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Museologia e museografia

Cos'è il museo?

Il museo è, innanzitutto, una scelta, un’abbreviazione rispetto al flusso continuo degli oggetti nella realtà. Chi sceglie, però, non si limita all’“estrazione” ma espone ciò che ha estratto in un certo modo e lo “affida” all’interpretazione di quanti, con ciò che è stato scelto, entreranno in contatto. Il museo non può essere unico e uguale ovunque, secondo generali principi standardizzati, ma, nel rispetto di regole tecniche riconosciute le migliori dallo studio scientifico dei problemi di conservazione degli oggetti, deve assumere di volta in volta il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono.

Questa grande “macchina culturale” viene concepita non più solo come contenitore di opere ma bene culturale complesso, frutto di una determinata società e di scelte politiche precise. L’immagine “ideale” di museo, la sua icona, è rappresentata nell’immaginario collettivo da un edificio “classico” che richiama la facciata di un antico tempio. Con il termine greco mouseion si indicava un tempio dedicato alle Muse o, per estensione, una scuola in cui erano insegnate la poesia, il canto, la danza.

Nel mondo antico era particolarmente famoso il Mouseion di Alessandria d'Egitto, un “istituto culturale” fatto costruire da Tolomeo Sotere. Il termine si trasforma in latino nella forma Museum, ancora con significato di tempio sacro alle Muse o di accademia, biblioteca. L’antico termine museo viene riutilizzato nella Firenze del ‘400 di Lorenzo dei Medici per definire una raccolta di codici ed opere d’arte, consolidandosi poi nel XVI sec. ad opera di due umanisti italiani, Paolo Giovio e Antonio Pollio, i quali impiegano il termine museo come voce classica e erudita per indicare una raccolta di antichità e opere d'arte.

Definizione di museo secondo l'ICOM

La definizione di museo, riconosciuta internazionalmente ed elaborata nel 2004 dall’ICOM, è tutt’oggi la seguente: “un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo; è aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali dell’umanità e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto”.

Tale definizione è contenuta nell’art. 2 dello Statuto ICOM, adottato nella forma attuale dall’assemblea generale de L’Aja del 1989, con successivi emendamenti approvati a Stavanger nel 1995, a Barcellona nel 2001 e a Seoul (Corea) nell’ottobre 2001. Anche l'articolo 101 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L.vo 42/2004), lo definisce come "struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio".

Il ruolo dell'ICOM

L’I.C.O.M. (International Council of Museums = Consiglio internazionale dei musei) è l’organizzazione internazionale, non governativa e senza fini di lucro, dei musei e dei professionisti museali che fu fondata su iniziativa di Chauncey J. Hamlin (presidente dell’American Association of Museums) con l’obiettivo di diffondere la conoscenza fra le culture come base comune per la pace.

Il Comitato Nazionale italiano di ICOM viene istituito il 17 maggio 1947, a solo sei mesi dalla costituzione dell’International Council of Museums, avvenuta nel corso della I Conferenza generale dell’UNESCO tenutasi a Parigi nel novembre 1946. Il Ministro Guido Gonella, sollecitato dal Presidente di ICOM Chauncey J. Hamlin, affida al Direttore Generale per le Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione, Ranuccio Bianchi Bandinelli, il compito di presiederlo e di individuarne i 15 componenti, rappresentativi delle diverse tipologie di musei (musei d’arte, storia e archeologia, naturalistici e scientifici) e di tutte le aree geografiche del Paese.

ICOM in Italia: evoluzione e obiettivi

L’ICOM diventa subito per i professionisti dei Musei italiani un importante strumento per riprendere il dialogo internazionale sulla museologia e la museografia avviato negli anni Venti dall’OIM (Office International des Musées) e interrotto con l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni, nel 1935. L’impronta fortemente istituzionale dei primi trent’anni di attività – dovuta allo stretto legame di ICOM Italia con le strutture ministeriali cui viene affidata la presidenza e la segreteria organizzativa – è bilanciata dall’apertura del Comitato ai responsabili dei maggiori Musei Civici e a esponenti delle Università.

