Affrontare l'etnomusicologia: musicologia e antropologia culturale
Si può affrontare l'etnomusicologia da due punti di vista: dalla musicologia e dall'antropologia culturale. Si deve trovare una fusione, che non è stata ancora realizzata: infatti viene studiata la musica priva delle sue radici culturali. L'etnomusicologia si è concentrata sul suono e sulla struttura della musica, ignorando le componenti antropologiche. Poche volte sono stati presi in considerazione il comportamento umano e la creatività in relazione alla musica. L'antropologia della musica dà ai musicologi una conoscenza necessaria alla produzione di tutti i suoni, attraverso la quale suono e processo sonoro possono essere compresi. Per gli antropologi è un passo avanti nella comprensione sia dei prodotti sia dei processi della vita, perché la musica è un elemento che si aggiunge alla complessità del comportamento umano.
Gli esempi presi per il libro provengono da Africa e sud del Sahara, Nord America e Oceania. Ricerche svolte tra due popolazioni: indiani Testapiatta del Montana e i Basongye della provincia del Kasai del Congo belga.
Parte prima: etnomusicologia
Cap 1: Lo studio dell'etnomusicologia
Ha origine 80 anni fa ma solo negli ultimi 15 anni ha avuto un impulso improvviso. Composta da due parti: etnologia e musicologia. Il problema è riunire questi due aspetti con equilibrio. Prime tracce anni 1880-90 in Germania e America: da una parte si studiava il suono musicale con le sue leggi, dall'altra studi sulle origini della musica nell'ambito dell'evoluzione sociale. Altri studi analizzarono la musica nel suo contesto etnologico, cioè il ruolo della musica nella cultura. L'etnomusicologia ha subito anche gli eventi storici. Divenne, insieme all'antropologia, una disciplina per un periodo dove ci si occupava solo dell'uomo delle culture occidentali.
L'antropologia nacque per un bisogno di alcuni studiosi di conoscere la società e i comportamenti dell'uomo; si occupò principalmente dell'uomo primitivo. Visto che antropologia ed etnomusicologia si svilupparono insieme, si influenzarono a vicenda. Inizialmente l'etnomus metteva in evidenza il carattere descrittivo e strutturale di questi studi e dell'area geografica di cui si occupava. La limitazione di alcune definizioni è il fatto che l'accento si pone sul “dove” e non sul “perché e come”. Insieme ad altre definizioni, Merriam aggiunge la sua: l'etnomus è lo studio della musica nella cultura. Il suono musicale è il risultato di comportamenti umani, la cui forma è determinata dai valori, dagli usi, dalle credenze di un popolo.
La doppia natura della disciplina può essere motivo di divisione tra gli studiosi, ma è anche un punto di forza. La musica è un prodotto dell'uomo ed ha una sua struttura, che non potrebbe esistere separata dal comportamento che la produce. Il contributo dell'etnomus è rappresentato dall'unione tra scienze sociali e scienze umanistiche. L'etnomus è lo studio della musica nel contesto della cultura. Il lavoro dell'etnomusicologo è diviso in tre fasi: raccolta dei dati, analisi dati, valutazione risultati ottenuti.
Nella prima fase si pongono problemi su teoria e metodo, il progetto, la metodologia e la tecnica. Nella seconda si sottopongono i dati a due tipi di analisi: la prima è l'unione dei materiali in un insieme di conoscenze sulla pratica musicale; la seconda è lo studio in laboratorio dei dati raccolti. Nella terza i risultati ottenuti vengono valutati in base ai problemi etnomusicologici.
Ci sono quattro metodi seguiti dai musicologi. Il primo è l'analisi della musica delle popolazioni non occidentali, il compito è proteggerla, spiegarla e farla conoscere all'occidente. Uno scopo è distruggere l'etnocentrismo che vuole questa musica inferiore alla nostra. Il secondo metodo nasce dalla paura che la musica popolare sia in via d'estinzione, quindi deve essere registrata e analizzata. Ma non è detto che debba andare così, alcune popolazioni sono riuscite a conservare la propria musica (Testapiatta). Il cambiamento è inevitabile, bisogna registrare ma anche studiare i processi trasformativi. La preservazione non può essere l'unico fine dell'etnomus.
