Capitolo 1
Microeconomia: definizione e significato
La microeconomia è:
- Un insegnamento universitario
- Una disciplina accademica
- Un corpo di conoscenze
- Un insieme di problemi
- Una classe di modelli
- Il cuore della teoria economica
- L'imperatrice delle scienze sociali
La microeconomia studia come gli individui scelgono in condizioni di scarsità.
- La scarsità è un elemento presente anche nei Paesi più ricchi: vi sono sempre delle risorse importanti perennemente insufficienti.
- Tutte le scelte implicano una qualche forma di scarsità, a livello monetario e non.
L'approccio costi-benefici alle decisioni
Domanda fondamentale per gli economisti:
- Dovrei effettuare l'attività x?
Per rispondere a questa domanda è necessario un confronto tra i costi e i benefici associati all'attività x:
- Se il beneficio è maggiore del costo dovrei effettuare l'attività x, se il costo è maggiore del beneficio non dovrei effettuarla.
Ovviamente sono necessari dei parametri per definire e misurare i costi e i benefici, es. una valutazione monetaria:
- B è il valore ipotetico della somma che saremmo disposti a pagare per quel bene
- C è il valore delle risorse a cui dovremo rinunciare per coprire l'attività x
Infatti, se dedichiamo delle risorse a x (es. tempo, denaro, energie), essendo queste scarse, non potremo dedicarle ad un'altra attività » trade-off = situazione nella quale, se si sceglie un'alternativa, si deve necessariamente rinunciare ad un'altra.
Normalmente le scelte che si compiono presentano c e b in termini monetari. Prezzo di riserva = prezzo al quale una persona sarebbe indifferente tra svolgere o meno l'attività. A partire da questa cifra la persona svolgerà l'attività x.
Considerazione sul metodo della teoria economica
La microeconomia studia i meccanismi delle scelte collettive. Le scelte collettive sono l'esito di scelte di individui razionali = razionalità individuale. Si suppone che tutti prendiamo decisioni seguendo le regole della teoria della scelta razionale.
Elementi:
- Scarsità
- Cooperazione
- Competizione
- Consumo
- Produzione
- Efficienza
- Benessere
Gli errori più comuni nel processo decisionale
Calcolare c e b può talvolta essere difficile: alcuni c sono difficili da trovare, altri sembrano rilevanti ma non lo sono. L'economia insegna a individuare c e b importanti.
Errore 1: Ignorare i costi opportunità
- Talvolta si ignorano i c non espliciti
- Se compiere l'azione x significa escludere l'azione y, il valore rappresentato da y (se l'aveste compiuta) è costo opportunità di x
Spesso si compiono errori perché si trascura il valore delle opportunità tralasciate. Esiste una stretta relazione tra c e b » non sostenere un c significa ottenere un b, non ottenere un b equivale a sostenere un c. La gente spesso non calcola esplicitamente i costi opportunità ma è come se lo facesse nel prendere delle scelte. In banca, il tasso di interesse è solo una forma di rimborso del costo opportunità del denaro.
Errore 2: Non ignorare i costi non recuperabili
- Talvolta dei c sembrano rilevanti ma non lo sono
- I costi non recuperabili (sunk costs) vanno ignorati
Errore 3: Misurare i costi e i benefici in termini percentuali piuttosto che in termini assoluti
Le informazioni relative al contesto sono importanti nell'ambito dei giudizi che guidano qualunque processo decisionale, dunque molto spesso si ricorre ai termini percentuali per comparare c e b. Tuttavia, questo approccio fa porre dei dubbi non indifferenti. Ciò che conta molto spesso non è la percentuale, per esempio, del risparmio ma il paragone tra cb.
- Nell'analisi cb bisogna esprimere c e b in termini assoluti del valore monetario, dato che il confronto tra le percentuali non si rivela un modo efficacie di valutare il processo decisionale.
Errore 4: Non comprendere la distinzione medio-marginale
Molto spesso bisogna capire fino a che punto continuare ad effettuare un'attività:
- Dobbiamo incrementare il livello con cui ci stiamo dedicando all'attività x? » Dobbiamo concentrare l'attenzione su c e b derivanti dall'effettuazione di un'unità marginale di attività.