La composizione élitaria del Comitato Direttivo – che assicura peraltro una partecipazione di alto livello nei consessi internazionali – e il ridotto numero di soci è compensata dalla stretta collaborazione con le Associazioni museali create negli anni Cinquanta da Vittorio Viale e da Pietro Romanelli, l’Associazione dei direttori e funzionari dei musei locali e l’Associazione nazionale dei musei italiani, con le quali si instaura un profondo scambio di idee e un impegno per iniziative comuni.

Tra queste assumono particolare rilievo le Settimane dei Musei, campagne annuali di promozione lanciate da ICOM a partire dal 1956, volte alla diffusione della conoscenza delle collezioni museali e alla partecipazione di un pubblico più ampio alle problematiche di conservazione e salvaguardia.

Negli Anni Settanta la riforma organizzativa di ICOM a livello internazionale, legata ad una nuova concezione del museo e del suo ruolo nella società (oltre che all’esigenza pratica di ampliare il numero dei soci e la loro partecipazione), porta anche in Italia una ventata di democrazia interna, con il presidente e i membri del Comitato Direttivo eletti e non più cooptati. Parallelamente l’emancipazione dalle strutture ministeriali, che si andavano riordinando nel nuovo Ministero per i beni culturali e ambientali, e l’interlocuzione con le Regioni, cui sono attribuite competenze in materia di musei locali o d’interesse locale, spostano l’attenzione all’insieme dei Musei italiani.

L’elezione di Franco Russoli, portatore di una chiara visione delle esigenze di rinnovamento dei Musei e consapevole del ruolo di ICOM – alla cui vita aveva assiduamente partecipato, guadagnandosi una profonda stima a livello internazionale – apre una nuova fase del Comitato Nazionale italiano, purtroppo bruscamente interrotta dalla sua morte prematura.

Nei due decenni successivi, mentre l’ICOM si va progressivamente diffondendo in tutti i continenti, orientando i suoi programmi sulle esigenze dei musei dei paesi emergenti, mentre a livello internazionale ferve il dibattito sulla concezione stessa del museo, il Comitato Nazionale italiano di ICOM, ormai stabilmente collocato a Milano, si concentra soprattutto sui problemi nazionali, organizzando convegni e dibattiti sulle condizioni dei musei italiani, ancora lontani dal raggiungimento di standard soddisfacenti nonostante encomiabili sperimentazioni nel campo della comunicazione e dell’educazione. Occorrerà attendere la fine degli Anni Novanta per vedere assicurata di nuovo la presenza di italiani negli organi internazionali e una lenta ma progressiva crescita dei soci, che assumerà una forte accelerazione nell’ultimo decennio.

Obiettivi dell'ICOM nel Terzo millennio

  • La promozione di una identità e visione del museo come istituto e istituzione, aderente alla definizione di museo dell’ICOM
  • L’adozione di standard museali coerenti con il Codice etico dell’ICOM per i musei
  • La definizione e lo sviluppo delle competenze e abilità professionali
  • La partecipazione alla definizione di nuove e diverse politiche museali in ambito nazionale, regionale e locale
  • Il rilancio del dibattito museologico e museografico culminato nell’organizzazione della XXIV Conferenza generale dell’ICOM di Milano 2016 dedicata al tema Musei e paesaggi culturali
  • La costruzione di una comunità museale diffusa in tutta Italia, anche in collaborazione con le altre Associazioni museali
  • La collaborazione con le istituzioni nazionali e territoriali per realizzare programmi comuni sulla formazione, la ricerca, la sicurezza e la valorizzazione

Le finalità e funzioni dei musei secondo l'ICOM

  • Acquisizione → Un Museo deve costantemente ampliare le proprie collezioni. Ciò è fondamentale anche perché la cultura va avanti e anche le nuove testimonianze prodotte, se hanno valore di arte e di civiltà, devono essere trasmesse alle generazioni future.
  • Conservazione → Il Museo è per sua natura il luogo dove le testimonianze materiali della civiltà devono essere conservate. Quindi una delle finalità principali è ovviamente quella di garantire la conservazione più adeguata ed idonea del patrimonio posseduto.
  • Ricerca → Un Museo non deve limitarsi a conservare, ma deve anche studiare il patrimonio posseduto. Deve avere delle strutture di ricerca con studiosi in grado di comprendere il significato storico e culturale delle opere possedute dal Museo.
  • Comunicazione → Un Museo deve sempre diffondere la conoscenza del patrimonio posseduto, attraverso tutti gli opportuni strumenti di comunicazione scientifica e di massa (stampa, multimedialità, convegni, ecc.).
  • Esposizione → Un Museo deve esporre il proprio patrimonio, così da consentire a tutti la visione diretta delle opere possedute. Un museo non può prescindere da ciò, altrimenti verrebbe meno uno dei suoi requisiti caratterizzanti.

