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Le 12 barriere della comunicazione e le loro rispettive implicazioni

Le 12 barriere sono effettivamente dei blocchi della comunicazione nel momento in cui l’altro ci segnala, attraverso il linguaggio verbale e non, che si sta verificando un problema. Infatti, alcune delle modalità comunicative possono essere adatte e produttive, mentre altre sono altamente rischiose e vanno utilizzate in modo strategico. È fondamentale porre attenzione a come le persone reagiscono a queste modalità, perché è importante quello che l’altro percepisce.

Comandare

La prima barriera comunicativa è il comandare; ciò accade quando comunichiamo all’altro cosa deve fare. Il suo punto di vista viene considerato irrilevante; quindi il soggetto che utilizza questa modalità si colloca in una posizione up rispetto all’altro che viene messo in una posizione down. Questa modalità tende a interrompere la conversazione e, in particolare con i preadolescenti e gli adolescenti, si comunica all’interlocutore che non è in grado di decidere per sé, il quale, solitamente, cerca di sovvertire questa leadership.

Utilizzo della logica

La seconda modalità riguarda l’utilizzo della logica, con cui si tenta di influenzare una persona nei suoi pensieri o comportamenti. In questo modo si pone l’altro in una posizione d’inferiorità. La persona tenderà a difendere la sua opinione, mettendosi sulla difensiva e mostrando risentimento.

Critica

La terza barriera è quella della critica, attraverso la quale si giudica l’altro per il comportamento tenuto. Questa non è una strategia adeguata perché la persona tenderà ad auto-giudicarsi. In un gruppo, le persone tenderanno a non comunicare più le proprie opinioni per paura di essere giudicati.

Minaccia

La quarta è la minaccia, con la quale si indica all’altro che atteggiamento deve assumere, se non vuole avere delle conseguenze negative. Anche qui, il volere altrui non viene preso in considerazione e, di conseguenza, si genera risentimento e resistenza da parte della persona sottomessa. Con questo tipo di comunicazione, soprattutto negli adolescenti, si conduce la persona a compiere quell’atteggiamento che gli era stato vietato.

Etichettare

La quinta categoria si riferisce all’etichettare. Quando si inseriscono le persone all’interno di categorie, si possono verificare due conseguenze: tentano di uscire dalla categoria assegnata, oppure si adattano ad essa. In entrambi i casi è controproducente.

Moralizzare

La sesta è il moralizzare, con lo scopo di condurre le persone verso determinati obblighi che, solitamente, non riconoscono come importanti. Con questa modalità si trasmette l’idea che non ci si fida dei valori dell’altro, pertanto gli si indica cosa sia effettivamente giusto o sbagliato. La persona tenderà a giustificarsi, a sentirsi in colpa e ad evitare una relazione comunicativa; perciò non è una strategia utile.

Interpretazione

La settima modalità prevede l’interpretazione, cioè quando si cerca di inferire gli stati mentali e affettivi altrui, non comunicati in modo esplicito. Tuttavia, questa non è una strategia funzionale perché: si può sbagliare interpretazione, e quindi la persona non si sente riconosciuta in quanto è stato inferito; oppure si può indovinare, e quindi la persona si sentirà esposta e imbarazzata.

Investigazione

L’ottava categoria è quella dell’investigazione, con la quale si ricerca la verità di un fatto riportato, anche se, tipicamente, l’intenzione è quella di comprenderlo meglio. La persona che subisce queste domande avverte la situazione come una mancanza di fiducia nei suoi confronti, di conseguenza tenderà a mettersi sulla difensiva, invece di esporsi. Dunque occorre stare attenti al modo in cui si pongono le domande.

Minimizzare e cambiare argomento

La nona barriera è quella di minimizzare e cambiare argomento. Utilizzando questa modalità si comunica all’altro che si vuole chiudere l’argomento di conversazione o che non vi è alcun interesse verso ciò che sta riferendo. L’individuo percepisce il tutto come mancanza di rispetto e d’interesse per i suoi sentimenti.

