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Riassunto esame Modelli e strategie dell'intervento, prof. Castelfranchi, libro consigliato Il famigliare, Scabini, Cigoli

Riassuntiper l'esame di Modelli e strategie dell'intervento psicologico sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il famigliare, Scabini, Cigoli. sui seguenti argomenti: forme familiari e identità famigliare, patto coniugale, transizione alla genitorialità e i suoi legami... Vedi di più

Esame di Modelli e strategie dell’intervento psicologico sociale docente Prof. C. Castelfranchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

sono cresciuti a trasferire la carica generativa in progettualità sociale. Il senso del legame tra le

generazioni appreso in famiglia può diventare cura responsabile del futuro della società; al contrario

rapporti distorti tra le generazioni familiari producono anche a livello sociale un processo

degenerativo.

Come già detto all’interno della famiglia c’è un carattere simbolico e cioè una struttura latente che

connette tra loro gli aspetti basilari delle relazioni familiari. Esso è formato dalle qualità relazionali

della famiglia sia sul versante affettivo,sia su quello etico. Il polo affettivo è rappresentato da

fiducia e speranza (il loro opposto che minaccia le relazioni sono sfiducia e disperazione),mentre

quello etico da giustizia e lealtà (in negativo ingiustizia e slealtà).

Lo scambio simbolico familiare può essere letto in termini utilitaristici (cioè basato sul calcolo dei

costi-benefici e sulla reciprocità a breve termine) o in termini etici (cioè motivato dalla giustizia e

dalla necessità di prendersi cura dell’altro in un contesto di reciprocità a lungo termine),ma esso in

realtà ha alla sua origine un atto gratuito: un dono.

Il dono è inteso come atto fiduciario che è all’origine di un nuovo legame e che crea un’apertura di

credito che se ricambiata dà luogo alla relazione sociale. Esso è una caratteristica del legame

incondizionato perciò la fiducia è un elemento costitutivo dello scambio. Il dono presuppone la

presenza di un debito che però non deve essere vissuto come colpa (altrimenti si creano relazioni

insane). Genitori e figli sono accomunati sia dal dono che dal debito perché entrambi hanno

ricevuto la vita e si devono perciò sdebitare. Nel sistema del dono lo scambio è caratterizzato dal

dare,il ricevere e il ricambiare;quest’ultima azione deve essere mossa non dall’obbligo,ma dal

desiderio di donare a propria volta in modo da inserire una componente di libertà nell’obbligo-

debito. E’ fondamentale perciò il processo di identificazione: i genitori devono avere alle loro spalle

fonti donative benefiche e in caso contrario devono essere in grado di perdonare e rilanciare

l’azione positiva nei confronti delle nuove generazioni. La restituzione inoltre non deve avvenire

necessariamente nella vita del singolo,ma può esserci anche nell’arco delle generazioni.

CAPITOLO 2: il patto coniugale.

Il matrimonio costituisce l’atto ufficiale che rende visibile la coppia e che la tutela attribuendole

diritti e doveri;il rito che di solito lo accompagna rende visibile l’importanza che esso ha anche nei

confronti della comunità in quando fa nascere una nuova entità.

Nella società odierna il matrimonio non è più un’unione tra famiglie e viene messa in maggiore

risalto l’autorealizzazione personale. La fiducia infatti è dovuta solo al partner ed è condizionata dal

fatto che permangano l’attrattiva sessuale,la comunanza di interessi e il coinvolgimento affettivo.

L’unione è investita di alte aspettative e perciò è più frequente la rottura. Anche per via di questo il

tasso dei matrimoni si è notevolmente abbassato negli anni e si è invece alzata l’età in cui lo si

contrae. Nonostante questo l’unione matrimoniale rimane una meta altamente desiderabile e forse

proprio questo è alla base dell’innalzamento delle convivenze che possono essere interpretate come

un tentativo di mantenere viva l’unione e allo stesso tempo limitare il coinvolgimento istituzionale.

Spesso questa condizione porta al matrimonio soprattutto se sopraggiungono dei figli;in tal caso è il

figlio ad essere alla base del legame e i suoi bisogni prevalgono su quelli della coppia.

