad

una temperatura fra i 37 °C e i 42 °C, condizioni quindi

comparibili l'ambiente in cui opera. Presenta specificità per

i residui:

isoleucina (Ile), leucina (Leu),valina (Val), metionina (Met)

, fenilalanina (Phe), triptofano (Trp). Può

venire inibita tramite un aumento del pH sopra 4-5 oppure con

l'utilizzo di specifici inibitori.La pepsina è il più

importante tra gli enzimi digestivi e, attivata dall' acido

cloridrico, attacca le proteine e le scompone negli

amminoacidi.

PANCREATINA:

La pancreatina è una miscela di enzimi prodotti

dal pancreas di maiale o di bue , fondamentali per una

corretta digestione dei macronutrienti.Tra i fermenti

pancreatici più conosciuti ricordiamo le amilasi per la

digestione dei carboidrati, le lipasi per la digestione dei

lipidi, la tripsina e la chimotripsinaper la digestione delle

proteine.Sotto l'influenza di determinati stimoli

fisiologici, gli enzimi pancreatici vengono riversati nel

tratto iniziale dell'intestino tenue, chiamato duodeno, dove

si completa la digestione ed inizia il processo di

assorbimento.Per quanto detto, è evidente che un'assenza o un

deficit di enzimi pancreatici compromette l'efficacia

digestiva, causando una serie di spiacevoli disordini

intestinali dovuti al mancato assorbimento (steatorrea,

diarrea, flatulenza ecc.). In tutte queste condizioni la

pancreatina si dimostra un prezioso aiuto per il paziente.

CARICACEE:

Le Caricacee (Caricaceae Dumort.) sono una piccola famiglia

di arbusti (raramente liane) diffusi, allo stato selvatico,

in America Centrale e Meridionale e in Africa equatoriale.

Alcune specie sono coltivate in tutte le regioni del mondo a

clima tropicale o temperato.

DROGA: In farmacologia,per droga (dall'olandese droog = anglosasson

e dryg, "[pianta] secca") si intende un prodotto di origine

naturale (vegetale o animale) che contiene delle sostanze

farmacologicamente attive (principi attivi), insieme ad

altre inerti. Le droghe sono oggetto di studio proprio

della farmacognosia.Nel linguaggio comune sono altresì dette

"droghe":le sostanze stupefacenti, sostanze che, in virtù

dei loro effetti farmacologici sul sistema nervoso centrale,

e in particolare sullo stato di coscienza, sono fatte

oggetto di uso non terapeutico, principalmente voluttuario.

L'uso di alcune di queste sostanze può determinare

l'insorgenza di fenomeni di dipendenza fisica e/o psichica

(cfr.tossicodipendenza), oltre che di effetti collaterali,

ed è in genere regolato dalla legge;

spezie, aromi vegetali, in genere secchi, utilizzati

•le

nella preparazione dei cibi, per conferire sapore o profumo.

FARMACOGNOSIA:

La farmacognosia (dal greco pharmakon = farmaco=veleno

e gnosis = conoscenza) è una branca della farmacologia che si

occupa dello studio dell'origine delle droghe di

natura animale o vegetale, approfondendo l'aspetto

della composizione chimica, del commercio e

delle sofisticazioni delle stesse, con particolare attenzione

all'azione farmacologica. Secondo la definizione

dell'American Society of Pharmacognosy, il termine

farmacognosia si riferisce allo studio delle proprietà

fisiche, chimiche, biochimiche e biologiche di farmaci o

sostanze medicinali o potenziali farmaci o potenziali

sostanze medicinali di origine naturale, nonché alla ricerca

di nuovi farmaci da fonti naturali. La farmacognosia studia

inoltre:

1) miglioramenti nella coltivazione delle piante medicinali;

2) nuovi principi identificati nelle droghe; 3) la

valutazione dell’attività terapeutica delle droghe; 4) la

preparazione di forme farmaceutiche a partire dalle droghe.

Le droghe, in prima istanza, vengono classificate in:

comprendenti elementi cellulari e tessuti della

•Organizzate:

pianta d'origine (radici, cortecce, foglie, ecc...)

organizzate: che non comprendono elementi cellulari

•Non

della pianta d'origine (resina, latice, ecc...)

I principi attivi in esse contenuti possono derivare da:

primario: carboidrati, lipidi, proteine e

•Metabolismo

amminoacidi. secondario: comprende tutti quei composti non

•Metabolismo

essenziali alle funzioni fisiologiche primarie della pianta

(derivati del metabolismo primario) ma che svolgono funzioni

accessorie importanti (pigmenti non fotosintetici,

alcaloidi, tannini, ecc...)

EMULSIONE:

L'emulsione è una dispersione, più o meno stabile, di un

fluido sotto forma di minutissime goccioline

o bollicine (fasedispersa) in un altro fluido non miscibile

(fase continua o fase disperdente o veicolo).In altre

parole, l'emulsione è il risultato di due o più liquidi che,

"sbattuti" fra loro, non si miscelano in maniera omogenea

(cioè le due fasi sono distinguibili anche dopo

la miscelazione). L'emulsione è quindi un particolare

"miscuglio meccanico" (o "miscela eterogenea").[1]

La sua stabilità dipende da:

densità delle due fasi;

•la temperatura e la presenza di

•la

sostanze tensioattive (emulsionanti)

presenza di elettroliti

•la

Le emulsioni fanno parte di una classe più generale di

sistemi a due fasi chiamati colloidi.Tipiche emulsioni sono

i sistemi acqua in olio (A/O, dove l'acqua è dispersa in

olio), oppure olio in acqua (O/A, dove è l'olio a essere

disperso in acqua, come per esempio

nella maionese).L'emulsionante può già essere contenuto

nella sostanza da emulsionare (emulsioni naturali) o viene

aggiunto con il veicolo (emulsioni artificiali).Sono

emulsioni naturali, stabilizzate da proteine, il latte e

il burro.Le emulsioni artificiali sono utilizzate in

farmacia (olio di fegato di merluzzo emulsionato), in

cosmesi (creme), nell'industria dei detersivi, dei

lubrificanti, delle vernici, degli insetticidi, e si

preparano mediante emulsionatori, costituiti da recipienti

in cui sono montate una o più eliche che ruotano ad alta

velocità.

LATTICE o LATICE:

Il lattice o latice (dal latino latex = liquido, greco

antico: = resto del vino) è un'emulsione di aspetto

lattiginoso e consistenza collosa, generalmente di colore

bianco, raramente giallo, arancio o rossastro, che si trova

in determinate cellule (i laticiferi) di numerose piante

superiori (euforbiacee, papaveracee, moracee, composite

(Asteraceae), ecc.) e nei funghi del genere Lactarius. La

dizione "Schiuma di Lattice" è, invece, utilizzata

soprattutto con finalità tecniche e spesso utilizzata dagli

addetti ai lavori: i materassi, per esempio, si creano con

la schiuma di lattice che è il composto primario (miscela di

lattice e aria) per cui è possibile procedere alle fasi

della vulcanizzazione per raggiungere il prodotto finito,

solitamente ma genericamente, seppur impropriamente,

denominato "materasso in lattice". I regolamenti comunitari

europei in merito fanno, effettivamente, riferimento alla

sola "schiuma di lattice" per indicare la totalità dei

materassi in lattice e quindi non vi è alcuna differenza

nell'impiego dei termini tra "lattice" e "schiuma di

lattice". Il lattice è un'emulsione complessa. Vi si possono

trovare: alcaloidi, proteine, cellule, enzimi, idrocarburi e

altre sostanze. La composizione del lattice può variare a

seconda della specie o dell'individuo vegetale che lo

secerne. La particolare consistenza è da attribuire alla

presenza degli idrocarburi.Le migliori e più pregiate

qualità di lattice naturale si estraggono dall'Hevea

Brasiliensis nelle foreste tropicali

asiatiche, Malesia e Sri Lanka in particolare. Qualità di

lattice naturale leggermente inferiori si estraggono anche

dall'Hevea Guianensis, dall'Hevea Benthamiana e da altri

alberi produttori di lattice. Il lattice possiede

straordinarie caratteristiche antibatteriche. È in assoluto

il materiale naturale più elastico che si conosca.

Fondamentale caratteristica è la naturale e istantanea

capacità di riassumere la forma originale quantunque

sottoposto a pressione o allungamento. Per tale ragione è il

miglior prodotto per produrre guanti per uso medico o

materassi ergo-anatomici. Questa straordinaria capacità si

riscontra solo nella pelle umana.

Utilizzo industriale:

Il lattice ha oggi trovato larga applicazione industriale.

La maggior parte del lattice estratto dalle piante viene

trasformato in gomma secca.È però in continua crescita

l'utilizzo di lattice da parte dell'industria

trasformatrice. Questa lo utilizza in combinazione con altri

materiali e per fabbricazione di una serie di prodotti uso

comune (come gli articoli igienico-sanitari: preservativi,

guanti sterilizzati, materassi, giocattoli, rivestimenti,

imbottiture, pneumatici, guarnizioni, tappeti, ecc.).

Esistono particolari e pregiatissime qualità di lattice

naturale, quasi esclusivamente provenienti da Sri

Lanka e Malesia, che possono essere deproteinizzate: con

questo costoso trattamento l'insorgenza di allergie al

lattice viene decisamente ridotto. Il trattamento di

deproteinizzazione viene impiegato anche dall'industria dei

materassi in lattice che, ovviamente, avranno un costo più

elevato ma una qualità complessiva molto elevata.

Utilizzo farmacologico:

Il lattice delle piante medicinali, come quello

del papavero, viene estratto per scopi medicinali. Dove

possibile si cerca di produrre per sintesi artificiale gli

stessi principi attivi contenuti nello specifico lattice di

interesse, ma in erboristeria, o in altri settori dove la

coltivazione è gestita come attività produttiva, si utilizza

ancora l'estratto della pianta. Ad esempio, il lattice

della Celidonia o del fico si usa fresco, applicato

direttamente su porri e verruche.

BATTERIOSTATICO:

Un agente batteriostatico è un antibiotico o altro

agente antimicrobico, quali ad esempio alcuni metalli, in

grado di inibire o limitare la replicazione battericasenza

uccidere il microorganismo. L'utilizzo di questi antibiotici

viene fatto per limitare una infezione batterica, ma non per

eliminarla; questo deve essere effettuato dal sistema

immunitario dell'ospite.L'inibizione della replicazione

delle cellule batteriche può avvenire tramite interferenza

con la produzione di proteine batteriche, con la

replicazione del loroDNA o disturbando altri aspetti

del metabolismo batterico, a seconda dell'antibiotico

utilizzato.Questo termine viene utilizzato in

contrapposizione al termine battericida, che si riferisce a

quegli antibiotici che invece causano la morte dei microbi,

hanno cioè azione irreversibile su batteri in attiva

moltiplicazione.Non vi è tuttavia una distinzione netta tra

le due categorie, in quanto, ad esempio, concentrazioni

elevate di alcuni agenti batteriostatici risultano essere

battericide, mentre concentrazioni basse di alcuni agenti

battericidi risultano essere solamente batteriostatiche.

Alcuni antibiotici risultano poi essere batteriostatici per

alcune specie microbiche, e battericidi per altre. Una

ulteriore complicazione è data dall'acquisizione

di resistenza ad un antibiotico da parte di batteri, che ne

cancellano l'azione battericida. Alcune modifiche al

metabolismo batterico apportate dall'acquisizione della

resistenza ad un antibiotico però, limitano o rallentano la

crescita del batterio stesso, rendendo così indirettamente

l'antibiotico un blando batteriostatico.

FICUS CARICA:

Il fico comune (Ficus carica L.) è una pianta xerofila dei

climi subtropicali temperati, appartenente

alla famigliadelle Moraceae. Rappresenta la specie più

nordica del genere Ficus, produce il frutto detto

comunemente fico.

MORACEAE:

Le Moraceae sono una famiglia di piante con fiori,

comprendente circa 40 generi e 1000 specie, diffuse

soprattutto nelle zone climatiche tropicali e subtropicali, e

in misura minore nelle zone temperate. In Italia sono

presenti poche specie quasi sempre di antica introduzione

come piante coltivate.

FICHINA:

La ficina è un enzima proteolitico ottenuto

dal lattice del fico (Ficus carica); come tale, ha la

capacità di idrolizzare i legami peptidici delle proteine,

soprattutto in ambiente acido. Dal punto di vista molecolare,

la ficina è una cistein proteasi (per la presenza

dell'aminoacido cisteina nel sito attivo), al pari

della papaina della papaia, della bromelina del gambo

d'ananas e delle caspasi umane (coinvolte nei fenomeni

apoptotici).

EMMENAGOGO:

Il termine emmenagogo (plurale: emmenagoghi) è utilizzato con

riferimento a quei principi attivi, farmaci, o rimedi

fitoterapici, in grado di stimolare l'afflusso di sangue

nell'area pelvica e nell'utero, e, in alcuni casi, di

favorire la mestruazione. Principi attivi con tali proprietà

possono essere utilizzati nelle cosiddetteterapie emmena

goghe, in quei casi in cui il flusso mestruale sia assente o

rarefatto per cause diverse dalla gravidanza, come

nell'oligomenorrea.L'etimologia proviene dal greco (ta)emmena

= mestrui e agogos = che conduce (fuori).

BECHICHE:

Si definisce bechico qualsiasi principio attivo o droga in

grado di alleviare la tosse persistente e molto fastidiosa.

Il rimedio principe per attenuare la tosse è quello di

assumere farmaci antitussivi come ad esempio la codeina. Il

prodotto bechico viene affiancato da un espettorante quando,

oltre alla tosse, c'è la presenza anche di muco o catarro.

ESPETTORATO:

L'espettorato, conosciuto più comunemente come catarro (dal

Greco "katarrhein": kata- "BASSO" e rhein e "Fluire.") è il

materiale secreto dalle mucose respiratorie (naso, cavo

orale, trachea, bronchi, apparato respiratorio), talvolta

emesso all'esterno tramite la tosse grassa. In condizioni

normali il secreto viene prodotto in quantità assai ridotta e

raggiunge circa i 100 ml nelle 24 ore.

CLOU: punto cruciale, punto culminante.

AMIDO:

L'amido è un carboidrato polisaccaridico che consiste di un

gran numero di unità diglucosio unite tra loro da legame

glicosidico. L'amido puro è una polvere bianca, insapore ed

inodore, che risulta insolubile nell'acqua fredda o

in alcol.L'amido è prodotto dalle piante verdi, dove è

cellule vegetali,

utilizzato come riserva nelle ed è un'importante

fonte alimentare anche per l'uomo. La macromolecola, quando è

disciolta in acqua calda, può anche essere utilizzata in

numerosi processi industriali come agente addensante o

collante.È composto da due polimeri: l'amilosio (che ne

costituisce circa il 20%) e l'amilopectina(circa l'80%). In

entrambi i casi si tratta di polimeri del glucosio, che si

differenziano l'uno dall'altro per la struttura. L'amilosio è

un polimero lineare che tende ad avvolgersi ad elica, in cui

le unità di glucosio sono legate tra loro con legami

glicosidici α(1→4) (tra il sito 1 di una unità e quello 4

dell'unità successiva). L'elica è costituita da 6 molecole di

glucopiranosio (glucosio) per spira, stabilizzate da legami a

idrogeno come nel DNA. L'amilopectina è invece un polimero

ramificato che presenta catene di base di struttura simile

all'amilosio che si dispongono a formare una struttura

ramificata; ogni 24-30 unità di glucosio si innestano catene

laterali attraverso legami α(1→6). L'amilopectina ha una

struttura a grappolo costituita da segmenti di tipo A (15-20

unità di glucopiranosio) e catene di tipo B meno numerose.

Sullo scheletro delle catene di Tipo B si insediano le catene

di tipo A che costituiscono le ramificazioni. L'amilopectina

è caratterizzata da strutture amorfe e strutture cristalline;

le prime sono costituite di legami α(1→6), mentre le

strutture cristalline danno origine a tratti di doppia elica.

L'amilopectina è disposta radialmente con le estremità

riducenti in prossimità del centro dei granuli di

amido.Una molecola di amilosio può contenere sino a 1000

residui di glucosio. L'amilosio lega insieme la struttura più

espansa dell'amilopectina .

AMILOSIO:

L'amilosio è uno zucchero polisaccaride che deriva

dall'unione di centinaia di molecole di α-D(+)-

glucosio (solitamente da 300 a 3000) ed è uno dei componenti

dell'amido (l'altro è l'amilopectina).Il legame tra due unità

adiacenti si forma tra l'atomo di carbonio n°1 e il n°4 delle

due molecole di glucosio con l'eliminazione di una molecola

d'acqua; l'amilosio ha quindi struttura lineare. Il contenuto

in amilosio di un cibo è un indice del livello

di retrogradazione dell'amido subito dall'alimento, fenomeno

al quale è legato il noto processo di raffermamento.Le

molecole di iodio si inseriscono molto bene nella struttura a

elica dell'amilosio, a cui si legano, portandolo ad assorbire

alcune lunghezze d'onda della luce visibile. Mescolando

all'amido una piccola quantità di soluzione iodata (Reattivo

di Lugol), in presenza di amilosio si osserva una colorazione

blu scura, quasi nera.

AMILOPECTINA:

L'amilopectina è un polimero del glucosio, altamente

ramificato, presente nelle piante. È una delle due componenti

dell'amido (l'altra è l'amilosio), ed costituito dall'α-D-

glucopiranosio.Le componenti monosaccaridiche (glucosidi)

sono legate in modo lineare tra loro per mezzo di legami di

tipo α(1→4); le ramificazioni avvengono con legami di tipo

α(1→6), ogni 24-30 unità di glucosio. Nell'amilopectina, il

numero di molecole di glucosio presenti può variare da 2.000

a 200.000.L'idrolisi dell'amilopectina che avviene, tra

l'altro, nel processo della germinazione del seme, comporta

la dissoluzione dei legami α(1→4) ad opera degli enzimi α e

β-amilasi e la conseguente produzione di destrine (segmenti

più piccoli contenenti legami di tipo (1→6) che verranno

successivamente attaccate da altri enzimi detti destrinasi.

Il risultato di ciò, che avviene unitamente alla degradazione

dell'amilosio, sarà la frammentazione di tutto l'amido in

unità più piccole, maltosio e glucosio. Il grado di

metilazione delle pectine tende a diminuire con la fase di

maturazione esempio del frutto. La stabilità dei gel delle

pectina è ricollegata in primo luogo al grado

di metilazione delle pectine, alla presenza dei legami a

idrogeno che stabilizzano la struttura cristallina. Le catene

polimeriche sono in grado infatti di trattenere tra le maglie

della struttura cristallina acqua e altre sostanze che

determinano la stabilità del gel.

CELLULOSA:

La cellulosa è uno dei più importanti polisaccaridi. È

costituita da un gran numero di molecole diglucosio (da

circa 300 a 3.000 unità) unite tra loro da un legame

β(1→4) glicosidico.La catena polimerica non è ramificata.

LIPIDI:

I lipidi (detti anche grassi, dal greco lypos, grasso)

sono molecole organiche, largamente diffuse in natura, che

costituiscono una delle quattro principali classi di

molecole organiche di interesse biologico, insieme a

carboidrati, proteine e acidi nucleici. I lipidi vengono

identificati sulla base delle loro proprietà comuni

di solubilità: sono insolubili in acqua (definiti per

questo idrofobi), mentre sono solubili in solventi organici

non polari, come etere dietilico oacetone, alcoli e

idrocarburi. L'insolubilità in acqua è la proprietà

analitica, che viene usata come base per la separazione dai

carboidrati e dalle proteine.

TRIGLICERIDI:

I triglicèridi detti

anche triacilgliceròli sono esteri neutri del glicerolo e

formati da tre acidi grassi a media o lunga catena. Fanno

parte della famiglia dei gliceridi assieme

ai monogliceridi e digliceridi. Essi costituiscono una parte

importante dell'olio vegetale e del grasso animale.

Il glicerolo è un alcool a tre atomi di carbonio con

un gruppo ossidrilico per ogni carbonio. Gli acidi grassi

sono uniti all'alcool tramite legami estere (tramite

condensazione: con l'eliminazione di una molecola di acqua).

CERA: Con il termine cera ci si riferisce solitamente alla sostanza

secreta dalle api e usata da queste per la costruzione

dei favi, ovvero alla cera d'api.

Più generalmente, con cera si indica una sostanza dalle

seguenti proprietà:

a temperatura ambiente;

•malleabilità

punto di fusione di circa 45 °C (113 °F), che permette di

•un

distinguere le cere da grassi e oli;

viscosità relativamente bassa quando fusa (diversamente

•una

da quasi tutte le materie plastiche);

in acqua;

•insolubile cere possono essere naturali o artificiali.

•idrofobia.Le

Oltre a cera d'api, cera di carnauba (cera vegetale)

e paraffina(cera minerale), sono considerate cere naturali

anche altre sostanze di origine naturale come quella oleosa

secreta all'interno di alcune cavità animali, ad esempio

l'orecchio. Certi materiali artificiali che presentano le

proprietà elencate sopra sono altresì chiamati cere.Dal punto

di vista chimico, le cere sono miscele di esteri, alcoli,

acidi saturi con catena da 14 a 30 atomi di carbonio. Una

cera è un tipo di lipide, si differenzia dai grassi perché

può essere un estere del glicole etilenico con due acidi

grassi, mentre i grassi sono esteri della glicerina con tre

acidi grassi. Altri alcolipossono prendere il posto del

glicole etilenico, a seconda della fonte, e molto

frequentemente si incontrano cere derivate

dall'esterificazione di un alcool monofunzionale a lunga

catena. Le loro caratteristiche apolari e la loro estrema

malleabilità le rendono un materiale molto usato per molte

attività umane. Esse hanno una funzione strutturale ed

impediscono la perdita di acqua per traspirazione.La cera per

incisioni è un impasto di bitume, cera d'api e mastice in

gocce. Viene steso su una lastramatrice, riscaldato

leggermente onde ottenere uno strato uniforme e sottilissimo,

quindi annerito con una

CUTINA:

La cutina è la sostanza cerosa idrofoba presente in maggior

quantità all'interno della cuticola protettiva che ricopre le

parti esterne dei tessuti tegumentari delle piante

prevenendone la disseccazione.È una macromolecola formata

da acidi grassi a lunga catena con gruppi alcolici legati gli

uni agli altri attraverso legami estere, formando in questo

modo unpolimero amorfo di dimensioni e peso molecolare

indefiniti. Si tratta più precisamente, di

un poliestere naturale. Le due famiglie di acidi grassi in

essa contenute sono tipicamente lipidi a catena C16 (acido

palmitico) saturi e lipidi a catena C18 saturi (acido

stearico) o monoinsaturi (acido oleico). Le pareti esterne

delle cellule epidermiche sono incrostate di cutina.Si trova

nella parete secondaria delle cellule vegetali e conferisce

impermeabilità ad acqua e gas e controlla la traspirazione.

