Il neorealismo
Dopo il 1945, nelle aree dell'Europa occidentale e orientale danneggiate dalla guerra, il primo problema era stato sopravvivere, il secondo garantire un tetto sulla testa della gente, così non era sorprendente che l'enfasi fosse stata posta sulla prosa piuttosto che sulla poesia. Si eresse uno sfondo di edifici moderni che davano soluzione ai problemi di riparo, igiene e funzione, ma che mancavano di umanità e sensibilità urbana. Il problema era l'assenza di regole per organizzare la città.
L'Italia del Dopoguerra
L'Italia del Dopoguerra ebbe alcuni problemi a cancellare l'onta del totalitarismo degli anni trenta, ma non aveva cacciato i suoi maggiori talenti e possedeva pertanto una più forte cultura architettonica moderna. Inoltre, possedeva un substrato di tradizione che non scomparve mai completamente. Il decennio successivo alla guerra fu caratterizzato da numerosi dibattiti riguardo alla direzione da prendere. C'è da ricordare che l'Italia era il paese più dilaniato dopo l'armistizio, dopo il quale non ci fu più la necessità di costruire per cercare di divulgare l'arte, ma semplicemente per ricostruire. L'ampliamento delle città fu dovuto ai flussi di migrazioni all'interno del paese, ma anche dalle campagne alle città: l'Italia era un paese fondamentalmente contadino, i grandi poli industriali subirono gravi danni oppure vennero convertiti per produrre materiale bellico. Il proletariato fu la classe sociale che più subì le conseguenze del conflitto.
Programmi di ricostruzione
- Piano UNRRA 1943: United Relief Rehabilitation Association, formata allo scopo di fornire aiuti e assistenza alle popolazioni immediatamente dopo la liberazione da parte delle forze armate delle Nazioni Unite. Formata da un Consiglio - composto dai rappresentanti di ognuno degli stati membri - che determinava le direttive fondamentali dell'organizzazione, e da un'amministrazione con sede a Washington. In Italia, il programma del 1945 fu limitato a 50 milioni di dollari ed ebbe un carattere strettamente assistenziale a favore di madri e bambini, malati e profughi. Nel 1946 l'UNRRA assunse anche la responsabilità per la fornitura delle merci essenziali al mantenimento della popolazione e all'economia italiana.
- Piano Marshall 1945: Piano per la ripresa europea, uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale.
- Piano INA Casa 1949: Fa parte del piano Marshall. È un piano di intervento dello stato per realizzare edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio italiano. Aveva a disposizione dei fondi gestiti da un'apposita organizzazione presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA). Con la legge 28 febbraio 1949, n.43, il Parlamento approvò i "Provvedimenti per incrementare l'occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori".
Il neorealismo in Italia
Questo è il presupposto per la nascita del neorealismo, che prende spunto dal realismo di fine '800: analisi di fatti assolutamente verosimili, a presentare il dramma della società proletaria. Quest'attitudine si sviluppa in maniera pressoché esclusiva in Italia. Soprattutto nel cinema, con De Sica e Rossellini, si tende a raccontare scene di vita quotidiana con l'uso di attori non famosi, con scenografie reali, recitazioni in dialetto, e girati per strada e non a Cinecittà. Parlare della realtà.
Gli architetti italiani usano il disegno come una sorta di arma, i nuovi quartieri pongono l'attenzione ai modi edilizi della tradizione unite alla necessità di cellule abitative destinate a interi gruppi di immigrati, vere e proprie case popolari. Troviamo un processo culturale nella costruzione, cemento armato nella maglia strutturale, laterizi non più intonacati, terrazzini che collegano l'intera casa favoriscono la logica del vicinato, agglomerati urbani con ricerca anche della dimensione rurale.
