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Lezione 27 aprile

BLOCCO B – VARIETA’ MODELLI D’IMPRESA E ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE – parte 1

GIAPPONE E COREA DEL SUD

È importante riferirsi anche a traiettorie, esperienze di sviluppo di modelli di organizzazione della produzione e modelli

d’impresa che vanno aldilà di quelli espressi dall’esperienza anglosassone, quindi in primis inglese e poi americana.

Questo lo facciamo per il primo motivo di cui abbiamo già parlato, cerchiamo di gettare un ponte tra le stilizzazioni tipiche

della teoria dell’impresa e il mondo reale, ciò che accade, è accaduto e continua ad accadere nel mondo reale. Ricordiamo che

siamo partiti da una stilizzazione tipica dell’economi neoclassica di impresa e poi abbiamo cercato, in particolare riferendoci

all’impresa manageriale, alla grande impresa cresciuta e nata nel ‘900 americana, abbiamo aggiunto degli elementi di

complessità alla stilizzazione iniziale riferendoci all’impresa americana. Quello che facciamo ora è sottolineare i rischi di

un’analisi descrittiva storica che si sovrapponga all’analisi prescrittiva. Una cosa è raccontare come nel tempo è cambiata

TEORIA DELL’IMPRESA E “MONDO REALE ” Nel pre-cap

l’organizzazione della produzione negli USA, un’altra cosa è suggerire che comunque queste siano traiettorie che non solo I grandi mo

descrivono quello che è successo nel caso specifico, ma anche che ci raccontano qualcosa su ciò che dovrebbe essere anche Le botteghe

I RISCHI DI UN’ANALISI DESCRITTIVA-STORICA CHE DIVENTA

in altri luoghi. L’arsenale d

Siamo quindi interessanti a quello che è successo negli USA, come abbiamo evidenziato parlando della grande impresa

PRESCRITTIVA Nella storia

manageriale e dei problemi legati alla crescita e ovviamente anche dei vantaggi legati a quel modello di organizzazione. Siamo compagnia

però anche convinti che esistano altri riferimenti che non devono essere ignorati.

Per questo ora ci occuperemo di organizzazione d’impresa in Giappone e in Corea, con l’idea più generale che ci si debba Gli altri luog

soprattutto oggi riferire ad una varietà di capitalismi che vanno aldilà dell’esperienza anglosassone, europea e nord americana. Il capitalism

Varietà modelli d’Impresa e organizzazione della produzione Il caso cines

In questo c’è un riferimento critico ad un’evoluzione unica di natura biologica che questo (il percorso storico americano e L’esperienza

inglese) sia comunque per definizione IL percorso, un percorso evolutivo (come la metafora della scimmia che via via

progredisce), e anche più in generale un riferimento che vuole riflettere sulle considerazioni, sulle assunzioni di base che

Oltre l’impresa rappresentata con riferimento all’esperienza

definiscono i comportamenti, le aspettative, le scelte dell’uomo economicus, un uomo al 100% razionale e che nella testa ha Le imprese

anglosassone del Novecento.

un obiettivo centrale, che è quello della massimizzazione delle entrate di natura finanziaria (dei profitti, dei redditi, ecc.). (Italia, Fran

IRI, ENI, Pos

Le pubblic u

Non solo pr

Le cooperat

Le imprese

Le imprese

Le imprese

Non si vuole sottostimare l’importanza del riferimento a quell’esperienza storica, a quel modello di capitalismo, quello

anglosassone, ma si vuole sottolineare anche quanto sia importante soprattutto nel nostro presente guardare a istituzioni per

esempio di governo della produzione, di organizzazione della produzione, di organizzazione di impresa, che possono essere

anche radicalmente diverse.

Fanno poco i manuali più tradizionali di economia industriale che tendono a riferirsi all’esperienza anglosassone, ci si riferisce

poco a tutto quello che è successo ad esempio in campo di organizzazione della produzione prima dell’evoluzione industriale:

pensiamo ai grandi monasteri medievali benedettini, come esempio di complessità organizzativa che ha saputo nel Medioevo

produrre incredibile valore, valore in termini di prodotti/servizi, e valore sociale; alle botteghe rinascimentali (pensiamo a

Leonardo, a Michelangelo, a tutti quei luoghi di produzione di beni, ad esempio nel caso delle grandi arti del Rinascimento);

pensiamo alle grandi fabbriche (una delle prime grandi fabbriche della storia fu l’Arsenale di Venezia, che produceva armi e

soprattutto navi per la Repubblica di Venezia; pensiamo a quanto importante è stato per l’espansione economica e

commerciale e anche politica della Venezia del ‘300, ‘400, ‘500, ecc., quanto è stato importante saper organizzare la

produzione come fu fatto nell’Arsenale di Venezia); pensiamo anche alla storia coloniale inglese, ma non solo, anche olandese,

nel caso della Compagnia delle Indie, quanto importante è stato nel caso di Inghilterra, Olanda ma anche del Portogallo e della

Spagna, le grandi potenze coloniali, la loro capacità organizzativa che era imperniata ad esempio nel caso olandese e inglese

sulla Compagnia delle Indie.

