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Cap. 1 Counseling: definizioni e situazione attuale

Il counseling è inteso come un intervento d'aiuto nel momento in cui una persona si appresta ad assumere una decisione importante. È un processo il cui obiettivo consiste nel promuovere lo sviluppo della personalità, l'autocomprensione, l'accettazione di un determinato ruolo. I punti salienti, nelle definizioni proposte, sono i seguenti:

  • Il counseling è una professione ed implica la formazione e la frequenza di corsi di studio sistematici;
  • Esso comporta degli standard per conseguire il titolo e l'abilitazione all'esercizio della professione;
  • Si occupa di problemi di natura personale, sociale, vocazionale ed educativa;
  • È esercitato con persone relativamente normali, in quanto i destinatari non necessitano di una ristrutturazione o ricostruzione della personalità, trattandosi, per lo più, di soggetti "normali" con normali capacità cognitive e affettive che presentano problemi che possono richiedere degli interventi d'aiuto a breve termine;
  • È basato su delle teorie e viene attuato nell'ambito di un setting strutturato;
  • È un processo d'aiuto in cui il cliente apprende come assumere delle decisioni e/o scoprire nuovi modi di comportarsi, sentire, pensare;
  • Comprende varie specializzazioni, per cui si può avere un counseling scolastico, un counseling matrimoniale e familiare, un counseling vocazionale.

Alcune forme tradizionali e comuni d'aiuto sono le seguenti: dare consigli; fornire informazioni; agire direttamente; insegnare. Nelle forme d'aiuto elencate, un presupposto comune è dato dal fatto che gestire il problema e la sua risoluzione dipende solitamente dall'intervento esterno: dalla competenza di chi aiuta, nel caso del dare consigli e fornire informazioni, dalla disponibilità, dall'altruismo e dal coinvolgimento, nel caso dell'agire direttamente. È un po' come se, in questi casi, l'aiuto fosse un bene quasi tangibile, che passa da chi lo offre a chi lo riceve. È come se l'aiuto andasse a colmare un vuoto. Il counseling, invece, implica un processo complesso e paziente. Complesso, perché la competenza del counselor non si esercita sul problema in sé, ma sullo sviluppo dei residui di risorse e di competenze del cliente che chiede aiuto; paziente, in quanto può diventare lungo e laborioso. Il presupposto di base, in ogni caso, è dato dal credere che il soggetto possieda delle risorse che gli consentono di autorientarsi e di far fronte ai problemi.

Interventi clinici: counseling e psicoterapia

Due sono fondamentalmente i tipi di intervento clinico: counseling e psicoterapia. Il primo comporta che i destinatari riescano a valutare e a migliorare i processi relativi ad un sistema (per esempio scuole) in cui vivono; la seconda comporta un aiuto rivolto ai clienti affinché esplorino e risolvano i propri problemi personali. Il primo passo consiste nel costruire l'alleanza, il secondo nell’individuare il problema, il terzo nel promuovere l'autoesplorazione. Il passo successivo è dato dall'assessment cui segue la fase di problem solving, di presa di decisione e di chiusura del trattamento.

Per uscire dall'impasse e comprendere le peculiarità del counseling e della psicoterapia, si può tener conto di alcuni criteri di riferimento come base del raffronto. In particolare si possono esaminare le differenze secondo i seguenti livelli:

  • Obiettivi che si cerca di perseguire;
  • Tipo di destinatari a cui il servizio si rivolge;
  • Formazione di chi presta aiuto;
  • Luogo in cui l'intervento si realizza;
  • Metodi impiegati;
  • Durata dell'intervento.

Il counseling si occupa dei problemi legati allo sviluppo o ad una situazione immediata, mentre la psicoterapia si propone di promuovere la funzionalità psichica aiutando le persone a riconoscere, definire e risolvere i problemi di natura personale o interpersonale. Per quanto riguarda il tipo di destinatari, la psicoterapia è rivolta, di solito, a persone che soffrono di patologie di tipo clinico, mentre il counseling si indirizza a persone sostanzialmente "normali" dal punto di vista psichico che però incontrano dei problemi dovuti alle situazioni, allo sviluppo e ai compiti che esso impone. Il counseling viene effettuato al di fuori del setting, mentre la psicoterapia viene attuata soprattutto all'interno di un contesto terapeutico.

