MUSICA E IMMAGINE
videoclip
Il è un prodotto audiovisivo di formato breve e di natura multimediale, nato cioè dalla fusione di diverse
architetture mediali di tipo sonoro e visivo e di funzione crossmediale (lo stesso prodotto è disponibile
contemporaneamente su più piattaforme).
Nella fiction si parte da una storia in cui la produzione integra una star.
Nel videoclip musicale invece è il contrario, si parte da una star attorno alla quale la produzione costruisce un
concept (che spesso è una storia).
Morin: “La star è la risposta a un bisogno affettivo o mitico che non è prodotto dallo star system ma che, senza lo star system, non
troverebbe le sue forme, i suoi supporti, i suoi afrodisiaci”. In sostanza Morin afferma che lo star system produca bisogna
affettivi e mitici, questo è, in realtà, il marketing.
Secondo Morin la star è una merce totale, tutto ciò che è o che fa diventa proprietà pubblica, è la merce del
capitalismo, è un prodotto destinato al consumo di massa.
Il video musicale nasce negli anni ’80 con lo scopo di costruire l’identità audiovisiva della star e per
promuovere i suoi lavori. Negli anni ’80 nascono anche dei canali interamente dedicati ai videoclip, come MTV.
Con il videoclip, ma in generale con l’immagine/personaggio, viene creata l’identità audiovisiva della star che,
negli anni ’80, era limitata alle immagini prodotte e controllate, ad oggi viene invece prodotta una quantità indefinita
di immagini della star, anche da lei stessa tramite l’utilizzo dei social. L’identificazione del pubblico con la star può
essere di due tipi, il primo tipo è quello più immediato, istintivo, di tipo emotivo, affettivo, il secondo è
l’identificazione di tipo cognitiva, più razionale.
Il videoclip rivoluziona il regime di montaggio, è un montaggio sincopato e veloce, a volte congestionato, mentre
il pubblico era abituato al montaggio televisivo o cinematografico, molto più lento. Per questo motivo, ancora oggi,
quando ci si trova davanti ad una sequenza cinematografica montata in modo più dinamica o con una durata troppo
breve, si parla di montaggio in “stile videoclip”.
Achille Lauro Me ne frego, Sanremo 2020
https://www.youtube.com/watch?v=ZGhtJV_QKgQ
Achille Lauro, con la sua esibizione a Sanremo, crea una nuova immagine di sé.
Alcuni punti fondamentali sono il denudamento, il gioco sull’identità di genere e
il gioco sull’orientamento sessuale (portato avanti anche grazie alle esibizioni con
Boss Doms).
Videoclip ufficiale di “Me ne frego”
https://www.youtube.com/watch?v=azYzewkR84I
È un videoclip che dà un’immagine diversa di Lauro rispetto a quella di Sanremo.
Troviamo riferimenti al campo storico-artistico con citazioni di quadri e opere
d’arte. Ci sono anche riferimenti alla cinematografia (Fellini e Pasolini) e alla
religione (San Francesco e deposizione di Cristo).
Achille Lauro viene da un ambiente trap, ambiente che esalta, in genere, la
mascolinità e la ricchezza. Achille prende questi tratti e li ribalta totalmente. Il
corpo maschile a volte viene addirittura eliminato (come nel videoclip) oppure
degenderizzato, reso più fluido, come nelle esibizioni di Sanremo. Nel videoclip
vediamo, alla fine, un corpo maschile privato però dei genitali. La ricchezza
invece viene tolta, viene buttata, Achille si toglie il mantello e lo butta via.
Bad Bunny “Yo perreo sola”
https://www.youtube.com/watch?v=GtSRKwDCaZM
Il concept è “se lei non vuole ballare con te, rispettala, lei balla da sola”. Bad
Bunny è un trapper che ha, quindi, un background di quel tipo (con tutti gli
stereotipi che la trap si porta dietro), ma in questo videoclip si cala nei panni della
donna, viene quindi applicata una destrutturazione degli stereotipi dell’identità di genere.
Questa destrutturazione, in genere, passa anche per la destrutturazione dell’orientamento sessuale (come Achille
Lauro e Boss Doms). Il videoclip musicale non è più un oggetto incomunicante, non è una cosa a sé, ma fa parte
di una strategia comunicativa che riguarda qualsiasi esibizione e messa in scena dell’artista, parte dal live e procede
per tutta la produzione musicale. Ad oggi l’identità di genere è diventata uno dei temi più frequenti, rappresentando
spesso il fulcro dei videoclip. Stromae, “Tous les memes”, 2013
https://www.youtube.com/watch?v=CAMWdvo71ls
In questo videoclip vengono esplorati i mondi maschili e femminili. È
presente una dicotomia nell’utilizzo delle luci, si alternano delle sequenze
femminili con luce rosa a delle sequenze maschili con luce blu/verde.
