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La Belle Epoque 1900-1910

Il nuovo secolo si apre con l’entusiasmo per tutto ciò che è moderno: nascono le prime rubriche; compaiono le foto di moda a colori nei giornali; nasce il cinematografo con i fratelli Lumière; s’inaugura il primo salone dell’automobile; con il Palazzo dell’elettricità nasce il mito della Ville Lumiere come scopo di spreco e divertimento; alla Grande Esposizione viene presentata la Parisienne (statua di bronzo posta all’ingresso, con abito e soprabito del quale si potevano acquistare i cartamodelli) e negli atelier si vendevano sia abiti che accessori al pubblico abbigliato in modo uniforme (uomini con la finanziera e il cilindro mentre le donne strette in corpini aderenti, bolero con gonne a godet molto lunghe).

Parigi è considerata la culla della moda, a febbraio le signore più eleganti si recano negli atelier per le collezioni estive e in agosto per quelle invernali, assistendo anche alle sfilate. Iniziano a diffondersi riviste e giornali con figurini e tracciati dei modelli, per poter realizzare l’abito in casa. L’esplosione del fenomeno moda porta a delle condizioni di lavoro spaventose “una dozzina di camicie di flanella richiedeva 15 ore di lavoro”; il malcontento nel paese porta a delle rivolte e a degli scioperi.

Diffusione del nazionalismo e moda italiana

Si diffonde il nazionalismo, tant’è che Rosa Genoni propone alla grande esposizione internazionale del Sempione (a Milano dal 1906) modelli ispirati al Rinascimento (Venere di Botticelli) e viene fondato il Comitato Nazionale con lo scopo di creare uno stile italiano nell’abbigliamento. La regina Margherita viene presa come prima vera testimonial dell’eleganza italiana.

Arte e moda: i Ballets Russes

Nello stesso anno (1906) l’impresario teatrale Djaghilev e il pittore Leon Bakst organizzano a Parigi una mostra di arte sovietica, e successivamente il pittore collaborò come costumista e decoratore di scena ai Ballets Russes: i movimenti del corpo dei ballerini liberi dai busti e costrizioni e il cromatismo degli abiti contribuiscono notevolmente al declino della linea a S troppo rigida e costrittiva. La danzatrice americana Isadora Duncan è l’interprete di questo stile e trasmette con la sua danza l’esigenza di liberare il proprio corpo da ogni elemento costrittivo.

Lo stile Liberty

Si diffonde così lo stile Liberty (chiamato così dai magazzini di Londra fondati da Arthur Lasemby Liberty dove si vendevano principalmente oggetti provenienti dall’estremo oriente). Il movimento si diffuse in Europa con denominazioni differenti: Modern Style in Inghilterra, Jugendstil in Germania, Stile Floreale in Italia. In questo periodo l’arte pittorica influisce molto tant’è che molti tessuti si ispirano al decorativismo di Klimt e Morris.

Abbigliamento maschile e femminile

Abbigliamento maschile: l’aspetto sofferente e il colorito pallido era sinonimo di raffinatezza; il giovane aristocratico era un vero esteta, elegantissimo, con all’occhiello un mazzolino di violette e l’abito scuro con guanti color lavanda. La vita non era delle più costose e ciò permise al dandy il lusso di andare a ballare quasi tutte le sere. Un fine settimana fuori comportava circa 10 cambi corredati di accessori e gioielli: abiti per il mattino da usare in casa, per le commissioni e per le visite; quello per il pomeriggio per la passeggiata e per ricevere; per la sera per i concerti, il teatro e il ballo.

Abbigliamento femminile: la donna mantiene la linea a fiore / S che fa sporgere il seno sottolineando il vitino da vespa, fino a 45 cm di conferenza e un volume accentuato sul dietro, grazie a busti stretti. La moda è già di per sé elaborata, ma non mancano le decorazioni, che si rilevano sempre più onnipresenti, abbondano chiffon, ruches, merletti, pizzi e perline. Nessun vestito viene mai indossato da una donna per più di una volta. (Paul Poiret è il primo passo verso la liberazione dal busto, con i pantaloni da odalisca e la Jupe entraveé che allo stesso tempo bloccava con fasce strette le gambe delle donne che camminavano in modo poco sciolto). Il portamento era sempre fiero anche grazie a colli inamidati e i cappelli a tesa larga, ornati di piume. Il décolleté è spesso a V con il bordo in merletto e la manica solitamente a kimono.