Il matrimonio si fonda su un patto dichiarato e su uno segreto. Il primo è quello espresso (spesso

nella formula matrimoniale) e comporta l’assunzione di chiari obblighi e diritti anche nei confronti

di terzi. Il secondo è l’intreccio inconsapevole,su base affettiva,della scelta reciproca e porta con sé

desideri,aspettative e bisogni che i due soggetti si aspettano all’interno del legame,ma che non sono

espressi in forma chiara dall’uno e dall’altro.

Il patto dichiarato può essere:

-formale il patto è portato avanti solo nel sociale e i partner si rapportano esclusivamente su base

contrattuale;

-assunto quando è voluto e interiorizzato da un punto di vista cognitivo e affettivo e quindi i

partner si attivano concretamente nella sua realizzazione;

quando

-fragile il progetto ha poca consistenza e la scelta reciproca è povera di impegno.

Il patto segreto può essere:

se è effettivamente possibile portarlo avanti e se è flessibile nel senso che può essere

-praticabile

modificato e riadattato in situazioni di transizione che spesso lo richiedono;

-impraticabile quando i bisogno dei due partner vengono sistematicamente disattesi (ciò è tipico

della relazione perversa dove i due soggetti tentano in ogni modo di prevaricare l’uno sull’altro);

-rigido quando i bisogni vengono soddisfatti,ma non è possibile rilanciare il patto nel caso essi

cambino.

Deve essere perciò costruito un patto coniugale che attui e mantenga viva la confluenza tra patto

segreto e patto dichiarato.

La meta ideale è un tipo di intesa di coppia che si appoggia e alimenta l’unicità e l’irripetibilità della

persona amata,accettata nei suoi limiti e desiderata nelle sue caratteristiche.

In caso questo non venga fatto possono essere individuate diverse aree disfunzionali (anti-patto):

-discordia il patto dichiarato è assunto come rigido distributore di ruoli e status e facilmente

anche quello segreto è impraticabile,in questi casi la coppia si relazione attraverso la logica di

persecutore-vittima e odia il legame anche se lo insegue;

-crollo del patto nonostante ci sia stato uno scambio,la coppia non riesce ad andare avanti e si

intraprende o la via del mantenimento delle apparenze (separati in casa) o quella della rottura del

patto in cui viene attribuita tutta la colpa del fallimento della relazione al richiedente di tale

soluzione;

-deprezzamento il patto è svilito e viene messa in primo piano l’emozione individuale,la coppia

parte già con l’idea che il patto potrebbe essere disatteso e marginalizza l’impegno (è il caso delle

persone che temono i legami);

-povertà del patto la coppia si è unita sulla base del comune dolore ricercando solo un sostegno e

quindi non riesce sostenersi reciprocamente perché la sofferenza individuale viene in primo piano;

-pericolo grave la coppia può temere la rottura,ma essendo impossibile rilanciare il patto sceglie

di vivere nella mistificazione del patto,o la coppia vive una profonda insoddisfazione perché non

riesce ad andare oltre alla commiserazione e c’è solo un appoggio reciproco.

La costruzione del patto coniugale si concretizza in specifici compiti di sviluppo che la coppia deve

assolvere:

-in quanto coniugi i partner devono costruire l’identità di coppia;

-in quanto figli devono differenziarsi e distinguersi dalle famiglie di origine attuando

contemporaneamente un nuovo tipo di legame con esse;

-permanentemente ci deve essere il rilancio della coniugalità nelle transizioni della vita.

Gli studiosi cercano di tradurre l’aspetto affettivo e quello di vincolo reciproco del patto coniugale

attraverso qualità e stabilità della relazione.

La qualità è un indicatore del benessere/malessere della coppia (polo affettivo),mentre la stabilità è

la tenuta nel tempo (polo etico).

I fattori della qualità e della stabilità possono essere divisi in cognitivo-affettivi,interattivi ed etici.

