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Cap. 1 Confessione e inibizione: le origini di una teoria

Può essere faticoso trattenere o inibire attivamente i propri pensieri e sentimenti. Con il passare del tempo, il lavoro di inibizione può gradualmente indebolire le difese dell’organismo. In breve, inibendo eccessivamente i nostri pensieri, stati d’animo e comportamenti, aumentiamo il rischio di contrarre malattie più o meno gravi. Se l’inibizione è potenzialmente dannosa, il confronto con i nostri pensieri e sentimenti più profondi può provocare notevoli benefici alla salute sul breve e sul lungo periodo. La confessione, sia essa orale oppure scritta, può neutralizzare molti dei problemi dell’inibizione. Inoltre, il fatto di scrivere o di parlare di ciò che ci turba può avere l’effetto di modificare i nostri valori profondi, il nostro modo quotidiano di pensare e ciò che proviamo nei nostri stessi confronti.

Se comprendiamo il nesso esistente fra un evento psicologico che abbiamo vissuto e un disturbo ricorrente che ci affligge, la nostra salute migliora. L’inibizione comporta un lavoro fisico. Per inibire attivamente i propri pensieri, sentimenti o comportamenti è necessario un lavoro fisiologico. L’inibizione attiva implica che le persone si trattengano o si frenino coscientemente o in qualche altro modo si sforzino di non pensare, sentire e agire.

L’inibizione produce alcuni cambiamenti biologici a breve termine e influisce sulla salute a lungo termine. Nel breve periodo l’inibizione si riflette in cambiamenti fisiologici immediati, per esempio con una maggiore sudorazione, come si osserva nella prova della macchina della verità. Con il passare del tempo, il lavoro di inibizione agisce sull’organismo come uno stressor cumulativo, aumentando la probabilità di ammalarsi o di sviluppare altri problemi fisici e psicologici associati allo stress. L’inibizione attiva può essere considerata uno dei molti stressor generali che agiscono sulla mente e sul corpo. Ovviamente, quanto più intenso deve essere lo sforzo di inibizione, tanto maggiore è la sollecitazione dell’organismo.

L’inibizione influisce sull’abilità di pensiero. L’inibizione attiva è associata anche a modificazioni nel modo di pensare potenzialmente deleterie. Tipicamente, reprimendo dei pensieri e degli affetti importanti associati a un evento, non pensiamo a quel fatto in modo aperto — considerandolo nella sua interezza — e funzionale alla sua integrazione. Non parlando di un evento inibito, per esempio, di solito non lo traduciamo in parole, e questo ci impedisce di comprenderlo e di assimilarlo. Di conseguenza, le esperienze significative che vengono inibite affioreranno probabilmente sotto forma di ruminazioni, sogni e altri disturbi del pensiero collegati.

All’opposto dell’inibizione attiva c’è il confronto. In mancanza di un termine migliore, utilizziamo la parola confronto per riferirci a quello che fanno le persone che parlano e/o pensano attivamente alle esperienze significative e riconoscono le loro emozioni. Confrontandosi psicologicamente con i traumi si superano gli effetti dell’inibizione sia sul piano cognitivo che su quello fisiologico. Il confronto riduce gli effetti dell’inibizione. L’atto di confrontarsi immediatamente con il trauma riduce il lavoro fisiologico di inibizione. Durante il confronto, lo stress biologico dell’inibizione si riduce immediatamente. Nel corso del tempo, se le persone continuano a confrontasi con il trauma e riescono quindi a risolverlo, ci sarà un abbassamento del livello generale di stress nell’organismo.

Il confronto costringe a riconsiderare gli eventi. Il confronto con il trauma aiuta le persone a comprendere e in definitiva ad assimilare l’evento. Scrivendo o parlando delle esperienze precedentemente inibite, le persone traducono l’evento in linguaggio. Una volta tradotta in parole, l’esperienza può essere meglio compresa e superata.

Cap. 2 L'inibizione come minaccia per la salute

L’inibizione di pensieri, sentimenti e comportamenti ha sempre fatto parte della vita. Molti dei nostri comportamenti davvero naturali, come il sesso e l’aggressività — sosteneva Freud — devono essere controllati per il bene della società. L’inibizione, quindi, è il collante della civiltà. Esistono due tipi di inibizione, una attiva e una passiva. L’inibizione attiva richiede impegno e comporta una mobilitazione della nostra attenzione per non fare qualcosa. L'inibizione passiva avviene automaticamente, senza alcuno sforzo cosciente. Coloro che riportano di aver subito un trauma sessuale mostrano anche maggiori problemi di salute rispetto a qualunque altro gruppo esaminato.