Si trova spesso in associazione con le cere (lipidi a lunga

catena) a ricoprire i tessuti esterni di molti organi

vegetali (foglie, frutti).

SUBERINA:

La suberina è un costituente essenziale del sughero e

contribuisce a determinarne le principali caratteristiche.

Si tratta di una sostanza idrofoba depositata, sotto forma

di lamelle, attorno alle cavità lasciate vuote dalle cellule

morte del sughero ed è in oltre presente in molte altre

parti del corpo vegetale.All'interno del tessuto radicale,

essa risulta la principale componente della cosiddetta

"banda di Caspary", una banda continua di materiale ceroso

idrofobo ed isolante posta all'interno delle cellule

dell'endoderma radicale (per l'esattezza, fra la membrana

della cellula e la sua parete primaria) con il compito di

impedire il passaggio di sostanze nel cilindro centrale di

tessuto vascolare per microcapillarità attraverso lo spazio

fra le pareti. In presenza di essa, tali fluidi sono invece

costretti a passare attraverso le membrane selettivamente

permeabili delle cellule endodermiche, venendone "filtrati"

prima del trasporto all'interno dei sistemi vascolari

nell'organismo vegetale.Meccanismi di questo tipo risultano

particolarmente presenti ed efficienti nelle mangrovie che,

vivendo in ambienti marini o paludosi, necessitano di

continua protezione per evitare l'accumulo di sale ed

altri soluti nei loro tessuti neutralizzandone al contempo

la corrosività.All'interno della corteccia, la disposizione

lamellare e la natura chimica della suberina conferiscono al

sughero l'impermeabilità ai gas e ai liquidi, la coibenza,

l'elasticità e la resistenza all'azione degli enzimi secreti

dai parassiti.Dal punto di vista chimico è un poliestere di

acidi organici, come l'acido fellonico e suberinico, uniti a

composti aromatici.Queste due classi di monomeri si

distribuiscono a formare due differenti "domini" della

macromolecola di suberina: la componente aromatica,

contenente principalmente polimeri dell'acido cumarilico e

derivati, si trova di preferenza nelle zone adiacenti o

all'interno della parete cellulare; quella alifatica di

acidi grassi si dispone invece più internamente, nello

spazio compreso fra la parete e la membrana della

cellula.Risulta inoltre documentata la presenza

di glicerolo, con il compito principale di aumentare i

legami chimici sussistenti fra i monomeri che compongono la

molecola e, forse, di interconnettere i due domini della

stessa.La composizione della suberina può comunque variare

pesantemente in rapporto alle diverse specie vegetali che la

producono.

FOSFOLIPIDI:

I fosfolipidi sono lipidi contenenti fosfato. Le molecole di

questa classe di composti organici presentano una

testa polare idrosolubile (cioè solubile in acqua e non

solubile nei solventi apolari) a base di fosfato e una coda

apolare non idrosolubile (cioè non solubile in acqua e

solubile nei solventi apolari).

ACIDO LINOLEICO:

L'acido linoleico (o acido allcis-9,12-ottadecadienoico) è

acido carbossilico diinsaturo

un a 18 atomi di carbonio della

serie omega-6.Si presenta come un liquido incolore,

con punto di fusione -5 °C.La classe di acidi grassi a cui

appartiene sono i precursori chimici che il corpo usa per

creare endocannabinoidi. L'acido linoleico è inoltre il

bioprecursore che l'organismo umano utilizza per la sintesi

di acido arachidonico, che nonostante ciò è anch'esso

un acido grasso essenziale in quanto la sua biosintesi

endogena non è in grado di soddisfare il fabbisogno

dell'organismo.L'acido linoleico è presente in tutti

gli oli vegetali ed è abbondante in molti di questi, tra cui

in particolare nell'olio di semi di Cannabis, l'olio di

cartamo e l'olio di girasole, ma anche, in minor misura,

l'olio di mais, l'olio di soia, nella pianta di caffè verde

e altri. È presente anche in alcuni grassi di origine

animale.L'acido linoleico è uno degli acidi grassi

essenziali e appartiene al gruppo degliOmega 6.

ACIDO ALFALINOLENICO:

L'acido α-linolenico (ALA) è un acido grasso n-3 insaturo

della serie omega-3; è un liquido incolore a temperatura

ambiente. Nella letteratura è anche chiamato 18:3 ω3.

Chimicamente, l'acido alfa-linolenico è un acido

carbossilico con una catena di 18 atomi di carbonio e tre

doppi legami in cis, il primo doppio legame si trova sul

terzo carbonio a partire dalla fine del

gruppo metilenico della catena carboniosa.L'acido α-

linolenico possiede un isomero: l'acido γ-linolenico o GLA,

acido grasso della serie omega-6che presenta tre

insaturazioni in corrispondenza dei carboni 6, 9 e 12 (18:3

ω6).L'acido linolenico è uno dei due acidi grassi essenziali

che gli esseri umani e altri animali devono assumere con gli

alimenti per mantenere uno stato di buona salute; ciò perché

gli organismi lo richiedono per i vari processi biologici,

ed anche perché non può essere sintetizzato, in modo

endogeno, dagli stessi organismi ma occorre assumerlo con

gli alimenti

ACIDO PAMITICO:

L'acido palmitico (acido esadecanoico secondo

la nomenclatura IUPAC) è uno degli acidi grassisaturi più

comuni negli animali e nelle piante. È un solido bianco che

fonde a 63,1 °C e la sua formula chimica è CH3(CH2)14COOH.

Il nome deriva dal fatto che si trova nell'olio di palma, ma

è contenuto anche nel burro, nel formaggio, nel latte e

nella carne.L'acido palmitico è il primo acido grasso

prodotto durante la sintesi degli acidi grassi e da esso

possono essere prodotti acidi grassi a catena più

lunga.Alcuni derivati dell'acido palmitico sono stati usati

durante la seconda guerra mondiale per

produrrenapalm.La riduzione dell'acido palmitico

genera alcool cetilico (o palmitolo o 1-esadecanolo).

ACIDO STEARICO:

L'acido stearico è un acido carbossilico con formula

CH3(CH2)16COOH.A temperatura ambiente (25 °C) si presenta

come un solido, a scaglie bianche più o meno grandi,

dall'odore rancido. Insolubile in acqua, poco solubile

in alcol, solubile in acetone ed etere.Insieme all'acido

palmitico forma la stearina utilizzata per la produzione

di candele e sapone.Se condensato con un glicerolo si

ottiene la molecola della tristearina (non polare), il

principale componente dei grassi biologici.Viene ampiamente

utilizzato come eccipiente in molte preparazioni

farmaceutiche.

VITAMINA D:

La vitamina D è un gruppo di pro-

ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine:

vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme

nella quale la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2

(ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo),

entrambe le forme dall'attività biologica molto simile.

Il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è

sintetizzato negli organismi animali, mentre

l'ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale.La vitamina

D ottenuta dall'esposizione solare o attraverso la dieta è

presente in una forma biologicamente non attiva e deve

subire due reazioni di idrossilazione per essere trasformata

nella forma biologicamente attiva, il calcitriolo.

CORTISOLO:

Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali,

più precisamente dalla zona fascicolata della loro porzione

corticale. È un ormone di tipo steroideo, derivante cioè

dal colesterolo, ed in particolare appartiene alla categoria

dei glucocorticoidi, di cui fa parte anche

il corticosterone (meno attivo).

COLESTEROLO:

Il colesterolo è uno sterolo, cioè una molecola costituita da

quattro anelli policicloalifatici (condensati tra loro in

formazione trans) e una coda alifatica, oltre ad eventuali

gruppi funzionali, come l'ossidrile, che fa sì che il

composto sia un alcol cicloalifatico. La struttura

policiclica di base prende il nome

diCiclopentanoperidrofenantrene.

TESTOSTERONE:

Il Testosterone è un ormone steroideo del

gruppo androgeno prodotto principalmente dalle cellule di

Leydig situate nei testicoli e, in minima parte,

sintetizzato nella corteccia surrenale. È presente anche

nella donna, come prodotto intermedio della sintesi

degli estrogeni. La desinenza -one è dovuta alla presenza di

un gruppo chetonico CO sull'atomo C3 del primo anello del

carbonio [A] dello steroide. Nell'uomo è deputato allo

sviluppo degli organi sessuali (differenziazione del

testicolo e di tutto l’apparato genitale) e dei caratteri

sessuali secondari, come la barba, la distribuzione dei

peli, il timbro della voce e la muscolatura. Il

testosterone, nell'età puberale, interviene anche sullo

sviluppo scheletrico, limitando l'allungamento

delle ossa lunghe ed evitando, in questo modo, una crescita

spropositata degli arti.

CICLOPENTANOPERIDROFENANTRENE:

Il ciclopentanoperidrofenantrene o sterano è

un idrocarburo tetraciclico composto da una molecola

diperidrofenantrene fusa ad un ciclopentano. È la struttura

base degli steroli e degli steroidi come ilcolesterolo o

il cortisolo. La biosintesi dello sterano e dei suo derivati

ha origine dal metabolismo deiterpeni (polimeri composti

dalla fusione di più unità di isoprene ), in particolare

dalla fusione di due unità di farnesil pirofosfato seguito

dal riarrangiamento dello squalene.

GLICOLIPIDI:

I glicolipidi sono delle molecole formate

da oligomeri di carboidrati legati a lipidi.Generalmente

questi tipi di molecole si possono trovare sulle membrane

cellulari che si estende dalla membrana

fosfolipidica all'ambiente acquoso che circonda la cellula.

La loro funzione più importante, non molto differente da

quella delle glicoproteine, è di riconoscere sostanze

chimiche specifiche provenienti dall'esterno aiutando a

mantenere l'equilibrio all'interno della cellula. Ad

esempio, trovandosi sulle pareti dei globuli rossi, sono

decisive per la distinzione dei vari gruppi sanguigni.

Giocano ruoli anche nel formare i tessuti aiutando le

cellule a restare attaccate, ed a fornire energia alla

cellula.Nella seconda metà del XX sec. sono stati

riconosciuti molti glicolipidi con proprietà antibiotiche e

fungicide contro diverse specie di Candida e Pneumocystis,

spesso responsabili di mortalità in pazienti con immunità

compromessa.Tra i glicolipidi più studiati negli ultimi anni

figurano le Papulacandine A, B, C, D, E e le Chaetiacandine.

STEROIDI:

Gli steroidi sono dei derivati ossidati degli steroli:

possiedono il nucleo sterolico (composto da quattro anelli

fusi, tre a sei atomi e uno a cinque), ma non la catena

alchilica. Sono steroidi gli ormoni sessuali

(es.testosterone, diidrotestosterone, estradiolo, progestero

ne), e gli ormoni corticosurrenali (ad

es., cortisolo,androsterone). Gli steroidi sono

biosintetizzati attraverso la via metabolica dell'acido

mevalonico.Caratteristica comune è la presenza dei quattro

anelli di carbonio, 3 cicli a sei atomi [A,B,C] e 1 ciclo

[D] a cinque atomi in disposizione analoga

al ciclopentanoperidrofenantrene.

CUTICOLA:

La cuticola è uno strato di materiale idrofobico composto

da cere e da cutina depositato esclusivamente sulla parte

esterna delle cellule dell'epidermide con funzione

protettiva. Conferisce impermeabilità all’acqua ed, in minor

misura, ai gas atmosferici. La cellula, però, essendo coperta

di cuticola solo sulla faccia esterna, può ricevere acqua e

nutrimento dalle cellule vicine e quindi rimanere vitale.La

cuticola ricopre foglie, giovani rami ed altre parti aeree

ancora prive di periderma. Lo spessore della cuticola varia a

seconda dei climi in cui vive la pianta.La cuticola compare

già nell'embrione della pianta e si trova sulle cellule che

diverranno epidermide nella porzione che originerà la parte

aerea della pianta.

FICUS ELASTICA:

Il Ficus elastica è una pianta arborea originaria delle zone

umide tropicali, allo stato spontaneo è un albero alto più di

30 m, ha grandi foglie ovali verde scuro lucente a volte

screziate di giallo con la punta pronunciata, i germogli

delle foglie sono ricoperti da una brattea protettiva rosa o

rossastra. In vaso fiorisce difficilmente e raggiunge

l'altezza di 2,5 m con forma eretta e decisa. Le variètà più

conosciute sono: la Ficus elastica var. decora e la Ficus

elastica var. variegata, il Ficus elastica è noto come Fico

del caucciù per il lattice bianco usato per la produzione

del caucciù.

IN TOTO:

L'espressione latina in toto, tradotta letteralmente,

significa per intero.Si usa corrispondentemente nella lingua

italiana come avverbio per significare interamente, non

parzialmente.

ABOCA: Aboca è un'azienda specializzata nella coltivazione e

commercializzazione di prodotti naturali per la salute.

Vanta due centri produttivi per un totale di 18.000 mq,

dotati delle più moderne tecnologie, oltre 700 ettari di

coltivazione biologica, un laboratorio chimico specializzato

e 300 dipendenti: questi numeri fanno di Aboca l’azienda

leader in Italia nel settore del prodotto naturale per la

salute sia in termini di know-how che di fatturati.

CUTINIZZAZIONE:

La parete delle cellule che sono disposte sulla superficie

delle foglie o di un giovanissimo ramo (STRATO di EPIDERMIDE)

è protetta nella faccia rivolta verso l’esterno da una

pellicola, detta CUTICOLA che è costituita da CUTINA un

polimero degli acidi grassi. La cuticola conferisce alla

parete utili doti di impermeabilità all’acqua ed, in minor

misura, ai gas atmosferici. La cellula, però essendo coperta

di cuticola solo sulla faccia esterna, può ricevere acqua e

nutrimento dalle cellule vicine e rimane vitale.

BARBABIETOLA DA ZUCCHERO:

La barbabietola da zucchero è una pianta del genere Beta,

appartenente alla famiglia

delleChenopodiaceae (Amaranthaceae secondo

la classificazione APG). Le sue radici contengono un'alta

concentrazione di saccarosio. Per questo è coltivata nella

regioni temperate per la produzione di zucchero e

di etanolo. Fino alla fine del XVIII secolo / inizio XIX

secolo, quando non esisteva ancora un procedimento

industrialmente conveniente per l'estrazione del saccarosio,

la sua era una coltura marginale e se ne usava solo il

fogliame crescente fuori terra ad uso foraggio.

BETA VULGARIS o BARBABIETOLA:

La barbabietola (Beta vulgaris L.) è una pianta del

genere Beta, appartenente alla famiglia delle

Chenopodiaceae (Amaranthaceae secondo la classificazione

APG).Ne esistono diverse qualità: da orto, da foraggio,

destinate all'alimentazione del bestiame, quelle da

zucchero.

SACCAROSIO:

Il saccarosio è il composto chimico chiamato

comunemente zucchero, sebbene a rigore il termine "zucchero"

indichi qualsiasi composto chimico appartenente alla classe

di sostanze note con il nome di "zuccheri"

(o glucidi o carboidrati), alla quale appartiene anche il

saccarosio.Viene estratto nei paesi

europei dalla barbabietola e nel resto del mondo dalla canna

da zucchero. In appositi stabilimenti, chiamati zuccherifici,

dal processo di estrazione si ricava lo zucchero grezzo,

formato da cristalli di colore giallastro dal quale,

attraverso una successiva raffinazione, si ottiene

lo zucchero raffinato o zucchero bianco.Il legame fra i due

monosaccaridi avviene fra i carboni anomerici del glucosio e

del fruttosio(estremità riducenti) in α 1->2, in modo da

formare uno zucchero non riducente.

OLI E GRASSI:

distinzione fra olio e grasso vegetale, con il termine

"olio" che indica un liquido mentre "grasso" un solido.Sono

importanti componenti per l'alimentazione(80% alimentazione

umana,6% alimentazione animale)il resto è impiegato per la

produzione di saponi,detergenti e cere,sia per uso cosmetico

che terapeutico.

OLIO DI MANDORLA:

L'olio di mandorla si riferisce, nella stragrande maggioranza

dei casi, all'olio di mandorla dolce, che risulta essere la

tipologia maggiormente utilizzata per la produzione di tale

prodotto.Al contrario l'olio di mandorla amaro deve essere

impiegato con grande prudenza per via della presenza di

amigdalina, che viene spesso sfruttata per la produzione di

cianuro.Ad ogni modo, l'olio di mandorla si caratterizza per

garantire un gran numero di principi attivi, tra cui

oligoelementi e, in modo particolare, l'acido linoleico, che

rappresenta un acido grasso polinsaturo essenziale.

MANDORLO o PRUNUS AMIGDALUS:

Il mandorlo (Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb) è una pianta

della famiglia delle Rosaceae; la mandorlaè invece il seme di

questa pianta.È un piccolo albero alto fino 5 metri;

presenta radici a fittone e fusto dapprima diritto e liscio e

di colore grigio, successivamente contorto, screpolato e

scuro; le foglie, lunghe fino a 12 cm, sono lanceolate e

picciolate; i fiori, bianchi o leggermente rosati e con un

diametro fino a 5 cm hanno 5 sepali, 5 petali,

40 stami (disposti su tre verticilli) e

un pistillo con ovario semi-infero. I fiori sbocciano in

genere all'inizio della primavera, e qualora il clima sia

mite, anche tra gennaio e febbraio.

L'ARACHIDE o ARACHIS HYPOGAEA:

l'arachide (Arachis hypogaea) è una pianta erbacea

appartenente alla famiglia delle Fabacee (o Leguminose),

originaria del Sud America.

RICINUS COMMUNIS:

Il ricino (Ricinus communis L.),

unica specie del genere Ricinus, è una pianta appartenente

alla famiglia delle Euphorbiaceae.

PALMA DI COCCO o COCOS NUCIFERA:

La palma da cocco (Cocos nucifera L., 1753) è una

palma dioica tipica dei litorali di paesi caldi, l'unica

specie riconosciuta del genere Cocos, della famiglia

delle Arecaceae, sottofamiglia Cocoideae.

COTONE o GOSSUPIUM:

Il cotone (Gossypium, Linnaeus 1758) è una

pianta arbustiva della famiglia delle Malvacee, originaria

del subcontinente indiano e delle regioni tropicali e

subtropicali dell'Africa e delle Americhe. Importata

in Europa dagli arabi.La pianta allo stato selvatico può

raggiungere un'altezza superiore a 1,50 m ed ha vita lunga.

Viene coltivata in molti paesi per la produzione della fibra

di cotone, utilizzata per la produzione di tessuti.

COLZA o BRASSICA NAPUS:

La colza (Brassica napus o Brassica napus oleifera) (anche,

ma raro, colza) è una pianta, dalfiore giallo brillante (o

bianco a seconda della varietà), appartenente

alle Brassicaceae. Alcuni botaniciincludono la Brassica

campestris all'interno della B. napus.

SESAMO o SESAMUM INDICUM:

Il sesamo (Sesamum indicum L.) è una pianta erbacea della

famiglia delle Pedaliaceae, originaria dell'India e

dell'Africa, i cui semi sono utilizzati nell'alimentazione

umana.

SOIA o GLICINE MAX:

La soia o soja (Glycine max (L.) Merr.) è una pianta

erbacea della famiglia delle Leguminose, originaria

dell'Asia orientale e coltivata per scopi alimentari. Allo

stato spontaneo esiste una specie affine, Glycine soja, la

soia selvatica.

GIRASOLE o HELIANTHUS ANNUS:

Il Girasole comune (nome scientifico Helianthus

annuus, L., 1753) è una pianta annuale appartenente alla

famiglia delle Asteraceae, con una

capolino.

grande infiorescenza a

CACAO o THEOBROMA CACAO:

Il cacao (Theobroma cacao, L. 1753) è una pianta della

famiglia delle Sterculiaceae (attribuita

alle Malvaceae dalla classificazione APG), originaria

dell'America meridionale.

EMOLLIENTE:

rendere molle, mitigare, In farmacia, di medicamento (detto

anche demulcente) che agisce come protettivo sulle mucose, o

ne sottrae acqua se sono infiammate (per es., la gomma

arabica e adragante, le piante mucillaginose come l’altea e

la malva, gli amidi di grano, di riso, orzo, ecc.).

ISODIAMETRICO:

da iso= uguale e diametro,dello stesso diametro,riferitosi a

cellule con superficie uniforme.

SPIROGYRA:

Le spirogire (Spirogyra Link in C. G. Nees, 1820) sono

un genere di alghe filamentose non ramificate appartenenti

alla classe delle Charophyceae,

divisione Chlorophyta.Sono autotrofe ed eucariote.

Le cellule sono unite in modo da formare un lungo filamento.

Deriva il nome dalla disposizione a formare

una spirale dei cloroplasti all'interno delle cellule.Come

tutte le alghe verdi, accumula nei cloroplasti l'amido,

composto di riserva tipico degli organismi vegetali più

complessi.

NUCLEOIDE:

Nei procarioti, il nucleoide (che significa "simile al

nucleo" ed è anche conosciuto come regione nucleare, corpo

nucleare o corpo della cromatina) è una regione dalla forma

irregolare all'interno della cellula che contiene

materialegenetico. Questo è costituito da DNA circolare a

doppio filamento, di cui possono esistere copie multiple. Il

nucleoide è formato da un'associazione di proteine di cui

solamente alcune sono note, si stima che siano almeno una

dozzina. Queste proteine si complessano con il DNA genomico

dei procarioti modulandone la trascrizione.

