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Natura evoluzionistica della coscienza Appunti scolastici Premium

Appunti della facoltà di lettere e filosofia del professor Scarafile sulla Etica. IL file contiene una lunga trattazione sulla natura evoluzionistica della coscienza, il senso morale proprio degli esseri umani ed innato, l'epifenomenismo e la teoria della computazione.

Esame di Etica docente Prof. G. Scarafile

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ESTRATTO DOCUMENTO

Teoria dell’identità di Herbert Feigl

Un soggetto che descrive un fenomeno in termini

esperienziali, ed uno scienziato che lo fa in termini

neurofisiologici, si riferiscono alla stessa cosa, ma

ne sottolineano aspetti differenti. L’esperienza darà

vita ad un processo cerebrale conoscibile

direttamente dal soggetto ed indirettamente dallo

scienziato.

 Eliminativismo

D

UALISMO

Dualismo sostanziale Dualismo di proprietà

Mente e corpo, pur essendo strettamente uniti, sono Mente e corpo sono due entità distinte, ma di una

in realtà due sostanze distinte e separabili (polpa e stessa sostanza (colore arancio e forma sferica di

nocciolo). un’albicocca).

L’interazionismo è la forma più comune di dualismo

sostanziale, e si chiama così perché sostiene che

stati mentali e stati fisici interagiscono

casualmente fra di loro (se ho voglia di bere

qualcosa di freddo, il corpo si dirige verso il

frigorifero). Però non si sa ancora in che modo

avvengono queste interazioni.

Secondo il dibattito filosofico contemporaneo,

l’interazionismo è insostenibile perché non sa

spiegare le anomalie del sistema mente-corpo,

infatti tale sistema si comporta in un modo che non è

possibile schematizzare ed inquadrare attraverso le

leggi della natura che regolano altri fenomeni è

antiscientifico.

I F .

L UNZIONALISMO

Si contrappone al dualismo. Ritiene che uno stato mentale possa essere identico solo al suo stato

funzionale e non anche al suo stato cerebrale. In questo modo sottolinea il tipo di operazioni che

svolge la mente e non quali sostanze fisiche o chimiche servano per svolgerle. In quest’ottica, se a

sostituire l’organizzazione biologica che rende in noi possibili le funzioni mentali, si sostituisse

un’organizzazione elettronica, allora sarebbe possibile creare una macchina pensante secondo il

modello dell’intelligenza artificiale.

Hilary Putnam. “Menti e macchine”

Prova a creare una “terza via” tra dualismo e materialismo. In (1960) dice che

gli stati mentali possono essere descritti in termini funzionali così come si fa per gli stati funzionali

di una macchina di Turing. La mente è come la macchina di Turing, solo un po’ più complessa. Per

essere più simile alla nostra mente, in modo da colmare il divario che impedisce di assimilare la

nostra psicologia alla struttura di una macchina che esegue computazioni, bisognerebbe che la

macchina di Turing:

Fosse più complessa

a. Non fosse totalmente chiusa verso il mondo interno, ma potesse, di tanto in tanto,

b. consultare degli “oracoli esterni”

Siccome la nostra mente, a differenza di una macchina, è assalita da una serie di dubbi in

c. molti casi, invece di associare ad uno stato una singola azione, gli si potrebbero associare

una seria di azioni possibili

Secondo il funzionalismo, il comportamento di una macchina calcolatrice non è dato dalla fisica o

dalla chimica della macchina, bensì dal suo programma. Questo programma è costituito in base ad

una particolare fisica e chimica, ma questo non fa del programma una proprietà fisica o chimica

della macchina in cui opera: esso è una proprietà astratta della macchina. Lo stesso vale, secondo

Putnam, per le nostre proprietà psicologiche: per quanto esse si trovino realizzate nella nostra

costituzione biologica, hanno una funzione autonoma; in questo modo ha confutato una delle

forme del materialismo, il riduzionismo, a cui egli si oppone. A lui non interessa il discorso “spirito o

materia”. Egli ha ritenuto che avessero avuto torto sia Diderot che Cartesio nell’affermare che se

noi siamo fatti di materia o se la nostra anima è materiale, allora debba esistere una spiegazione

fisica del nostro comportamento.