- Il c di un'unità addizionale dell'attività è detto costo marginale (aumento dei costi totali derivante dall'effettuazione di un'unità addizionale di attività)
- Il b di un'unità marginale dell'attività è detto beneficio marginale (aumento dei benefici totali derivante dall'effettuazione di un'unità addizionale di attività)
Bisogna incrementare il livello di un'attività solo se il b marginale è maggiore del c marginale. È importante distinguere c e b medi da c e b marginali:
- Costo medio = rapporto tra il costo totale di un'attività e il numero n di sue unità effettuate
- Beneficio medio = rapporto tra il beneficio totale di un'attività e il numero n di sue unità effettuate
C medio e B medio non consentono di decidere se sia economicamente conveniente aggiungere un'altra unità o no, servono i c e b marginali. Normalmente maggiore è la quantità di un determinato bene di cui si dispone, minore è il valore che si assegna alle unità addizionali di quel bene.
La mano invisibile
Il perseguimento dell'interesse individuale è spesso compatibile con gli obiettivi sociali ed è necessario per il conseguimento di essi.
- Inconsapevolmente i consumatori che perseguono il proprio interesse agiscono come se fossero guidati da una mano invisibile (Adam Smith) in grado di produrre il risultato più favorevole per il bene comune.
Tuttavia, il meccanismo della mano invisibile può talvolta incepparsi, quando c e b in gioco toccano altre persone, oltre chi deve prendere una decisione. Si ha quindi un c esterno.
- Costo esterno = costo che ricade su persone direttamente non coinvolte nell'attività
C e b esterni, detti esternalità negative e positive, sono utilizzati come motivazione per le leggi che limitano la libertà personale.
La razionalità e l'interesse individuale
Essere razionali significa prendere decisioni in base al criterio cb. Due specificazioni del principio di razionalità:
- Razionalità secondo l'interesse individuale = una persona razionale considera solo c e b che la toccano direttamente
- Razionalità secondo i fini = una persona razionale agisce in modo efficiente nel perseguimento dei propri obiettivi. Questa definizione implica quindi anche elementi altruistici, ma ha il problema di essere talvolta troppo ampia.
La teoria formale della scelta razionale può essere sviluppata utilizzando entrambe le accezioni di razionalità. Tuttavia, l'utilizzo dell'una piuttosto che dell'altra porta a dei compromessi: quella dell'interesse individuale dimentica che l'uomo agisce anche in modo non egoistico, quella dei fini apre a troppe possibilità (es. lo faccio perché mi piace).
Homo oeconomicus
Gli economisti ritengono che nell'agire umano prevalgano le motivazioni egoistiche. Il modello astratto di individuo che opera in base al modello dell'interesse individuale è chiamato homo oeconomicus. Contano solo c e b che lo toccano direttamente.
Il naturalista economico
Persona che osserva sotto una luce nuova i dettagli della vita di ogni giorno: ogni elemento del panorama costruito dall'uomo gli appare come il risultato di un calcolo implicito di c e b.
Le domande positive e le domande normative
Domanda normativa = domanda circa quale politica o direttiva istituzionale adottare per conseguire il miglior risultato. Coinvolge i nostri valori perché mira a sapere che cosa si deve o si dovrebbe fare. Dunque l'analisi economica non è in grado di rispondere a questa domanda.
Domanda positiva = domanda circa le conseguenze di specifiche politiche o direttive istituzionali. In questo caso l'analisi economica opera su basi più solide.
Microeconomia e macroeconomia
Lo studio delle scelte individuali e quello di gruppi di individui sui singoli mercati rientrano nella microeconomia. La macroeconomia studia le aggregazioni più vaste di mercati. Studia ad es. il tasso di disoccupazione, il livello generale dei prezzi, il reddito di una nazione...
Oggi gli economisti credono che per migliorare lo studio di eventi macroeconomici sia necessaria un'analisi più accurata dei singoli mercati. Dunque la linea di demarcazione tra micro e macro è sempre meno precisa.
Capitolo 2
Le curve della domanda e dell'offerta
Lo strumento fondamentale per studiare il funzionamento di un mercato è l'analisi della domanda (d) e dell'offerta (o). Infatti, un mercato è costituito dai compratori e dai venditori di un determinato bene o servizio. Graficamente è possibile rappresentare:
- Curva di domanda
- Curva di offerta
Queste due curve vengono rappresentate nello spazio prezzoquantità P x Q.