Nelle cellule eucariotiche è impiegato anche nella sintesi

di altri organuli cellulari, come i ribosomi.Questo metodo

di conservazione genetica può essere in contrasto con quello

degli eucarioti, in cui il DNA è aggregato in cromosomi e

segregato in un organellomembranoso detto nucleo. Il

nucleoide può essere chiaramente visualizzato attraverso

una micrografia elettronica ad alta definizione dove, benché

il suo aspetto possa variare, è chiaramente visibile in

contrasto con il citosol. Alcune volte, è anche visibile

qualcosa di ciò che dovrebbe essere il DNA, dei filamenti,

dettifilamenti Feulgen, che nello specifico ancorano il DNA.

In questi casi il nucleoide può anche essere osservato

usando un microscopio ottico.Le prove sperimentali

suggeriscono che il nucleoide è largamente composto

daDNA (circa 60%) e proteine. Gli altri due costituenti sono

verosimilmente per lo piùmRNA (detto anche RNA messaggero) e

le proteine del fattore di trascrizionescoperte, regolanti

il genoma batteriale. Le proteine che aiutano a mantenere la

struttura supercoiled dell'acido nucleico sono conosciute

comeproteine del nucleoide, e sono distinte da altre

strutture dalla simile funzione, come gli istoni presenti

nei nuclei eucariotici.

STROMA:

Il fluido interno al cloroplasto è chiamato stroma,nei

plastidi,invece lo stroma è quella parte fluida nella quale

sono immersi ribosomi e DNA.Lo stroma è il fluido che si

trova nella parte interna di un cloroplasto. In esso sono

immerse le membrane tilacoidali, cioè dei tilacoidi. Dentro

lo stroma avvengono le reazioni della fase oscura (Ciclo di

Calvin e fissazione del carbonio). Contiene

diversi enzimi idrosolubili, il più abbondante dei quali è

il ribulosio difosfato carbossilasi (RuBisCO), che serve a

fissare l'anidride carbonica. Il pH all'interno dello stroma

è leggermente basico.Lo stroma, negli organi pieni, ne

costituisce l'impalcatura di sostegno. È un reticolo

tridimensionale che può risultare più o meno elastico o

rigido, su cui poggia il tessuto funzionale vero e proprio,

il parenchima.

RUBISCO:

La ribulosio bisfosfato carbossilasi (spesso abbreviata

come RuBisCO,da RibulosioBisfosfato Carbossilasi/Ossigenasi)

è un enzima, appartenente alla classe delle liasi, che

catalizza la seguente reazione:

D-ribulosio-1,5-disfosfato + CO + H O

2 2

= 2,3-fosfo-D-glicerato + 2H +

Tale enzima è presente nella fase di organicazione del ciclo

di Calvin e catalizza la reazione del ribulosio 1,5-

bifosfato con O2 o CO2.Come quasi un terzo delle proteine

enzimatiche, la rubisco necessita di ioni Mg per espletare

la sua funzione di sintesi.La rubisco assume una notevole

importanza a livello biologico, in quanto, tramite la

fissazione del carbonio, è il principale produttore di

materia organica nell'ecosistema terrestre. Dal momento che

le reazioni catalizzate dalla rubisco rimangono ancora

piuttosto lente, le piante producono quantità enormi di

questo enzima, che, da solo, raggiunge circa il 25% di tutto

il materiale proteico presente nei cloroplasti ed il 50% di

quello dello stroma. Di conseguenza è stato osservato che la

rubisco è la enzima più abbondante presente sulla Terra, a

dimostrazione del fatto che la fotosintesi messa in atto

dagli organismi vegetali (piante, ma

anche alghe e batteri come per esempio i cianobatteri) sia

la reazione più comune e di maggiore importanza per la vita

sul nostro pianeta.

TILACOIDI:

I tilacoidi, nel cloroplasto delle cellule vegetali,

costituiscono un complesso sistema di sacculi delimitati

da membrana immersi nel liquido stromatico. I tilacoidi hanno

forma di sacchetti appiattiti e hanno la funzione di

raccogliere la luce e immagazzinarla durante la fase luminosa

della fotosintesi. Rappresentano quindi il luogo dove

avvengono tutte le reazioni luce-dipendenti di tale processo.

Le membrane tilacoidali individuano nella parte interna

del cloroplasto due ambienti con pHdifferente, cosa

necessaria per la fotosintesi:

lume tilacoidale, costituisce la parte liquida racchiusa

dalle membrane tilacoidali; è acido per la concentrazione di

ioni H+ che si verifica in seguito alla fase luminosa della

fotosintesi; lo stroma, costituisce la porzione liquida

esterna ai tilacoidi; poiché con le reazioni luminose gli

ioni idrogeno vengono spostati verso il lume tilacoidale,

il pH dello stroma si alza.Sulla membrana tilacoidale sono

inseriti:

antenne: complessi proteici associati ai pigmenti che

raccolgono la luce da trasferire ai fotosistemi

fotosistema II: sposta gli elettroni

dall'acqua al plastochinone

citocromo b6f: sposta gli elettroni

dal plastochinone alla plastocianina

fotosistema I: sposta gli elettroni

dalla plastocianina al NADP

ATP-sintasi: sfrutta il flusso di ioni idrogeno dal lume allo

stroma per la sintesi di ATP

Le membrane tilacoidali possono trovarsi esposte allo stroma

o associate tra loro. L'associazione di membrane tilacoidali

per appressamento origina degli impilamenti detti grana. I

sacculi impilati sono collegati tra loro da sacculi non

impilati che costituiscono i tilacoidi stromatici. I grana

sono ricchi in fotosistema II e in antenne, i tilacodi

stromatici e, in generale, le zone esposte allo stroma, sono

ricchi in fotosistema I e ATP-sintetasi. Lo spazio in cui i

tilacoidi si appressano è detto partizione. L'estensione

degli impilamenti è legata all'acclimatazione del cloroplasto

nei confronti della radiazione luminosa disponibile.

OLIO DI SEMI DI ARACHIDI:

L'olio di semi di arachide o olio di arachidi è un olio

vegetale che si ricava per pressione o per mezzo di solventi

dai semi di arachidi.

OLIO DI RICINO:

L'olio di ricino è un olio vegetale molto pregiato come

lubrificante. Viene estratto dai semi della pianta

del ricino (Ricinus communis). Il maggior produttore di olio

di ricino è l'India. È un ottimo lubrificante, poco

infiammabile, non secca all'aria (non-siccativo) ed ha

notevoli proprietà lubrificanti e lassative, ha inoltre una

composizione particolare in quanto mantiene lo stesso livello

difluidità indistintamente a temperature molto basse o molto

alte. È composto per il 90% da acido

ricinoleico C:18 insaturo. È anche una fonte principale

di acido sebacico.

OLIO DI COCCO:

L'olio di cocco è un olio vegetale ottenuto a partire dalla

polpa essiccata, detta anche copra, della noce di cocco.

L'olio contiene circa il 90% di acidi grassi saturi, privo

di colesterolo e tra gli oli vegetali è tra quelli che hanno

la minore quantità di acidi grassi insaturi, quindi con

minime quantità di acido oleico, che è l'acido grasso

insaturo tipico delle olive.L'olio è estratto mediante

pressatura della polpa e viene ampiamente utilizzato

nell'industria cosmetica, sebbene presenti ampi utilizzi,

sia nell'industria che in medicina.Molto resistente alle

alte temperature, si presta come olio in cucina e per

frittura. Grazie alla sua stabilità ed inerzia si ossida

lentamente e perciò irrancidisce con difficoltà. Può essere

impiegato anche nei dolci.È usato tradizionalmente per

curare e rendere lisci i capelli sfibrati o ispidi in paesi

dal clima arido e molto soleggiato, dove i capelli sono

fortemente aggrediti dagli elementi naturali, come in India.

Composizione :Acido laurico 44 - 51 %;Acido miristico 13 -

18 %;Acido palmitico 8 – 10 %;Acido caproico 6 - 10 %;Acido

caprilico 6 - 9 %;Acido oleico 5.5 – 7.5 %;Acido stearico 1

– 3 %;Acido linoleico < 2.5 %.

OLIO DI COLZA:

L'olio di colza è un olio vegetale alimentare prodotto dai

semi della colza (Brassica napus). L'olio trovava uso

intorno al 1200 per l'illuminazione delle strade nei paesi

delnord Europa, mentre il suo uso alimentare si sviluppò

nella metà del XIX secolo quando però non trovò molti

consensi a causa degli studi sugli effetti per la salute

umana che non lo ritennero migliore di altri oli vegetali e

lo relegarono a prodotto di qualità inferiore. Queste

ricerche furono in seguito contestate. L'olio di colza è

inadatto all'uso alimentare a causa dell'alta concentrazione

di acido erucico, che per la sua tossicità è fortemente

limitato per legge, con un limite massimo tollerato del 5%

nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º

luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976).

Essendo però un olio estremamente economico, in Italia è

attualmente utilizzato dalla ristorazione commerciale.L'olio

di canola (contrazione di CANadian Oil Low Acid - canadese),

è l'olio derivato da alcune varietà di colza selezionate, il

cui olio contiene una bassa quantità di acido erucico. Nel

canola, adatto comunque solo alle fritture, si ha un

contenuto in acido oleico dell'85% e di linoleico del 3,5%.

Nel 2006 è stata approvata dal FDA degli Stati Uniti

d'America una dichiarazione che riguarda la riduzione delle

malattie cardiovascolari.Per ridurre i fattori infiammatori,

oltre agli antiossidanti, sono utili anche diversi

componenti dei grassi alimentari: i cosiddetti acidi grassi

omega 3 appartengono alla categoria degli acidi grassi

polinsaturi e sono contenuti negli oli vegetali come l'olio

di colza, l’olio di noce e in parte anche nell’olio di lino,

di germe di grano e di soia.

La composizione in acidi grassi dell'olio di colza per uso

alimentare è la seguente:

oleico (C18:1 ω-9 monoinsaturo): 58 %

•Acido

Per 100 g di olio di colza:

g di acidi grassi monoisaturi (oleico, gadoleico)

•61 g di acidi grassi polinsaturi, di cui:

•31 g di omega-3

•9 g di omega-6

•22 g di acidi grassi saturi (palmitico, stearico)

•8

OLIO DI COTONE:

L’olio che si estrae dai semi del cotone contiene mg 43 di

tocoferolo (vit. E) per ogni 100 grammi di olio ed è quindi

il terzo in graduatoria, tra oli vegetali, per contenuto di

vit. E. Questa vitamina è un potente antiossidante, con

un’azione protettiva sulla vista e sul sistema nervoso, e

stimolante la funzione riproduttiva dell’organismo.

L’olio di cotone è composto da una miscela di acidi grassi

in cui prevalgono quelli essenziali come l’acido linoleico,

con gli omega 6. Questi acidi grassi sono ritenuti

essenziali in quanto il nostro organismo non è in grado di

produrli, e svolgono ruoli importanti per la salute

dell’uomo tra cui la prevenzione di malattie

cardiovascolari.Nell’olio di cotone:

– 48 % di acidi grassi polinsaturi (acido linoleico)

•41 – 27% di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico )

•21 – 26 % di acidi grassi saturi (acido palmitico, stearico,

•22

arachico).

OLIO DI SEMI DI SOIA:

L'olio di semi di soia, o più brevemente olio di soia, si

ottiene mediante estrazione dai semi della soia attraverso

una lavorazione particolare chiamata crush con l'utilizzo di

solventi chimici. La spremitura a freddo per ottenere

l'olio è possibile, ma molto costosa e viene adoperata solo

da alcuni produttori. È ricco di acidi grassi poliinsaturi e

in particolare contiene due acidi grassi essenziali

illinoleico (che rappresenta circa il 50% degli acidi grassi

contenuti nell'olio di soia) e illinolenico (l'8% circa).Può

essere utilizzato per condire i cibi a crudo, nella

produzione di margarina, di salse per insalata e per

cucinare, anche se non è indicato per friggere in quanto ad

elevate temperature tende a formare l'HNE (4-idrossi-trans-

2-nonenale) che è altamente tossico .Come molti oli

alimentari andrebbe conservato in frigorifero, in bottiglie

di vetro scuro per impedire l'ossidazione dovuta alla luce.

OLIO DI SESAMO:

L'olio di semi di sesamo è un olio vegetale estratto dai

semi di sesamo e possiede un aroma particolare ed gusto dei

semi da cui è tratto. Viene correntemente utilizzato nella

cucina dell'Asia meridionale come accentuatore di sapori;

viene ad esempio utilizzato in Giappone per la frittura

nella preparazione della tempura.L'olio di sesamo è

acidi grassi.L'olio

costituito dai seguenti di sesamo spremuto a

freddo è quasi incolore, altrimenti esistono molte

varianti:L'olio di sesamo asiatico deriva il suo colore

scuro e la fragranza dai semi tostati e sgusciati. È

comunemente usato nella cucina cinese ecoreana, solitamente

aggiunto alla fine della cottura per migliorare il sapore e

non è utilizzato come mezzo di cottura.L'olio indiano (olio

di sesamo o til) è giallo dorato e quello cinese è

generalmente marrone scuro. Olio di sesamo spremuto a freddo

non ha il sapore dell'olio di sesamo cinese, perché è

prodotto direttamente dai semi grezzi e senza tostatura.

Mi

Acido Nomencl Mas

ni

grasso atura simo

mo

Palmitico C16:0 7,0 % 12,0 %

Palmitoleico C16:1 tracce 0,5 %

Stearico C18:0 3,5 % 6,0 %

Oleico C18:1 35,0 % 50,0 %

Linoleico C18:2 35,0 % 50,0 %

Linolenico C18:3 tracce 1,0 %

1,0 %

Eicosanoico C20:1 tracce

OLIO DI SEMI DI GIRASOLE:

L'olio di semi di girasole è l'olio estratto dai semi

del girasole (Helianthus annuus). L'olio di semi di girasole

è usato comunemente per la preparazione delle fritture, e in

formulazioni cosmetiche comeemolliente. L'olio di semi di

girasole contiene trigliceridi, con un elevato contenuto di

acido linoleico. La composizione in acidi grassi dell'olio è

pesantemente influenzata dalle condizioni ambientali di

crescita della pianta. La farmacopea britannica riporta la

seguente composizione:

palmitico: tra 4,0 per cento e 9,0 per cento,

•Acido stearico: tra 1,0 per cento e 7,0 per cento,

•Acido oleico: tra 14,0 per cento e 40,0 per cento,

•Acido linoleico: tra 48,0 per cento e 74,0 per cento.

•Acido

L'olio di semi di girasole tipicamente

contiene lecitina, tocoferoli, carotenoidi e cere. L'olio di

semi di girasole mostra le proprietà chimiche tipiche di un

olio vegetale composto da trigliceridi.Ci sono

tre cultivar di girasole che forniscono olii di composizione

differente: ad alto contenuto di acido linoleico, ad alto

contenuto di acido oleico e una a contenuto medio di acido

oleico, col nome commerciale di NuSun. L'olio di semi di

girasole ad alto contenuto di acido linoleico, tipicamente è

composto dal 20% di acido oleico, dal 69% di acido linoleico

e dal 11% di grassi saturi. L'olio di semi di girasole ad

alto contenuto di acido oleico è composto dal 82% di acido

oleico, dal 9% di acido linoleico e dal 9% di grassi saturi.

BURRO DI CACAO:

Il burro di cacao è un grasso estratto dai semi di cacao, che

ne contengono dal 50% al 57%, ottenuto tramite un processo di

pressatura ed esposizione ad alte temperature.

Ha molteplici usi: oltre ad essere un ingrediente

del cioccolato, è anche una materia prima impiegata

nell'industria cosmetica per ammorbidire

le labbra (nei burrocacao e nei rossetti) e in alcune creme.

Nell'industria farmaceutica è usato in supposte e compresse.

Il burro di cacao, di colore giallo chiaro, si solidifica

sotto i 20 °C e fonde all'incirca alla

stessa temperatura presente nel cavo orale. Questa ultima

caratteristica rende la scelta di burro di cacao di ottima

qualità uno dei segreti che differenzia le diverse varietà

di cioccolato presenti sul mercato. È poco untuoso al tatto e

ha caratteristiche aromatiche gradevoli, molto simili a

quelle del cacao. Pur non contenendo grassiidrogenati, esso

presenta un elevato contenuto di grassi saturi (Acido

palmitico, Acido stearico). Per essere un grasso ha delle

caratteristiche insolite, quali la durezza e la fragilità.

Utilizzi alternativi: il burro di cacao è ideale anche in

cucina. Ha un alto punto di fumo (230 °C contro i 130 °C del

burro ed i 160 °C dell'olio d'oliva), non contiene

colesterolo e, derivando dal cacao, è un burro vegetariano.

La sua composizione può essere così riassunta:

grassi:

•Acidi palmitico (24,4%-26,2%)

•Acido stearico (34,4%-35,4%)

•Acido oleico (37,7%-38,1%)

•Acido linoleico (2,1% ca)

•Acido

Le caratteristiche fisico-chimiche cadono entro brevi

intervalli:

di iodio 32-40

•Numero di saponificazione 188-220

•Numero di rifrazione 1,453-1,458

•Indice di fusione 28-36 °C

•Punto

È inoltre polimorfico, cioè assume diverse forme cristalline

a seconda di come lo si raffredda, in particolare:

si produce per un raffreddamento molto rapido, ha un punto

•γ

di fusione a 17 °C e si trasforma facilmente nella forma α.

ha un punto di fusione a 21 °C- 24 °C e si trasforma, a

•α

temperatura ambiente, in βI

fonde tra i 27 °C e i 29 °C e diventa stabile nella forma

•βI

chiamata β.

fonde a 34 °C - 35 °C.

•β

STORIA DEL NOME CELLULA:

Il termine 'cellula' è legato all'analogia che Robert

Hooke immaginò tra le microstrutture che osservò nel legno

di sughero, utilizzando un microscopio di sua invenzione, e

le piccole camere che caratterizzano molti monasteri. Il suo

libro Micrographiadel 1664, in cui descrive la morfologia

delle cavità lasciate vuote dalle cellule del sughero, ormai

morte, è dunque il primo testo in cui tale termine viene

usato in riferimento ad un'unità biologica.Soltanto due

secoli più tardi furono gettate le basi della moderna teoria

cellulare. Nel 1831 il botanico scozzese Robert

Brown descrisse ad un congresso il primo organulo ad esser

stato individuato: il nucleo.[3] Successivamente sarebbe

anche stato proposto l'uso del termine citoplasmaper

indicare lo spazio cellulare interno compreso tra

la membrana plasmatica e il nucleo.Alla fine

del decennio, Matthias Jakob Schleiden e Theodor

Schwann misero a punto le idee originarie della teoria

cellulare, secondo cui tutti gli organismi sono composti da

una o più cellule. Secondo tale teoria, tutte le funzioni

vitali di base di un organismo si svolgono all'interno delle

cellule, che possiedono l'informazione genetica necessaria

per regolare le funzioni cellulari e per trasmettere

l'informazione alla generazione successiva. In particolare,

secondo i successivi assunti di Rudolph Virchow (1855), ogni

cellula può provenire solo da cellule preesistenti (omnis

cellula ex cellula).

SUPERFICE RELATIVA o DI SCAMBIO:

rapporto tra superficie e volume.Processo di scambio tra la

cellula e l'ambiente,riesce meglio quanto maggiore è la

superficie di contatto con l'esterno.

CELLULA VEGETALE:

La cellula vegetale è un tipo di cellula eucariotica, con

diverse peculiarità che la differenziano dalle cellule

animali, fungine e degli altri regni dei viventi:

presenza della parete cellulare costituita

•la

da cellulosa (un polimero la cui unità elementare è

il glucosio, proteine ed, a seguito di modificazioni,

da lignina, suberina... ) e i relativiplasmodesmi, canali

nella parete cellulare grazie ai quali le cellule della

pianta sono in comunicazione fra loro.i plastidi, e

specialmente i cloroplasti che, grazie

allaclorofilla permettono alle cellule vegetali di produrre

monomeri di zucchero (glucosio) e ossigeno a partire dalla

CO2 sfruttando l'energia solare, detto processo viene

definito comefotosintesi clorofilliana.la presenza

caratterizzante di numerosi vacuoli (non organuli ma cavità

endocellulari, avvolti da una membrana, detta tonoplasto) che

occupano gran parte della cellula e la cui funzione

principale è quella di mantenere il turgore cellulare. Sono

implicati nel controllo del passaggio di molecole dalla linfa

al citosol, nel mantenimento del pH ottimale del citosol, e

svolgono funzioni di riserva di varie sostanze.l'assenza

dei centrioli tipici delle cellule animali.All'interno di una

cellula vegetale sono presenti numerosi organuli (alcuni di

questi sono in comune con la cellula animale):Nucleo;Reti

tolemaica;Mitocondrio;Ribosomi lisosomi;Apparato di Golgi;Membrana

plasmatica.Altri invece sono tipici della cellula vegetale, e

sono:Vacuolo: molto importante durante l'accrescimento

cellulare, è una sacca avvolta da una membrana,

chiamata Tonoplasto,che si trova immersa

nel Citoplasma cellulare; il suo contenuto è

detto ialoplasma ed in esso sono presenti ed accumulate le

sostanze di riserva e/o di scarto;Parete cellulare:

caratteristica della cellula vegetale essa ha il compito di

proteggerla, di mantenerne la forma e di impedire l'eccessivo

assorbimento d'acqua;Cloroplasto: è l'organulo sede

della Fotosintesi clorofilliana ed è delimitato da due

membrane, all'interno di esso si trova un fluido dettoStroma,

nel quale sono immersi i Tilacoidi, dei sacchetti sovrapposti

che nel loro insieme formano il grana.

CELLULE PARENCHIMATICHE:

sono le cellule più abbondanti nel fusto di una pianta in

fase di accrescimento; alcuni tessuti vegetali sono formati

quasi totalmente da questo tipo di cellule. Le cellule

parenchimatiche sono vive a maturità, dotate di parete

cellulare generalmente sottile, formata unicamente da parete

primaria e lamella mediana. Generalmente hanno forma

poliedrica a 14 facce e sono provviste di un grande vacuolo

centrale. Da un punto di vista metabolico sono molto attive e

possono assumere funzioni fotosintetiche (nelle foglie e

nelle parti verdi della pianta), funzioni di riserva

(accumulo di lipidi o amido) oppure di conduzione. Alcune

cellule parenchimatiche mantengono la capacità di dividersi e

possono dare origine a tessuti meristematici per riparare una

lesione.