Suggerimenti

La decima categoria ha a che vedere con i suggerimenti. Essa non rappresenta sempre un blocco comunicativo, ma lo diventa nel momento in cui viene utilizzata quando si vuole proporre una soluzione a un problema che l’interlocutore riferisce. Il suggerimento viene colto dalla persona che lo riceve come una sfiducia nei suoi confronti, come se non fosse reputata in grado di trovare una soluzione adeguata autonomamente. Anche se viene utilizzata spesso con buone intenzioni, impiegandola si vanno a bloccare le capacità creative del soggetto nel risolvere una situazione problematica. Inoltre, si rischia di rendere la persona che riceve i consigli dipendente da chi li produce.

Apprezzamenti

La penultima categoria fa riferimento agli apprezzamenti, che vengono utilizzati per far stare meglio l’altro. Tuttavia, questi vengono interpretati come un non dare importanza al dolore dell’altro, oppure possono essere visti in modo manipolativo quando vengono usati di frequente.

Consolazione

L’ultima barriera è quella della consolazione. Anche qui gli intenti sono buoni, però vengono percepiti come una minimizzazione della sofferenza riportata, oppure come una scarsa comprensione della gravità del problema. Può capitare che la persona che utilizza tale modalità, si senta in realtà a disagio per i sentimenti negativi espressi dall’interlocutore; dunque, di fatto, è questa persona a voler chiudere la relazione comunicativa. In questo modo, si comunica all’altro che i sentimenti condivisi non sono qualcosa che debba essere necessariamente comunicato.

Life skills: definizione, elencare tutte le life skills, definire quelle sociali (o emotiva o cognitiva) e descrivere un intervento per promuovere una life skills sociale (o emotiva o cognitiva) in un gruppo di adolescenti

Negli anni Ottanta, l’OMS ha definito le life skills come quelle abilità o competenze che permettono la produzione di comportamenti di tipo adattivo, cioè che si adattano all’ambiente e al contesto, e che consentono agli individui di fronteggiare in modo efficace le eventuali difficoltà della vita. Le life skills possono essere suddivise in tre categorie di tipo arbitrario, che possono essere distinte: per area di appartenenza, cioè le abilità emotive, cognitive, e sociali; oppure a seconda dell’oggetto su cui agiscono, ovvero le variabili io, altri o compito.

Abilità cognitive

Le abilità cognitive ci aiutano ad imparare a sapere e sono suddivise in: decision making, problem solving, pensiero creativo e pensiero critico. Il decision making è l’abilità di valutare un problema nella sua complessità, tenendo in considerazione sia le varie alternative del problema, sia le conseguenze di queste possibilità. Tale abilità consente all’individuo di compiere una decisione in modo costruttivo ed efficace a seconda del contesto o della situazione. Il problem solving è la capacità di affrontare in modo costruttivo le problematiche della vita. Dopo aver eseguito un adeguato processo di decision making, e dunque dopo aver scelto tra le alternative quella adeguata, occorre affrontare delle eventuali problematiche che potrebbero sorgere e che potrebbero impedire il raggiungimento di un obiettivo. Il pensiero creativo consente di affrontare e di adattarsi in modo flessibile alle difficoltà e alle situazioni quotidiane; permette di pensare al di fuori degli schemi personali e di andare oltre alla propria esperienza pregressa. Promuove la resilienza e il pensiero divergente, cioè la facoltà di considerare delle alternative e di assumere una prospettiva altrui. Il pensiero critico riguarda la capacità di esaminare le situazioni in modo oggettivo. Favorisce il benessere dell’individuo dal punto di vista biopsicosociale, perché consente di cogliere i vari fattori che influenzano i comportamenti.