Dal 1907 torna la vita del Direttorio con la vita sotto il seno, le scollature profonde, lo strascico dietro, sera, pizzo, tulle, chiffon e ricchi ricami. Di giorno il tailleur ha un taglio maschile con la giacca lunga fino al ginocchio, collo (rever) e paramano di colore contrastante e maniche dritte. I tessuti maggiormente utilizzati sono lino, lana e velluto per i capi spalla, la mussolina trasparente per le peekaboo e i tessuti di saia per le gonne.

Tra il 1908 e il 1910 la linea diventa più dritta e perde la forma ad “S”. Piano piano scompare la pelliccia che decorava la maggior parte dei mantelli del tempo e tramontano i grandi cappelli guarniti di piume. Le signore inglesi e francesi iniziano a dedicarsi a molti sport: tennis, bicicletta e automobile. Indossavano gonne ampie, bluse sciolte, cinture in vita, stivaletti e scarpe appuntite con tacco a rocchetto arcuato, calze ti seta grossolane come quelle di cotone, lino o lana, ancora tessute a mano. Il guanto: accessorio immancabile, aderenti e corti per il giorno, lunghi per la sera. Le suffragette rivoluzionano lo stereotipo femminile eliminando il busto e il corpo da ogni costrizione; il trucco curato è ottenuto con ombretto e matita per sottolineare le sopracciglia e tingendo i capelli di rosso con l’henné.

In America, l’ideale femminile è una donna giovane, sportiva, bella, intelligente e sicura di sé. Rappresentato dalla Gibson-girl nata per il periodico Colliers, che illustrava tentativi di emancipazione femminile che indossa camicette blusanti con cravatta e collo montante, maniche lunghe stretta al polso, ricamate e abbottonate con una gonna ampia e la cinta stretta in vita e porta i capelli raccolti e un cappello piatto alla marinara, accompagnata dall’immancabile ombrello. La donna è giovane e ben educata ma allo stesso tempo gioca in modo disinvolto a tennis, pratica il nuoto, l’equitazione e giuda l’automobile come un uomo.

Moda imposta dalla nobiltà

È la nobiltà ad imporre la moda: in Inghilterra Edoardo VII, figlio della regina Vittoria, inaugura l’uso del gilet a due punte indossato con l’ultimo bottone slacciato (nei caffè è possibile portarlo colorato o a fantasia ramage -ramo/ fronzoli- con bottoni di metallo e il cappello in feltro con la piega centrale); l’abito da città è composto da una giacca lunga fino al bacino con piccoli revers (risvolti sul petto), abbottonatura alta a tre bottoni e pantaloni dritti stretti all’orlo. Le camicie hanno solitamente collo e polsi intercambiabili con il colletto rigido alto circa 4-5 cm, la cravatta è a nodo o papillon fermata con spilla-gioiello. Verso la metà del decennio i cappotti sono a doppio petto e lunghi fino al ginocchio, le giacche hanno la stessa linea ma si allargano i revers che assumono una tonalità più chiara, la camicia elegante ha il plastron, pettorina ricamata o decorata con piccole piaghe piatte o nervature, a completare l’abbigliamento l’Avelock, mantello indossato preferibilmente di sera caratterizzato da un gran collo. L’abito da golfista, da yacht man o automobilista sarà indossato anche in salotto, per mostrare spirito di appartenenza.

Intimo e tessuti

Intimo: la biancheria intima diventa importantissima nel corredo di una sposa, minimo si richiedevano 12 pezzi di ogni capo, ricamato e ornato in pizzo valenciennes. I mutandoni sono guarniti da nastri rosa o azzurri. La camicia da notte diventa un indumento sofisticato, in seta con pizzi e ricami e le vesti da camera sfociano sempre più nel lusso. Il busto resta ancora l’elemento più importante, trasformatosi ma irrinunciabile (steccato e stringato spesso deforma gli organi, provocando emorragie interne e a volte la morte) per ottenere una linea a fiore. Nel 1904 questo capo era dipinto a mano e finita l’epoca del nero si utilizzarono colori tenui a contrasto; sempre coordinato alla sottogonna o alla camicetta. Sopra veniva indossato il copribusto, corpetto fino la vita, in lino bianco di pizzo e piccoli ricami a rilievo con nastri in seta rosa. Date le critiche si cercò di fabbricarne dei modelli più leggeri poi sempre più ridotti in modo da diventare delle cinture allacciate con stringhe fino a scomparire, dato il mutato stile di vita della donna che acquista una posizione diversa all’interno della società. La parure matrimoniale era in lino bianco con sottoveste dalla scollatura e dalle balze bordate di pizzo. Gli uomini invece sostituiscono le scomode camicie lunghe con più pratici pigiami.