CELLULE COLLENCHIMATICHE:

sono cellule allungate che svolgono prevalentemente una

funzione di supporto, ma, nel mentre, svolgono anche funzioni

metaboliche come la fotosintesi, sono provviste della sola

parete primaria emicellulosa, cellulosa e pectina, mancando

la lignina le sue capacità di sostegno meccanico sono molto

limitate ma la loro elasticità le rende ottime per sostenere

le piante erbacee e gli organi in sviluppo. Sono costituiti

da cellule collenchimatiche, ad esempio, i piccioli delle

foglie, i germogli non legnosi, gli organi in accrescimento e

i fasci del gambo del sedano.

CELLULE SCLERENCHIMATICHE:

sono le cellule di sostegno propriamente dette, sono

provviste, oltre che della parete primaria, di una parete

secondaria sottostante alla prima, formata prevalentemente da

lignina che rende le suddette cellule estremamente dure,

inoltre sono rese impermeabili dalla presenza

di cutina e/o suberina, questo provoca inoltre la morte della

cellula che non può ricevere abbastanza nutrimento per

mantenere un qualsiasi metabolismo, anche di mantenimento. Il

tessuto sclerenchimatico oltre alle ovvie funzioni di

sostegno ha funzioni di protezione dai predatori e funzioni

di conduzione formando lo xilema. Esistono due tipi di

cellule sclerenchimatiche: le fibre, organizzate in fasci che

forniscono sostregno rigido alle piante legnose; e le

sclereidi che formano il guscio delle noci o il rivestimento

dei semi. Nella polpa di alcuni frutti come le pere si

trovano gruppi isolati di sclereidi dette cellule petrose che

ne conferiscono la caratteristica consistenza granulosa.

CELLULE MERISTEMATICHE:

sono cellule non differenziate il cui unico scopo è la

riproduzione, si occupa quindi della riparazione e della

crescita della pianta in lunghezza, meristema primario o

apicale, ed in larghezza, meristema secondario (vedi cambio

cribro-vascolare e cambio suberofellodermico).

TILACOIDI:

I tilacoidi, nel cloroplasto delle cellule vegetali,

costituiscono un complesso sistema di sacculi delimitati

da membrana immersi nel liquido stromatico. I tilacoidi

hanno forma di sacchetti appiattiti e hanno la funzione di

raccogliere la luce e immagazzinarla durante la fase

luminosa della fotosintesi. Rappresentano quindi il luogo

dove avvengono tutte le reazioni luce-dipendenti di tale

processo.Le membrane tilacoidali individuano nella parte

interna del cloroplasto due ambienti con pH differente, cosa

necessaria per la fotosintesi:lume tilacoidale, costituisce

la parte liquida racchiusa dalle membrane tilacoidali; è

acido per la concentrazione di ioni H+ che si verifica in

seguito alla fase luminosa della fotosintesi. Lo stroma,

costituisce la porzione liquida esterna ai tilacoidi; poiché

con le reazioni luminose gli ioni idrogeno vengono spostati

verso il lume tilacoidale, il pH dello stroma si alza.

Sulla membrana tilacoidale sono inseriti:

antenne: complessi proteici associati ai pigmenti che

raccolgono la luce da trasferire ai fotosistemi

fotosistema II: sposta gli elettroni

dall'acqua al plastochinone

citocromo b6f: sposta gli elettroni

dal plastochinone alla plastocianina

fotosistema I: sposta gli elettroni

dalla plastocianina al NADP.

ATP-sintasi: sfrutta il flusso di ioni idrogeno dal lume

allo stroma per la sintesi di ATP.

Le membrane tilacoidali possono trovarsi esposte allo stroma

o associate tra loro. L'associazione di membrane tilacoidali

per appressamento origina degli impilamenti detti grana. I

sacculi impilati sono collegati tra loro da sacculi non

impilati che costituiscono i tilacoidi stromatici. I grana

sono ricchi in fotosistema II e in antenne, i tilacodi

stromatici e, in generale, le zone esposte allo stroma, sono

ricchi in fotosistema I e ATP-sintetasi. Lo spazio in cui i

tilacoidi si appressano è detto partizione. L'estensione

degli impilamenti è legata all'acclimatazione del

cloroplasto nei confronti della radiazione luminosa

disponibile.

NUCLEO:

Il nucleo cellulare è un involucro presente nella quasi

totalità delle cellule eucariote, con forma e sede molto

variabili e un volume proporzionale a quello di una

cellula.La posizione dipende dal contenuto e dalla funzione

della cellula, ad esempio in cellule polarizzate con una zona

apicale deputata allasecrezione (cellule mucipare, cellule a

secrezione apocrina), o all'assorbimento (enterociti), hanno

il nucleo in posizione basale, cellule molto "piene" come

gli adipociti univacuolari (grasso bianco) o

i miociti dei muscoli scheletrici hanno il nucleo in

posizione sublemmare (cioè addossato alla membrana

cellulare).Anche la forma del nucleo cambia notevolmente,

generalmente seguendo la geometria della cellula, dunque

cellule cilindriche avranno nuclei oblunghi, mentre cellule

cubiche avranno nuclei sferici.

MITOCONDRIO:

Un mitocondrio è un organello cellulare di forma generalmente

allungata (reniforme o a forma di fagiolo), presente in tutti

gli eucarioti. Esistono organismi eucarioti che

apparentemente non possiedono mitocondri, come ad esempio i

parassiti Giardia lamblia, Entoameba

histolytica eTrachipleistophora hominis, ma ricerche in

merito dimostrano come tali organismi abbiano subito una

involuzione dei rispettivi mitocondri, trasformatisi in

organelli vestigiali mancanti della loro funzione biochimica

originaria. I mitocondri sono organuli presenti

nel citoplasma di tutte le cellule animali a metabolismo

aerobico e nelle cellule eucariote vegetali. Mancano solo

nelle cellule procariotiche, cioè i batteri, dove le funzioni

respiratorie vengono espletate da proteine enzimatiche

contenute nella membrana cellulare e nelle sue invaginazioni,

dette mesosomi. I mitocondri sono gli organelli addetti

alla respirazione cellulare, costituiti da sacchette

contenenti enzimi respiratori. Sono costituiti da due

membrane: la membrana interna e la membrane esterna; lo

spazio fra queste due membrane è detto spazio intermembrana.

Lo spazio delimitato dalla membrana interna è dettomatrice

mitocondriale; la membrana interna si estende nella matrice

formando delle pieghe dettecreste mitocondriali che

contengono molecole cruciali per la produzione di atp a

partire da altre molecole.

APPARATO DEL GOLGI:

L'apparato del Golgi (spesso detto semplicemente Golgi) è un

organulo di composizione lipo-proteica scoperto nel 1898 dal

medico e microscopista italianoCamillo Golgi, che lo

identificò come una delicata struttura localizzata

nella cellula in posizione paranucleare. Golgi diede

all'organulo il nome di apparato reticolare interno.La

struttura si evidenzia trattando le cellule con sali

d'argento. Viene detta zona di Golgi la zona

di citoplasma nella quale risiede l'apparato.Sede di sintesi

dei polisaccaridi non cellulari.

LISOSOMA:

Il lisosoma (dal greco lysis, dissoluzione, e soma, corpo) è

una vescicola(organello) presente in numerose copie

in cellule eucariotiche e rappresenta il sistema digerente

della cellula in quanto è responsabile della degradazione e

della digestione (distruzione) di molecole estranee e

macromolecole ingerite dalla cellula via endocitosi così come

di macromolecole endogene. I lisosomi si occupano

del turnover degli altri organelli della cellula stessa.

Attraverso questo stesso processo i globuli bianchi sono in

grado di "disfarsi" dimicrorganismi patogeni o cellule morte

precedentemente fagocitate.

RETICOLO ENDOPLASMATICO LISCIO:

Il reticolo endoplasmatico liscio è costituito da un sistema

di sacche microtubolari. È il maggior responsabile della

sintesi dei lipidi, utili per costruire e riparare tutte le

membrane della cellula, degli steroidi e del metabolismo

del glicogeno. Ha come compito quello di detossificare

sostanze altrimenti dannose per l'organismo, come ad esempio

l'etanolo contenuto nelle bevande alcoliche. Per questo

motivo ritroveremo una rigogliosa presenza di REL in

cellule epatiche. Si è osservato infatti che, somministrando

sostanze tossiche all'organismo, l'estensione del REL nelle

cellule epatiche aumenta notevolmente. Il REL inoltre è sede

primaria del metabolismo di fosfolipidi, acidi grassi

e steroidi.Il REL ha anche la funzione di immagazzinare ioni

calcio. Nel tessuto muscolare, questi ioni sono necessari per

la contrazione; quando un impulso nervoso stimola una cellula

muscolare, gli ioni calcio passano dal reticolo liscio nel

fluido citoplasmatico, dove innescano la contrazione della

cellula. Funzione altrettanto importante svolta dal REL è

quella del metabolismo del glicogeno. Gli enzimi necessari

per la glicogenosintesi sono di tipo solubile e si trovano

nello ialoplasma o, in alternativa, legati alle stesse

particelle di glicogeno. La glicogenolisi invece è mediata da

enzimi fosforilasici che inducono la liberazione di molecole

di glucoso-1-fosfato, poi trasformato in glucoso-6-fosfato

dall'enzima fosfoglucomutasi, e successivamente per lo più

liberato (tramite il trasportatore insulino-indipendente

GLUT2) nella circolazione sanguigna come glucoso, a seguito

dell'azione dell'enzima glucoso-6-fosfatasi (solo le cellule

epatiche, e in minor parte renali, hanno l'enzima glucoso-6-

fosfatasi: anche il muscolo striato possiede riserve di

glicogeno, ma anziché liberarlo in circolo, lo indirizza alla

glicolisi come glucoso-6-fosfato). I processi di

glicogenolisi e glicogenosintesi aumentano in risposta a

particolari stimoli ormonali rilasciati dal pancreas: il

glucagone,(prodotto dalle cellule alfa pancreatiche), attiva

la glicogenolisi ed inibisce la glicogenosintesi, mentre

l'insulina (prodotta dalle cellule beta pancreatiche) ha

effetto opposto

RETICOLO ENDOPLASMATICO RUGOSO:

Il reticolo endoplasmatico rugoso (ruvido o granulare) detto

anche ergastoplasma è un organello della cellula

eucariote sia vegetale che animale; è costituito da una serie

di membrane piegate una sull'altra a formare cisterne, mentre

il termine ruvido si riferisce al fatto che il versante

citoplasmatico delle sue membrane è ricco di ribosomi.

Compito del ribosoma è quello di sintetizzare

le proteine tramite il processo della "sintesi proteica". Una

volta formata la proteina, questa viene impacchettata in

una membrana (gemmazione della vescicola di transizione) che,

trovatasi nel citoplasma può fuoriuscire dalla cellula

(esocitosi), o sostare nel citoplasma, o andare nell'apparato

di Golgi dove verrà modificata. Tutti i movimenti delle

vescicole possono essere compiuti tramite il coordinamento

del citoscheletro. Il RER è erroneamente denominato in

italiano "rugoso". Il termine deriva infatti da una errata

traduzione del vocabolo inglese "rough". Infatti, se il

reticolo endoplasmatico fosse realmente "rugoso",

presenterebbe dei ripiegamenti su se stesso.

TONOPLASTO:

Il tonoplasto è una sottile membrana, presente generalmente

nelle cellule vegetali, posta attorno al vacuolo centrale.

Essa è costituita da numerose proteine (che consentono

l'ingresso e l'uscita di sostanze utili) e da fosfolipidi.

All'interno del tonoplasto troviamo il succo

vacuolare, soluzione composta per la maggior parte

da acqua e caratterizzata da un PH leggermente acido 4*5.Il

tonoplasto svolge un ruolo attivo nel trasporto di sostanze

e nella loro ritenzione all'interno del vacuolo.

VACUOLO:

I vacuoli sono organuli cellulari, cavità tipiche solo delle

cellule vegetali, delimitati da una membrana propria,che è

detta tonoplasto e racchiude una soluzione, il succo

vacuolare.Spesso il termine vacuolo viene utilizzato come

sinonimo di vescicola.Nella cellula vegetale fanno parte del

sistema di endomembrane. Il tonoplasto è formato da

fosfoglicolipidi e steroli liberi, importantissimi nella

regolazione enzimatica e nel trasporto selettivo di sostanze

attraverso la membrana. Le proteine inserite nello strato

lipidico del tonoplasto, sono principalmente di trasporto (V-

ATPasi eVAPPasi), tra cui vanno ricordate le acquaporine,

facenti parte delle TIPs (proteine intrinseche del

tonoplasto. Le TIPs sono le proteine più abbondanti del

tonoplasto, e sono essenziali nell’entrata di acqua

all’interno del vacuolo.I vacuoli vegetali sono molto simili

alle vescicole animali, ma sono di dimensione maggiore, e

svolgono numerose funzioni, tra cui, principalmente, quella

di accantonamento e riserva, di acqua e di altre sostanze in

essa disciolte o variamente

disperse.Molti protisti di acqua dolce possiedono vacuoli

contrattili che, pompando acqua e sostanze in essa contenute,

ne determinano flussi e riflussi, quindi ricambio, tra cavità

interne e ambiente acquoso esterno.Le cellule vegetali mature

contengono generalmente un grosso vacuolo; nelle cellule

giovani invece i vacuoli sono piccoli e

numerosi.All'aumentare delle dimensioni della cellula non

corrisponde un aumento del citoplasma ma a crescere sono i

vacuoli che danno alla cellula un aspetto lamellare. Alle

varie lamelle sono attaccati i vari organelli citoplasmatici.

Man mano che crescono, i vacuoli tendono ad unirsi in un

unico organulo di grandi dimensioni tanto da occupare circa

il 90% della cellula, addossando il citoplasma e gli organuli

alla membrana plasmatica.Il grosso vacuolo di una cellula

vegetale prende origine da organelli, i provacuoli, tutti

provenienti da una particolare regione del reticolo

endoplasmatico (RE), il GERL che vengono avvolti da membrane

citoplasmatiche ed a causa di ciò la loro membrana originaria

perde la sua integrità e gli enzimi interni degradano il

materiale citoplasmatico avvolto, mentre la membrana iniziale

riacquisterà la sua integrità tornando a contatto diretto col

citoplasma metabolicamente attivo; segue un'adesione di

questi organelli che porterà alla formazione di un unico

grosso vacuolo o di più unità vacuolari.

Nelle cellule vegetali il vacuolo contiene

prevalentemente:ioni minerali

(potassio,cloro,sodio,calcio,fosfato,nitrato,solfato) e

sostanze idrosolubili(monosaccaridi,disaccaridi e

trisaccaridi);metaboliti

secondari(alcaloidi,terpenoidi,fenoli)forse dannosi o

superflui per la pianta;acidi organici(es. acido citrico,

malico), glucosidi, tannini,pigmenti flavonoidi (antociani -

pigmenti dal rosso al viola - flavoni, flavonoli)

FUNZIONE DEL RUBISCO:

Questo enzima presenta una doppia funzione, carbossilasica e

ossigenasica, ognuna delle quali in grado di agire in

particolari condizioni di concentrazione dei substrati. Se la

reazione carbossilasica interviene nella fase oscura della

fotosintesi allo scopo di formare gliceraldeide-3-

fosfato utilizzabile per la glulconeogenesi o le biosintesi

lipidiche e aminoacidiche, la reazione ossidasica permette la

protezione della cellula vegetale dall'accumulo di ROS

(specie reattive dell'ossigeno) in caso di esagerate quantità

di fotoni assorbiti dalle clorofille, che permanendo nello

stato di tripletto tendono a formare radicali liberi tossici

e capaci di perossidare anche le membrane. La funzione

ossidasica della Rubisco diminuisce in maniera sostanziale la

capacità di fissazione del carbonio con un fenomeno che è

proprio della maggior parte delle piante superiori, dette

piante C3 in quanto il primo prodotto di fotosintesi presenta

3 atomi di carbonio. Alcune specie di piante, però, sono in

grado di aggirare il problema sfruttando delle pompe

molecolari adibite al trasporto di anidride carbonica, in

modo da mantenere la concentrazione intracellulare molto alta

ed evitare che l'enzima venga a trovarsi in presenza di

ossigeno. In particolare nelle specie dette C4 nelle cellule

del mesofillo ha luogo la conversione di Fosfoenolpiruvato

(PEP) in acido ossalacetico (OAA), molecola a 4 atomi di

carbonio, e da questo in Malato. Il Malato prodotto viene

quindi trasferito nelle cellule della guaina del fascio ove

libera la CO2 per il normale ciclo di Calvin e genera

Piruvato (Py) che ritorna la mesofillo ove serve per generare

nuovo PEP. Tale meccanismo che ha basi fisiologiche e

morfologiche caratteristiche, si traduce nella scarsa

sensibilità delle piante C4 ai fenomeni di saturazione

luminosa. Le piante CAM infine sono piante tipiche di aree

caratterizzate da scarsissima disponibilità idrica, per cui

presentano una fase notturna in cui, a stomi aperti, le

cellule del mesofillo a partire da PEP producono OAA e di qui

Malato che viene accumulato nel succo vacuolare (che pertanto

diviene sempre più acido). Di giorno, a stomi chiusi, il

malato ritorna al citroplasma ove viene liberata CO2 che

alimenta il normale ciclo di Calvin.

Se le piante CAM hanno ridotta importanza per scopi

alimentari (unica CAM oggetto di estesa coltivazione è

l‘ananas) molto importanti sono le C4, che comprendono specie

assai produttive come il mais, il sorgo e la canna da

zucchero. Si tenga infine presente che alcune piante come la

portulaca si comportano da CAM solo in condizioni estreme di

scarsità idrica, altrimenti presentano un comportamento di

tipo C4.

PONGO: è il genere dei primati della famiglia degli Ominidi di

cui fanno parte gli oranghi.

CICLO DI CALVIN-BENSON:

Il ciclo di Calvin-Benson della fotosintesi clorofilliana è

un processo metabolico ciclico che avviene

nellostroma del cloroplasto e che

utilizza ATP e NADPH provenienti dalla fase luce-

dipendente per sintetizzareglucosio. Questo ciclo

costituisce la cosiddetta fase oscura della fotosintesi ma è

altamente dipendente dalla luce. La ferrodossina, ridotta

dall'assorbimento della radiazione luminosa, si ossida

riducendo le tioredossine. Queste hanno l'importante ruolo

di attivare gli enzimi che regolano le reazioni del ciclo.Il

processo fissa un atomo di carbonio proveniente da una

molecola di anidride carbonica gassosa su una molecola a 5

atomi di carbonio, il ribulosio-1,5-bisfosfato, grazie ad un

enzima chiamato RuBisCO (ribulosio-1,5-

bisfosfato carbossilasi ossigenasi); una serie di reazioni

che coinvolgono idrogeni già disponibili nel NADPH2 e

provenienti dalla fotolisi dell'acqua permettono la sintesi

del saccarosio, dalla cui scissione si

ricavano glucosioe fruttosio.Il glucosio è costituito da sei

atomi di carbonio mentre la CO2 ne ha uno solo. Con il ciclo

di Calvin-Benson 6 molecole di partenza, il chetozucchero

pentoso Ribulosio 1,5-bisfosfato, si legano a 6 molecole di

CO2; si ottengono quindi 12 molecole a tre atomi

di carbonio(C3) gliceraldeide 3 fosfato: dieci di queste

riformano i 6 ribulosio bisfosfato di partenza, le altre due

danno una molecola di glucosio, a sei atomi di carbonio che

rappresenta il guadagno netto del ciclo.La prima reazione

del ciclo di Calvin-Benson consiste nel rilascio di anidride

carbonica, ad opera dell'enzima stromatico ribulosio-1,5-

bisfosfato carbossilasi/ossigenasi (RuBP

carbossilasi/ossigenasi o RuBisCO), su un composto organico

a 5 atomi di carbonio, il ribulosio-1,5-bisfosfato (RuBP),

con l'intervento di una molecola di acqua. Ciò porta alla

formazione di un composto instabile a 6 atomi di carbonio,

che immediatamente si decompone in due molecole a 3 atomi di

carbonio, il 3-fosfoglicerato(acido 3-fosfoglicerico, PGA).

Poiché il primo composto stabile che si forma dopo la

fissazione della CO2, il PGA, contiene 3 atomi di carbonio,

il ciclo di Calvin-Benson viene anche chiamato ciclo C3.

Ogni molecola di PGA si lega poi ad un gruppo

fosfato proveniente dalla scissione dell'ATP (quello che si

è formato durante la fase luminosa) trasformandosi così in

1,3-bisfosfoglicerato.

Quest'ultimo, utilizzando l'energia che deriva

dall'ossidazione del NADPH2, anch'esso proveniente dalla

fase luminosa, e dalla rottura di un legame fosforico, viene

infine ridotto a 3-fosfogliceraldeide. Il NADP, ormai

ossidato, ritorna quindi nella catena di trasporto degli

elettroni della fase luminosa, pronto ad essere nuovamente

ridotto per poi venire ancora ossidato.Ogni 6 molecole di

CO2 fissate nel ciclo di Calvin-Benson, si ha la formazione

di 12 molecole di gliceraldeide-3-fosfato (G3P) e di queste,

10 continuano il ciclo fino a ricostituire, attraverso una

serie di reazioni, 6 molecole di RuBP (nella fase di

ricostruzione delle 6 molecole di RuBP,vengono consumate

altre 6 molecole di ATP) mentre 2 escono dal ciclo per

seguire un destino completamente diverso. Queste 2 molecole

di gliceraldeide-3-fosfato, che rappresentano il guadagno

netto del ciclo, si uniscono per formare

il fruttosio bisfosfato dal quale poi si origina, nella

maggior parte dei casi, il glucosio fosfato. Quest'ultimo,

non appena sintetizzato, può seguire vari destini:

1.viene unito al fruttosio fosfato per

formare saccarosio che, attraverso il sistema conduttore,

viene trasportato alle varie parti della pianta;

2.in alternativa, più molecole di glucosio fosfato si possono

unire tra loro formando amido primario all'interno dello

stesso cloroplasto;

3.il glucosio fosfato può servire per la sintesi di altre

molecole quali, ad esempio, la cellulosa.