Freud sosteneva che la repressione degli impulsi sessuali imposta dalla società è fonte di conflitti e ansia tremendi. Le nevrosi non sarebbero altro che una forma di difesa da tali conflitti. I traumi che possono influire sullo stato psicologico di una persona sono molti. L’insidiosità di un trauma sessuale è legata piuttosto al fatto che le persone non ne possono parlare. Devono inibire attivamente il loro bisogno di parlare con qualcuno di un’esperienza personale tanto importante. Coloro che hanno più problemi di salute di solito hanno subito almeno un trauma infantile non confidato a nessuno. Stranamente, non fa differenza quale particolare trauma hanno subito. L’unico elemento distintivo è che il trauma non è stato raccontato ad altri. Un trauma sessuale non confidato non è peggio di una morte in famiglia non discussa.

C’è tuttavia un problema. Alcuni traumi infantili hanno maggiori probabilità di essere rivelati rispetto ad altri. In tutti i nostri soggetti, è emersa una minore propensione a parlare del divorzio dei genitori, dei traumi sessuali e delle violenze subite piuttosto che della morte di un familiare. Sembrava che la morte fosse socialmente accettabile e quindi qualcosa di cui un bambino può parlare con gli altri. I traumi subiti nell’infanzia e non rivelati possono influire negativamente sulla salute da adulti. Uno dei problemi che si incontrano quando si valutano i rischi per la salute dovuti ai traumi infantili è che dobbiamo fare assegnamento sulla capacità personale di ricostruire gli eventi: se ripensiamo alla nostra infanzia ci rendiamo facilmente conto di come il ricordo degli episodi della nostra vita possa essere deformato nella nostra mente. Inoltre, dobbiamo domandarci perché qualcuno dovrebbe scegliere di nascondere un’esperienza sconvolgente piuttosto che confidarla ad altri.

La morte improvvisa e inaspettata del coniuge è un’esperienza devastante. Chi sopravvive, non solo deve affrontare la perdita dell’amico più intimo, ma resta anche privo proprio della persona con la quale normalmente si confidava. Se la morte del coniuge avviene per circostanze non controllabili da nessuno dei due partner, il vedovo può esprimere il suo dispiacere apertamente, senza il minimo imbarazzo. Normalmente, invece, quando qualcuno si suicida, se ne parla sottovoce. I coniugi di persone morte per suicidio sono quelli meno propensi a parlare della perdita subita e, nell’anno successivo alla morte, hanno maggiori problemi di salute. Se il coniuge fosse invece morto in un modo accettabile, come un incidente stradale, il vedovo sarebbe stato più libero di rivelare l’evento ad altri. Nel complesso, quindi, quanto più i soggetti parlano con altri della morte del coniuge, tanto meno hanno problemi di salute. Il fatto di non parlare con altri del lutto subito costituisce chiaramente un fattore di rischio per la salute.

Le persone che non parlano della morte sono spesso ossessionate o tendono a rimuginare su questo pensiero e ciò è correlato a condizioni precarie di salute. In altre parole, tre fattori sono strettamente correlati fra loro: Non parlare della morte; Rimuginare sulla morte; Problemi di salute nell’anno successivo alla morte. Avviene qualcosa di simile anche a proposito della preghiera. Quanto più le persone pregano per il coniuge deceduto, tanto più conservano un buono stato di salute. La preghiera, di fatto, ha lo stesso effetto del fatto di parlare della morte con gli amici. Il motivo è facile da intuire: la preghiera è una forma di esternazione o di rivelazione dei propri pensieri.

I coniugi di persone morte per suicidio hanno un destino leggermente migliore, poiché il suicidio è più prevedibile e, in un certo senso, comprensibile di una morte casuale o accidentale. In molti casi, i mariti e le mogli delle persone che si erano tolte la vita sapevano che il coniuge era depresso e potevano trovare un significato nel loro gesto. Non è cosi per i coniugi delle persone morte in un incidente. Dopo un incidente stradale inaspettato, il coniuge superstite si rende dolorosamente conto del fatto che il mondo è più imprevedibile e pericoloso di quanto non avesse mai immaginato. Di fronte a una profonda sensazione di mancanza di controllo sulle circostanze della vita, molte convinzioni fondamentali sulla giustizia e la prevedibilità del mondo vacillano.

