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Introduzione alla Microeconomia 93

Fig. 5.8 Curve di indifferenza e curva di domanda. Quando il prezzo unitario di

X diminuisce, il consumo di X sale da 6 a10 unità. Questo fornisce la relazione

quantità-prezzo indicata dalla curva della domanda D.

Curve di indifferenza e curve di domanda

Le curve di indifferenza possono aiutarci a dedurre l'andamento delle curve della

domanda, che mostrano la relazione prezzo-quantità per un determinato bene.

Guardiamo di nuovo la figura 5.8 e consideriamo cosa avviene al bene X; si noti che,

al prezzo di 3 euro, la quantità consumata, indicata dal punto Z , è di 6 unità. Qua n-

1

do il prezzo scende a 2,25 euro, la quantità consumata aumenta a 10 unità. Questa

variazione è illustrata dal grafico della figura 5.8b, in cui la quantità è misurata in

ascissa e il prezzo in ordinata.

Naturalmente, il grafico registra le quantità solo per due livelli di prezzo, e, per una

stima realistica della domanda, ne occorrerebbero un numero maggiore. Tuttavia se

si ritiene che la domanda per X sia lineare per una serie limitata di prezzi, si può

dedurre quali saranno le quantità richieste tra, e forse un pò oltre, i due prezzi cono-

sciuti. Tutto ciò è mostrato dalle estensioni della retta tratteggiata.

Introduzione alla Microeconomia 94

Effetto reddito ed effetto sostituzione per la variazione del prezzo

Dalla figura 5.8 si può notare che lo spostamento della retta di bilancio permette al

consumatore di spostarsi dalla combinazione Z a quella del punto Z , e ottenere una

1 2

maggiore quantità di beni al nuovo livello di utilità totale. Rifletti sulla variazione in

termini di consumo di X il cui prezzo scende. L’aumentata quantità di X è in parte il

risultato della variazione del rapporto tra le utilità marginali ed i prezzi, provocata

dalla riduzione di questi ultimi. Questa variazione è generalmente chiamata effetto

sostituzione. La maggiore quantità di X rappresenta anche parzialmente il risultato

di una crescita del potere d'acquisto determinato dalla caduta dei prezzi. Per esem-

pio supponiamo di dover comprare 50 litri di benzina alla settimana per recarci sul

posto di lavoro. Se il prezzo della benzina subisce un ribasso di 0,10 euro per litro,

allora si avranno 5 euro in più da spendere ogni settimana. Si potrebbe decidere di

spendere parte di questi soldi in più per acquistare benzina per effettuare un viaggio

di piacere. Questo fenomeno è chiamato effetto reddito, poiché, in effetti, aumenta il

nostro reddito disponibile.

Possiamo identificare questi effetti nella figura 5.9, in cui la posizione originale di

equilibrio, prima di qualsiasi variazione di prezzo, è rappresentata dal punto A. Dopo

la variazione il nuovo equilibrio si verifica in B.

Immagina che, dopo la variazione di prezzo del bene X, il reddito del consumatore si

sia ridotto a un livello tale da riportarlo sulla curva originale di indifferenza I , rimuo-

0

vendo così l'effetto reddito indotto dalla variazione del prezzo. Possiamo visualizzare

questo caso tracciando una retta di bilancio parallela alla nuova retta di bilancio ma

tangente alla curva di indifferenza originale I nel punto C. In questo punto della

0

curva di indifferenza, saranno acquistate Xc unità del bene X. Ciò indica che Xc - Xa

rappresenta l’ampiezza della crescita che può essere attribuita all'effetto di sostitu-

zione, ovvero dallo spostamento lungo la curva di indifferenza determinato dalla

variazione dei prezzi relativi. L’ulteriore incremento del consumo di X, pari a Xb -

Xc unità, può essere attribuito allo spostamento verso un livello superiore di utili-

tà totale - l'effetto reddito.

Introduzione alla Microeconomia 95

Fig. 5.9 L'effetto reddito e l'effetto sostituzione . Una riduzione di prezzo di X

sposta la retta di bilancio da PQ a PR, permettendo al consumatore di spostarsi

dal punto A, sulla curva di indifferenza l , al punto B, sulla curva I . Una riduzione

0 1

compensativa di reddito, rappresentata dalla retta P R , mostra uno spostamento

1 1

lungo l'originale curva di indifferenza nel punto C provocato dalla variazione dei

prezzi relativi di X ed Y. Il movimento da A a C è determinato dall’effetto sostitu-

zione mentre lo spostamento da C a B, sulla curva di indifferenza più alta, è de-

terminato dall’effetto reddito.

Introduzione alla Microeconomia 96

Fig. 5.10 L'effetto reddito e l'effetto sostituzione per un bene inferiore. La

variazione del prezzo e la compensazione di reddito sono le stesse di quelle del-

la figura 5.9. Qui, tuttavia, l'effetto reddito, che causa lo spostamento nel punto B

sulla curva di indifferenza superiore I , riduce il consumo del bene X da X a X .

1 c b

Un bene il cui consumo diminuisce quando aumenta il reddito si dice inferiore.

Da notare che, in questa illustrazione, si verifica un piccolo effetto reddito anche in

merito al consumo di Y, la cui domanda cresce leggermente. Questo non è un feno-

meno insolito; se il prezzo della benzina scende, ad esempio, si potrebbe decidere di

spendere parte del danaro risparmiato in altri generi di acquisti. Gli effetti sostituzione

e gli effetti reddito devono essere sempre gli stessi? Gli effetti reddito e di sostituzio-

ne condurranno sempre a una variazione della quantità dei beni di segno opposto

alla variazione dei prezzi di questi ultimi? Osserva la figura 5.10. In questa figura, la

dotazione originale di equilibrio è di nuovo localizzata nel punto A ed il nuovo equili-

brio, successivo alla diminuzione del prezzo di X, è di nuovo in B.

L'effetto sostituzione, individuato dallo spostamento lungo l'originale curva di indiffe-

renza I , si determina nel punto Xc, ma ora l'effetto reddito causa una diminuzione

0

della quantità desiderata.

La quantità Xb è inferiore a Xc sebbene essa sia ancora più alta della quantità origi-

nale Xa. Ogni qualvolta, come in questo caso, l'equilibrio finale si trova tra la quantità

originale Xa e l'incremento attribuibile alla variazione dei rapporti di prezzo (l'effetto

sostituzione Xc - Xa), il bene è detto inferiore. Questo avviene poiché l'aumento del

reddito disponibile determina una caduta della quantità consumata. Questa tenden-

za, associata al desiderio di deviare le preferenze verso quei beni che il consumatore

può adesso acqui stare grazie all'aumento di reddito, sarà esaminata ulteriormente

nel capitolo 6.

Esaminiamo ora la figura 5.11. Ancora una volta la retta di bilancio originale rappre-

senta una dotazione di equilibrio (punto A), e la quantità originale di X richiesta è pari

a Xa.

Introduzione alla Microeconomia 97

Fig. 5.11 Effetto reddito e effetto sostituzione per un bene di Giffen. La va-

riazione del prezzo e la compensazione del reddito sono le stesse della figura

5.10. Qui, tuttavia, la riduzione provocata dall'effetto reddito è talmente grande

che l'incremento risultante dall'effetto sostituzione e dalla diminuzione dei con-

sumi come risultato di una diminuzione dei prezzi, sono trascurabili. Per un bene

normale un aumento del prezzo comporta un 'aumento dei consumi. Per tale be-

ne di Giffen, un aumento del prezzo porterebbe anche a un aumento del consu-

mo

Il prezzo di X diminuisce e il consumatore passa alla curva di indifferenza superiore

I e ad una nuova situazione di equilibrio (B). Adesso, tuttavia, la quantità richiesta

1

scende a Xb. L'effetto sostituzione (Xc – Xa), tuttavia, è ancora positivo, ma è tra-

scurabile rispetto al notevole effetto reddito (Xc – Xb). Tale bene sarà descritto come

un bene di Giffen e questo caso, molto raro, di una diminuzione del prezzo che

causa una diminuzione della quantità consumata, sarà affrontato ed analizzato nel

capitolo 6. Da notare tuttavia che, sebbene l'effetto del reddito possa provocare una

variazione positiva o negativa nella quantità consumata, l'effetto sostituzione è sem-

pre negativo. Esso tende sempre a variare la quantità consumata in direzione inver-

sa a quella del movimento dei prezzi.

Introduzione alla Microeconomia 98

Esercizi relativi al capitolo 5

1 Completare la seguente tabella:

Unità acqui- Utilità totale Utilità margina- Utilità totale Utilità marginale

state del prodotto le del del prodotto del

A prodotto A B prodotto B

1 100 80

2 160 60 50

3 210 170 40

4 45 195

5 295 15

a Quale combinazione di A e B adotterà un consumatore razionale se il prezzo

unitario di A e B è pari rispettivamente a 9 e 5 euro e il reddito totale disponibile

per essere investito nei due beni è di 60 euro?

b Quale sarà l'effetto della riduzione del prezzo unitario di A a 8 euro, rimanendo

costanti tutte le altre condizioni?

Giustifica le tue risposte facendo uso dei concetti analitici spiegati nel capitolo 5.

2 Con le tue conoscenze, e con l'aiuto di un grafico, costruisci una curva della

domanda facendo semplicemente uso delle curve di indifferenza.

3 In Gran Bretagna tra il 1955 e il 1965, il reddito medio pro-capite aumentò ma la

domanda di motocicli diminuì. Come si spiega questo fenomeno? Illustra e di-

scuti questo effetto con l'aiuto delle curve di indifferenza.

4 Discuti e illustra gli effetti reddito e sostituzione relativi ad una variazione dei

prezzi. Perché questi sono importanti per i Governi che intendono modificare le

imposte sul consumo?

Introduzione alla Microeconomia 99

CAPITOLO 6

DOMANDA

6.1 LE INFLUENZE SULLA DOMANDA

L’analisi sull’utilità ha messo in evidenza tre principali influenze sulla domanda di un

prodotto. Il capitolo 5 ha mostrato come si modifica la domanda, sia per il bene X che

per il bene Y, in relazione ad un variazione del prezzo di X, suggerendo così che la

domanda di un prodotto può essere influenzata sia da una variazione del proprio

prezzo che da una variazione dei prezzi degli altri beni. Nel capitolo 5 abbiamo an-

che mostrato come variazioni in termini di reddito spendibile, o disponibile, possano

influenzare la domanda. Queste, ed altre influenze sulla domanda richiedono ulteriori

analisi. A questo proposito abbiamo fatto riferimento ai consumatori e al consumo

senza distinguere i due termini.

Alcuni libri di testo sottolineano il fatto che la domanda totale in un mercato è data

dalla somma delle azioni di tutti i singoli acquirenti e, quindi, che la domanda di mer-

cato rappresenta l'insieme delle preferenze di domanda individuali. In termini mate-

matici, naturalmente, questa affermazione risulta corretta, ma non è di grande aiuto

per gli economisti che devono lavorare con gradi di probabilità più elevati piuttosto

che con i capricci e i desideri degli individui. Non è possibile tracciare un grafico della

domanda di mercato identificando e aggregando i desideri dei singoli individui. È'

comunque possibile identificare e registrare le azioni di gruppi di individui. Il direttore

di un supermercato non può individuare tutti i clienti e prevedere accuratamente

quello che compreranno. Egli può, però, prevedere l’ammontare medio di spesa di

mille clienti che entrano nel suo magazzino e può ripartire, con una certa sicurezza,

le loro spese tra categorie di beni. La funzione di domanda reale, sulla base della

quale le aziende stabiliscono sia la quantità da produrre che le decisioni di mercato,

deriva dallo studio dei gruppi identificabili in un mercato. In questo capitolo utilizze-

remo tale concetto di domanda.

Introduzione alla Microeconomia 100

II prezzo di un singolo bene e il prezzo degli altri beni

Abbiamo già mostrato, partendo da un ipotesi teorica, come è possibile derivare la

curva della domanda e come questa indichi che la quantità richiesta di un bene varia

inversamente al suo prezzo. Ciò riflette la relazione generale, di grande evidenza

pratica, tra prezzo e quantità.

L'effetto delle variazioni del prezzo di un bene dipenderanno dalla relazione fra i due

beni considerati.

Se i beni sono sostituti l’uno con l’altro, e se i consumatori sono intenzionati ad

acquistare una quantità maggiore di uno dei due per compensare la minore quantità

dell'altro, allora possiamo aspettarci che l’aumento del prezzo di un bene induca un

aumento della domanda dell’altro. Esiste una relazione positiva tra la quantità acqui-

stata di un bene A ed il prezzo di un bene B quando A e B sono sostituti. Le bistec-

che di manzo e le cotolette di agnello sono esempi comuni di queste relazioni.

Se i beni sono complementari, ovvero l’utilità che deriva da uno dei due dipende,

almeno in parte, dalla disponibilità dell'altro, allora una variazione del prezzo del

primo provoca un effetto analogo sul cambiamento di prezzo del secondo. Per e-

sempio, la maggior parte delle persone fanno fotografie qua ndo sono in vacanza. Se

il prezzo delle vacanze all'estero diminuisce e un maggior numero di persone parte

per “viaggi organizzati”, probabilmente la domanda di pellicola fotografica salirà.

Non è sempre necessario che ci sia un rapporto diretto tra i beni perché la variazione

di prezzo dell'uno influenzi la domanda dell'altro. Se un bene costituisce un elemento

fondamentale nella spesa quotidiana della famiglia, un incremento del suo prezzo

comporterà una riduzione del reddito disponibile per l’acquisto di altri beni. Se il

prezzo della benzina sale, per molte persone non sarà possibile ridurre immediata-

mente la quantità di carburante che acquista. E’ necessario del tempo per modificare

le abitudini di vita e di spesa, per sostituire una macchina con una più piccola oppure

per andare a vivere in un luogo più vicino al posto di lavoro. Durante questo periodo

di adattamento, la domanda dei beni ritenuti non essenziali per la normale vita quoti-

diana probabilmente cadrà, sebbene questi non abbiano nessun legame con la ben-

zina e le automobili.

Reddito

Di solito ci aspettiamo che un aumento del reddito provochi un aumento della do-

manda della maggior parte dei beni. Per ottenere un qualsiasi effetto, tuttavia,

Introduzione alla Microeconomia 101

l’aumento di reddito deve rappresentare quella parte che è effettivamente disponibile

per l'acquisto dei beni considerati. In questo capitolo avremo a che fare sempre con il

reddito netto che rimane dopo il pagamento delle tasse dirette e indirette, come i

contributi assicurativi e le pensioni. Una parte di questo reddito netto non è realmen-

te disponibile finché non è stato adottato un particolare tenore di vita. La maggior

parte delle famiglie sono costrette a pagare un mutuo ipotecario o un affitto, ed altre

normali spese familiari come quelle per la benzina ed il trasporto dalla propria abita-

zione all’ufficio. Il totale del reddito rimanente dopo questi pagamenti è detto reddito

discrezionale. Una variazione dell’interesse sul mutuo ipote cario può determinare

un rilevante cambiamento del livello del reddito familiare discrezionale, e così in-

fluenzare la domanda di una vasta gamma di beni.

Sebbene, per quanto riguarda la domanda, ci si aspetti che essa sia direttamente

proporzionale alle variazioni del reddito, ci sono delle eccezioni, come quelle mostra-

te nel capitolo 5. Quando il reddito medio in Gran Bretagna subì un aumento notevo-

le, tra il 1950 ed il 1960, la domanda dei motocicli cadde, poiché la gente sostituì le

motociclette con altri mezzi di trasporto privato. Le motociclette, quindi, potrebbero

essere definite un bene inferiore rispetto alle auto mobili. Dovresti fare un elenco di

altri esempi di questo tipo e discuterli con il tuo insegnante poiché queste eccezioni

rappresentano spesso un aspetto estremamente importante del cambiamento della

domanda in un paese in via di sviluppo.

I gusti del consumatore

Sappiamo ora che i desideri degli individui sono variabili, a volte molto rapidamente,

come nel caso degli skateboards, ed a volte lentamente, come i cibi per la prima

colazione. Alcune variazioni, come quelle ad esempio relative all'abbigliamento ca-

sual e al tabacco da fumo, riflettono delle profonde mutazioni all'interno delle consue-

tudini sociali e del costume di vita. Altre possono semplicemente testimoniare il pas-

saggio da una moda ad un'altra. Le aziende devono essere consapevoli di questi

cambiamenti, sebbene difficilmente possano predirli e misurarli.

Marketing commerciale e pubblicità

Molti managers ed economisti sostengono che le aziende non devono unicamente

soddisfare i bisogni del consumatore ed adattarsi alle variazioni delle mode, ma sono

esse stesse a dover stimolare e sviluppare questi ultimi. Un metodo di successo

Introduzione alla Microeconomia 102

negli affari consiste nell’abilità di interpretare i desideri latenti e le mode e, quindi,

attraverso la produzione mirata di beni ed un’azione di marketing imponente, tra-

sformarle in domanda effettiva.

A questo punto possiamo semplificare la nostra analisi assumendo che la domanda

venga influenzata dalla pubblicità. Per quei beni che sono in concorrenza con altri

beni sostituti in mercati stabili, la domanda sarà influenzata non tanto dal volume

assoluto di pubblicità ma dalle variazioni della propria pubblicità in relazione a quella

dei concorrenti. Se una azienda A aumenta il volume della propria pubblicità, ad

esempio del 25%, e i concorrenti non decidono nessuna modifica, allora probabil-

mente l'azienda A otterrà un certo incremento delle vendite.

Dimensione del mercato potenziale

La domanda totale ottenuta deve anche dipendere dal numero dei probabili clienti.

Ciò dipende in parte dalle decisioni della azienda ed in parte dalle influenze esterne.

Queste due possono, naturalmente, essere correlate. Ad esempio, una azienda può

decidere di estendere le proprie operazioni di mercato dall'Europa all'Asia. Tale deci-

sione può essere presa alla luce di una rete di canali televisivi nelle principali città

asiatiche che permettano all'azienda di ampliare il numero di spot televisivi. I cam-

biamenti nel campo delle comunicazioni, compresa la rete dei trasporti, sono sempre

stati importanti nella determinazione delle dimensioni del mercato.

D'altra parte alcuni cambiamenti possono decisamente apparire fuori dalla portata

delle aziende. Cambiamenti della struttura demografica, determinati da un incremen-

to o una diminuzione dei tassi di natalità e mortalità, influenzeranno tutti i mercati

potenziali per una vasta gamma di beni e servizi familiari.

Aspettative future

La decisione di una persona di acquistare o meno un bene in un determinato mo-

mento, dipende in parte dalla propria reazione alle variabili sottolineate in preceden-

za, ed anche dalle aspettative che riguardano i loro movimenti futuri. Potrei decidere

di comprare una automobile questa settimana anche se il suo prezzo è appena au-

mentato se ritengo che i prezzi, nel prossimo mese, saranno ancora più alti. Se ac-

quisto a credito impegnandomi a pagamenti futuri regolari, sarò maggiormente di-

sposto all’acquisto se ritengo che, nei mesi successivi, il mio reddito subirà un incre-

mento. Sarò meno incline ad acquistare se riterrò che i prezzi diminuiranno o se ho il

Introduzione alla Microeconomia 103

timore che il mio datore di lavoro è intenzionato ad effettuare dei licenziamenti nel

prossimo futuro.

Altre influenze

Quelle considerate in precedenza sono le influenze principali che determinano la

domanda. Naturalmente ce ne sono delle altre. Ad esempio, se migliora la qualità e

l'affidabilità di un elettrodomestico come la lavastoviglie, allora un numero maggiore

di persone vorranno farne uso.

6.2 VARIAZIONI DELLA DOMANDA

L'equazione della domanda

Possiamo riassumere le principali influenze nella forma della seguente equazione

generale, applicata ad un determinato periodo di tempo. Se si desidera esaminare la

domanda in diversi periodi di tempo, allora dovrebbero essere considerate anche

queste variabili. Qd = f( P, Po, Y, T, A. N, E, ...Z)

In questa equazione :

Qd = quantità domandata di un bene all'interno di un determinato mercato.

P = prezzo del bene.

P = prezzo degli altri beni.

0

Y = Reddito disponibile.

T = Gusti dei consumatori

A = Pubblicità o marketing

N = dimensioni del mercato potenziale.

E = Aspettative future.

Z = Altre influenze non specificamente identificate, come le variazioni in un determi-

nato periodo di tempo o nelle condizioni meteorologiche.

La funzione f( ) indica che la quantità domandata dipende dai fattori riportati all'inter-

no della parentesi, ma non è il caso di specificare l'esatta forma assunta di volta in

volta dalla relazione. Una possibile relazione può assumere la forma:

Introduzione alla Microeconomia 104

Q = a*P + b*Po + c*Y + d*T + g*A + m*N + p*E

Le espressioni N ed E possono essere omesse dall'equazione in base al fatto che

queste influenzano i valori di a, b, c, d. Da un punto di vista matematico questa è la

procedura migliore, ma per ora è utile continuare a considerarle all'interno dell'equa-

zione, per sottolineare la loro importanza.

Questa determinazione dell'equazione della domanda ci aiuta anche a ricordarci che

i vari fattori possono, contemporaneamente, spingere in varie direzioni. I prezzi pos-

sono diminuire ma, allo stesso tempo, i redditi attuali e le aspettative di reddito per il

futuro possono essere preoccupanti. L'effetto complessivo potrebbe essere quello di

una riduzione della quantità richiesta, sebbene ciò non contrasta con la tendenza

generale delle persone ad acquistare a prezzi bassi piuttosto che a prezzi alti. La

variazione totale della quantità domandata è cosi la conseguenza di tutte le influe n-

ze.

Questo tipo di relazione mostra molto chiaramente che esiste un gran numero di

influenze sulle quantità dei beni acquistati. In proposito possiamo avere una chiara

comprensione di come vengono determinati i prezzi di mercato se inizialmente fac-

ciamo variare un elemento tenendo gli altri costanti. Una volta che avremo capito

come ciascuna di queste variabili possa influenzare la quantità domandata potremmo

farne variare due o tre per volta. Il computer ci aiuta a realizzare questa operazione

con facilità.

