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QUADERNI DEL DIPARTIMENTO DI TEORIA ECONOMICA E METODI

QUANTITATIVI PER LE SCELTE POLITICHE

L’APPROCCIO DI GRAVITA’:

UN MODELLO ECLETTICO DI ECONOMIA

INTERNAZIONALE

a cura di

Pierluigi Montalbano

*

Titolare di Borsa Post-dottorato presso il Dipartimento di Teoria Economica e Metodi Quantitativi per le

*

Scelte Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. Per informazioni e contatti:

p.montalbano@dte.uniroma1.it Le tabelle e le matrici di calcolo sono disponibili presso l’Autore. 1

SOMMARIO

CAPITOLO I - FONDAMENTI TEORICI DELL’APPROCCIO DI GRAVITA’

1.1 INTRODUZIONE ........................................................................................................3

1.2 LA TEORIA DEL COMMERCIO OLTRE L’APPROCCIO TRADIZIONALE..........................5

1.3 CONTRIBUTI PIONIERISTICI ALLA NUOVA TEORIA DEL COMMERCIO........................9

1.3.1 ’ ............................................................................................10

LA TEORIA DELLA DISPONIBILITA

1.3.2 I “ ” P .........................................................................................11

L GAP TECNOLOGICO DI OSNER

1.3.3 V " " .........................................................................13

ERNON ED IL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO

1.3.4 I D “ ” L ..............17

L RUOLO DELLA OMANDA ED IL CONCETTO DI DOMANDA RAPPRESENTATIVA DI INDER

1.3.5 B ’ .............................................................................................19

ARKER E L IPOTESI DI VARIETÀ

1.4 RIPENSANDO IL COMMERCIO INTERNAZIONALE: VERSO UN APPROCCIO DI

“GRAVITA’” ................................................................................................................ 21

: K ................................21

1.4.1 R

IPENSANDO IL COMMERCIO INTERNAZIONALE IL CONTRIBUTO DI RUGMAN

M H -K (1985) ..............................................................................24

1.4.2 I L ODELLO ELPMAN RUGMAN

1.4.3 I ..............................................................................31

L RUOLO DELLA DIMENSIONE GEOGRAFICA

1.5 IL MODELLO DI GRAVITA’ ...................................................................................... 39

.........................................................................................................................39

1.5.1 P REMESSA ......................................................................................................41

1.5.2 L’

EQUAZIONE DI GRAVITÀ

1.6.3 C ..................................................................44

OMMERCIO EFFETTIVO E COMMERCIO POTENZIALE

CAPITOLO II - UN’APPLICAZIONE AL MERCATO UNICO PANEUROPEO

2.1 L’APPLICABILITÀ DELL’APPROCCIO GRAVITAZIONALE AL CONTESTO EUROPEO .... 48

2.2 LA “COERENZA” DELL’”IPOTESI OCCIDENTALE” CON I DATI OSSERVATI ............... 53

2.3 STIMA DEL MODELLO DI GRAVITÀ PER IL MERCATO EUROPEO ............................. 56

2.4 CONSIDERAZIONI FINALI........................................................................................ 69

2

CAPITOLO I

FONDAMENTI TEORICI DELL’APPROCCIO DI GRAVITA’

1.1 INTRODUZIONE

La teoria tradizionale del commercio, applicando una relazione a rendimenti di

scala costanti fra la quantità prodotta e l'impiego dei fattori della produzione, e

proponendo contemporaneamente un insieme di ipotesi molto restrittive sulla

domanda, sull’offerta e sullo scambio , conduce alla formulazione di teoremi che

1

spiegano il commercio internazionale sulla base delle differenze nelle dotazioni

fattoriali dei paesi, nonché la tendenza all’uguaglianza dei saggi di remunerazione dei

fattori della produzione. Tale teoria, associata tradizionalmente ai nomi di Viner (1950)

Heckscher (1919) ed Ohlin (1933), ma formalizzata principalmente da Samuelson

(1948, 1949) e Jones (1956), rimane tuttavia strettamente legata al paradigma

walrasiano di concorrenza perfetta e rendimenti di scala costanti. Come nota Johnson

(1970), sebbene fondata su di un apparato concettuale estremamente elegante, la

teoria tradizionale rischia di rivelarsi un puro esercizio matematico, strettamente

legato alle ipotesi di base.

MacDougall, Kravis e particolarmente Leontief (1954, 1956) con il suo noto

"paradosso", hanno infatti incontrato difficoltà a verificare nell'industria

2

manifatturiera la validità dell'ipotesi in base alla quale i vantaggi comparati sono legati

alle differenze fra paesi nelle proporzioni relative dei fattori.

