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ricevere benefici in proporzione alla prestazione, ed uguaglianza, che

implicherebbe che tutti possano avere livelli di benessere più o meno simili.

Il sistema dei prezzi in un’economia di mercato rappresenta un modo di

allocare beni e servizi. Altri metodi prevedono il razionamento per mezzo di

code, lotterie o buoni.

L’insieme delle alternative disponibili rappresenta quali scelte sono possibili

all’individuo. I vincoli di bilancio ed i vincoli di tempo consentono di definire

tale insieme. Entrambi individuano un trade-off tra la quantità di una cosa a

cui si deve rinunciare e la quantità di un’altra che si può ottenere in cambio.

Il trade-off è dato dal prezzo relativo, ovvero il rapporto tra i prezzi di un bene

e dell’altro bene. Il “costo” di un’unità in più di un determinato bene è dato

da quanto occorre cedere di un altro bene per ottenerla.

La curva delle possibilità produttive definisce l’insieme delle alternative

disponibili ad un’impresa o una collettività, rappresentando la possibile

combinazione di beni che essa può produrre. Se produce al di sotto della

propria curva delle possibilità produttive essa è detta inefficiente, poiché

avrebbe potuto produrre una quantità maggiore di uno dei due beni senza

dover produrre una quantità minore dell’altro.

Nella curva delle possibilità produttive vige il principio generale dei

rendimenti decrescenti: aggiungendo successive unità di un qualunque

input ad un ammontare fisso degli altri input il prodotto aumenta ma in

misura via via minore.

E’ detto costo opportunità il costo attribuibile all’uso di una qualunque

risorsa, che si misura considerando quello che si ritiene il migliore tra i

possibili usi alternativi della risorsa stessa.

Un costo non recuperabile è una spesa sostenuta in passato che non può essere

recuperata, qualunque sia la decisione presa nel presente. Coloro che operano

scelte razionali ignorano questo tipo di costi. 3

La maggior parte delle decisioni economiche tengono conto delle scelte al

margine, confrontando il costo marginale di un’azione (derivante

dall’aumentare l’intensità dell’azione stessa) con i benefici marginali

derivanti da quella stessa azione.

Sono elementi fondamentali di una scelta razionale:

1. L’identificazione dell’insieme della alternative disponibili.

2. La definizione del trade-off

3. Il calcolo dei costi, considerando i costi opportunità, i costi non

recuperabili ed i costi marginali.

Lo scambio

L’interdipendenza economica genera benefici per individui ed imprese, sia

quando si considerano gli scambi all’interno di un paese, sia quando si

considera lo scambio internazionale.

Sia gli individui che i paesi migliorano la propria posizione attraverso lo

scambio volontario. I vantaggi sono limitati se esistono solo possibilità di

scambi bilaterali (scambi fra due sole parti), possono essere molto grandi

quando lo scambio avviene, invece, su base multilaterale (scambio fra

numerose parti).

In base al principio dei vantaggi comparati i paesi dovrebbero esportare i

beni i cui costi di produzione sono relativamente bassi.

La specializzazione tende ad aumentare la produttività per tre motivi:

1. Risparmio del tempo necessario ad un lavoratore per passare da una

mansione produttiva ad un’altra.

2. I lavoratori che ripetono una mansione diventano più abili nel

realizzarla.

3. La specializzazione crea un ambiente favorevole all’innovazione.

Si parla di vantaggio assoluto per chi possiede superiori capacità produttive,

ma in base al vantaggio comparato individui e nazioni si specializzano nella

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produzione di beni in cui sono relativamente, non assolutamente, più

efficienti.

Il vantaggio comparato può derivare da:

- Dotazione naturale di risorse di carattere geofisico

- Dotazione acquisita di risorse, capitale fisico ed abilità umane

sviluppate.

- Superiorità nelle conoscenze, vantaggi tecnologici casuali o derivati da

scelte di politica economica.