Tessuti e filati: all’esposizione universale del 1891 fa la sua prima apparizione la “viscosa”, fibra artificiale più diffusa al mondo ricavata dalla pasta di legno e solventi poco costosi. Nello stesso anno, il 29 settembre, la Bemberg brevetta il procedimento della seta artificiale, perfezionata nel 1904 e ancora nel 1908, utilizzando come materia prima i linters di cotone (peluria che resta attaccata al seme del cotone dopo che le fibre lunghe sono state tolte), pura cellulosa; da qui lo slogan “nasce dal cotone, splende come la seta”. Inizialmente utilizzata per fabbricare nastri, merletti o nella produzione delle retine per l’illuminazione a gas, dato che permetteva di ottenere un filo continuo che bruciava senza irregolarità e non alterava la purezza della luce emessa.

Pelli e pellicce

“Nessuna cosa più che una pelliccia di lontra, suscita nei riguardanti il desiderio dell’intimità dell’amore”. Nel 1900 all’esposizione universale di Parigi Madame Pequin presenta una princesse confezionata con 300 pelli di visone canadese e presentata da due gruppi di indossatrici: en plain air le pellicce per la caccia, le gite in auto e le passeggiate; per aller en visite. Da qui il lancio della pelliccia, indossata non solo come prerogativa del sesso femminile, ma anche il gentleman indossa il cappotto bordato di zibellino (la pelliccia a pelo lungo diventa un simbolo). Diventerà con il gioiello un dono maschile per la donna ambito e preteso.

Con l’avvento dell’auto si indossano in estate soprabiti di shantung (tipo di seta selvaggia) e in inverno alpaca, volpe e opossum oltre che capra, orso e lupo. La linea ad S costringe i modellisti a sagomare le giacche alla vita, fornendole di due colli: uno rialzato fino a coprire la nuca e l’altro una specie di pellegrina che scendeva sulle spalle. Persiano e lontra sono i materiali più usati con guarnizioni in visone, ermellino e martora. In alternativa giacche-bolero (molto fantasiose) e mantelline foderate di sera a “tinte miste”, guarnite con fiori di tessuto e taschini in pelle di daino. Si espande l’abitudine di usare teste e code dell’animale come elemento decorativo e la pelliccia intelligente composta da giacca con baschina staccabile, inizio della pelliccia per tutte le stagioni. Mantelli in tessuto che coprono la pelliccia, esterno in nero bordò o verdone, foderati in vajo. Cravatte e manicotti sono un altro accessorio fondamentale: le prime imitano quelle maschili, in seguito poi perderanno il nodo e si arricchiranno di codine a formare una frangia e saranno inserite tra le stole (sorta di foulard); la versione più elegante della cravatta è il collier di perle annodato di lato e arricchito di ruches di pizzo. I manicotti sono in foca, lepre, opossum etc, ne esistono vari modelli ornati con nastri, cordoni o portamonete che si aprono premendo una molla invisibile, foderati in raso o seta.

Copricapo e acconciature

I capelli bianchi ringiovaniscono acconciati a ciocche ondulate, rese più voluminose da ferri arricciacapelli. Nel 1904 Karl Nesser, parrucchiere tedesco che vive a Londra, inventa la permanente, ottenuta utilizzando una macchina elettrica in grado di arricciare i capelli in modo duraturo. La principessa Alessandra lancia la moda della frangetta ed ottiene un grande successo, tanto che alcune donne l’adottano e la completano con acconciature diverse mentre altre la usano posticcia. La contessa di Greffulhe la portava con un alto chignon ornato da un cerchio di diamanti. La moda è casuale o a volte necessaria: una cortigiana famosa, dato un orecchio deforme portava una cascata di capelli ricci al lato del viso. Di notte le acconciature delle signore sono ornate di nastri, mentre di giorno da cappellini di paglia alla marinara o ampi cappelli decorati con piume di procellaria, fiori e uccelli impagliati, tenuti da grandi veli annodati sotto il mento. Successivamente prendono piede quelli in pelliccia decorati dalla testa e dalla coda dell’animale; verranno poi sostituiti da turbanti ornati con aigrettes. Molto di moda è il boa al collo e l’ombrellino di pizzo che riparava dai raggi del sole. Gli uomini portavano i capelli impomatati con la riga al centro, berretti o panama dalla tesa larga. Indossavano inoltre grandi occhiali con lenti di vetro colorato e montature di gomma legati dietro la testa con un cordoncino, utili per guidare le prime automobili.