Negli anni ’80 Putnam respinge pure il funzionalismo e gli oppone la teoria della realizzabilità

multipla, o delle molteplici realizzazioni: non si possono attribuire stati mentali identici a identità

che hanno organizzazioni biologiche diverse. Il cervello è “plastico”, quindi è improbabile che, in

due individui diversi, uno stesso stato mentale corrisponda all’attivazione di identiche strutture

non esiste un tipo generale di

cerebrali. Così come dice la teoria dell’identità delle occorrenze,

stato neurobiologico che sia identico ad uno stato mentale particolare. Su una versione di questa

teoria si basa il monismo anomalo di Donald Davidson: ogni occorrenza di un evento mentale è

identica all’occorrenza di un evento fisico, ma non esiste una corrispondenza uno-a-uno tra tipi di

eventi fisici e mentali non si possono costruire delle leggi psicofisiche che mettano in

correlazione tipi di eventi mentali con tipi di eventi fisici. Anche Davidson, come il materialismo,

ritiene che tutti gli eventi siano fisici, però non crede che si possano dare spiegazioni puramente

fisiche dei fenomeni mentali. La teoria dell’identità delle occorrenze si accompagna alla tesi della

sopravvenienza: il mentale sopravviene sul fisico perché ne ha bisogno per sopravvivere, ma

comunque i contenuti della mente non hanno equivalenti nella base fisica.

Jerry Fodor.

“The language of thought”

Nell’opera (1975) elabora una teoria computazionale della mente; dice

che il cervello è simile ad un computer: elabora le informazioni che gli giungono dagli stimoli

sensoriali e li converte in risposte motorie. I processi computazionali della mente sono determinati

da regole sintattiche e si manifestano attraverso rappresentazioni mentali (che hanno un valore

semantico) che poi la nostra mente combina attraverso alcune regole (sintattiche).

Fodor e Putnam ritengono che la mente non sia un mondo privato e che nessuno può spiegare il

comportamento altrui basandosi su se stesso.

L’ EPIFENOMENISMO

È una forma sofisticata di dualismo. Nega l’interazione fra i fenomeni mentali e la materia.

All’epifenomenismo appartiene Thomas Nagel, il quale afferma che non si possono analizzare le

esperienze in termini oggettivi perché esse sono intrinsecamente connesse con una prospettiva

soggettiva che non può essere eliminata. Inoltre, a lui si deve la nozione contemporanea più

What is it like to be a bat?

comunemente usata di “stato mentale cosciente”; infatti, nella sua opera

prende in considerazione l’apparato sensoriale dei pipistrelli: essi sono dotati di una specie di

sonar, un sistema percettivo dunque totalmente diverso da quello umano. Per capire che cosa si

prova ad essere un pipistrello dovremmo necessariamente condividerne le caratteristiche

percettive. Questo dimostra che esistono dei fatti che non sono riconducibili alle nozioni fisiche e

che possono essere conosciuti soltanto attraverso l’esperienza. In ogni caso, Nagel sottolinea che

anche la componente soggettiva non è da eliminare.

Oramai da alcuni decenni la filosofia della mente sta alimentando un acceso dibattito, vivo in

particolar modo nel mondo anglosassone. Autori come Chomsky, Putnam, Davidson, Fodor e

Nagel propongono teorie molto differenziate. Queste teorie sono spesso altamente articolate, in

quanto coinvolgono a diversi livelli la filosofia, le neuroscienze e la scienza cognitiva, ma in tutte si

può individuare come nucleo principale la riflessione sul tema dell’intenzionalità. L’idea

di intenzionalità risale all’opera di quello che forse può essere definito il primo filosofo della mente

in senso moderno: l’austriaco Franz Brentano (1838-1917). Con ciò egli voleva significare quella

caratteristica fondamentale dei fenomeni psichici, per cui essi si riferiscono necessariamente a un

oggetto immanente (non si dà rappresentazione mentale senza un oggetto; o, in altri termini, la

coscienza è sempre coscienza di qualche cosa).

psicologia sperimentale:

Brentano è stato tra i padri fondatori della consisteva nell’analizzare i

pensieri di un paziente tenendo conto dei caratteri intenzionali (intenzioni, scopi, desideri), quindi

non prevedeva la sperimentazione in laboratorio, ma consisteva nell’analisi della percezione

spontanea.

L’ ELIMINATIVISMO Paul Churchland

È una corrente filosofica che venne inaugurata da negli anni ’70 e sostiene che

la nostra mente sia un’entità fisica. Essa quindi deve essere analizzata scientificamente solo

attraverso lo studio del comportamento o dell’attività neuronale, ed eliminando ogni aspetto

metafisico. Quindi questa corrente ritiene di superare il problema mente-corpo semplicemente

eliminando la mente (che ritiene un concetto errato) e si concentra solo sullo studio del cervello

negando qualsiasi forma di dualismo.

È sbagliato guardare la mente attraverso la lente della “psicologia del senso comune”, bisogna

usare il linguaggio puro della fisica e della neurologia. La psicologia tradizionale appare limitata

nello spiegare alcuni aspetti della mente e quindi, col tempo, l’attuale concezione che abbiamo

degli stati mentali verrà probabilmente abbandonata in seguito allo sviluppo delle neuroscienze.

