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Motivazione, emozione e personalità

Personalità

Definizione

La personalità è un complesso insieme di processi psicologici che contribuisce all'unità e alla continuità della condotta per come viene percepita e osservata da altri. La personalità è ciò che ci rende unici. Il ruolo comporta un cambiamento di caratteristiche che diventano salienti alternativamente.

Deriva dalla parola persona, la maschera indossata nelle rappresentazioni teatrali. È una maschera che possedeva caratteristiche intrinseche e note. La personalità si esprime soprattutto nelle interazioni sociali, tanto che ci formiamo impressioni di personalità anche senza conoscere quella persona. Inoltre, è centrale nella percezione di noi stessi.

Spesso viene utilizzato in maniera intercambiabile con temperamento e carattere. Tuttavia, ci sono delle distinzioni. Il temperamento è innato, ha legami con caratteristiche genetiche ed è alla base della personalità. Viene equiparato agli aspetti formali del comportamento. La goodness of fit tra temperamento e ambiente determina il modo in cui lo sviluppo di personalità procederà. Il carattere possiamo definirlo la dimensione morale della condotta. Il temperamento corrisponde alla condotta formale, il carattere alla condotta morale, la personalità (da alcuni considerata sovraordinata) è la componente interpersonale.

Storia

Contributi del pensiero greco

Era caratterizzato dall'essenzialismo per cui la personalità era un insieme di caratteristiche stabili e immutabili. Teofrasto definisce il carattere come il tratto dominante in cui risaltano le componenti morali negative. Ippocrate riconduce i temperamenti ai quattro umori umani (sangue, flemma, bile gialla e bile nera). La bile nera è responsabile della melanconia, la bile gialla della collera, il flemma dell'apatia, il sangue dell'emotività. I quattro temperamenti sono: melanconico, collerico, flemmatico, sanguigno.

Contributi del pensiero illuminista

Kant distingue tra temperamento, che sono le caratteristiche fisiologiche, e il carattere morale, che corrisponde a ciò che l'uomo è capace di fare di se stesso.

La psicologia delle facoltà

L'organologia di Gall e la frenologia di Spurzheim ritenevano il cervello la sede del temperamento. Secondo Gall da lì origina il comportamento. Secondo Spurzheim si possono localizzare 23 facoltà o poteri affettivi.

Dimensioni della personalità

  • La personalità ha una struttura o è formata da una serie di processi?
  • Che relazione c'è tra personalità e comportamento?

La personalità non è misurabile con un'osservazione delle caratteristiche delle persone. Si concettualizzano alcuni indicatori, raramente di derivazione fisiologica, spesso comportamentali. Il comportamento è usato per inferire la personalità. La personalità fornisce una descrizione, una spiegazione e una previsione del comportamento. La spiegazione è il tema più discusso: gli autori non sono d'accordo se attribuire questa caratteristica alla personalità o meno. Chi ritiene esista una causalità diretta tra personalità e comportamento, tale che la caratteristica spiega la condotta, è un esponente della teoria dei tratti (approccio disposizionalista). Altri, invece, non ritengono che il tratto sia sufficiente per spiegare la condotta, ma che esistono altre motivazioni (come gli obiettivi) che concorrono (approccio social-cognitivo).

  • La personalità è stabile nel tempo? È stabile nei diversi contesti?

Gli studi sono molto pochi per darne conferma.

  • La personalità ha una base biologica? È ereditabile?

Approcci teorici

L'approccio psicodinamico ha origine dalla psicoanalisi. Si dà attenzione ai processi inconsci, ha una concezione strutturale dell'apparato psichico, teorizza un'energia biologica e dinamica.

L'approccio fenomenologico o umanistico, con grande attenzione ai singoli individui, considera la centralità dell'esperienza soggettiva, considera l'unicità dei singoli e la loro complessità, identifica i bisogni di crescita e autorealizzazione come primari.

Entrambi sono accomunati da una scarsa verifica empirica, sebbene le teorie siano numerose. Gli approcci che invece si sono affermati nella storia della psicologia della personalità sono quelli con una maggior verificabilità empirica, cioè la teoria dei tratti e quella social-cognitiva.

I metodi

Metodo correlazionale

È il metodo più usato. Usa un approccio nomotetico (sulla popolazione), con l'obiettivo di individuare profili di personalità (combinazioni di fattori/tratti di personalità) e delle tipologie di personalità (profili che si ripropongono nella popolazione); stabilire dei legami o associazioni tra i vari aspetti della personalità e con i comportamenti.