La curva di domanda

Come nel caso delle curve di offerta, il fattore fondamentale da considerare per co-

struire la curva di domanda è il prezzo del bene . Ipotizzato che tutte gli altri fattori

rimangano costanti (regola ceteris paribus), è possibile realizzare una tabella delle

quantità domandate per una gamma di prezzi e rappresentarla su di un normale

grafico.

La figura 6.1 rappresenta la curva di domanda derivata dalla semplice tabella o

scheda della domanda. Una variazione in termini di prezzo da 5€ a 6€ provoca uno

spostamento lungo la curva di domanda ed una variazione della quantità domandata

da 700 a 600 unità per ogni periodo di tempo.

Introduzione alla Microeconomia 105

P (€ per unità) Q (unità per periodo di tempo)

3 900

4 800

5 700

6 600

7 500

8 400

P P D

D D 1

Q Q

Fig 6.1 Fig 6.2

Fig 6.1 Curva di domanda. Mostra la normale relazione quantità-prezzo. La va-

riazione del prezzo determina uno spostamento lungo la curva.

Fig. 6.2. Spostamento dell'intera curva della domanda. La curva si sposta da

D a D , e la quantità che i consumatori desiderano acquistare diminuisce per cia-

1

scun livello di prezzo.

Una variazione di ciascuna delle altre influenze come il reddito, i prezzi degli altri

beni, i gusti e così via è illustrata da uno spostamento dell'intera curva di domanda,

ovvero si produce una nuova scheda della quantità domandata per ciascun determi-

Introduzione alla Microeconomia 106

nato prezzo. Tale spostamento è illustrato dalla figura 6.2 in cui una traslazione da D

a D da origine ad una diminuzione della quantità che i consumatori sono intenzionati

1

ad acquistare per ciascun prezzo. Per esempio, al prezzo di 5€ per unità, la quantità

richiesta diminuisce da 700 a 500 unità per periodo di tempo determinato.

L'effetto Giffen

Il concetto dell'effetto Giffen è stato introdotto nel capitolo 5. E’ stato ipotizzato, in

particolare da Giffen, che potevano esistere delle eccezioni a questa legge generale.

Giffen notò che in Irlanda, durante gli anni della grande depressione, la domanda

delle patate era cresciuta nonostante il loro prezzo fosse aumentato. Egli pensò che

l'aumento del prezzo aveva costretto la gente a rinunciare ai cibi più raffinati e a

concentrare la domanda sulla dieta economica dell'epoca, le patate. Di volta in volta

le osservazioni sulle persone hanno mostrato altri esempi del cosiddetto effetto "Gif-

fen" sulla relazione prezzo-quantità. Ad esempio, le persone acquistano un numero

maggiore di pomodori quando il prezzo è alto piuttosto che quando il prezzo è con-

veniente, oppure la domanda per posti nelle scuole private (pubbliche) più costose è

più alta rispetto alla domanda per scuole meno costose. Ci sono tuttavia alcuni dubbi

se questi esempi siano effettivamente relativi a dei beni di "Giffen". Differenti qualità

di prodotto potrebbero essere meglio considerati come beni differenti con curve di

domanda separate.

6.3 L'ELASTICITÀ DELLA DOMANDA

Avendo identificato le varie influenze sulla domanda, adesso abbiamo bisogno di

precisi metodi di misura per quantificare l'effetto di un cambiamento di una o più

variabili separate. Questa misura ci è data dal concetto di elasticità. L’elasticità indica

la reattività della domanda alla variazione dei fattori che la determinano, ovvero:

variazione proporzionale (%) della quantità domandata

variazione proporzionale (%) di una determinata variabile

Introduzione alla Microeconomia 107

Elasticità della domanda rispetto al prezzo

Se applichiamo questa formula a quella che è conosciuta come una delle variabili più

importanti, il prezzo di un bene, otteniamo l'elasticità della domanda rispetto al

prezzo. Mettendo in relazione le variazioni proporzionali tra i prezzi e le quantità in

un dato momento, e usando il simbolo Ed per l'elasticità della domanda rispetto al

prezzo possiamo scrivere: ∆

Ed=(∆Q/Q)/ (∆P/P) ovvero (∆Q/∆P)/ (P/Q) dove rappresenta una

variazione di un fattore

Poiché, normalmente, un incremento del prezzo determina una diminuzione della

quantità domandata e viceversa, la maggior parte dei beni hanno una elasticità della

domanda rispetto al prezzo negativa. Nei calcoli, sia che diminuisca il prezzo o la

quantità, la grandezza in diminuzione deve essere preceduta dal segno negativo e

tale segno deve comparire anche nel valore dell'elasticità.

Potrebbe accadere che nei calcoli relativi ad un aumento dei prezzi si ottenga un

risultato diverso rispetto al caso di una diminuzione degli stessi a parità di condizioni

di prezzo e quantità: ciò accade perché le proporzioni sono basate su livelli iniziali

diversi dei prezzi e delle quantità. Per ovviare a tale problema, si possono ricavare i

dati per Q e P considerando il punto medio della variazione. In altre parole :

Q= (Q1+Q2)/2 e P= (P1+P2)/2

dove Q1 e P1 sono rispettivamente i livelli del prezzo e della quantità prima che la

variazione abbia luogo, mentre Q2 e P2 rappresentano il prezzo e la quantità dopo la

variazione. Per esempio, il prezzo di X sale da 2 a 3 euro, e di conseguenza la qua n-

tità domandata diminuisce da 60 a 40 unità settimanali.

Se P1 = 2 P2 = 3, allora P = 2,50

Se Q1= 60, Q2 = 40, allora Q = 50 in modo tale che :

Ed= (-20/50)/(1/2,5) , ovvero (–2/5)*(2,5/1) =-1

Introduzione alla Microeconomia 108

Tale modo di eseguire i calcoli si riferisce solitamente all’elasticità nell'arco. I calcoli

che fanno uso di rapporti delle quantità e dei prezzi originali sono conosciuti come

elasticità nel punto.

I calcoli relativi al punto si effettuano quando si desidera calcolare l'elasticità per un

prezzo particolare, ad esempio un punto determinato sulla curva della domanda.

L'elasticità nell'arco deve essere sempre usata quando si desidera calcolare l'effetto

di un movimento nel prezzo, ad esempio uno spostamento lungo la curva di doman-

da.

Nelle spiegazioni successive, quando i numeri a cui si fa riferimento sono negativi,

considereremo i numeri positivi corri spondenti (matematicamente definiti come valori

assoluti).

Negli esempi precedenti le variazioni proporzionali sono le medesime e si può quindi

affermare che l'elasticità della domanda rispetto al prezzo è pari ad uno, ossia

l’elasticità della domanda è unitaria. Quando la variazione proporzionale della quanti-

tà è maggiore rispetto a quella del prezzo, il risultato sarà maggiore di 1 e quindi si

dice che la domanda è elastica rispetto al prezzo. Un risultato minore di 1, che

implica che la variazione proporzionale della quantità è minore di quella del prezzo,

indica che la domanda è anelastica rispetto al prezzo.

Sebbene nella precedente spiegazione abbiamo indicato i risultati in valore assoluto

ripetiamo che l'elasticità della domanda rispetto al prezzo è negativa.

Un'ulteriore caratteristica della elasticità della domanda rispetto al prezzo è che nella

maggior parte dei casi, e sempre quando la curva di domanda è lineare (una linea

retta), l'elasticità varia al variare dei prezzi. Di solito ci aspettiamo che la domanda

diventi più elastica quando il prezzo sale. L’esperienza mostra che quando il prezzo

cresce diventiamo più sensibili al prezzo. Ciò è illustrato nella figura 6.3, in cui nel

punto A della curva di domanda quest’ultima è elastica rispetto al prezzo, in B

l’elasticità è unitaria mentre in C la domanda è diventata anelastica al prezzo.

Un esempio interessante, relativo ad un’eccezione rispetto a questa normale aspet-

tativa, si ha quando la variazione proporzionale della quantità domandata è uguale

alla variazione proporzionale del prezzo per tutti i prezzi compresi all’interno di un

determinato intervallo, ovvero la domanda ha una elasticità rispetto al prezzo unitaria

in questo intervallo. Ciò da origine alla curva P * Q = a, dove a è una costante. Tale

eccezione è rappresentata nella figura 6.4, in cui il prodotto del prezzo per la quantità

è pari a 24 euro in ogni punto della curva. I matematici chiamano questa curva iper-

Introduzione alla Microeconomia 109

bole equilatera. Non dobbiamo aspettarci che queste condizioni valgano per un am-

pio intervallo dei prezzi o per un lungo periodo di tempo, ma solo per determina ti beni

in un intervallo di prezzi limitato. Per esempio, una famiglia che paga sempre la stes-

sa cifra per il taglio di carne della domenica nonostante le variazioni del suo prezzo,

rappresenta un chiaro esempio di elasticità unitaria della domanda.

P A B C Q

Fig. 6.3 Elasticità della domanda rispetto al prezzo e curva di domanda lineare.

In A Ed = (-1/3)/(2/14) = -7/3 = -2,33 Ed> I (elastica)

In B Ed = (-1/5)/(2/10) = -5/5 = -1 Ed= I (unitaria)

In C Ed = (-1/7)/(2/6) = -3/7 = - 0,44 Ed< I (anelastica)

In A la variazione proporzionale della quantità è maggiore della variazione proporzionale del prezzo.

In C si ha il caso inverso, mentre in B le variazioni proporzionali sono le medesime.

Abbiamo visto che, fatta eccezione per alcuni casi particolari, l'elasticità della do-

manda rispetto al prezzo varia con buone probabilità con il prezzo del bene. Essa

aumenta all’aumentare del prezzo. Esistono altre influenze; una è rappresentata dal

prezzo in relazione al reddito. Avremo probabilmente meno problemi con una varia-

zione in termi ni di prezzo di un prodotto che rappresenta solo una piccola frazione

del reddito settimanale piuttosto che con una variazione che interessa una maggiore

percentuale del bilancio familiare con un costo pari al reddito di più mesi. Forse pos-

siamo ancora acquistare il prodotto più costoso rinviandone l'acquisto per mesi e

mesi, e ciò avrebbe una influenza significativa sulla domanda. Sono stati compiuti

Introduzione alla Microeconomia 110

diversi tentativi per distinguere tra "beni di prima necessità" con una bassa elasticità

rispetto al prezzo e beni "di lusso" con un'alta elasticità della domanda, ma alcuni

autori, compreso Lipsey, hanno mostrato che non esistono particolari riscontri.

Dobbiamo anche prestare attenzione nell'identificare con esattezza la natura del

prodotto in relazione all'elasticità. Un detersivo, per esempio, ha una bassa elasticità

della domanda rispetto al prezzo, ma il detersivo X "biancolucente" può avere una

elasticità maggiore perché si trovano più facilmente dei sostituti. La disponibilità di

sostituti è probabilmente uno dei fattori più importanti dell'elasticità della domanda

rispetto al prezzo. P A B Q

Fig. 6.4 La curva della domanda con elasticità rispetto al prezzo unitaria.

In A Ed = (-1/3)/(2,67/8) = -1 ed un ricavo totale pari a 24 euro

In B Ed = (-1/6)/(0,67/4) = -1 ed un ricavo totale pari a 24 euro

La variazione proporzionale del prezzo è uguale alla variazione proporzionale della

quantità in ogni tratto della curva identificato dall’area P x Q = 24.

Elasticità incrociata della domanda

Un altro tipo di elasticità rilevante per la domanda viene denominata elasticità incro-

ciata della domanda Ex: misura la variazione proporzionale della quantità domandata

Introduzione alla Microeconomia 111

di un bene in relazione alla variazione proporzionale del prezzo di un altro. Questo

può essere espresso nella forma :

Ex (A,B)= (∆Qa/Qa)/ (∆Pb/Pb)

Un semplice passaggio matematico produce il seguente risultato:

Ex(A.B)= (Pb/Qa)*(∆Qa/∆Pb)

I calcoli devono essere basati sulle variazioni nel punto medio, e ciò rappresenta

quindi una forma di elasticità nell'arco.

L'elasticità incrociata della domanda sarà positiva ( + ) o negativa (-) in dipendenza

dalle relazioni tra i due beni. Se sono sostituti, allora un aumento in termini di prezzo

di A provocherà un aumento della domanda di B e Ex sarà positivo. Se i beni sono

comple mentari (pellicole fotografiche e vacanze all’estero), allora ci si può attendere

che un aumento del prezzo determini una caduta della quantità cosi che Ex sarà

negativa come l'elasticità della domanda rispetto al prezzo. Più è alto il livello di sosti-

tuibilità o complementarità, maggiore è il valore dell'elasticità incrociata della doman-

da.

L'elasticità della domanda rispetto al reddito

Seguendo le medesime procedure possiamo ottenere l'elasticità della domanda

rispetto al reddito, rappresentata dal simbolo Ey, per misurare gli effetti di una varia-

zione del reddito netto disponibile.

Ey=(∆Q/Q)/ (∆Y/Y), quindi =(∆Q/∆Y)/(Y/Q)

Per la maggior parte dei beni ci attenderemo che l’aumento del reddito produca una

crescita della domanda, tale da dare un risultato di segno positivo per Ey. Tali beni

sono di solito definiti "normali". Per i beni inferiori, come sono stati definiti nel capitolo

5, l'elasticità della domanda rispetto al reddito ha segno negativo. Bisognerà di nuo-

vo usare i calcoli relativi all'elasticità nell’arco. I beni più costosi e quelli associati ad

un alto tenore di vita sono quelli che probabilmente avranno le più alte elasticità

Introduzione alla Microeconomia 112

rispetto al reddito. Questi includeranno beni durevoli come i frigoriferi e servizi, come

le vacanze all'estero.

I termini anelastica, elastica ed unitaria sono applicati alle elasti cità rispetto al reddito

e a quelle incrociate, per valori che sono rispettivamente minori, maggiori ed uguali

ad 1.

Esempi delle stime effettive dei prezzi, delle elasticità rispetto al reddito e incrociate

relative ad alcune categorie di generi alimentari sono conte nuti nei seguenti esercizi.

Esercizi relativi al capitolo 6

1 a Identifica e discuti l'importanza relativa dei vari fattori che interessano la do-

manda dei personal-computer.

b Quali sono i problemi relativi alla definizione di un mercato di personal-

computer?

c Tenendo ben presente che un computer richiede software, quali sono i pro-

blemi per l'identificazione del “prezzo” di un personal-computer?

2 Discuti l'opinione che non esistono beni di Giffen.

3 Osserva la tabella del National Food Survey Committee’s che stima l'elasticità

della domanda rispetto al prezzo relativa a certi gruppi di generi alimentari in due

periodi di tempo, 1967-'74 e 1973-'80. 1973-1980

1967-1974

Latte e panna 0.16 0.09

Carne macellata 0.60 1.23

Altre carni 0.95 1.14

Pesce 0.92 1.09

Uova 0.11 0.12

Patate 0.18 0.18

Introduzione alla Microeconomia 113

Frutta fresca 0.57 0.75

Pane 0.09 0.56

Bibite 0.63 0.43

a Quali sono secondo te le caratteristiche più importanti di queste cifre?

b Supposto che le cifre siano ragionevolmente attendibili, quale spiegazione potre-

sti dare delle differenze o delle mancanze di differenza tra i due periodi?

c Utilizzando la colonna 1973-1980, calcola l'effetto sulla quantità venduta di un

aumento del 10% nel prezzo della carne macellata, del pesce, delle uova e del latte,

rimanendo costanti tutti gli altri elementi.

4 II seguente esercizio mette in relazione la precedente tabella del National Food

Survey Committee's con la stima di certe elasticità incrociate e di prezzo del pe-

riodo '73-'80.

a Commenta i dati ed identifica i beni complementi e sostituti evidenti.

b Calcola gli effetti di un aumento del 20% del prezzo della carne macellata sulla

domanda del pesce, del latte e del pane.

Tabella: elasticità incrociata della domanda

Carne macellata Altre carni 0.58

Altre carni Carne macellata 0.51

Pesce Carne macellata 0.51

Uova Pane -0.13

Zucchero e conserve Uova -0.13

Pane Latte e panna -0.28

5 Nella sottostante tabella del National Food Survey Committeès vi è la stima di

determinate elasticità del reddito per il periodo 1975-80.

Tabella: Elasticità rispetto al reddito della spesa

Introduzione alla Microeconomia 114

Prodotto 1975 1980

Latte 0.06 0.02

0.26 0.48

Formaggio naturale

Manzo e vitello 0.25 0.47

Agnello e montone 0.21 0.19

Maiale 0.39 0.44

Salsicce di manzo -0.10 -0.27

Carne in scatola -0.17 -0.27

a Commenta e suggerisci delle spiegazioni a questi dati.

b Suggerisci delle spiegazioni per le seguenti stime delle ela sticità del reddito relati-

ve alle spese alimentari familiari:

Tipo di famiglia 1975 1978 1980

Solo due adulti (moglie sotto i 55 anni) -0.04 -0.09 -0.03

due adulti e tre bambini 0.20 0.24 0.19

c Alla luce dei dati contenuti in questa domanda, quali pensi che siano le maggiori

influenze sull'elasticità del reddito?.

Introduzione alla Microeconomia 115

CAPITOLO 7

MERCATI, RICAVO E PREZZI

7.1 DOMANDA E RICAVO

Una delle ragioni del nostro interesse per la domanda riguarda la sua importanza per i ricavi

delle imprese. Qualsiasi movimento della domanda, o della quantità domandata, avrà un

effetto sui ricavi delle vendite dei produttori. È un errore comune degli studenti pensare che

ogni incremento della quantità venduta deve necessariamente aumentare il ricavo dei vendito-

ri. Questo, come vedremo, non è sempre vero. Abbiamo quindi la necessità di esaminare più

attentamente gli effetti di queste variazioni.

Ricavo totale

II ricavo totale, ottenuto per ogni livello di prezzo e di quantità, si ottiene moltiplican-

do la quantità venduta per il prezzo (TR = P * Q). Nella figura 7.1b è mostrato il rica-

vo totale, derivato dalla curva della domanda della Figura 7.1a., per vari livelli di

prezzo.

Prezzo (euro) Quantità venduta Ricavo totale (euro)

16 * 2 = 32

10 * 5 = 50

6 * 7 = 42

Se varia il livello dei prezzi cambia, naturalmente, anche il ricavo totale. Ciò avviene

perché la quantità venduta varia per cui, per ogni livello differente di prezzo e quanti-

tà, si ottiene un totale completamente diverso. Ciò è illustrato nella figura 7.1 in cui il

ricavo totale raggiunge un massimo al prezzo di 10 euro per unità e a un livello di

produzione di 5 unità. Nessun altra combinazione quantità- prezzo fornisce un ricavo

maggiore. Vedremo che tale ricavo massimo totale si otterrà ad un prezzo di 10 euro.

Questo è il livello al quale, sulla stessa curva mostrata nella figura 6.3, l'elasticità

Introduzione alla Microeconomia 116

della domanda è unitaria. Questo fenomeno non è accidentale, come vedremo in

seguito. P Ricavo totale = prezzo * quantità

TR = 16€ * 2 = 32€

TR = 10€ * 5 = 50€

TR = 6€ * 7 = 42€

D Q

Fig 7.1a

TR TR Q

Fig 7.1b

Fig. 7.1 Domanda e ricavo. La relazione prezzo-quantità della figura 7.1a, da o-

rigine alla curva di ricavo totale della figura 7.1b. Questa raggiunge il suo massi-

mo tra il punto di origine (0) e il punto in cui la domanda è uguale a 0. TR è al

suo massimo quando MR =0 e Ed = -1

Ricavo marginale e ricavo medio

Dopo lo studio dell'utilità marginale e del costo marginale dovremmo ormai aver

compreso che il termine "ricavo marginale" si riferisce ad una variazione del ricavo

totale generata da una variazione delle vendite normalmente riferita alla più piccola

unità identificabile. Per i mate matici, il ricavo marginale è dato dalla derivata prima

del ricavo totale rispetto alla quantità prodotta, o output, cioè:

Introduzione alla Microeconomia 117

MR = dTR/dQ

Dove: TR = ricavo totale e Q = quantità prodotta

Usando la suddetta formula, possiamo costruire una tabella che illustri il ricavo mar-

ginale per ogni livello di produzione settimanale da 1 a 10 unità. Nota che la colonna

del prezzo è denominata anche con il termine "ricavo medio" perché si ipotizza che

tutte le unità siano vendute allo stesso prezzo. Il ricavo totale, quindi, è dato dal

prezzo moltiplicato per la quantità (TR = P * Q). ∆3

1 2 3 (1*2)

Ricavo medio quantità Ricavo totale Ricavo mar-

ginale

(Euro) (unità) (euro) euro

20 0 0 18

18 1 18 14

16 2 32 10

14 3 42 6

12 4 48 2

10 5 50 -2

8 6 48 -6

6 7 42 -10

4 8 32 -14

2 9 18 -18

0 10 0

I valori della colonna del ricavo marginale sono stati posti a metà dei valori relativi

alla variazione delle quantità per sottolineare che si riferiscono a variazioni di un

Introduzione alla Microeconomia 118

livello di produzione rispetto a quello successivo. E’ in questo modo che la curva di

ricavo marginale deve essere tracciata su di un grafico.

Guarda attentamente la tabella e la forma del grafico della figura 7.1b. Che cosa noti

nella forma della curva di ricavo totale? Se non sai perché aumenta fino ad un picco

massimo e poi declina chiedilo al tuo insegnante.