Cosmesi e gioielli

Cosmesi: la donna doveva apparire con un aspetto innocente e in salute, difatti l’assenza di trucco e la pelle limpida era ottenuta con creme schiarenti a base di candeggianti. Le vene violacee sul collo e sulle tempie venivano accentuate per far contrasto con il candore della pelle. Gli occhi dovevano ostentare uno sguardo stupido, ed erano difatti ingranditi, cerchiati e arrotondati con il trucco. Profumo preferito è quello alla lavanda.

Gioielli: la principessa Alessandra lancia la moda dell’alto collare di fili di perde tenute insieme da barrette di brillanti. Il boa di struzzo, il sautoir (filo di perle) o il collier de chien (collare con tanti fili di perle) a volte sostituito da un nastro di velluto nero impreziosito da una spilla. Non mancano il binocolo e il ventaglio per il teatro. Sulle acconciature enormi delle signore troviamo spilloni in oro, argento, smalto e pietre. Spesso sono decorate da farfalle, insetti e ramoscelli di vischio, tenute da pettini di corno. Lalique, massimo interprete del gusto Liberty, incastonò nei gioielli minerali e pietre preziose nello smalto dai vivaci colori o nella filigrana. Gioielli più diffusi: collane, braccialetti e orecchini in filigrana. Le cinture hanno fibbie in argento o sono realizzate con placche dello stesso materiale che accompagnano la figura del corpo.

Mariano Fortuny (1870-1949)

Pittore, inventore, ingegnere, fotografo e tipografo, nato a Granada. A 18 anni si trasferisce a Venezia e influenzato dai dipinti dei pittori preraffaelliti, creò abiti senza tempo e il suo stile cambiò pochissimo nel periodo della sua attività. Inventò metodi per plissettare la stoffa con rulli di ceramica riscaldati (l’abito poteva essere chiuso in una scatola per riprenderlo senza difetti) che danno sottili ombreggiature orizzontali e non a soleil com’era solito vedere oggi. Gran conoscitore dei tessuti diete ai velluti di seta stampata l’effetto di broccati; stoffe plissettate o stropicciate che creavano un effetto plastico sperimentando nuovi procedimenti per ottenere passaggi di colori metallizzati, scoloriture e un effetto usato del tessuto, simbolo della moda decadente e dannunziana. Abbiamo poche testimonianze circa le sue creazioni poiché i suoi capi raramente furono fotografati, ricordiamo però tra le sue “opere” più famose la tunica Delphos, chitone ionico brevettato nel 1909, realizzato in tessuto leggerissimo plissettato con perline di Murano per coprire le cuciture; la sciarpa Knossos, un rettangolo di stoffa simile alla palla romana, da drappeggiare intorno al corpo (molto usata a teatro da Mata Hari nella danza dei sette veli); la sopratunica Peplos, due rettangoli cuciti sulle spalle, con apertura davanti appesantiti all’orlo da palline di metallo o alle punte da perline di vetro. I capi erano indossati in scena o in casa per ricevere, perché considerati molto audaci ma allo stesso tempo amati dalle dive dell’epoca come Isadora Duncan ed Eleonora Duse. I colori inizialmente preferiti erano le tinte pastello, nei mantelli il blu notte, il verde salvia, il prugna. Fortuny produsse i suoi abiti fino al 1930.

Jeanne Paquin (1869-1936)

Inizia l’ascesa dell’universo femminile, moglie di un banchiere e amministratrice, nel 1913 è la prima donna couturier ad essere “insignita della croce alla Legion d’onore”. Famosa per i suoi abiti da sera in stile settecentesco in oro e argento, inserti in pelliccia e saia blu per i tailleur. Per pubblicizzare le sue creazioni mandava dieci mannequin alle corse, tutte con lo stesso abito. Le sue sfilate terminavano sempre con vestiti bianchi e balletti. Aprì succursali in Europa e America. Nel 1920 si ritira ma la sua attività prosegue fino al 1956.

Paul Poiret (1879-1944)

Figlio di un commerciante di stoffe nasce a Parigi e subito dopo la maturità va a lavorare in una fabbrica di ombrelli come apprendista. Ammirato in primo luogo dalla madre e dalla sorella, gli regalano una bambola alta 40cm sulla quale drappeggiò i ritagli di seta portati ogni sera dalla fabbrica, producendo geniali creazioni. La sua carriera inizia quando diventa assistente da Jacques Doucet, dal quale impara l’arte della sartoria e la capacità di adulare.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carolinecocci.marcoccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi, tecniche e stili della moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Florenzi Anna.
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