Metodo sperimentale

Usa sempre un approccio nomotetico. È presente una manipolazione sulle variabili. All'interno dei quasi-esperimenti, in cui è più semplice verificare tratti di personalità, si selezionano due gruppi nella popolazione con o senza il tratto desiderato e si presenta lo stesso stimolo ad entrambi (es. irritabilità e frustrazione).

Metodo clinico

È il più utilizzato dalla psicodinamica o dall'approccio umanistico. Ha un approccio idiografico, con lo scopo di comprendere l'unicità del singolo e il suo sviluppo nel tempo. Non si tenta di sviluppare una teoria valida per tutti.

Le differenze individuali nella sfera della personalità

Nell'approccio disposizionale si cerca di comprendere quali siano le differenze individuali e se esistono dei tratti che le raggruppano. Ognuno possiede i tratti o disposizioni, che sono universali, ma si possiedono in maniera differente.

Definizione: insieme di tendenze a pensare, agire e comportarsi relativamente stabile nel tempo e nelle diverse circostanze della nostra vita.

Come sono organizzati i tratti

Alcuni identificano un'organizzazione gerarchica per cui un super-tratto o tratto di base possiede ramificazioni (sotto-tratti o tendenze abituali). Da questi derivano delle condotte comportamentali stabili e abituali e, infine, alcuni comportamenti specifici. I comportamenti stabili sono quelli che vengono indagati per poter inferire i tratti e i tratti di base.

Altri utilizzano un modello circomplesso come suggerito da Wiggins. I tratti sono organizzati attorno a una circonferenza e su quattro quadranti. I tratti condividono delle dimensioni di base. Secondo Wiggins le due dimensioni sono potere (sicuro dominante - insicuro sottomesso) e amore (caloroso gradevole - freddo insensibile). I quattro quadranti sono configurazioni di personalità. È un'organizzazione scarsamente utilizzata.

Heymans e Wiersma individuarono una struttura di personalità costituita da un ampio numero di tratti ricondotti a tre dimensioni temperamentali: attività (capacità di agire con facilità), emotività (intensità), risonanza (responsività agli eventi, può essere immediata o dilazionata nel tempo). Da questi derivano otto tipi psicologici: nervoso, sentimentale, collerico, passionale, amorfo, apatico, sanguigno, flemmatico.

Il primo autore che ha parlato esplicitamente di personalità in termini di tratti è stato G. Allport. Nel 1937 scrive un testo, Personality: a psychological interpretation, in cui definisce la personalità come un'organizzazione dinamica di tratti, che sono sistemi psicofisici, ovvero strutture neuropsichiche – che quindi non hanno uno status puramente psicologico, ma anche fisico. Allport non si adoperò alla ricerca delle basi biologiche dei tratti, ma la sua idea è che siano comunque connessi a un substrato biologico. I tratti determinano i modi caratteristici di comportarsi, pensare e sentire che rendono conto dell'unicità dell'individuo. Lo fanno in maniera coerente, perché si ignorano le eccezioni, che in quanto tali non rendono conto di come la persona reagisce e si comporta abitualmente (nel tempo e nelle situazioni). Si parla di stabilità temporale e situazionale.

Allport propone l'idea che i modelli di personalità debbano essere veramente comprensivi, ovvero debbano essere in grado, se validi, di spiegare il funzionamento della personalità a livello di popolazione e di singolo individuo. Per questo sfruttò il pluralismo metodologico combinando metodi idiografici e nomotetici. Ci sono tante evidenze empiriche che i risultati dell'indagine ai due livelli non sono propriamente gli stessi.

Allport distingue i tratti in universali o comuni vs individuali: sono i tratti che esistono per tutti e quelli distintivi solo per pochi individui. All'interno della singola persona i tratti hanno uno status e un ruolo diverso. Esistono tratti cardinali quindi, che sono quelli che hanno un'azione più pervasiva, che si ritrovano più spesso nelle cose che facciamo e che sono in esercizio in più circostanze, sono i primi a venire alla mente per auto-descriversi. Poi esistono tratti che hanno una rilevanza forte ma non così tanto come quelli cardinali, per questo definiti centrali. Anche questi ultimi distinguono la persona ma hanno una portata inferiore. Ci sono poi i tratti secondari, che hanno rilevanza limitata, e riguardano caratteristiche che vengono fuori solo ogni tanto o solo se sollecitate da particolari eventi (es. coraggio). Alcuni tratti secondari presenti negli individui potrebbero anche non manifestarsi mai, perché semplicemente possono non manifestarsi le occasioni per metterli in esercizio o riflettere su di essi. In ciascun individuo possa diventare cardinale un tratto che per un'altra persona è assolutamente secondario: nasce da un percorso strettamente individuale.