Ora osserva le variazioni nel ricavo medio e marginale per ogni livello della produ-

zione. Il ricavo medio diminuisce dopo la prima variazione in aumento della quantità,

mentre il ricavo marginale dopo il secondo. Ciò indica che la curva del ricavo margi-

nale avrà un’inclinazione della stessa direzione della curva del ricavo medio e partirà

dallo stesso punto sull'asse (verticale) del ricavo, ma sarà esattamente due volte più

inclinata. Questa è una regola importante che è necessario ricordare. Si applica tutte

le volte che il ricavo medio è lineare. Ciò è mostrato graficamente nella figura 7.2. La

curva del ricavo marginale taglia l'asse delle quantità in corrispondenza della quinta

unità, in cui il prezzo relativo è pari a 10, esattamente nel punto medio del livello di

quantità (10) in cui il ricavo medio è 0.

Ricavo L

M N Q AR

R Q

MR

Fig. 7.2 Relazione tra ricavo medio e marginale.

MN = NQ, e la curva lineare di ricavo marginale, dividono in due la distanza tra la curva (lineare) di

ricavo medio e l'asse del ricavo. La curva del ricavo marginale ha una inclinazione di due volte supe-

riore a quella della curva di ricavo medio.

L'applicazione di un po’ di geometria ci fornisce una semplice dimostrazione.

Introduzione alla Microeconomia 119

Il ricavo totale è uguale al ricavo medio moltiplicato per la quantità. Esso, per un

livello di quantità pari a 5 unità, è rappresentato nella figura 7.2 dal rettangolo

MQRO. Il ricavo totale, al livello di quantità di 5 unità, è anche pari alla somma di tutti

i ricavi marginali da 0 a 5 unità ( 18 + 14 + 10 + 6 + 2 = 50). Le aree del rettangolo e

del triangolo LRO sono perciò uguali poiché l'area tratteggiata MNRO è comune ad

entrambe, e quindi le aree dei due triangoli rettangoli LNM e NQR devono essere

anche loro uguali. La geometria elementare dimostra che gli angoli di questi triangoli

sono uguali. Perciò, MN è uguale a NQ. Di conseguenza la curva di ricavo marginale

deve tagliare a metà la linea tratteggiata che unisce il prezzo 10 al ricavo medio.

Questo sarà vero per ogni livello di quantità cosicché il ricavo marginale dovrà sem-

pre tagliare a metà la distanza orizzonta le dall'asse del prezzo alla curva di ricavo

medio.

Il livello di quantità in cui il ricavo marginale è uguale a 0 ha un ulteriore significato.

Guarda ancora la figura 6.3. Abbiamo mostrato che l'elasticità della domanda rispetto

al prezzo, per un variazione di prezzo intorno al punto medio di 10 euro, ha un valore

unitario. Ciò non deve sorprendere. Se il ricavo marginale in questo punto è uguale a

0, allora un variazione di prezzo intorno ad esso non modifica il ricavo totale. Così,

quando il ricavo marginale è pari a 0, una variazione proporzionale del prezzo produ-

ce la medesima variazione proporzionale nella quantità e l'elasticità della domanda

rispetto al prezzo è uguale a -1. Di conseguenza, il ricavo totale rimane invariato al

suo valore massimo.

Vediamo allora perché si attribuisce tanta importanza al livello di prezzo in cui il rica-

vo marginale è uguale a 0. Questo è il livello al quale il ricavo totale raggiunge il

suo massimo e dove l'elasticità della domanda rispetto al prezzo è uguale a -1.

Per livelli di prezzo maggiori, la domanda è elastica rispetto al prezzo e una riduzione

del prezzo accrescerà il ricavo totale. Per livelli di prezzo più bassi, la domanda è

anelastica rispetto al prezzo e una riduzione nel prezzo ridurrà il ricavo totale.

Fino ad ora abbiamo considerato solo i casi in cui l'impresa può incrementare le

vendite riducendo il prezzo. Se l'impresa fornisce soltanto una frazione molto piccola

dell'offerta nel mercato, allora è improbabile che il prezzo possa essere modificato da

un variazione nella quantità che essa vende. Questa impresa può vendere tutto ciò

che produce al prezzo di mercato. Ogni successivo incremento unitario della quantità

è venduto al prezzo di mercato che, quindi, è uguale sia al ricavo marginale che al

ricavo medio. Graficamente questo è rappresentato da una curva lineare parallela

Introduzione alla Microeconomia 120

all'asse delle quantità, come nella figura 7.3a. Ciò indica che la quantità venduta non

dipende dal (o non è funzione del) prezzo. Questo non significa naturalmente che il

prezzo non cambi mai. Esso può variare in risposta alle ampie influenze che incidono

sulle condizioni dell'offerta e della domanda nel complesso del mercato.

P TR TR

P =10€

Q = 4

P = AR = MR TR = 10€ *4 =40

Q

Fig 7.3a Fig 7.3b

Q

Fig. 7.3 Il ricavo totale di un price taker (Impresa che non può modificare il prez-

zo).

Il prezzo è lo stesso per ogni livello di produzione cosicché eguaglia il ricavo medio che, a sua volta,

è uguale al ricavo marginale. Il ricavo totale continua a salire e non raggiunge un massimo.

Dato che la domanda dell'impresa, il prezzo e le curve di ricavo medio e marginale, si

conformano al modello generale della figura 7.3a, allora la curva di ricavo totale

continuerà ad aumentare grazie all’incremento delle vendite dell'impresa finché il suo

livello di produzione non influenzerà direttamente il prezzo di mercato. Ciò produce la

curva di ricavo totale lineare della figura 7.3b.

Le condizioni illustrate nella figura 7.3a e 7.3b si applicano ogni volta che l'impresa

riesce a vendere tutto ciò che produce al prezzo di mercato prevalente. Si applicano

anche ogni volta che l'impresa è “price-taker" (subisce un prezzo determinato da

qualche fonte esterna), ad esempio quando il prezzo è stabilito da una grande im-

presa dominante o è controllato da un corpo legislativo di regolazione di un governo

nazionale o internazionale come l’Unione Europea (UE).

Introduzione alla Microeconomia 121

La domanda dell'industria

Abbiamo considerato il modo in cui le relazioni della domanda influenzano l'impresa

ed i prodotti dell'impresa. Bisogna ora distingue re la domanda per il prodotto di un

impresa da quella per la gamma complessiva dei prodotti disponibili per i consumato-

ri.

Possiamo identificare varie dimensioni di mercato differenti. Per esempio, possiamo

parlare di domanda di trasporto individuale, di macchine private, di macchine costrui-

te in Italia, di macchine FIAT. Ciascuna di queste è soggetta a influenze simili ma è

probabile che ognuna sia interessata in diverso modo da queste influenze. Ognuna

sarà soggetta ad un prezzo differente, a diverse elasticità di domanda incrociata e di

reddito. E’ possibile che la domanda di macchine in generale cresca mentre quella di

macchine FIAT diminuisca.

L'impresa deve essere informata sulle condizioni della domanda relativa all’industria

nella quale opera e relativa, dunque, ai propri prodotti. Sicuramente il concetto di

quota di mercato è molto ben conosciuto da quei manager che lo utilizzano tanto

quanto utilizzano il concetto di volume assoluto delle vendite e di ricavo totale. In

alcuni casi l'impresa può avere un peso assai piccolo nello spostamento del livello

della domanda di produzione totale di un'industria determinata, ma può incrementare

la propria frazione di domanda grazie alle sue strategie di mercato, come, ad esem-

pio, attraverso il prezzo dei prodotti, la pubblicità e le relazioni con i distributori.

7.2 IL MERCATO E IL PREZZO DEL MERCATO

II mercato economico

Per mercato intendiamo un'area all'interno della quale coloro che hanno intenzione di

acquistare un determinato bene, possono effettivamente avere dei contatti con coloro

che mettono in vendita tale bene. Le forze della domanda, successivamente, intera-

giranno con quelle dell'offerta. Per prezzo di mercato intendiamo il prezzo che risulta

dall'interazione di tutti i fattori che influenzano i compratori e i venditori.

Non esiste un limite definito all'estensione di un mercato economico. Può essere

piccolo come una stanza o grande quanto il mondo intero. Il requisito necessario

affinché esista un mercato è che abbiano luogo le comunicazioni tra venditori e con-

sumatori, potenziali ed effettivi.

Introduzione alla Microeconomia 122

Un mercato economico ideale, o perfetto, esiste quando vi è una perfetta comunica-

zione tra le forze della domanda e dell'offerta, e quando non c'è niente che impedi-

sca la libera interazione tra queste due forze. Esse, da sole, determinano i modi e le

condizioni sotto le quali un determinato bene viene scambiato tra fornitori e coloro

che lo desiderano e sono disposti a sacrificare parte delle loro risorse per ottenerlo. I

termini perfetto o ideale si riferiscono solo alle condizioni sotto le quali interagiscono

la domanda e l'offerta. Essi non implicano nessun tipo di approvazione morale o

sociale delle conseguenze. In realtà potremmo trovare che il risultato non è social-

mente accettabile e potremmo perciò desiderare di modificarlo. Se, comunque, si

desidera intervenire in un mercato economico è bene avere qualche nozione per

capire come ha luogo questa interazione.

Un mercato economico perfetto è strettamente associato ad una particolare forma di

struttura di mercato chiamata concorrenza perfetta. Questa sarà analizzata nel capi-

tolo 8, in cui identificheremo alcune ulteriori caratteristiche che sono necessarie per

classificare un mercato.

L'equilibrio di mercato

Un mercato economico si dice in equilibrio al prezzo di mercato prevalente se la

domanda di un bene è esattamente uguale alla propria offerta: non sussistono, quin-

di, forze che spingano ad una variazione del prezzo. Se guardi di nuovo alle influe n-

ze sulla domanda e sull'offerta, ti renderai facilmente conto che il prezzo stesso dei

beni è una variabile comune a entrambe. Questa variabile determina l’equilibrio tra

domanda e offerta all'interno di un mercato. Il concetto di equilibrio implica il fatto che

tutti i fattori relativi alla domanda e all'offerta, che non riguardano il prezzo, si man-

tengano costanti. Ogni variazione di questi fattori comporta una variazione nelle

schede prezzo-quantità, e, naturalmente, una variazione dell'equilibrio dei prezzi e

delle quantità. Una semplice illustrazione è fornita combinando le tabelle della do-

manda e dell'offerta utilizzate per le figure 4.2 e 6.1 nei capitoli 4 e 6:

Introduzione alla Microeconomia 123

Prezzo unitario Quantità domandata Quantità offerta

Euro Unità per periodo di tempo Unità per periodo di tempo

2 1000

3 900 100

4 800 200

5 700 300

6 600 400

7 500 500

8 400 600

9 700

Questa tabella è rappresentata nella figura 7.4. Sia il grafico che la tabella mostrano

chiaramente che esiste un solo livello di quantità in cui i bisogni dei compratori coin-

cidono perfettamente con le intenzioni dei produttori: tale livello è in corrispondenza

del prezzo di 7 euro per unità, in cui la quantità offerta è pari alla quantità domandata

di 500 unità. Questi rappresentano il prezzo e la quantità di equilibrio.

Questo equilibrio viene raggiunto attraverso un processo di tentativi ed errori. Se il

prezzo è pari a 8 euro, possiamo vedere dal diagramma che c'è un eccesso di offerta

pari a 200 unità. Per evitare l’accumulo di stock di merce invenduta le imprese ridu-

cono i prezzi e, in effetti, " le loro curve di offerta si spostano verso il basso ". Qua n-

do i prezzi scendono, le curve di domanda dei consumatori si spostano verso il bas-

so. Se partiamo da un prezzo più basso, ad esempio 6 euro, si verifica il processo

opposto. A questo prezzo la domanda è superiore all'offerta. I consumatori saranno

disposti a pagare di più e i produttori a fissare prezzi più alti, e così, ancora una volta,

i prezzi si muovono verso una situazione di equilibrio.

Supponiamo che alcune autorità, senza prendere nessun altra misura per in -

fluenzare i bisogni dei consumatori e le intenzioni dei produttori, provino ad

imporre un prezzo diverso da 7 euro. Se fissassero il prezzo di 6 euro, allora i com-

pratori proverebbero ad acquistare 600 unità alla settimana in un mercato capace di

offrire solo 400 unità. Si verificherà uno squilibrio, ovvero un eccesso di domanda di

200 unità. L'autorità dovrà decidere come distribuire l'offerta disponibile e su quali

basi operare una distinzione tra i vari consumatori.

Se, d'altro canto, l'autorità provasse a fissare un prezzo di 8 euro per unità, i produt-

tori dovrebbero vendere 600 unità in un mercato disposto ad assorbirne solo 400. A

Introduzione alla Microeconomia 124

questo prezzo ci sarà un eccesso di offerta di 200 unità. L'autorità si troverà di nuovo

di fronte ad un problema di distribuzione, dovendo decidere cosa fare delle 200 unità

di troppo che nessuno vuole acquistare al prezzo di mercato prevalente.

Qualsiasi situazione porta a problemi e a distorsioni. Se la domanda è superiore

all'offerta alcune persone (quelle per le quali l’equivalente monetario dell’utilità mar-

ginale è maggiore del prezzo corrente) saranno disposte ad offrire un prezzo più alto,

persino quando questo va contro la legge. In situazioni di questo tipo è probabile che

si sviluppi un mercato illecito, o "nero", e l'autorità sarà costretta a prendere misure

più energiche affinché la legge venga rispettata.

Se l'offerta è superiore alla domanda, l'eccedenza deve essere impiegata in qualche

altro modo. La Comunità Europea è stata costretta a distrug gere le mele e a conver-

tire il vino in eccesso in aceto. Le eccedenze non possono essere sempre accumula-

te e devono essere in parte vendute a prezzi inferiori a quello di equilibrio del merca-

to. Un provvedimento che raramente le autorità desiderano attuare -se per questioni

politiche vogliono che i prezzi si mantengano alti- é quello di permettere una reim-

missione della produzione in eccesso all'interno del mercato mantenendo lo squilibrio

tra la domanda e l'offerta. Per quanto possa sembrare immorale, l'autorità proverà

probabilmente a rimuovere del tutto dal mercato la quantità eccedente e a distrugger-

la.

Il sistema di aiuti comunitari all'agricoltura è basato su una regolamentazione dei

prezzi che, per la maggior parte, vengono applicati sia sui compratori che sui produt-

tori. Si può confrontare questo sistema con un sistema alternativo come quello in uso

in Gran Bretagna prima che il paese entrasse nella CE. Questo era basato su un

prezzo minimo concordato e garantito per i produttori. Il Governo pagava un sussidio

a quei produttori che venivano danneggiati da un calo del prezzo di mercato al di

sotto del livello garantito per quel determinato prodotto.

Il sistema comunitario fissa un prezzo regolato al di sopra dell'equilibrio di mercato,

cosicché, come spiegato precedentemente, la domanda è più bassa e l'offerta più

alta di quanto non sarebbe senza nessun tipo di regolamentazione. Esso incoraggia

la sovrapproduzione mentre il consumo è inibito dai prezzi troppo alti.

Il sopracitato sistema inglese richiedeva che fosse fissato un prezzo di equilibrio di

mercato e questo era, per lo più, il prezzo pagato dal consumatore. Qualsiasi disa-

vanzo tra prezzo di mercato e minimo garantito era rimborsato al produttore sotto

Introduzione alla Microeconomia 125

forma di sussidio. Questo sistema creava meno distorsioni di mercato di quelle pro-

dotte da un sistema basato su un prezzo di mercato regolamentato.

7.3 VARIAZIONI DELL'EQUILIBRIO DI MERCATO

Variazioni della domanda e dell'offerta

Nei capitoli precedenti abbiamo visto che ci possono essere spostamenti nelle sche-

de prezzi-quantità sia della domanda che dell’offerta e, di conseguenza, spostamenti

delle curve della domanda e dell'offerta. Queste ultime vengono determinate da

variazioni in ciascuna delle variabili che interessano sia la domanda che l'offerta, o

da variazioni del prezzo degli altri beni.

Le figure 7.5 e 7.6 illustrano l'effetto di tali spostamenti. Da notare che la figura 7.5

rappresenta una variazione che riduce la domanda. Questo, per esempio, potrebbe

accadere per una diminuzione di reddito, per un aumento del prezzo di un bene

complementare, o semplicemente per la variazione dei gusti del consumatore verso

quel determinato prodotto. Come risultato, tuttavia, si ha che i compratori tendono ad

acquistare una quantità minore di quel prodotto per qualsiasi prezzo. Quando la

tabella dell'offerta rimane invariata, il prezzo di equilibrio, al quale la quantità offerta è

pari alla quantità domandata, cade da 7 a 6 euro.

Introduzione alla Microeconomia 126

S

S P

P D

D D 1

Q Q

Fig 7.4 Fig 7.5

Fig. 7.4 Prezzo e quantità d'equilibrio. Solo al prezzo di 7 euro le intenzioni del

venditore coincidono con quelle del consumatore.

Fig. 7.5 Uno spostamento della curva della domanda e una variazione del prezzo

d’equilibrio. La curva si sposta da D a D1 e il prezzo di equilibrio cade da 7 a 6

euro. S S

P P

S 1 sussidio

S 1

D D

Q Q

Fig 7.7

Fig 7.6

Fig. 7.6 Uno spostamento nella curva dell'offerta e una variazione del prez-

zo di equilibrio. La curva dell'offerta si sposta da S a S1 e il prezzo di equilibrio

cade da 7 a 5 euro. La quantità di equilibrio sale da 500 a 700 unità.

Introduzione alla Microeconomia 127

Fig. 7.7 Effetto di un sussidio sull'equilibrio di mercato. Un sussidio ai pro-

duttori provoca uno spostamento della curva dell'offerta da Sa S1 che porta ad

una riduzione nel prezzo di equilibrio e ad un incremento nell'offerta del mercato.

La figura 7.6 rappresenta una variazione dei fattori dell'offerta, in modo tale che i produttori

siano disposti ad offrire una quantità maggiore per ogni livello di prezzo. Tale variazione può

essere il risultato della caduta dei prezzi dei fattori di produzione, della diminuzione di una

determinata imposta indiretta o della variazione delle condizioni di produzione che rendono

meno conveniente la produzione di un bene alternativo. Il pagamento di un sussidio, come

mostrato nella figura 7.7, provoca un effetto simile. La variazione dell'equilibrio mostrata in

questi grafici ipotizza che i fattori della domanda rimangano invariati. Il movimento del prez-

zo di equilibrio e della quantità dipende non solo dall’estensione dello spostamento di do-

manda e di offerta, ma anche dalla pendenza delle curve. Misura con un righello ed osserva

l'effetto della variazione della pendenza della curva di domanda nella figura 7.6 e della curva

dell'offerta nella figura 7.5. Cosa sapresti dire a proposito degli effetti sugli spostamenti dovu-

ti alla modifica delle pendenze? Quale combinazione di condizioni di domanda e di offerta

darà probabilmente origine alla variazione più grande e a quella più piccola del prezzo di

equilibrio?

Ragioni per l'intervento nel mercato

Nel capitolo 1 abbiamo visto come un sistema di produzione basato unicamente sui

prezzi di mercato avrebbe probabilmente avuto diversi difetti e come parte della

produzione sarebbe quindi diventata di responsabilità diretta dello Stato per conto

dell'intera comunità. Oltre ad alcune carenze relative a ciò che si produce, in un

mercato senza alcun tipo di regolamentazione si può determinare un modello di

distribuzione di beni e di servizi - il per chi si produce - in contrasto con i valori

prevalenti della giustizia sociale e con il principio del merito.

Uno dei problemi è che i consumatori hanno voti diversi nella “democrazia del merca-

to”. Coloro con il reddito più elevato esercitano l'influenza maggiore sulle forze della

domanda ed hanno perciò un peso preponderante sulla scelta relativa all'utilizzo

delle risorse scarse. L'influenza nel mercato degli acquirenti con un potere elevato

può essere indirizzata a scopi puramente individualistici, con gravi ripercussioni

sull'intera comunità. Nessun tipo di società ha ancora provveduto a rimuovere ogni

forma di disuguaglianza nei consumi e non tutti sono d'accordo con l'idea che la

Introduzione alla Microeconomia 128

parità assoluta sia sempre desiderabile. In ogni caso è difficile trovare una giustifica-

zione alle grandi diseguaglianze nel consumo di quei beni che la nostra società

chiama “essenziali” come gli alloggi, il cibo, la sanità e l'istruzione. Non deve sor-

prenderci, quindi, che molti Governi hanno cercato di assicurare tali beni e tali servizi

al maggior numero di persone possibile.

Forme di intervento di mercato

Quali sono allora le alternative per un governo consapevole del fatto che un mercato

libero e privo di regolamentazione non è in grado di fornire una quantità socialmente

accettabile di beni per alcuni strati della comunità? Abbiamo già visto che la sola

regolamentazione dei prezzi è una soluzione del problema assai improbabile. Il Go-

verno, sia direttamente che tramite delle agenzie sotto il suo controllo, può entrare

nel mercato come produttore ed incrementare così l'offerta. Il Governo britannico, per

esempio, ha fornito i servizi della sanità e dell’istruzione e, attraverso le autorità

governative locali, ha assicurato gli alloggi. Si potrebbe cercare di redistribuire il

reddito attraverso le tasse e i vari contributi, e così ripartire i "voti dei consumatori"

disponibili. La maggior parte dei Governi occidentali elargiscono sussidi esenti da

tasse ai disoccupati, agli invalidi permanenti e ai pensionati.

Sussidi

Queste misure, comunque, potrebbero essere insufficienti o inadatte per alcuni beni

e servizi. Una ulteriore possibilità è influenzare l'offerta per effettuare pagamenti ai

produttori in aggiunta ai prezzi pagati dai compratori. Questo fenomeno è conosciuto

come pagamento di un sussidio ai fornitori o produttori. Supponiamo che venga

pagato un sussidio di 2 euro per unità al produttore del bene rappresentato nella

figura 7.4. Il sussidio si aggiunge al prezzo di mercato in modo tale che, quando il

prezzo di mercato è di 6 euro, il fornitore ne riceve 8, quando il prezzo è di 8 euro ne

incassa 10, e cosi via. La curva di offerta si sposta quindi verso destra. Ad un prezzo

sussidiato di 5 euro, i produttori sono adesso disposti ad offrire la stessa quantità

(500) per la quale precedentemente esigevano il prezzo di 7 euro. Ad un prezzo

sussidiato di 7 euro essi forniscono la medesima quantità di prodotto (700) che ve n-

devano a 9. Tutto questo è mostrato nella figura 7.7.