La spiegazione della mente secondo Paul Churchland

La mente è realizzata su un sostrato fisico materiale strutturato attraverso reti neurali. In

particolare, la rete è composta da tre strati di unità:

Unità di input

1. Strato intermedio – unità nascoste

2. Strato di output

3.

In questo modo, Churchland elimina le tradizionali categorie psicologiche e le sostituisce con

categorie neuro scientifiche. Questa prospettiva è in evidente contrapposizione con tutti i modelli

basati sulla computazione (es. Funzionalismo).

L’eliminativismo invalida tutti gli scritti sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, perché ritiene che

la mente sia solo frutto di una nostra “distorsione immaginativa”. Stranamente però, Paul

Churchland, nello spiegare la sua teoria, ricorre proprio alla “psicologia del senso comune”,

dicendo che:

La psicologia del senso comune è una teoria

a. Tale teoria è probabilmente falsa, infatti

b. x. Sul piano esplicativo è molto povera

y. È rimasta sostanzialmente immutata da almeno duemila anni

z. Forse non è una teoria scientifica, e quindi non può fare progressi

C 3 - L

AP E OSSERVAZIONI AL MATERIALISMO

Sono state mosse diverse obiezioni nei confronti del materialismo, soprattutto perché è stato

ritenuto che esso non fosse in grado di spiegare adeguatamente l’esperienza cosciente.

L

a. A PRIMA OSSERVAZIONE RIGUARDA IL ED IL

DIVARIO ESPLICATIVO DIFFICILE PROBLEMA

Levine divario esplicativo

Quando parla di intende la difficoltà, da parte dei materialisti di

giustificare la coscienza e la relazione tra le proprietà fenomenologiche e quelle cerebrali. Esiste,

appunto, un divario esplicativo tra fisico e mentale ed è una difficoltà unica nel suo genere, infatti

David Chalmers

non esistono problemi simili su altre identità scientifiche. invece ha parlato di

hard problem della coscienza, rappresentato dall’esperienza, cioè la difficoltà a spiegare perché si

riceve un’immagine mentale e perché si prova un’emozione.

Per il materialismo forse è importante il fatto che concetti diversi possono individuare la

stessa proprietà o lo stesso oggetto nel mondo. Fuori dal mondo c’è solo la materia, che può

Frege

essere concettualizzata sia come «acqua», che come «H2O». A tal proposito, distingueva

significato, senso rappresentazione:

fra e

 Il significato è il valore di verità. Non è detto che un significato debba avere un senso solo,

può averne più di uno. Due concetti che possono avere significati diversi possono riferirsi

alla stessa proprietà o oggetto (es: «venere» e «la stella del mattino»);

 Il senso è il pensiero. Nel giudizio si vede se un enunciato è vero o è falso, quindi in esso

avviene il passaggio dal senso al significato. Non sempre una frase, per quanto abbia un

senso, deve avere un significato determinato;

 La rappresentazione è l’immagine che il soggetto costruisce su un determinato senso e un

determinato significato, e quindi è sempre soggettiva.

L (N J )

b. 2

IMITAZIONI EPISTEMOLOGICHE DEL MATERIALISMO AGEL E ACKSON

Ad oggi, non è che si conosce tutto della mente e dell’esperienza, e questo può far pensare che la

Nagel

parte di conoscenza mancante possa essere non-fisica. immagina un futuro in cui,

conoscendo qualunque cosa fisica, saremo in grado di conoscere anche la mente di altre creature

coscienti, come ad esempio quella di un pipistrello. Contestazione a Cartesio: non bisogna

eliminare la componente soggettiva.

Frank Jackson. I sostenitori dell’esistenza dei qualia hanno elaborato una serie di argomenti per

cercare di confutare le posizioni materialistiche che cercano di spiegare i qualia in termini

puramente fisico-biologici e funzionali. Il loro obiettivo non è solo quello di dimostrare l’esistenza

dei qualia ma anche di definire i limiti che le scienze fisiche e biologiche devono affrontare

nell’indagine del funzionamento della mente. Nel 1986 il filosofo australiano Frank

Jackson pubblicò un articolo che ebbe un importante successo negli ambienti filosofici

Ciò che Mary non sapeva,

internazionali. L’articolo, chiamato immaginava una ragazza, Mary, nata

e cresciuta in una stanza priva di colori (gli unici colori permessi erano il bianco e il nero). Tuttavia

a Mary era anche permesso leggere libri di neurofisiologia grazie ai quali era divenuta una grande

esperta del funzionamento del cervello. Mary, ad esempio, sapeva come il sistema visivo umano

distingueva le diverse frequenze dello spettro elettromagnetico, e quindi cosa fossero i colori. Ora,

continua Jackson, supponiamo che Mary sia liberata e fatta uscire dalla stanza. Per la prima volta

Mary vedrà i colori e apprenderà, per esempio, com’è vedere un colore rosso anche se sapeva

come il suo apparato sensoriale lo distingueva dalle altre frequenze delle spettro elettromagnetico!

