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Appunti corso su capitale sociale

Stando a tutte le misurazioni, nel corso delle ultime due generazioni il capitale sociale si è eroso in modo costante e talvolta drammatico. Gli americani hanno avvertito a livello viscerale un crescente senso di disintegrazione dei legami sociali. Vivere senza capitale sociale non è facile, che si tratti di un abitante di un paesino dell’Italia meridionale, di un povero della metropoli americana o di un facoltoso imprenditore di un distretto industriale ad alta tecnologia.

Il capitale sociale possiede parecchie caratteristiche che servono alle persone per trasformare aspirazioni in realtà. Esso risolve più facilmente i problemi collettivi e lubrifica gli ingranaggi che permettono alle comunità di progredire senza intoppi. Dove le persone si fidano e sono affidabili e dove sono sottoposte a continue interazioni con i propri concittadini, gli affari quotidiani e le transazioni sociali sono meno costosi. Non c’è bisogno di spendere tempo e denaro per assicurarsi che gli altri non verranno meno agli accordi o di punirli se lo faranno.

Ogni transazione economica ha di fatto in sé stessa un elemento di fiducia, sicuramente qualsiasi transazione portata avanti per un certo periodo di tempo. Può essere plausibilmente argomentato che molta dell’arretratezza economica mondiale è spiegabile in base alla mancanza di fiducia reciproca. Chi entra a far parte di un gruppo diventa più tollerante, meno cinico e più comprensivo verso le sventure altrui. In assenza di relazioni con altre persone, non è possibile mettere alla prova la veridicità delle proprie opinioni. Non è un caso che atti di violenza gratuita, come l’ondata di sparatorie nelle scuole nel 1999, tendano a essere commessi da individui poi descritti come tipi solitari.

Il capitale sociale e il benessere

Il capitale sociale opera anche attraverso processi psicologici e biologici per migliorare la vita degli individui. Indizi sempre più numerosi indicano che le persone con una vita ricca di capitale sociale se la cavano meglio di fronte ai traumi e combattono la malattia con più efficacia. Il capitale sociale sembra un complemento del Prozac, delle pillole contro l'insonnia, della vitamina C, ecc. Ancora più interessante è la correlazione spaziale tra il basso capitale sociale alla fine del 20 sec. e lo schiavismo nella prima metà del 19 sec.

Più virulento è stato a suo tempo il sistema di schiavitù, meno civico risulta oggi lo stato. Lo schiavismo era, in effetti, un sistema sociale progettato per distruggere il capitale sociale tra gli schiavi e tra schiavi e uomini liberi. Reti di reciprocità tra gli oppressi avrebbero aumentato il rischio di ribellione. Così come relazioni ugualitarie di solidarietà tra schiavi e uomini liberi avrebbero minato la legittimità stessa del sistema. Dopo l’abolizione della schiavitù, le classi dominanti del Sud avevano tutto l’interesse a impedire reti sociali orizzontali.

Capitale sociale e istruzione

La presenza di capitale sociale è stata messa in relazione con diverse conseguenze positive, in particolare nell’istruzione; ma la maggior parte delle ricerche si è concentrata su quanto di brutto capita ai ragazzi che vivono e apprendono in aree caratterizzate da un deficit di capitale sociale. Inaspettatamente, il livello di capitale sociale informale di uno stato è in grado di predire il successo degli studenti meglio del livello di capitale sociale formale istituzionalizzato.

In altre parole, la quantità di fiducia sociale presente in uno Stato e la frequenza con cui le persone interagiscono in maniera informale (giocando a carte, andando a trovare amici) risultano correlate col rendimento scolastico ancor più della quantità di tempo che gli abitanti dello Stato dedicano alle riunioni dei club, alla frequenza della chiesa e ai progetti della comunità.

Teorie sociologiche sul capitale sociale

James Coleman

Il sociologo James Coleman ha utilizzato il concetto di capitale sociale nella sua costruzione di una teoria sociale generale imperniata sull'assunto della fondamentale razionalità degli esseri umani, ma che - proprio grazie al capitale sociale - risulta opposta alla tesi individualista tipica dell'economia classica e neoclassica. La sua categorizzazione del capitale sociale è molto diffusa nelle opere che hanno lo stesso argomento ed è utile richiamarla.