Il terzo metodo considera la musica un mezzo di comunicazione utile allo sviluppo della conoscenza. Secondo Seegel la musica non è un linguaggio universale ed Herzog condivide. Distinzione tra musica come comunicazione e musica come linguaggio universale: la musica comunica all'interno di una determinata comunità musicale e la comunicazione ha luogo solo se la musica viene caricata di significati simbolici tacitamente accettati dai membri della comunità; ma il problema della comunicazione inter-culturale è legato al desiderio di comprendere. La musica è un ottimo mezzo per conoscere una cultura diversa dalla nostra: la musica è un mezzo per comprendere le caratteristiche dei vari popoli e quindi uno strumento valido per lo studio della cultura e della società.
C'è infine un quarto modo per lo studio degli obiettivi dell'etnomus: la musica primitiva è una fonte nuova e piena di interesse per gli studiosi e i compositori occidentali, che possono usarla per far progredire la loro conoscenza. Queste quattro affermazioni non conducono a conclusioni identiche. Per indicare i fini dell'etnomus possiamo far riferimento alle tre responsabilità dell'etnomusicologo.
La prima è tecnica: lo studioso si chiede cosa sia la musica, come si crei e come sia la struttura; è uno studio tecnico e necessita di istruzione musicale. Importante è anche il concetto secondo cui la musica non è solo suono ma anche comportamento che determina la produzione. La musica non può esistere senza tre comportamenti: fisico (muovere il diaframma, corde vocali, dita sulla tastiera), culturale (sistema di concezioni legato alla musica), sociale (comportamento di musicisti, differiscono a seconda delle convenzioni in rigore in un sistema culturale). Il terzo compito dell'etnomus si riferisce ai nessi che è possibile stabilire tra studio dell'etnomusic e studio delle scienze umane e sociali. La musica è legata col resto della cultura: con essa si dà forma, si indirizzano e si rafforzano i comportamenti sociali, politici, religiosi ecc. La musica è anche comportamento e c'è desiderio di conoscere il comportamento umano.
Cap 2: Per una teoria musicologica
Ci interessa come considerare unita la disciplina. Ci sono due tipi di musicologi che si oppongono tra di loro: quelli che hanno studiato la musica in riferimento alla cultura occidentale e quelli che l'hanno analizzata come fenomeno culturale. Non si è saputo dare una migliore comprensione della musica come fenomeno umano complessivo e neppure sfruttare il contributo dell'antropologia. In passato gli studi umanistici e quelli sociali si sono differenziati in base a cinque concetti teorici: differenza tra artista e scienziato sociale, le differenze tra i metodi, i risultati, le attività e i contenuti di questi due campi.
Cassidy sostiene che la differenza tra l'artista e lo scienziato sta in ciò che essi comunicano: ciò che per lo scienziato è conoscenza per l'artista è sensazione. L'artista non è interessato alla comunicazione di conoscenza quindi non sarà interessato all'etnomus, la quale non è creativa, quindi mira a comunicare conoscenza, non emozione e sensazioni. Il ruolo dell'artista quindi è secondario per le capacità creative, perché la disciplina non è interessata alla creazione di opere d'arte, quanto ai problemi che deve affrontare l'artista nel momento in cui compone l'opera. L'etnomus si interessa allo studio del processo creativo, cioè all'accumulo e alla comunicazione di conoscenza sulla musica. Insomma riguarda l'aspetto scientifico piuttosto che quello artistico.
I metodi di indagine invece hanno molti punti in comune (scoperte, invenzioni, esperimenti), ma ci sono le differenze che dobbiamo studiare per quanto riguarda i risultati: oggettive-soggettive, qualitative-quantitative, teoriche-estetiche, generali-particolari. Queste differenze sono reali secondo Cassidy, ma non così marcate. Poi ci sono le differenze tra attività artistiche e scientifiche, anche se secondo Cassidy sono minime (analitica, di sintesi, pratica). Infine il contenuto.
Le scienze sociali importanti sono: sociologia, antropologia culturale e sociale, economia, psicologia ecc. Le scienze umanistiche sono le arti: danza, musica, teatro, letteratura, architettura. Per capire qual è la natura di queste differenze dobbiamo ricordare alcuni concetti fondanti dell'antropologia culturale. Il suo centro di interesse è la cultura: l'uomo si evolve nel tempo e sa cosa è, sa muoversi nello spazio, vive in società e si identifica con i suoi simili. Ma è unico per cultura. Se l'uomo non avesse un sistema nervoso centrale e periferico, un cervello e la capacità di esprimersi a parole, allora non potrebbe essere soggetto di cultura. Quindi è in grado fisiologicamente di averla ma non si sa perché ce l'abbia.