Specializzazione, che può creare vantaggi comparati tra paesi che per

- tutti gli altri aspetti sono simili.

Lo scambio volontario crea dei vantaggi. Sia lo scambio tra individui, sia

quello tra paesi genera vantaggi per tutti coloro che vi partecipano. Lo

scambio consente alle parti di specializzarsi nelle attività nelle quali esse

hanno dei vantaggi comparati.

Esiste una importante differenza fra lo scambio fra nazioni e quello fra

individui. Con lo scambio internazionale alcuni individui all’interno di un

paese posso effettivamente essere danneggiati, sebbene in linea di principio

coloro che si avvantaggiano del commercio internazionale sarebbero in grado

di compensare coloro che sono danneggiati, una tale compensazione avviene

di fatto raramente. Per questo motivo, nonostante lo scambio internazionale

faccia aumentare il reddito nazionale, le paure circa la perdita di posti di

lavoro e le riduzioni salariali dei lavoratori non specializzate genera spesso

atteggiamenti proibizionistici.

Domanda, offerta e prezzi.

Il prezzo di un bene o di un servizio è ciò che si deve cedere per ottenerlo in

cambio. Quando le forze di offerta e di domanda operano liberamente, il

prezzo misura la scarsità del bene.

Tramite i prezzi i soggetti che operano sul mercato comunicano gli uni con gli

altri, il prezzo è determinato da domanda ed offerta, le cui variazioni

inducono variazioni nei prezzi. 5

La domanda è la quantità di bene o servizio che un soggetto decide di

acquistare ad un dato prezzo. All’aumentare del prezzo la domanda

diminuisce, meno costoso è un bene, più un soggetto ne acquisterà; più esso è

costoso, meno un soggetto ne acquisterà.

La curva di domanda è inclinata negativamente da sinistra verso destra, essa

mostra la quantità domandata del bene ad ogni prezzo.

La curva di domanda di mercato è costruita sommando per ciascun prezzo il

totale delle quantità consumate da ciascun individuo presente nel mercato.

Essa indica la quantità totale di un bene che sarà domandata ad ogni prezzo.

All’aumento del prezzo diminuisce la domanda solo se tutte le altre variabili

restano costanti, in realtà sono numerose le circostanze che non possono

essere mantenute costanti.

Tra i diversi fattori di spostamento della curva di domanda, due sono

specificamente economici: la variazione del reddito e la variazione dei prezzi

di altri beni. All’aumento del reddito generalmente il soggetto acquista una

maggiore quantità di tutti i beni.

Due beni si dicono succedanei o sostituibili se l’aumento del prezzo dell’uno

comporta aumento della domanda dell’altro (ad es. se aumenta il prezzo del

burro e quello della margarina resta costante, aumenterà la domanda di

margarina). Ciò accade perché si ha un aumento del costo relativo del primo

bene rispetto al secondo.

Si dicono beni complementari quei beni il cui aumento del prezzo dell’uno

comporta diminuzione della domanda dell’altro (ad es. l’aumento del prezzo

dello zucchero comporta diminuzione della domanda di caffè).

Analogamente la diminuzione del prezzo dell’uno comporta aumento della

domanda dell’altro.

Le curve di domanda possono essere influenzate anche da fattori non

economici, come i cambiamenti di gusto o di moda, la composizione della

popolazione o il progresso scientifico. Anche le variazioni nell’età media

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della popolazione sono molto importanti, causando un effetto demografico

sulla domanda dei beni prodotti.

Cause di spostamento della curva di domanda di mercato:

- Variazione di reddito

- Variazione del prezzo di un bene succedaneo

- Variazione del prezzo di un bene complementare

- Variazione della composizione della popolazione

- Variazione di gusti

- Variazione dell’informazione disponibile

- Variazione delle aspettative

Si dice offerta la quantità di un bene o servizio che un soggetto desidera

vendere ad un dato prezzo.