La presenza del ciclo di Calvin-Benson nella fotosintesi fa

sì che si rigeneri continuamente la molecola in grado di

agganciare la CO2 (RuBP), assicurandone sempre la presenza

nel cloroplasto. Inoltre nelle reazioni cicliche i passaggi

sono graduali, così da richiedere ogni volta una limitata

quantità di energia corrispondente a quella che può fornire

la rottura di un legame ad alta energia come quello

dell'ATP.

FASE DELLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA:

La fotosintesi clorofilliana avviene per tappe riunibili in

due fasi:

1.La fase luminosa (o fase luce-dipendente), dipendente dalla

luce;

2.La fase di fissazione del carbonio (o fase oscura,

indipendente dalla luce) di cui fa parte il ciclo di Calvin.

La seconda fase viene anche definita fase al buio; il

termine, tuttavia, potrebbe essere fuorviante, in quanto non

si riferisce all'assenza della luce dato che alcuni enzimi

coinvolti in questa fase sono direttamente attivati proprio

dalla luce, tanto che avviene contemporaneamente alla fase

luminosa e non di notte. Infatti in assenza di luce si ha

scarsità di ATP e NADPH, che si formano durante la fase

luminosa e gli stomi si chiudono, dunque non vi è accesso di

CO2; inoltre si verifica anche l'inattività di alcuni enzimi

che sono luce-dipendenti (RuBisCO, 3-PGA deidrogenasi,

fosfatasi e ribulosio 1,5 bis-fosfato chinasi).Le reazioni

della fase luce dipendente della fotosintesi clorofilliana.Il

processo fotosintetico si svolge all'interno dei cloroplasti.

All'interno di questi si trova un sistema di membrane che

formano pile di sacchetti appiattiti (tilacoidi), dette

grana, e delle lamelle di collegamento dei grana (lamelle

intergrana). All'interno di queste membrane troviamo delle

molecole di clorofilla, aggregate a formare i

cosiddetti fotosistemi. Si possono distinguere il fotosistema

I e il fotosistema II. I fotosistemi sono un insieme di

molecole di pigmenti disposti in modo da circondare una

molecola di clorofilla speciale detta "a trappola". L'energia

del fotone viene quindi passata di molecola in molecola fino

al raggiungimento della clorofilla speciale. Nel fotosistema

I la molecola trappola viene eccitata da una lunghezza d’onda

di 700 nm, nel fotosistema II da 680 nm.Il fotosistema I è

formato da un LHC (complesso che cattura la luce – in inglese

Light Harvesting Complex) costituito da circa 70 molecole di

clorofilla a e b e da 13 diversi tipi di catene

polipeptidiche, e da un centro di reazione che comprende

circa 130 molecole di clorofilla a detta P700, un particolare

tipo di clorofilla che ha il massimo assorbimento della luce

a 700 nm.Il fotosistema II è anch'esso composto da un LHC,

formato da circa 200 molecole di clorofilla a e b, nonché da

diverse catene polipeptidiche, e da un centro di reazione

formato da circa 50 molecole di clorofilla a detta P680, che

ha il massimo assorbimento della luce solare a 680 nm.

Tutte queste molecole sono in grado di catturare l'energia

luminosa, ma solo quelle di clorofilla a sono in grado di

passare ad uno stato eccitato che attiva la reazione

fotosintetica.

Le molecole che hanno solo funzione di captazione sono dette

molecole antenna; quelle che attivano il processo

fotosintetico sono definite centri di reazione. La "fase

luminosa" è dominata dalla clorofilla a, le cui molecole

assorbono selettivamente luce nelle porzioni rossa e blu-

violetta dello spettro visibile, attraverso una serie di

altri pigmenti coadiuvanti. L'energia catturata dalle

molecole di clorofilla consente la promozione di elettroni da

orbitali atomici a energia minore ad orbitali ad energia

maggiore. Questi vengono subito sostituiti mediante scissione

di molecole d'acqua (che, da H2O, si scinde in due protoni,

due elettroni ed un ossigeno grazie alla fotolisi, operata

dal OECcomplesso evolvente ossigeno associato al fotosistema

II). Gli elettroni liberati dalla clorofilla del fotosistema

II vengono immessi in una catena di trasporto costituita dal

citocromo B6f, durante la quale perdono energia, passando ad

un livello energetico inferiore. L'energia persa viene

utilizzata per pompare protoni dallo stroma all'interno dello

spazio del tilacoide, creando un gradiente protonico. Infine

gli elettroni giungono al fotosistema I, che a sua volta, per

effetto della luce, ha perso altri elettroni. Gli elettroni

persi dal fotosistema I vengono trasferiti alleferredossina,

che riduce NADP+ in NADPH. Tramite la proteina di

membrana ATP-sintetasi situata sulla membrana

del tilacoide (strati membranosi interni al cloroplasto o,

nel caso dei batteri autotrofi, distribuiti nel citoplasma),

gli ioni H+ liberatisi dall'idrolisi dell'acqua passano dallo

spazio del tilacoide allo stroma, cioè verso gradiente,

sintetizzando ATP a partire da gruppi liberi di fosfato e

ADP. Si può formare una molecola di ATP ogni due elettroni

persi dai fotosistemi.La fase di fissazione del

carbonio o ciclo di Calvin (chiamata anche fase al

buio o fase luce indipendente) comporta l'organicazione della

CO2, ossia la sua incorporazione in composti organici e la

riduzione del composto ottenuto grazie all'ATP ricavato dalla

fase luminosa.In questo ciclo è presente un composto organico

fisso, il ribulosio-bifosfato, o RuBP, che viene trasformato

durante la reazione fino a tornare al suo stato iniziale. Le

12 molecole di ribulosio bifosfato presenti nel ciclo di

Calvin reagiscono con l'acqua e l'anidride carbonica subendo

una serie di trasformazioni ad opera dell'enzima ribulosio-

bifosfato carbossilasi o rubisco. Alla fine del processo,

oltre alle 12 RuBP nuovamente sintetizzate, si originano 2

molecole di gliceraldeide 3-fosfato, che vengono espulse dal

ciclo come prodotto netto della fissazione. Per essere

attivato, il ciclo di Calvin necessita di energia chimica e

supporto mediante l'idrolisi di 18 ATP in ADP e

dell'ossidazione di 12 NADPH in NADP+e ioni liberi di

idrogeno H+ (che sono protoni). L'ATP e la NADPH consumate

durante il ciclo di Calvin vengono prelevate da quelle

prodotte durante la fase luminosa, e, una volta ossidate,

tornano a far parte del pool disponibile per la riduzione.

Complessivamente, nel ciclo di Calvin vengono consumate 6

molecole di CO2, 6 di acqua, 18 di ATP e 12 di NADPH per

formare 2 gliceraldeide 3-fosfato (abbreviato in G3P), 18

gruppi liberi di fosfato, 18 ADP, 12 protoni, 12 NADP+.

Le due molecole di gliceraldeide 3-fosfato formatesi durante

il ciclo di Calvin vengono utilizzate per

sintetizzare glucosio, in un processo perfettamente inverso

alla glicolisi, o per formare lipidi quali acidi

grassi oppure amminoacidi (aggiungendo un gruppo

amminico nella struttura). I prodotti finali della

fotosintesi, quindi, svolgono un ruolo di fondamentale

importanza nei processi dell'anabolismo degli organismi

autotrofi.Oltre ad un ciclo fotosintetico di sintesi (solo di

giorno e nel periodo vegetativo) del glucosio e dei derivati

polisaccaridi, le piante hanno anche un ciclo opposto

ossidativo (respirazione cellulare) (di giorno e di notte

tutto l'anno) dei prodotti fotosintetici utilizzati appunto

come nutrimento dalle piante stesse. Il bilancio complessivo

dei flussi di ossigeno e CO2 da e verso l'ambiente esterno è

comunque a favore della fotosintesi ovvero la pianta si

comporta come un 'pozzo' (assorbitore) di accumulazione di

carbonio piuttosto che come una 'sorgente' (emettitore) verso

l'ambiente esterno di carbonio e viceversa una 'sorgente' di

ossigeno piuttosto che un 'pozzo' di ossigeno. Questo perché

parte del carbonio assorbito e non utilizzato dal ciclo

ossidativo della pianta rimane fissato sotto forma

di cellulosa e lignina nelle pareti cellulari delle cellule

'morte' che costituiscono il legno interno della pianta. La

fase di ossidazione delle piante è ciò che rende la pianta un

essere vivente al pari degli altri. Lo stesso ciclo

ossidativo fa sì che la temperatura interna della pianta, a

sua volta termoregolata da processi fisiologici, sia in

generale diversa da quella dell'ambiente esterno.

CIANOBATTERIO FOTOAUTROTOFO:

cianobatteri che hanno anche capacità metabolicha

batteri

fotoautrofiche.I cianobatteri sono fotosintetici,

produttori di ossigeno, chiamati anche alghe azzurre o blu-

verdi; il loro colore varia dall’azzurro, al rosso al

porpora, a causa della presenza di pigmenti accessori, la c-

ficocianina (blu) e la c-ficoeritrina (rossa).Appartengono

al tipo delle Cianofite e si distinguono dagli altri batteri

tilacoidi)

per la presenza di membrane interne (i contenenti la

clorofilla e altre strutture coinvolte nella fotosintesi.

TEORIA ENDOSIMBIONTICA:

Gli organismi costituiti da cellule procariote sono stati

l’unica forma di vita sul nostro pianeta prima della

comparsa di quelli formati da cellule eucariote. Molti

biologi pensano che il passaggio dalla cellula procariote a

quella eucariote sia stato un evento estremamente

significativo nella storia della vita sulla Terra, secondo

solo, per importanza biologica, alla nascita delle prime

semplici forme di vita.Attualmente, vi sono diverse teorie

sul modo in cui questo passaggio potrebbe essere avvenuto.

Una delle più accreditate è la teoria

endosimbiontica formulata verso la fine degli anni Ottanta

del secolo scorso dalla genetista statunitense Lynn

Margulis; secondo questo modello, i mitocondri e i

cloroplasti deriverebbero da antichi procarioti che si sono

introdotti in cellule più grandi (figura 6). Qui i

procarioti avrebbero dato origine a un rapporto di simbiosi,

cioè uno scambio reciproco di favori: la cellula più grande

avrebbe fornito biomolecole e sali minerali, mentre i

procarioti avrebbero fornito energia. La teoria viene detta

endosimbiontica appunto perché prevede una simbiosi, ossia

un rapporto vantaggioso, tra due organismi che vivono l’uno

all’interno dell’altro.

RIBOSOMI DEL CLOROPLASTO:

Il fluido interno al cloroplasto è chiamato stroma: esso

contiene molti enzimi coinvolti nel metabolismo

dell’organulo, granuli di amido, il DNA circolare e

i ribosomi. I ribosomi del cloroplasto sono del tutto simili

a quelli presenti nei batteri. La presenza di un genoma e

dei ribosomi consentono all’organello di sintetizzare alcune

delle proteine che gli sono necessarie, ma non tutte: molte

proteine del cloroplasto sono codificate da geni presenti

nel nucleo della cellula, tradotte nel citoplasma e poi

indirizzate al cloroplasto.All’interno dello stroma si

trovano le membrane tilacoidali o tilacoidi, dove avvengono

le prime fasi della fotosintesi. Le membrane tilacoidali si

distinguono in membrane granali, impacchettate tra loro, e

membrane stromatiche, in contatto con lo stroma. Lo spazio

interno ai tilacoidi si chiama lumen.

AMIDO PRIMARIO e SECONDARIO:

è detto primario o di sintesi perché diverso da quello

secondario o di riserva;Quando i cloroplasti fotosintetizzano

rapidamente, producono una grande quantità di zuccheri

superiore alle necessità della cellula e l’eccesso viene

temporaneamente polimerizzato a formare granuli d’amido

(amido primario) all’interno dei cloroplasti stessi.

AMINOACIDI AROMATICI:

triptofano fenilalanina e tirosina sono detti

amminoacidi aromatici perchè possiedono un radicale

aromatico.

LICOPENE:

Il licopene è un composto alchilico non polare formato solo

da idrogeno e carbonio, appartenente al gruppo

dei carotenoidi. È un additivo alimentare, identificato

dalla sigla E160d.

GERMOGLIO:

Per germoglio si intende il prodotto del seme vegetale

quando questo viene interrato. In alternativa,

per germoglio si intende il giovane ramoscello o il gruppo

di foglioline che nascono dalla gemma di una pianta.Quando

il seme di una pianta trova le condizioni di umidità e le

termperature adeguate per attivarsi viene prodotto

il germoglio. Il processo di attivazione e di produzione del

germoglio viene detto germinazione.All'interno

del seme oltre agli enzimi metabolici e alle sostanze

nutritive è già presente un germoglio embrionale composto

di foglie embrionali eradice embrionale che spuntano dal

seme non appena inizia il processo di germinazione.Grazie

agli enzimi attivati durante la germinazione le sostanze

nutritive all'interno del seme sono predigerite, quindi

le proteine sono scisse in amminoacidi e

i lipidi in glicerolo e acidi grassi. I semi e i germogli

hanno un contenuto energetico molto elevato dovuto alla

grande quantità di carboidrati e sono poveri di grassi, che

servono appunto alla germinazione.

EZIOPLASTO:

Ezioplasti sono cloroplasti che non sono stati esposti alla

luce. Normalmente si trovano nelle piante cresciute al buio.

Se una pianta viene mantenuta al buio per parecchi giorni, i

cloroplasti verranno trasformati in ezioplasti. La loro

caratteristica è la mancanza di pigmenti attivi, possono

essere dunque considerati leucoplasti.

Corpi prolamellari

Questi organelli vegetali, in assenza di luce, formano

nello stroma (liquido o plasma plastidico) uno o più corpi

prolamellari, che sono aggregazioni di corpi semicristallini

costituiti di membrane tubulari, che portano i pigmenti

precursori della clorofilla. I corpi prolamellari

semicristallini sono molto spesso organizzati in schemi

geometrici. Sono riconoscibili al microscopio dalla

struttura a scacchiera.Vengono convertiti con relativa

facilità in cloroplasti attraverso l'ormone

vegetale citochinina dopo l'esposizione alla luce,

stimolando la sintesi di clorofilla. Durante questo processo

si formano i tilacoidi organizzati in grana dai corpi

prolamellari semicristallini.

EZIOLATO:

(o etiolato) agg. [dal fr. étiolé, part. pass.

di étioler «far deperire e scolorire una pianta tenendola al

buio», di etimo incerto]. – In botanica, di pianta non verde

per mancanza di luce.

CORPI PROLAMELLARI:

Il corpo prolamellare si trova negli ezioplasti ed è un

sistema di membrane tubolari disposte in un ordinato

reticolo. Quando l'ezioplasto si converte in cloroplasto

grazie alla presenza di luce dal corpo prolamellare si

sviluppano i tilacoidi (il sistema delle membrane

fotosintetiche) che si impilano a dare grana. Su queste

membrane si verificano le reazioni della fase luminosa della

fotosintesi.

MAIS o ZEA MAYS o GRANOTURCO:

Il mais (Zea mays L.) è una pianta erbacea annuale

della famiglia delle Poaceae, tribù delleMaydeae. È uno dei

più importanti cereali largamente coltivato sia

nelle regioni tropicali sia in quelle temperate, in

quest'ultimo caso a ciclo autunno-primaverile.Il mais

rappresenta la base alimentare tradizionale nelle

popolazioni dell'America latina e, localmente, in alcune

regioni dell'Europa e del Nordamerica. Nelle regioni

temperate è principalmente destinato all'alimentazione

degli animali domestici, sotto forma di granella, farine o

altri mangimi, oppure come insilato, generalmente raccolto

alla maturazione cerosa. È inoltre destinato a

trasformazioni industriali per l'estrazione

di amido e olio oppure alla fermentazione, allo scopo di

produrre per distillazione bevande alcoliche o bioetanolo a

scopi energetici.L'infiorescenza femminile, che porta

le cariossidi, si chiama correttamente spiga ma viene più

spesso impropriamente chiamata "pannocchia", mentre

la pannocchia propriamente detta è l'infiorescenza maschile

posta sulla cima del fusto (stocco) della pianta, che di

contro viene talvolta chiamata impropriamente "spiga" per il

suo aspetto.Le cariossidi sono fissate al tutolo ed il

tutolo è fissato alla pianta.

PROTILACOIDI:

nell'ezioplasto sono i tilacoidi in fase precoce,o prima di

divenire tilacoidi.

MESOFILO:

Il grano o frumento (Triticum L.), detto anche tritico, è

un genere della famiglia delleGraminacee o Poacee.È un

cereale di antica coltura (vi sono tracce in Iraq, risalenti

a 5000 anni fa)[senza fonte].Esso cresce ovunque, tranne che

nelle fasce tropicali. La pianta produce infiorescenze in

spighe composte. I frutti sono cariossidi e, se macinati,

producono farina.Il termine italiano viene usato per

indicare sia la pianta che le cariossidi di tali piante.

FAGIOLO o PHASEOLUS VULGARIS:

Il fagiolo (Phaseolus vulgaris L., 1758) è una pianta della

famiglia delle leguminose originaria dell'America centrale.

Fu importato, a seguito della scoperta dell'America,

in Europa dove esistevano unicamente fagioli di specie

appartenenti al genere Vigna, di origine subsahariana: i

fagioli del genere Phaseolus si sono diffusi ovunque

soppiantando il gruppo del mondo antico, in quanto si sono

dimostrati più facili da coltivare e più redditizi (rispetto

al Vigna la resa per ettaro è quasi doppia).Il fagiolo viene

coltivato per i semi, raccolti freschi (fagioli da sgranare)

o secchi, oppure per l'intero legume da mangiare fresco

(fagiolini o cornetti). Le varietà a ciclo vegetativo più

lungo, nelle regioni temperate sono seminate in primavera,

quelle a ciclo più breve in estate. Nel caso dei fagioli

rampicanti è necessaria la collocazione di sostegni.

TRITICUM:

Il grano o frumento (Triticum L.), detto anche tritico, è

un genere della famiglia delleGraminacee o Poacee.È un

cereale di antica coltura (vi sono tracce in Iraq, risalenti

a 5000 anni fa)[senza fonte].Esso cresce ovunque, tranne che

nelle fasce tropicali. La pianta produce infiorescenze in

spighe composte. I frutti sono cariossidi e, se macinati,

producono farina.Il termine italiano viene usato per indicare

sia la pianta che le cariossidi di tali piante.

AVENA SATIVA:

L'avena comune (Avena sativa) è una pianta della famiglia

delle Poacee (o Graminacee) ed è la specie più nota del

genere Avena.

POACEAE:

Le Poaceae o Gramineae Barnhart, 1895 (nomen conservandum)

sono

una famiglia dipiante angiosperme monocotiledoni dell'ordine

Poales, comunemente conosciute anche come Graminacee.

PLANTULA:

In botanica col termine plantula si intende l'aspetto della

piantina da poco germinata dal seme. Caratteristiche epigee

della plantula sono il sottile stelo che sorregge

le cotiledoni (1, 2 o più foglioline embrionali

fotosintetiche con funzione trofica e di riserva) e la

plumula, ovvero la primagemma che con la sua

attività meristematica veicolerà la crescita della pianta.Il

termine plantula è poco utilizzato nel linguaggio comune

fuori da un ambito strettamente botanico, infatti per

intendere la piantina appena nata si usa più spesso il

termine germoglio. Di per sé l'attribuzione del nome non è

errata, ma va precisato che in botanica per germoglio si

intende sia la plantula sia qualsiasi prodotto di una gemma,

che può essere a seconda dei casi l'abbozzo di un ramo o di

un fiore (l'apparato fiorale rappresenta la specializzazione

di un ramo per motivi riproduttivi).

ENDOSPERMA:

L'endosperma è un tessuto vegetale tipicamente triploide (in

cui ogni cellula possiede tre cromosomi per tipo) che avvolge

l'embrione nell'interno dei semi di molte piante con fiori.

Fornisce la nutrizione all'embrione che si sta sviluppando. È

principalmente composto diamido, ma può contenere

anche olii e proteine.L'endosperma è il risultato della

fecondazione da parte di un gamete maschile proveniente dal

polline dei due corpi polari all'interno del centro

dell'ovario (mentre un altro gamete fertilizza la cellula

uovo).I semi di alcune piante assorbono l'endosperma nei

loro cotiledoni, che poi diviene la maggiore sorgente di

nutrimento durante lo sviluppo. La maggior parte, comunque,

mantiene il tessuto così com'è.I cereali vengono coltivati

per i loro frutti palatabili (grani), che contengono una

grande quantità di endosperma. L'endosperma è la parte che

viene generalmente favorita per l'alimentazione, mentre altre

parti del frutto vengono spesso rimosse o ignorate.

L'endosperma svolge così un ruolo di vitale importanza nel

mondo per l'alimentazione umana.

CRUSCA:

La crusca è un residuo della fabbricazione della farina di

graminacee frumento, orzo, segale,avena e altri cereali per

il consumo umano, costituita prevalentemente

dai tegumenti esterni deisemi. Ha un aspetto simile alla

segatura di legno.Viene usata anzitutto nell'alimentazione

animale, in particolare per i bovini, equini e, in minor

misura, per i suini. Ai bovini, in quanto ruminanti, viene

somministrata senza problemi in quantità giornaliere fino

oltre il kg, in funzione del prezzo; ai maiali, in quanto

onnivori, le dosi somministrate sono molto minori. Oggigiorno

viene loro somministrata moderatamente per diminuire il loro

naturale grasso (visto che è richiesta la carne magra).In

certi periodi della storia medioeuropea era "apertis verbis"

proibito ai mugnai aggiungere la crusca alla farina.