È importante ricordare che tutto questo è esistito prima della rivoluzione industriale, e c’è molto da imparare da queste

esperienze; al tempo stesso queste esperienze hanno influenzato le esperienze di organizzazione della produzione successive.

È importante riferirsi alla storia di lungo periodo, ad una pluralità di luoghi che hanno espresso capacità produttiva, capacità

organizzativa, innovazione tecnologica, economica e sociale.

Sicuramente in questo è molto importante il riferimento all’Asia; è sicuramente molto importante il riferimento al caso

giapponese, coreano e cinese.

C’è un pezzo di mondo che dagli anni ’20 fino agli anni ’90 ha costituito un riferimento per una parte di mondo, ovvero

l’esperienza dell’Unione Sovietica, che è stata anche un’esperienza che ha espresso capacità organizzativa e produttiva, di fare

impresa (naturalmente con istituzioni di riferimento radicalmente diverse a partire dalla cancellazione della proprietà privata,

ad esempio). Però tutto questo è esistito, e ciò che è esistito in questo lungo momento storico, questa realtà ha riguardato il

caso russo ma in realtà la Russia aveva delle reti globali che erano fortemente connesse e si ispiravano al modello sovietico

sostanzialmente in tutto il mondo.

Quello che oggi c’è, esiste, ha a che fare anche con quella pre-storia di industrializzazione.

Ci sono poi imprese che hanno avuto e continuano ad avere obiettivi, caratteristiche, strutture, modalità organizzative

completamente diverse; è importante fare un riferimento alle imprese di interesse pubblico, le imprese che hanno prodotto

beni e servizi di proprietà pubblica, come ad esempio nel caso italiano e francese, ma che ancora oggi continuano a farlo

(pensiamo ad Eni, a Poste Italiane, ecc.). Quindi è un mondo di impresa e organizzazione dei beni e servizi che ha delle sue

caratteristiche distintive rispetto a quello che abbiamo detto fino ad ora.

C’è poi il riferimento agli obiettivi, a tutto ciò che va oltre il profitto. Faremo un importante riferimento al modello cooperativo,

che ci riguarda molto come italiani ma anche come abitanti di queste regioni, perché è un modello che si è fortemente

sviluppato e radicato ne tempo nelle nostre regioni; le imprese più largamente definite no profit con la responsabilità sociale

o motivazione ideale per andare via via a toccare anche altri esempi importanti.

Quello che si vuole sottolineare con i successivi passaggi è che c’è un rischio nel suggerire che l’unica modalità di

organizzazione della produzione è quella che è nata e si è sviluppata, rafforzata, ha generato proprie istituzioni, sia quella del

percorso storico anglosassone. C’è altro, ci sono altri luoghi prima della rivoluzione industriale inglese su cui fare una

riflessione, ci soni altri luoghi prima e durante; ci sono anche altre tipologie di imprese che per la loro organizzazione, per le

loro motivazioni, si distaccano radicalmente dal modello fin qui trattato.

Questo lo iniziamo a fare ricordando almeno 3 cose, ovvero ricordando che il peso di altri capitalismi, altri modi di organizzare

ad esempio la produzione, di promuovere innovazione economica sociale, è un peso sicuramente che è cambiato nel tempo.

vediamo il grafico a sinistra che ha a che fare con la percentuale dei principali Paesi del mondo, di contributo alla produzione

del PIL mondiale, vediamo che sostanzialmente è possibile suggerire che ci siano dei percorsi di lungo periodo come nel caso

cinese, indiano o anche per certi versi del nostro Paese che dimostrano che esistono dei fili di lunghissimo periodo, e che

alcuni Paesi sono stati protagonisti da secoli dell’economia mondiale, pur avendo elaborato, sviluppato istituzioni portanti

della loro capacità produttiva, innovativa, economica e sociale radicalmente diverse. Ci riferiamo in particolar ea Cina, India,

Giappone, Russia; tutti quegli altri casi che da secoli hanno espresso modalità diverse.