Tradizione psicolessicale

Raymond Cattell (anni '40) ebbe l'ipotesi della sedimentazione linguistica: i descrittori che servono maggiormente a distinguersi e a riconoscersi si possono rintracciare nella lingua che le persone parlano, perché costitutivi del loro modo di pensare a sé e agli altri e di interagire. Se volessimo identificare tutti i descrittori che in una lingua sono presenti per parlare di sé e degli altri come hanno fatto questi autori, dovremmo partire dallo studio del dizionario.

Galton ha provato a farsi un'idea degli aspetti del carattere, cercando ogni singola parola che sia usata per questo in un dizionario. Allport facendo lo stesso individua quasi 18 mila termini, e li divide in 4 categorie, una delle quali contiene termini riferiti alla personalità. Molti altri autori hanno continuato la tradizione psicolessicale dello studio della personalità, con il medesimo modo di operare: ricerca dei descrittori nel dizionario. Gli ultimi sono Godberg e Peabody, passando per Fiske, Tupes e Cristal, Norman. Gli autori più recenti hanno rintracciato una struttura a 5 fattori: dimostrano che le tante parole usate dalle persone per descrivere la personalità propria e altrui sono categorizzabili in 5 fattori o big five.

I limiti di questo approccio consistono nel fatto che le persone potrebbero non usare molti di questi termini selezionati, e se così fosse anche l'ipotesi di sedimentazione non sarebbe più valida. Per cui alcuni autori hanno condotto studi lessicali per verificare questo punto. Caprara e Perugini hanno individuato 8532 aggettivi riferibili alla personalità (Italia). In una seconda fase, questi aggettivi sono stati valutati in termini di utilità e chiarezza da 4 giudici. Queste persone dovevano dire:

  • Quanto ciascuno dei termini è utile per descrivere la personalità;
  • Quanto è chiaro.

Si sono ridimensionati quindi fino ad arrivare a un pool di 1337 aggettivi. Questa lista è stata raffinata ancora da ulteriori giudici che li hanno valutati e hanno usato i criteri:

  • Di chiarezza;
  • Utilità;
  • Di frequenza (quanto sono usati);
  • Di desiderabilità sociale.

Quest'ultimo è stato usato quindi come criterio di selezione: sono stati esclusi aggettivi troppo desiderabili socialmente (es. buono/cattivo, onesto, bugiardo). È per questo che vengono esclusi i termini a contenuto morale nei modelli della personalità. I 492 aggettivi ottenuti costituiscono ancora il pool dei descrittori italiani della personalità.

L'approccio che ha guidato questo lavoro è sicuramente nomotetico e mette da parte differenze individuali oppure dettate dall'origine geografica nella nazione. Il BFO (observer - eterovalutazione) e il BFA (adjectives - self report) sono due strumenti che impiegano liste di aggettivi derivate da questo pool di aggettivi selezionati nella lingua.

I markers sono aggettivi tipici di ciascun tratto. Ci sono alcuni aggettivi che meglio descrivono rispetto agli altri il tratto che stiamo considerando (anche se ogni aggettivo tra quelli selezionati è indicatore di differenze individuali). Es. equilibrato, cauto, calmo sono i migliori descrittori del tratto della stabilità emotiva. I marker identificano un tratto in maniera prototipica. Quando si costruisce uno strumento si cerca di scegliere i marker proprio perché sono i migliori indicatori. Quello che si cerca di fare è di adottare un approccio fortemente nomotetico, cioè usare strumenti che possano valere per la gran parte della popolazione.

Gli approcci fattoriali

I fattori sono latenti e raggruppano una serie di variabili osservate, cioè le risposte agli item. L'analisi fattoriale può essere di primo ordine (un solo livello di variabili osservate e uno di latenti) o secondo ordine (con due livelli di variabili latenti, es. Big Five Questionnaire).