Queste sequenze sono presenti solo all’interno dell’ambiente domestico,
mentre nell’ambiente esterno vengono richiamate dalla presenza di una
finestra da cui si intravede la luce che cambia colore. A un certo punto il
personaggio si sdoppia, compare una figura femminile simile alla parte femminile di Stromae, una sorta di parto.
Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un uomo eterosessuale che si interroga sugli stereotipi di genere.
All’inizio del videoclip, nel finto piano sequenza, lo spazio viene dilatato proprio come nei musical, quindi c’è un
richiamo cinematografico. Moses Sumney “Virile”, 2019,
https://www.youtube.com/watch?v=-Cq8zRq0G9I
Questo videoclip non è narrativo, è un video più evocativo. Assistiamo
a una sorta di esorcismo, per liberarsi dallo stereotipo di virilità. La
presenza di una chiesa con carcasse di animali richiama l’idea della morte
di questa virilità. Il corpo del maschio nero viene comparato ad un pezzo
di animale morto, già sezionato e pronto per essere venduto, è un
richiamo alla mercificazione del corpo dell’uomo nero, richiama la
schiavitù. La coreografia di Sumney riprende Jim Crow, un uomo nero
disabile che, negli anni ‘20/’30, veniva esibito come fenomeno da
baraccone.
Lil Nas X, 2021, “Industry Baby” https://www.youtube.com/watch?v=UTHLKHL_whs
Lavora sugli stereotipi del corpo, in particolare dei corpi neri. In questo
caso vediamo delle scene che siamo soliti vedere con corpi femminili ma
con corpi maschili, anche se censurati. Il corpo maschile viene liberato
creando delle scene che, fino ad ora, erano relegate ai corpi femminili, in
particolare il corpo dell’uomo nero che, fino ad ora, era quello che veniva
mercificato (il corpo dell’uomo bianco non è mai stato mercificato, mentre
il corpo femminile e il corpo dell’uomo nero sì). Lil Nas X utilizza anche
il twerk sempre come simbolo di emancipazione e distruzione degli
stereotipi, il twerk solitamente è associato al mondo femminile, qui lo
vediamo eseguito da uomini.
Cardi B, Megan Thee Stallion, “WAP” https://www.youtube.com/watch?v=hsm4poTWjMs
Si lavora sulla fisicità, il corpo delle donne nere è sempre stato
discriminato perché non corrispondente ai canoni bianchi, qui il corpo
delle donne nere viene liberato, esibito, mostrato completamente.
L’inizio del video, con questa donna che cammina lungo il corridoio e si
sporge verso le stanze vedendo determinate scene è un richiamo ad un
famoso videoclip, il primo oltre a costruire un video esplicitamente
sessuale, si denuda, il pop femminile mainstream si contamina con il soul
e il rap dilatato. In questo videoclip vediamo già temi di identità di
genere). Così come nel video di Moses Sumney torna l’idea di animalesco, qui richiamata dalla presenza dei felini.
Madonna “Dark ballet”, 2019
https://www.youtube.com/watch?v=6Uagw4zser8
Madonna è la prima donna a costruirsi la sua immagine, dato che da sempre
l’immagine della donna seguiva dei canoni imposti dalla società. Qui vediamo
l’androginia, Giovanna D’Arco è interpretata da Mikky Blanco.
Madonna “Justify my love” 1991
https://www.youtube.com/watch?v=Np_Y740aReI
Primo videoclip censurato da MTV, venne poi girato e venduto in videocassette, che
fecero un record di vendite. Anche qui torna l’androginia, unita alla sessualità,
vediamo donne truccate da uomo e uomini vestiti in modo femminile, poco
mascolino. La donna diventa la figura dominante e l’uomo viene dominato e
manipolato.