Riguardano i fattori cognitivo-affettivi:

le attribuzioni dei coniugi nei confronti degli accadimenti del matrimonio possono

-attribuzioni

condizionare il futuro dello stesso,infatti in caso di insoddisfazione ci possono essere attribuzioni

negative di colpa all’altro partner che paradossalmente tendono ad aggravare la situazione perché

mettono in ombra gli aspetti positivi;

-credenze e aspettative le sorti del matrimonio sembrano legate anche alla comunanza di

aspettative in relazione ai ruoli che si andranno ad esercitare tra moglie e marito,le coppie le cui

aspettative sono diverse infatti andranno spesso incontro a una brusca disillusione;

-stile di attaccamento i soggetti con stile di attaccamento sicuro sperimentano l’intimità senza

paura dell’abbandono,quelli con stile di attaccamento evitante provano disagio e ansia nei confronti

dell’intimità,quelli con stile di attaccamento ansioso-ambivalente si interrogano sulla veridicità

dell’amore del partner e chiedono continue prove e sono meno propensi a fornire cure perché si

pongono al centro del mondo;

-intimità ha un ruolo protettivo sia per la stabilità che per la qualità della relazione e si esprime

nella consapevolezza affettiva,cognitiva,fisica,nella capacità di comunicare,nella

fiducia,nell’espressione dei sentimenti e anche nella possibilità di arrecare dolore.

I fattori interattivi sono:

-comunicazione è la capacità di rivelare se stessi all’altro e di riconoscere i reciproci punti di

vista e le reciproche emozioni;

le strategie di relazione centrate sull’evitamento sistematico o sul conflitto perpetuo

-conflitto

producono dolore difficilmente gestibili,ma il conflitto può anche svolgere una funzione positiva se

gestito in modo costruttivo.

Fanno parte dei fattori etici:

-commitment è la dimensione etica dell’impegno e della dedizione al rapporto e quindi

presuppone che i partner si impegnino sia verso il matrimonio che verso l’altro;

-supporto è l’impegno e il sostegno che i coniugi danno e ricevono,esso è più importante per la

moglie probabilmente perché è l’agente privilegiato della cura e quindi sente di più la necessità di

venire sostenuta e supportata nella sua funzione.

Durante i primi momenti di costruzione della coppia coniugale i familiari e gli amici intimi vengono

inglobati in una rete di conoscenze comune che legittima l’unione anche al di fuori dei due

soggetti.Nei primi momenti di vita matrimoniale invece la coppia si allontana gradualmente da loro

per dar vita all’identità di coppia e definire i confini rispetto alle altre relazioni. Sono segni di

pericolo l’eccessivo coinvolgimento con paranti amici e l’isolamento.

Il rapporto tra la donna e la sua famiglia di origine si ritrova in primo piano,infatti le considerazioni

dei familiari della moglie sul matrimonio si ripercuotono spesso sulla valutazione della qualità

dell’unione. Inoltre la mancanza di indipendenza da parte del marito o una sua eccessiva

indipendenza possono essere associate a un minor adattamento di entrambi i partner.

E’importantissimo l’accoglimento incrociato e cioè come viene accolto il soggetto nella famiglia

d’origine dell’altro. In genere è una delle due linee di discendenza a prendere il dominio (nel

passato quella dell’uomo,oggi sembrerebbe quella della donna).

Nel patto c’è quindi un logos (credere,attribuire),un agon (gestire il conflitto),un pathos (sentire e

provare) e un ethos (rispondere dell’impegno).

CAPITOLO 3: la transizione alla genitorialità e i suoi legami intergenerazionali.

La transizione alla genitorialità si è molto modificata nel corso degli anni. Avere dei figli è

diventato un evento sempre più raro,si diventa genitori a un età maggiore,spesso ciò avviene al di

fuori del matrimonio ed è un evento sempre più scelto. Nelle società passate quindi l’ostacolo da

superare era l’accettazione del rischio,oggi è l’apertura ad esso. Tutto questo comporta che spesso i

giovani sono investiti di enormi aspettative e considerati come una realizzazione dei genitori;si

verrà a creare perciò un rapporto da cui sarà più difficile staccarsi.