La curva di domanda
La curva di domanda (curva DD) è la relazione matematica che dice la quantità di prodotto che i consumatori sono disposti ad acquistare ai vari livelli di prezzo » interpretazione orizzontale della curva di domanda. Il prezzo sull'asse verticale del grafico della curva di domanda è il prezzo reale del bene = prezzo di un bene in funzione a tutti gli altri beni e servizi.
In base all'interpretazione verticale, si parte dalla quantità di prodotto sull'asse verticale e se ne deduce il prezzo di riserva dell'acquirente marginale sull'asse verticale. Non tutte le curve di domanda sono lineari. In caso di curva di domanda lineare però, questa avrà funzione:
- d: Q » P
La curva di domanda ha sempre inclinazione negativa: quando il prezzo si riduce la quantità domandata aumenta » legge della domanda.
Ci sono vari motivi per cui la quantità domandata si riduce:
- Molti consumatori optano per un prodotto sostitutivo.
- I consumatori non possono permettersi di acquistarne la stessa quantità: dato un determinato reddito, se il prezzo aumenta, devono ridurre la quantità oppure rinunciare al consumo di altri beni.
La curva di domanda di mercato di un determinato bene è la risultante dei vari calcoli cb dei consumatori a proposito di quel bene. In questa analisi cb:
- c = prezzo del prodotto (che rappresenta implicitamente gli altri beni e servizi che si potrebbero comprare con la stessa somma di denaro)
- b = soddisfazione derivante dal consumo del prodotto
L'inclinazione negativa indica che all'aumentare del prezzo un numero sempre più piccolo di consumatori sarà soddisfatto. Un modo alternativo per descrivere la curva di domanda è fare riferimento all'insieme delle coppie prezzoquantità in corrispondenza delle quali i consumatori saranno soddisfatti, dato il prezzo di mercato.
La curva di offerta
Dal punto di vista del venditore, lo strumento analitico corrispondente è la curva di offerta (curva SS). Non tutte le curva di offerta sono lineari, ma in caso di curva di offerta lineare la sua funzione sarà:
- s: Q » P
Tutte hanno inclinazione positiva: all'aumentare della quantità aumenta il prezzo del prodotto » legge di offerta (quando il prezzo di un prodotto sale ne viene offerta una maggiore quantità). Inoltre, il prezzo di vendita di un prodotto deve essere maggiore del costo di produzione, altrimenti il produttore non lo venderebbe.
Anche la curva di offerta può essere interpretata orizzontalmente o verticalmente. Un modo alternativo per descrivere la curva di offerta è fare riferimento all'insieme delle coppie prezzoquantità in corrispondenza delle quali i produttori sono soddisfatti, dato il prezzo di mercato.
La quantità e il prezzo di equilibrio
Utilizzando curva di domanda e offerta, è possibile determinare quantità e prezzo di equilibrio, cioè la combinazione pq in corrispondenza della quale sono soddisfatti sia i consumatori che i produttori » intersezione curva di domanda e curva di offerta.
- I produttori riescono a vendere la quantità di prodotto desiderata
- I consumatori possono acquistare la quantità di prodotti che vogliono acquistare ad un determinato prezzo
Negli altri punti non c'è soddisfazione da entrambe le parti. La situazione in cui il prezzo eccede il valore di equilibrio si chiama eccesso di offerta = la quantità offerta supera quella domandata. Differenza tra la quantità che i venditori sarebbero disposti a vendere e quella effettivamente scambiata. La situazione in cui il prezzo si colloca sotto il suo valore di equilibrio si chiama eccesso di domanda = la quantità domandata supera quella offerta, c'è carenza. Differenza tra la quantità che i compratori sarebbero disposti ad acquistare e quella effettivamente scambiata.
Condizione di equilibrio: qd = qs
- q = (as – ad) / (bd – bs)
- p* = (ad – as) / (bs – bd)
Il processo di aggiustamento verso l'equilibrio
A qualsiasi prezzo diverso da quello di equilibrio, una parte di mercato resta sempre insoddisfatta.
- Se i prezzi sono superiori, i venditori vendono meno di quanto vorrebbero. Dunque il produttore insoddisfatto abbasserà il prezzo.