Madonna “Express yourself” 1989, videoclip/live Blond Ambition tour
youtube.com/watch?v=GsVcUzP_O_8
Videoclip pieno di riferimenti cinematografici, come Metropolis, Tempi Moderni, 9 1/2, è girato da
David Fincher, che poi diventerà un regista cinematografico. Con Express yourself, Madonna,
cambia anche l’idea del live. È la prima volta che una canzone, in live (1990), viene messa in scena
seguendo l’idea creativa del videoclip. Da questo momento in poi i live seguiranno questa idea. Il live
diventa un vero e proprio musical, con intervalli che raccontano una storia, ogni tour racconta una
storia, ogni singola esibizione diventa un quadro, nel caso di Express yourself viene richiamato
Metropolis, di cui vengono anche ricostruite le scenografie sul fondo. Gli abiti vengono disegnati da
Jean Paul Gaultier, è la prima volta che la moda si mischia con un evento pop. Madonna indossa un
microfono ad archetto, uno strumento nuovo, Madonna lo utilizza per la prima volta in un live, è un
radiomicrofono, un’innovazione che serve a liberare le mani e il corpo del performer, in modo tale
che possa muoversi e ballare. Il video live è stato realizzato montando riprese di serate diverse e come
audio è stato utilizzato l’audio della canzone registrata, questo live fa parte di un film chiamato
“Truth or dare”, il primo film realizzato raccontando la vita dietro le quinte di una cantante.
Madonna, “Express yourself” live, the Girlie Show tour, 1993
https://www.youtube.com/watch?v=fzhJ8HPCR2Q
Per la messa in scena viene scelta un’estetica disco anni ‘70, in questa messa in scena sparisce la
parte maschile. Per quanto riguarda i vestiti, nel precedente Blond Ambition tour l’intimo veniva
indossato sopra ai vestiti, i vestiti sotto rappresentano il maschile, posto sotto al femminile, mentre
nel Girlie Show la parte maschile viene proprio eliminata, mantenendo solo quella femminile. Gli
abiti vengono disegnati da Dolce e Gabbana, rimane il connubio pop-moda. Sempre nel Blond
Ambition Tour le pettinature richiamavano l’estetica degli anni ‘20, mentre nel Girlie Show
Madonna indossa una parrucca afro bionda (che tra l’altro è un paradosso, il biondo afro è
innaturale). Questo tour del 1993 punta alla sottrazione, le scenografie vengono rese minime, c’è
un alleggerimento dei segni e della narrazione (in pratica sono tre ragazze che vanno in discoteca),
è una reazione al tour precedente, nel pop ogni segno rimanda ai segni precedenti, per capire
qualcosa è necessario guardare i segni precedenti, il pop è un sempre un processo di
risemantizzazione in atto. Il titolo del tour “Girlie Show” richiama un quadro di Edward Hopper
del 1941, che mostra una donna durante uno spettacolo di burlesque.
Gender Trouble. Femism and the Subversion of Identity
Judith Butler, nel saggio “ ” del 1990 afferma che
l’identità di genere è una costruzione sociale (es. associazione dei colori ad un genere preciso), per questo
motivo quello che percepiamo come parte della nostra identità è, in realtà, qualcosa che noi facciamo in risposta
all’esterno (es.ruttare non è da donna). Il videoclip è uno dei generi che nascono verso la fine del post-moderno
(collocabile dopo la seconda guerra mondiale, nasce in risposta ai traumi), poco più tardi nasceranno i primi gender
studies. Madonna: Quadro geisha, live, 2001
https://www.youtube.com/watch?v=n897qvjxOfM
È un quadro che fa parte di un tour, il “Drowned World Tour”, creato con un mash
up di due canzoni diverse. Viene creata un’esibizione che richiama gli anime e i
manga, gli anime vengono richiamati dai combattimenti che esegue Madonna,
mentre sui ledwall vengono proiettati dei simil pop up dei fumetti. Con Madonna la
struttura del palco cambia, lei fa il primo tentativo di avvicinarsi al pubblico.
Quest’esibizione si ispira a “La tigre e il dragone”, fonte di ispirazione anche per
Matrix. La voce ripresa dal vivo viene mischiata con la voce registrata, per ricercare
un audio migliore, è una sorta di antenato dell’autotune.
Con l’immagine abbiamo già sdoganato il fatto che possa essere rielaborata,
aggiungendo anche elementi che magari non erano presenti originariamente, allo
stesso modo anche la voce.
Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve
Peverini, nel saggio “ ” afferma che il corpo della star
assume un valore simbolico e si carica di un eccesso di significazione, una potenzialità connotativa che
diviene veicolo di una seduzione irresistibile, dando avvio a forme rinnovate di feticismo. Il corpo messo in scena
nei video non è un semplice organismo, ma appare come un’istanza discorsiva malleabile, oggetto di operazioni
manipolatorie. Il trasformismo della star è un gioco sull’identità sospeso tra marketing e sperimentazione artistica.
