La fotosintesi
Le piante hanno la capacità di sintetizzare sostanze organiche partendo da sostanze inorganiche come la CO2 e H2O. Tutto questo è possibile grazie ai cloroplasti, organuli la cui origine è attribuita a un processo di simbiosi tra cellule eucaristiche ancestrali e batteri fotosintetizzanti. Questa teoria è avvalorata dalla presenza, oltre di un DNA e di ribosomi propri del cloroplasto, anche da fotosistemi simili a quelli batterici (Cianobatteri).
I cloroplasti sono costituiti, dall’esterno verso l’interno, da una doppia membrana citoplasmatica, una esterna ed una interna, separate da uno spazio intermembrana. Immersi nello stroma troviamo delle strutture membranose, simili a vescicole appiattite che prendono il nome di tilacoidi. Più membrane sovrapposte prendono il nome di grana. Immagine.
Sintesi di ATP e NADPH
A livello di queste strutture troviamo un complesso proteico coinvolto nel trasporto degli elettroni che culmina con la sintesi di ATP e NADPH. Questo complesso comprende diverse molecole fotoeccitabili, come la clorofilla e i carotenoidi, che hanno il compito di assorbire diverse lunghezze d’onda.
I fotosistemi
Nelle piante distinguiamo due fotosistemi (PS), PSI e PSII. Nel PSII troviamo una molecola di clorofilla detta P680, dove 680 indica la lunghezza d’onda alla quale questa molecola è maggiormente eccitata, mentre nel PSI troviamo la P700. A differenza dei batteri purpurei, il trasferimento di elettroni non è ciclico ma culmina con la scissione di una molecola di H2O a livello del PSII con il rilascio di O2.
Funzionamento del fotosistema
I fotosistemi sono costituiti da un sistema antenna che raccoglie l’energia luminosa e la trasmette al centro reattivo, rispettivamente il P680 e P700. La fotosintesi inizia con il trasferimento di energia da un fotone al sistema antenna e da questo al centro reattivo dove il P680 perde un elettrone.
Il P680 si trova legato a due proteine, D1 e D2, che mediano il passaggio degli elettroni; a queste proteine ne sono legate altre due che prendono il nome di plastochinone. Un plastochinone (QA) è legato covalentemente alla proteina D1 mentre il secondo (QB) in modo labile e può spostarsi lungo la membrana. Una volta che il primo elettrone è stato trasferito a QB, questo diventa QB-. Il trasferimento di un secondo elettrone porta a QB2- che richiama due protoni dallo stroma per ridursi a QBH2. Gli elettroni vengono trasferiti al citocromo b6f con il rilascio di due protoni nel lume del tilacoide. Dal citocromo b6f gli elettroni vengono trasferiti ad un’altra proteina, la plastocianina, che li dona al P700 del PSI.