Paradossalmente, quindi, Mary apprenderà qualcosa di nuovo riguardo ai colori anche se già

2 Teoria e metodo della conoscenza, specie delle scienze logico-matematiche ed empiriche; filosofia della scienza

sapeva cosa fossero. Questo argomento, secondo Jackson, smentisce il fisicalismo , il quale si

3

basa sostanzialmente su descrizioni in terza persona ma non può far proprie quelle in prima

persona, sebbene queste aggiungano qualcosa di nuovo all’esperienza. Pertanto se i qualia non

esistessero non dovrebbero aggiungere nulla all’esperienza dei colori di Mary, al contrario Mary

per la prima volta ha appreso com’è vedere un colore rosso, quindi i qualia esistono.

I

c. L MISTERIANESIMO

Secondo il misterianesimo, il problema della coscienza non può essere risolto a causa delle

limitazioni cognitive degli esseri umani che non consentono di colmare il divario esplicativo fra

proprietà fenomenologiche e cerebrali.

Colin McGinn chiusure cognitive

Il filosofo inglese contemporaneo parla proprio di e dice che

se succede per gli animali, che non sono in grado di comprendere o risolvere i problemi, ad

esempio, della relatività, perché una cosa simile non deve essere possibile per l’uomo che, quindi,

potrebbe non essere in grado di capire qualche aspetto/fenomeno della natura? Ma in particolare,

l’uomo non sarebbe capace di generare una consapevolezza cosciente: ci sarebbe qualche

proprietà cerebrale capace di determinare un’esperienza cosciente, ma ci sarebbe poi l’incapacità

di individuarla e giustificarla perché è impossibile per l’uomo accedere contemporaneamente al

cervello (che avviene attraverso l’uso di sensi spaziali esterni, come la visione e la prospettiva in

terza persona) e alla coscienza (che avviene con l’introspezione e la prospettiva in prima persona).

G D C

d. LI ZOMBIE DI AVID HALMERS

L’argomento degli zombie viene spesso considerato sia un problema per il materialismo, sia un

argomento positivo per il dualismo di proprietà. Gli zombi sono delle creature immaginarie che

sono fisicamente indistinguibili da noi, ma completamente prive di coscienza.

David Chalmers parla degli zombi per dimostrare l’irriducibilità della coscienza rispetto ai processi

nervosi del cervello e sostiene che uno zombi difficilmente potrebbe essere un essere umano

perché privo di coscienza: pur vivendo e agendo in modo appropriato, lo zombi non ha percezione

del suo agire. Questo vuol dire che esiste un’entità inconscia ed eterogenea che si comporta in

modo del tutto inconsapevole, e questa sarebbe la prova della non riducibilità delle esperienze

coscienti ai fenomeni nervosi che si svolgono nel cervello. Comunque, la teoria di Chalmers

appare inconsistente perché l’ipotesi che gli zombi si comportino esattamente come gli umani,

sebbene non abbiano coscienza di farlo, è impossibile perché vorrebbe dire che la presenza della

coscienza non avrebbe nessuna rilevanza causale. E invece è noto che la coscienza dà dei

vantaggi adattivi agli organismi che ne sono dotati, e questo si traduce inevitabilmente in

una differenza sensibile nei comportamenti.

C 4 – L’

AP INTERPRETAZIONE SCIENTIFICA DELLA COSCIENZA

L’ipotesi dell’intelligenza artificiale coinvolge informatica, logica, psicologia e linguistica e ha

l’obiettivo di realizzare dei sistemi capaci di prestazioni equiparabili a quelle umane, sia nello

svolgimento di attività intelligenti che nella risoluzione di problemi e nella comprensione del

linguaggio naturale.

Alan Turing, logico degli anni ’30, elaborò la nozione di una macchina ideale composta da un

nastro potenzialmente infinito, diviso in caselle successive e da un’unità di esecuzione che,

3 Il fisicalismo è una corrente filosofica che fa capo a Otto Neurath (1882–1945), uno dei fondatori del Circolo di Vienna,

che sostiene possano essere sostenibili scientificamente, e quindi validi per la conoscenza, solo quelle proposizioni

definite in termini materiali ossia spazio-temporali. Secondo il fisicalismo, il linguaggio della fisica è il linguaggio

universale della scienza e, di conseguenza, ogni conoscenza può essere ricondotta agli enunciati su gli oggetti fisici.

scorrendo sul nastro, si posiziona su una determinata casella, legge il simbolo e lo sostituisce

oppure lo lascia inalterato e poi si sposta su quello adiacente.