Introduzione alla Microeconomia 129

Coloro che non volevano, o non potevano, acquistare al vecchio prezzo di equilibrio

di 7 euro possono adesso diventare acquirenti dato che il prezzo di equilibrio è dimi-

nuito. Supposto che la domanda rimanga invariata -la curva di domanda si mantiene

allo stesso livello di quello mostrato nella figura 7.4- si raggiungerà un nuovo equili-

brio al prezzo ridotto di 6 euro. A questo nuovo prezzo di equilibrio la quantità che le

imprese sono disposte ad offrire è esattamente uguale alla quantità che i consumato-

ri sono disposti ad acquistare, ovvero pari a 600 unità. La quantità effettivamente

fornita al mercato al prezzo di equilibrio si accresce cosi da 500 a 600 unità. Da

notare che il prezzo di equilibrio di mercato non è diminuito nella stessa misura del-

l'ampiezza del sussidio. Questo sarebbe accaduto solo se la curva della domanda

fosse stata verticale o se la curva dell'offerta fosse stata orizzontale. Poiché la curva

della domanda ha solitamente pendenza negativa, e la curva dell'offerta pendenza

positiva, l’ammontare della variazione di un sussidio avrà sempre un effetto sia sulla

quantità che sul prezzo. Maggiore è l’inclinazione della domanda, più grande sarà

l’effetto sul prezzo. Dovresti provare con un righello a trovare i possibili risultati delle

variazioni dei sussidi relativi a prodotti con differenti inclinazioni della domanda e

dell’offerta.

Imposte sul consumo

Supponiamo che il governo voglia ridurre la quantità di un bene immesso sul merca-

to. Esso, forse, potrebbe ritenere che il bene è nocivo alla salute o socialmente inde-

siderabile. Invece di pagare un sussidio, potrebbe imporre una tassa ad un certo

livello di produzione o di distribuzione. L'effetto di una tassazione potrebbe essere

esattamente opposto a quello di un sussidio, come illustrato nella figura 7.8 in cui,

nuovamente, ipotizziamo un sussidio di 2 euro per unità.

Il pagamento della tassa è imposto ai produttori o fornitori del mercato che, quindi,

per fornire la precedente quantità, esigeranno il prezzo più l'ammontare della tassa.

La curva dell'offerta adesso trasla verso sinistra ed il prezzo di equilibrio del mercato,

nella figura 7.8a, sale a 8 euro in corrispondenza del livello in cui la quantità doman-

data è esattamente uguale a quella offerta, ovvero 400 unità per ogni periodo di

tempo. Al solito, il prezzo di equilibrio di mercato non aumenta dell’ammontare totale

della tassa poiché molti non sono disposti a pagare il prezzo più alto e rinuncerebbe-

ro ad acquistare il prodotto.

Introduzione alla Microeconomia 130

S 1

P P

imposta S 1

S imposta

S

D D

Q Q

Fig 7.8a Fig 7.8b

Fig. 7.8 Effetto di una tassa sul consumo sull'equilibrio del mercato. In ogni

caso i produttori pagano una tassa di 2 euro per unità e la curva dell'offerta si

sposta da S a S1 indicando che i produttori sono disposti a vendere di meno per

qualsiasi prezzo. Nella figura 7.8a il prezzo di mercato aumenta di un euro e l'of-

ferta sul mercato diminuisce di 100 unità. Nella figura 7.8b l’inclinazione della

curva di domanda è tale che il prezzo di mercato sale di 1,50 euro e l'offerta di-

minuisce solo di 50. Un Governo che cerca di aumentare le entrate tassa di più il

mercato avvicinandosi più alla situazione della figura 7.8b che a quella della figu-

ra 7.8a.

Da notare che in questo mercato ogni tentativo di mantenere il prezzo invariato a 7

euro, dopo che è stata imposta la tassazione, ridurrebbe la quantità fornita a 300

unità. Se, d'altra parte, i produttori provassero a fissare un prezzo che includesse

l'intero ammontare dell'imposizione - 9 euro - allora la quantità domandata diminui-

rebbe a 300 unità; se le imprese continuassero a fornire la vecchia quantità di 500

unità si verificherebbe, quindi, un eccesso di offerta pari a 200 unità.Dovremmo an-

che considerare le implicazioni che derivano dall'imposizione di tali tasse. Abbiamo

visto che, date le condizioni rappresentate dalle schede di domanda e di offerta, c'è

una riduzione di quantità fornita sul mercato. Questo potrebbe rivelarsi un grave

problema per le imprese che in precedenza hanno sempre operato entro piccoli

margini di profitto o i cui processi produttivi comportano una grossa percentuale di

costi fissi. La riduzione della produzione potrebbe convertire i profitti in perdite e

Introduzione alla Microeconomia 131

alcune imprese potrebbero essere costrette a chiudere, con perdite di opportunità di

impiego per i lavoratori.

Imposte sul consumo, entrate del Governo e produzione

Supponiamo, tuttavia, che il Governo non voglia interferire eccessivamente con la

produzione, ma voglia ancora imporre una tassa poiché, diciamo, ha bisogno di

un’entrata addizionale per pagare i propri dipendenti: cercherà un prodotto poco

sensibile alle variazioni di prezzo, ovvero un prodotto estremamente anelastico al

prezzo. La riduzione di domanda sarà allora mantenuta intorno ad un minimo. Una

possibile situazione è illustrata nella figura 7.8b. Qui l’inclinazione della curva di

offerta è molto meno sensibile alle variazioni del prezzo. La curva di offerta prima

della tassa è indicata con la lettera S, il prezzo di equilibrio è uguale a 4 euro e la

quantità è pari a 400 unità alla settimana. Dopo l'imposizione di una tassa di 2 euro

per unità la curva di offerta si sposta in S1. Il grafico mostra come il prezzo di equili-

brio aumenti quasi dello stesso ammontare della tassa (infatti sale a 5,50 euro) e

come si verifichi una piccola diminuzione di quantità (fino a 350 unità alla settimana).

II Governo ottiene un incremento del gettito pari a 350€ • 2€ = 700 euro la settimana.

Se la cifra sembra troppo piccola per essere realistica, si pensi che essa può espri-

mere milioni di euro.

Tuttavia, sarebbe giusto che il Governo sostenesse di avere ottenuto un incremen-

to delle proprie entrate arrecando un danno estremamente piccolo alla produzione?

Certamente avrebbe il risultato di una piccola perdita di produzione relativamente

al prodotto tassato, ma è necessario fare un'ulteriore considerazione sulla conse-

guenza di tale tassa.

I 700 euro (o 700 milioni di euro) devono essere pagati con i redditi dei consumatori,

redditi che sarebbero stati altrimenti a disposizione per l'acquisto di altri beni o servi-

zi. Se tutte le altre condizioni rimangono invariate, la perdita di reddito spendibile, o

disponibile, provocherà una riduzione della domanda per gli altri prodotti del mercato

e tale riduzione sarà maggiore per quei beni con una alta elasticità della domanda

rispetto al reddito. Se, d'altro canto, la gente respinge questa riduzione del proprio

potere d'acquisto complessivo e, in assenza di una forte disoccupazione, è in grado

di lottare per ottenere un aumento compensativo del salario, allora aumenteranno i

costi relativi ai salari e ciò influenzerà le loro intenzioni in merito all'offerta.

Introduzione alla Microeconomia 132

Possiamo quindi intuire che vi possono essere diverse conseguenze per una qual-

siasi variazione delle tassazioni, e che può essere difficile prevedere, con grande

precisione, un’eventuale variazione della produzione e delle entrate per l’erario.

Esercizi relativi al capitolo 7

1 Scegli un modello di automobile prodotta oggi su vasta scala e discuti su come la

domanda di tale modello differisca probabilmente da quella delle automobili in

generale.

2 Specifica gli obiettivi di un sistema agricolo sussidiato (per esempio il sistema

adottato nella CE o negli USA). Descrivi il modo in cui opera e discuti le conse-

guenze per i prezzi al consumo e per le tasse.

3 Discuti il problema di commerciare il sangue come un normale bene economico

e il modo in cui la domanda e l'offerta determinano il suo prezzo di mercato.

4 Confronta, usando l'analisi economica, le probabili conseguenze relative alla

sostituzione di un sussidio alla produzione alimentare con un’entrata supple-

mentare per le classi a basso reddito.

5 "In un mercato libero l'offerta deve essere sempre uguale alla domanda".

Discuti questa affermazione ed esamina l’implicazione secondo la quale non è

mai possibile giustificare una regolamentazione dei prezzi di mercato.

Introduzione alla Microeconomia 133

CAPITOLO 8

CONCORRENZA PERFETTA E MONOPOLIO

8.1 MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO

Nel capitolo 4 abbiamo visto come le aziende moderne possano avere obiettivi diver-

si dalla massimizzazione del profitto. E’ bene comunque non perdere di vista

quest’ultimo obiettivo. D'altro canto esso resta il punto di partenza essenziale per

l'analisi economica. Cominceremo il nostro studio sul comportamento dell'azienda

nel mercato ipotizzando che essa cerchi di ottenere il massimo profitto possibile in

una data unità di tempo. Prima di ciò occorre aver compreso quali siano le condizioni

da soddisfare per la massimizzazione del profitto.

L'importanza della massimizzazione del profitto

Nel capitolo 2 abbiamo definito il profitto in termini molto semplici, ovvero come ciò

che rimane dei ricavi dell'azienda dopo aver fronteggiato tutti i costi. Quindi, per

massimizzare il profitto, l'azienda deve realizzare la differenza più ampia possibile tra

ricavi e costi. L'azienda può continuare ad aumentare i suoi profitti incrementando la

produzione fino a che il ricavo addizionale generato da ogni unità aggiuntiva di pro-

dotto è maggiore del costo per produrre quella unità. In altri termini l'impresa cerche-

rà di aumentare la produzione fino a che il ricavo marginale sarà più alto del costo

marginale. Se il costo marginale è maggiore del ricavo marginale allora l'azienda

potrà ottenere un profitto maggiore riducendo la produzione. Dovrebbe, quindi, ope-

rare in questo modo fino a quando ricavo marginale e costo marginale non siano

uguali.

Ciò è illustrato chiaramente nella figura 8.1; l'azienda può vendere tutto ciò che rie-

sce a produrre al prezzo prevalente (o regolamentato) di mercato. Il prezzo di libero

mercato è il risultato dell’interazione delle forze di mercato, come descritto nel capito-

lo 7. Un prezzo regolamentato può essere fissato dal Governo o da un'autori tà di

mercato che ha il potere legale di farlo. Per esempio, i prezzi della Common Agricul-

tural Policy (C.A.P.) della C.E.E.

Introduzione alla Microeconomia 134

P MC

AR = MR = D

P 0 Q Q Q Q

1 0 2

Fig. 8.1 Massimizzazione del profitto per un prezzo di mercato dato. Solo nel

punto Q dove MR = MC, all’impresa non converrà modificare il suo livello di

0,

produzione. I profitti sono, perciò, massimizzati a Q .

0

Se supponiamo che l'impresa possa vendere tutto il suo prodotto allo stesso prezzo

e che quest’ultimo non sia influenzato da variazioni del prodotto, allora il ricavo me-

dio sarà uguale al ricavo marginale. Se l'impresa produce una quantità Q1 allora il

ricavo marginale è ancora maggiore del costo marginale e converrà incrementare la

produzione. Se essa produce una quantità Q2 il costo marginale è più alto del ricavo

marginale e il profitto può essere aumentato riducendo la produzione. Il profitto rag-

giungerà il suo massimo livello o, se il prezzo è inferiore al costo medio totale, la

perdita sarà al suo minimo livello, quando il ricavo marginale è uguale al costo mar-

ginale in Q .

0

Lo stesso argomento è valido per l'impresa che si trova nella situazione illustrata

dalla figura 8.2. In questo caso la domanda varia con il prezzo stabilito dall'impresa.

Se questa riduce il prezzo del prodotto potrà venderne una maggiore quantità. Le

curve di ricavo medio e marginale sono entrambe inclinate negativamente come

abbiamo illustrato nel capitolo 6. Avevamo anche spiegato che l'inclinazione della

curva del ricavo marginale era due volte più grande della curva del ricavo medio. La

quantità che massimizza il profitto, o che minimizza la perdita, è ancora Q , punto in

0

Introduzione alla Microeconomia 135

cui il ricavo marginale è uguale al costo marginale ed il prezzo è pari a Po, come

indicato nella figura.

A questo punto dovrebbe essere chiara la differenza tra profitto e ricavo. Il profitto è

ciò che rimane del ricavo dopo avere detratto tutti i costi. Nella figura 8.2 la quantità

che massimizza il ricavo è pari a Q , con un prezzo uguale a P . Se non sai il perché,

3 3

dovresti ripassare attentamente il capitolo 7. Cosa sapresti dire riguardo le elasticità

della domanda rispetto ai prezzi P e P ? Se non sei sicuro della risposta riguarda i

0 3

capitoli 6 e 7 o consulta il tuo insegnante. Questi punti sono trattati esaurientemente

nel software “Web Econ”.

P MC

P 3

P 0 D

Q Q Q Q

1 0 2 3 Q

MR

Fig.8.2 Massimizzazione del profitto per un impresa che fissa il prezzo. La

massimizzazione del profitto si ottiene nel punto Q in cui MR=MC. La massimiz-

0

zazione del ricavo si ottiene nel punto Q , in cui MR= 0.

3

8.2 LA CONCORRENZA PERFETTA

Condizioni per la concorrenza perfetta

In economia un’ipotesi fondamentale è che il comportamento di una organizzazione

imprenditoriale sia influenzato dalla struttura del mercato in cui opera. Per struttura,

Introduzione alla Microeconomia 136

in genere, intendiamo ciò che influenza i compratori o i venditori, per esempio

l’estensione della concorrenza determinata da altri fornitori o da possibili fornitori del

bene considerato, o la relazione esistente nel mercato tra fornitori e comprato ri.

Naturalmente ci possono essere molte possibili strutture di mercato. A questo livello

introduttivo di studio dell’economia, comunque, siamo normalmente interessati ad un

numero limitato di strutture ben definite seppur schematiche.

Una forma limite di struttura di mercato è la concorrenza perfetta. Perché essa

esista vi sono precise condizioni da soddisfare.

1. II numero dei produttori e dei potenziali produttori deve essere grande in relazio-

ne alla domanda, ma la dimensione dei singoli fornitori deve essere ridotta. Ciò

assicura che il possibile livello di produzione proveniente dal produttore indivi-

duale non sia da solo sufficiente ad influenzare in maniera significativa l'offerta

totale del mercato e, quindi, il prezzo di equilibrio. E’ anche necessario stabilire

che non sia possibile l’associazione di gruppi di produttori per influenzare il prez-

zo di mercato.

2. Condizioni analoghe a quelle stabilite per l'offerta nel punto 1 valgono per gli ac-

quirenti e i possibili acquirenti del mercato.

3. Il bene deve essere percepito come lo stesso bene con le medesime qualità qua-

lunque sia la fonte di offerta. Gli acquirenti devono essere indifferenti anche alla

fonte di offerta. I beni che possiedono tali qualità sono detti omogenei.

4. La comunicazione nel mercato deve essere perfetta. Nessuna sezione dell'offerta

o della domanda deve avere accesso ad informazioni che non sono immediata-

mente disponibili anche per le altre parti del mercato. Il trasporto si assume privo

di costi e il bene come accessibile in modo uguale in tutti i punti del mercato.

Conseguenza importante di questa ipotesi è che nessun produttore è superiore

tecnicamente o commercialmente sugli altri.

5. La motivazione di acquirenti e venditori è puramente economica. La "motivazione

economica" è intesa come "inte resse personale" espresso, da parte delle orga-

nizzazioni di offerta, dal desiderio di massimizzare il profitto e, da parte dei

consumatori o delle famiglie, dal desiderio di massimizzare l'utilità. Non c'è

nessun riferimento a motivi "non economici" come il desiderio di essere utile so-

cialmente, il patriottismo, la compassione per il malato o l’ambizione ad un pre-

stigio sociale o ad un potere politico.

Introduzione alla Microeconomia 137

6. Non esistono barriere che impediscano l'entrata o l'uscita dal mercato. Sia i pro-

duttori che i consumatori devono essere liberi di entrare e uscire dal mercato se-

condo i loro propri interessi. Questa libertà di entrata e di uscita deve essere ap-

plicata anche ai fattori di produzione impiegati dai produttori. Le aziende non so-

no libere di entrare e di uscire da un mercato se no n possono impiegare e di-

smettere i fattori di produzione, compresi i lavoratori.

Queste, naturalmente, sono condizioni limite che difficilmente si riscontrano nella

realtà. Per questo motivo gli economisti vengono talvolta criticati per il fatto di conti-

nuare ad impiegare il concetto di concorrenza perfetta. Comunque, proponendo un

modello ideale, è possibile studiare il "puro" effetto delle forze economiche. Solo

quando queste sono adeguatamente comprese è possibile identificare le reali con-

seguenze delle varie imperfezioni riscontrate nel mondo reale. Possiamo paragona-

re questo fatto con il desiderio del fisico di possedere un laboratorio dove poter con-

durre esperimenti senza l'effetto contaminante dell'atmosfera terrestre. Questi espe-

rimenti possono far apprendere al fisico molte informazioni sugli effetti dell'influenza

della terra sul comportamento delle sostanze. Gli studi degli economisti sulla concor-

renza perfetta aiutano a capire gli effetti della "contaminazione" nei mercati reali.

Imprese in concorrenza perfetta

In un mercato di concorrenza perfetta, l'impresa deve accettare il prezzo di mercato

sul quale non ha influenza. Deve anche accettare i costi di mercato del livello di

tecnologia e dei fattori (salari, tasso di interesse, rendita e prezzi dei fattori). Dato

che l'obbiettivo assunto è quello di massimizzare i profitti, il problema decisionale

principale consiste nel determinare il proprio livello di produzione ottimale per il quale

il costo marginale è uguale al ricavo marginale che, in questo caso, è anche uguale

al prezzo. Ipotizziamo inoltre di prendere in considerazione gli adattamenti di breve

periodo in modo da occuparci dei costi di breve periodo. Il breve periodo, ricorderai,

è quel periodo durante il quale non è possibile aumentare tutti i fattori di produzione,

così che almeno uno rimane fisso.

Introduzione alla Microeconomia 138

P P SMC

S 0 S 2 S 1 SAC

P 0

P C P = AR = MR

2 0

P 1 D Q Q

Q Q Q

1 2 0

Fig 8.3a Fig 8.3b

Fig. 8.3 L'impresa in un mercato di concorrenza perfetta. Solo al prezzo di

mercato P , con l'offerta di mercato a S si ottiene un equilibrio con i costi margi-

2 2

nali di breve periodo dell'impresa uguali ai costi medi di breve periodo, pari anche

.

in questo caso al prezzo che eguaglia il ricavo medio e marginale

La figura 8.3. illustra un mercato nel quale la domanda (D) interagisce con le curve di

offerta S , S e S in modo da determinare una serie di prezzi di equilibrio di mercato,

0 2 1

P P e P . L'equilibrio di mercato è stato spiegato nel capitolo 7. E’ stato definito

0 2 1

come quella condizione che si verifica quando il prezzo è ad un livello al quale la

quantità offerta sul mercato è esattamente uguale alla quantità domandata. Il prezzo

di equilibrio è conosciuto anche come il “prezzo market clearing”, cioè il prezzo al

quale l'offerta totale è assorbita interamente dagli acquirenti.

Questo fenomeno è illustrato nella figura 8.3b che mostra la situazione di una singola

impresa. In questo caso il prezzo di mercato iniziale è abbastanza alto da permettere

all'impresa di assicurarsi un profitto ulteriore, in aggiunta alla remunerazione di tutti i

fattori di produzione. Ci riferiremo a questo come a un sovrapprofitto, ma consulta

l’appendice alla fine del capitolo (“Una nota sul Profitto”). Noterai nella figura 8.3 che,

al prezzo P , l'impresa produce Q ed ottiene un sovraprofitto pari a P - C per ogni

0 0 0 0

unità di bene vend uto. Il profitto totale ottenuto in questo modo è indicato dall'area

tratteggiata. Nell'analisi tradizionale della concorrenza perfetta, "lo spirito imprendito-

riale" è compreso nei fattori di produzione ed è un elemento del "profitto normale"

Introduzione alla Microeconomia 139

così come i costi di gestione sono inclusi nei costi. Così ogni eccedenza del ricavo

medio (prezzo) sul costo medio è considerata un sovraprofitto - un surplus apparte-

nente, anche se non rigorosamente guadagnato, all'imprenditore in qualità di produt-

tore dell'impresa.

Se un impresa può guadagnare un sovraprofitto allora, data l’ipotesi di perfetta in-

formazione, lo possono fare tutte le altre. L'esistenza di un mercato tanto redditizio

attirerà altri offerenti. Il conseguente incremento dell'offerta totale sposterà la curva di

offerta del mercato sulla destra e, ipotizzando una domanda costante, il prezzo di

equilibrio diminuirà.