Per quanto riguarda, infine, la considerazione dei metodi e delle tecniche impiegate, le differenze a questo livello dipendono molto dalla teoria di riferimento dell'operatore. Infatti, sia il counselor che lo psicoterapeuta badano molto alla relazione nel qui e ora. Alcune tecniche come la regressione, la rigenitorizzazione, l'interpretazione dei sogni sono tipiche del contesto terapeutico e si rivelerebbero fuori luogo nel counseling ed in quello educativo in particolare.

Per quanto concerne la dimensione temporale, utilizzata come base per un valido raffronto tra le due forme di intervento, il counseling è un intervento relativamente più breve della psicoterapia. Entrambi i tipi di intervento si propongono il cambiamento. Tuttavia, mentre il counseling si propone che la persona utilizzi le risorse che già possiede, nel trattamento terapeutico si tende a occuparsi del cambiamento fornendo alla persona eventuali competenze e meccanismi mancanti, oltre che favorire l'utilizzo di risorse possedute.

Prevenzione e counseling

Il rapporto tra counseling e prevenzione, sebbene solitamente non molto considerato, è utile al fine di chiarire il rapporto tra counseling e altri tipi di interventi educativi. Trattando il problema della promozione della salute psicosociale, vengono indicati tre tipi di prevenzione: primaria, secondaria, terziaria.

Nel caso della prevenzione primaria occorre intendere quegli interventi miranti a eliminare o impedire proattivamente le cause di disturbo o di disagio e volti a promuovere i fattori di crescita e il potenziamento della salute. Un esempio proposto, al riguardo, è quello di potenziare le capacità psicologiche di difesa per prevenire eventuali situazioni di crisi. Nel caso della prevenzione secondaria, il riferimento è a quella serie di interventi volti a ridurre o eliminare il processo di instaurazione del disturbo ai primi segni della sua comparsa e il conseguente potenziamento delle capacità residue del soggetto integralmente considerato. Un esempio è dato dall'intervento precoce sulla crisi o nei momenti critici dello sviluppo.

La prevenzione terziaria, infine, si effettua tramite interventi volti a impedire gli effetti psicofisici e sociali collaterali o secondari ai disturbi, alle ricadute, alle emarginazioni e miranti a facilitare e potenziare la reintegrazione psicofisica e sociale del soggetto in difficoltà. Rientrano in questo ambito la psicoterapia, le iniziative di recupero integrale e il potenziamento delle capacità globali e residue del soggetto.

Il counseling educativo

Possiamo inoltre classificare il counseling educativo in quella serie di interventi che vengano classificati nella prevenzione primaria e secondaria. Si tratta di interventi di prevenzione primaria, se volti a migliorare l'ambiente d'apprendimento e il rapporto con i docenti e gli educatori. Si tratta, invece, di prevenzione secondaria quando si rilevano casi a rischio e particolarmente problematici, e si passa ad effettuare il counseling per poterli gestire efficacemente. La psicoterapia si può invece classificare nell'ambito degli interventi di prevenzione terziaria, in quanto interviene sulle problematiche manifeste.

Quando si parla di counseling o di orientamento educativo bisogna intendere quella serie di interventi e di servizi mediante cui si aiutano gli alunni e i destinatari dei centri educativi a risolvere i problemi legati al contesto educativo e scolastico. Ciò che caratterizza le diverse forme di counseling educativo è il fatto di essere svolto all'interno di strutture educative, in favore di soggetti in età evolutiva, che non presentano necessariamente problemi di tipo fisico o psichico tali da richiedere l'intervento del medico o dello psichiatra.

Nell'ambito del counseling educativo vengono distinti tre grossi settori: il counseling scolastico, quello professionale, quello personale. Il counseling scolastico o la guidance scolastica riguarda tutta quella serie di interventi volti ad aiutare l'allievo a risolvere i problemi legati allo studio. Si tratta di un servizio ritenuto necessario per tutti gli allievi a scopo preventivo è considerato urgente per quegli alunni che presentano un rendimento scolastico insufficiente e risultano a "rischio" per quanto attiene l'insuccesso scolastico. Il counseling scolastico consiste, pertanto, nell'assistenza fornita ad ogni allievo riguardo all'uso delle tecniche e dei mezzi di apprendimento più adeguati alle sue possibilità ed alle sue aspirazioni. Esso si realizza concretamente attraverso una serie di lezioni e di esercitazioni pratiche per insegnare la metodologia dello studio ed un servizio di consulenza individuale per eliminare abiti erronei ed acquisire una metodologia personale del lavoro intellettuale.