Scopi dei musei secondo l'ICOM

  • Studio → Vale a dire che i primi fruitori di un museo devono essere gli studiosi che, dalle raccolte di un museo, possono ricavare nuove conoscenze sul passato e sulla cultura umana in generale.
  • Educazione → In pratica un museo deve sempre rivolgersi ai giovani, agli studenti, per fornire loro utili conoscenze per la loro formazione di cittadini
  • Diletto → Ossia un museo deve essere anche utile a coloro che, senza alcuna finalità di studio o di formazione, vogliono godere della visione delle opere e delle testimonianze del passato e della cultura in generale.

Museologia e museografia

La museologia è una disciplina che, assieme alla museografia, si occupa di musei. L'uso dei due termini, anche in ambito scientifico e professionale, non è uniforme. Il significato ed il ruolo che si tende ad attribuire a l'uno o a l'altro termine cambia con il variare del contesto. Il termine museografia è stato utilizzato per la prima volta nel 1727 da Casper Friedrich Neickel nel suo libro Museographia, dedicato alla classificazione e alla descrizione dei diversi tipi di museo sulla base degli oggetti raccolti e dei luoghi occupati.

In generale possiamo affermare che in Italia con il termine museografia si intende quella disciplina che si occupa del museo per quanto concerne la struttura architettonica, l'allestimento delle collezioni, le soluzioni espositive e tecniche (dalla illuminazione alla climatizzazione), gli spazi (es. progettazione ex novo museo). Tutti i problemi pratici che la museografia affronta necessitano di una consonanza progettuale con quello che il museo vuole essere.

Tipologie fondamentali di allestimento museale

  1. Il museo delle meraviglie → è quello che tende a colpire l’osservatore con allestimenti molto scenografici, soprattutto usando luci molto suggestive o percorsi fuori dall’ordinario. Spesso questo tipo di allestimento viene usato per valorizzare una singola opera o uno specifico gruppo di opere.
  2. Il museo razionale → è quello più diffuso e tende a collocare i pezzi da esporre secondo precise categorie logiche. Queste categorie sono in genere la successione cronologia, le affinità stilistiche, l’affinità tipologica.
  3. Il museo evocativo → è invece allestito secondo la logica di ricreare ambienti il più possibile fedeli al contesto originario in cui erano inserite le opere da esporre. In questo caso il visitatore del museo deve avere come la sensazione di trovarsi sul set cinematografico di un film storico.

Museologia: evoluzione post-bellica

Il termine museologia si è diffuso a partire dalla metà del Novecento nell’ambito di una riflessione di portata internazionale intorno alle problematiche museali. La museologia è quella disciplina che guarda al museo nel suo status di istituto culturale che deve assolvere compiti e doveri nei confronti della società e del suo sviluppo culturale, quali:

  • Tenere il passo con la conoscenza del museo
  • Avere chiaro il progetto museologico verso il quale si sta andando
  • Rintracciarne le linee portanti attraverso un’accurata indagine storica ed inventariarle al fine di vederne gli effetti sugli aspetti funzionali e di conservazione

Il suo approccio ai musei è più “politico” che tecnico, in quanto valuta le scelte più opportune che un museo deve compiere per assolvere alla sua “mission”. Alcune di queste mission sono definite, in senso generale, dalla definizione che dà l’ICOM del museo: studio, educazione e diletto.

Tuttavia, oltre gli aspetti elencati dall’ICOM i musei hanno altre mission che in parte li trascendono. Esse sono:

  • L’identità nazionale
  • La produzione culturale
  • La promozione di un territorio

Quindi occuparsi di Museologia significa innanzitutto occuparsi di storia; prendere atto della capillare penetrazione della realtà e dell’immagine del museo nel mondo contemporaneo; verificare il legame con il presente e con il ruolo che il museo ha assunto nel mondo contemporaneo; recuperare i tratti di un percorso che deve oggi costituire l’ossatura di un insieme di teorie, norme ed esperienze.