- Se i prezzi sono inferiori, i venditori si renderanno conto di poter aumentare i prezzi, fino al livello di equilibrio, pur continuando a vendere quanto vorrebbero.
Questo processo è assolutamente spontaneo, nessuno lo pianifica o dirige.
La proprietà dell'equilibrio di mercato in termini di benessere
L'equilibrio di mercato presenta alcune proprietà che possiamo considerare positive.
- In condizioni di equilibrio, non c'è alcuna riallocazione che potrebbe essere favorevole a qualcuno senza danneggiare qualcun altro.
- Mentre se p e q non sono in situazione di equilibrio sarà sempre possibile individuare una riallocazione in grado di migliorare la situazione di qualcuno senza peggiorare quella di qualcun altro.
Quindi, indipendentemente dal livello iniziale del prezzo (sopra o sotto la condizione di equilibrio) si potrà sempre realizzare una transazione vantaggiosa per tutti coloro che vi partecipano.
Il libero mercato e il problema della povertà
È possibile che i mercati siano in perfetto equilibrio ma che la gente non abbia reddito sufficiente per vivere decentemente. Tuttavia, grazie al libero scambio, è possibile asserire che, grazie al libero scambio, anche gli individui più poveri potranno utilizzare al meglio il loro reddito.
Controllo degli affitti
In alcune città vengono emanate leggi sul controllo degli affitti, che impongono un tetto massimo. Tetto di un prezzo = livello oltre il quale per legge il prezzo di un bene non può salire. Questo tetto porta inevitabilmente ad un eccesso di domanda e dunque a:
- Riduzione delle spese di manutenzione degli immobili locati
- Cattiva allocazione delle risorse
Per aiutare i poveri è quindi preferibile accrescere il loro reddito, lasciandoli liberi di decidere come spenderlo.
Gli interventi a sostegno dei prezzi
Esistono anche politiche che impongono prezzi minimi, per mantenere il prezzo sopra il livello di equilibrio. Prezzi minimi = livelli sotto i quali i prezzi dei beni non possono scendere per legge, sostenuti normalmente da politiche governative che si impegnano ad acquistare i beni per quel prezzo.
Sebbene nascano per aiutare le famiglie di agricoltori, presentano conseguenze negative:
- Mancato utilizzo del surplus prodotto che viene acquistato ogni anno dal governo e che resta a marcire nei depositi.
- Il surplus è prodotto in larga parte dalle grandi imprese agricole, i cui proprietari non necessitano di sostegno pubblico, essendo ricchi.
Le funzioni allocative dei prezzi
I prezzi svolgono due funzioni importanti e distinte:
- Il razionamento dell'offerta = i beni scarsi vengono distribuiti a chi attribuisce loro maggior valore = funzione allocativa dei prezzi rispetto ai beni (funzione di breve periodo perché riguarda i beni già esistenti) » processo attraverso il quale i prezzi indirizzano all'acquisto di un bene i consumatori che gli attribuiscono maggior valore.
- Segnale per distribuire le risorse produttive nei diversi comparti economici: nei settori in cui si registra un eccesso di domanda, le imprese praticano prezzi superiori a quelli necessari per coprire i loro costi = funzione allocativa dei prezzi rispetto alle risorse » processo attraverso il quale i prezzi agiscono come segnali che indirizzano alla produzione dei soli beni caratterizzati da eccesso di domanda.
Le determinanti della domanda e dell'offerta
Questa analisi ci aiuta a prevedere come reagiranno i prezzi e le quantità di equilibrio a eventuali cambiamenti che dovessero intervenire nelle forze di mercato.
Determinanti della domanda
- Redditi = il reddito influenza la quantità di beni e servizi a un determinato livello di prezzo. Per quasi tutti i beni la quantità domandata crescerà all'aumentare del reddito (beni normali). Esistono però anche i beni inferiori, per i quali la quantità domandata a un determinato prezzo diminuirà all'aumentare del reddito, perché verranno sostituiti con beni qualitativamente superiori.
- Gusti = non tutti i consumatori hanno gli stessi gusti.
- Prezzi di beni sostitutivi e complementari = i beni sostitutivi sono quelli per cui l'incremento di prezzo di un bene porta all'aumento della domanda dell'altro bene. I beni complementari sono quelli per cui l'incremento di prezzo di un bene porta a una riduzione della domanda dell'altro bene.
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