RELAZIONE LABORATORIO DI
MICROPALEONTOLOGIA
Fabio Leonetti
INDICE
1. INTRODUZIONE ………………………………………………………………………………… 3
2. PREPARAZIONE DEI CAMPIONI ……………………………………………………… 3
3. FORAMINIFERI …………………………………………………………………………………… 3
……………………………………………………………….. 4
3.1. ANATOMIA E NUTRIZIONE
………………………………………………………………………………… 5
3.2. RIPRODUZIONE
…………………………………………………………………………………. 7
3.3. TIPI DI PARETE
3.3.1. Parete agglutinante o arenacea ………………………………………………………………………. 8
U U
3.3.2. Parete microgranulare ………………………………………………………………………………….. 9
U U
3.3.3. Parete porcellanacea …………………………………………………………………………………… 10
U U
3.3.4. Parete calcitica ialina …………………………………………………………………………………… 11
U U
3.3.5. Parete organica ………………………………………………………………………………………….. 13
U U
3.3.6. Altri tipi di parete ………………………………………………………………………………………. 14
U U
3.3.6.1. Ordine Spirillinida – parete con uno/più cristalli di calcite ……………….. “
U U
3.3.6.2. Ordine Carterinida – microstruttura spicolare ………………………………….. “
U U
3.3.6.3. Ordine Silicoloculinida – parete silicea ………………………………………….. 15
U U
3.3.6.4. Ordine Involutinida – parete aragonitica ………………………………………….. ”
U U
3.4. DISPOSIZIONE DELLE CAMERE ……………………………………………………………………. “
3.4.1. Disposizione uniseriale ………………………………………………………………………………… “
U U
3.4.2. Disposizione biseriale ………………………………………………………………………………… 16
U U
3.4.3. Disposizione triseriale ………………………………………………………………………………….. “
U U
3.4.4. Disposizione spiralata ………………………………………………………………………………….. “
U U
3.4.5. Disposizione mista …………………………………………………………………………………….. 17
U U
3.4.6. Disposizione trocospirale ……………………………………………………………………………… ”
U U
3.5. APERTURE ……………………………………………………………………………………………………… 18
3.5.1. STRUTTURE CONNESSE CON LE APERTURE ………………………………… 19
3.6. ORNAMENTAZIONI ………………………………………………………………………………………… “
4. ANALISI DEI RESIDUI DI LAVAGGIO …………………………………………….. 20
4.1. RAPPORTO PLANCTON/BENTHOS: GENERALITA’ …………………………………….. “
4.2. RAPPORTO INFAUNA/EPIFAUNA: GENERALITA’ ……………………………………… 24
4.3. LAVATO TS3 – TORRENTE STIRONE: ANALISI PALEOECOLOGICA ………. 25
U U
4.3.1. GENERI OSSERVATI …………………………………………………………………………….. 25
4.3.2. DETERMINAZIONE RAPPORTO PLANCTON/BENTHOS
E CONCLUSIONI …………………………………………………………………………………… 32
4.3.3. DETERMINAZIONE RAPPORTO INFAUNA/EPIFAUNA
E CONCLUSIONI …………………………………………………………………………………… 33
4.4. LAVATO TUNISIA – ANALISI BIOSTRATIGRAFICA ………………………………….. 35
U U
4.4.1. GENERI OSSERVATI ……………………………………………………………………………….. “
4.4.2. INTERPRETAZIONE ……………………………………………………………………………… 37
5. BIBLIOGRAFIA ………………………………………………………………………………….. 38
1. INTRODUZIONE
La presente relazione ha lo scopo di esporre l’attività di laboratorio svolta durante il corso di
Micropaleontologia, avvalendosi di una dettagliata descrizione delle caratteristiche peculiari di alcuni dei
microfossili osservati (foraminiferi microbentonici e planctonici). Sono state eseguite principalmente due
esercitazioni: la prima, nella quale sono state effettuate la descrizione dei vari microfossili e la successiva analisi
paleoecologica e paleobatimetrica (mediante il rapporto plancton/benthos); la seconda, nella quale è stata
eseguita un’analisi biostratigrafica del campione mediante il riconoscimento della biozona e quindi la
successiva collocazione nella Geologic Time Scale.