Se il prezzo di mercato scende sotto P , ovvero a P , sarà inferiore al costo medio

2 1

minimo e la singola impresa (e tutte le altre nel mercato) soffrirà, nel breve periodo,

una perdita. Le aziende non rimangono in un mercato in cui si verificano perdite, e

quelle che hanno altrove opportunità più redditizie ne usciranno; alcune possono

uscire completamente dal mercato. Il risultato sarà una diminuzione dell'offerta. Que-

sto processo di aggiustamento dell'offerta continuerà finché le singole aziende non

potranno più conseguire né perdite né profitti netti. L'offerta totale è in equilibrio

quando la curva di costo medio è tangente al prezzo di mercato come abbiamo visto

per la singola impresa; ciò avviene al prezzo di mercato P al quale l’impresa produ-

2

ce Q . Poiché il profitto netto e le perdite sono state eliminate, per le aziende non ci

2

sono più incentivi ad entrare o ad uscire dal mercato. Si può dire allora che l'impresa

è in una posizione di equilibrio dato che non c'è nessuna pressione che la induca a

mutare il livello di produzione.

Il sovraprofitto è eliminato e, al livello di produzione di equilibrio Q per la singola

2

impresa, il prezzo di mercato è uguale al ricavo medio dell'impresa. E’ anche uguale

al ricavo marginale, al costo medio e al costo marginale.

Dobbiamo ricordare che l’impresa cerca di massimizzare il profitto e per fare ciò deve

produrre a quel livello in cui il costo marginale è uguale al ricavo marginale che, in

questo caso, è il prezzo di mercato.

Se non sai spiegarti perché si verifichino queste uguaglianze, dovresti ripassare

molto attentamente le sezioni 3.1 e 7.1 sui costi di breve periodo e sul ricavo. Ricor-

da che il costo medio è al suo minimo e l'impresa può vendere tutto ciò che produce

al prezzo di mercato.

C'è una ulteriore uguaglianza in questa posizione di equilibrio. Il prezzo risultante

dalle interazioni delle forze di mercato rappresenta l'equivalente monetario dell'utilità

Introduzione alla Microeconomia 140

dell'ultimo consumatore, o consumatore marginale - colui che acquista l'ultima unità

dell'offerta di mercato. Possiamo dire, allora, che il prezzo di mercato è uguale all'uti-

lità marginale. Se questo non è chiaro dovresti rivedere il capitolo 5.

Conosciamo ora la condizione per cui l'equivalente monetario dell'utilità marginale è

pari anche al costo marginale. Il valore dell'ultima unità offerta sul mercato è esatta-

mente uguale al costo di produzione di quella unità. Nel capitolo 11 dimostreremo

che quest’ultima è spesso considerata come una condizione desiderabile per il be-

nessere del consumatore.

Si ipotizza, inoltre, che il mercato utilizzi le risorse produttive in maniera efficiente

poiché le imprese sono costrette ad operare al livello di produzione in cui i costi medi

sono al loro minimo. Questa è talvolta chiamata condizione ottimale di produzione

a causa dell'efficienza nell'uso delle risorse - almeno nel breve periodo. Nota che,

nella posizione di equilibrio, l'impresa è obbligata ad adottare un comportamento di

massimizzazione del profitto e a cercare di eguagliare costi marginali e ricavi margi-

nali poiché ogni altro livello produttivo comporterebbe una perdita. Solo quando pro-

duce al livello Q ,figura 8.3, può sopravvivere nel mercato.

2

L'offerta dell'impresa in concorrenza perfetta

La precedente analisi indica il modo in cui può essere ricavata la curva di offerta

della singola impresa operante in queste condizioni. Ricorda la condizione essenzia-

le per la massimizzazione del profitto, ovvero che il ricavo marginale deve essere

uguale al costo marginale. Ricorda anche che, nel mercato perfettamente concorren-

ziale, il ricavo marginale è uguale al ricavo medio che, a sua volta, eguaglia il prezzo.

L'impresa, allora, adeguerà il suo prodotto ad ogni variazione del prezzo in accordo

con la sua scheda del costo marginale. Guarda ancora la figura 8.3. Al prezzo P

1

l'impresa produce Q ; al prezzo P la quantità prodotta cresce a Q e in P la quantità

1 2 2 0

è Q .

0

Se dovessimo rappresentare questa scheda prezzo -quantità nella forma di una curva

di offerta per l'impresa, dovremmo semplicemente riprodurre la curva del suo costo

marginale. Normalmente ci occupiamo solo della serie di prezzi e di quantità in cui il

tratto crescente della curva del costo marginale è al di sopra della curva del costo

medio variabile. Dal punto di vista tecnico è possibile determinare una posizione di

Introduzione alla Microeconomia 141

equilibrio in cui la curva del costo medio variabile è decrescente, ma questo signifi-

cherebbe che il prezzo è più basso del costo medio variabile e sarebbe più

profittevole cessare l'attività piuttosto che continuare la produzione. Se non sei sicuro

di queste relazioni sul costo dovresti ripassarti il capitolo 3.

Conseguenze della concorrenza perfetta

Per quanto il mercato di concorrenza perfetta possa apparire desiderabile dal punto

di vista del consumatore o della comunità, esso rappresenta una situazione estre-

mamente scomoda per il produttore che deve costantemente adeguare il prodotto e

la sua domanda di fattori. La figura 8.3 mostra solo un equilibrio parziale; rappresen-

ta una condizione in cui non ci sono pressioni per modificare l’offerta e non dice

niente riguardo la domanda. Una variazione della domanda ad opera di uno dei fatto-

ri elencati nel capitolo 6 turberà immediatamente l'equilibrio del mercato: il prezzo

reagirà ad un mutamento della curva di domanda e le aziende si troveranno a gua-

dagnare un sovraprofitto o a subire delle perdite. Dovremmo prevedere che, a segui-

to di uno spostamento della domanda e di una variazione del prezzo, si avvierà nuo-

vamente il processo di aggiustamento dell'offerta e del prezzo illustrato nella figura

8.3. Poiché il prezzo è uguale al ricavo marginale, e poiché la sopravvivenza nel

mercato richiede alle aziende di cercare il livello di produzione per il quale il costo

marginale è uguale al ricavo marginale, la variazione dei prezzi obbliga le aziende a

provvedere ad un adeguamento della produzione.

E’ normale che più un mercato si avvicina alla concorrenza perfetta più il prezzo sarà

variabile. Lo Stock Exchange e il Commodity Exchange di Londra sono spesso citati

come esempi di mercati aventi molte caratteristiche di concorrenza perfetta. In questi

mercati i prezzi fluttuano costantemente.

La moderna industria manifatturiera, che richiede una programmazione di lungo

periodo e comporta costi fissi molto onerosi, incontra notevoli difficoltà a tollerare

prezzi fluttuanti. Se il prezzo di mercato diminuisce al di sotto del livello dei costi

medi le aziende, come abbiamo visto, subiscono delle perdite; possono sopravvivere

nel breve periodo fino a che il prezzo non cade al di sotto del costo medio variabile :

alcuni costi fissi possono essere rinviati per un certo periodo di tempo e le aziende

possono utilizzare le riserve di capitale in quantità limitata. Comunque, nel lungo

periodo, le aziende non possono sopravvivere se tutti i costi non vengono coperti,

Introduzione alla Microeconomia 142

ovvero se il prezzo non è almeno uguale al minimo del costo medio totale, incluso il

profitto "normale".

I produttori, specialmente quelli dell'industria manifatturiera, che si trovano ad opera-

re in mercati che si avvicinano a quelli di concorrenza perfetta, cercheranno di modi-

ficare la struttura del mercato con ogni mezzo a loro disposizione. L'esistenza di

stabili economie di scala interne, come spiegato precedentemente, tende a manife-

starsi nelle industrie con un numero limitato di produttori. In molti mercati, quindi,

esistono varie forme di "concorrenza imperfetta". Prima di esaminarle, comunque, è

utile passare ad un altra forma estrema di mercato: il monopolio.

8.3 IL MONOPOLIO

Le condizioni del monopolio

II monopolio è la condizione per cui l'offerta di un bene nel mercato è interamente

fornita da una organizzazione, o da un gruppo di organizzazioni operanti con regole

comuni.

Il punto di partenza del dibattito sul monopolio è, di solito, quello del modello tradi-

zionale in cui si assume che il monopolista persegua l’obiettivo della massimizza-

zione del profitto. Il modello è essenzialmente di breve periodo e presenta costi

marginali crescenti. E’ rappresentato nel grafico della figura 8.4.

Introduzione alla Microeconomia 143

P MC

P 0 AC

P 1

P 2

C 0 D = AR

Q Q Q Q Q

3 0 1 2

MR

Fig. 8.4 Il monopolio sotto l’ipotesi di massimizzazione del profitto. La mas-

simizzazione del profitto si ottiene con il prodotto Q , in cui i profitti sono rappre-

0

sentati dall'area tratteggiata Q * (P - C ). Il ricavo è massimo nel punto Q , e si

0 0 0 1

possono ottenere profitti per ogni livello di produzione tra Q e Q .

3 2

L'impresa in condizione di monopolio

In aggiunta ai punti già esaminati dovrebbero essere considerate le seguenti caratte-

ristiche del modello:

1. L'impresa deve poter salvaguardare la propria posizione di mono polio da poten-

ziali concorrenti nel mercato. Ci devono essere pertanto alcune barriere effettive

all'entrata di nuove imprese nel mercato. Queste barriere possono essere naturali

o artificiali.

Barriere naturali

Le barriere naturali derivano dalle condizioni di produzione. Per esempio, la capacità

di offrire un prodotto particolare o un servizio può dipendere dal possesso di un sin-

golo ingrediente o di una particolare conoscenza o abilità. Oppure è possibile che la

Introduzione alla Microeconomia 144

produzione richieda l'impiego di ingenti quantità di capitale cosicché le risorse fina n-

ziarie della comunità possano permettere un solo offerente.

Barriere artificiali

In origine le barriere artificiali potevano essere legali. Il Governo ha sempre avuto il

potere di concedere monopoli. I re inglesi consideravano questo potere come una

importante fonte di reddito! Più recentemente sono stati concessi monopoli alle ind u-

strie e ai servizi appartenenti allo Stato. L'ufficio postale, per esempio, ha il diritto

esclusivo di offrire diverse forme di lettere postali. Le leggi sui brevetti concedono ai

possessori dei brevetti approvati, per un periodo limitato, un monopolio per l'applica-

zione di certe invenzioni. In questo caso il monopolio viene concesso in cambio della

rivelazione in esclusiva allo Stato di determinate conoscenze. Altre barriere possono

essere erette dai monopolisti eventualmente in accordo con altri produttori con

l’intenzione di dividere i mercati in modo da diventare ognuno esclusivo offerente per

una parte di esso. Il godimento di economie interne di scala, identificate nei capitoli

precedenti, specialmente le solide economie a base pubblicitaria, può permettere al

produttore di preservare e di estendere il proprio potere di monopolio. Alcune di

queste barriere create dai produttori possono avere una durata eccezionalmente

lunga nonostante i tentativi per rimuoverle e per renderle illegali.

2. La produzione dell'impresa rappresenta l'offerta totale del mercato. La domanda

di mercato, quindi, corrisponde alla curva di domanda per il monopolista e può

essere ipotizzata con un’inclinazione negativa. Supponendo che tutte le unità, per

ogni livello di quantità, siano vendute al medesimo prezzo, la curva di domanda

coinciderà anche con la curva di ricavo medio. A questo punto dovremmo anche

notare che l'esistenza del monopolio si riferisce sempre ad un’area definita del

mercato. Ogni variazione della dimensione dell’area di mercato, derivante ad e-

sempio da una modificazione delle informazioni, può mi nacciare il monopolio. Un

negozio di paese perderà il suo monopolio di vendita al dettaglio locale se viene

realizzato un efficiente servizio di trasporti per una città vicina. Un fornitore a livel-

lo nazionale di un prodotto di consumo perderà il suo potere di monopolio se le

importazioni diventeranno facilmente disponi bili. Grandi imprese, operanti in molti

mercati, possono essere monopoliste in alcuni, ma si trovano di fronte ad una

concorrenza selvaggia in altri.

Introduzione alla Microeconomia 145

3. La curva del ricavo marginale è al di sotto della curva del ricavo medio e, quando

è lineare, la sua pendenza è doppia.

4. Il livello di produzione che massimizza il profitto, quando il ricavo marginale è

uguale al costo marginale, è pari a Q e il prezzo di equilibrio è P .

0 0

5. Sebbene per un monopolista sia possibile subire perdite, specialmente nel settore

pubblico in cui vengano considerati obiettivi diversi dal profitto, il modello ipotizza

normalmente che il monopolista di un settore privato non avrà problemi a conser-

vare il monopolio fino a che esso sia redditizio. Per questo, di solito, mostriamo la

curva del costo medio al di sotto della curva del ricavo medio nel punto in cui il li-

vello di produzione massimizza il profitto. Sulla base di ciò si capisce che il mo-

nopolista otterrà un sovraprofitto, rappresentato dall'area tratteggiata formata da

Q *(P -C ). Il costo medio, o unitario, al livello C comprende il profitto normale,

0 0 0 0

come si è precedentemente definito, così che la differenza tra il prezzo unitario P

0

ed il costo unitario C sia uguale al sovraprofìtto (P - C ). Il totale di quest’ultimo

0 0 0

sarà pari al numero di unità vendute Q moltiplicato per (P -C ). Come nel caso

0 0 0

della concorrenza perfetta si ipotizza che i costi includano le remunerazioni di tutti

i fattori di produzione comprendendo un elemento normale di profitto come il pa-

gamento della capacità imprenditoriale e organizzativa. Il sovraprofìtto è cosi un

surplus che ha origine dalla struttura monopolistica del mercato ed è conservato

fino a che sono garantite barriere all’entrata.

L'offerta nel monopolio

Anche supponendo un comportamento che tenda a massimizzare il profitto, non è

possibile identificare la curva di offerta del monopolista. Non sussiste nessuna parti-

colare relazione tra prezzo e quantità offerta come avviene nella concorrenza perfet-

ta. Il livello di produzione che massimizza il profitto dipende dal costo marginale e dal

ricavo marginale e la posizione della curva di ricavo marginale dipende dalla cur va di

domanda-ricavo medio. Per prevedere l’offerta dobbiamo conoscere la curva di do-

manda così come la curva di costo marginale. E’ possibile avere differenti curve di

domanda in cui il medesimo prezzo è associato a differenti livelli di produzione otti-

mali oppure quando lo stesso livello di produzione è associato a prezzi diversi. Do-

vresti verificare questa affermazione disegnando diverse curve di domanda lineari

con diverse inclinazioni e calcolando i prezzi e i livelli di produzione che massimiz-

Introduzione alla Microeconomia 146

zano il profitto. Ricorda che la curva di ricavo marginale interseca l'asse della quanti-

tà nel punto medio tra l'origine e il livello di quantità in cui AR = O .

Le conseguenze del monopolio

Sulle basi delle caratteristiche precedentemente illustrate, i monopolisti sono spesso

accusati di:

a) Conseguire profitti non meritati.

b) Fissare prezzi superiori ai costi marginali e provocare una "perdita netta di be-

nessere" come spiegheremo nel capitolo 10.

Queste sono le principali critiche su cui si basa molta della politica antimonopolistica

(conosciuta anche come antitrust). Ci sono delle repliche a queste critiche ed attual-

mente la disputa sulla legittimità dei monopoli non è affatto risolta. In particolare si

critica il fatto che la curva del costo medio totale è ottenuta in maniera piuttosto arbi-

traria. La sua posizione non deriva dalla curva di costo marginale ma dipende dal

livello dei costi fissi e dal rapporto fra costi fissi e variabili. Il fatto che il monopolista

possa usufruire di economie di scala, determinate dall'uso di attrezzature capitali

moderne che aumentano i costi fissi, può avere un'importante effetto su ogni tentati-

vo di confronto con mercati concorrenziali che non godono di economie di scala.

Torneremo su questo problema nel capitolo 11 quando esami neremo la politica pub-

blica nei confronti del monopolio e delle grandi imprese con un significativo potere di

mercato.

Alcuni dubbi nascono in merito all’ipotesi che i monopolisti cerchino sempre la mas-

simizzazione del profitto. Mentre un comportamento che massimizza il profitto, che

sia attuato o meno dalle imprese, può essere interpretato come una condizione di

sopravvivenza nella concorrenza perfetta, ciò non è vero per un monopolio. Il mono-

polista può sopravvivere ad ogni livello di produzione posto tra i due punti di pareggio

in cui il costo marginale è uguale al ricavo marginale, da Q a Q nella figura 8.4.

1 2

Questo significa che il monopolista, se decide di aumentare la produzione fino a Q ,

2

sopra il livello di massimizzazione del profitto Q può ancora ottenere profitti. Questo

0,

gli offre la possibilità di perseguire altri obiettivi – ad esempio, la massimizzazione del

ricavo piuttosto che del profitto. Nella figura 8.4 il ricavo è massimizzato al livello di

produzione Q ed al prezzo P , in cui il ricavo marginale è uguale a 0. Anche il per-

1 1

Introduzione alla Microeconomia 147

seguimento di tale obbiettivo non ridurrebbe le critiche basate sul monopolio conve n-

zionale, ma ridur rebbe la loro forza. Un livello di produzione che massimizza il ricavo

deve sempre essere più alto, ed il prezzo più basso, di quello richiesto per la massi-

mizzazione del profitto, a meno che i costi marginali non siano pari a 0, situazione

piuttosto improbabile.

La stabilità del monopolio dipende da come esso viene difeso e dalla forza delle

barriere di entrata. Se il monopolio è legale, come nel caso dell'Ufficio Postale o del

Consiglio Nazionale del Carbone, allora può essere modificato solo da una azione

legale o politica. Un certo numero di monopoli pubblici, compresi alcuni creati da

British Telecom, sono stati aperti alla concorrenza privata agli inizi degli anni '80. Le

leggi sui brevetti, che danno il diritto di monopolio su certi processi per un periodo

limitato, possono essere sempre cambiate dal governo; in Gran Bretagna ciò implica

un atto del Parlamento.

Un monopolio privato, dipendente dalle barriere di entrata, è stabile finché le barriere

sono effettive. In pratica queste non possono mai essere permanenti: se l'incentivo al

profitto è sufficientemente potente, le imprese cercheranno di eroderle o aggirarle in

qualsiasi modo, ad esempio con lo sviluppo di prodotti fisicamente diversi da quelli

offerti dal monopolista, ma che forniscono la stessa utilità, cioè offrono le medesime

funzioni. I monopoli sono più vulnerabili in periodi di trasformazione tecno logica,

quando si sviluppano nuovi prodotti e processi e quando le frontiere del mercato

vengono ampliate dall'espansione nei trasporti e nelle comunicazioni.

Tradizionalmente i monopoli sono stati considerati all'interno del quadro di riferimento

dei mercato nazionali. Oggi, naturalmente, bisogna riconoscere che un crescente

numero di mercati è di natura mondiale, o esteso a gruppi internazionali, come la

Comunità Europea. Molte grandi società multinazionali possono ancora cercare di

guadagnare potere monopolistico in queste estese aree di mercato. Queste tenden-

ze pongono agli economisti nuovi problemi relativi allo studio dei mercati e delle

barriere all'entrata e, inoltre, pongono nuovi problemi allo sviluppo delle norme com-

merciali.

Il monopolio perfetto, riguardante il controllo totale di tutta la produzione offerta sul

mercato, non è frequente nel settore privato e la maggioranza dei mercati è compre-

sa tra gli estremi della concorrenza perfetta e del monopolio. Le caratteristiche di

queste strutture imperfette di mercato saranno esaminate nel capitolo 9.

Introduzione alla Microeconomia 148

Esercizi relativi al capitolo 8

1. Spiega perché un'impresa non può fissare un prezzo tale che la domanda del suo

prodotto sia anelastica rispetto al prezzo e, nello stesso tempo, tale da massimiz-

zare il suo profitto.

2. Perché la concorrenza perfetta è un mercato scomodo per i produttori? In che

modo un produttore può cercare di ottenere una migliore struttura di mercato?

3. Con l'aiuto di un grafico cerca di dare una spiegazione esauriente al perché non è

possibile prevedere una curva di offerta per il monopolista.

4. Discuti la situazione del mantenimento del monopolio per i servizi telefonici e le

telecomunicazioni.

5. "La pubblicità è segno di una concorrenza salutare ". "La pubblicità è sintomo di

potere protezionistico creato dagli offerenti contro una possibile concorrenza". Di-

scuti queste affermazioni apparentemente in contrasto.

Appendice: Una nota sul profitto

Il termine comune “profitto” esprime uno di quei concetti che, nel momento in cui si

esaminano atte ntamente, presentano notevoli difficoltà. Possiamo semplicemente

affermare che Profitto = Ricavo - Costo. Il problema sorge quando dobbiamo definire

il concetto di costo; dobbiamo decidere se considerare o meno come costo la remu-

nerazione di un possibile quarto fattore di produzione come lo spirito imprenditoriale.

Se lo consideriamo un costo dobbiamo decidere che cosa intendiamo precisamente

per imprenditorialità e che cosa costituisce per questa una normale remunerazione

come elemento del processo produttivo.

J. Harvey affronta il problema lungo queste linee nel suo Elementary Economics.

Harvey sostiene che parte di quello che viene generalmente chiamato "profitto" di un

"imprenditore" comprende il reddito del proprio lavoro. Ogni eccesso è costituito in

parte da profitto normale, che egli definisce come "ciò che è appena sufficiente per-

ché l’imprenditore rimanga nell'industria", ed in parte di profitto "anormale", definito

come una somma addizionale guadagnata "poiché, nel breve periodo, altre persone

non possono entrare in concorrenza con lui". Un grande punto debole di questa

teoria sul profitto anormale, visto come una ricompensa per un tipo di monopolio

temporaneo, è la sua apparente totale indifferenza per i profitti dell'impresa.

Introduzione alla Microeconomia 149

Alcuni autori usano talvolta il termine di sovraprofitto in luogo di anormale. F. Live-

sey, per esempio, nel suo “Textbook of Economics”, osserva che l'analisi marginale

include normalmente nei costi "un elemento di profitto (profitto normale)" che egli non

definisce, ma poi giunge a dire che "ogni eccesso (di profitto) è anormale o super".