Quindi viene riaffermata, in termini scientificamente aggiornati, la tesi di Hobbes secondo cui

«ragionare non è altro che calcolare». La teoria dell’IA parte dal rifiuto dell’idea che l’uomo possa

manipolare in modo sensato i simboli soltanto perché ne comprende il significato; ritiene invece

che la capacità di pensiero appartenga a qualunque sistema, fisico o artificiale, che sia in grado di

rispettare determinate regole formali. In ogni caso, se si volesse realizzare una macchina che

emulasse la capacità cognitive umane, ci sarebbe un problema determinante: il computer è

indifferente al significato che un uomo è in grado di attribuire ai simboli.

Nel 1956 si tenne un simposio sulla teoria dell’informazione al MIT in cui:

Noam Chomsky presentò un programma che riguardava la grammatica generativo-

 trasformazionale

Gli informatici Newell e Simon presentarono il primo programma di computer capace di

 dimostrare teoremi

Lo psicologo Miller presentò un contributo sulla capacità della memoria umana a breve

 termine.

I partecipanti ebbero, quindi, la sensazione che i loro programmi convergessero in qualche modo

sull’argomento dei processi cognitivi umani e sull’ipotesi della natura computazionale della

cognizione. Dicendo che la mente è il “software del cervello” si nega la “privatezza” dei processi

mentali, che cadrebbe di fronte alla trasparenza dei programmi del calcolatore. intelligenza

A partire dagli anni ’60, si svilupparono in informatica i progetti della cosiddetta

artificiale. Il criterio di Alan Turing

Il suo lavoro viene identificato con la Macchina Universale astratta e con il test per valutare la

capacità delle macchine di simulare l’intelligenza umana. Secondo lui doveva essere possibile

replicare fisicamente il processo che conduce all’intelligenza e che è avvenuto nell’uomo, doveva

essere possibile costruire teoricamente un modello in grado di riprodurre il processo del pensiero

intelligente.

Una macchina di Turing non è una macchina vera, è una macchina ideale, un ente matematico.

La sfida di Daniel Dennet: la e il

teoria computazionale della mente modello delle molteplici

versioni

Probabilmente l’essere umano si è evoluto da creature con menti semplici, evolutesi a loro volta da

creature dotate di “aspiranti menti”. La capacità di agire compare con le prime macromolecole e

questa capacità, anche se inizialmente è priva d’intenzionalità, rappresenta la base dalla quale poi

si è sviluppata la nostra capacità d’azione. L’evoluzione del cervello, quindi, si è realizzata

attraverso un processo che ha gradualmente separato le creature coscienti dalle macromolecole

meramente sensibili e non senzienti. Inizialmente, nei primi esseri senzienti, i sistemi di

comunicazione interna erano lenti; la presenza della mente, invece, ha costretto il cervello ad

utilizzare un mezzo di trasmissione dell’informazione molto più veloce. Ecco perché, secondo

Dennet, il luogo in cui cercare la differenza fra sensibilità e sentire sta nei mezzi attraverso i quali

l’informazione viaggia e viene trasformata. Attraverso l’evoluzione (chiamata, in questo caso, la

torre della generazione e della verifica) è avvenuta una transizione da un’intenzionalità interna ad

un’intenzionalità che ha dato origine alla percezione, il tutto attraverso tre stadi:

Creature darwiniane, scelte sulla base della loro capacità di sopravvivenza;

1. Creature skinneriane, capaci anche di azioni autonome e quindi anche di migliori possibilità

2. di sopravvivenza;

Creature popperiane, possono compiere azioni migliori di quelle semplicemente casuali.

3.

Passaggio fondamentale nella storia della mente è l’invenzione del linguaggio, che ha perfezionato

le nostre risorse attraverso un processo incessante di ripetizione e di adeguamento e che ha

trasformato il nostro cervello in un’immensa rete di competenze.

Il Teatro Cartesiano

Secondo alcuni ricercatori, i sistemi percettivi fornirebbero dei segnali in ingresso ad un’area

centrale del cervello. Quest’area viene chiamata Teatro Cartesiano, è un luogo dove tutto converge

e che ha il compito di fornire la direzione ai sistemi periferici che governano i movimenti del corpo.