2. PREPARAZIONE DEI CAMPIONI
I microfossili possono essere studiati in diversi modi: uno di questi è il metodo dei lavati. Da una roccia tenera
(in genere una marna o un’argilla poco litificata), attraverso l’utilizzo di setacci molto fini, si elimina la frazione
che non serve ai fini degli studi micropaleontologici, biostratigrafici ecc… e si concentrano i microfossili che
saranno successivamente separati e studiati al microscopio.
Un altro metodo di preparazione dei campioni consiste nel deporre le parti piccole di roccia su vetrini
particolari (come per lo studio dei nannofossili, ad esempio): questi “vetrini” si chiamano “smear slide”. Per le
rocce molto compatte che non possono essere disgregate, si fanno delle sezioni sottili; un’alternativa a
quest’ultime soluzioni sono i “dry peels”, che ricalcano la superficie rocciosa e che successivamente vengono
studiati al microscopio.
Date le minuscole dimensioni dei microfossili, il microscopio è indispensabile: viene utilizzato il microscopio a
scansione elettronica (Scanning Electronic Microscope, SEM) che permette ingrandimenti molto elevati,
oppure il Transmission Electronic Microscope (TEM). Inoltre, viene utilizzato il microscopio ottico a luce
trasmessa, che attraversa il campione e che è impiegato per l’analisi degli smear slide, dry peels ecc…
Seguono poi l’elaborazione, il trattamento e la presentazione dei dati, che nel caso dei microfossili sono
presenti in elevate quantità rispetto ai macrofossili: anche in piccole quantità di roccia sono presenti
popolazioni di migliaia e oltre microfossili.
3. FORAMINIFERI
I foraminiferi sono organismi unicellulari, dalla cellula eucariota (la più evoluta). Sono essenzialmente marini,
ma è possibile trovarli anche in ambienti di transizione e, in misura minore, in acque dolci.
I foraminiferi microbentonici compaiono a partire dal Cambriano e invadono soprattutto l’ambiente marino: si
trovano dalla linea di costa fino a profondità abissali, in aree tropicali come in quelle temperato-fredde.
I foraminiferi si sono adattati ad una grande varietà di modi di vita; hanno contribuito e contribuiscono tutt’ora
alla sedimentazione biogenica e nel record fossile hanno avuto un contributo sedimentogenetico e litogenetico
molto importante. Sono suddivisi in tre grandi gruppi non risultanti nella classificazione tassonomica, essendo
gruppi informali: microbentonici, cioè quelli che vivono sul fondo; planctonici, che vivono nella parte alta della
colonna d’acqua; macroforaminiferi, i quali sono bentonici ma per la loro complessità e le loro peculiarità
sono trattati separatamente.
Hanno un’importanza biostratigrafica (soprattutto per la ricerca petrolifera), quindi permettono la datazione
dei sedimenti nei quali sono contenuti. Questa caratteristica riguarda soprattutto i foraminiferi planctonici e
macroforaminiferi, meno i foraminiferi bentonici perché sono vincolati all’ambiente in cui vivono: una delle
condizioni imprescindibili affinchè un marker, un fossile guida sia utile dal punto di vista biostratigrafico è che
debba essere quanto più possibile svincolato dall’ambiente circostante. I macroforaminiferi sono un’eccezione
perché pur nel loro ambiente di vita (acque poco profonde) hanno avuto un’ampia diffusione laterale, che
quindi permette ampie correlazioni biostratigrafiche.
I foraminiferi hanno una sensibilità all’ambiente in termini di caratteristiche delle acque (ossigenazione,
temperatura, pH, Eh ecc…), quindi grazie alle variazioni morfologiche che mostrano permettono delle
ricostruzioni paleoambientali, paleoclimatiche e paleobatimetriche.
3.1. ANATOMIA E NUTRIZIONE
Come già detto, i foraminiferi sono forme unicellulari che hanno una cellula eucariota, che consiste in un
nucleo ben isolato dai vari organi all’interno della cellula, e un citoplasma suddiviso in due parti: uno detto
ectoplasma (esterno al guscio) ed uno detto endoplasma (interno al guscio) (Fig.3.1).
Fig.3.1 – Cellula eucariota (foto scattata al SEM).
