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Modelli e strumenti di prevenzione del disagio in adolescenza

Pozzoli Tiziana

Il programma

Il corso prevede due percorsi:

◼ Non frequentanti

o Ivana Matteucci (2014). Comunicare la salute e promuovere il benessere. Franco

Angeli. Solo prima parte

o Elena Cattelino (2012), Rischi in adolescenza. Carocci. Solo cap. 1,3,4,5,6,8

o (Slides/video su moodle come supporto)

◼ →

Frequentanti Il programma consiste in quanto viene fatto a lezione (sia essa online o in

presenza). Solo per chi frequenta:

o Appello a fine corso

Programma valido fino all’appello autunnale (compreso)

o →

Possibilità di svolgere l’esercitazione (1 punto in più all’esame)

o vedi

successivamente

In questo corso si tratteranno i seguenti argomenti:

◼ Modelli di prevenzione del disagio e promozione della salute

◼ Comunicare la salute: teorie e tecniche

◼ Tecniche e strumenti nell’ambito della prevenzione/promozione della salute in

(pre)adolescenza.

◼ Elementi di progettazione di interventi rivolti a (pre)adolescenti (ESERCITAZIONE)

Sono richiesti i seguenti prerequisiti:

◼ Conoscenze di base sul periodo (pre)adolescenziale

◼ →

Capacità di comprendere testi scientifici in lingua inglese vedi Palmonari A. (2011).

Psicologia dell’adolescenza.

→ Conoscenze teoriche e pratiche per l’attuazione di interventi

Conoscenze e abilità da acquisire

rivolti a (pre)adolescenti, mirati alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere.

Sarà un corso che parlerà di prevenzione e di promozione del benessere in adolescenza, non tanto

tanto teorico quindi.

Chiede inoltre un’elaborazione dei contenuti piuttosto che uno studio mnemonico.

Sono previsti due incontri con esperti del settore:

◼ 22-23 Aprile: dott.ssa Valentina Mossa _STORYTELLING

◼ 6 Maggio: dott.ssa Claudia Marino_CYBER-SCUOLA Francesco Aveta © - 1

Esame: modalità e valutazione

Esame scritto (1 ora e mezza) con 3 domande aperte

Risposte valutate in base a:

◼ completezza e correttezza dei contenuti

◼ chiarezza espositiva

◼ coerenza nell’argomentazione

◼ appropriatezza terminologica l’elaborazione personale

Verrà valorizzata la capacità critica e dei contenuti proposti.

Esercitazione

L’esercitazione non è obbligatoria eccezionalmente per quest’anno. Tuttavia, è molto consigliata in

quanto presenta elementi di progettazione, e all’esame di stato è proprio chiesto di redigere un

progetto su un argomento specifico.

Il prodotto finale è il seguente:

◼ Presentazione di 10 slides (in aula o in video)

◼ Contenuto: progetto richiesto da una scuola/comune per un intervento su un argomento

specifico

o PROBLEMA-OBIETTIVO (~2 slides)

o ORGANIZZAZIONE DEGLI INCONTRI (~5)

o VALUTAZIONE (~1)

o PERSONALE E BUDGET (~1) →

I gruppi saranno di 4-5 persone, e la scadenza è il 26 marzo comunicare via mail:

◼ nome-cognome e numero matricola dei membri

◼ Portavoce del gruppo

◼ NOME del gruppo

◼ →

Argomento del progetto vedi forum, uno dedicato ai contenuti e uno legato alla ricerca di

partner →

La scelta dell’argomento avviene nel seguente modo: pagina moodle del corso argomento: intro

→ →

“?” argomento per l’esercitazione il portavoce del gruppo clicca sull’argomento

al corso

corrispondente

Si finge di partecipare ad un bando. Due sono i committenti, uno il comune che emana un bando su

“adolescenti a rischio: il ruolo della famiglia” dedicato a 5 gruppi di circa 15 genitori.

Gli altri 4 bandi sono emessi dalla scuola e coinvolgono 5 classi, sui temi di:

◼ b. Esperienza scolastica e «rischio»

◼ c. Relazioni coi pari, amicizie e «rischio»

◼ d. Relazioni sentimentali e «rischio»

◼ e. Violenza ambientale in adolescenza Francesco Aveta © - 2

Il progetto comunale

CONSIDERATO che si ritiene opportuno avviare un Corso su “Adolescenti e rischio: il ruolo della

famiglia” per genitori con figli nella fascia d’età “SCEGLIERE l’età” del comune di

EmmePiCiEsse.