Malinowski compilò una lista dei sette bisogni fondamentali dell'uomo (la piramide dei bisogni) con le relative risposte culturali. Unico limite: non riuscì a spiegare la natura artistica dell'uomo. I bisogni sociobiologici secondo lui sono oggetto di studio delle scienze sociali (es. controllo sociale studiato in sociologia). Quindi la differenza tra scienze sociali e umanistiche sta nel fatto che le prime studiano i bisogni fondamentali dell'organismo umano sociobiologico. Gli studi umanistici invece rappresentano gli scopi che l'uomo si propone di raggiungere nella propria vita. Tutti gli autori distinguono tra modi di vivere puri e semplici e modi per accrescere il proprio benessere; le scienze sociali si occupano di come l'uomo gestisce la propria esistenza, mentre gli studi umanistici si interessano della riflessione sulla natura dell'esistenza umana.
Le scienze sociali trattano l'uomo come animale sociale, mentre gli studi umanistici si occupano della valutazione che l'uomo dà alla propria esistenza. Differiscono anche i contenuti: le scienze sociali si occupano delle istituzioni sociali per regolamentare il comportamento umano. Le umanistiche per produrre qualcosa di tangibile come i prodotti artistici. Si tratta di finalità: prodotto dell'uomo (umanistiche) e modo in cui l'uomo si associa (sociali).
Adesso passiamo ai punti in comune. Entrambi interessate a ciò che l'uomo concretamente fa e perché lo fa; il fine comune è la comprensione dell'uomo. Poi sia scienziato che umanista dovranno prendere in considerazione il comportamento umano se vogliono capire la natura del prodotto artistico. Quindi l'etnomusicologo dovrà fare un continuo confronto tra queste due discipline: le finalità di questa disciplina sono più scientifiche che umanistiche, ma l'oggetto di studio ha una natura più umanistica che scientifica.
Paragrafo 1
Per studiare la musica da un punto di vista scientifico occorre stabilire le basi da cui parte l'etnomusicologo. La musica è un complesso di attività, idee ed oggetti che danno origine a suoni culturalmente significativi, che comunicano ad un livello diverso dalla normale comunicazione. Quindi il suono musicale si forma in rapporto alla cultura di cui fa parte. Inoltre la musica è composta ed eseguita da alcuni uomini per altri uomini, quindi è un comportamento appreso: non è solo un fenomeno sonoro perché presuppone il comportamento di uno o più individui. La musica cambia e si modifica in base ai modelli culturali delle diverse epoche.
Anche se il suono musicale è un sistema, non bisogna trattarlo come se fosse separato dai fattori culturali e sociali, perché la musica è prodotta da individui per individui, all'interno di un contesto sociale e culturale. La musica deve essere studiata da molte prospettive. Non si devono dare giudizi solo soggettivi: in caso di oggetto prodotto dall'uomo bisogna tener conto della valutazione da parte di coloro che lo hanno creato. Due valutazioni: popolare e analitica, che muovono da diverse premesse per via delle loro differenti prospettive. Per la prima, la prospettiva è la spiegazione, da parte del popolo stesso, delle azioni o delle idee in esame; per la seconda, è la scoperta della regolarità di un determinato comportamento umano.
Paragrafo 2
Bisogna risolvere i problemi del modello di ricerca. Questo modello prevede uno studio condotto su tre livelli analitici: concettualizzazione della musica, comportamento legato alla musica e il suono. Il suono musicale va visto come prodotto di comportamenti specifici. A sua volta il comportamento è di tre tipi: fisico, sociale e verbale. Il comportamento è anche il fondamento della concettualizzazione della musica, oltre che del suono, perché per operare in un sistema musicale l'individuo dovrà avere coscienza del tipo di comportamento che può produrre il suono desiderato. Senza una concezione della musica non può esserci comportamento e senza comportamento non è possibile che si produca suono musicale.
Ascoltando un canto ci accorgiamo che è costituito da una quantità di suoni, ordinati secondo un criterio. Alcuni individuo producono questo canto, altri lo ascoltano; tutti possono accettare o no il prodotto, a seconda delle loro idee sulla musica. Si determina così una certa influenza sui comportamenti e quindi sulla musica stessa. Il prodotto musicale non è separabile dal comportamento che lo produce.