Sono mutate anche le attese della coppia rispetto al ruolo genitoriale. In passato i ruoli erano ben

definiti,oggi le donne non sono disposte a rinunciare ai loro spazi (soprattutto in ambito lavorativo)

in funzione del ruolo di madri e chiedono una maggiore partecipazione dei mariti che sembrano

apprezzare tale cambiamento e che perciò assumono con più impegno il ruolo di padre. L’uomo

instaura con il figlio un rapporto più profondo ed è più presente soprattutto nelle sue prime fasi di

vita;in realtà bisogna essere cauti nel pensare all’avvento di una nuova figura paterna più positiva

delle passate perché il ruolo dell’uomo è legato a fattori di storia pregressa della coppia,di

soddisfazione coniugale e a specifiche condizioni socio-strutturali.

Diventare genitori sembra essere nella società odierna il rito di passaggio all’età adulta ed è

preceduto da microritualità (menarca,conclusione degli studi,ricerca del lavoro).

Il compito di questa transizione sembra essere quello di instaurare un patto genitoriale condiviso

che sia però connesso e distinto allo stesso tempo da quello coniugale.

La coppia per realizzare la cura responsabile deve prima di tutto passare da una dimensione

puramente affettiva a una regolazione equilibrata delle modalità di relazione e poi passare da una

concezione del figlio come “proprietà” a una come nuova generazione.

I genitori devono essere in grado di fornire al figlio la compresenza di aspetti protettivi e ematici

(tipici del codice materno) e di ordine e giustizia (tipici di quello paterno).

Secondo Cigoli le dinamiche fondamentali delle relazioni generanti-generati ruotano attorno

all’onnipotenza e all’impotenza.

I genitori attribuiscono al figlio una sorta di onnipotenza che permette ad esso di sviluppare

sicurezza di ricevere il bene;quella attribuita dal figlio ai genitori permette a loro e alle generazioni

precedenti di investire nel futuro e sperare nel bene;quella vissuta dai genitori dà loro la sensazione

di essere creatori che modellano l’opera perfetta;infine quella vissuta dal bambino gli permette di

sentire che ha ascendente e rilievo su chi lo circonda.

L’impotenza attribuita al bambino da parte dei genitori invece permette loro di coglierne il bisogno

e la dipendenza;quella attribuita dal figlio ai genitori gli permette di cogliere che anche loro hanno

dubbi e limiti.

I compiti di sviluppo legati a questa transizione sono:

i partner devono accettare il salto generazionale,condividere la cura sul piano

-in quanto genitori

e costruire e definire lo stile di parenting,cioè il tipo di condotta e di impegno che la coppia di

genitori intende,più o meno consapevolmente,tenere nella relazione con il figlio.

-in quanto coniugi i partner devono essere in grado di attuare una legittimazione reciproca

(riconoscere e sostenere il ruolo genitoriale del coniuge) e di integrare la dimensione genitoriale

nella relazione;

-in quanto figli i partner devono differenziarsi dalla famiglia di origine per continuare la storia

familiare (le due generazioni adulte,cioè nonni e genitori, stabiliscono un rapporto maggiormente

paritario) e condividere l’esperienza della genitorialità.

In relazione ai fattori di rischio e di protezione tipici di questa transizione,Scabini e Cigoli hanno

individuato una tipologia di coppie genitoriali:

non viene attribuito al legame con le famiglie d’origine niente di positivo e anzi i

-compensatoria

partner prendono le distanze da esse affidando al figlio il compito di riscattare e dare nuovo

significato alla storia familiare e per questo c’è iperprotezione nei suoi confronti;

-trascurante i partner non attribuiscono nulla di buono alla relazione con le famiglie di origine e

non riescono a far fronte al loro compito,ripropongono così al figlio il male vissuto;

-delegante à i partner non si distinguono con la famiglia di origine e mantengono con essa dei

legami strettissimi tanto da delegarvi i compiti di cura del figlio o da ripetere in modo automatico

gli stili educativi appresi;

-a debole generatività i partner non mettono in atto una distinzione dalla famiglia di origine,ma

si spostano sull’asse dell’iperprotezione (evitare al figlio frustrazioni,dargli il meglio,ma sul piano

dei beni materiali).

La coppia che riesce ad assolvere il compito della transizione è quella che regola in modo dinamico

i rapporti con le famiglie di origine ed esercita nel rapporto con il figlio le qualità tipiche della

matrice simbolica della famiglia;il figlio è visto nella sua individualità e nelle sue connessioni con

le generazioni precedenti.