Lo stesso autore fornisce una sommaria definizione di profitto normale in un'altra

delle sue opere, “

Economics”, in cui esamina i tentativi da parte delle imprese di

ricerca di profitti "più grandi del livello considerato normale ed adeguato per la mag-

gioranza delle imprese". Livesey nota chiaramente che la ricerca di un sovraprofitto

come normale e comune attività imprenditoriale non è necessariamente correlata al

monopolio.

R.G. Lipsey nel suo noto lavoro “Introduction to Positive Economics” adotta un ulte-

riore termine per il profitto superiore al normale e fornisce definizioni piuttosto diffe-

renti. Parla di "profitto puro" e lo definisce come "ogni ricavo al di sopra dei costi

opportunità". Nella sua analisi il profitto puro è ciò che rimane quando al ricavo si

sottrae "il costo di tutti i fattori di produzione diversi dal capitale”. Quindi deduce

ulteriormente che esso rappresenta ”la pura remunerazione del capitale e il premio al

rischio necessario per ricompensare i possessori di capitale per il rischio legato al

suo uso in un’industria". Questa è chiaramente una interpretazione più adatta alle

imprese associative e va oltre il difficile concetto di imprenditorialità. E’ legata alla

situazione legale in cui l’azienda è "posseduta" dai fornitori di capitale netto. E’, inol-

tre, difficile conciliarla con la realtà del mercato azionario, dove la remunerazione

delle azioni ordinarie è spesso inferiore agli interessi fissi ottenuti dai possessori di

obbligazioni che non hanno nessun diritto sulla proprietà e sul dividendo.

Una analisi molto più minuziosa sul profitto è contenuta nel noto “Economics” di

Samuelson. Samuelson espone sei differenti "aspetti" e dimostra che i "profitti conta-

bili" (R - C) sono un "miscuglio di elementi diversi". Il primo aspetto consiste nei

"rendimenti impliciti" dei fattori, cioè i costi opportunità dei fattori che sono contabiliz-

zati come profitti piuttosto che come rendite, interessi o salari semplicemente a cau-

sa delle stravaganze delle convenzioni contabili.

La seconda prospettiva è la "ricompensa all'imprenditorialità e all'innovazione" che

può esistere separatamente da una gestione efficiente anche in una grande società.

E’ un compenso per il monopolio temporaneo ottenuto dall'innovatore di successo

che riesce, per un certo periodo di tempo, ad essere in anticipo rispetto al resto del

gruppo commerciale.

Introduzione alla Microeconomia 150

Il terzo aspetto vede il profitto come un compenso per il rischio corso, per l'incerte z-

za insita nel processo decisionale. In realtà questo profitto può spesso essere nega-

tivo, ma, senza la speranza di ottenere profitti, gli imprenditori eviteranno l'incertezza

ed il rischio, piuttosto che accettarle.

Il quarto aspetto rappresenta una variazione del terzo. Si è pensato di applicarlo alle

attività di maggiore rischio dove i costi totali di lungo periodo devono comprendere

"un profitto positivo come premio per bilanciare l'avversione al rischio e indurre all'of-

ferta di capitale rischioso". I banchieri commerciali otterrebbero in questo modo i

profitti addizionali che gli spettano in qualità di offerenti di "capitali di rischio".

Il quinto aspetto mostra il profitto come remunerazione del monopolio, ovvero come

la remunerazione di una "scarsità inventata ed artificiale". Questo sembra essere

l'aspetto adottato da molti autori di testi scolastici che utilizzano il termine, piuttosto

emotivo e denigratorio, di "profitto anormale", un termine che, tra l’altro, Samuelson

evita.

Il sesto aspetto rispecchia l'interpreta zione marxiana di profitto come plus -valore –

ricchezza creata dall'attività economica, ma negata ai lavo ratori dai possessori del

capitale. Questo ultimo aspetto crea ulteriori problemi e controversie che vanno oltre

lo scopo di questo libro.

L'attenta analisi di Samuelson sui differenti elementi contenuti nel profitto è chiara-

mente più accurata e realistica della più semplice ma confusionaria distinzione tra

"normale" ed "anormale", tra "super" e "puro", comunemente insegnata nei corsi

introduttivi. Abbiamo pertanto evitato di fare uso di questa terminologia nel software

“Web-Econ”, ma si è riconosciuto il suo ampio uso nel capitolo di presentazione.

Speriamo tuttavia che questa nota incoraggi gli insegnanti e gli studenti a dare più

importanza alla questione. Speriamo anche che aiuti a superare alcuni pregiudizi

sull'iniziativa economica volta alla ricerca del profitto, pregiudizi che possono inco-

raggiare l’uso di termini come "anormale".

Introduzione alla Microeconomia 151

CAPITOLO 9

CONCORRENZA IMPERFETTA

9.1 CONCORRENZA MONOPOLISTICA

Caratteristiche della concorrenza monopolistica

La concorrenza imperfetta si situa fra i due casi estremi della concorrenza perfetta e

del monopolio puro. Consideriamo la possibilità che un mercato sia caratterizzato al

tempo stesso da proprietà tipiche della concorrenza perfetta e del mono polio. Tale

situazione viene definita concorrenza monopolistica.

Le imprese che operano in un mercato così definito producono beni non del tutto

simili, perché ognuna di esse è riuscita a differenziare il proprio prodotto fino ad un

certo grado. Per questa struttura di mercato bisogna porre, pertanto, le seguenti

condizioni:

1) I prodotti sono simili ma non omogenei. I consumatori percepiscono la differenza

fra di essi ed esprimono una preferenza per i beni di particolari offerenti. E’ pro-

babile che questo comportamento sia incoraggiato dagli offerenti con la pubblici-

tà, con la enfatizzazione di caratteristiche relativamente trascurabili o superficiali,

spesso limitate alla sola confezione od alla presentazione del prodotto, e con

l’elaborazione di “marchi” ognuno dei quali, si presuppone, è immediatamente

identificabile come “unico”. Chiaramente, ogni offerente agisce come un mono-

polista per ciò che riguarda l’offerta della propria marca.

2) Non deve verificarsi che i cons umatori, o gruppi di consumatori, che interagiscono

sul mercato, si trovino nelle condizioni di poter influenzare il prezzo dei beni con i

loro comportamenti e, sebbene gli acquirenti percepiscano differenze tra prodotti

di diversi offerenti, è importante che essi li considerino come perfetti sostituti. Le

differenze di prezzo sono “tollerate” nella misura in cui il consumatore è disposto

a pagare degli extra per ogni caratteristica addizionale offerta o associata alla

singola marca.

Introduzione alla Microeconomia 152

3) Mentre un monopolista ha una certa libertà nel determinare il prezzo della sua

marca/marche, nel nostro caso questa libertà è molto limitata perché dipende dal

grado di variazione del prezzo di mercato della classe di prodotto considerata, ed

esso a sua volta dipende dall'interazione delle forze di offerta e domanda sul

mercato. Nella concorrenza monopolistica si suppone che nessun offerente con-

trolli una quota di mercato abbastanza grande da poter influenzare il prezzo di

mercato. Si può allora considerare l'offerente come un “price taker” (un attore del

mercato che subisce la fissazione del prezzo) del tutto particolare, od anche co-

me un “price maker” (un attore che determina la fissazione del prezzo) sottopo-

sto, però, a vincoli molto rigidi.

4) All’interno del mercato le informazioni circolano in modo abbastanza efficiente,

anche se non perfetto; questo implica che nessun offerente riesce a conseguire

una netta superiorità tecnica o di marketing sui propri concorrenti.

5) Come nella concorrenza perfetta, anche nella concorrenza monopolistica le im-

prese perseguono la massimizzazione del profitto.

6) Si suppone anche che le aziende, ed i fattori di produzione, possano entrare ed

uscire dal mercato senza alcuna restrizione. Non ci sono, perciò, reali barriere al-

l'entrata nel mercato.

In equilibrio si verifica la situazione illustrata nella figura 9.1. Essa è essenzialmente

simile a quella della concorrenza perfetta, con l'eccezione che, in questo caso, la

singola impresa si trova di fronte curve di domanda individuali e di ricavo medio poco

inclinate. La concorrenza monopolistica presuppone anche che le imprese entrino ed

escano senza limitazioni dal mercato e che accettino condizioni di costo essenzial-

mente simili, cioè nessuna di esse acquisisca una significativa superiorità tecnica sui

concorrenti.

Il mercato è, nel complesso, sufficientemente concorrenziale per produrre un prezzo

generale di mercato che non possa essere influenzato da una singola impresa.

L’unica possibilità che ha l’impresa di modificare (fino ad un certo punto) il prezzo di

mercato, limitatamente ai propri prodotti, è quella di variare la produzione.

Introduzione alla Microeconomia 153

R, C MC 0

P 0 AC 0

AR = D

MR 0 Q

Q 0

0

Fig. 9.1 Concorrenza monopolistica in equilibrio. La massimizzazione del

profitto è una condizione di sopravvivenza. Non sono possibili sovraprofitti. In

corrispondenza della quantità di prodotto Q che massimizza il profitto, la curva di

0

costo medio è ancora decrescente cosicché l'azienda non produce al costo mi-

nimo delle risorse.

Poiché l'azienda ha una curva di ricavo medio inclinata, anche la sua curva di ricavo

marginale sarà inclinata, ma in modo doppiamente ripido. Se si assume come obiet-

tivo la massimizzazione del profitto, l'azienda produce in equilibrio la quantità Q al

0

prezzo di “equilibrio” P . Se a questo prezzo l'impresa riesce ad ottenere sovraprofit-

o

ti, così come definiti nel capitolo 8, ciò varrà anche per le altre imprese. Nella concor-

renza monopolistica il risultato conseguito dalla singola impresa si estende anche

alle sue concorrenti. La possibilità di conseguire profitti superiori al normale attrarrà

più imprese e questo incremento dell'offerta tenderà a ridurre il prezzo di mercato.

Se l'offerta continua a crescere, è possibile che il prezzo scenda al di sotto del livello in cui è

ancora possibile ottenere profitti normali e le imprese comincino a lasciare il mercato.

Come nella concorrenza perfetta, queste sono condizioni di disequilibrio. Il mercato

può raggiungere un’offerta di equilibrio solo se non ci sono incentivi per le imprese

ad entrare o ad uscire. Si raggiunge questa situazione qua ndo si elimina la possibilità

di sovraprofitto e la curva di costo medio è tangente alla curva di ricavo medio del-

l'impresa. Questa è la posizione raggiunta nella figura 9.1.

Il prezzo di equilibrio è P , associato alla quantità Q Come nella concorrenza perfet-

.

0 0

ta il prezzo che massimizza il profitto è un prezzo di sopravvivenza nel mercato. Per

Introduzione alla Microeconomia 154

ogni prezzo al di sotto della curva di costo medio, l'impresa non riesce ad ottenere il

profitto minimo necessario per sopravvivere nel mercato.

Nella concorrenza monopolistica, l'impresa possiede una modesta capacità di influenza sulla

domanda ed il prezzo ma non fino al punto di essere indipendente dal prezzo di mercato e,

quindi, di essere capace di ottenere un sovraprofitto ed una superiorità tecnologica sulle con-

correnti. E’ allora possibile che i prezzi fluttuino ancora in risposta a mutamenti della doma n-

da. Questo non è un mercato agevole per gli offerenti che cercano di incrementare il proprio

potere di mercato.

9.2 OLIGOPOLIO

II mercato oligopolistico

Il termine oligopolio viene utilizzato per descrivere quei mercati in cui l'offerta è con-

trolla ta da relativamente poche imprese - poche, cioè, in relazione all'ampiezza del

mercato cosicché ogni incremento delle vendite da parte di una impresa ha un effetto

sulle vendite degli altri offerenti. Esiste, quindi, un elevato grado di interdipendenza

tra gli oligopolisti. In Inghilterra, fino al 1980, l'oligopolio era diventato la più comune

struttura per i mercati nazionali di beni manifatturieri e lo stava diventando nelle prin-

cipali imprese di servizi, comprese quelle finanziarie. Si valutava che, le più competi-

tive condizioni economiche dei primi anni '80, l'ascesa di un gruppo di "paesi da poco

industrializzati", in particola re quelli orientali, e la crescita di aiuti governativi e banca-

ri alle piccole imprese, avrebbero potuto indebolire alcuni oligopoli. Non ci sono evi-

denze che questo si sia verificato, ed alcuni settori, come le società di vendita al

minuto e le società edilizie, sono diventati certamente più oligopolistici.

Questa tendenza è continuata nonostante i tentativi ufficiali di limitarla e controllarla.

L'intervento pubblico e la legislazione si riferiscono di solito ai "monopoli", sebbene

ora sia largamente riconosciuto che una più accurata definizione sia "oligopolio".

Tuttavia, bisogna anche riconoscere che le politiche anti-monopolio (oligopolio) o

antitrust - il corrispondente termine americano- hanno ottenuto effetti poco rilevanti in

molti paesi, compresa l'Inghilterra. Una ragione di questo fallimento è che la moderna

teoria economica non contiene un modello di oligopolio generalmente accettato, in

Introduzione alla Microeconomia 155

grado di fornire una completa spiegazione delle principali caratteristiche di questa

struttura di mercato. Ci sono modelli che spiegano solo alcuni tipi di comportamento

e ci sono molte teorie e dispute, ma non esiste un modello unico di oligopolio a diffe-

renza di quanto avviene per la concorrenza perfetta.

Misurazione dell'oligopolio

Una indicazione dell’ampiezza di un oligopolio in un dato mercato è data dalla stima

del livello della quantità di offerta totale concentrato nelle mani di un numero limitato

di imprese. Uno degli indici è chiamato tasso di concentrazione del mercato. Così,

un tasso di concentrazione pari a 80 relativo a 5 imprese indicherebbe che l'80%

(4/5) dell'offerta del mercato interno è coperta dalle cinque più grandi imprese di quel

particolare settore.

Come risulta dalla pubblicazione dei dati ufficiali britannici, basati su queste 5 impre-

se, i mercati oligopolistici esistono in molti settori dell'economia. Queste misure,

purtroppo, non indicano l’estensione e le conseguenze delle importazioni dai mercati

esteri, né mostrano gli effetti del cosiddetto “monopolio verticale”. Quest’ultimo si

verifica quando il mercato di un prodotto è controllato da un importante mercato di

materie prime o da un negozio al dettaglio. Per esempio, la concorrenza tra i produt-

tori di dolciumi è limitata dal fatto che i mercati dei due principali ingredienti per dol-

ciumi, farina e zucchero, sono entrambi altamente concentrati.

Ci sono molti altri modi per misurare la concentrazione e tutti hanno importanti appli-

cazioni. Anche questi hanno dei difetti, motivo per il quale non ancora è stato svilup-

pato un metodo unico e completo di misurazione dell'oligopolio. Ciò che questi pro-

blemi suggeriscono è che la comprensione dell'oligopolio può essere ampliata se

non guardiamo unicamente al mercato nel suo complesso ma anche alla struttura ed

al comportamento delle singole imprese. Dopo tutto, ci occupiamo di imprese grandi,

e spesso molto grandi. E’ possibile che queste godano di una considerevole libertà

nella fissazione dei prezzi e dei livelli di produzione. Se, quindi, concentriamo la

nostra analisi sull’impresa, possiamo sperare di ottenere una migliore comprensione

delle caratteristiche realmente importanti del mercato come prezzi, produzione e uso

di capitale e lavoro.

Introduzione alla Microeconomia 156

9.3 OBIETTIVI DELL'IMPRESA

Potere manageriale

Se le imprese operano in condizioni che si avvicinano a quelle della concorrenza

perfetta, non dobbiamo essere troppo interessati agli obiettivi della impresa poiché

questi sono vincolati dalle condizioni del mercato. Abbiamo dimostrato prima che la

massimizzazione del profitto è una condizione di sopravvivenza in questo mercato.

Coloro che sopravvivono nel mercato di concorrenza perfetta, saranno massimizza-

tori del profitto qualunque siano le loro intenzioni.

Nei mercati oligopolistici, comunque, le imprese hanno una scelta: se consideriamo

che un grande oligopolista può operare in condizioni simili a quelle di un monopolista

e può ottenere sovraprofitti, come indicato nella figura 8.4, allora la sua impresa può

scegliere qualsiasi livello di produzione tra i due punti di pareggio, Q e Q . Questi

3 2

rappresentano livelli di produzione in cui il costo medio è uguale al ricavo medio

cosicché il ricavo è esattamente “in pareggio” con il costo che si presuppone includa

un elemento di "profitto normale" (vedi appendice al capitolo 8) sufficiente a mante-

nere l'impresa nel mercato. Analogamente può scegliere qualsiasi livello di prezzo tra

P e P : non è obbligata a massimizzare il profitto. Questa libertà gli permette di

3 2

perseguire altri obiettivi.

Se ora consideriamo la natura di una grande, moderna impresa, possiamo notare

inoltre che il perseguimento di obiettivi diversi dalla massimizzazione del profitto

rappresenta una possibilità reale. Molti osservatori hanno dimostrato che gli azionisti

delle grandi società imprenditoriali hanno perso il controllo di queste ultime e che il

potere effettivo si è trasferito nella figura dei manager di professione che possono

perseguire i propri fini.

Questo concetto è di solito esposto come "il divorzio tra la proprietà ed il controllo".

Non tutti sono d'accordo che tale divorzio sia così diffuso: dobbiamo ricordare infatti

che, in anni recenti, sono emersi nuovi potenti modelli di azionariato nella forma di

fondi pensione e di altre "istituzioni finanziarie". Non possiamo qui inoltrarci troppo in

questa controversia ma per ora ti sarai accorto che ci sono molti importanti problemi

legati allo studio dell'oligopolio.

Massimizzazione del ricavo

Introduzione alla Microeconomia 157

Diverse teorie indagano sulla natura di questa tipologia di obbiettivo. Tutte compren-

dono, in una forma o in un’altra, il profitto ma dobbiamo ricordare che il persegui-

mento del profitto, congiuntamente ad altri obiettivi, è differente dalla massimizza-

zione del profìtto. L’ipotesi di massimizzazione del profitto implica considerazioni

abbastanza differenti relativamente alla produzione, al costo e perfino

all’investimento, considerazioni che devono essere sostanzialmente modificate una

volta abbandonata l’idea che la ricerca del miglior profitto possibile sia l’unico fine

dell’impresa.

Un economista americano, Baumol, ha suggerito una semplice alternativa alla mas-

simizzazione del profitto. Supponendo che la grande impresa fosse "managerialmen-

te controllata", ha dimostrato che era più probabile che ricercasse la massimizza-

zione del ricavo una volta ottenuto un determinato profitto minimo. Il minimo profitto

è necessario per soddisfare gli azionisti e le istituzioni dei mercati finanziari la cui

fiducia è necessaria quando l'impresa tenta di ottenere fondi per l’investimento. Una

volta ottenuto un minimo profitto, Baumol ha dimostrato che i managers cercano di

ottene re il livello più alto possibile di ricavo e che sono disposti a sacrificare una

parte del profitto per perseguire il ricavo. Baumol considera che il ricavo sia

importante per i manager perché molto spesso il prestigio e la retribuzione dipende

da questo piuttosto che dal profitto. La sua teoria sostituisce semplicemente

l'interesse personale degli azionisti con l'interesse personale dei manager.

Se riguardiamo ancora una volta la figura 8.4, possiamo notare gli effetti, sul livello

della produzione e sul prezzo, della sostituzione dell’obiettivo di massimizzazione del

profitto con quello di massimizzazione del ricavo.

Il livello di prodotto ed il prezzo necessari per ottenere il profitto massimo sono ri-

spettivamente Q e P , mentre i livelli necessari per conseguire il massimo ricavo

0 0

sono Q e P . Il prodotto che massimizza il ricavo è pari al livello in cui il ricavo mar-

1 1

ginale è uguale a 0. Se non ne conosci la ragione, riguarda il capitolo 7. Ricordi an-

che il valore dell'elasticità della domanda rispetto al prezzo quando MR = 0 e quando

il ricavo totale è al suo massimo?

Il livello di produzione che massimizza il ricavo deve essere sempre più grande di

quello necessario per massimizzare il profitto? Perché i due siano uguali sarebbe

necessario che MR =MC = 0, cioè che il costo marginale sia uguale a 0. Questo è

forse possibile per alcuni livelli di produzione in cui assumono importanza determina-

Introduzione alla Microeconomia 158

te economie di scala, per esempio gli acquisti su larga scala; è, comunque, piuttosto

improbabile. E’ sempre possibile che ci siano alcuni costi dei fattori che derivano da

aumenti della produzione. Se ipotizziamo che MC > O possiamo anche assumere

che l'impresa che massimizza il ricavo tenda a produrre un volume maggiore ad un

prezzo minore rispetto a quello che potrebbe praticare nel caso della massimizzazio-

ne del profitto.

Bisogna comunque fare una precisazione. L'impresa deve ottene re un livello mini-

mo di profitto prima che i manager possano concentrarsi sul ricavo. Più difficile

diventa ottenere questo profitto minimo più il loro obiettivo tenderà alla massimizza-

zione del profitto. Se i profitti reali scendono al di sotto del livello minimo allora tutti gli

altri obiettivi saranno sostituiti dal recupero del profitto e dalla pressione ad ottenere

massimi profitti.

Quando, negli anni '50 e '60, si svilupparono le "teorie manageriali di impresa", la

maggior parte delle economie mondiali erano floride ed in crescita e gli economisti

ritenevano che le grandi imprese oligopolistiche avessero potuto ottenere profitti

senza difficoltà. Nelle condizioni più dure e competitive sviluppatesi negli anni '80,

non è stato più possibile partire da questo presupposto. E’ interessante notare che

molti grandi gruppi manifatturieri, in Inghilterra e negli USA, hanno risposto alle muta-

te condizioni riducendo le loro dimensioni. Hanno venduto le società consociate, si

sono ritirati dai mercati poco redditizi ed hanno cessato la produzione dei beni meno

remunerativi. Questo tipo di reazione ci suggerisce che l'espansione del periodo

precedente era stata consentita a spese del profitto.