La realtà attuale degli scambi internazionali sembra caratterizzata, più che da

grandi differenze fattoriali fra i paesi partner, dalla quotidiana interazione fra gruppi

economici in competizione fra loro - che si differenziano in termini di superiorità

tecnologica; management; tecniche di marketing; investimenti in capitale umano –

mentre persistono rilevanti differenze nella remunerazione dei fattori (in particolare dei

Il noto modello Heckscher-Ohlin-Lerner-Samjuelson poggia su di un “set” di ipotesi molto restrittive che possono essere distinte in

1

ipotesi relative all’offerta (funzioni di produzione, identiche fra paesi, lineari ed omogenee di primo grado; non reversibilità delle intensità

fattoriali; concorrenza perfetta; dotazione dei fattori data); alla domanda (identità internazionale delle preferenze dei consumatori;

funzioni di domanda derivate da curve di indifferenza collettiva); allo scambio (immobilità internazionale dei fattori della produzione e

perfetta mobilità interna; specializzazione incompleta; assenza di costi di trasporto e di altri ostacoli al commercio; nessuna variazione nei

tassi di cambio). Per un approfondimento sul modello, si rimanda a E.F. Heckscher (1919); B. Ohlin (1933), P. Samuelson (1948, 1949)e

Jones R. W., Neary P. (1984).

Il noto “paradosso di Leontief” rappresenta l’analisi empirica più importante contro la teoria della proporzione dei fattori (Leontief,

2

1954; 1956). Tale “paradosso" trae origine dal fatto che egli dimostrò, attraverso l'impiego della tavola input-output per le importazioni e

le esportazioni statunitensi del 1947, che gli USA, contrariamente a quanto si sarebbe potuto supporre in base alla teoria della scarsità

fattoriale di Heckscher-Ohlin, risultavano essere un paese esportatore di prodotti ad alta intensità di lavoro ed importatore di prodotti ad

alta intensità di capitale. Per le differenti spiegazioni addotte si veda Umberto Triulzi (1994). 3

salari) e si diffonde il commercio di natura intrasettoriale. La rilevanza empirica del

3

fenomeno del commercio intrasettoriale rappresenta una delle ragioni chiave

dell’enfasi recentemente attribuita alla concorrenza imperfetta nell’ambito della teoria

del commercio internazionale. La maggior parte del commercio mondiale, relativo allo

scambio di prodotti industriali, sembra, infatti, generalmente caratterizzato da un

numero limitato di competitor che, lungi dall’operare come price taker, valutano

attentamente le interdipendenze delle loro azioni reciproche.

L’inadeguatezza della teoria tradizionale nel fornire una spiegazione del

commercio internazionale più coerente con la realtà attuale dei flussi commerciali,

nonché a determinare il ruolo di fattori rilevanti, come il progresso tecnologico; le

economie di scala e di agglomerazione; le asimmetrie informative, ecc. ha stimolato,

negli ultimi anni, la ricerca di formulazioni teoriche alternative.

In particolare, alcuni noti economisti, tra i quali Dixit, Helpman, Krugman e

Norman, hanno tentato di superare quello che rimane il limite principale della teoria

tradizionale, ossia l’incapacità di spiegare perché paesi simili, per reddito, tecnologia e

dotazioni fattoriali tendono a dare vita ad un intenso commercio bilaterale.

Parallelamente, altri autori (Gandolfo 2003) hanno invece tentato di dimostrare come

in determinate circostanze la teoria tradizionale sia perfettamente in grado di spiegare

anche il commercio di beni appartenenti allo stesso settore produttivo. Ciò avviene, ad

esempio, nel caso di costi di trasporto proporzionati alla distanza; di commercio

periodico; di commercio di riesportazione o allorquando si è in presenza di mutevoli

4

condizioni della domanda o di distorsioni al commercio provocate dall’intervento

statale. In tutti questi casi, il commercio internazionale fra paesi simili sarebbe

5

compatibile con l’ipotesi tradizionale della dotazione relativa dei fattori.