GERME: termine che indica propriam. uno stadio iniziale di un

successivo sviluppo o accrescimento; è usato inoltre (anche

nel linguaggio com.) per indicare un microrganismo, spec. se

portatore di malattie (g. patogeni), o una fase del suo

ciclo vitale (spora).

EMBRIONE:

L'embrione è il primo stadio dello sviluppo di

un organismo eucariote diploide. La definizione di embrione

varia a seconda degli organismiconsiderati, comunque

appartenenti solamente a due regni dei

viventi: animali e piante.Gli embrioni di organismi vegetali

sono alcune prime strutture già contenute all’interno

del seme, una forma potenzialmente vitale ma non ancora

attiva, cioè non ancora un organismo indipendente. Le

piantine embrionali presentano tessuti precursori delle

diverse parti della pianta adulta e cioè le foglie,

il fusto, le radici, e uno o più cotiledoni. Quando la

piantina embrionale comincia a trarre nutrimento

dal terrenoe a crescere, il fenomeno si dice germinazione.

Vi sono piante che non producono il seme ma solamente un

embrione (briofite) cioè una piantina collegata alla pianta

madre, che non compie la germinazione.

BACCELLO o LEGUME:

Il baccello (o legume) è il frutto delle leguminose o anche

la sola parte che fa da contenitore ai semi delle stesse. È

formato da un carpello che racchiude i semi. A maturità, il

baccello si apre in corrispondenza delle due strozzature

(dorsale e ventrale), rilasciando i semi.Figurativamente la

parola indica una persona stupida o sempliciotta.

COROLLA:

E’ il verticillo florale che forma la parte vessillare del

fiore ed composto dai petali vistosi e variamente colorati,

che possono essere liberi o più o meno congiunti.

REATTIVO DI LUGOL:

Il reattivo di Lugol è una soluzione utilizzata nei

laboratori di biologia come colorante per marcare alcune

strutture cellulari durante l'osservazione microscopica o per

il riconoscimento della presenza di amido.Esso prende il nome

dal suo inventore, il medico francese Jean Guillaume Auguste

Lugol(1786-1851) che ne suggerì l'utilizzo nel trattamento

della tubercolosi.Il reattivo è una soluzione acquosa iodo-

iodurata di colore marrone chiaro, inodore. In soluzione KI

(ioduro di potassio) si dissocia e l'anione I- tende a

reagire con lo iodioelementare secondo la reazione:

I + KI → I + K

3– +

2

La soluzione di Lugol non deve essere confusa con la tintura

di iodio, che consiste di iodio e ioduro di potassio dissolti

in alcool etilico.

SOLANACEAE:

Le Solanaceae sono una famiglia

di angiosperme dicotiledoni che comprende molte specie

commestibili ed altre velenose. Molte specie di questa

famiglia hanno infatti componenti alcaloidipsicoattivi, tra

cui anche l'alcaloide tossico solanina, presente in alcune

specie nella pianta e nei frutti ancora acerbi, che scompare

o si trasforma in altre sostanze, innocue o salutari, quando

il frutto è maturo.Fra le piante più conosciute appartenenti

alla famiglia troviamo piante importanti per l'alimentazione

umana (le patate, le melanzane, i pomodori, i peperoncini,

i peperoni), piante da cui si ricavano droghe farmaceutiche

(la belladonna per l'atropina, il tabacco) e piante velenose

(ledatura).

STATEOLITE:

statolite botanica Granulo di amido, detto anche

amidostatolite, mobile, che con la sua pressione farebbe

percepire al citoplasma lo stimolo della gravità terrestre.

STRUTTURA DELLA RADICE:

La radice è formata da diverse parti. Ci sono varie zone, da

quella del colletto, che è quella più vicina al fusto, alla

zona della cuffia radicale o pileoriza, che è quella più in

basso e si sviluppa nel terreno. La cuffia è fatta da cellule

che si rovinano spesso e devono essere sostituite molte

volte. Queste cellule sono prodotte da un tessuto che si

chiama meristema apicale. Esso si trova tra la cuffia e la

zona di allungamento. Quest’ultima si chiama così perché

avviene la moltiplicazione delle cellule del meristema

apicale, che permette l’allungamento della radice.Sopra

questa zona c’è quella dei peli radicali, che è la parte più

importante della radice. Questi peli sono moltissimi e

aumentato i punti di contatto della pianta con il terreno.

Così riesce ad avere più nutrimento.Il colletto invece ha

solo la funzione di tenere la pianta attaccata al terreno.Se

analizziamo l’area dei peli radicali, dalla parte più esterna

a quella più interna, possiamo vedere tre zone: epidermide,

corteccia e cilindro centrale. L’ epidermide è costituita da

un solo strato di cellule. Da alcune di esse partono i peli

radicali, che possono essere lunghi fino a 10 mm. La

corteccia è fatta di tessuto parenchimatico. Nel cilindro

centrale ci sono le cellule che formano il floema e lo

xilema. L’acqua raggiunge questa zona attraverso l’

endoderma, che è un anello formato da cellule permeabili,

cioè che lasciano passare l’acqua.Ci sono due tipi di

radice:radice a fittone;radice fascicolata.

La radice a fittone è fatta da una radice principale molto

grande, da cui partono tanti piccole ramificazioni. Un

esempio di questo tipo di radice è la carota.Invece la radice

fascicolata ha tante radici più o meno uguali tra di loro,

che si sviluppano in tutte le direzioni.

RADICE A FITTONE:

La radice a fittone è fatta da una radice principale molto

grande, da cui partono tanti piccole ramificazioni. Un

esempio di questo tipo di radice è la carota.

RADICE FASCICOLATA:

Invece la radice fascicolata ha tante radici più o meno

uguali tra di loro, che si sviluppano in tutte le direzioni.

COLUMELLA:

Le cellule della columella sono grosse, cubiche, con grosso

nucleo, molto citoplasma e grossi granuli di amido. La

columella è, nella cuffia, il sito della percezione

gravitropica, le cellule della columella contengono

particolari amiloplasti (detti statoliti) grazie ai quali

vengono percepite variazioni nella posizione che innescano

reazioni di crescita che mantengono l’apice in posizione

verticale (geotropismo positivo)

SUCCO CELLULARE: vacuolo

secrezioni presenti nel centrale delle cellule

vegetali; consistono essenzialmente di ioni inorganici,

alcaloidi, glucosidi;

acidi organici, zuccheri, la presenza di

questi soluti vari, tenuti ‘prigionieri’ all’interno del

pressione

vacuolo dalla sua membrana, per la differenza di

osmotica permette alla cellula di poter richiamare acqua da

soluzioni più diluite presenti nell’ambiente esterno,

traspirazione

meccanismo che è essenziale per la delle

piante.Il succo cellulare, contiene sostanze colorate, atte

a determinare la colorazione di fiori e frutti.

SALI INORGANICI:

I Sali Inorganici Nelle materia vivente possono esistere in

soluzione, dissociati in ioni(cationi e anioni), oppure

immobilizzati, coinvollti nella formazione di strutture poco

o per niente solubili(scheletri , dermascheletri ecc).I sali

minerali in soluzione sono contenuti negli organismi viventi

in percentuale varia e le loro concentrazioni sono mantenute

costantemente in equilibrio Inoltre sono importanti per il

mantenimento della pressione osmotica e dell'equilibrio

acido - basico ed intervengono come cofattori in diverse

reazioni enzimatiche.

ACIDI ORGANICI:

Tra gli acidi inorganici si annoverano:

sono composti

•idracidi:

da idrogeno e alogeni, zolfo, selenio, azoto o ione

cianuro (CN-);[8]

sono composti da idrogeno, un non

•ossiacidi:

metallo e ossigeno. Si formano facendo reagire

un'anidride con l'acqua.

Acidi organici:

Secondo la sistematica organica, agli

acidi organici appartengono:[9]

carbossilici: contengono uno o più gruppi carbossilici

•acidi

(-COOH), e in particolare:

monocarbossilici (tra cui si annoverano gli acidi

•acidi

grassi): con un gruppo carbossilico

dicarbossilici: con due gruppi carbossilici

•acidi (o peracidi): con uno o più gruppi -COOOH

•perossiacidi

solfonici: con uno o più gruppi -SO3H

•acidi solfinici: con uno o più gruppi -SO2H

•acidi sulfenici: con uno o più gruppi -SOH

•acidi selenonici: con uno o più gruppi -SeO3H[10]

•acidi seleninici: con uno o più gruppi -SeO2H

•acidi selenenici: con uno o più gruppi -SeOH

•acidi telluronici: con uno o più gruppi -TeO3H

•acidi tellurinici: con uno o più gruppi -TeO2H

•acidi tellurenici: con uno o più gruppi -TeOH

•acidi fosfonici: con uno o più gruppi -PO(OH)2

•acidi arsonici: con uno o più gruppi -AsO(OH)2

•acidi

•tioacidi con uno o più gruppi -CS(OH)

•O-tioacidi: con uno o più gruppi -CO(SH)

•S-tioacidi: con uno o più gruppi -CS(SH)

•ditioacidi:

•seleneoacidi con uno o più gruppi -CSe(OH)

•O-selenoacidi: con uno o più gruppi -CO(SeH)

•S-selenoacidi: con uno o più gruppi -CSe(SeH)

•diselenoacidi:

•telluroacidi con uno o più gruppi -CTe(OH)

•O-telluroacidi: con uno o più gruppi -CO(TeH)

•S-telluroacidi: con uno o più gruppi -CTe(TeH).

•ditelluroacidi:

Sono classificati come acidi anche composti che presentano

più gruppi funzionali (di cui uno acido), come

gli amminoacidi.

ZUCCHERI:

I glucidi (dal greco glucos, cioè dolce), chiamati

anche glicidi,zuccheri o carboidrati (da idrati

di carbonio), saccaridi, o CHO, sono una delle principali

classi di biomolecole. Hanno numerose funzioni biologiche tra

cui quella di riserva energetica e trasporto dell'energia

(esempio: amido, glicogeno) e sono anche noti come componenti

strutturali della cellulosa nelle piante e

della cartilaginenegli animali. Inoltre i carboidrati e i

loro derivati giocano un ruolo fondamentale nel sistema

immunitario, nella fertilità e nello sviluppo biologico.Dal

punto di vista chimico, i carboidrati

sono aldeidi o chetoni a cui sono stati aggiunti vari gruppi

ossidrilici, solitamente uno per ogniatomo di carbonio che

non fa parte del gruppo funzionale aldeidico o chetonico. Le

singole unità di carboidrati sono chiamate "monosaccaridi".

Tra questi si annoverano il glucosio, il galattosio e

il fruttosio. La formula generale di un monosaccaride,

detta formula empirica (o minima) è CnH2nOn, dove n è un

numero maggiore o uguale a tre; ad ogni modo non tutti i

carboidrati si adattano a questa precisa definizione

stechiometrica (per esempio gli acidi uronici,

i deossizuccheri come il fucosio).I monosaccaridi possono

legarsi tra di loro in moltissimi modi per formare

i polisaccaridi o gli oligosaccaridi. Molti carboidrati

contengono uno o più unità di monosaccaridi a cui sono stati

tolti o aggiunti vari gruppi. Per esempio il deossiribosio,

un componente del DNA, è una versione modificata

del ribosio (un componente dell'RNA). Altri carboidrati

presentano invece gruppi funzionali differenti, come nel caso

degliamminozuccheri e delle glicoproteine.

ROVO o RUBUS ULMIFOLIUS:

Il rovo (Rubus ulmifolius Schott, 1818) è una pianta spinosa

appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

SAXIFRAGA COTYLEDON:

Pianta erbacea, foglie delle rosette larghe, ovali, lunghe

sino a 8 cm, a denti acuminati. Fusto fiorifero alto 10-70

cm, ramificato con pannocchia lassa con fiori bianchi.

Fior. : VI - VIII. Cresce in alta montagna sulle rupi.

SALICORNIA:

La salicornia europea (Salicornia europaea L., 1753) è

una pianta succulenta della famiglia

delle Chenopodiacee (o Amaranthaceae secondo

la classificazione APG).

URTICA DIOICA:

L'ortica (Urtica dioica, L.) è una diffusa pianta

erbacea perenne, nativa dell'Europa, dell'Asia, del Nord

Africa e del Nord America. È nota per possedere una grande

quantità di peli urticanti i quali, quando toccati,

iniettano nella pelle istamina e altre sostanze chimiche che

causano prurito. Con il nome di «ortica» ci si riferisce

anche all’Urtica urens, un'altra specie comune del

genere Urtica, pianta annuale più piccola e pungente dell'U.

dioica.

ACIDO OSSALICO:

L'acido ossalico è un acido bicarbossilico.A temperatura

ambiente può presentarsi sotto forma di granuli solidi

bianchi e inodore, oppure come cristalli trasparenti e

incolori di struttura monoclina. È un compostonocivo.Con i

suoi due gruppi carbossilici si comporta

da legante bidentato - ovvero forma duelegami di

coordinazione con uno ione metallico in soluzione - ed è il

più forte acidocarbossilico esistente. È anche un riducente,

dato che può facilmente ossidarsi adanidride carbonica.

ACIDO MALICO:

L’acido malico, noto anche come acido di mela o acido

fruttico, in quanto si ritrova nelle mele ed in altra

frutta, è un acido organico alfa-idrossilato, contenuto

anche in piante ed animali, incluso l’uomo.In effetti,

l’acido malico, sotto forma del suo anione malato, è

l’intermedio chiave nel principale ciclo di produzione

dell’energia cellulare, noto come ciclo di Krebs o ciclo

dell'acido citrico, che è localizzato all’interno dei

mitocondri.I derivati dell'acido malico sono noti

come malati (da non confondersi con i maleatiderivati

dall'acido maleico).

ACIDO TARTARICO:

L'acido tartarico è un acido organico cristallino bianco. È

presente naturalmente in molte piante, specialmente

nell'uva e nel tamarindo (oltre che in altri

frutti).Dall'estrazione di questo acido dall'uva, durante la

spremitura, si ottiene un "succo" che verrà chiamato vino. Le

proprietà benefiche del vino naturale sono derivate

dall'acido presente nell'uva. L'acido tartarico, noto agli

antichi come tartaro, originariamente è stato isolato

dal tartrato acido di potassio dall'alchimista Jabir ibn

Hayyan intorno all'anno 800. Allo stesso si devono molti

altri processi chimici di base usati ancora oggi. Il processo

di sintesi moderno è stato sviluppato nel 1769 dal chimico

svedese Carl Wilhelm Scheele.La chiralità dell'acido

tartarico è stata invece scoperta nel 1832 da Jean-Baptiste

Biot, che osservò la sua capacità di ruotare la luce

polarizzata. Louis Pasteur continuò tale ricerca nel 1847

studiando le conformazioni dei cristalli dell'acido

tartarico, scoprendone l'asimmetria.

ACIDO CITRICO:

L' acido citrico, nome IUPAC acido 3-carbossi-3-idrossi-1,5-

pentandioico, è una sostanza solida, incolore, solubile in

acqua. L'acido citrico è uno degli acidi più diffusi negli

organismi vegetali ed è un prodotto metabolico di tutti

quelli aerobici. Il succo di limone ne contiene il 5-7% e

l'arancia l'1% circa, ma è presente anche in quasi tutta la

frutta, nei legni, nei funghi, nel tabacco, nel vino e

persino nel latte. L'acido citrico si ricavava,

originariamente, dal succo di limone (Citrus) attraverso un

complesso processo con soluzione di ammoniaca, cloruro di

calcio e acido solforico. Da questa fonte venne isolato per

cristallizzazione per la prima volta nel 1784 da Carl

Wilhelm Scheele. Attualmente viene prodotto attraverso

fermentazioni su scala industriale utilizzando funghi

(es. Aspergillus niger) o lieviti in bioreattori ad ambiente

a basso pH(acidulato) e bassa concentrazione di ferro; a

tale scopo si utilizzano chelanti degli ioni ferro come

l'EDTA. In questo modo il ciclo di Krebs viene interrotto

all'acido citrico il quale può essere estratto dalla cellula

e purificato.

ARANCIO o CITRUS PER SINTESIS:

L'arancio (Citrus × sinensis) è

un albero da frutto appartenente

al genere Citrus (famiglia Rutaceae), il cui frutto è

l'arancia, talora chiamata anche arancia dolce per

distinguerla dall'arancia amara. È un antico ibrido,

probabilmente fra il pomelo e il mandarino, ma da secoli

cresce come specie autonoma e si propaga

per innesto e talea.

OXALIS ACETOSELLA:

L'Oxalis acetosella (nome comune Acetosella dei boschi) è

una piccola pianta alta fino a 12 cm, appartenente

alla famiglia delle Oxalidaceae.

MELO: Il melo (Malus domestica, Borkh. 1760) è una pianta da

frutto appartenente alla famiglia delleRosaceae. È una delle

più diffuse piante da frutto coltivate.

RUTACEAE:

Le Rutaceae Juss. sono

una famiglia di piante angiosperme dicotiledoni della

sottoclasse delleRosidae. Comprende circa 1600 specie, in

gran parte legnose (ma alcune anche erbacee) caratterizzate

dalla presenza di ghiandole oleifere che producono oli

eterei aromatici. È una famiglia subcosmopolita a

distribuzione prevalentemente tropicale e

subtropicale.Appartengono a questa famiglia gli agrumi

(genere Citrus) per lo più originari della Cina e coltivati

nelle regioni temperate calde. In soggetti sensibili molte

Rutaceae provocano reazioni allergiche, soprattutto a carico

della pelle.Le Rutaceae spontanee in Italia si riducono a

poche specie erbacee o suffruticose tra cui soprattutto

quelle del genere Ruta. Altre specie presenti in Italia

sono: Dictamnus albus, Ruta graveolens (e altre congeneri) e

la rarissima Ruta padovana.

ROSACEAE:

La famiglia delle Rosacee (Rosaceae) è una delle famiglie più

importanti del mondo vegetale dal punto di vista dell'uomo.Ne

fanno parte oltre 2000 specie di erbe, arbusti e alberi,

molti di grande importanza per l'economia umana. Oltre

alla rosa, il notissimo rampicante dai fiori vistosi che dà

nome alla famiglia, e al biancospino, comprende la maggior

parte degli alberi da frutto più comuni: il melo, ilpero,

il ciliegio, il pesco, il susino, il mandorlo, il nespolo,

il sorbo, l'albicocco, il cotogno.

OSSALATO DI CALCIO:

L'ossalato di calcio è un sale di calcio dell'acido

ossalico.In natura si trova in molte piante (per

esempio: rabarbaro, altea, dieffenbachia,pastinaca) per le

quali costituisce elemento di difesa contro il loro consumo

alimentare. I cristalli di ossalato di calcio presenti

nei vacuoli delle piante quando appaiono sotto forma di aghi

sono detti rafidi. Negli animali e nell'uomo è il principale

costituente dei calcoli renali e degli otoliti, residenti

sull'utricolo e sul sacculo dell'orecchio interno e preposti

al senso dell'equilibrio negli spostamenti avanti-indietro

(es. automobile) e su-giù (es. ascensore). I suoi cristalli

si presentano tipicamente sotto forma di "busta da lettera"

o di clessidra.

DRUSE:

Con il termine di druse si identificano i cristalli

di ossalato di calcio presenti

nei vacuoli delle piante quando appaiono sotto forma di

prismi.Questi cristalli sono presenti in molti organismi,

dalle alghe alle angiosperme e alle gimnosperme, e sono stati

trovati in più di 215 famiglie.Le piante che producono

ossalato, lo accumulano nell'ordine del 3%-80% del loro peso.

RAFIDI:

Con il termine di rafidi si identificano i cristalli

di carbonato od ossalato di calcio presenti

nei vacuoli delle piante quando appaiono sotto forma di

aghi.Tali aghi sono un meccanismo di difesa contro gli

animali erbivori, poiché riescono a lacerare la mucosa della

bocca e del tratto esofageodel loro apparato digerente;

l'efficacia del meccanismo è coadiuvata da sostanze irritanti

contenute nelle foglie che vanno a depositarsi nelle

microlesioni causando piccoli edemi.

STILOIDI:

1.deriva da stilo che significa corpo acuminato ed indica

formazioni allungate e sootili simili allo stilo.

2.In botanica lo stilo definisce il prolungamento del

pistillo che regge lo stigma.

3.Cristalli come i rafidi ma di forma prismatica.

SABBIA CRISTALLINA:

formazioni di ossalato di calcio che prendono tale

forma,tipica di una sabbia cristallina come nel ficus

d'india.

OPUNTA-FICUS-INDIA:

Il fico d'India (o fico d'india) (Opuntia ficus-

indica (L.) Mill., 1768) è una pianta

succulentadella famiglia delle Cactaceae, originaria

del Messico ma naturalizzata in tutto il bacino del

Mediterraneo e nelle zone temperate

di America, Africa, Asia e Oceania.

CORILLUS AVELLANA:

Il nocciòlo (Corylus avellana L., 1753) è

una pianta appartenente alla famiglia delle Betulaceae. Il

nome del genere deriva dal greco κορις = elmo, mentre

l'epiteto specifico deriva da Avella, città in cui è presente

in quantità massicce.

APG o ANGIOSPERME PHYLOGENY GROUP:

L'Angiosperm Phylogeny Group è un gruppo

di botanici sistematici che operano per stabilire una

visione consensuale sulla tassonomia delle piante con fiori

(angiosperme), avvalendosi dei recenti progressi

della sistematica molecolare.

TASSONOMIA DELLE SPECIE VEGETALI:

I biologi hanno dato, nel tempo, numerose definizioni del

concetto di specie, in linea di massima può essere definita

come un insieme di individui che hanno gli stessi caratteri

distintivi o più precisamente: un insieme di individui, tra

di loro interfecondi, corrispondenti tra loro per tutti i

caratteri essenziali, dai quali si originano discendenti a

loro volta interfecondi e che conservano le stesse

caratteristiche dei genitori. II nome dello specie è dato da

un insieme di due parole, la prima è detta epiteto generico e

la seconda epiteto specifico. La prima indica quindi in quale

genere ricade la pianta, la seconda il nome della specie

all'interno del genere. Abbiamo così nomi quali:Hibiscus

rosa-sinensis e Hibiscus syriacus dove Hibiscus è il genere e

le due precedenti sono le specie. Va sottolineato quindi

che syriacus e rosa-sinensis sono epiteti specifici e non il

nome della specie in quanto questo è dato solo dalla

combinazione dei due epiteti. Genere e specie costituiscono

dunque ciascuno un esempio di categoria tassonomica

otaxon (taxa al plurale). Questa può essere definita

come l'insieme convenzionale di individui aventi

caratteristiche di similarità secondo il sistema utilizzato

ed aventi in particolare un certo grado di affinità genetica.

