Neoclassicismo
Si definisce Neoclassicismo quel movimento culturale che va dal 1750 circa, sino alla fine dell'Impero Napoleonico, 1815. L'architettura di questo periodo sembra essere emersa da due linee di sviluppo distinte, ma collegate, che hanno radicalmente trasformato il rapporto tra uomo e natura.
Linee di sviluppo del neoclassicismo
La prima linea fu caratterizzata dall'aumento della capacità dell'uomo di controllare fortemente la natura, dovuto al progresso tecnologico. La seconda fu un cambiamento nella natura della coscienza umana, che diede origine a una nuova formazione culturale, dovuta alle istanze portate avanti dall'Illuminismo.
L'Illuminismo, nel 1700, aveva visto nella ragione un elemento di riscatto degli uomini e aveva determinato una profonda modificazione nel modo di concepire la produzione artistica nel suo complesso. Questo causò la nascita di nuove categorie di sapere e di un pensiero storicista che portò l'uomo a interrogarsi sulla propria identità.
L'architetto del XVIII secolo era quindi consapevole che bisognava ricercare un vero stile attraverso una meticolosa e razionale rivalutazione dell'antichità. Esplose, così, una grande ricerca archeologica, spinta non solo dal desiderio di copiare gli antichi, ma anche di obbedire ai principi su cui si era basato il loro lavoro.
Il dilemma culturale
Ben presto però emerse un altro dilemma: a quale delle quattro culture mediterranee bisognava fare riferimento per un vero stile? Una delle prime conseguenze della rivalutazione dell'antichità fu l'estensione dell'itinerario del tradizionale "Grand Tour" oltre le frontiere di Roma, così da studiare intorno ad esse quelle culture su cui, secondo Vitruvio, si era basata l'architettura romana.
[Il Grand Tour era un lungo viaggio nell'Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere con partenza e arrivo in una medesima città. Poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni, e di solito aveva come destinazione l'Italia, e in particolare Roma. Chi lo compiva poteva sperare in una borsa di studio che gli avrebbe garantito l'accesso in una prestigiosa accademia, come l'Accademia di S. Luca o quella di Francia]
Scoperte archeologiche
La scena delineatasi aumentò d'intensità con la scoperta di Ercolano e Pompei. Il primo scavo voluto da Carlo III di Borbone ebbe inizio nel 1738, con una campagna archeologica estremamente scientifica, a carattere segreto. Riservata fu anche l'inaugurazione, finiti gli scavi, del museo ercolanese, alle spalle di palazzo reale. Qui, i ritrovamenti venivano analizzati, catalogati e successivamente aperti al pubblico, con il divieto di riproduzione. Questo divieto era dovuto alla volontà del sovrano di produrre dei libri scientifici, dal titolo "Antichità di Ercolano esposte", che avrebbero contenuto tutti gli schizzi dei reperti ritrovati.
Questi ritrovamenti incoraggiarono spedizioni ancora più lontane; e presto Roma divenne, oltre che meta, punto di sosta per poi accingersi a visitare le antiche località greche della Sicilia e della Grecia stessa. In questo modo, in più, il testo di Vitruvio veniva messo in discussione, volendo verificare la realtà delle rovine.
I rilievi svolti portarono alla pubblicazione di molte opere come "Rovine dei più bei monumenti della Grecia" di Le Roy, "Antichità di Atene" di Stuart e Revett, la documentazione del palazzo di Diocleziano a Spalato di Adam e Clérisseau. In più, Le Roy fu a sostegno della tesi che è l'architettura Greca l'origine del "vero stile". Questo, però, suscitò l'ira di Giovanni Battista Piranesi, il quale replicò con un saggio "Della Magnificenza ed Architettura de' Romani". Piranesi affermava che non solo gli Etruschi avevano anticipato i Greci, ma che, assieme ai Romani loro successori, avevano innalzato l'architettura a un ulteriore livello di raffinatezza. L'unica prova che poté citare in appoggio della sua tesi furono le poche strutture etrusche sopravvissute alle devastazioni di Roma, queste influenzarono notevolmente la produzione del Piranesi.
Nel 1778, però, Piranesi abbandonò la verosimiglianza architettonica dando spazio alla libera immaginazione, e attuando delle allucinanti manipolazioni di tipo storicista. Questo riuscì a distogliere l'attenzione delle persone dall'arte greca, per ricollocarla su quella romana.
La teoria del "Bello Ideale"
Intanto, però, emerge a sostegno della tesi di Le Roy, lo storico J.J. Winckelmann che varò la teoria del "Bello Ideale". Per Winckelmann, il riferimento all'arte greca diventerà una sorta di elemento di paragone o parametro di giudizio sul bello ideale. Le scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano avevano determinato nei confronti delle antiche rovine un atteggiamento volto a indagare proprio il concetto di bellezza assoluto.
Si generò quindi un vero e proprio scisma tra coloro che come il Piranesi sostenevano i Romani e gli Etruschi, e chi come Le Roy e Wincklemann, sosteneva i Greci. In Inghilterra, si cercava di trovare un punto di riferimento da seguire. Dapprima si appoggiò l'espressione del Palladianesimo con il conte Burlington, in modo da bilanciare gli