Gruppi di genitori: 5

◼ 3 incontri per gruppo di 2 ore ciascuno;

◼ 1 incontro di presentazione a comune/assessori (2 ore);

◼ 1 incontro di presentazione a genitori (2 ore);

◼ 1 incontro di restituzione a comune/assessori e genitori (insieme; 2 ore)

Il progetto scolastico avviare un Corso su “ARGOMENTO” per alunni delle

CONSIDERATO che si rende necessario della scuola “EmmePiCiEsse”.

classi SCEGLIERE GRADO SCOLASTICO

Classi: 5

◼ 3 incontri per classe di 2 ore ciascuno;

◼ 1 incontro di presentazione a docenti (2 ore);

◼ 1 incontro di presentazione ai genitori (2 ore);

◼ 1 incontro di restituzione a docenti e genitori (insieme; 2 ore)

Prodotto finale

Contenuti della presentazione:

◼ Titolo del progetto

Deve essere chiaro e, possibilmente, “intrigante”.

o

◼ Introduzione teorica

o Scientificamente fondata, ma evitare tecnicismi.

o Deve essere comprensibile a non psicologi.

o Deve essere chiaro ai committenti perché da tale introduzione derivano gli obiettivi

in seguito descritti.

◼ Obiettivo generale e obiettivo specifico

Gli obiettivi devono essere legati tra loro da un “filo rosso”

o

◼ Modalità di organizzazione/gestione degli incontri

o Attività, tempi, luoghi, tecniche, materiali necessari allo svolgimento del progetto;

◼ Valutazione

o Quali indicatori verranno usati per valutare se gli obiettivi sono stati raggiunti?

monitorato il progetto in corso d’opera?

o Se pertinente, come verrà

◼ Personale coinvolto e budget economico (esplicitando le voci di spesa) Francesco Aveta © - 3

2a. Fare prevenzione in adolescenza: modelli e teorie

Modello Biopsicosociale

Dal modello biomedico al modello biopsicosociale.

Spesso quando si parla di salute o malattia si parla in termini dicotomici, in termini di

contrapposizione essere sani vs essere malati.

◼ →

Salute = assenza di malattia? Malattia = assenza di salute?

◼ →

Benessere = assenza di malessere? Malessere= assenza di benessere?

In realtà questa non è una distinzione così semplice, in alcuni casi, la distinzione sano-malato può

essere palese, in altri non lo è. Un esempio in ambito biomedico è quello delle malattie genetiche:

esistono degli screening pre-sintomatici, per cui si verifica se quella persona svilupperà tale

malattia. In questa situazione, la persona che svilupperà tale malattia, in quel momento è sana o

malata? nel momento in cui i sintomi non ci sono, la persona sta bene o sta male?

In relazione a questo aspetto, nascono delle posizioni differenti: c’è chi sostiene che la persona è

malata in quanto portatrice di sintomi, e chi sostiene che la persona è sana.

La stessa cosa avviene nel caso della salute mentale. Per esempio, nel caso di una diagnosi da DSM

in cui una persona presenta tutti i criteri richiesti per una determinata diagnosi, cosa succede se

presenta 5 sintomi per 8 mesi anziché 6x5? Oppure 8x3? →

Non è corretto utilizzare questo tipo di dicotomia, né in medicina e né in ambito mentale. ciò che

viene completamente dimenticato dal modello biomedico è la dimensione soggettiva dello stare

bene, ossia ciò che il soggetto percepisce come essere il proprio benessere o il proprio malessere,

ma anche come, in uno stato in cui la maggior parte delle persone definirebbe quell’individuo come

malato, come il soggetto percepisce la malattia e se si percepisce come malato. Ciò non è scontato,

anche nel momento in cui dall’esterno parrebbe evidente che quella persona non sta bene.

Nel modello biomedico si dimentica la dimensione soggettiva del problema, che invece acquista

rilevanza nel modello biopsicosociale.

Modello biomedico

◼ →

Il focus è sulla malattia lo scopo è quello di andare a vedere qual è la causa primaria della

malattia, e andare a estirparla

◼ → non vi è interesse per la soggettività dell’individuo,

Il soggetto malato viene oggettivato

non serve in questo modello.