Il counseling personale, invece, è concepito come l'assistenza e l'aiuto forniti all’educando per tutta quella serie di problemi legati alla vita scolastica ed allo sviluppo personale. Gli allievi, nel corso degli studi, possono manifestare incertezze particolari, forme di disadattamento e di disagio dinanzi all'attività scolastica quotidiana. Pertanto, un tempestivo lavoro di orientamento personale è giudicato opportuno per prevenire e risolvere problemi di disadattamento della personalità causati da errori educativi, da influssi negativi dell’ambiente, dal cattivo uso del tempo libero.

Per quanto attiene il counseling professionale, in terzo luogo, esso consiste in una prospettiva di educazione permanente di cambiamento rapido delle strutture sociali e dei bisogni della popolazione, di evoluzione accelerata delle scienze e delle tecniche, di sviluppo massiccio dei mezzi d'informazione e d'uso efficace delle risorse, nel permettere all'individuo di assumere consapevolezza delle sue caratteristiche personali e di svilupparle in vista delle scelte dei suoi studi e delle sue attività professionali nel corso della sua esistenza con le finalità congiunte di servire lo sviluppo della società e di sviluppare la propria personalità. Il counselor dovrà attingere ad altre risorse, competenze, tecniche per consentire al soggetto con cui opera di superare eventuali limiti e possibili problematiche. Egli ha il dovere di passare all’azione e di intervenire in modo diretto per perseguire gli obiettivi concordati. Sarà pertanto necessario che spesso intervenga ponendo controllo, direzione, confini nel rapporto e nel colloquio, anche se è bene che gli interventi siano propositivi e chiaramente orientati, piuttosto che autocratici.

Cap. 2 La scelta di un quadro di riferimento per il counseling educativo

1. Modelli umanistico-esistenziali

In contrapposizione al pessimismo antropologico della psicoanalisi Freudiana si profilano i modelli umanistico-esistenziali, considerati "forza forza" accanto alla psicoanalisi o al comportamentismo. Tra essi si distinguono quello di Rogers e quello di Perls.

1.1. La terapia centrata sul cliente di Rogers (CCT)

Uno dei maggiori fautori dell'approccio umanistico è Rogers, noto per aver sviluppato un approccio denominato "non direttivo" o "terapia centrata sul cliente".

La concezione della personalità

Rogers parte dal presupposto che l'organismo ha la tendenza ad attualizzare, maturare e accrescere le proprie esperienze sia rispetto ai bisogni organici, sia rispetto a quelli psicologici. Il comportamento umano è considerato strettamente correlato alla percezione del mondo, da parte dell'individuo, grazie a due strutture fondamentali: il Sé e il mondo oggettivo. Mentre quest’ultimo riguarda l'esperienza dell'individuo rispetto al campo con cui egli si percepisce in relazione, il Sé concerne quelle esperienze che il soggetto attribuisce direttamente a Sé stesso e riveste un'importanza decisiva nel processo di simbolizzazione delle esperienze.

La relazione tra Sé ed esperienze, nel modello rogersiano, assume fondamentalmente tre forme:

  • Le esperienze sono simbolizzate, percepite e organizzate in relazione al Sé;
  • Le esperienze vengono ignorate in quanto percepite senza alcuna relazione con il Sé;
  • Le esperienze sono negate o distorte in quanto incompatibili con il Sé.

Obiettivi del trattamento

Gli obiettivi della CCT ruotano attorno alla considerazione del cliente come centro del processo di aiuto. Secondo Rogers le persone hanno bisogno di essere seguite nell'apprendere come far fronte alle situazioni, identificando, usando e integrando le proprie risorse. La funzionalità piena della personalità implica lo sviluppo dell'accettazione di sé e degli altri. Rogers afferma che il counseling deve aiutare il cliente a svilupparsi e ad auterealizzarsi diventando realistico circa la percezione di sé, fiducioso, maturo nella direzione di un maggiore adattamento, integrato per quanto attiene la struttura della personalità.

Tecniche

Rogers nel periodo “esperienziale” indica nell'empatia, nell'accettazione incondizionata e nella congruenza le condizioni essenziali in grado di garantire l’efficacia del trattamento.