Secondo riferimento da sottolineare è quello della centralità di Paesi, oggi come il PIL mondiale è distribuito, la centralità di

luoghi, del capitalismo contemporaneo, radicalmente diversi, ma parimenti capaci di produrre grandi quantità di ricchezza.

Vediamo (slide) la posizione cinese, quella indiana, quella russa, del Giappone, ecc., comparata a quella europea e americana.

Il terzo invece, “Country GDP Projection”, in tutto questo c’è il passato di lungo periodo da tenere in considerazione; c’è il

presente, che ci racconta la chiara centralità di Paesi anche radicalmente diversi sia dal punto di vista dell’organizzazione

economica che istituzionale, sociale, produttiva, come Cina e India, ma c’è anche la previsione di quello che sarò, dove

evidentemente questa presenza di Paesi come a Cina tenderà ad essere ancora in prospettiva più evidente. Quindi passato,

presente e futuro.

Tutto questo ci serve per ricordare, sottolineare che siamo di fronte nel nostro presente ad una varietà di capitalismi, siamo

di fronte ad una coesistenza di modelli di produzione della ricchezza, di organizzazione della produzione, modelli di

organizzazione economica, industriale e sociale diversi, che coesistono e che sembrano comunque tutti (almeno i principali)

capaci di produrre ricchezze, e che quindi difficilmente io posso trattare altre realtà (ovvero tutto ciò che non è l’Europa e gli

USA) come esempi marginali di un capitalismo che comunque prima o poi convergerà con il nostro. Questa ipotesi di

convergenza di lungo periodo è comunque un’ipotesi debole; è più ragionevole sostenere che continueranno a coesistere

modalità diverse di fare impresa, di produrre, di incentivare l’innovazione economica e sociale.

È quindi importante cercare di capire di più degli altri modelli.

Ci riferiamo soprattutto al caso giapponese e coreano, in particolare a Zaibatsu/Keiretsu giapponesi e Chaebol, coreano, come

modelli di organizzazione della produzione diversi, e anche di successo (lo vediamo dalle imprese che citiamo: Nissan,

Mitsubishi, Hyundai, Samsung, Toyota, LG; sono tutte realtà che vanno riferite a questo modo di organizzare la produzione.

È importante poi parlare di cooperative e di organizzazioni no profit; faremo un riferimento importante al caso cinese e poi

più in generale alle specificità dell’impresa pubblica.

Questo per cercare di dare più possibile risalto alle pluralità delle forme di impresa da un lato, e per dare più possibile giustizia

alla varietà dei capitalismi.

Concentriamoci ora sul caso giapponese.

Il caso giapponese ruota fondamentalmente su due modelli particolarmente interessanti: ZABATSU (imprese tipiche e più

importanti sono Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo e Yasuda) e KEIRETSU (imprese tipiche e più importanti sono: Mitsubishi e

Nissan).

Mitsubishi e Nissan sono esempi chiari di Keiretsu di successo del nostro presente; perché sono due? C’è una motivazione

storica: uno è l’evoluzione dell’altro. È interessante ricordare come questo modello ha poi avuto un impatto ben preciso nel

capitalismo coreano; c’era anche un rapporto con la Cina particolarmente interessante.

Il caso giapponese ci racconta una serie di questioni che è bene comparare con quelle che abbiamo già sollevato nel caso ad

- Occupazione giapponese della Corea (1910-1945).

- In entrambi i paesi, presenza e legami speciali con gli Stati Uniti dopo la seconda Guerra mondiale e

esempio della grande impresa manageriale stilizzata sull’esperienza americana di cui abbiamo parlato nella lezione

per tutto il Novecento durante la Guerra fredda e oltre. Paesi a lungo a sovranità limitata.

precedente. IL CASO GIAPPONESE (E POI SUD COREANO)

Caratteristiche distintive (Zaibatsu e Keiretsu - Chaebol in Corea)

(A) Unità di analisi: oltre la singola impresa, grandi Gruppi e reti complesse tra imprese;

(B) Proprietà e controllo: il ruolo centrale delle Famiglie che controllano la proprietà e la gestione dei Gruppi;

(C) Finanza: il ruolo della banche del Gruppo;

(D) Obiettivi di impresa: il rapporto speciale con lo Stato e con “l’interesse nazionale”.

7

Sono cose che abbiamo toccato anche nel caso precedente.