◼ →

Malattia come deviazione dalla norma di variabili misurabili definibile per esempio in

termini statistici, in termini di evidenze “oggettive”

◼ Trattamento standardizzato

Se si pensa alla storia della psicologia, in particolare ai primi comportamentisti, si cercava di andare

verso questa direzione. si andava alla ricerca di una scientificità ingenua. Francesco Aveta © - 4

Modello biopsicosociale

◼ →

Il focus è sulla salute non più sulla malattia, si ricerca il benessere della persona

◼ La persona è considerata l’elemento centrale

◼ →

Prospettiva della teoria generale dei sistemi si crede che esista un sistema psicologico e

uno sociale che vanno a interagire tra loro, e dove la modifica all’interno di un sistema ha

inevitabilmente riflessi anche negli altri sistemi. il fatto che si abbia un cambiamento a

livello bio, può avere delle conseguenze a livello psicologico e viceversa

◼ L’individuo ha un ruolo nella costruzione della propria salute

Ma quindi che cosa dobbiamo

prevenire? (il corso si chiama modelli di

prevenzione del disagio).

Anche qui si è assistito ad un

cambiamento storico: il passaggio da

comportamenti problematici a

comportamenti a rischio.

➔ Non è solo una questione di

termini, ma di significato.

Quando il focus della prevenzione era sui cambiamenti problematici, venivano intesi come quei

comportamenti che avevano a che fare con la legalità e l’illegalità. Ci si occupava di comportamenti

che, nel momento in cui venivano attuati, avevano una ripercussione sulla società.

Il focus era quindi posto sulla società, le conseguenze che la condotta messa in atto sulla società,

rispetto alle norme sociali.

Successivamente invece, si è iniziato a parlare di comportamenti a rischio includendo anche tutti

quei comportamenti o stati che non avevano riflesso diretto sulla società, ma sull’individuo stesso.

Come per esempio tutti i sintomi o disturbi internalizzanti, ansia, etc. che non rientravano nei

comportamenti problematici.

Conseguentemente, la gamma di comportamenti che vengono presi in considerazione si è andata ad

ampliare.

Quindi, ciò su cui si punta l’attenzione, all’interno di un programma di prevenzione, sono sia i

rischi di tipo esternalizzanti (droga, alcol, comportamenti sessuali a rischio, etc.), ma anche su

quelli di tipo internalizzanti (stati depressivi, ansiosi, disturbi psicosomatici, etc.).

Queste due tipologie di rischio, anche se spesso vengono indagate in modo indipendente l’una

dall’altra, anch’esse interagiscono tra loro. E si è visto che a volte sono concomitanti (comorbilità).

Quando si lavora con le persone, sia in termini di prevenzione che in ambito clinico, è importante

tener presente che si sta lavorando con la complessità.

Il rischio maggiore che si corre è quello di partire da un modello e poi per esempio andare a

focalizzarsi in modo esclusivo sui tratti di personalità, dimenticando il resto. questo è un rischio

che si può correre in generale come psicologi, soprattutto all’interno di programmi di prevenzione.

Francesco Aveta © - 5

Il fatto di tenere in considerazione

quelle che sono le caratteristiche degli

individui, che siano di tipo biologico,

di tipo psicologico, etc. e

contemporaneamente tener presenti

quelle che sono le caratteristiche

dell’ambiente, è importante. Non solo

per avere una prognosi sulle

conseguenze dei comportamenti, ma

anche per comprenderne le origini.

Ciò significa che il possedere un determinato temperamento può cambiare le cose. Ciò ha un ruolo

nel modo in cui si vive e si affronta un determinato ambiente. ciò rimanda ad un concetto molto

importante, ossia che la persona che si trova in uno stato di benessere o di malessere è un soggetto

attivo, che si muove nel mondo e che merita rispetto. questo è facile da dimenticare, e poi cadere

nell’errore di poter cambiare una persona: le persone non cambiano a meno che non scelgano il

cambiamento. →

Esiste uno stereotipo, vivo in particolare con gli adolescenti. considerando che ogni individuo, e

un adolescente in particolare, sono soggetti attivi, sorge la necessità di modelli concettuali e teorici

All’opposto della ricerca, in cui si mira al modello più semplice. Qui invece si

complessi.

rischierebbe, al fronte di una semplificazione, di lasciare da parte delle variabili che potrebbero

rivelarsi fondamentali per la piena comprensione del problema.

Viene ora presentato il seguente modello e analizzato per punti:

◼ Ambiente sociale. Macrosistema. Elementi oggettivi del contesto (status socio-economico,

dimensioni quartiere/città, ecc.).

come ambiente oggettivo, ma per oggettivo non si intende l’ambiente reale

Viene definito

ma le caratteristiche oggettive che possono essere misurate, e potrebbero influenzare gli

aspetti della persona e l’ambiente che la circonda, oltre al significato che attribuisce agli

eventi.