L’ectoplasma è più trasparente e meno denso dell’endoplasma: si presenta con delle estroflessioni che
possono cambiare forma e direzione e che hanno un movimento bidirezionale dall’esterno verso l’interno del
guscio. Queste estroflessioni sono chiamate pseudopodi (od orizopodi): sono così chiamati perché fra le varie
funzioni servono dei piccoli movimenti per le forme bentoniche. Un’altra importante funzione degli
pseudopodi è quella di intrappolare le particelle che servono per il nutrimento: dal momento che queste forme
non sono in grado di svolgere la funzione clorofilliana devono nutrirsi necessariamente di qualcosa per il loro
metabolismo.
Nel tempo, i foraminiferi hanno adottato diversi meccanismi e risorse trofiche: quindi vi sono forme
essenzialmente erbivore; altre carnivore; alcune sospensivore (le quali catturano i nutrimenti sospesi
nell’acqua); altre depositivore (le quali ricercano i nutrimenti all’interno dei sedimenti, per le forme
bentoniche); in misura minore parassiti. Alcuni di essi vivono in simbiosi con alghe di vario tipo: ciò comporta
che le forme aventi i simbionti (alghe) vivono solo nella zona fotica e comunque possono arrivare a profondità
di 120-130m; a seconda delle fasce batimetriche, vi sono diversi simbionti che possono convivere con i
foraminiferi.
Essi si nutrono di varie particelle molto piccole (alghe, batteri, funghi, larve e piccoli animali): ci sono alcuni
foraminiferi che riescono a catturare coi loro pseudopodi dei piccoli crostacei e a nutrirsi. A loro volta sono
alla base della catena alimentare e quindi sono preda di svariati organismi (tra i quali crostacei e bivalvi).
Organi comuni alle cellule eucariote sono: mitocondri, ribosomi, apparato di Golgi e nucleo. L’endoplasma
(che si trova all’interno del guscio) contiene il nucleo, il quale è delimitato da una membrana e da altri organi
che servono per le funzioni vitali: i mitocondri, i quali sono utili alla respirazione o alla trasformazione di
energia e i ribosomi, i quali sono utili alla sintesi proteica e che contengono l’RNA.
E’ possibile trovare anche dei vacuoli che possono avere una funzione digestiva. Il variare delle dimensioni
delle forme planctoniche può far variare la densità della cellula e cambiare la profondità in cui vivono le forme.
Vi sono alcuni microrgani tipici dei foraminiferi: per esempio i prodotti di scarto (che appaiono in maniera
particolare), chiamati xantosomi.
Un’altra particolarità dei foraminiferi sono i microtubuli che sembrano essere connessi con la presenza degli
pseudopodi, perché riescono a contrarli, ad estrofletterli e a trasportarli dall’esterno all’interno del guscio
(facendo loro compiere un movimento bidirezionale). La loro azione è paragonabile a quella dei muscoli. Il
movimento bidirezionale ha il fine di catturare le particelle utili per il nutrimento.
L’apparato di Golgi è presente anche in altre forme unicellulari ed è legato a diverse funzioni, tra cui l’attività di
sintesi della cellula (contiene infatti enzimi digestivi). E’ particolarmente importante nei foraminiferi perché
contribuisce alla formazione del guscio: per esempio può produrre del cemento con il quale vengono tenute
insieme diverse particelle prese dall’ambiente; oppure, nel caso di foraminiferi che costruiscono cristalli di
calcite, quest’ultimi vengono prodotti all’interno dell’apparato e successivamente espulsi all’esterno.
Infine ci può essere un reticolo endoplasmatico, cioè una membrana intracellulare che tiene separate le
individualità di questi piccoli organi che si trovano all’interno della cellula.
I gusci dei foraminiferi possono essere costituiti da una singola camera (gusci uniloculari) anche se spesso sono
formati da numerose camere disposte in vario modo (gusci pluriloculari). In entrambi i tipi di gusci c’è
un’apertura che consente la comunicazione dell’ectoplasma con l’endoplasma: quando nei gusci pluriloculari
vengono costruite le camere successive alla prima (chiamata proloculus o protoconca), l’apertura non viene
completamente chiusa ma si trasforma in un passaggio che collega tutte le camere successive. Queste aperture
residue sono chiamate foramina. La cellula occupa tutto il guscio perché è in comunicazione, non si ritira solo
nell’ultima camera.
3.2. RIPRODUZIONE
La riproduzione dei foraminiferi è molto i
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