Diciamo giapponese e poi coreano perché qui c’è un legame di natura storica; il legame tra il caso giapponese e coreano è

à

anteguerra, tra le due guerre, perché il Giappone occupa la Corea dal 1910 fino al 1945. È importante anche il dopoguerra,

perché in entrambi i casi nel 1945, in piena guerra fredda, si instaura dal ’45 in poi (sono decenni di straordinaria crescita sia

per il Giappone sia per la Corea) un rapporto speciale con gli USA: i due Paesi per molto tempo sono stati Paesi a sovranità

limitata negli equilibri della guerra fredda dopo la seconda guerra mondiale; questa sovranità limitata ha a che fare non solo

con una dimensione militare (ancora oggi la Corea del Sud ha un rapporto militare unico con gli USA) ma più in generale questo

rapporto unico e speciale ha delle specificità anche dal punto di vista economico e commerciale.

Nel caso giapponese, dopo la seconda guerra mondiale il Giappone giocherà un ruolo fondamentale dal punto di vista militare,

politico, economico e commerciale durante la guerra fredda, costruendo un rapporto di dipendenza e indipendenza con gli

USA particolarmente rilevante per le cose di cui dobbiamo parlare.

“unità di analisi” perché qui è la prima volta in cui chiaramente sottolineiamo quanto se oggetto del nostro interesse è

à

l’organizzazione della produzione allora bisogna andare oltre i confini dell’impresa, oltre i muri dell’impresa, ma nel caso

coreano bisogna parlare di gruppi, reti complesse tra imprese. I protagonisti sono i gruppi, le reti, più che la singola impresa.

Quindi c’è uno spostamento dell’unità di analisi

“proprietà e controllo” tema centrale sia nel Zaibatsu che nel Keiretsu e poi nel Chaebol in Corea, che ha a che fare con il

à

ruolo delle famiglie, ruolo centrale che le famiglie hanno avuto nel passato e che continuano ad avere nella proprietà e nella

gestione dei gruppi

“finanza” nel caso giapponese i gruppi hanno delle banche propri; questo rende la questione della raccolta delle grandi

à

quantità di capitale necessarie all’espansione ad esempio dimensionale di cui abbiamo parlato nel caso americano; la rende

diversa. I gruppi hanno una propria banca, e questo rende completamente diverso il rapporto tra lo sviluppo dell’impresa e

l’accesso al credito

“obiettivi dell’impresa” qui va ricordato che nel caso dei grandi gruppi giapponesi (che vedremo che saranno quelli che

à

hanno trainato l’industrializzazione giapponese) c’è un rapporto speciale con lo Stato, o meglio con l’interesse nazionale.

IL CASO GIAPPONESE:

Difficilmente quindi le imprese e i gruppi giapponesi possono essere descritti come realtà che massimizzano semplicemente il

Zaibatsu (es: Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo e Yasuda)… e poi i Keiretsu (es: Mitsubishi, Nissan, ecc)

proprio profitto (questo dimostra quanto l’impresa sia condizionata, influenzata anche da altri obiettivi oltre a quelli della

massimizzazione del profitto, che la teoria standard tende a stilizzare)

Capitalismo e industrializzazione giapponese

(la prima fase del catching-up: 1968-1945 - i Zaibatsu)

(la seconda fase: la ricostruzione e il miracolo economico del Dopoguerra - i Keiretsu)

La rivoluzione Meiji (1868), che portò il Giappone nell’era moderna, vide la crescita di potenti gruppi di family-controlled business

conglomerates conosciuti come Zaibatsu che dominarono l’economia giapponese fino alla seconda guerra mondiale.

IL CASO GIAPPONESE:

Nel dopoguerra, dopo Hiroshima (1945) che rase al suolo il Paese (e la sua industria), l’occupazione americana si pose subito

Zaibatsu: è stato il soggetto che ha dominato l’economia giapponese dalla metà dell’Ottocento fino alla seconda guerra

Zaibatsu (es: Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo e Yasuda)… e poi i Keiretsu (es: Mitsubishi, Nissan, ecc)

l’obiettivo di come smantellare il sistema industriale giapponese incardinato sugli Zaibatsu che aveva permesso al Giappone di

mondiale. Si è trattato di potenti gruppi, controllo a conduzione familiare, che operavano in diversi settori industriali. Questo

diventare potenza militare globale.

è stato il protagonista di quel processo di catching-up, di rincorsa (nei confronti delle potenze considerate maggiormente

industrializzate, cioè quelle europee e nord americane), che l’impero giapponese ha promosso a partire dalla seconda metà

Tuttavia, molto presto, lo scoppio della Guerra Fredda (e

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elena_m1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Di Tommaso Marco Rodolfo.
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