Breve storia dell'evoluzione delle strutture museali

La svolta storica che porta all’instaurazione di un nuovo lessico si ha dopo la seconda guerra mondiale con la fondazione nel 1948 dell’International Council of Museums, legato all’UNESCO, cui aderisce anche l’Italia. Si inizia a potenziare la funzione socio-educativa dei musei, in Italia ancora sottovalutata. Soltanto nel 1980, dopo la sperimentazione nel 67-68 dell’insegnamento di museologia con la Becherucci, questo insegnamento prende forma nella sua prima monografia.

La raccolta e la conservazione delle testimonianze artistiche, scientifiche, tecniche, storiche sono rimaste a lungo legate al collezionismo privato (basti pensare allo sviluppo che questa attività ebbe con l'umanesimo e con il Seicento). L'istituzione e la diffusione del museo nella sua accezione moderna risale al sec. XVIII e in particolare al XIX, quando si cominciò a definire anche una sua specifica tipologia architettonica.

La prima fondazione museale si può senza dubbio considerare il complesso dei Musei Vaticani, sorto durante il Settecento per iniziativa dei papi Clemente XI, Clemente XIV e Pio VI. Alla fine del Settecento sorgono invece i maggiori musei d'Europa, tra i quali quelli di Vienna e di Dresda, l'Ermitage di Pietroburgo, voluto da Caterina Il (1762-96) e il Kaiser Friedrich Museum di Berlino, sorto nel 1797 per iniziativa di Federico Guglielmo III. A Londra nel 1808 si apre al pubblico il British Museum, e nel 1832 la ricca pinacoteca della National Gallery.

A Parigi, dalla raccolta di Francesco I a Fontainebleau prenderà origine, voluto da Luigi XIV e ampliato da Napoleone, il monumentale complesso del Louvre, inaugurato come Museo della Repubblica nel 1793. A Madrid viene istituito il Museo del Prado, per iniziativa di Giuseppe Bonaparte, nel 1809. Altri musei nascono successivamente, sempre nel sec. XIX, a Bruxelles, Copenaghen, Amsterdam. In America si aprono il Metropolitan di New York (1870) e il Museo di Belle Arti di Boston, la National Gallery, la Galleria Nazionale di Washington.

Definitosi quale sede pubblica dedicata alle raccolte d'arte originariamente riunite nelle gallerie dei palazzi nobiliari o nelle accademie didattiche annesse alle scuole d'arte, l'edificio del museo, concepito su un impianto monumentale, derivava dal collezionismo: il principio che l'architettura dovesse fare da cornice espositiva all'opera d'arte, spesso determinava la sopraffazione dell'opera stessa a causa della preponderanza delle strutture architettoniche. La disposizione degli oggetti non seguiva criteri espositivi, ma sovente solo la ricerca di effetti scenografici (della fine degli anni Trenta è il progetto hitleriano del grande museo nazionale di Linz, che riproduceva, esaltandole, le «statiche» caratteristiche del museo ottocentesco).

Ispirato dalla tipologia impostata da J.N.L. Durand nel 1803 sulla falsariga del palazzo, il museo pubblico ottocentesco era organizzato secondo uno schema di sale concatenate attorno a corti centrali ed a una rotonda baricentrica di snodo; e fu fedelmente interpretato da L.V. Klez nella Glykptothek di Monaco (1816-30), da K.F. Schinkel nell'Altes Museum di Berlino (1823-30), da J. Soane nella Dulwich College Picture Gallery di Londra (1811-14).

Furono il Movimento moderno e la nascita della moderna disciplina museografica a operare una rottura con tale impostazione. Il grande museo unico, pachidermica macchina dalla complessa gestione, spesso complicata dall'estrema eterogeneità del materiale raccolto, fu abbandonato a favore di una concezione di museo specializzato e di dimensioni minori, che ha definito il modello architettonico moderno. Il progetto del museo contemporaneo è riconducibile al confronto fra due contrapposte tendenze. La prima discende direttamente dallo schema durandiano, che infatti riaffiora in progetti recenti di cui il più emblematico esempio è probabilmente costituito dalla Staatsgalerie di Stoccarda di J. Stirling (1977-83).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michele.matino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e Museografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Barrella Nadia.
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