Cap 3: Metodi e tecniche
Primo presupposto: l'etnomus mira ad avvicinarsi ai metodi scientifici, ovvero alla formulazione di ipotesi, controllo delle variabili, valutazione obiettiva dei dati raccolti. Il secondo presupposto è che l'etnomus si presenta sia come analisi sul campo sia come ricerca di laboratorio: vuol dire che dei dati che vengono raccolti dall'analista sulla gente su cui indaga, solo una parte verranno analizzati in laboratorio. Il terzo presupposto è pratico: l'etnomus si è interessata soprattutto alle culture non occidentali, alle società illetterate del Nord America, Oceania, Africa, Asia, Sud America. Il quarto presupposto: anche se le tecniche della ricerca sul campo sono diverse tra società (colte e non colte), il metodo di ricerca è uguale ovunque. Questi quattro presupposti si riferiscono al lavoro in generale di ogni etnomusicologo.
I tre presupposti che seguono sono critici perché in passato non sono stati risolti. Nel primo non si è saputo usare in maniera adeguata il metodo della ricerca su campo, per due motivi: gli studi su campo sono stati progettati senza conoscere i limiti e la natura del problema; l'etnomus ha dovuto sopportare i collezionisti dilettanti, per i quali conta solo la raccolta di suoni musicali e non hanno alcuna competenza della disciplina. Secondo presupposto critico: in passato l'etnomus si è occupata della raccolta di fatti più che della soluzione di problemi affrontabili con lo studio della musica. Terzo presupposto critico: l'etnomus è una disciplina di ricerca su campo e in laboratorio e i risultati migliori derivano dalla fusione dei due tipi di analisi, c'è stata una separazione fittizia dei due aspetti (analisi da salotto, non si può fare teoria su materiali trovati su campo oppure il tecnico di laboratorio che la fa su materiali trovati da altri).
Paragrafo 1: Differenza tra teoria e metodo di ricerca su campo
La tecnica si riferisce ai dettagli della raccolta dei dati su campo, il metodo ha finalità più ampie e comprende le basi teoriche che orientano la tecnica. La tecnica si riferisce alla soluzione dei problemi che si pongono al momento della raccolta dei dati, il metodo invece si riferisce sia a quelle tecniche che a tutti i problemi collegati alla creazione di un modello di ricerca sul campo. Il metodo vuole di più della tecnica della raccolta dei dati perché l'analista dovrà risolvere i problemi legati alle ipotesi, al campo, ai progetti di ricerca e alla rilevanza che ha la teoria per il metodo.
La rilevanza della teoria per il metodo è importante perché nessun problema può essere affrontato se prima non si affrontano le questioni teoriche generali. Le basi teoriche che oggi sono lo sfondo dei problemi etnomusicologici sono due-tre modi di definire il lavoro dell'analista su campo.
Primo problema: lo scopo degli studi è la registrazione e analisi della musica oppure la sua comprensione nel contesto del comportamento umano? Nel primo caso l'analista registrerà un campione e lo manderà in laboratorio per un'analisi strutturale; lo studio si basa su un approccio descrittivo che prevede la raccolta di dati. Nel secondo caso l'analista diventa antropologo interessato all'uso e alle funzioni della musica con scopo di ottenere una conoscenza sia su cultura che musica.
Secondo problema: differenza tra studi estensivi ed intensivi. I primi sono dove l'analista che ha viaggiato raccoglie quanti più dati possibili in meno tempo possibile, al fine di accumulare dati superficiali di più aree geografiche. In questo modo si ha un'idea generale di un'area geografica. Con i secondi lo studioso sceglie un'area specifica e ci si dedica con attenzione. Scopo è un'analisi approfondita di materiali musicali di un'area ristretta.
Terzo problema: scopo ultimo di ogni studio sull'uomo? È solo ricerca di conoscenza a fini personali oppure tentativo di fornire soluzioni a problemi oggettivi? Questi tre problemi possono condizionare il modo con cui l'analista affronta il proprio lavoro.
Bowers ha suggerito quattro criteri per una buona progettazione. Criterio della praticabilità della ricerca: lo studioso deve conoscere quanto è già stato pubblicato ma anche ricerche su culture diverse dalla sua. È la questione della mole della conoscenza empirica già acquisita a rendere possibile la formulazione di ipotesi di ricerca. Criterio della formulazione esplicita degli obiettivi: la specificazione degli obiettivi determina il... (contenuto interrotto)
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