La curva di offerta mostra la quantità di un bene che l’impresa è disposta a

produrre ad ogni prezzo. Essa ha generalmente inclinazione positiva da

sinistra a destra: a prezzi più alti le imprese offrono di più, questo perché

prezzi più elevati comportano profitti più alti per colore che offrono e

costituiscono un incentivo a produrre di più.

L’offerta di mercato è la quantità totale di un bene che tutte le imprese esistenti

nel sistema economico sono disposte ad offrire ad un dato prezzo. Essa ha di

norma inclinazione positiva, sia per lo stimolo al profitto più alto, sia perché

prezzi elevati attraggono nuove imprese nella produzione.

L’offerta di lavoro di mercato è la quantità di lavoro totale che tutti i soggetti

dell’economia sono disposti ad offrire ad un dato salario.

All’aumento del prezzo del bene, rimanendo costanti le altre circostanze, la

quantità offerta aumenta, perché ciascuna impresa è disposta a produrre di

più, ma anche la curva di offerta di mercato è soggetta a svariate cause di

spostamento.

La causa principale di spostamento della curva di offerta di mercato può

essere prima di tutto una variazione dei prezzi degli input usati per produrre

un bene. Al diminuire del prezzo di un bene, la curva di offerta del bene si

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sposta verso destra, perché le imprese aumentano la produzione di tale bene

ad ogni prezzo. Analogamente, ad un aumento del prezzo di un bene

corrisponde una diminuzione dell’offerta.

Altra possibile causa di spostamento dell’offerta è l’innovazione tecnologica o il

cambiamento dell’ambiente naturale, così come il cambiamento della

disponibilità di credito e delle aspettative.

Cause di spostamento della curva di offerta di mercato:

- Cambiamento dei prezzi degli input

- Cambiamento della tecnologia

- Cambiamento dell’ambiente naturale

- Cambiamento della disponibilità di credito

- Cambiamento delle aspettative

Il prezzo effettivo sul mercato è determinato dall’intersezione della curva

dell’offerta e della curva della domanda.

La quantità di bene corrispondente al punto di intersezione è detta quantità di

equilibrio, il prezzo corrispondente a tale punto è detto prezzo di equilibrio. Al

prezzo di equilibrio i consumatori ottengono esattamente la quantità di bene

che sono disposti ad acquistare a quel prezzo, ed i produttori vendono

esattamente ciò che sono disposti a vendere a quel prezzo.

Se il prezzo di mercato è più alto del prezzo di equilibrio e vi è dunque una

offerta maggiore rispetto alla quantità di equilibrio si verifica un eccesso di

offerta. Allo stesso tempo, se il prezzo è più basso del prezzo di equilibrio e

vi è quindi offerta minore, si verifica un eccesso di domanda.

In equilibrio, nessun compratore né venditore ha stimoli a variare prezzo o

quantità. Nelle economie di mercato, in condizioni di concorrenza, i prezzi

tendono verso i rispettivi livelli di equilibrio, ai quali la domanda eguaglia

l’offerta. Questa è detta legge dell’offerta e della domanda. Il prezzo però

non è sempre esattamente quello corrispondente all’intersezione delle curve,

il mercato può oscillare ed il raggiungimento dell’equilibrio è un

procedimento continuo. 8

Nei mercati concorrenziali è tale legge a determinare i prezzi. Spostamenti

delle curve di domanda e di offerta portano a cambiamenti del prezzo di

equilibrio. Principi simili valgono sul mercato del lavoro e del capitale. Il

prezzo del lavoro è il salario, il prezzo del capitale è il saggio di interesse.

Smith definì il prezzo come valore di scambio, differente dal valore d’uso,

anzi, inversamente proporzionale ad esso. L’acqua ha un valore d’uso

infinitamente superiore ai diamanti, ma ha valore di scambio altrettanto

inferiore. Il prezzo è connesso al valore marginale del bene, ovvero a quanto

il mercato è disposto a spendere per ottenerne una quantità superiore al

necessario. Tale valore per l’acqua, in gran parte del mondo, è estremamente

limitato, poiché essa è offerta in grandi quantità a prezzi minimi.