È in questo luogo nascosto che si verifica la coscienza. Quest’idea potrebbe essere definita

“materialismo cartesiano”: secondo Dennet, il materialismo cartesiano consiste nel ritenere che ci

sia una linea d’arrivo cruciale in qualche parte del cervello e che l’ordine di arrivo in quel sito

equivale all’ordine in cui le esperienze ci si presentano; ciò che si verifica lì è ciò di cui siamo

coscienti. delle Molteplici Versioni,

Dennet sostituisce l’idea del Teatro Cartesiano con quella secondo cui

qualunque tipo di percezione, di pensiero o di attività mentale si realizza nel cervello attraverso un

processo parallelo e a percorsi multipli di interpretazione dei dati sensoriali in ingresso, e non

secondo un flusso lineare di processi sequenziali. In questo modo, i fenomeni della coscienza

qualia

sono prodotti dell’attività di una macchina virtuale, i diventano stati disposizionali del

4

cervello, ed il si trasforma in una semplice astrazione/finzione teorica.

L’ipotesi computazionale

A questo punto, si potrebbe pensare che anche un robot, adeguatamente programmato, e con un

calcolatore a base di silicio al posto del cervello potrebbe avere un ed essere cosciente. Ma è

difficile immaginare un modo in cui un insieme complicato di circuiti possa equivalere

all’esperienza cosciente.

Secondo Dennet, la qualità dell’essere coscienti è indipendente dalla presenza di un sistema

biologico o artificiale, ma dipende solo dall’avere un certo tipo di organizzazione. Egli nega

l’esistenza delle sensazioni soggettive ed è convinto dell’infondatezza della sensazione o

percezione del dolore. Tutti i qualia e i fenomeni sono in terza persona: noi riceviamo degli stimoli

disposizioni reattive.

ed abbiamo delle

I qualia (plurale neutro latino di quale, is cioè qualità, attributo, modo) sono, nella filosofia della mente, gli aspetti

4

qualitativi delle esperienze coscienti. Ogni esperienza cosciente ha una sensazione qualitativa diversa da un’altra. Ad

esempio, l’esperienza che proviamo nell’assaporare un gelato è qualitativamente diversa da quella che cogliamo quando

contempliamo La Gioconda di Leonardo. Secondo i loro sostenitori, quindi, i qualia sono estremamente specifici e

caratterizzano essenzialmente le singole esperienze coscienti. Daniel Dennett ha definito i qualia «i modi in cui le cose ci

sembrano» e ne ha tracciato quattro proprietà fondamentali:

1.Ineffabili perché sono relativi solamente al soggetto che li esperisce, il quale quindi non può dire agli altri come sta

vedendo, gustando, odorando, ecc.

2.Intrinseci perché sono elementi semplici ed atomici, cioè non riducibili a null’altro.

3.Privati poiché relativi al soggetto che li esperisce e pertanto non paragonabili con quelli esperiti da altri soggetti.

4. Apprensibili direttamente o immediatamente nella coscienza, ovvero esperienze immediate e non inferenziali della

coscienza

C 5 - L’

AP INTERPRETAZIONE DELLA COSCIENZA PER IL NATURALISMO BIOLOGICO

I contenuti della mente in John Searle

1.

Le teorie della mente che costituiscono la sfida maggiore al dualismo cartesiano sono quelle in

5

cui mente e corpo non si escludono a vicenda, e il naturalismo biologico di Searle rientra fra

queste.

Non è vero che agli stessi comportamenti corrispondono gli stessi fenomeni mentali

altrimenti

Invece: Cinese".

John Searle è famoso per aver concepito l'esperimento mentale chiamato "Stanza Con

questo esperimento Searle ha voluto dimostrare che non ha senso assimilare la mente ad

un computer, in quanto nessun computer può "pensare" nello stesso modo degli esseri umani.

Il suo principale presupposto è che il computer, per elaborare l'informazione, non ha bisogno di

comprendere il linguaggio o altri codici simili. Egli immagina una persona che sia sola dentro una

stanza. Questa persona riceve dall'esterno dei foglietti di carta scritti con caratteri cinesi. Anche se

il soggetto non capisce il cinese, è comunque in grado di stabilire una regola di associazione e di

mettere gli ideogrammi in un ordine dotato di senso. Nel ragionamento di Searle, la stanza

dell'esperimento rappresenta il computer. Secondo lui, la comprensione umana della lingua cinese

è una proprietà emergente del cervello e non una proprietà esclusiva di una sua parte. E dato che

la mente possiede intenzionalità, e il computer no, il computer non può avere una mente. I

programmi del calcolatore sono sintattici, mentre la mente ha una semantica. Si può anche dire

che la sintassi (la capacità del computer di eseguire una procedura) non implica la semantica (il

fatto che il computer sappia che cosa sta facendo), la mente è qualcosa di più della manipolazione

dei simboli formali, perché ha dei contenuti. Searle rifiuta sia il dualismo che il riduzionismo in

Solo due fenomeni, secondo Cartesio, sfuggono alla capacità esplicativa della meccanica: la mente e il linguaggio.