Definita la specie come unità fondamentale avremo delle

categorie di rango superiore come genere, famiglia, ordine e

così via. Ne discende che un genere sarà un insieme di una o

più specie, una famiglia un insieme di uno o più generi, un

ordine un insieme di una o più famiglie.

La sistematica botanica ha un sistema molto complesso di

organizzazione delle categorie tassonomiche, la descrizione

di questo esula però dagli scopi di questo articolo e dagli

interessi di chi si occupa di piante ornamentali. A scopo

puramente conoscitivo viene illustrata in tabella l'intera

sequenza delle categorie e delle loro desinenze.

CORYLACEAE:

La famiglia delle Corilacee appartenente all'ordine Fagales,

abbastanza simile a quella delle Betulacce, è rappresentata

da un numero ristretto numero di specie con portamento sia

arboreo che arbustivo.A questa famiglia appartengono 3

generi: Carpinus, Ostrya, Corylus.

RIZOMA:

Il rizoma (da rizo-, radice, con il suffisso -oma,

rigonfiamento) è una modificazione del fusto con principale

funzione di riserva. È ingrossato, sotterraneo con decorso

generalmente orizzontale.Molte felci e molte piante

acquatiche (es. le ninfee) possiedono rizomi. In molte

specie vegetali (es. Iris) il rizoma è ricco di tessuti

parenchimatici di riserva contenenti amido. Il rizoma ha

anche funzione nella riproduzione vegetativa

delle Angiosperme: infatti è dotato di gemme che permettono

lo sviluppo di un nuovo individuo. Questa capacità viene

sfruttata nelle tecniche vivaistiche per la riproduzione di

piante a fiore.

IRIS: In botanica, il genere Iris raccoglie circa

duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il

cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome

di giaggiolo.Il nome del genere deriva dalla parola

greca Iris che significa arcobaleno.

ALLIUM CEPA:

La cipolla (Allium cepa L.) è una pianta coltivata bulbosa

tradizionalmente attribuita allafamiglia delle Liliaceae,

secondo schemi tassonomici più recenti da inserire tra

leAmaryllidaceae. È una pianta erbacea a ciclo biennale che

diventa annuale in coltivazione, con radici superficiali e

con delle foglie che nella parte basale si ingrossano dando

la parte commestibile. Forma un lungo stelo fiorale che porta

un'infiorescenza a ombrella con fiori di colore bianco-

giallastro. Il frutto è una capsula.Il suo utilizzo

principale è quello di alimento e condimento, ma è anche

adoperata a scopo terapeutico per le proprietà attribuitele

dalla scienza e dalle tradizioni popolari.

CATAFILLI:

I catafilli sono foglie squamiformi, con funzione protettiva,

povere o prive di clorofilla.Sono catafilli le squame

dei bulbi, dei tuberi e dei rizomi. Nel bulbo della cipolla,

si distinguono due tipi di catafilli: quelli esterni

protettivi, di consistenza papiracea, e quelli interni

carnosi, con funzione di riserva.Il fusto delle Cicadi è

ricoperto da catafilli.

ATROPA BELLADONNA:

La belladonna è una pianta a fiore (Angiosperme dicotiledoni)

appartenente, come ilpomodoro e la patata, all'importante

famiglia delle Solanaceae.

Il nome deriva dai suoi letali effetti e dall'impiego

cosmetico. Atropo era infatti il nome (in greco:Ἄ-

τροπος,cioè in nessun modo,l'immutabile,l'inevitabile) di una

delle tre Moire che, nella mitologia greca, taglia il filo

della vita, ciò a ricordare che l'ingestione delle bacche di

questa pianta causa la morte.

L'epiteto specifico belladonna fa riferimento ad una pratica

utilizzata che risale alRinascimento: le dame usavano questa

pianta per dare risalto e lucentezza agli occhi mediante le

capacità dilatative della pupilla, un effetto

detto midriasi e provocato dall'atropinacontenuta nella

pianta, che agisce direttamente sul sistema nervoso

parasimpatico.

MONOSACCARIDI:

I monosaccaridi (conosciuti anche come zuccheri semplici;

dal greco monos: singolo, sacchar: zucchero) sono

composti organici formati da carbonio, idrogeno e ossigeno.

Sono i carboidrati che non possono essere demoliti

per idrolisi.Vengono prodotti dagli organismi autotrofi

attraverso la fotosintesi;gli animali assumono poi

direttamente o indirettamente tali molecole delle piante.

Vengono classificati a seconda del tipo di gruppo

carbonilico (aldeidico o chetonico) e dal numero

di atomi dicarbonio contenuti nella molecola, che possono

variare da 3 a 7.I monosaccaridi più importanti sono quelli

che contengono 3, 5 oppure 6 atomi di carbonio,

rispettivamente appartenenti ai gruppi

dei triosi, pentosi ed esosi:

triosi la forma aldeidica si chiama gliceraldeide,

•nei

mentre la forma chetonica prende il nome di diidrossiacetone;

pentosi la forma aldeidica si chiama ribosio, mentre la

•nei

forma chetonica prende il nome di ribulosio;

negli esosi la forma aldeidica si chiama glucosio,

•infine,

mentre la forma chetonica prende il nome di fruttosio.

In generale il suffisso da aggiungere al nome

del carboidrato è, per gli zuccheri aldeidici, -oso (oppure -

osio); per quelli chetonici invece è -uloso (oppure -ulosio).

In entrambi i casi ci sono comunque delle eccezioni.La

maggior parte dei monosaccaridi che si trovano in natura

hanno una configurazione D; fa eccezione l'arabinosio,

un aldopentoso, che si trova nella configurazione L.I

monosaccaridi, ad eccezione del diidrossiacetone (noto anche

con il nome di triulosio), contengono almeno

uno stereocentro e sono quindi otticamente attivi.Operando

una reazione di condensazione (con eliminazione di acqua) di

un monosaccaride con una sostanza di natura diversa (di

solito a carattere alcolico o fenolico) si ottiene una

sostanza detta glicoside.

DISACCARIDI:

I disaccaridi sono la classe più semplice, ma più importante

degli oligosaccaridi. Un disaccaride si forma quando

due monosaccaridireagiscono tra loro, il primo con

l'ossidrile della sua struttura emiacetalica ed il secondo

con uno qualsiasi dei suoi ossidrili eliminando una molecola

d'acqua. Chimicamente un disaccaride è un acetale ed il

legame formatosi un legame acetalico comunemente

chiamato legame O-glicosidico. Il legame acetalico è molto

più forte del legame emiacetalico tanto che la sua rottura

reagenti ossidanti

non è possibile con i comuni utilizzati per la

individuazione della funzione aldeidica o chetonica dei

monosaccaridi. Inoltre, pur essendo relativamente forte,

viene facilmente idrolizzato tramite processo di idrolisi

acido-catalizzata. I disaccaridi che si possono formare tra

due esosi sono molto numerosi ma ci interesseremo solo di

quelli che più frequentemente si incontrano negli alimenti e

nel nostro metabolismo.La formula generale di un disaccaride

è C12H24O12 (fra due esosi).Il loro aspetto e le

caratteristiche fisiche sono molto simili a quelle degli

esosi, sono infatti solidi bianchi, cristallini, di sapore

dolce e facilmente solubili in acqua.

SACCHARUM OFFICINARUM:

La canna da zucchero (Saccharum officinarum L.) è una

pianta tropicale, originaria delle regioniindomalesi,

appartenente alla famiglia delle Poaceae. Può essere usata

come alimento immediato, estraendone il succo attraverso

spremitura, oppure nella produzione del dolcificantepiù

diffuso: lo zucchero.

GRANULI DI ALEURONE:

I granuli di aleurone (noti a volte come corpi proteici)

sono vescicole che racchiudono

riserve proteiche nelle cellule vegetali, particolarmente

abbondanti nei semi. Hanno forma sferica, diametro da 0.1 a

22 µm; al loro interno c'è una matrice amorfa, ricca di

sostanze proteiche e talora di proteine enzimatiche. Nella

matrice possono trovarsi delle inclusioni:

cristalloidi, inclusioni proteiche cristalline, che

•i

possono contenere molte proteine di riserva;

globoidi, piccole inclusioni di forma sferica, costituite

•i

da fitina, sale di calcio e magnesio dell'estere

esafosforico del mio-inositolo; sono quindi una riserva di

fosforo, inositolo e diversi cationi (Ca, Fe, Zn, K, ecc).

Durante la germinazione e le prime fasi di crescita della

plantula, il contenuto dei corpi proteici viene idrolizzato

per fornire substrati e energia per la crescita della

plantula. Quando l'idrolisi delle sostanze di riserva è

completata, i corpi proteici diventano

piccoli vacuoliacquosi, che si fonderanno poi a formare il

grosso vacuolo della cellula.

L'origine dei corpi proteici può essere diversa (vacuolo,

porzioni di reticolo endoplasmico, piccole vescicole

citoplasmatiche).

FITINA:

La fitina è un sale misto di calcio e magnesio dell'acido

fitico. La sua formula bruta approssimativa è

Ca5Mg(C6H12O24P6-3H2O).

PERSEA GRATISSIMA o AVOGADRO:

La "pera dell'alligatore", come viene chiamato l'avocado per

la sua forma e colore, è originario del Messico meridionale e

viene oggi coltivato nelle regioni calde e tropicali di tutto

il mondo. L'albero dell'avocado fa parte della famiglia degli

allori, è sempreverde e cresce velocemente. Inizia a produrre

i verdi frutti dell'avocado dopo dieci anni.

ORGANOLETTICO:

La parola organolettico fa riferimento alle proprietà di una

sostanza percepibili dagli organi di senso, come l'odore, il

sapore, il colore, la consistenza e altro.Si può utilizzare

la dicitura "esame organolettico" ogni qualvolta si voglia

effettuare una valutazione sensoriale di un alimento liquido

o solido, esso consiste nel valutare e giudicare l'alimento

o la bevanda sottoposta ad esame e nel dare ad essa-esso un

voto e un giudizio in base ai parametri gustativi scaturiti

durante l'esame stesso Di solito il riferimento è

prevalentemente utilizzato nel mondo della enogastronomia

quando si fa riferimento alla degustazione degli alimenti e

delle bevande in generale.

ALLELOCHIMICO:

Allelochimico è il nome dato ai messaggeri chimici

appartenenti al gruppo dei semiochimici, come i feromoni,

con effetto interspecifico, cioè che agiscono anche nella

comunicazione tra specie e regni diversi come ad esempio

fra regno animale e regno vegetale.Gli allelochimici vengono

suddivisi in allomoni, cairomoni e sinomoni.

ALLORMONI:

Gli allomoni sono sonstanze chimiche che comunicano segnali

favorevoli a chi li emette, permettono di allontanare altre

specie a favore dell’emittente. Esempi di allomoni sono

l’acido formico delle formiche, le sostanze repellenti

secrete dalle cimici a scopo di difesa.

CAIROMONI:

I cairomoni sono sostanze chimiche che comunicano segnali

favorevoli a chi li riceve. Ad esempio gli odori presenti

sulle uova che richiamano i parassitoidi oofagi.

SINOMONI:

I sinomoni sono sostanze chimiche che comunicano segnali

favorevoli sia all’organismo che li riceve sia a quello che

li emana, come ad esempio l’odore emesso dai fiori che attira

gli insetti pronubi.

PRONUBO:

Con riferimento a insetto, che provoca l'impollinazione.

FLAVONOIDI:

I flavonoidi sono dei composti polifenolici metaboliti

secondari delle piante. Sono principalmente idrosolubili,

sono di solito presenti nella pianta come glicosidi e nella

stessa pianta un aglicone può esistere in combinazione con

diversi zuccheri. Si conoscono attualmente più di 4000

glicosidi dei flavonoidi e più di 1800 agliconi appartenenti

a questa classe.

Il termine è completamente interscambiabile

con Bioflavonoidi, nome con il quale sono comunemente

conosciuti questi nutrienti. Talvolta vengono raggruppati

con la denominazionevitamina P.

ANTOCIANINE:

Gli antociani (dal greco anthos = fiore, kyáneos = blu)

o antocianine sono una classe

di pigmenti idrosolubili appartenente alla famiglia

dei flavonoidi.

ANTOCIANIDINE:

Le antocianidine sono una classe di pigmenti vegetali.

Costituiscono gli agliconi, ovvero la parte priva della

molecola zuccherina, degli antociani.

Selezione di antocianidine e relativi gruppi sostituenti

Antocianidina Struttura base R3' R4' R5' R3 R5 R6 R7

Aurantinidina −H −OH −H −OH −OH −OH −OH

Apigeninidina −H −OH −H −H −OH −H −OH

Cianidina −OH −OH −H −OH −OH −H −OH

Delfinidina −OH −OH −OH −OH −OH −H −OH

Europinidina −OCH3 −OH −OH −OH −OCH3 −H −OH

Luteolinidina −OH −OH −H −H −OH −H −OH

Pelargonidina −H −OH −H −OH −OH −H −OH

Malvidina −OCH3 −OH −OCH3 −OH −OH −H −OH

Peonidina −OCH3 −OH −H −OH −OH −H −OH

Petunidina −OH −OH −OCH3 −OH −OH −H −OH

−OCH

Rosinidina −OCH3 −OH −H −OH −OH −H 3

Tricetinidina −OH −OH −OH −H −OH −H −OH

6-idrossi- −OH −OH −H −OH −OH −OH −OH

Cianidina

6-idrossi- −OH −OH −OH −OH −OH −OH −OH

Delfinidina

GENTIANA KOCHIANA:

La Genzianella o Genziana di Koch (Gentiana acaulis L., 1753)

è una pianta appartenente

al genere Gentiana della famiglia delle Gentianaceae.

TARAXUM OFFICINALE:

Nomi comuni: dente di leone, soffione, piscialetto

Pianta: erbacea, alta fino a 40 cm.Fusto: da una radice

dritta (fittone) si sviluppa il fusto sotterraneo (rizoma) di

forma cilindrica.Foglie: di forma lunga, lanceolata

e profondamente dentate, fuoriescono numerose da una rosetta

basale insieme agli steli dei fiori.Fiori: ciò che sembra

un'unica infiorescenza di un intenso colore giallo è un

insieme molto fitto di circa duecento fiori. Le infiorescenze

si aprono col sole e si chiudono quando piove o è buio.

Frutti: sono dotati di un lungo filamento terminante in un

ciuffo di setole ramificate simili ad ombrelli. Tutti insieme

compongono quelle palle pelose biancastre (soffioni),

caratteristiche del tarassaco, che vengono disperse dal

vento disseminando ovunque i numerosi semi.

CICHORIUM INTYBUS:

La Cicoria comune (Cichorium intybus L., 1753) è

una pianta erbacea, perenne con vivacifiori di colore

celeste, appartenente alla famiglia Asteraceae.

NARCISSUS:

Narcissus L. è un genere che fa parte della famiglia delle

Amaryllidaceae ed è originario dell'Europa. Il suo nome

deriva dalla parola greca narkào (= stordisco) e fa

riferimento all'odore penetrante ed inebriante dei fiori di

alcune specie. Alcuni sostengono, invece, che derivi dalla

parola persiana che indica questa pianta سگرن e che si

pronuncia Nargis. Esso comprende molte specie bulbose divise

in varie sezioni, con alcune specie spontanee in Italia come

il Narcissus poēticus L., noto col nome di Narciso selvatico

o Fior di maggio, diffuso nei luoghi erbosi e boschivi dal

clima fresco. Tali specie hanno un bulbo ovale-piriforme o a

volte subgloboso, da cui origina lo scapo eretto e compresso

alto 20-50 cm. Le foglie lineari-lanceolate sono basali e

inguainanti il fusto centrale, con l'apice ottuso, di colore

verde chiaro. I fiori, isolati e apicali, sono provvisti

alla base di una spata scariosa piuttosto larga e presentano

un perigonio tubiforme di colore bianco-verdastro, diviso

superiormente in lacinie ovoidali bianco-giallastre. Al

centro del perigonio è presente una corona giallastra dal

margine dentellato e dal colore generalmente rosso scarlatto

o, in alcune varietà, incolore. Gli stami sono in numero di

3 e il pistillo presenta un ovario infero. Il frutto è una

capsula ovoidale, il Narcissus pseudonarcissus L. - noto

volgarmente come Trombone inselvatichito - e il Narcissus

incomparabilis Mill. inselvatichito. Il bulbo del Narciso

contiene un alcaloide velenoso - la narcisina - che provoca,

se ingerito accidentalmente, disturbi neuronali e

infiammazioni gastriche negli animali al pascolo o nell'uomo

e, se non curato in meno di 24 ore, può provocare la morte.

BETALANINE:

Le betalaine sono pigmenti naturali di colore rosso e giallo

che si trovano quasi esclusivamente nelle piante dell'ordine

delle Caryophyllales, dove sostituiscono

le antocianine.Esistono due categorie di betalaine:

con colorazione variabile dal rossiccio al

•Betacianine

violetto con colorazione variabile dal giallo

•Betaxantine

all'arancione

BETANINA:

Una betaina in chimica è un composto neutro con un gruppo

funzionale cationico caricato positivamente come ad esempio

un ammonio quaternario o un fosfonio che non si lega

all'idrogeno e con un gruppo funzionale caricato

negativamente come un carbossilato che non è prossimo al sito

cationico. Una betaina può quindi essere uno specifico tipo

di zwitterione. Storicamente il termine era riservato alla

solatrimetilglicina.Le betaine fosfoniche sono composti

intermedi nella reazione di Wittig.Nei sistemi biologici,

molte betaine servono come osmoliti organici, sostanze

sintetizzate o assunte dall'ambiente dalle cellule per

proteggerci contro lo stress osmotico, aridità, elevata

salinità o temperatura. L'accumulazione intracellulare di

betaine, non turbando la funzione enzimatica, la struttura

delle proteine e l'integrità della membrana, permette la

ritenzione idrica nelle cellule, proteggendole dagli effetti

della disidratazione. È anche un donatore di metile di

crescente importanza.L'aggiunta di betaina alle PCR migliora

l'amplificazione del DNA riducendo la formazione di strutture

G C.

secondarie nelle regioni ricche di L'addizione di

betaina è stata provata aumentare la specificità della PCR

eliminando la dipendenza del mescolamento del DNA dalla

composizione delle coppie di basi.La betaina

originale, N,N,N-trimetilglicina, fu denominata dopo la sua

scoperta nella barbabietola da zucchero (Beta vulgaris) nel

XIX secolo. È un piccolo amminoacido N-trimetilato, in forma

zwitterionica a pH neutro. Questa sostanza è attualmente

spesso chiamata betaina di glicinaper distinguerla dalle

altre betaine che sono largamente diffuse in microorganismi,

piante e animali.

CACTACEAE:

Le Cactaceae Juss., 1789 (chiamate anche cactacee, più

comunemente cactus e, più raramente e

impropriamente cacti al plurale) sono una famiglia di piante

succulente (piantexerofite, adattate agli ambienti aridi

mediante l'accumulo di acqua all'interno di tessuti

succulenti) che comprende circa 3000 specie e 120 generi.

QUERCIA RUBRA:

La Quercia rossa (Quercus rubra, (L., 1753) è

un albero dell'ordine delle Fagacee, originario delle regioni

nordorientali dell'America settentrionale e ampiamente

diffuso sulleMontagne Rocciose, nonché nell'Europa centro-

settentrionale e sui monti.

HELLEBORUS:

Helleborus L. è un genere della famiglia delle Ranunculaceae,

noto col nome comune dielleboro; originario

dell'Europa, Caucaso e Asia Minore.

HELLEBORUS VIRIRDIS:

L' Elleboro verde (nome scientifico Helleborus

viridis L., 1753) è una piccola pianta alta fino a 40 cm, dai

fiori tutti verdi, appartenente

alla famiglia delle Ranunculaceae.

HELLEBORUS NIGER:

L' Elleboro bianco (nome scientifico Helleborus

niger L., 1753) è una piccola pianta erbacea perenne,

rizomatosa, tipicamente invernale dai grandi fiori bianchi,

appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

IMENOTTERI:

Gli imenotteri (Hymenoptera) sono un ordine di insetti,

incluso nella

sottoclasse Pterygota(Endopterygota Oligoneoptera) e, come

unico ordine, nella sezione Hymenopteroidea, che comprende

oltre 120.000 specie diffuse in tutto il mondo. Il nome si

riferisce alle ali membranose, e deriva dal greco antico ὑμήν

(humen): membrana e πτερόν (pteron): ala.Si dividono in due

sottordini: i Sinfiti (Symphyta o Chalastogastra),

caratterizzati dall'avere l'addome unito al torace senza

strozzatura, e gli Apocriti (Apocrita o Clistogastra), più

evoluti, con torace distintamente separato dall'addome.

FALENE:

Le falene sono degli insetti che, come le farfalle,

appartengono all'ordine dei Lepidotteri.Hanno abitudini

generalmente notturne.Le antenne delle falene, a differenza

di quelle delle farfalle, possono avere diverse forme:

pennate o bipennate, cioè ramificate come un pettine,

filiformi, a bastoncello, ecc., mentre le ali, a riposo, sono

chiuse a tetto o aperte.

COLEOTTERI:

I Coleotteri (Coleoptera Linnaeus, 1758) sono

un ordine di insetti che, con 350.000specie raggruppate in

20 superfamiglie e 166 famiglie, costituiscono il più grande

raggruppamento sistematico tra tutti gli organismi viventi

sul pianeta, vegetali compresi. Si suppone che sul pianeta

vivano almeno altrettante specie o anche molte di più ancora

non conosciute, con un centinaio di razze scoperte

annualmente. Secondo Tremblay, il numero di specie compreso

nell'Ordine dei Coleotteri sarebbe superiore al numero di

tutte le altre specie animali. La complessità di questo

raggruppamento, pur omogeneo, e le parziali conoscenze a

tutt'oggi raggiunte, fanno sì che la sistematica interna dei

Coleotteri sia in continua revisione.