Il costo di un bene è diverso dal prezzo, esso è rappresentato dalla spesa

sostenuta per produrlo, ed influenza il prezzo cui le imprese sono disposte a

venderlo.

Nel modello base di concorrenza, in equilibrio, il prezzo uguaglia il costo di

produzione, compresa una remunerazione sufficiente all’imprenditore per

indurlo a continuare tale attività.

L’uso dei concetti di domanda ed offerta nell’analisi dei fenomeni reali

Una variazione uguale di prezzo per due beni differenti non ha i medesimi

effetti sulla relativa domanda. Vi sono beni che presentano curve di domanda

piuttosto piatte (ad es. il gelato) e beni che presentano curve di domanda più

inclinate (ad es. il latte) Nel caso di curve piatte la variazione di prezzo ha un

effetto più significativo sulla variazione della domanda (curve elastiche), in

curve molto ripide al medesimo variare del prezzo si ha una variazione molto

contenuta della domanda (curve anelastiche).

Ciò si spiega perché non per tutti i beni la sostituzione è ugualmente

semplice, e se la sostituzione di un bene è particolarmente difficile la

domanda di tale bene non si ridurrà drasticamente neppure di fronte ad un

aumento del prezzo. Allo stesso modo essa non aumenterà di molto neppure

in seguito ad una riduzione decisa del prezzo. 9

Per indicare precisamente l’inclinazione della curva di domanda si è

elaborato il concetto di elasticità della domanda, definita come la variazione

percentuale della quantità domandata divisa per la variazione percentuale

del prezzo.

Elasticità della domanda = Var.% della domanda/Var.% del prezzo

Le elasticità sono numeri negativi ma vengono convenzionalmente indicati

come positivi, sottintendendone il segno.

Il ricavo che un’impresa ottiene dalla vendita di un bene è dato dal prodotto del

prezzo per la quantità venduta. R = p X Q

I beni per i quali è facile trovare dei sostituti presentano generalmente

elasticità elevate, superiori all’elasticità unitaria(1) e si dicono relativamente

elastici. Nel caso in cui l’elasticità sia unitaria o addirittura inferiore si parla di

beni relativamente anelastici.

La pendenza è la stessa in tutti i punti lungo la curva di domanda, tuttavia

l’elasticità è molto alta quando la quantità è bassa e molto bassa quando la

quantità è alta.

Sono due le principali determinanti della elasticità della domanda: il grado di

sostituibilità e la lunghezza del tempo necessario a compiere l’adeguamento.

Anche le curve di offerta possono essere molto inclinate (petrolio) o quasi

piatte (polli). L’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo è definita dal rapporto

tra la variazione percentuale della quantità offerta e la variazione percentuale

del prezzo che l’ha generata.

Elasticità dell’offerta = Var.% dell’offerta / Var.% del prezzo

Aumento di prezzo = Diminuzione della quantità domandata (elasticità della

domanda)

Aumento di prezzo = Aumento della quantità offerta (elasticità dell’offerta)

Per alcuni prodotti l’elasticità della curva di offerta può essere pressoché

nulla nel breve periodo ma molto elevata nel lungo periodo. E’ il caso, ad

esempio, dei prodotti agricoli, che una volta seminati non possono che essere

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raccolti ed offerti, ma su cui si può intervenire drasticamente riducendo la

semina successiva.

Quando il prezzo è fissato in modo che la domanda uguagli l’offerta, il

mercato è in equilibrio e si parla di market clearing. Si ha penuria (shortage)

quando la domanda supera l’offerta per un determinato bene, e si ha

eccedenza (surplus) quando è l’offerta a superare la domanda. Questo fa si

che il prezzo corrente non sia spesso il reale prezzo di equilibrio del mercato.