Tali sono elementi difficilmente modificabili, sui quali difficilmente si lavora in ambito

preventivo.

◼ Persona. Come il soggetto costruisce il mondo. Cosa si anticipa? Come si percepisce? Di

quali significati è portatore? Quali sono i suoi interessi e valori?

Le anticipazioni sono molto personali, e possono essere condivise all’interno di un gruppo. I

punti di forza, debolezza. I significati che dà alle sue esperienze e ai suoi comportamenti,

per esempio, un comportamento aggressivo può essere messo in atto per diversissime

Francesco Aveta © - 6

ragioni.

Quando si fa prevenzione con un gruppo, la complessità è quella di lavorare con i significati

di un gruppo, non tanto con i significati dei singoli.

Un intervento di prevenzione, come un intervento clinico (anche non di gruppo) non può

prescindere da quello che è l’interesse per l’altro. Un esempio è il fatto di utilizzare la

letteratura all’interno di un colloquio, con i miti, con le storie, ecc. ma solo se l’altra persona

persona, anche in base all’età.

legge. Si può usare il mezzo che interessa alla

Un progetto deve quindi essere flessibile, perché deve essere adattabile a diversi contesti: un

progetto deve dare la possibilità di poter essere adattato a diversi gruppi in cui si va a

proporlo.

◼ Ambiente percepito. Percezione personale dei diversi contesti (es., supporto percepito da

parte dei genitori o dei pari; il senso di giustizia percepito da parte della scuola, ecc.).

Il focus è su come il soggetto vive il contesto, su come percepisce il contesto. Ciò non

significa che questo sia il dato di realtà, ma è la percezione del soggetto. Le persone si

muovono nel mondo in base alla loro percezione della realtà, e non in base ai dati oggettivi.

Per esempio, se il figlio non percepisce il supporto genitoriale si muoverà nel mondo di

conseguenza, indipendentemente dagli sforzi dei genitori i genitori dovrebbero cambiare

modalità, in modo che i messaggi supportivi possano essere percepiti.

Anche in ambito clinico, è necessario che gli spunti che arrivano dal terapeuta siano

indicativi per la persona. Così che, anche nella prevenzione, si deve lavorare su ciò che il

soggetto percepisce.

◼ Comportamenti. Ciò che la persona fa. Non solo comportamenti a rischio!

Il rischio è quello di concentrarsi su ciò che è maladattativo, dimenticando che la persona fa

anche altro. In questo modo non si scorgono più le risorse. Anche di fronte ad un gruppo in

cui sono presenti comportamenti disadattivi ci si deve chiedere cos’altro fanno, che altre

risorse hanno. si rischia altrimenti di condurre una categoria di persone ad un problema:

le persone non sono il loro comportamento, il loro problema.

Parte 2 B

Fattori di rischio e fattori di protezione

I fattori di rischio e i fattori di protezione

non sono semplici variabili individuali,

ma anche variabili contestuali. Per cui,

sia l’ambiente, nelle sue caratteristiche

oggettive che nelle sue caratteristiche

percettive, sia le variabili individuali,

possono influenzare il comportamento

messo in atto.

Anche qui si deve fare attenzione a non

generalizzare: non tutti i fattori di rischio

e di protezione sono universali. Può esistere un fattore di rischio che, anche se associato ad un

comportamento deviante, grazie a delle caratteristiche individuali o ambientali non ha un effetto

Francesco Aveta © - 7

negativo.

→ →

i fattori di rischio possono variare anche in base all’ambiente in cui vengono studiati. ecco

che, per esempio, se un soggetto vive in un ambiente violento, un fattore di rischio può trasformarsi

in resilienza. un comportamento violento, in un determinato contesto, è una caratteristica di

inclusione, che viene valorizzata.

➔ Cosa fanno (dovrebbero fare) i programmi di prevenzione?

Specialmente in una fase iniziale lo

scopo era quello di identificare i fattori

di rischio e di eliminarli.

collegamento con modello biomedico.

Molti fattori di rischio tuttavia non sono

eliminabili, come per esempio le

caratteristiche del contesto. Per cui si è

iniziato a capire che lavorare così tanto

sui fattori di rischio sarebbe stata una

fatica inutile. decisamente meglio è

lavorare per la promozione dei fattori di protezione.

Se non si può modificare l&rs

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesco3654 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli e strumenti di prevenzione del disagio in adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pozzoli Tiziana.
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