Ruolo dell’operatore

Uno dei compiti principali dell’operatore è quello di favorire un clima relazionale in cui il cliente si senta libero di auto esplorarsi. Tale ruolo è noto come non direttivo in quanto l’operatore assiste il cliente e lo segue nel processo di aiuto, evitando di guidare, dirigere e strutturare il colloquio, ma prestando attenzione al linguaggio verbale e non verbale per cogliere il suo vissuto nella plasticità, profondità e completezza.

Valutazione

Per quanto attiene i pregi del contributo di Rogers si può partire dall'osservare che il suo approccio si presenta versatile e applicabile a un'ampia varietà di problemi umani, che vanno dalla formazione dei manager e dei diplomatici alla psicoterapia. Un secondo merito della CCT è quello di aver dato adito a un notevole numero di ricerche. L'approccio aiuta a migliorare il livello di tolleranza della frustrazione, a diminuire i comportamenti difensivi, a trattare l'ansia e i problemi di tipo relazionale. Un terzo merito riguarda il fatto che, poiché il modello rivolge l'attenzione sulle dimensioni relazionali fondamentali (per esempio l'accettazione incondizionata, l'empatia, la congruenza), si presta come base per diversi training di formazione per helpers professionali e paraprofessionali. Un altro aspetto positivo riguarda la concezione umanistica della personalità. La visione dell'uomo è ottimistica.

Per quanto attiene i limiti, invece, si può partire dall’osservare che l'approccio fornisce, almeno all'inizio, informazioni limitate per stabilire e costruire la relazione e promuovere il cambiamento nel counseling. L'approccio è spesso giudicato come un modello senza una chiara definizione delle tecniche. Un altro limite è dato dal fatto che non si fa largo uso della diagnosi, almeno nei termini in cui classicamente viene intesa. Qualcuno osserva, inoltre, che l'approccio è esageratamente ottimistico rispetto alla natura della persona.

1.2. Terapia della Gestalt (GT)

Tra i modelli umanistici possiamo classificare la corrente della Gestalt che sottolinea la possibilità, per l'uomo, di essere libero da ogni determinismo. Perls, fondatore della Gestalt Therapy, asserisce che l'uomo si realizza nella misura in cui è consapevole in ogni momento delle sue esperienze, agisce per stabilire l'equilibrio all'interno di sé in relazione all'ambiente ed è in grado di sviluppare le sue potenzialità rispettando nello stesso tempo gli altri.

Secondo Perls, l'essere umano è unità e totalità. L'uomo è concepito come un sistema il cui comportamento individuale non deriva da singoli tratti o strutture, ma risulta dall’interdipendenza tra diverse "parti" e dall'interazione tra esse nel contatto con gli stimoli ambientali.

Obiettivi del trattamento

Il funzionamento psichico ottimale, secondo i fautori di tale approccio, viene indicato nell'integrazione. L'individuo è considerato integrato quando è consapevole della propria esperienza e riesce ad integrare, organizzandoli armonicamente, i vari aspetti fino a formare una totalità o buona Gestalt. La personalità problematica, per contro, è concepita come il risultato dell'inadeguata relazione tra organismo e ambiente in seguito all'intervento delle barriere che impediscono il libero flusso delle Gestalt. Lo scopo fondamentale della terapia di tipo gestaltico è, pertanto, innanzitutto quello di promuovere la crescita attraverso l’awareness (consapevolezza), concepita come piena comprensione di tutto quel che viene percepito, sentito, vissuto, pensato all'interno della persona. La consapevolezza rende possibile l’integrazione ed implica la chiusura e l’assimilazione delle esperienze passate inconcluse o incompiute, il riconoscimento e l'accettazione di tutte le parti di sé, l’accettazione e l'integrazione delle polarità all'interno della persona.

Tecniche

Nell'ambito dell'orientamento gestaltico, le tecniche sono denominate esercizi ed esperimenti. Gli esercizi, usati per evocare certe risposte da parte del cliente e promuovere l'autoesplorazione, sono, ad esempio, il role playing, la fantasia, la drammatizzazione. Gli esperimenti sono, invece, delle attività che vengono proposte durante l'interazione tra terapeuta e cliente, senza esser solitamente pianificate, assumendo, pertanto, la forma di esperimenti non programmati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Monitoraggio degli interventi educativi sul disagio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Amenta Giombattista.
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