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Mucoadesione

Definizione

Cos'è? Per mucoadesione si intende l'interazione tra polimeri e lo strato di muco che ricopre gli epiteli delle varie mucose. Tale interazione permette ai due materiali di rimanere adesi l'uno all'altro per un certo periodo di tempo. Dunque, in definitiva, un materiale può essere classificato come mucoadesivo o non in base alla sua capacità di rimanere attaccato più o meno tenacemente e più o meno a lungo alla superficie di una mucosa.

Concetto della bioadesione

Più in generale, il termine bioadesione indica la capacità di un materiale di aderire a un tessuto biologico per un tempo prolungato. Lo scopo nello sviluppo di formule mucoadesive è quello di ottenere un sistema che sia ancora più adesivo rispetto ai normali sistemi biologici.

Sistemi di rilascio mucoadesivi

I sistemi di rilascio mucoadesivi utilizzano la proprietà di bioadesione di determinati polimeri solubili in acqua idrofili che diventano adesivi se idratati e che possono essere usati per indirizzare un principio attivo in un particolare sito del corpo e farlo rimanere per un periodo prolungato di tempo.

Differenza tra adesività e mucoadesività

Non si deve confondere l'adesività con la mucoadesività. I materiali adesivi sono dei polimeri che si incollano su una superficie (polimeri che si mettono per rendere adesivi i cerotti, ad esempio). Nella mucoadesione, l'adesione è data dall'interazione tra il nostro polimero idrofilo (di cui la nostra forma farmaceutica è composta) e le strutture polimeriche che ci sono all'interno del muco.

Modalità di interazione

Come interagiscono i polimeri idrofili con il muco? Nel muco ci sono polimeri idrofili, a cominciare da una serie di frazioni proteiche che nell'insieme vengono chiamate mucine che sono delle proteine solubili in acqua che insieme ad alcuni oligosaccaridi (tipo acido sialico) vanno a viscosizzare il muco più o meno in base alla concentrazione.

Il fine è quello di creare una forma farmaceutica che rimanga adesa al muco tramite questa interazione.

  • Le catene del viscosizzante del muco, ossia la mucina, penetrano nella nostra forma farmaceutica e viceversa, il polimero presente nella forma farmaceutica penetra all'interno del muco.
  • Deve esserci poi un'interazione, una sinergia con il nostro polimero e la mucina.

Il vantaggio di questa cosa è di far rimanere a lungo la forma farmaceutica nel sito di somministrazione. Così facendo potremmo pensare di liberare il principio attivo gradualmente e creare un sistema a rilascio controllato locale in alcuni casi o ad effetto sistemico.

Tipi di mucose

Le mucose accessibili potrebbero essere:

  • Vaginale: Se pensiamo alla mucosa vaginale, pensiamo a un'infezione locale e quindi a qualcosa che resta nel sito per un certo periodo di tempo e poi rilascia gradualmente il principio attivo.
  • Rettale: Lo stesso per la mucosa rettale (trattamento delle emorroidi).
  • Orale: Per la mucosa orale, ci sono in commercio delle forme mucoadesive per il trattamento dell'Afta. Il principio attivo si libera gradualmente e resta più a lungo con la mucosa orale. Altrimenti, la continua salivazione porta via il principio attivo dalla cavità orale.
  • Nasale: Lo stesso potrebbe essere per vari spray che sono destinati a veicolare un principio attivo nelle prime vie respiratorie come faringe e tonsille. Essendo mucoadesivi, si aumenta il tempo di permanenza del principio attivo per la mucosa nasale. Anche se tutto quello che è destinato alla via nasale (spray, aerosol) in realtà nella cavità nasale ci rimane poco perché c'è un continuo ricambio di muco e perché i movimenti ciliali delle cellule della mucosa portano via, spingono nella faringe, quello che spruzziamo nel naso.

Cosa succede ai principi attivi liofili? Se riuscissimo a far rimanere la forma farmaceutica sulla mucosa nasale, c'è anche da dire che principi attivi liofili da lì possono arrivare direttamente al sistema nervoso centrale perché si "arrampicano" attraverso le guaine di protezione delle fibre nervose olfattive. Si ripartiscono lì e salgono piano piano attraverso esse al SNC.

Altre mucose

  • Cornea nell'occhio.
  • Mucose non direttamente accessibili dove la forma farmaceutica va a finire per somministrazione orale, quindi tutta la mucosa del tratto gastrointestinale: Nel caso della mucosa intestinale, penso a una forma a rilascio controllato a somministrazione orale. Quelli presenti in commercio non vanno mai oltre le 24 ore. Questo perché 24 ore viene considerato l'attraversamento di tutto il tratto gastrointestinale. Quindi è inutile creare una forma che dura 3 giorni se dopo 24 ore viene eliminato tutto. Se riesco a trattenerla nel tratto perché aderisce al muco, lo potrei fare.

L'interazione muco polimeri è eterna?

Una volta aderita al muco, la forma farmaceutica non rimane lì in eterno. L'interazione rimane sempre la stessa, non viene meno, ma lo strato di muco nel tempo viene cambiato. Quindi quello che si è attaccato alla mucosa in un certo punto non resta per sempre, ci resta fin tanto che quel muco lì con cui ha interagito non viene ricambiato. A quel punto lì la forma farmaceutica si stacca. La mucoadesione non è per sempre.

Nota bene: A seconda del tipo di mucose cambierà la patologia, cambierà l'approccio, cambia l'idea che abbiamo in mente, però il concetto della mucoadesione è sempre lo stesso.

Ogni quanto il muco viene ricambiato?

Abbastanza velocemente. Dipende dal tipo di mucosa. Viene cambiata questione di ore o al massimo un giorno. Se la forma farmaceutica è mucoadesiva, guadagni 7/8 ore, massimo una giornata. Per una mucosa vaginale è sufficiente.

Caso della mucosa del tratto gastrointestinale

Per la mucosa del tratto gastrointestinale il discorso è un po' diverso perché se somministro una compressa gastroadesiva essa aderisce al primo muco che trova. Dopo un po' da lì si stacca ma magari si riattacca da un'altra parte e così via come se fosse una calamita. Procede quindi lungo il tratto gastrointestinale rispetto ad altre compresse. Man mano che la compressa rotola, viene liberato il principio attivo. Se voglio il rilascio controllato va bene.

In un sito specifico

Se voglio invece che la compressa rilasci il principio attivo per esempio quando è nel colon, devi impedire che venga rilasciato prima, quindi rivestirla.

Come deve essere il rivestimento?

Spessore materiale: Il rivestimento deve essere di tale spessore da essere eroso, in tempi precisi. È necessario che la compressa riesca ad arrivare al colon.

Esempio di compressa in vitro: Visto che i movimenti peristaltici nell'intestino sono abbastanza costanti mentre i tempi di svuotamento gastrico sono più variabili (perché dipendono da quando uno mangia), questo calcolo si fa a partire dal duodeno in poi. Se io so che dal duodeno al colon la compressa ci impiega 6 ore, dovrò fare intorno alla compressa un rivestimento filmogeno di un materiale idrofilo che viene eroso dai fluidi gastrointestinali, ma di spessore tale che prima di essere eroso ci impieghi 6 ore. Dopo sei ore la compressa si disgrega nel colon. All'esterno di tutto ciò faccio un rivestimento gastroresistente in modo che salto lo stomaco e inizio a contare da lì. Di fatto, quello che si verifica è l'erosione del film.

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Scienze chimiche CHIM/08 Chimica farmaceutica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chimicanda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie farmaceutiche industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Palmieri Filippo.
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