Progetto di sviluppo delle abilità cognitive

Come progetto volto a promuovere lo sviluppo delle abilità cognitive in un gruppo di adolescenti, si potrebbe proporre un teatro forum, nel quale viene rappresentata una storia in cui vi è una ragazza (oppressa) che subisce delle molestie sessuali in pubblico da un suo coetaneo (oppressore), il quale tratta la situazione come qualcosa di normale, come se fosse una situazione di poco conto, scherzando insieme agli amici, i quali cercano a loro volta di giustificare il gesto ridicolizzando la questione. La ragazza non sa come comportarsi, perché gli amici e i coetanei presenti non sono intervenuti nel difendere la sua posizione; quindi inizia a pensare che sia qualcosa di normale, anche se questo la fa sentire a disagio. Al termine della rappresentazione, il pubblico dovrà discutere dell’argomento affrontato, riassumendolo e revisionando le scene salienti, individuando i momenti in cui il protagonista avrebbe potuto cambiare le sorti del suo percorso e riflettendo sulle possibili soluzioni che il protagonista potrebbe attuare in queste circostanze, mettendole in pratica salendo sul palco; promuovendo in questo modo l’abilità di decision making. In seguito alla presentazione di tutte le soluzioni proposte, il pubblico viene invitato a scegliere l’alternativa più proficua; così facendo si rafforza nei ragazzi la competenza di problem solving. Successivamente, gli viene chiesto di riassumere l’esperienza e di indicare cosa hanno appreso da questa rappresentazione teatrale. Durante questa esperienza potranno riflettere utilizzando un pensiero creativo, uscendo dagli propri schemi mentali, immedesimandosi negli attori, cercando di cogliere le ragioni delle loro scelte. Inoltre, potranno assumere un pensiero critico, analizzando in modo oggettivo la situazione presentata.

Abilità emotive

Le abilità emotive sono collegate all’imparare ad essere e includono: la gestione delle emozioni, la gestione dello stress e l’autocoscienza. La gestione delle emozioni è la capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui, e le possibili influenze che queste esercitano sui pensieri e sugli atteggiamenti individuali; dunque, la capacità di saperle controllare in modo efficiente. La gestione dello stress si riferisce alla facoltà di saper individuare le possibili fonti di stress e le interferenze che queste possono avere sulla quotidianità dell’individuo e sulle sue scelte; dunque, la capacità di controllare lo stress. Infine, l’autocoscienza è connessa alla conoscenza di sé, quindi la consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, dei propri bisogni, desideri e paure. È la capacità di previsione di tutte quelle situazioni che potrebbero mettere in difficoltà il soggetto. Inoltre, è un perquisito delle abilità sociali.

Progetto di sviluppo delle abilità emotive

Si potrebbe proporre ad un gruppo di adolescenti un incontro focalizzato sulla tematica dello stress. Ai soggetti viene chiesto inizialmente di indicare tutte le loro conoscenze a riguardo; in particolare, gli viene chiesto quali sono i fattori sociali, ambientali, psicologici che possono condurre ad un vissuto di stress, accompagnando questi fattori con degli esempi. Successivamente, lo psicologo dovrebbe esporre tutti i vari fattori in modo esaustivo e documentato, concentrandosi in particolare su quelli che non sono stati elencati. Successivamente, lo psicologo fornisce a ciascun membro del gruppo dei cartoncini in cui vi è descritta una breve storia di un soggetto che vive parecchie situazioni stressanti. Ogni partecipante dovrà leggere la storia ai compagni, individuare le possibili fonti di stress e le conseguenze che esse hanno sulla vita, sui pensieri e sugli atteggiamenti del protagonista. Infine, dovrà proporre dei suggerimenti su come affrontare queste fonti di stress. Terminata la riflessione, lo psicologo potrà sollecitare il resto del gruppo a commentare o a suggerire nuove strategie per ridurre lo stress del protagonista. Dopo aver concluso tutte le storie, lo psicologo esporrà in modo esaustivo quelle che possono essere le conseguenze dello stress e le strategie da adottare in queste situazioni. In questo modo, gli adolescenti potranno acquisire delle buone strategie di coping per riuscire a far fronte a possibili scenari di stress futuri.

Abilità sociali

Le abilità sociali sono quelle che permettono di entrare e di stare in relazione con gli altri e sono: la comunicazione efficace, la capacità di avere delle relazioni interpersonali e l’empatia. La comunicazione efficace ha a che fare con la capacità di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JNY8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli e strumenti di prevenzione del disagio in adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pozzoli Tiziana.
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