5

Perciò per questi due fenomeni si doveva introdurre una spiegazione in un dominio separato dalla materia. Cartesio

chiamava la materia res extensa, e la mente res cogitans. Queste erano le due sostanze ontologicamente separate tra cui

non poteva esistere alcuna influenza di tipo causale.

Alla fine della sua vita Cartesio modificò alcuni aspetti delle sua teoria. Sostenne che mente e corpo non sono separati

come capitano e nave, ma che sono intimamente legati e addirittura mischiati. Esisterebbe un punto privilegiato dove

mente e corpo interagiscono: la ghiandola pineale. Attraverso il nostro corpo, lungo i nostri nervi correrebbero certi

"spiriti animali" che funzionano da messaggeri per i nostri sensi, mediando l'interazione mente-corpo. In questo modo, si

può dire che Cartesio diventò interazionista.

favore del naturalismo biologico. Secondo questo approccio, la coscienza è un

fenomeno emergente dell'organismo che ha proprietà esclusivamente fisiche.

Di conseguenza, qualunque processo fisico scoperto in natura può essere computazionale solo in

La computazione non è altro che

relazione ad una interpretazione da parte di chi lo ha scoperto.

un processo matematico astratto che esiste relativamente agli interpreti coscienti, cioè che

può essere da loro assegnato.

Searle non vuole escludere che le macchine possano pensare, ma ritiene che sarebbe possibile

solo se in esse venissero replicati i poteri causali che si trovano nella struttura fisico-chimica del

cervello umano e che sono alla base dell’intenzionalità (ipotesi dell’homunculus).

Lo smarrimento del senso dei valori fondamentali

2.

Le affermazioni di Searle fanno riflettere su quanto si sostiene nella filosofia contemporanea a

riguardo: non si può tradurre in un corpo finito di regole il comportamento intelligente di cui l’uomo

è capace.

Da un lato, appare insensato rinunciare ad una prospettiva soggettiva del mondo, dall’altro un

puro

soggetto a cui il mondo appartenga risulta insostenibile. La metafisica moderna ha ridotto

rappresentazione;

l’essere a l’ente stesso è inteso come ciò che il soggetto pone di fronte a sé, e

l’età moderna è l’epoca in cui il mondo è ridotto a immagine.

Nel mondo contemporaneo si è imposta una forma di razionalità che ha generato l’illusione di un

dominio tecnico sull’esistenza e una progressiva scomparsa della soggettività umana. Husserl

suggerisce, a tal proposito, di recuperare il modello di razionalità anteriore alla scienza moderna e

caratterizzato da «colori, sapori, relazioni prospettiche e soggettivamente variabili».

C 6 – L’

AP IPOTESI DEL SELEZIONISMO O DARWINISMO NEURONALE

La posizione di Gerald Edelman: il cervello è un sistema che si auto-organizza

1. teoria neurobiologica di Edelman

Anche la si pone, assieme a quella di Searle, in sfida al

dualismo cartesiano. Egli ha tentato di spiegare la coscienza in termini biologici. In particolare:

l’esperienza soggettiva può essere correlata ad eventi descrivibili oggettivamente? Le ipotesi a

sostegno della teoria di Edelman sono tre:

Ipotesi della fisica: prevede, attraverso la teoria quantistica dei campi, una descrizione di un

1. insieme di caratteristiche formali dell’energia e della materia.

Ipotesi evolutiva: la coscienza non è un processo condiviso da tutte le specie animali.

2. Ipotesi dei qualia: afferma che gli aspetti soggettivi e qualitativi della coscienza, essendo

3. privati, non possono essere comunicati attraverso una teoria scientifica che, per sua

natura, è pubblica ed oggettiva. I qualia rappresentano l’insieme di esperienze personali e

soggettive che accompagnano la consapevolezza. Queste esperienze avvengono in prima

persona, ed è quindi verosimile che, essendo noi gli unici animali dotati di coscienza di sé,

di parola e della capacità di riferire i nostri stati fenomenici, noi siamo probabilmente i

migliori referenti per studiare la coscienza.