Riscoperta della casa tradizionale
La riscoperta della casa tradizionale con tetto a falde, l'utilizzo del ballatoio e l'impiego di materiali quali il ferro battuto, il laterizio e il mattone. Nella progettazione di arredi per la casa significa un avvicinamento alle tecniche artigianali insieme all'utilizzo di materiali come la ceramica, il vetro, il legno, il vimini ma anche sassi di fiume e materiali di scarto.
Piano INA-Casa
Il Piano INA-Casa era un piano di intervento dello stato per realizzare edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio italiano. Aveva a disposizione dei fondi gestiti da un'apposita organizzazione presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA). La maggioranza dei migliori architetti dell'epoca partecipò ai progetti. Fu pure coinvolta una moltitudine variegata di professionisti, che comprendeva, oltre agli architetti, urbanisti, ingegneri, geometri, che parteciparono alla realizzazione dei molti quartieri popolari, con i più svariati nomi, disseminati in tutto il territorio nazionale.
Il Piano seguiva precise direttive, che si ricollegavano e facevano propria la tendenza architettonica del neorealismo e, proprio per garantire il ritorno occupazionale, era previsto l'utilizzo nelle varie fasi realizzative di imprese locali e di piccoli imprenditori. Una singolare caratteristica del progetto fu quella di far apporre, su tutti gli edifici realizzati, una targa in ceramica policroma che alludesse o al tema del progetto o, più in generale, al tema della casa come luogo felice. I risultati del piano rilevarono una grande vitalità ed impatto sulla vita economica e sociale del paese. Il Piano INA-Casa alla sua scadenza avrà aperto 20.000 cantieri che porteranno, come era negli intenti dei legislatori, ad impiegare molta manodopera stabile: circa 41.000 lavoratori edili all'anno, costituenti un impiego pari al 10% delle giornate-operaio dell'epoca.
Edificio a V, Quartiere Tuscolano, Roma
Mario De Renzi e Saverio Muratori. Il blocco di alloggi in linea, a 7 livelli e a pianta a V è fortemente ritmato da snelli pilastri rastremati e da cornici marcapiano a leggero rilievo. Nelle specchiature della griglia viene ospitato e ripetuto, il binomio finestra/balcone. Si evidenzia il muro laterale, interamente cieco e rivestito di mattoni, segnato da cornici marcapiano finemente lavorate. (Maglia strutturale in cemento armato a vista, tamponamento in laterizio lasciato a vista, sottotetto comune che richiama le cascine).
Il quartiere Tuscolano, tra i più grandi complessi dell'INA-Casa, è realizzato tra gli anni 1950-60 ed è composto da tre nuclei indipendenti, per un totale di 112 fabbricati commissionati da 21 stazioni appaltanti. Sorge su una superficie di oltre 35 ha. L'intenzione di De Renzi e Muratori è quella di costruire un'Italia dalle "Belle Case" e cambiare la mentalità costruttiva del dopoguerra con la società INA-Casa. Nel caso della costruzione del Tuscolano II si cercò di creare un quartiere autosufficiente, ma comunque adeguato alla complessità urbana e consolidato da diverse tipologie di edifici e costruzioni.
Quartiere Tiburtino, Roma 1950-54
Mario Ridolfi e Ludovico Quaroni. Il riferimento all'architettura contadina è forte: tetti a falde, finestrature relativamente piccole, ma soprattutto la volontà di produrre degli schemi che richiamino i vecchi modi di vivere degli emigrati. Soluzioni basate sulla solidarietà, spazi comuni, tema del vicinato, ballatoi. Anche dal punto di vista della disposizione degli edifici si cerca di richiamare il tema del villaggio: case con facciate sfalsate le une dalle altre, le strade non sono mai completamente rettilinee ma tendono a riprodurre degli scorci che richiamano ed evocano gli incroci delle strade tipiche delle zone agricole. Importanza agli spazi aperti, si ricavano in ogni punto possibile loggette e balconi.
Il design della ricostruzione
Attenzione anche agli oggetti per la casa, la casa diventa una sorta di linea fondamentale nella progettazione, diventa la parola chiave per la linea del progetto italiano.
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