  • "Credit-slip": Forma tipica dell'età precedente alla modernità economica, ma non per questo scomparsa, è caratterizzata dal controllo della rete di capitale sociale da parte del capofamiglia, e dalla possibilità, per ogni componente della famiglia, di vedere attivato tale capitale sociale per il proprio interesse (da ciò il nome: ogni componente della famiglia può "esigere" un credito).
  • "Canali informativi": Relazioni di qualunque tipo che, all'occorrenza, vengono usate al fine di raccogliere informazioni.
  • "Norme e sanzioni": Relazioni di tipo prescrittivo e repressivo che impediscono il dilagare della devianza e spesso anche il cambiamento.
  • "Relazione di autorità": Attribuiscono il potere-diritto di controllare e decidere.
  • "Organizzazione sociale appropriabile": Possibilità di utilizzare una relazione sociale per un fine diverso da quello per il quale è nata.

A queste forme, basate sull'informalità delle strutture di relazione diretta, Coleman oppone le "organizzazioni intenzionali", che vengono costruite di proposito al fine di avere altro capitale sociale - si tratta di quelle che, nella sociologia dell'organizzazione, sono appunto dette organizzazioni.

L'approccio individualista

L'approccio individualista pone l'accento sulle capacità del singolo soggetto di relazionarsi con altri individui per ottenerne un beneficio nella propria vita sociale. Il capitale sociale, così, si costruisce su scelte razionali dell'individuo. Parlando di "scelta razionale" e di approccio individualista del capitale sociale non si può prescindere da considerare il lavoro di James Coleman (1988, 1990, 1994). Egli ritiene importante estendere l'approccio individualista della scelta razionale alla creazione di capitale sociale.

L'individuo, in tale concezione, è considerato come un attore razionale, non solo in senso economico ma anche sociologico. Si assume pertanto che, nel perseguimento di obiettivi individuali come la massimizzazione dei propri benefici, questo tipo di attore sociale tenga conto degli altri, delle norme e delle relazioni esistenti all'interno della struttura sociale in cui si muove e che lo faccia in una prospettiva di medio-lungo periodo comprendenti eventuali benefici futuri.

Si considerano alcune azioni da lui compiute come "investimenti relazionali" fatti in una determinata situazione e dei quali raccoglierà in seguito i profitti, materiali o simbolici. Il successo dell'idea di Coleman si può spiegare in quanto ha posto fine al lungo divorzio tra economia e sociologia che si basava sull'attribuzione di un carattere esclusivamente individualista alle scienze economiche cui si contrapponeva una presunta visione collettivista della sociologia. Con la proposta di Coleman, che accetta il modello utilitarista della scelta razionale arricchito però dalle analisi delle relazioni sociali, le due scienze non sono più contrapposte ma complementari.

"Il capitale sociale è definito dalla sua funzione. Non è un'entità singola, ma una varietà di diverse entità che hanno due caratteristiche in comune: consistono tutte di alcuni aspetti della struttura sociale e agevolano determinate azioni degli individui che si trovano dentro la struttura" (Coleman 1990, p 302). L'individuo agirà secondo un calcolo di utilità ma all'interno di un contesto abitato da soggetti diversi con cui dovrà relazionarsi e che lo influenzeranno nelle scelte.

Nella prospettiva della teoria della scelta razionale, comunque, rimane irrisolta una questione di fondo: perché gli individui dovrebbero scegliere di investire sul capitale sociale se ciò che interessa loro è solo il perseguimento del proprio interesse personale? Coleman risponde a questa critica affermando che lo sviluppo del capitale sociale non dipende da un investimento deliberato dei singoli individui, come un esito di una scelta calcolata, ma è un sottoprodotto di attività intraprese per scopi diversi (Coleman 1994 p 312). È questo, pertanto, il tratto che contraddistingue il capitale sociale da altre forme di capitale (come quello umano e fisico) che sono frutto, invece, di scelte deliberate e intenzionali.

La visione collettivista

L'approccio collettivista, invece, considera la creazione di capitale sociale come il prodotto di uno scambio reciproco di relazioni, non basate essenzialmente sull'utilità individuale. Il soggetto che entrerà in contatto con gli altri porterà con sé il proprio "capitale" che metterà in comunione con gli individui, ricevendo da essi il loro "bagaglio sociale".

In questo modo si creerà uno scambio di esperienze, di conoscenze e di informazioni che renderanno possibile il raggiungimento di scopi altrimenti non perseguibili limitatamente a livello individuale. Certamente nel considerare il capitale sociale secondo un approccio collettivista non si può prescindere dal prendere in considerazione il lavoro di Robert Putnam (1993, 1996, 2000). Questo autore ha avuto l'indubbio merito di dare rilevanza al capitale sociale e di farlo conoscere, con il suo lavoro, al di là degli ambienti accademici, costituendo fonte di ispirazione per buona parte delle analisi successive.