I diversi approcci fattoriali sono accomunati dall'utilizzo della tecnica dell'analisi fattoriale, dei questionari ed all'ipotesi che i tratti sono organizzati gerarchicamente. Sono differenziati dal numero di fattori estratti (ampio-ristretto), dalla relazione tra i fattori (correlati-indipendenti), dall'uso dell'analisi confermativa (a verificare un modello teorico) o esplorativa (senza un modello che faccia da guida).

Cattell

I tratti sono strutture mentali che descrivono la personalità. I tratti si inferiscono dal comportamento e lo prevedono. Si distinguono in: comuni e unici, originari e superficiali. Inoltre, distingue qualitativamente i tratti in temperamentali (aspetti formali del comportamento), dinamici (motivazionali) e di abilità (efficienza del comportamento).

I tratti si individuano mediante l'analisi dei dati L (life), i dati ricavati dalla vita reale delle persone. Si raccolgono dagli eventi di vita e dalle osservazioni di esperti o compagni. I dati Q sono invece i dati che vengono raccolti in assenza dei precedenti e sono autovalutazioni, per cui si usano biografie, questionari. I dati T sono invece test obiettivi, per cui si costruiscono situazioni sperimentali miniaturizzate che servano a misurare un tratto. Ricerca una conferma del suo modello con più metodi perché se è un modello valido, allora dovrebbe esserlo con ogni metodo.

Il modello prevede 16 tratti primari: espansività, diffidenza, intelligenza, immaginazione, stabilità emotiva, astuzia, dominanza, apprensione, sorgenza, sperimentazione, coscienziosità, indipendenza, audacia, impulsività, sensibilità, tensione. Sono correlati tra loro.

Eysenck

Ipotizza una forte connessione tra basi biologiche e tratti. Sviluppa un modello di personalità basato su tre super-tratti: estroversione, nevroticismo, psicoticismo (tendenze antisociali). Sono indipendenti. I primi due ritiene siano universali, il terzo caratterizza solo una parte di popolazione. Ricerca un legame tra nevroticismo e sistema limbico e estroversione e sistema reticolare discendente.

Guilford

Utilizza l'analisi esplorativa. La personalità è un insieme unico di tratti. Sono dimensioni che nella sfera del funzionamento fisico, mentale o comportamentale distinguono in modo relativamente durevole un individuo. Identifica 10 tratti: attività generale, oggettività, tendenza a dominarsi, amicalità, ascendenza, tendenza alla riflessione, socievolezza, buone relazioni personali, stabilità emotiva, mascolinità.

Comrey

I tratti sottordinati sono dimensioni di item omogenei fattorializzati. Sono 8 tratti: fiducia, ordine, conformismo, attività, stabilità emotiva, estroversione, mascolinità e empatia.

Il modello dei cinque fattori

Rappresenta il punto di approdo della tradizione lessicale e quella fattorialistica. Molti modelli sono riconducibili a questo. I cinque fattori sono:

  • Energia;
  • Amicalità o gradevolezza;
  • Coscienziosità;
  • Stabilità emotiva o nevroticismo;
  • Apertura mentale.

È un modello semplice, economico, ha una buona capacità predittiva rispetto a una serie di criteri esterni (contesto lavorativo, salute, scolastico, economico, politico).

Esempi:

  • Salute: i tratti predicono un comportamento con un legame indiretto (coscienziosità → attenzione alla cura delle proprie malattie; amicalità → supporto sociale) oppure diretto (es. aumento pressione etc.).
  • Scolastico: coscienziosità, apertura mentale, amicalità, energia.
  • Lavoro: tutti i tratti predicono a seconda dell'ambito lavorativo di riferimento.

Ad esempio, in ambito lavorativo Holland identifica 6 tipi professionali a partire da questo modello.

  1. Tipo realistico: tende ad essere concreto, pratico, con scarsi interessi culturali, preferisce lavorare con oggetti piuttosto che con persone. Preferisce occupazioni come meccanico, tecnico, operaio.
  2. Tipo investigativo: è interessato a lavorare su idee, simboli e parole. Acuto, intellettuale. Predisposizione alla conoscenza, non ama le regole. Preferisce occupazioni come biologo, medico etc.
  3. Tipo creativo: interesse per arti, preferisce contesti in cui esprimere la creatività. Poco interessato alla...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher XYZ1234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Motivazione, Emozione e Personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Steca Patrizia.
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