CAPITOLO 4: il distacco dei figli.

Nella nostra società assistiamo a un ingresso sempre più precoce nell’adolescenza,a un

prolungamento di questa e alla nascita di una fase definita del giovane-adulto.

Galland ha identificato 3 modelli di transizione all’età adulta dei giovani europei:

- c’è una lunga coresidenza dei figli con i genitori che abbandonano la casa quasi esclusivamente a

causa del matrimonio ( soprattutto in Italia,Spagna e Grecia);

- intercorre un lungo periodo tra l’uscita dalla famiglia d’origine e la formazione di una famiglia

propria (soprattutto in Europa del nord e Francia);

- il distacco dalla famiglia d’origine e la costituzione della famiglia hanno luogo piuttosto presto,ma

la decisione di avere figli è posticipata (soprattutto in Gran Bretagna).

Oggi la transizione all’età adulta si è molto modificata in confronto al passato : i riti di passaggio

hanno perso di significato e i giovani hanno la possibilità di sperimentare e nel caso ritornare alla

situazione precedente (come è il caso degli studenti fuori sede che una volta conclusi gli studi

ritornano a vivere con i genitori o della convivenza fallita).

Nella società odierna la transizione assume quindi i caratteri della gradualità perché si passa da una

fase di totale marginalità sociale (adolescenza),a una di marginalità parziale (giovane-adulto),fino a

una di pieno riconoscimento sociale (età adulta). Soprattutto l’inserimento dei giovani nel mondo

del lavoro è caratterizzato da insicurezza e difficoltà sia per la carenza di posti,sia per le alte

aspettative (in quanto ci sono sempre più laureati che non si accontentano di un lavoro modesto).

Inoltre i giovani desiderano avere tempo per sperimentare e così acquista centralità la famiglia

d’origine che rappresenta il nucleo di vita per molto più tempo che in passato. La transizione

diventa un lavoro congiunto di genitori e figli e si crea una forma familiare che potrebbe essere

chiamata “famiglia lunga del giovane-adulto”. La possibilità della realizzazione di questa istituzione

è data anche da fattori quali il prolungamento dell’iter scolastico,dall’alto tasso di disoccupazione e

dall’aumento della capacità economica della famiglia di supportare una convivenza con un quasi-

adulto non produttivo. Si crea una specie di “reciproco vantaggio relazionale” perché da una parte i

figli si creano una zona autonoma all’interno della famiglia e possono esercitare la loro

indipendenza,ma dall’altra contano sul loro appoggio;mentre i genitori apprezzano questa

condizione perché vedono nei figli ciò che avrebbero voluto essere e si illudono di essere i genitori

che avrebbero voluto avere. I giovani godono quindi di notevole libertà,di ampi margini di

negoziazione e sperimentano un clima supportivo e aconflittuale che fa innalzare i timori nei

confronti della transizione. Questa condizione ha il rischio di creare stallo intergenerazionale anche

se risponde a molti problemi sociali. I genitori devono perciò preparare il figlio alla transizione

attraverso la cura responsabile che si traduce in un atteggiamento di protezione flessibile (capace di

rispettare l’autonomia del figlio e allo stesso tempo di cogliere i suoi aspetti di dipendenza) e in una

funzione di orientamento personalizzato (in cui i genitori individuano i criteri che possono aiutare

l’adolescente a compiere le proprie scelte e lo aiutano ad applicarli alla propria situazione

personale).

Ciò aiuta a spingere il figlio in età adulta verso una piena consapevolezza dei suoi compiti nei

confronti delle generazioni precedenti e di quelle future.

L’obbiettivo della transizione è quello della piena responsabilità adulta che presuppone un impegno

lavorativo stabile e la costruzione di una famiglia propria. Attraverso il distacco-separazione nasce

l’autonomia intesa come la capacità di distinguere l’altro da sé,di mettersi nei suoi panni,ma anche

di riflettere e rispondere di sé.