Quando il mercato non converge rapidamente verso l’equilibrio si parla di

prezzi vischiosi (sticky). Anche in questi casi è utile analizzare l’equilibrio di

mercato, poiché se il prezzo di equilibrio supera il prezzo corrente, questo

tenderà ad aumentare.

Il tasso a cui i prezzi salgono o scendono è sovente determinato in rapporto al

divario esistente tra domanda ed offerta.

In molti paesi lo stato è intervenuto a controllare i prezzi per sedare il

malcontento sociale, con prezzi del petrolio regolamentati, salari minimi

imposti, affitti massimi prescritti per legge. Ma le proteste che inducono

l’intervento pubblico sono fondate su due errori:

Qualcuno è ritenuto colpevole delle variazioni di prezzo, quando in

- realtà sono le forze di mercato che le determinano, e che spingono

proprietari e produttori ad alzare i prezzi improvvisamente. E’ vero,

però, che può trattarsi di un accordo tra produttori, come nel caso

dell’OPEC nel 1973. Nel caso di guerre successive però non si è

verificato un accordo ma un concatenarsi di eventi che ha portato a

questo effetto.

- Gli stati, per quanto potenti, non possono abrogare la legge dell’offerta

e della domanda, e col loro intervento porteranno tali forze in una

situazione di squilibrio.

Esempi del tentativo di scavalcare la legge dell’offerta e domanda da parte

dello stato sono i prezzi massimi (price ceilings) ed i prezzi minimi (price floors).

Stabilire prezzi massimi è sempre sembrato un modo per assicurare a più

persone possibile un determinato bene, ma ha sempre creato una penuria del

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bene in questione, poiché a tale prezzo i produttori non sono incentivati a

produrre quanto i consumatori domandano.

Il controllo degli affitti è un esempio di prezzo massimo, adottato per

assicurare a più persone possibili un appartamento. Ciò crea, però, una

penuria nel lungo periodo, perché è possibile che i proprietari non siano

motivati a ristrutturare gli stabili e ad abbandonarli progressivamente, visti

gli esigui profitti. Inoltre si avrà un aumento nelle vendite ed i costruttori

potrebbero non ritenere profittevole costruire nuovi edifici perché i canoni

non sarebbero sufficienti a coprire adeguatamente le spese. Il controllo degli

affitti avvantaggia soltanto i locatari già esistenti, e solo fintanto che essi non

debbano trovarsi a rinnovare il contratto. La quantità di abitazioni disponibili

nel breve periodo diminuirà e, poiché i più poveri non si potranno

permettere l’acquisto di un immobile, saranno proprio loro ad esserne

danneggiati.

Talvolta lo stato impone anche dei prezzi minimi, o dei salari minimi,

accogliendo le richieste di chi si appella al senso di equità. E’ molto diffuso il

prezzo minimo sui prodotti agricoli, tanto che l’offerta arriva però ad

eccedere la domanda, e lo stato deve acquistare ed immagazzinare i prodotti

invenduti per sostenere i prezzi. Per ridurre l’offerta risulta allora necessario

un limite imposto alla produzione, operazione complessa, che riduce anche le

capacità di adattamento del mercato.

In più le quote si basano sulla produzione passata e trascurano la possibilità

di espansione e contrazione di un’attività, tanto da costringere per esempio le

aziende a non interrompere la produzione, anche in caso di calo della

domanda, solo per non perdere le proprie quote. Ciò impedisce la rotazione

delle coltivazioni, e ha portato anche gli USA a favorire l’esportazione verso

stati come il Messico che, però, hanno subito un duro contraccolpo nei

rapporti economici con l’Argentina e nella ristrutturazione agricola interna.

Se lo stato vuole sostenere i lavoratori non qualificati, sarebbe uno strumento

più adeguato del salario minimo l’incentivo per le fabbriche disposte ad

assumerli ed un percorso di formazione professionale che ne aumenti la

domanda e di conseguenza il salario.

La decisione di consumare 12

I soggetti compiono quattro decisioni fondamentali:

- di spendere

- di lavorare

- di risparmiare

- di investire

Queste, pur essendo scelte microeconomiche hanno grandi conseguenze sulla

macroeconomia.