Altre teorie dell'impresa

La massimizzazione del ricavo in sostituzione della massimizzazione del profitto è

probabilmente la più semplice delle teorie esposte. Altri scrittori hanno dimostrato

che la crescita, che non coincide necessariamente con il perseguimento del ricavo,

rappresenta un importante obiettivo ed è perseguita a spese del profitto fino a che

non minacci la sicurezza dell'impresa (ed il gruppo manageriale dominante). Alcuni

scrittori hanno asserito che i manager possono avere diversi obiettivi cosicché nes-

sun singolo obietti vo può essere mai "massimizzato"; i managers ricercano un sod-

disfacente livello di realizzazione. Si dice allora che il comportamento della impresa

tende a soddisfare piuttosto che a massimizzare o ottimizzare. E’ difficile cercare un

sinonimo per questo termine, piuttosto brutto, e si deve considerare che molte deci-

Introduzione alla Microeconomia 159

sioni delle grandi imprese, difficili da spiegare sulla base delle teorie economiche

tradizionali, trovano spiegazione nel concetto di "soddisfazione".

9.4 COLLUSIONE OLIGOPOLISTICA

E’ ormai chiaro che intorno al concetto globale di oligopolio vi sono molte dispute e

non è possibile considerare un unico modello generalmente accettato di questo tipo

di mercato. Nono stante ciò, ci sono alcuni aspetti relativi al comportamento che pos-

sono essere dedotti da molte delle principali teorie e, uno di questi, è la tendenza

degli oligopolisti alla collusione, cioè a seguire politiche e modelli di comportamento

molto simili. Molti degli accordi formali tra le imprese su temi come prezzi, pagamenti

ai distributori ed altre pratiche che limitano la concorrenza, sono ora vietati in Ameri-

ca ed in Europa dalle leggi anti-trust, dalle leggi sulla concorrenza ed il commercio

leale e dai regolamenti della CEE. Solo alcune di queste leggi sembra abbiano avuto

un effetto rilevante sulla concorrenza oligopolistica. Il difficile clima economico dei

primi anni '80 ha probabilmente incrementato la concorrenza tra le imprese in misura

maggiore delle leggi dei precedenti trent'anni.

Alcuni dei primi tentativi di analisi dei mercati oligopolistici furono in grado di dimo-

strare che le imprese avrebbero potuto incrementare i profitti accordandosi sulla

divisione del mercato invece di essere in competizione l'una con l'altra. Questa collu-

sione formale, o la semplice astensione dalla concorrenza, avrebbe permesso ad

ogni impresa di fissare prezzi più alti ed ottenere un profitto maggiore. Alcune mo-

derne teorie sul comportamento hanno indicato che un fattore di influenza importante

sulle imprese è dato dal desiderio di evitare, o ridurre, l'incertezza. La concorrenza

aumenta l'incertezza ed è quindi evitata o praticata all’interno di limiti ben determina-

ti. Il comune buon senso suggerisce anche che se le grandi imprese, usando tecno-

logie simili, offrono al medesimo mercato prodotti molto simili, ogni tentativo di ridurre

il prezzo sarà imitato dagli altri cosicché le quote di mercato di ognuno rimarranno

invariate, ma i ricavi e profitti derivanti da quelle vendite saranno minori. Analoga-

mente, ogni tenta tivo di competere aumentando la pubblicità o offrendo sconti più

ampi nella vendita al minuto, sarà seguito da simili azioni delle altre imprese; quindi,

tutte subiranno costi crescenti e profitti calanti. Il modello di comportamento più pro-

Introduzione alla Microeconomia 160

babile in una struttura di mercato oligopolistica è la collusione piuttosto che la con-

correnza. Le grandi imprese esistenti perseguono l’espansione attraverso la produ-

zione di nuovi beni o con la rilevazione di imprese in difficoltà nei nuovi mercati piut-

tosto che attraverso la concorrenza con le altre grandi e stabili imprese.

I possibili benefici derivanti dalla collusione possono essere illustrati dal seguente

modello, molto semplice, di un mercato in cui ci sono due soli offerenti. Questo

prende il nome di duopolio.

Supponiamo che i due offerenti in questo mercato siano Lavatutto e Biancolucente.

Ogni impresa produce e mette in commercio un detersivo di simile qualità. Le loro

ricerche di mercato indicano che un fustino “maxi” di detersivo può essere venduto al

prezzo di 1 euro o di 1,50 euro. Biancolucente ritiene che il possibile profitto che può

ottenere vendendo il detersivo a questi prezzi, sia rappresentato dalla seguente

matrice: LAVATUTTO

Prezzo 1€ 1,50€

BIANCOLUCENTE 1€ 95 120

1,50€ 85 110

Cosi, se Biancolucente vende al prezzo di 1€ e Lavatutto vende al prezzo di 1€ , il

profitto è pari a 95€. Se Biancolucente vende al prezzo di 1,50€ e Lavatutto al prez-

zo di 1€, il profitto scende a 85.

Lavatutto, invece, ritiene che il suo schema di profitto sia:

LAVATUTTO

Prezzo 1€ 1,50€

BIANCOLUCENTE 1€ 95 85

1,50€ 120 110

Cosi, se Lavatutto vende al prezzo di 1€ e Biancolucente al prezzo 1€, allora il suo

profitto è pari a 95, ma se vende al prezzo di 1,50 € e Biancolucente vende al prezzo

d 1€, il suo profitto scende a 85.

Un esame attento di queste due matrici suggerisce che, se le imprese agiscono in

modo indipendente, la strategia più sicura per ognuna è vendere al prezzo di 1€

Introduzione alla Microeconomia 161

cosicché entrambe ottengono un profitto di 95. Tuttavia, se le imprese raggiungono

una intesa e si accordano entrambe per vendere al prezzo di 1,50€ allora entrambe

aumenteranno il profitto a 110. Nello stesso tempo, notiamo che entrambe le imprese

possono essere tentate dal rompere, di nascosto, l'accordo. E’ possibile persino

ottenere il maggiore profitto di 120 se si opera una segreta riduzione del prezzo a 1€

mentre l'altra impresa è ferma a 1,50. E’ naturalmente improbabile che la riduzione

del prezzo rimanga segreta per tanto tempo. E’ possibile che la consapevolezza di

una probabile scoperta precoce mantenga l'accordo in vigore. Ciò nonostante questo

semplice modello mostra una instabilità intrinseca dell'accordo oligopolistico.

Nota che quasi ogni discussione sull'oligopolio ci obbliga a fare delle considerazioni

sul comportamento e sugli obiettivi delle imprese oligopolistiche. E’ l'impresa, quindi,

che tende a diventare il centro dell'attenzione e, se facciamo riferimento a questo

presup posto, l'assenza di ogni modello generale di oligopolio appare meno significa-

tivo.

Allo stesso tempo deve essere riconosciuto che la maggioranza dei mercati di beni e

servizi della Gran Bretagna sono ora diventati oligopolistici e altamente concentrati,

nel senso che una grande frazione del prodotto offerto sul mercato è fornita da relati-

vamente poche imprese. Un gran numero di settori dei paesi industrialmente avanza-

ti può ora essere tranquillamente definito oligopolistico; molti sono dominati da un

modesto numero di grandi imprese le cui decisioni influenzano le sorti delle imprese

più piccole, meno importanti e dipendenti. Ciò conferisce maggiore importanza al

problema, introdotto nel capitolo 4, relativo al comportamento e agli obiettivi delle

grandi imprese. In un oligopolio il comportamento dell’impresa è esattamente il me-

desimo dell’industria. Non deve sorprendere, quindi, che la moderna analisi

dell’economia industriale presti molta attenzione agli obiettivi, al comportamento e ai

risultati della grande impresa individuale.

In Gran Bretagna vengono pubblicate le stime ufficiali relative al tasso di concentra-

zione basato sulle 5 più grandi imprese di ogni industria. In questo modo, se le cin-

que imprese più grandi forniscono il 60% del prodotto, allora il tasso di concentrazio-

ne è pari a 60 (o 0,6). Alcuni tassi di concentrazione reali sono mostrati

nell’Appendice alla fine del capitolo.

Introduzione alla Microeconomia 162

Esercizi relativi al capitolo 9

1 Spiega perché è possibile per un oligopolista perseguire obiettivi diversi dalla

massimizzazione del profitto.

2 Tempo fa, una pubblicità per un tipo di pane era basata sullo slogan: "Non dire

pane ma dì Hovis." Spiega gli obiettivi di questa campagna con l'aiuto dell'anali-

si economica.

3 Quali forme può assumere la collusione in affari? Perché gli oligopolisti si accor-

dano? Perché le intese sono talvolta insta bili?

4 Dai rapporti pubblicati e dai conti ottenuti dalla domanda 5 del capitolo 4 puoi

ottenere i dettagli della struttura della proprietà azionaria delle società. In che

modo queste cifre supportano l’argomento relativo all’esistenza di un divorzio,

nelle grandi società, tra la proprietà ed il controllo?

5 Identifica un settore in cui dominano grandi imprese ed un altro in cui operano

molte piccole imprese. Discuti il più ampiamente possibile le cause delle differen-

ze.

Appendice: Livelli di Concentrazione nelle industrie selezionate del Regno

Unito

Le cifre seguenti si basano sul Censimento della Produzione 1983 e si riferiscono ad

imprese (per impresa definiamo un’azienda o un gruppo di aziende operanti sotto

un'unica iniziativa, anche se formate da differenti società o organizzazioni che ope-

rano in diversi luoghi.)

Industria Numero di % di ve ndite delle 5 % di occupazione nelle

imprese imprese più grandi 5 imprese più grandi

nell’industria

Zucchero e derivati 12 100 100

Fibre artigianali 20 93 93

Cemento, calce, malta 58 91 92

Introduzione alla Microeconomia 163

Veicoli e motori 187 91 88

Attrezzature Aerospaziali 312 79 71

Industria chimica 827 59 53

Vetro, cristalleria 567 48 55

Metalli non ferrosi 591 44 44

Estrazione di pietre, argilla, 497 39 36

sabbia e ghiaia

Stampa ed editoria 10210 21 19

Bulloni, dadi, rondelle, chiodi, 1485 15 13

molle e catene non da precisio-

ne

Tali cifre sono abbastanza limitate. Si riferiscono alla produzione della sola Gran

Bretagna e definiscono l’industria in termini strettamente produttivi, non tenendo

conto della scelta del prodotto, così come percepita dal consumatore. Quindi, il tenta-

tivo di misurare il potere di mercato semplicemente in questi termini può dare

un’immagine distorta. I beni di importazione, ad esempio, sono molto importanti in

molti mercati, compreso quello dei veicoli a motore e della maggior parte degli articoli

domestici. L’intero concetto di area di mercato si è probabilmente modificato grazie

alla rimozione delle barriere commerciali nazionali all’interno della Comunità Europea

nel 1992.

Tuttavia, nonostante questi limiti, le misure di concentrazione relative alle industrie

chiaramente identificate sono comunque utili e forniscono un punto di partenza es-

senziale per lo studio del potere di mercato e della concorrenza commerciale.

Introduzione alla Microeconomia 164

CAPITOLO 10

CONCORRENZA E RIVALITA’ NEI MERCATI

IMPERFETTI

10.1 ATTITUDINE DELLE IMPRESE ALLA CONCORRENZA

Spesso si pensa che gli economisti siano diffidenti nei confronti del monopolio e

tendano a favorire i mercati che si avvicinano alla concorrenza perfetta. Tale ipotesi,

insieme allo sviluppo delle politiche pubbliche in favore della concorrenza, sarà esa-

minata più dettagliatamente nel capitolo 11. In questa fase osserveremo più da vicino

la concorrenza.

I mercati concorrenziali non sono accolti sempre volentieri da coloro che operano

all’interno di essi. L’amministrazione di un’impresa è stata descritta come un proces-

so in cui le decisioni sono prese in condizioni di incertezza. Maggiore è il grado di

incertezza più difficile è decidere correttamente.

La concorrenza aumenta il grado di incertezza delle condizioni ambientali all’interno

delle quali operano i manager di impresa e, quindi, il processo decisionale diventa

più rischioso ed i risultati sono più difficili da prevedere. Di conseguenza, possiamo

aspettarci che i manager di impresa tentino di ridurre questo elemento di incertezza

cercando di limitare la concorrenza nel mercato.

Quando esaminiamo mercati altamente concentrati il nostro interesse si estende a

due importanti aspetti del comportamento delle imprese:

a il modo in cui le imprese che sono già nel mercato cercano di limitare l’entrata

dei possibili nuovi concorrenti;

b il modo in cui le imprese già operanti nel mercato si comportano verso le altre

fronteggiandosi in condizioni di mercato in cui non esiste un’effettiva concorrenza sul

prezzo, ma dove c’è comunque un elevato grado di competizione tra produttori nello

sforzo di mantenere o conquistare il dominio del mercato, ottenere il predominio del

marchio o assicurarsi di non essere presi di sorpresa dalle azioni dei loro rivali oligo-

polisti nel mercato.

Introduzione alla Microeconomia 165

10.2 AZIONI PER PREVENIRE L’ENTRATA DI NUOVI CONCORRENTI

Tali azioni possono includere sia le strategie di determinazione del prezzo che le

strategie di non-determinazione del prezzo.

Limitazione del prezzo

Tale ipotesi suggerisce che le imprese possano fissare i prezzi a livelli che effettiva-

mente scoraggiano l’entrata di altri concorrenti. Per illustrare tale conclusione è pos-

sibile sviluppare un modello. Quest’ultimo ipotizza che:

1 Le imprese operanti nel mercato godono di vantaggi, relativi ai costi, negati

alla maggior parte dei nuovi entrati. Questi vantaggi possono verosimilmente

incrementarsi quando si è in presenza di processi di produzione stabili, squa-

dre di produzione efficienti, economie di produzione su larga scala, rapporti

stabili con i distributori ed un marchio che ha guadagnato un ampio consenso

tra i consumatori.

2 Le imprese operanti nel mercato continueranno a produrre al medesimo livello

anche dopo l’entrata di un nuovo concorrente. Tale ipotesi è conosciuta come

il “postulato di Sylos”, l’economista che per primo ha attirato l’attenzione su ta-

le tendenza ed ha analizzato le sue implicazioni. E’ probabile che i nuovi con-

correnti, in grado di raggiungere il livello di produzione di efficienza minima e

la curva dei costi di lungo periodo delle imprese già operanti, una volta entrati

causino una diminuzione dell’offerta totale e una diminuzione del prezzo di

mercato.

Le conseguenze di questa ipotesi sono mostrate nella Fig. 10.1

Se le imprese già affermate aumentano il prezzo oltre P , esse rischiano nuove en-

0

trate. Se fissano il prezzo sotto P sacrificano i profitti. Vi è quindi un trade-off tra il

1

raggiungimento della stabilità, con la possibilità di avere profitti di lungo-periodo

soddisfacenti, e l’aumento dei profitti di breve periodo con il rischio di favorire nuove

entrate.

Le imprese, che possono scegliere tra queste due alternative, sono probabilmente

influenzate dalla facilità di entrata nel mercato di nuove aziende; spesso tale facilità è

conosciuta come la misura di contestabilità dei mercati che dipende da alcuni fattori

come i metodi di produzione, ad esempio la dimensione dell’investimento di capitale

Introduzione alla Microeconomia 166

necessaria per avviare la produzione, l’ampiezza del mercato potenziale e la posi-

zione raggiunta dal ciclo della vita normale del prodotto – l’entrata è più facile nei

mercati in crescita piuttosto che in quelli che hanno raggiunto livelli di saturazione –

la profittabilità delle imprese già operanti ed il grado di soddisfazione relativo ai pro-

dotti esistenti da parte del cliente e dei distributori.

P D

P 1 d

p 1 LRAC D

d

q Q Q Q

1 0 1

Fig.10.1 Questa figura è basata sulle barriere all’entrata determinate dalle eco-

nomie di scala, un caso che viene ipotizzato frequentemente. La quantità q rap-

1

presenta la scala di minima efficienza produttiva. L’entrata è presa in considera-

zione solo da quelle imprese che possono produrre a questo livello.

La curva dei costi medi di lungo periodo è la stessa per tutte le imprese. La retta D

rappresenta la domanda di mercato e si suppone che le imprese già operanti sul

mercato mantengano la produzione al medesimo livello anche dopo l’entrata di un

nuovo concorrente. In questo modo le aziende già operanti producono Q . Il nuovo

0

entrato aggiunge una quantità pari a q alla produzione che aumenta al livello Q (Q

1 1 1

– Q = q ). Il prezzo successivo all’entrata dovrebbe scendere a P e ciò scoragge-

0 1 1

rebbe effettivamente le entrate. P è, quindi, il prezzo limite.

0

Introduzione alla Microeconomia 167

Prezzo predatorio

Il modello di limitazione del prezzo presuppone che le imprese non modifichino il loro

comportamento di fronte alla minaccia di entrata di un nuo vo concorrente nella con-

vinzione che il loro attuale operato costituisca un effettivo deterrente. Il modello del

prezzo predatorio ipotizza che le imprese reagiscano energicamente alla possibilità

di una minaccia che viene dall’esterno del mercato.

Un nuovo entrato può essere obbligato ad uscire dal mercato attraverso la fissazione

da parte delle imprese già esistenti di prezzi molto bassi, anche a costo di soffrire

delle perdite. Le imprese esistenti devono essere abbastanza stabili per attuare una

simile politica e devono disporre di elevate riserve di profitti per far fronte alle perdite

di un periodo limitato. Dovrebbero inoltre poter sovvenzionare le perdite con i profitti

derivanti da altri settori di produzione non minacciati.

La politica del prezzo predatorio è collegata anche al comportamento delle imprese

dominanti che sanno di essere abbastanza potenti per forzare l’uscita dal mercato

dei concorrenti di cui non apprezzano il comportamento, determinando così un au-

mento del potere monopolistico. Tale tipo di comportamento va associato verosimil-

mente ad un mercato ancora in fase di transizione piuttosto che ad un oligopolio

stabile e molto concentrato.

Pubblicità difensiva

La pubblicità, soprattutto quando è combinata con un marchio multiplo (l’introduzione

nel mercato di un unico prodotto sotto diversi marchi apparentemente concorrenti)

può rappresentare una barriera alla concorrenza. Quando non esistono vere barriere

all’ingresso di nuove imprese nel mercato legate a costi di produzione o tecnici, un

modo di scoraggiare l’entrata è quello di aumentare i costi e ridurre la remunerazione

potenziale per un nuovo concorrente. Se ci fossero solo due marche di detersivo –

ognuna appartenente alle due imprese che dominano quel mercato – ogni impresa

che dovesse offrirne un terzo guadagnerebbe velocemente una quota del mercato

semplicemente offrendo una varietà a consumatori annoiati; è per questo che ci sono

molti marchi, alcuni dei quali sono supportati costantemente da pubblicità martellanti.

Un’impresa che considerasse l’opportunità di entrare in quel mercato dovrebbe inve-

Introduzione alla Microeconomia 168

stire pesantemente per concorrere con queste ultime e potrebbe sperare di guada-

gnare solo una piccola quota di mercato. Infatti, al consumatore viene presentata

un’apparente ampia scelta di marchi, alcuni dei quali vengono tenuti “di riserva” per

poi essere rilanciati come “nuovi” nel momento in cui si preannuncia una seria con-

correnza.

Segnali di ostacolo all’entrata dei potenziali concorrenti

Ogni concorrente potenziale considererà la probabilità di un entrata di successo, i

costi di entrata e il conseguente potere di mercato da guadagnare. Tutte le tecniche

di limitazione all’entrata esaminate fino ad ora sono strutturate per incrementare i

suoi costi e per ridurre le remunerazioni potenziali. I produttori esistenti possono

anche pubblicizzare il fatto che essi hanno impegnato notevoli risorse nel mercato e

che, quindi, non si ritireranno se non dopo una lotta cruenta. Segnali di questo tipo

potrebbero essere:

a Spingere al limite la capacità produttiva in modo da resistere all’entrata “sommer-

gendo” il mercato e diminuendo il prezzo del prodotto.

b Acquistare macchinari altamente specializzati che non hanno un costo opportunità

all’esterno di quel particolare mercato. Il bisogno di difendere questi “costi a fondo

perduto” indica la determinazione a rimanere in quel mercato.

c Un elenco delle passate opposizioni all’entrata conclusesi con successo da parte

dei dirigenti più anziani prova e dichiara che l’entrata sarà ostacolata.

10.3 COMPORTAMENTO VERSO I CONCORRENTI OLIGOPOLISTICI

Uno dei contributi della cosiddetta “Scuola Austriaca” di economisti è stato quello di

mostrare che il comportamento concorrenziale esiste anche all’interno di quei merca-

ti che gli economisti tendono tradizionalmente a considerare come non concorrenzia-

li. Tale comportamento può avere come obiettivo principale il raggiungimento di una

maggiore sicurezza, prestigio o un maggior reddito per i manager. Tuttavia, come la

scuola austriaca ha intuito, il risultato finale è spesso quello di fabbricare nuovi o

migliori prodotti, aumentare il livello medio del servizio, introdurre nuove forme di

distribuzione e di marketing e, in genere, di apportare benefici ai consumatori.

Introduzione alla Microeconomia 169

Uno dei principali obiettivi di ogni strategia di marketing è il raggiungimento di una

leadership del marchio, ad esempio facendo in modo che il mercato si accorga che

un particolare marchio ha la quota maggiore del mercato. Il raggiungimento di questi

obiettivi apporta dei benefici pratici sostanziali. Questi includono l’accesso agli acqui-

renti nella distribuzione commerciale, la predisposizione di spazi adeguati negli scaf-

fali all’interno dei negozi e la possibilità di pretendere zone di esposizione più in vista

nei negozi.