L’inibizione a parlare di importanti eventi emotivi è un rischio per la salute. Il non parlare con amici o membri della propria famiglia dei maggiori eventi stressanti della vita è stato correlato a pensieri involontari ricorrenti, altri livelli di ansia e depressione, insonnia e diversi altri problemi di salute.

Cap. 3 Migliorare la salute con la scrittura

In apparenza, parlare di un trauma è una risposta umana naturale. Quando questa risposta viene bloccata o inibita, compaiono lo stress e la malattia. C’è qualcosa di positivo nel fatto di confrontarsi con un’esperienza che ci ha turbati. Parlare di un trauma può servire a ottenere altri benefici, come consigli, attenzione, solidarietà, aiuto economico e alleggerimento dalle proprie normali responsabilità. Benchè questi vantaggi sociali possano essere preziosi, c’è molto più da guadagnare parlando delle esperienze che ci hanno turbati. Più in particolare, l’atto di parlare può modificare il modo in cui pensiamo, e ciò che proviamo, in relazione agli eventi traumatici e a noi stessi.

La maggior parte degli psicoterapeuti concorda sul fatto che parlare di un’esperienza traumatica è psicologicamente benefico. L’accordo finisce qui. Alcuni pensano che parlare di un trauma sia utile principalmente per ottenere una catarsi, inducendo la persona a esprimere i sentimenti accumulati dentro di sé. Altri credono che parlare aiuti il cliente a raggiungere un insight sulle cause e i rimedi delle difficoltà connesse al trauma. Per la nostra salute psicologica e fisica è necessario parlare dei nostri pensieri e stati d’animo più profondi ad altre persone? In altre parole, affinché la cura della parola funzioni è necessario parlare. Parlare non è l’unico modo per ottenere l’insight. Scrivere può servire per sfogarsi e affrontare varie questioni personali, che sono inconfessabili a qualcuno. Senza parlare con nessuno, si può portare alla luce alcuni stati d’animo più profondi. Il fatto di scrivere di ciò che ci turba deve avere una funzione simile al parlarne. Scrivere di ciò che dà turbamento può fare bene alla salute psicologica e, forse, anche a quella fisica. Il fatto di scrivere dei pensieri e dei sentimenti più profondi relativi ai propri traumi induce un miglioramento dell’umore, un atteggiamento più positivo e una salute fisica migliore. Le persone che scrivono dei pensieri e dei sentimenti più profondi relativi a loro esperienze traumatiche evidenziano un funzionamento immunitario più intenso rispetto a chi tratta argomenti superficiali.

I benefici ottenuti scrivendo delle proprie esperienze traumatiche dipendono dal modo in cui si scrive. Tutte le indicazioni vanno nella stessa direzione: gli effetti non sono dovuti alla semplice catarsi, o sfogo di emozioni represse. Scrivendo soltanto delle emozioni relative al trauma non si ottengono benefici a lungo termine. È doloroso trattare per iscritto gli stati d’animo associati a esperienze traumatiche. Subito dopo aver scritto delle peggiori esperienze della propria vita, praticamente nessuno si sente eccitato o al settimo cielo e nemmeno un po’ allegro. I nostri processi di pensiero possono farci guarire. Chi può esplorare i propri pensieri e sentimenti ha maggiori probabilità di riuscire a scendere a patti con i propri forti sentimenti di ostilità verso il trauma. Quelli che scrivono dei loro pensieri e sentimenti, hanno maggiori probabilità di riuscita ad accettare il trauma. Scrivere dei propri turbamenti emotivi migliora la salute fisica e mentale.

Quale dovrebbe essere l’argomento della scrittura? Non è necessario scrivere dell’esperienza più traumatica della vita. È più importante concentrarsi sui problemi che si stanno vivendo al momento. Qualunque sia l’argomento, è essenziale esplorare sia l’esperienza oggettiva (cioè che cosa è successo), sia i vostri sentimenti in proposito. Scrivete ininterrottamente. Non preoccupatevi della grammatica, dell’ortografia o della struttura della frase.