Il prodotto della costruzione, nel videoclip contemporaneo, viene affiancato dalla messa in scena della costruzione
stessa. Il corpo viene offerto allo sguardo (e all’udito) dello spettatore come prodotto di un artificio.
Arca (Alejandra Ghersi), Nonbinary, 2020
https://www.youtube.com/watch?v=gfGz4MTQ28I
Viene dall’album “Kick I”, il videoclip è girato da Frederick Heyman.
Qui abbiamo, contemporaneamente, l’identità dell’artista e il processo
di costruzione della sua identità. È il racconto di un’identità che dice di
non potersi definire, un’identità non binaria, un’identità diversa da
quelle canoniche. L’artista è sdoppiat* e l* vediamo litigare con sè
stess*, e il brano stesso è destrutturato.
Bjork, “all is full of love”, 1999
https://www.youtube.com/watch?v=u0cS1FaKPWY
Girato da Chris Cunningham che dice di essersi ispirato a ciò che, da
adolescente, gli piaceva di più: porno e robot. Attraverso i liquidi
rappresentati riusciamo a capire che il racconto è al contrario, è un
rewind, è, in realtà, un processo di disassemblaggio e disattivazione
dei robot. Il racconto reale va dall’atto sessuale al disassemblaggio. La
parte pornografica è incrementata da diversi fattori, il fatto che siano
due robot dello stesso sesso, il fatto che stiano consumando un
rapporto sessuale, il fatto che siano dei robot, che la macchina venga sessualizzata e guardata con occhio sessuale.
L’immaginario di questo videoclip costituisce un’installazione permanente al Museum of Modern Art di New York.
Sul videoclip Bjork ha affermato“I think the only thing I said was that I thought it was very white […] and I’m trying to
describe some sort of a heaven. But I wanted also to have the other level there, there would be lust, it wouldn’t be just clean”.
Mitchell afferma che, nel momento in cui si lavora con forme quali i robot viene creata una nuova temporalità.
Finché vengono utilizzate forme umane parliamo di un tempo finito, ma i robot e le macchine hanno, invece, un
tempo infinito. Childish Gambino, “This is America”, 2018
https://www.youtube.com/watch?v=VYOjWnS4cMY
Childish Gambino è uno pseudonimo, Gambino è il nome di una
famiglia mafiosa famosa in America. Il videoclip diretto da Hiro Mirai,
coreografia (la coreografia riprende i movimenti di Jim Crow, un uomo
nero disabile che, negli anni ‘20/’30 veniva esibito come fenomeno da
baraccone) e scenografia sono complesse, ma dal punto di vista delle
riprese è abbastanza semplice, ci sono pochi stacchi e, i pochi che ci
sono, servono a separare le sequenze. Childish Gambino indossa i
pantaloni dei confederati (parte dell’esercito che era contro l’abolizione
della schiavitù). La singolarità del brano è il fatto di evocare, al suo
interno, diversi generi musicali (gospel, spiritual, soul, rap, trap), il
videoclip segue la varietà dei generi: si apre con dei versi che
richiamano la voglia di divertirsi “just wanna have fun” che vengono
brutalmente interrotti da uno sparo (la vittima viene lasciata a terra ma
la pistola viene portata via su un cuscinetto, denuncia alla glorificazione
delle armi), al seguito del quale parte la parte rap. Ci sono diverse
denunce, non solo al libero circolo delle armi, ma anche alla libera
violenza della polizia sulla comunità nera. Ad un certo punto Childish
Gambino spara ad un gruppo di cantanti gospel, il gospel è un genere
che nasce durante il periodo della schiavitù, il fatto di sparargli è una
critica/autocritica alla comunità nera sul fatto di aver sempre giocato
in ritirata, di chiudersi all’interno della propria comunità senza aprirsi
alle altre culture, una sorta di autoesclusione. Il pregiudizio viene
dall’esterno ma viene comunque alimentato anche all’interno della
società/del gruppo che viene discriminato (ad esempio una misoginia
interiorizzata nelle donne o, in questo caso, il razzismo
autoalimentato). La fine del videoclip lascia intendere che, nonostante
lui sia un artista che può permettersi di fare un racconto come quello
del video, alla fine, agli occhi della società, rimane semplicemente un
nero.
Kendrick Lamar, “Element.”, 2017
https://www.youtube.com/watch?v=glaG64Ao7sM
Nel videoclip vengono ricreate delle immagini che riproducono delle
fotografie di Gordon Parks, fotografo afroamericano attivo negli anni
‘50/’60. Come nel caso di This is Amer
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