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Microeconomia - I sindacati nel mercato del lavoro e la domanda e offerta degli altri fattori produttivi

Il caso del sindacato monopolista

Ipotizziamo che nel mercato del lavoro esista un unico sindacato (che può essere definito perciò monopolista), al quale sono iscritti tutti i lavoratori. È chiaro che in questa situazione, il sindacato monopolista avrebbe uno strapotere, perché avrebbe la possibilità di controllare totalmente l'offerta di lavoro nel mercato.

Il salario monetario sarebbe stabilito unilateralmente dal sindacato e quindi per l'impresa esso risulterebbe come un valore non modificabile. Graficamente il salario monetario (e quindi l’offerta di lavoro nel mercato), deciso dal sindacato monopolista, è rappresentabile come una retta parallela all’asse delle ascisse.

Immaginiamo che, in assenza del sindacato, il salario monetario deciso dal mercato in concorrenza coincida con il salario medio del sistema economico (in figura W*), corrispondente ad un livello di occupazione L* mentre il salario stabilito dal sindacato monopolista fosse W1, corrispondente ad un livello occupazione L1.

Quali conclusioni economiche si ricavano da questa situazione? Risulta che l’intervento del sindacato, anziché aumentare l’occupazione, incrementa la disoccupazione (della quantità L* - L1) e produce, teoricamente, una tendenza all’aumento dei prezzi del comparto (per il maggior costo di produzione delle imprese) ed una spirale di crescita dei salari relativi (i risultati salariali raggiunti in questo settore produttivo provocano, infatti, una rincorsa salariale negli altri settori economici), con conseguenze sui prezzi dell’intero sistema economico.

Quindi, in definitiva, il salario deciso dal sindacato porta a dei risultati diametralmente opposti a quelli che un sindacato dovrebbe perseguire. Questo discorso è importante e deve essere tenuto ben presente quando, nelle trattative sindacali riguardanti la conclusione di un contratto collettivo di lavoro, i sindacati si adoperano esclusivamente per garantire un certo livello salariale ai propri lavoratori.

Il caso dei sindacati corporativi in competizione oligopolista

Arriviamo alle stesse conclusioni cui siamo giunti nel caso del sindacato monopolista, se consideriamo un mercato del lavoro in cui i lavoratori sono rappresentati, anziché da un unico sindacato, da più sindacati, in competizione fra di loro per avere il maggior numero di iscritti. È sicuramente questa la situazione più realistica.

Anche con più sindacati in competizione oligopolista, gli effetti sull’economia di salari imposti, più alti di quelli concorrenziali, sono controproducenti per i sindacati stessi. Infatti, i livelli salariali, contrattualmente stabiliti dai sindacati, provocano una maggiore disoccupazione nel comparto produttivo disciplinato dal contratto.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

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