Il problema fondamentale della scelta del consumatore è cosa fare del proprio

reddito al netto delle imposte, da allocare tra beni alternativi. Egli non può

fare tutto perché vi è scarsità.

L’insieme delle alternative possibili è circoscritto dai vincoli cui egli è

soggetto, prima di tutto il vincolo di bilancio.

L’inclinazione del vincolo di bilancio indica il trade-off ed è proporzionale al

prezzo relativo di un bene rispetto all’altro, o di una combinazione di beni

rispetto ad un’altra combinazione.

L’economia sostiene che ogni soggetto sceglierà un qualche punto lungo il

proprio vincolo di bilancio, variabile al margine secondo i gusti personali, ma

spesso mai corrispondente ad uno dei punti estremi.

Quando il reddito di un soggetto aumenta egli ha a disposizione più risorse

da allocare. Il suo consumo di beni aumenterà, ma non per tutti i beni sarà lo

stesso, e alcuni addirittura diminuiranno o scompariranno.

L’elasticità della domanda rispetto al reddito misura quanto aumenta la

domanda di un bene particolare all’aumento del reddito.

Elasticità della domanda rispetto al reddito = Var.% consumo / Var.% reddito

L’elasticità della domanda rispetto al reddito è la variazione percentuale del

consumo che deriverebbe da un incremento del reddito dell’1%.

Con l’aumento progressivo del reddito cambia anche il tipo di merci

domandate. Il consumo di certi beni diminuisce all’aumentare del reddito ed

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essi sono chiamati beni inferiori (es. le auto economiche o l’abbigliamento del

mercato = elasticità rispetto al reddito negativa). I beni che, invece, vedono

aumentata la domanda all’aumento del reddito e sono detti beni normali

(elasticità rispetto al reddito positiva).

Un aumento di prezzo genera normalmente un calo della domanda. Questo è

definito effetto reddito, poiché sostanzialmente muove il vincolo di bilancio

verso il basso, proprio come se il reddito fosse diminuito.

La grandezza dell’effetto reddito dipende da due fattori: quanto la merce è

importante per l’individuo (cioè quanto grande è la frazione del proprio

reddito che l’individuo è disposto a spendere nella merce) e quanto grande è

l’elasticità rispetto al reddito. Nella maggior parte dei casi gli individui

spendono una parte relativamente piccola del proprio reddito in un

particolare bene, ma l’effetto reddito si fa molto pesante nel caso di affitti, che

occupano in media ¼ dei redditi.

In corrispondenza al prezzo più alto di un bene, rinunciarvi significa

permettersi di più di altre merci. I beni diventati più costosi possono essere

sostituiti da altri meno costosi. Questo è detto effetto sostituzione ed è tanto

più grande tanto più si possa effettuare facilmente tale sostituzione, a

maggior ragione se il bene meno costoso ha mantenuto il prezzo invariato.

Bisogna saper distinguere tra gli effetti di reddito e gli effetti di sostituzione

per due motivi:

Capire le reazioni alle variazioni di prezzo: La distinzione migliora la nostra

- comprensione delle reazioni dei consumatori alle variazioni di prezzo.

L’effetto reddito condurrebbe ad una diminuzione di tutti i consumi,

ma l’effetto sostituzione induce un aumento nel consumo dei beni

sostitutivi o succedanei.

Capire le inefficienze associate alle imposte: Lo scopo dell’imposta è

- ottenere delle entrate tramite quali lo stato può acquistare merci: un

trasferimento del potere d’acquisto dalle famiglie allo stato. Dunque,

più lo stato ottiene risorse, meno gli individui nei consumano.

Qualunque imposta ha, dunque, un effetto reddito. Esse spesso

distorcono l’attività economica: la distorsione è associata all’effetto

sostituzione, tanto che gli individui sono indotti a ridurre i consumi dei

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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