La straordinaria rilevanza empirica del commercio internazionale fra paesi

simili rende, tuttavia, tale tema di fondamentale importanza teorica, anche al di là

delle ipotesi giudicate compatibili con la teoria tradizionale. Il presente lavoro si

propone, pertanto, il compito di rendere conto dell’evoluzione sperimentata negli ultimi

anni dalla teoria del commercio internazionale, sottolineando il particolare ruolo che il

Con il termine commercio intrasettoriale, o commercio orizzontale, si definisce la simultanea esportazione ed importazione di beni

3

provenienti dallo stesso settore. Tra i primi ad occuparsi della questione Grubel e Lloyd (1975)

Per quanto riguarda il commercio periodico, trattasi del commercio legato a fattori stagionali di paesi che si trovano in due differenti

4

emisferi; per quanto concerne il commercio di riesportazione, trattasi di importazione ed esportazione degli stessi beni dopo mero

immagazzinamento e/o semplici manipolazioni.

Ad esempio, nel caso della costituzione di zone di libero scambio fra due paesi, un paese terzo potrebbe trovare conveniente esportare

5

in uno dei due per poi beneficiare della libera circolazione interna per rifornire i consumatori dell’altro. In questo modo, il primo paese si

troverebbe ad essere importatore ed esportatore del medesimo bene. 4

commercio fra paesi simili ha assunto all’interno dei flussi internazionali attuali, fino a

definire i tratti salienti di un approccio alternativo a quello tradizionale, dotato di

maggiore validità empirica, ma allo stesso tempo di robusti fondamenti teorici:

l’approccio di gravità.

1.2 LA TEORIA DEL COMMERCIO OLTRE L’APPROCCIO TRADIZIONALE

Pur essendo i limiti dell’approccio tradizionale largamente noti agli economisti

internazionali sin dagli anni Sessanta (Leontief, 1954 Linder 1961; Posner 1961;

Vernon, 1966) è solo negli anni Ottanta che, grazie soprattutto al contributo di

Krugman (1987), sono nati modelli teorici “nuovi” fondati su di un apparato analitico

paragonabile a quello della teoria tradizionale. Gli approcci teorici alternativi al

modello Heckscher-Ohlin prendono le mosse dalle seguenti constatazioni empiriche:

- i regimi di mercato non perfettamente concorrenziali rappresentano la norma

anziché l'eccezione;

- buona parte del commercio mondiale si svolge fra paesi caratterizzati da dotazioni

fattoriali simili;

- la differenziazione dei prodotti è assai più frequente della loro omogeneità;

- il commercio intrasettoriale è una componente non trascurabile del commercio

internazionale;

- buona parte dell'espansione del commercio mondiale del dopoguerra non ha

provocato sensibili riallocazioni di risorse o effetti rilevanti in termini di

distribuzione del reddito.

Partendo da tali constatazioni empiriche, gli approcci teorici alternativi a quello

tradizionale legano i vantaggi comparati in determinate produzioni da parte di

determinati paesi allo sfruttamento di elevate e crescenti economie di scala. Krugman

(1981) sottolinea, in particolare, come, grazie al verificarsi di elevate e crescenti

economie di scala nella produzione, ogni paese sia portato a specializzarsi in un

insieme più ristretto di prodotti, rivolgendosi all’estero per garantire una maggiore

varietà di beni disponibili per i consumatori nazionali. Ciò fornisce un incentivo al

commercio internazionale, anche in assenza di differenze nella disponibilità relativa

dei fattori produttivi, favorendo il commercio estero di natura “intrasettoriale”. Tale

forma di commercio internazionale, a differenza del commercio tradizionale o

intersettoriale, non comporterebbe, inoltre, a parere di Krugman, effetti ridistribuitivi

rilevanti, come dimostrato dall’esperienza del commercio intra-CEE durante gli anni

5

Sessanta. In pratica, la possibilità di sperimentare economie di scala nella

6

produzione, accompagnata ad un irriducibile gusto per la varietà da parte dei

consumatori, genererebbe un incentivo al commercio internazionale che si

verificherebbe anche se i paesi partner fossero identici in termini di gusti, tecnologie e

dotazioni fattoriali.

L’adozione di tale nuovo approccio interpretativo al commercio internazionale

comporta, tuttavia, una serie di problematiche nuove rispetto all’approccio

tradizionale. In primo luogo, una maggiore incertezza circa i vantaggi del commercio, a

causa della possibilità che le imprese traggano mero profitto dallo sfruttamento delle

economie di scala, senza ricercare guadagni di efficienza.