L’ipotesi dei qualia consente di distinguere una coscienza primaria da una coscienza di ordine

superiore. La coscienza primaria è quella presente negli animali che sono in grado di costruire una

scena mentale, ma che hanno capacità semantiche e simboliche limitate. Quella superiore si

accompagna ad un senso del sé e alla capacità di costruire scene passate e future che legano i

sentimenti ai pensieri, alla cultura e alle credenze. Infatti un animale, che non ha capacità

semantiche e linguistiche, non ha quella memoria simbolica che serve a correlare le sue diverse

esperienze qualitative ad un sé, ed è quindi incapace di collegare in modo cosciente passato,

presente e futuro. Noi invece possiamo ricordare la storia delle nostre sensazioni e categorizzarle,

riflettere e raccontarle ad altri e, grazie alla nostra facoltà linguistica, abbiamo la possibilità di avere

coscienza della coscienza.

Il problema della conoscenza: la questione vincolante

Il frutto proibito dell’albero della conoscenza del bene e del male che venne mangiato da Adamo

ed Eva rappresenta la perdita dell’innocenza del semplice sapere, insinuò nell’uomo la possibilità

dell’errore e lo sollecitò a cercare di conoscere se stesso.

Una tematica importante dal punto di vista psicologico è lo sviluppo del senso morale negli

individui. Comprendere i meccanismi di formazione della moralità e i fattori che la influenzano aiuta

a comprendere meglio l’interazione dell’uomo con la società e ad orientare i criteri educativi. Uno

Jean Piaget,

dei primi psicologi che si occupò di questo problema fu che nei suoi primi scritti si

morale dei bambini,

focalizzò specificatamente sulla studiando il modo in cui i bambini giocano,

per capire il loro concetto di “bene” e di “male”. Basandosi sull’osservazione delle regole dei giochi

Piaget scoprì che anche la moralità

e su interviste riguardanti azioni come “rubare” o “mentire”,

può considerarsi un processo evolutivo.

«I bambini cominciano con lo sviluppo di una morale basata sulla stretta aderenza alle

regole, ai doveri e all’obbedienza all’autorità. Questo tipo di morale è dettato dalla

convinzione che a un’azione errata segua automaticamente una punizione.

Successivamente, attraverso l’interazione con altri bambini, essi scoprono che un

comportamento strettamente aderente alle regole può talvolta essere problematico.

Ecco allora che si sviluppa uno stadio autonomo di pensiero morale caratterizzato dalla

capacità di interpretare le regole criticamente e selettivamente, basandosi sul mutuo

rispetto e sulla cooperazione».

Piaget trasse la conclusione che questa visione autonoma di moralità come rispetto del prossimo è

più forte e porta a comportamenti più coerenti rispetto alla morale dei bambini più piccoli. Gli studi

Lawrence Kohlberg, teoria dello

di Piaget furono sviluppati successivamente da che elaborò una

sviluppo della qualità morale basata su 3 livelli, ciascuno dei quali è diviso in 2 stadi.

Morale preconvenzionale (infanzia)

1. Morale convenzionale (adolescenza)

2. Morale post-convenzionale o dei principi (età adulta)

3. convenzionale

La parola-chiave indica la comprensione del carattere delle norme, che non è

assoluto ma funzionale (alla convivenza sociale) e contrattuale (frutto di una negoziazione

dinamica). L’errore di Cartesio

Il punto di partenza di Antonio Damasio (neurologo e saggista portoghese), sostenuto

dall'osservazione di diversi casi clinici, è che il cervello non può essere studiato senza tener conto

dell'organismo a cui appartiene e dei suoi rapporti con l'ambiente. Per Damasio, lo studio delle

funzioni cognitive, e in particolare della coscienza, ha subito per lungo tempo l'influsso di una

tradizione filosofica che può essere fatta risalire a Cartesio. Questi ci propone, infatti, una

concezione che separa nettamente la mente dal corpo. L’errore di Cartesio sarebbe stato quello di

non capire che la razionalità non è indipendente dalla regolazione biologica, e che emozioni e

sentimenti spesso sono in grado di condizionare fortemente –e a nostra insaputa– le nostra

convinzioni e le nostre scelte.

Ad esempio, quando abbiamo a che fare con problemi complessi, dai molteplici risvolti personali e

sociali, siamo portati ad utilizzare una strategia particolare, che fa riferimento agli esiti di

esperienze passate, nelle quali riconosciamo qualche analogia con la situazione presente. Queste

esperienze hanno lasciato delle tracce, magari incoscienti, che richiamano in noi emozioni e

i marcatori

sentimenti, con connotazioni negative o positive. Damasio chiama queste tracce

somatici: marcatori perché il particolare stato corporeo richiamato costituisce una sorta di

somatici

etichetta, perché richiamano i vissuti corporei, sia a livello viscerale e sia no.


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DETTAGLI
Esame: Etica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Scarafile Giovanni.

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