Più la famiglia è in grado di attuare il processo di differenziazione senza un eccessivo distacco o

vicinanza,più sarà facile far fronte alla transizione. In particolare si tratta di un processo di

distinzione di coppia che avviene tra i vecchi genitori e la nuova unione costituita dal figlio e dal

suo compagno e che porti alla costituzione di un’identità di coppia distinta.

Nella transizione c’è una doppia componente,da una parte la tristezza per il distacco e dall’altra la

speranza-fiducia in ciò che si sta venendo a creare. Secondo Stierlin i genitori possono o negare

l’evento,o accoglierlo in modo troppo entusiasta,ma la giusta misura consiste nel manifestare la

tristezza per il distacco unita alla convinzione di essere in grado di superare il vuoto che esso

comporta.

Gli obbiettivi della transizione per la coppia di mezza età sono:

il reinvestimento nella relazione di coppia (perché si è in parte liberi

-in quanto coniugi

dall’onere delle cure verso il figlio) che deve trovare un nuovo equilibrio perché dotata di nuovi

spazi e tempi e che deve aprirsi verso l’esterno riallacciando in maniera più forte i rapporti amicali

o riprendendo la coltivazione di vecchi interessi o di nuovi;

-in quanto figli accettare l’invecchiamento da parte dei propri genitori e l’assunzione della loro

cura in caso di malattia;

-nei confronti dell’esterno passare da una generatività parentale a una generatività sociale che si

esprime nella funzione di mentore che può essere esercitata creando,rinnovando e conservando il

sistema simbolico della cultura di appartenenza e trasmettendo alla generazione successiva (in

pratica collaborare con le associazioni per e dei giovani,assumersi responsabilità politiche,attività di

volontariato ecc.).

I fattori che possono promuovere o indebolire la transizione sono:

un contesto comunicativo aperto offre al giovane la possibilità di apprendere

-comunicazione

appropriate abilità sociali che lo renderanno in grado di affrontare le molteplici relazioni

interpersonali in cui sarà coinvolto e di trovare adeguate strategie di problem solving;

maggiore esso è e minore è la possibilità dell’insorgere di situazioni di rischio o

-supporto

devianti in quanto c’è affidabilità del legame;

-controllo l’ipercontrollo è proprio delle famiglie dove i membri non sono riconosciuti in modo

certo nel loro ruolo,l’ipocontrollo è proprio delle famiglie non capaci di mettere in atto le risorse,la

buona strategia è un controllo induttivo che è associato a maggiore identificazione con i genitori e a

una migliore internalizzazione di valori e competenze sociali;

-modalità di presa di decisione è molto importante perché le decisione prese interessano

entrambe le generazioni (riguardano di solito la carriera e la futura coppia) ed è fondamentale

perciò che i figli avvertano la possibilità di esprimersi in autonomia e contemporaneamente di

chiedere aiuto a madri e padri;

-stili parentali nei casi estremi (stili coercitivi) i giovani si identificano con ideali esterni e sono

più esposti ai rischi,invece uno stile induttivo (democratico) provoca maggior,autostima e maggiori

possibilità di formulazione di progetti futuri che soddisfino entrambe le generazioni ;

-conflitto tra due generazioni con una buona vicinanza emotiva provoca sviluppo dell’identità e

adeguate abilità relazionali;

-coesione un buon livello provoca più apertura a legami esterni perché si vede il rapporto con i

genitori caratterizzato sia da autonomia che da vicinanza emotiva.

Il padre gioca un punto focale nella relazione anche se di solito le famiglie della società odierna

sono matrifocali. Il suo intervento ha effetti sull’adattamento in quanto offre sicurezza e supporto ai

figli,mostra un modello di relazioni familiari a cui i giovani possono ispirarsi e offre supporto alla

moglie.

CAPITOLO 5: affrontare l’ultima transizione.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassuntiper l'esame di Modelli e strategie dell'intervento psicologico sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il famigliare, Scabini, Cigoli. sui seguenti argomenti: forme familiari e identità famigliare, patto coniugale, transizione alla genitorialità e i suoi legami intergenerazionali, distacco dei figli, ultima transizione, gestione frattura del patto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Discipline Psicosociali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli e strategie dell’intervento psicologico sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Uninettuno - Uninettuno o del prof Castelfranchi Cristiano.

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