In secondo luogo, il rischio dell’instaurarsi di processi di polarizzazione

geografica dei vantaggi. In pratica, il paese che riuscisse ad assicurarsi una quota più

7

elevata di imprese operanti nei settori più dinamici, ove le economie di scala

favoriscono una maggiore competitività strutturale, tenderebbe ad attrarre maggiori

investimenti ed a polarizzare le scelte di localizzazione delle altre imprese (Krugman,

1991; Krugman e Venables, 1990, Fujita, Krugman e Venables, 1999). In casi di

questo genere, i vantaggi dell’integrazione riguarderebbero solo alcuni paesi, lasciando

gli altri esposti al rischio di perdite nette.

In terzo luogo, il rischio che la specializzazione indotta dalle economie di scala,

non essendo predeterminata da sottostanti dotazioni di risorse e tecnologie, possa

essere “acquisita” a spese di altri paesi mediante l’adozione unilaterale di “politiche

strategiche” .

8

In quarto luogo, l’abbandono dell’ipotesi di concorrenza perfetta, tipica

dell’impostazione tradizionale, essendo le imprese più grandi, grazie alle economie di

scala, in grado di sfruttare una posizione dominante sul mercato.

L’ipotesi di concorrenza imperfetta, e con essa la difficoltà oggettiva di

rappresentare adeguatamente i nuovi approcci teorici in modelli logico-matematici in

qualche modo paragonabili a quelli della teoria tradizionale, ha costituito per lungo

tempo il limite principale alla diffusione su larga scala dei nuovi modelli di commercio,

In quegli anni, infatti, nonostante il tasso di crescita del commercio intraCEE fosse doppio rispetto a quello del commercio mondiale,

6

non si realizzarono significative ristrutturazioni delle attività produttive europee o rilevanti conseguenze politico-sociali. I vari gruppi

industriali europei trassero un generale vantaggio dall'aumento di efficienza connesso alla maggiore integrazione dell’'industria europea,

dimostrando in tal modo come l’integrazione commerciale fra paesi con una simile specializzazione produttiva tenda a sperimentare costi

di aggiustamento inferiori rispetto ad un’unione tra paesi che si specializzano nella produzione di beni appartenenti a settori differenti.

Krugman (1991), Krugman e Venables (1990)

7 Queste si sostanziano in un’ampia varietà di azioni che vanno dall’uso preferenziale delle commesse pubbliche, agli aiuti e sussidi

8

concessi alle imprese, al finanziamento pubblico delle attività di R&S realizzate dalle imprese private, fino all’introduzione di barriere non

tariffarie che si configurano come vere e proprie pratiche discriminatorie nei confronti di prodotti importati. 6

anche a livello accademico. Solo grazie all’applicazione di modelli di teoria

dell'organizzazione industriale, capaci di superare la dicotomia tradizionale fra

concorrenza perfetta e monopolio, si è riusciti nel corso degli anni Ottanta a

formalizzare efficacemente ipotesi di mercato intermedie e le relative implicazioni in

termini di commercio internazionale. Nell’ambito di tali modelli vanno certamente

ricordati: l'approccio marshalliano o approccio dell'economia esterna; l’oligopolio alla

Cournot o alla Bertrand e, soprattutto, l'approccio alla Chamberlin o della concorrenza

monopolistica.

L’approccio marshalliano è fra i tre quello più vicino, da un punto di vista

metodologico, al regime di concorrenza perfetta. Nell’ambito di tale approccio, infatti,

le economie di scala rimangono totalmente esterne all’impresa, determinando

rendimenti crescenti esclusivamente a livello di settore. L’approccio alla Cournot è,

9

invece, l’unico dei tre a considerare esplicitamente l’esistenza di profitti monopolistici

10

ed è generalmente utilizzato per analizzare il commercio intrasettoriale fra beni

omogenei. Esso, a differenza degli altri, non considera l’imperfezione del mercato come

una conseguenza delle economie di scala, ma come una causa autonoma del

commercio. Secondo tale approccio, è proprio l’incentivo delle imprese oligopolistiche a

realizzare azioni di dumping reciproco sui mercati internazionali, frutto della differenza

tra il mark up internazionale e quello sul mercato interno, a generare i flussi

internazionali di commercio.

L’approccio alla Chamberlin o della concorrenza monopolistica considera,

invece, il caso della competizione fra imprese simili che producono beni differenziati

orizzontalmente, o comunque beni in possesso di caratteristiche, reali o presunte,

11

tali da farli ritenere diversi da quelli prodotti dalle altre imprese operanti nel settore.

12

Nel Duopolio alla Cournot il mercato è costituito da due aziende che producono un bene identico. Il loro comportamento tipico è,

9

secondo Cournot, il seguente: ciascuno cerca di massimizzare il proprio prof

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Montalbano Pierluigi.
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