Dove e quando scrivere? Scrivete ogni volta che ne avete voglia o che sentite di averne bisogno. Non credo che sia necessario scrivere sulle esperienze importanti tanto spesso. Inoltre, state attenti a non scrivere troppo. Non usate la scrittura come sostituto dell’azione o come strategia di evitamento. Essere moderati comporta regolatezza anche nella trascrizione dei propri pensieri e stati d’animo. Il luogo della scrittura dipende dalle circostanze personali. Cercate di trovare una stanza in cui non sarete interrotti né disturbati da rumori, immagini e odori.

Che uso fare del proprio testo? L’anonimato è importante nei nostri esperimenti. In molti casi, è bene tenere per sé ciò che si è scritto. Una volta finito di scrivere si può anche strappare e gettare via il foglio (anche se per molti è difficile farlo). Il proposito di mostrare poi a qualcuno quello che si è scritto può influire sulla vostra disposizione mentale durante la scrittura. Per la vostra salute invece è meglio che il vostro testo sia destinato solo a voi stessi. Così non dovrete trovare ragioni o giustificazioni per adeguarvi alla prospettiva di qualcun altro.

E per chi detesta scrivere esiste un altro metodo alternativo? Che scegliate di scrivere o di parlare, fatelo ininterrottamente per quindici minuti al giorno. A prescindere dal medium con cui vi trovate più a vostro agio, ricordate che per riuscire a lasciarvi andare e a rivelare i vostri lati intimi può essere necessario un certo esercizio. Se non avete mai scritto o parlato dei vostri pensieri e stati d’animo, all’inizio la cosa potrà sembrarvi abbastanza difficile o imbarazzante. In questo caso non dovete fare altro che rilassarvi ed esercitarvi. Scrivete o parlate ininterrottamente per una quantità di tempo prestabilita. Nessuno vi sta giudicando.

Cosa ci si può aspettare di provare durante e dopo la scrittura? Subito dopo aver scritto ci si può sentire tristi o depressi. Questi stati d’animo passano in genere nell’arco di un’ora circa. In casi rari, possono durare uno o due giorni. La stragrande maggioranza dei nostri soggetti volontari tuttavia riferiscono di sentirsi sollevati, contenti e soddisfatti poco dopo la conclusione dello studio sulla scrittura.

L’esplorazione dei pensieri e sentimenti più reconditi non è una panacea. Se state affrontando un lutto, un divorzio o un altro dramma, non vi sentirete subito meglio dopo avere scritto. Dovreste in ogni caso sentire di comprendere meglio i vostri stati d’animo, le vostre emozioni e la situazione oggettiva in cui vi trovate. In altre parole scrivere dovrebbe permettervi di prendere un po' le distanze dalla vostra vita e vederla più obiettivamente.

Cap. 4 La confessione in laboratorio

Quando una persona rivela per la prima volta un’esperienza traumatica, vive un cambiamento. Spesso quando le persone che partecipano ai nostri esperimenti parlano o scrivono dei loro segreti profondamente personali, alcuni aspetti della loro personalità si trasformano temporaneamente. Questa trasformazione fa parte di un’esperienza del lasciarsi andare, in quanto le normali inibizioni vengono meno. Quando le persone si stanno lasciando andare, spesso avvengono profondi cambiamenti nel loro stile di eloquio e di scrittura nonché nella velocità di parola e nei loro livelli fisiologici.

Rimossi gli argini inibitori, le parole si riversano impetuosamente. L’esperienza del lasciarsi andare è evidente sia nel racconto orale di episodi sconvolgenti sia nella loro esposizione scritta. Le persone scrivono più rapidamente quando rivelano un trauma che non quando descrivono oggetti o episodi privi di importanza. La cosa che colpisce di più sono tuttavia i cambiamenti di grado. Spesso, nello stesso testo, i caratteri di scrittura passano dallo stampatello, al corsivo, e poi di nuovo allo stampatello, man mano che l’autore passa da un argomento all’altro. Cambiamenti analoghi, in funzione dell’argomento trattato, possono essere osservati nell’inclinazione delle lettere, nella pressione della penna, e nell’ordine complessivo del testo scritto.

Molte persone riferiscono di perdere il senso del tempo e dello spazio quando rivelano i loro segreti intimi. Alcuni clinici, considerano l’esperienza del lasciarsi andare una forma di stato ipnotico. Quando le persone sono in questo stato ipnotico perdono la consapevolezza di sé, non si curano più di compiacere gli altri e smettono di preoccuparsi dei loro piccoli problemi quotidiani.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Monitoraggio degli interventi educativi sul disagio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Di Vita Alessandro.
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