Tubercolosi urogenitale
Il bacillo di Koch provoca due diversi tipi di lesioni: ulcerocaseose, destruenti il parenchima e sclerotiche che tendono ad isolare le prime e a favorire la cicatrizzazione.
Segni clinici
I segni clinici includono disturbi cistici, pollachiuria, bruciore minzionale terminale, piuria con pH urinario sovente acido. Praticamente tutte le cistiti resistenti al comune trattamento medico devono far sospettare una tubercolosi urinaria. Altri disturbi della minzione irrisolvibili con comuni terapie, recidivanti ed intensi, e più eccezionalmente un’ematuria isolata totale o una piuria asettica.
Gli esami essenziali per la diagnostica della tubercolosi urinaria sono la ricerca del bacillo di Koch nelle urine e l’urografia endovenosa. L’urografia può mettere in evidenza, a livello renale, immagini di lesioni parenchimali del tipo cavernoso, lesioni da stenosi sia al gambo del calice o del bacinetto, e immagini pseudotumorali date da caverne, che possono comprimere, dislocare o amputare le cavità pielo-caliciali, o deformare il contorno renale.
Terapia
Nel trattamento della tubercolosi urinaria va considerato che una profonda modifica si è verificata già con l’avvento della streptomicina e degli altri chemioantibiotici specifici per cui da una tendenza squisitamente chirurgica si è passati ad un orientamento di terapia medica. I farmaci antimicobatterici vengono suddivisi in farmaci di scelta primaria e farmaci di seconda scelta, in relazione alla loro attività, alla loro tollerabilità ed in particolare alla loro tossicità.
Una corretta terapia permette la guarigione completa di lesioni recenti parenchimatose ed infiammatorie, la sterilizzazione di lesioni scavate e localizzate; non ha azione sulle lesioni caseose e sclerotiche. Scopo della chirurgia sarà quello di allontanare un organo o un tessuto irrimediabilmente compromesso oppure di ristabilire, mediante plastiche intrinseche o di sostituzione, la funzione della via escretrice compromessa dagli esiti cicatriziali.
La chirurgia demolitiva resta limitata perciò a casi in cui si abbia un rene distrutto ed irrecuperabile alla funzione con integrità morfofunzionale del rene controlaterale, mentre la chirurgia demolitiva parziale ha l’intento di preservare la funzione della parte dell’organo non distrutto dalla malattia, e la funzione escretrice degli ureteri e della vescica mediante interventi atti a ristabilire la pervietà della via escretrice e la capacità della vescica.