SEPALO:

In botanica, il termine sepalo indica una foglia modificata

che fa parte del calice.I sepali costituiscono il calice, uno

dei verticilli sterili del fiore ed hanno funzione

protettiva.Tutti insieme formano, quindi, il calice,

separatamente o fusi insieme. Insieme ai petali formano

il perianzio, ed in molti gruppi sono modificati, ridotti o

addirittura scomparsi. In tal caso non si parla più di sepali

e di petali ma di tepali (foglie modificate con la stessa

funzione di protezione).

PERIANZIO:

Il perianzio o, nella forma più

arcaica, perianto o boccia (dal greco perianthos comp.

da peri-, 'intorno', e anthos, fiore) è la parte

del fiore costituita dall'insieme del calice e della corolla,

ossia deiverticilli fiorali più esterni quando questi sono

morfologicamente distinti. Costituisce la parte non

riproduttiva del fiore.

Il perianzio è formato dunque da due parti:

corolla, formata dai petali che sono le parti colorate

•la

dei fiori. La sua funzione è attrarre gli

animali impollinatori.

calice, la parte verde del fiore, ha una consistenza più

•il

robusta rispetto alla corolla e le sue parti si

chiamano sepali.

Considerando la presenza o assenza di questi verticilli il

fiore può essere classificato come:

quando non presenta alcun verticillo

•Aclamidato se presenta verticilli

•Clamidato

Tra i vari clamidati possono poi essere fatte ulteriori

distinzioni tra:

quando i fiori hanno solamente una dei due

•Monoclamidati

verticilli (calice o corolla).

quando i fiori presentano sia il calice che la

•Diclamidati

corolla, ossia l'intero perianzio.

caso in cui tutte le foglie perianziali siano diseguali,

•Nel

si parla di fiore eteroclamide. In tal caso il verticillo o i

verticilli più esterni, che formano il calice, sono

chiamati sepali mentre il verticillo o i verticilli più

interni, che costituiscono la corolla sono detti petali.

Quando, come nelle monocotiledoni, tutte le foglie

perianziali sono simili nella forma, nel colore e nella

funzione, il perianzio prende il nome di perigonio e i

singoli elementi che lo costituiscono vengono

chiamati tepali.

APIS MELLIFERA:

L'Ape europea (Apis mellifera L , 1758) è

INNAEUS

la specie del genere Apis più diffusa nel mondo.Originaria

del vecchio mondo, Europa, Africa e parte dell'Asia, fu

continenti americano

introdotta nei e australiano. Fu classificata

da Linneo nel 1758 con il nome Apis mellifica, nome ancora

usato da alcuni autori.

TRIFOLIUM:

Il trifoglio (Trifolium L., 1753) è un genere di piante

erbacee appartenente alla famiglia delleFabaceae (o

leguminose) e comprendente circa 300 specie. È diffuso nelle

regioni temperate dell'emisfero boreale e in quelle montuose

dei tropici, e deve il suo nome alla caratteristica forma

della foglia, divisa in 3 foglioline (alcune specie però

possiedono 5 o 7 foglioline). L'altezza della pianta può

arrivare a 30 cm.Trifolium non resiste molto bene al freddo,

e predilige i terreni argillosi; tuttavia si adatta a quasi

ogni tipo di suolo, purché non sia eccessivamente impregnato

d'acqua.

ACETOSELLA:

L'Oxalis acetosella (nome comune Acetosella dei boschi) è

una piccola pianta alta fino a 12 cm, appartenente

alla famiglia delle Oxalidaceae.

TRIENE:

In chimica organica, nome generico di composto non saturo

contenente nella molecola tre doppî legami. Si usa anche come

2° elemento di termini composti.

TERPENE:

I terpeni sono biomolecole costituite da multipli dell'unità

isoprenica (sono chiamati anche isoprenoidi), e possono

essere lineari, ciclici o entrambi. Quando i terpeni sono

modificati con reazioni tali da portare alla formazione

di gruppi funzionali contenenti atomi diversi dal carbonio,

come gruppi idrossilici, carbonilici o contenenti azoto,

vengono chiamati terpenoidi. Molti autori con il

termine terpene indicano anche i vari terpenoidi. Vengono

prodotti da molte piante, soprattutto conifere e da

alcuni insetti, sono i componenti principali delle resine e

degli oli essenziali delle piante, miscele di sostanze che

conferiscono a ogni fiore o pianta un

caratteristico odore o aroma. Rappresentano anche i

precursori biosintetici degli steroidi. Molti aromi usati nei

cibi o nei profumi sono derivati da terpeni o terpenoidi

naturali.

SEMIOCHIMICO:

Semiochimico (dal greco antico σημεῖον semeion "segnale") è

il nome dato ai composti chimici che regolano le interazioni

tra gli organismi viventi i quali sono in grado di

determinare modificazioni di

carattere etologico, fisiologico o anatomico.I semiochimici

vegono classificati in due gruppi: feromoni e allelochimici.

SISTEMA TRITROFICO:

come dice la parola "tri","trofico",è un sistema

caratterizzato dall'alimentazione di tre specie diverse.Di

solito si prende in esempio la 1.)cimice verde che si nutre

delle foglie della pianta di fagiolo e depone su di essa le

2.)uova.Le uova della cimice verde attivano una sostanza che

a contatto con le foglie di fagiolo provocano una secrezeione

di ferormoni aerei da parte della pianta.I ferormoni aerei

del fagiolo attirano degli 3.)insetti che mangiano le uova

della cimice verde prima che queste si schiudano.

PARASSITOIDE:

La principale differenza tra un parassitoide e un parassita

propriamente detto consiste nell'evoluzione del rapporto

trofico. Il parassitismo s'identifica in una forma

particolare di simbiosi in cui uno solo degli organismi trae

vantaggio; il parassita infatti sfrutta funzioni vitali

dell'ospite sottraendogli risorse e, per questo,

danneggiandolo, ma senza provocarne la morte. Il

parassitoide instaura con l'ospite un rapporto trofico del

tutto indipendente dalla fisiologia dell'ospite, nutrendosi

indifferentemente dei suoi tessuti. Questo rapporto ha

analogie con la predazione e si esaurisce di fatto con la

morte della vittima, quasi sempre prima che questa abbia

raggiunto il completo sviluppo.

TRISOLCUS BASALIS:

insetto parassitoide della famiglia degli imenotteri.

CIMICE VERDE:

La cimice verde (Palomena prasina L , 1761) è

INNAEUS

famiglia Pentatomidae.Specie

un insetto eterottero della comune e

polifaga, attacca piante erbacee ed arboree. È uno dei

principali agenti dell'aborto traumatico e del cimiciato

delle nocciole, tra le maggiori avversità del nocciolo.

FERORMONI:

Feromone (dal greco antico φέρω phero "portare" e

ὁρμή orme "eccitamento") è il nome dato a sostanze bio-

chimiche prodotte da ghiandole esocrine che sono emesse dagli

organismi viventi a basse concentrazioni con la funzione di

segnali. Classificati nel gruppo dei semiochimici, generano

comportamenti e reazioni fisiologico-comportamentale in altri

individui della stessa specie che vengono a contatto con

esse.Un esempio sono i feromoni sessuali che vengono

scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che

provocano interesse sessuale in un altro individuo.

I feromoni vengono distinti generalmente in quattro classi a

seconda dell’effetto provocato:1.feromoni traccianti (trace)

che rilasciati da un individuo vengono seguiti da

appartenenti alla stessa specie come una traccia.Feromoni di

allarme (alarm) che vengono emessi in situazioni di pericolo,

inducendo un maggiore stato di vigilanza in quanti li

captano.Feromoni innescanti o scatenanti (primer) che

inducono nel ricevente modificazioni comportamentali e/o

fisiologiche a lungo termine.Feromoni liberatori o di

segnalazione (releaser) che scatenano comportamenti di

aggressione o di accoppiamento nell'animale che li

capta.Nelle api ad esempio i feromoni dell'ape regina

inibiscono lo sviluppo degli organi riproduttori delle

operaie.

ALLOPATICO:

allopatia In medicina, la terapia classica, che si fonda sul

principio d’Ippocrate:contraria contrariis curantur («i

contrari si curano con i contrari»); così denominata da S.

Hahnemann, in contrapposizione all’omeopatia (similia

similibus curantur) .

SAGGIO DI MOLISH:

Il saggio di Molisch o test di Molisch è una prova per la

determinazione delle aldeidi. Consiste in un'addizione

nucleofila del fenolo ad un'aldeide in ambiente disidratante

per H2SO 4concentrato. Avviene solo per le aldeidi e per quei

frammenti aldeidici derivanti dalla decomposizione di altre

molecole (formaldeide per la decomposizione

dell'esametilentetrammina). Viene impiegata anche per il

riconoscimento dei fenoli.L'aldeide viene trattata in

soluzione alcolica con un fenolo (resorcinolo, timolo o m-

difenolo). Si fa scendere lungo le pareti

della provetta acido solforico concentrato goccia a goccia.

Si ottiene alla superficie di separazione delle due pseudo-

fasi un anello rosso dovuto alla formazione di un

sistema chinoide, caratteristico dei coloranti

del difenilmetano. La reazione si effettua a caldo su b.m. in

presenza di O2.

FENIL PROPANOIDE:

Un fenilpropanoide è un derivato della tirosina o

della fenilalanina che presenta una struttura diversa

rispetto ai polichetidi, in quanto non completamente

aromatizzata. La struttura, come evidente dal nome, è

caratterizzata da un'unità fenilica (C6) legata a un'unità C3

(propanoica). Tra le polimerizzazioni si ricordano la

formazione della lignina.

ALCALOIDI:

Con il termine alcaloide si intende una sostanza organica di

origine vegetale avente gruppi amminici tali da impartire

alla struttura un carattere basico, e dotata di grandi

effetti farmacologici in relazione all'assunzione di piccole

dosi di sostanza (p. es. caffeina, morfina,stricnina).

Tra i costituenti delle piante più studiati e utilizzati

dalla farmacologia, gli alcaloidi sono senza dubbio le

sostanze che inducono maggiori effetti negli organismi

animali. Si estraggono dalla pianta mediante:

(evaporazione e deposito cristallino su

•Sublimazione

superficie fredda);

(cocaina in gasolio);

•Soluzione

residuo di distillazione.

•Come

Nella macerazione idroalcolica si liberano spesso se

il soluto viene acidulato (aceto, succo di limone, acido

ascorbico).

ALCALOIDE(FARMACOLOGIA):

Il termine è più di tipo farmacologico e medico che di tipo

chimico, dato che i vari alcaloidi provengono da una serie di

composti organici non legati tra di loro, e l'unico dato

chimico che li accomuna è la presenza di un gruppo azotato a

reazione alcalina. Possiamo classificarli dal punto di vista

chimico, biosintetico oppure rispetto alla loro attività

biologica.Una definizione soddisfacente è impossibile, dato

che non esiste una divisione netta tra alcaloidi

eammine complesse naturali, ma elencheremo di seguito alcuni

punti che le varie sostanze hanno in comune. Gli alcaloidi

presentano alcune caratteristiche:

azoto, solitamente derivato da un amminoacido;

•Contengono

amari, generalmente solidi bianchi (una eccezione è

•Sono

la nicotina che è un liquido di colore dal bianco al giallo);

con metalli pesanti;

•Precipitano

maggior parte degli alcaloidi precipitano in soluzione

•La

neutra o debolmente acida con ilreagente di Mayer dando un

precipitato color crema;

reagente di Dragendorff con gli alcaloidi causa un

•Il

precipitato arancio;

caffeina, un derivato della purina, non precipita come la

•La

maggioranza degli alcaloidi;

basici - formano sali insolubili in acqua. La maggior

•Sono

parte degli alcaloidi sono sostanze cristalline ben definite

che si uniscono agli acidi per formare sali. Nelle piante

possono esistere allo stato libero, sotto forma di sali o

di N-ossidi;

ritrovano in un numero limitato di piante (ad esempio

•Si

la morfina esiste solo in una specie).Solitamente derivano da

vegetali, possiedono uno o più atomi di azoto (N)

(generalmente in un anello eterociclico) e possiedono forti

azioni fisiologiche su esseri umani e animali. Sono

fortemente basici, spesso molto velenosi e/o psicoattivi.

La loro potenza arriva anche a una tossicità universale, e

non c'è dubbio che qualsiasi alcaloide esercita

un'azione stressante sul corpo. D'altro canto, nella pratica

quotidiana ci si preoccupa poco degli alcaloidi per due

ragioni:

1.La maggior parte delle piante, anche quelle considerate più

sicure, contiene degli alcaloidi: è spesso un errore provare

a valutare una pianta esaminando i suoi costituenti isolati

gli uni dagli altri;

2.La tossicità degli alcaloidi è del tipo più diretto, cioè

un sovradosaggio causa immediati sintomi di rigetto.Ciò non

significa che non si debba usare cautela. Uno dei punti più

importanti è che gli alcaloidi non sono molto solubili in

acqua ma lo sono in alcool. Dato che la maggior parte dei

dati tradizionali sulle piante medicinali riguardano

soluzioni acquose, è probabile che i dati su

piante contenenti alcaloidi non riflettano la reale

pericolosità dei moderni preparati alcolici.

STRUTTURA DEGLI ALCALOIDI:

Ci sono tre tipi principali di alcaloidi:

1.alcaloidi non eterociclici, o alcaloidi atipici

(protoalcaloidi, ammine biologiche), come per esempio

la colchicina.

2.pseudo-alcaloidi, derivati da terpenoidi o purine.

3.alcaloidi eterociclici o alcaloidi tipici.

Gli alcaloidi sono sostanze altamente reattive con attività

biologiche anche a dosaggi bassi. Ci limiteremo ad

esaminarne alcuni tra i più importanti:

a nucleo isochinolinico (tra cui si annoverano

•alcaloidi

la papaverina e gli alcaloidi del curaro,

Isochinolina

gruppo degli alcaloidi a nucleo fenantrenico (come

•il

morfina e codeina),

FENANTRENE:

alcaloidi a nucleo steroideo (solasodina, tomatidina,

•gli

ecc...),

gruppo del tropano che

•il

comprende atropina, iosciamina e ioscina: presenti

nelle Solanaceae (Atropa, Datura, Hyosciamus,Mandragora).

Bloccano l'attività del sistema nervoso parasimpatico.

TROPANO: gruppo dell'imidazolo,

•il

IMIDAZOLO:

gruppo della piridina comprendente la piperidina,

•il

derivati dall'acido nicotinico (vitamina

B3), trigonellina componente caratteristico delfieno greco e

del caffè verde, lobelina presente nella Lobelia

inflata, nicotina ricavabile dal tabacco, piperina nelle

piante della speciePiper. Stimolano e poi bloccano tutte le

attività del sistema nervoso autonomo.

Piridina

PIPERIDINA:

gruppo della chinolina (come la chinidina e

•il

la cinconina),

CHINOLINA:

gruppo della pirrolizidina

•il

comprendente composti molto tossici, soprattutto a livello

epatico. Si trovano nelle piante delle

specie Symphytum e Senecio, nellaBorago, nella Tussilago

farfara e molte altre.

PIRROLIZIDINA:

gruppo dell'indolo è un gruppo complesso, comprende gli

•Il

"alcaloidi animali"

come adrenalina, noradrenalina e serotonina (5-

idrossitriptamina - 5HT), quelli tranquillizzanti derivati

dalla Passiflora, gli stimolanti uterini come

l'ergotamina ed ergometrina ricavabili da piante della

specie Claviceps e il suo derivato dietilammide dell'acido

lisergico (LSD). Gli alcaloidi di Rauwolfia serpentaria,

ipotensivi e depressivi, e molti stimolanti del sistema

nervoso centrale: stricnina, johimbina e psilocibina.

Indolo

INDOLIZIDINA: a nucleo indolizidinico,

•alcaloidi

CHINOLIZIDINA: a nucleo chinolizidinico,

•alcaloidi a nucleo purinico (come la teofillina,

•alcaloidi

la caffeina e la teobromina),

PURINA: a nucleo tropolonico (come la colchicina).

•alcaloidi

La colchicina, molecolaantimitotica

TROPOLONE:

I seguenti alcaloidi agiscono sul sistema neuromuscolare

agendo sui recettori adrenergici:

chinolina presente nell'angostura e in piante della

•la

specie Cinchona derivata dalla precedente, molto importante

•l'isochinolina

mescalina ricavata da Lophophora williamsii

•la papaverina e la narcotina si estraggono dal Papaver

•la

somniferum

protopina è presente nelle piante della specie Papaver

•la idrastina e canadina presenti nelle Berberidaceae

•berberina,

(Berberis vulgaris, aquifolium, Hydrastis canadensis) e

nelle Papaveraceae (Chelidonium majus)

gruppo

•il

della purina come caffeina, teobromina, teofillina e aminofi

llina presenti in cacao, caffè e tè: derivati

da adenina e guanina(nome collettivo xantine). Prolungano

l'emivita di molti ormoni, tra cui l'adrenalina.

terpenoidi come l'estratto da Aconitum napellus (tossico)

•i

e la valeriana (tranquillizzante).

FENOLI:

I fenoli sono sostanze derivate dagli idrocarburi

aromatici per la sostituzione di uno o più atomi

di idrogeno con gruppi ossidrile -OH.Il termine più semplice

della classe dei fenoli, il fenolo.Capostipite di questa

classe, da cui prende anche il nome, è il fenolo, di formula

C6H5OH, in cui un atomo di idrogeno del benzene è sostituito

da un gruppo -OH.Come gli alcoli sono ossidabili; in

particolare si comportano come alcoli alifatici terziari, in

quanto per ossidazione la molecola viene spesso

completamente degradata.A differenza degli alcoli sono

però acidi: l'anione che si forma per perdita

dell'idrogeno del gruppo -OH è particolarmente stabile, dato

che la risonanza disperde la carica elettrica negativa su

tutto l'anello aromatico.La presenza di gruppi elettron-

attrattori migliora l'effetto di dispersione della carica

aumentando l'acidità del composto. Analogamente, gruppi

elettron-repulsori rendono invece più difficile disperdere

la carica negativa e quindi diminuiscono l'acidità.

GLUCOSINOLATI:

I glucosinolati sono

composti glucosidici contenenti zolfo tipici.delle Capperale

s (es.Brassicaceae, Capparidaceae, Euphorbiaceae, ecc.). La

loro degradazione enzimatica dà origine ad una complessa

miscela di composti tra i quali gli isotiocianati e loro

derivati; ad oggi si conoscono oltre 100 differenti

molecole.Questi composti derivano da alcuni amminoacidi e

per questo, possono essere suddivisi in tre

categorie: alifatici, aromatici ed indolici, a seconda che

derivino dalla metionina, dallafenilalanina, dalla tirosina,

oppure dal triptofano.Durante la biosintesi, intervengono

numerose modificazioni che conducono all’estrema diversità

di questi composti.Nella pianta si trovano in tutti gli

organi, ed in particolare, all’interno delle cellule cono

compartimentali nel vacuolo.

GLICOSIDI CIANOGENETICI:

I glicosidi cianogenetici sono una classe di sostanze

vegetali costituita da una parte zuccherina e da una

porzione non zuccherina, detta aglicone, che

per idrolisi determinano la generazione di acido

cianidrico.Il glicoside cianogenetico più comune è

l'amigdalina racchiusa nelle mandorle amare e più in

generale nei semi e nelle foglie delle Rosaceae (mandorle

amare, albicocche, pesche, ciliege, prugne, susine, laurocer

aso e ricino). Per idrolisi, l'amigdalina libera acido

cianidrico (odore di mandorle amare), benzaldeide (odore di

mandorle dolci) e due molecole di glucosio. Questa reazione,

praticabile anche dagli enzimi umani, avviene con il

contributo della flora batterica intestinale umana.Negli

animali i più vulnerabili sono gli erbivori ruminanti in

quanto nel prestomaco avviene una idrolisi da parte della

flora batterica presente nello stesso che permette una

idrolisi maggiore delle molecole dei glicosidi cianogenetici

con relativa produzione di acido cianidrico disponibile.

Fonti alimentari di glicosidi cianogenetici e nome della

molecola. Pianta Glicoside

Mandorle amare Amigdalina

Radice di cassava (manioca) Linamarina

Mela (semi) Amigdalina

Sorgo (intero) Durrina

Prugna (nocciolo) Amigdalina

Nettarina (nocciolo) Amigdalina

Fagioli di lima Linamarina

GLICOSIDI ETEROSIDI:

Tutti quei prodotti con struttura più o meno complessa,

caratterizzati da una parte zuccherina, detta glicone,

legata ad una non zuccherina, detta aglicone o genina.

MONOTERPENI:

I monoterpeni sono una classe di terpeni costituiti da

due unità isopreniche, aventi formula bruta C10H16. I

monoterpeni possono essere lineari (aciclici) o contenere

anelli (ciclici). Quando i monoterpeni sono modificati con

reazioni tali da portare alla formazione di gruppi

funzionali contenenti atomi diversi dal carbonio, come

gruppi idrossilici, carbonilici o contenenti azoto, vengono

chiamati monoterpenoidi. Molti autori con il

termine monoterpene indicano anche i vari monoterpenoidi.

MONOTERPENI ACICLICI:

Anche se strutturalmente possono sembrare sintetizzati per

polimerizzazione dell'isoprene, i monoterpeni sono

biosintetizzati dagli organismi da gruppi acetilici

dell'acetil-coenzima A (acetil-CoA) attraverso la via

metabolica dell'HMG-CoA reduttasi. Intermedi nella biosintesi

sono l'acido mevalonico ed i suoi esteri fosforici e

pirofosforici, l'isopentenil pirofosfato (IPP) e

il dimetilallil pirofosfato (DMAPP).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie farmaceutiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher study.time.92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia vegetale e botanica farmaceutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Pinna Christian.

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