Putnam definisce il capitale sociale come "[…] l'insieme di quegli elementi dell'organizzazione sociale - come la fiducia, le norme condivise, le reti sociali – che possono migliorare l'efficienza della società nel suo insieme, nella misura in cui facilitano l'azione coordinata degli individui" (Putnam, 1993 p 169). Da questa definizione si può comprendere quanto l'azione collettiva svolta dagli attori sociali (al fine di poter perseguire fini difficilmente raggiungibili) sia per l'autore un agire coordinato tra individui che danno e ricevono, così, fiducia nella costruzione di reti sociali.

I concetti di fiducia e di reti sociali che nella visione di Putnam compaiono in modo così fondamentale, diventano per molti autori caratteristiche imprescindibili nell'analisi del capitale sociale in una società.

Un approccio 'individualista': James Coleman

"Insieme dei legami sui quali una persona o un gruppo può contare per realizzare i propri obiettivi". Per Coleman il capitale è definito dalla sua funzione. Non è una singola entità, ma una varietà di differenti entità che hanno due caratteristiche in comune: consistono tutte di qualche aspetto della struttura sociale e facilitano le azioni degli individui che si trovano dentro quella struttura.

Come altre forme di capitale, il capitale sociale è produttivo, in quanto rende possibile il raggiungimento di certi scopi che non potrebbero essere ottenuti in sua assenza. Inoltre il capitale sociale, come il capitale fisico e il capitale umano, non è completamente fungibile poiché mentre una data forma di capitale sociale può facilitare certe azioni, per altre può essere dannoso. Altre sue caratteristiche sono l’indivisibilità e l’inalienabilità. Non è di proprietà di chi ne trae profitto pertanto Coleman conclude che "il capitale sociale inerisce alla struttura delle relazioni fra persone. Non è situato né negli individui né in strumenti fisici della produzione".

Un approccio 'relazionale': Robert Putnam

"Insieme di quel clima relazionale di fiducia, di appartenenza, di senso civico che permette il buon funzionamento delle istituzioni e di progetti di tipo economico…". Putnam pone l’accento sugli aspetti della vita sociale, reti, norme e fiducia che facilitano l’azione collettiva. Tra questi fattori individua la civicness (cultura civica). La cultura civica è identificata con la diffusione di un’ampia fiducia interpersonale che facilita la cooperazione tra i cittadini per obiettivi comuni e il funzionamento delle istituzioni politiche. Sul piano empirico la civicness viene misurata con riferimento alla partecipazione ad associazioni.

Considerando che Putnam considera capitale sociale anche le reti associazionistiche ci si può chiedere quale sia l’apporto dell’associazionismo privato, oggi, nella produzione di capitale sociale. Come è stato osservato da molti, la nozione di capitale sociale proposta da Putnam rappresenta una concettualizzazione macro di un fenomeno che ha del resto dato avvio a una numerosa serie di riflessioni teoriche nell’ambito della teoria economica e della sociologia: quella dell’impatto economico delle relazioni interpersonali.

In una versione leggermente diversa dalla precedente, l’attenzione degli studiosi si è invece rivolta all’analisi micro del comportamento degli agenti economici. Qui il focus principale è rivolto alle azioni degli individui, i quali nel relazionarsi sia attraverso puri scambi relazionali, sia attraverso transazioni economiche, creano una risorsa che può essere a sua volta utilizzata da loro stessi per realizzare un beneficio economico. L’autore che più ha dato popolarità al concetto “micro” di capitale sociale è stato Coleman (1990).

Nella definizione di Coleman, il capitale sociale è un bene pubblico, un attributo della struttura sociale nella quale un individuo si trova inserito: non è quindi una proprietà privata di una persona che lo utilizza a suo beneficio. Come suggerito da Piselli (2000), per Coleman il capitale sociale è un bene relazionale situazionale, e spesso esso non è altro che il by-product di attività iniziate per altri scopi. Poiché è inerente alla struttura delle relazioni esistenti tra certe persone, il capitale sociale non è completamente fungibile, ma lo è solo in relazione ad attività specifiche. In alcuni casi la sua attivazione porta alla creazione di valore economico, in altri casi no. Il capitale sociale non è un oggetto che possa essere facilmente definibile perché è prodotto indirettamente dall’azione intrapresa dagli agenti economici per altri fini: può essere creato, consumato o venir eroso, può produrre o non produrre alcun risultato economico.

Conclusioni

La diversità dei due approcci salta immediatamente agli occhi: nel primo caso il capitale sociale è chiaramente identificabile come una risorsa sociale a base territoriale, nel secondo come una risorsa individuale, anche se creata dall’azione collettiva. Per Putnam il capitale sociale è un elemento rilevante della politica.

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Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovy86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli di città e politiche urbane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Piselli Fortunata.
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