Le promozioni di nuovi marchi da parte dei produttori esistenti leader di marchio sono

assai considerate dagli acquirenti nei negozi. Precisamente perché la leadership del

marchio è talmente importante che raramente viene permesso ai marchi esistenti di

conservare la loro posizione senza una sfida costante da parte dei marchi rivali. E’

quindi in questo sfondo di competizione in favore dei consumatori che dobbiamo

inquadrare il comportamento delle imprese nei mercati oligopolistici.

Segmentazione del mercato

Piuttosto che competere su un campo molto vasto, le imprese cercano spesso di

raggiungere un dominio in particolari settori del mercato. Prima delle trasformazioni

imposte alle condizioni del mercato da parte dell’elettronica, della tecnologia informa-

tica e dell’avvento dei potenti fornitori stranieri, il mercato britannico delle bilance era

diviso in due. Un’impresa dominava la fornitura di bilance domestiche (per cucina e

bagno) e raramente deviava verso la produzione di attrezzature per il settore ind u-

striale.

Un’altra impresa non produceva potenzialmente bilance per usi domestici ma domi-

nava l’offerta di bilance per il settore industriale. Una siffatta divisione del mercato

consente ai produttori il raggiungimento di un elevato grado di potere monopolistico

nel loro specifico settore e, allo stesso tempo, gli permette di competere con i produt-

tori concorrenti nei settori vicini.

A volte è praticata anche una segmentazione geografica. Tale segmentazione, seb-

bene sia una pratica comune nel settore dei servizi alle persone, è, per i beni desti-

nati ai consumatori, probabilmente più frequente nei mercati internazionali piuttosto

che nei relativamente piccoli mercati nazionali come, ad esempio, quello britannico.

Prova di tale relazione dovrebbe verificarsi con l’aumento della concorrenza, e la

relativa perdita di potere di mercato, determinata, o “minacciata” secondo

Introduzione alla Microeconomia 170

l’interpretazione dei manager, dai vasti mercati europei promessi per il 1992

Differenziazione del prodotto

Tale pratica è per certi aspetti molto simile alla segmentazione del mercato e può

essere strettamente associata a quest’ultima. L’idea della differenziazione del prodot-

to è quella di produrre una gamma completa di marchi di prodotto in modo da soddi-

sfare tutti i gusti ed i bisogni del mercato, senza ovviamente alcuna lacuna che possa

invogliare nuove entrate o dare l’opportunità ai concorrenti di aumentare la quota di

mercato totale. Una interessante e leggermente sconcertante caratteristica di questa

pratica è data dal fatto che tipologie particolari di prodotto tendono ad essere asso-

ciate a particolari fornitori e i tentativi dei concorrenti di competere con esito positivo

e di affermare marchi di prodotti molto simili rimangono spesso senza successo. Nel

1998 l’incremento dell’industria di dolciumi nella Gran Bretagna ha mostrato che è

più facile rilevare un’impresa di manifattura già da tempo esistente piuttosto che

lanciare nuovi marchi per sfidare il suo predominio nel mercato.

Pubblicità

Come già detto, un’intensa campagna pubblicitaria può essere una forma di difesa

verso le nuove entrate ma è anche un potente mezzo per affermare immagini di

marchio e lealtà e per cercare di assicurarsi una quota di mercato significativa, anche

se non dominante. Alcuni osservatori suggeriscono che essa dia l’illusione della

concorrenza laddove essa non esiste realmente ma può anche essere vista come

una forma importante di concorrenza laddove i produttori competono in favore dei

consumatori e ciò aiuta a consolidare la realtà della sovranità del consumatore. E’

chiaro che i distributori pensano che la pubblicità dei prodotti è importante; le grandi

catene nazionali di negozi possono rifiutare la concessione di uno spazio sugli

scaffali ai nuovi marchi se non ricevono l’assicurazione che il marchio sarà

supportato da un volume garantito di pubblicità. Quando molti dei marchi erano

marchi di manifattura, relativamente poche aziende di dettaglianti prendevano in

considerazione la pubblicità su larga scala verso i consumatori. Con la crescita dei

“marchi propri” dei dettaglianti il volume delle pubblicità di questi ultimi è andato

aumentando.

Chiaramente la valorizzazione del marchio e la pubblicità sono strettamente collegati.

Introduzione alla Microeconomia 171

Fusioni

Questo è un aspetto del comportamento oligopolistico che non può essere ignorato.

E’ l’ultima difesa contro la concorrenza e le rivalità di mercato. Alcuni economisti

suggeriscono che la necessità delle fusioni è cresciuta insieme all’ostilità del governo

e alle azioni contro le collusioni commerciali (pratiche di commercio restrittivo). Co-

munque, la proibizione delle fusioni rappresenta uno degli elementi di spicco delle

politiche pubbliche che saranno esaminate con maggior dettaglio nel prossimo capi-

tolo.

10.4 DISCRIMINAZIONE DEL PREZZO

Più grande è il grado di potere di mercato raggiunto dai produtto ri, maggiore è la loro

abilità nell’ottenere vantaggi dalla distinzione, in segmenti differenti del mercato tota-

le, delle caratteristiche della domanda dei prodotti. Discriminazione del prezzo è un

termine utilizzato per descrivere la pratica di fissare prezzi differenti, per ciò che

essenzialmente è lo stesso prodotto, a seconda dei differenti gruppi di compratori. E’

quindi una forma piuttosto particolare di segmentazione del mercato.

Quando è possibile la discriminazione del prezzo

La discriminazione del prezzo è possibile quando un impresa o un gruppo di imprese

che agiscono insieme possono controllare l’offerta fino al punto da impedire agli

acquirenti di rientrare nel mercato, con prezzi bassi, come venditori competitivi, ed, in

più, da evitare i risentimenti da parte di quei compratori che non possono ottenere

prezzi preferenziali. Per attuare la pratica della discriminazione del prezzo è quindi

necessario possedere un certo grado di potere monopolistico.

La possibilità di fissare prezzi discriminatori nasce dal fatto che le persone hanno

utilità marginali differenti per ogni particolare prodotto e sono influenzate, a livelli

differenti, dai vari fattori che influenzano la domanda. Così, alcune persone sono più

sensibili di altre al prezzo e una discriminazione dei prezzi di successo è in gran

Introduzione alla Microeconomia 172

parte legata allo sfruttamento delle differenze nelle utilità marginali e nelle elasticità

delle domande rispetto al prezzo.

Gradi di discriminazione del prezzo

Gli economisti normalmente distinguono tre gradi di Discriminazione.

1 Primo Grado o Discriminazione Perfetta

Il grado più completo, o perfetto, è raggiunto attraverso la contrattazione, laddove il

venditore cerca di fissare per ogni cliente il prezzo più alto che questi è disposto a

pagare, cioè equivalente all’utilità marginale del consumatore. Supponiamo che un

venditore abbia dieci possibili clienti per un prodotto, ognuno con una valutazione

differente dell’utilità marginale. Tale gruppo costituisce insieme l’effettiva curva di

domanda per il prodotto mostrata dalla figura 10.2

P D

Clienti

Fig.10.2 Se il buon esito della contrattazione permette che le vendite per ogni

cliente siano realizzate ad un prezzo uguale all’utilità marginale di ognuno, il rica-

vo totale è maggiore di quello che può essere raggiunto per ogni singolo prezzo

compreso tra 10 e 15 euro.

Introduzione alla Microeconomia 173

Il primo cliente è disposto a pagare 15 euro, il secondo 14 euro, il terzo 13 euro e

cos’ via. Se il venditore è disposto a vendere a qualsiasi prezzo, compreso il prezzo

di 10 euro, ma non al di sotto, allora può avere luogo la contrattazione al fine di otte-

nere il massimo da ogni compratore. Il buon esito della contrattazione dovrebbe

produrre un reddito pari a 75 euro (15+14+13+12+11+10) che è più alto di quello che

si sarebbe ottenuto vendendo tutta la produzione ad un qualsiasi prezzo unico situa-

to sulla curva di domanda di mercato. La contrattazione individuale può essere molto

efficace se il venditore è più abile dell’acquirente e se i costi non sono più alti del

ricavo aggiuntivo prodotto dalla discriminazione. Solitamente il successo dipende dal

fatto che il venditore ha un interesse finanziario nel processo di contrattazione. Tale

pratica non è invece adatta alle vendite su larga scala, seguite da venditori relativa-

mente poco abili.

2 Discriminazione di secondo grado

Tale metodo è praticato quando il venditore non cerca di ottenere un gran numero di

prezzi individuali ma è disposto ad offrire prezzi preferenziali a clienti selezionati o a

gruppi di clienti con uno specifico potere di mercato. Perché la discriminazione sia

autentica è necessario che la riduzione del prezzo sia maggiore di quella garantita da

un acquisto su larga scala e che non sia proposta ad ogni acquirente disposto ad

effettuare un grosso ordinativo.

Una delle possibili situazioni è illustrata nella figura 10.3 in cui il prezzo scelto dal

venditore è P , prezzo al quale possono essere vendute Q unità. Generalmente

0 0

questo rappresenta il prezzo stabilito ma a particolari clienti è consentito il pagamen-

to di un prezzo P e le vendite addizionali realizzate, per questo prezzo ridotto, au-

1

mentano il ricavo totale a (P *Q ) + P * (Q -Q ).

0 0 1 1 0

P

Introduzione alla Microeconomia 174

P 0

P 1 D

Q Q Q

0 1

Fig.10.3 Il prezzo normale è P e garantisce un ricavo pari a P *Q . Ad alcuni

0 0 0

clienti favoriti è fissato un prezzo P che garantisce il ricavo addizionale mostrato

1

dall’area tratteggiata.

3 Discriminazione di terzo grado

Si presenta quando il venditore è in grado di identificare due o più mercati differenti,

con differenti elasticità della domanda rispetto al prezzo, in una fascia di prezzi in cui

le vendite sono possibili.

Questo caso è illustrato nella figura 10.4 che mostra 2 mercati separati (A e B) ed un

mercato congiunto (A+B). Per semplicità si ipotizza che tale pratica non comporti

costi aggiuntivi in modo che il costo (C ) è il medesimo con o senza una discrimina-

0

zione. Di conseguenza, la curva MC mostra il costo di produzione di ciascun merca-

to. L’impresa può massimizzare il profitto attraverso una discriminazione dei prezzi

piuttosto che fissando un prezzo uniforme per tutti i compratori. Ricavo perduto

P P Ricavo ottenuto dalla

discriminazione

Introduzione alla Microeconomia 175

P

P MC

a P

P P

0

0 0

C 0

C C AR(a+b)

0 0

MR a

q q q q Q Q

a 1 2 b t

MR MR(a+b)

b

Fig.10.4 Se non viene praticata la discriminazione, il prezzo uniforme di mercato

è P e la quantità totale venduta è Q. Supponendo che il costo rimanga invariato,

0

la discriminazione del prezzo non comporta la variazione della quantità totale

venduta ma solo un aumento del prezzo nel mercato A maggiore della diminu-

zione del prezzo nel mercato B. Il ricavo totale ottenuto è maggiore di quello a cui

si rinuncia. Dato che i costi rimangono invariati, il profitto aumenta. Questo mo-

dello assume come obiettivo anche la massimizzazione del profitto.

Se l’impresa fissa un prezzo uniforme, produrrà ad un livello al quale il costo margi-

nale (MC) è uguale al ricavo marginale aggregato (MR a+b). La curva del ricavo

marginale aggregato (MR) è derivata dall’aggregazione delle curve di ricavo

marginali individuali. Effettivamente, l’impresa distribuisce il prodotto nel mercato che

offre il più alto ricavo marginale. L’impresa fisserà il prezzo uniforme P che eguaglia

0

la domanda tota le di mercato con le vendite totali. Tale totale è distribuito nella

misura di q nel mercato A e q nel mercato B.

1 2

L’impresa può aumentare il suo profitto fissando prezzi differenti in ogni mercato. Ciò

avviene uguagliando il ricavo marginale di ogni mercato con il costo marginale (C ) al

0

livello di produzione che massimizza i profitti. Nel mercato A l’impresa venderà q

a

unità mentre nel mercato B venderà q unità. I prezzi di equilibrio per ogni mercato

b

sono rispettivamente P e P .

a b

Ciò comporta l’aumento del prezzo nel mercato in cui l’elasticità della domanda ri-

spetto al prezzo è più alta (A) e la diminuzione del medesimo nel mercato con elasti-

Introduzione alla Microeconomia 176

cità della domanda rispetto al prezzo più bassa. La quantità totale venduta non subi-

sce variazioni. La riduzione della quantità venduta nel mercato A è esattamente

controbilanciata dall’aumento della quantità venduta nel mercato B. Dato, però, che

l’aumento del prezzo nel mercato A è maggiore della diminuzione del prezzo in B, il

ricavo totale aumenta. Poiché i costi rimangono invariati il profitto totale è maggiore

se viene praticata una discriminazione sui prezzi. Riassumendo, la discriminazione

del prezzo è possibile se:

1. L’impresa gode di un significativo potere monopolistico

2. E’ possibile identificare e tenere separati almeno 2 mercati distinti

3. Nella regione del prezzo uniforme che massimizza i profitti, l’elasticità della do-

manda rispetto al prezzo in ogni mercato è differente.

Il caso particolare della riserva di capacità

Possiamo trattare un’ulteriore forma di discriminazione del prezzo. Si presenta qua n-

do l’impresa ha una riserva di capacità produttiva e decide di fissare un prezzo spe-

ciale per ottenere ordinativi aggiuntivi.

Le imprese spesso ritengono di essere in grado di soddisfare le loro “ordinarie”

commesse e di possedere attrezzature e tempo di lavoro che possono essere

sfruttati ulteriormente. Normalmente, conoscono il costo medio di produzione

determinato dai loro livelli normali di produzione e possono quindi rifiutare di

soddisfare gli ordinativi aggiuntivi se il prezzo di questi non copre i costi medi e non

garantisce il livello di profitto atteso. Tale rifiuto può essere male interpretato.

Consideriamo il seguente esempio:

L’impresa A produce un bene con il seguente schema dei costi (la produzione

normale ammonta a 50.000 unità al mese):

Costi fissi 10.000

Costi variabili (1 euro per unità) 50.000

Introduzione alla Microeconomia 177

ovvero 50.000*1€

Costi totali 60.000

Il costo unitario è pari a 60.000€ / 50.000 = 1,20€

L’impresa normalmente aggiunge il 25% per il profitto, per cui il prezzo, dato dal

costo medio (unitario) + 0,30€, è pari a 1,50€.

Il ricavo totale, supponendo che la normale produzione mensile sia venduta al prezzo

desiderato, ammonta a: €

50.000 * 1,50 € 75.000

Diminuito dei costi totali 60.000

Profitto mensile 15.000

Supponiamo che all’impresa venga offerto un contratto addizionale di fornitura di

10.000 unità al prezzo di 1,10€ e il manager rifiuti l’ordine perché ritiene che rappre-

senterebbe una perdita. La sua convinzione è esatta?

La risposta dipende dalla possibilità che l’ordinativo possa essere prodotto senza un

aumento dei costi fissi. Se vi è una riserva di capacità produttiva, allora l’impresa

potrà accettare l’ordine. In questo caso il nuovo schema dei costi sarà il seguente:

Costi fissi 10.000

Costi variabili (60.000*1€) 60.000

Costi totali 70.000

Il ricavo totale, ottenuto sommando l’ordine aggiuntivo al prezzo offerto e gli ordini

già esistenti, è pari a: €

Introduzione alla Microeconomia 178

50.000 * 1,50 € 75.000

10.000 * 1,10 € 11.000

Ricavo totale 86.000

Diminuito dei costi totali 70.000

Profitto mensile 16.000

Il profitto aumenterà di 1000 euro accettando l’ordine aggiuntivo anche se il prezzo è

minore del costo medio totale. Sotto tali condizioni, quindi, e se non esiste la possibi-

lità di rivendita ai clienti esistenti o lamentele degli stessi, l’ordinativo dovrebbe esse-

re accettato. Inoltre possiamo notare che l’ordine addizionale permetterà una lieve

riduzione di prezzo da concedere ai clienti esistenti in misura non inferiore a 1,17€ - il

nuovo costo medio totale determinato dal più alto livello di produzione di 60.000

unità. Nessuna riduzione è consentita ad un prezzo minore di quest’ultimo poiché

l’ordinativo non riuscirebbe a coprire completamente i costi fissi.

L’affermazione che il profitto subisce un aumento se è possibile ottenere un prezzo

superiore al costo medio variabile utilizza proprio il concetto di costo opportunità. Il

costo opportunità relativo all’utilizzo della riserva di capacità di macchine e lavoratori

è nullo e, quindi, non contribuisce ad incrementare il costo di produzione.

Certamente, se il manager ritiene che, a causa della notizia di ordinativi soddisfatti a

basso prezzo, possa esistere il pericolo di turbare i clienti esistenti e, quindi, una

diminuzione del prezzo di domanda, allora il suo rifiuto sarà giustificato. La discrimi-

nazione del prezzo ha un effetto positivo sul produttore se i clienti possono essere

tenuti completamente separati e, quindi, senza la possibilità di perdere gli ordinativi

esistenti a causa della discriminazione.

10.5 INSTABILITA’ NELL’OLIGOPOLIO

All’interno dei mercati oligopolistici stabili, si può ipotizzare che il comportamento

delle singole imprese sia finalizzato al raggiungimento di tre obiettivi principali:

1. Servirsi del potere di mercato per incrementare i profitti. A questo punto del no-

Introduzione alla Microeconomia 179

stro studio è generalmente ipotizzato l’obiettivo della massimizzazione del profitto

ma, nei capitoli 4 e 9, abbiamo introdotto la possibilità che altri obiettivi possano

essere perseguiti, in particolare dai manager. Se, infatti, il gruppo che detiene il

potere decisionale dell’impresa è orientato a perseguire altri obiettivi, come la

crescita, il potere di mercato può essere utilizzato per raggiungere questi ultimi.

2. Mantenere rapporti soddisfacenti con i concorrenti già operanti all’interno del

mercato. Tutti i modelli di oligopolio indicano che le continue rivalità sui prezzi

possano condurre unicamente ad una diminuzione del profitto e, in molti casi, ad

un aumento dei costi. Inoltre sono responsabili di un grado di incertezza inaccet-

tabile relativo al processo decisionale dei manager. Negli affari, così come in poli-

tica, i continui conflitti sono irrealistici; gli attori devono stabilire regole formali o in-

formali per la comune convivenza. Il conflitto politico è disciplinato da convenzioni

e accordi. Potrebbe sembrare strano che i politici, che sperimentano tali rapporti

basati sul conflitto, li trovino insopportabili quando si verificano nel mondo degli

affari in cui l’accordo è condannato come comportamento collusivo. D’altro canto,

il consumatore potrebbe subire un danno da un comportamento collusivo non re-

golato. Chiaramente, esiste una sottile linea di demarcazione tra un comporta-

mento che rappresenta un metodo accettabile per limitare un conflitto distruttivo

ed un comportamento che danneggia l’economia mediante limitazioni alla concor-

renza.

3. Prevenire l’entrata nel mercato di nuovi concorrenti. Quest’ultimo è uno degli

aspetti del comportamento oligopolistico che più interessano l’economista. Uno

degli effetti più gravi della riuscita limitazione all’entrata per un lungo periodo di

tempo è che le imprese già operanti perdono l’abitudine alla concorrenza e pos-

sono perdere velocemente terreno se entrano concorrenti potenti.

Nessun oligopolio è completamente sicuro nel lungo periodo, sebbene alcuni so-

pravvivano per molto tempo. Anche gli accordi collusivi sono spesso instabili; sono

minacciati su due fronti: il primo è rappresentato dalla tentazione di imbrogliare da

parte delle imprese, come abbiamo visto nel capitolo 9, mentre l’altro nasce nel mo-

mento in cui nel mercato entrano delle nuove imprese ostili agli accordi, che per

queste ultime, rappresentano un aumento dei costi ed una difficoltà di penetrazione.

Le nuove imprese, con maggiori probabilità di entrare, sono quelle che hanno già

grandi dimensioni e potere nei vicini mercati associati, le imprese estere che tentano

Introduzione alla Microeconomia 180

di estendere i propri confini geografici e le imprese che possiedono tecnologie pro-

duttive o di marketing che gli consentono una significativa riduzione dei costi unitari.

La nuova tecnologia, che in passato è stata spesso ignorata dalle esistenti imprese

oligopolistiche, opposte ai cambiamenti che minacciavano i loro modelli di compor-

tamento abituali, è probabilmente il più potente catalizzatore delle variazioni nella

struttura e nella natura della concorrenza nel mercato.

Il ruolo importante rivestito dai grandi centri commerciali per la distribuzione dei pro-

dotti ai consumatori ha notevolmente facilitato l’allargamento dei confini del mercato

tradizionale per le grandi imprese manifatturiere. La modernizzazione dei trasporti e

delle comunicazioni e la tendenza verso la liberalizzazione del commercio, almeno

all’interno della Comunità Europea, estendono costantemente i confini geografici del

mercato e il progresso tecnologico è ormai diventato una normale caratteristica del

commercio.

Tutti questi eventi rappresentano una minaccia per ogni oligopolio radicato che tenta

di resistere agli sviluppi che avvengono esternamente al proprio mercato.

10.6 CONCORRENZA REALE E POTENZIALE

Le considerazioni fatte riguardo la facilità di entrata nel mercato di nuovi concorrenti

impongono alcune modifiche ai tradizionali concetti di concentrazione industriale e

potere monopolistico. Non è sufficiente conteggiare il numero di fornitori di un prodot-

to e stimare quindi il tasso di concentrazione. Il comportamento dei fornitori esistenti

sarà influenzato sia dalla valutazione del pericolo di nuovi concorrenti sia dalla ne-

cessità di controllare il comportamento dei concorrenti rivali già presenti nel mercato.

Ciò, infatti, rappresenta la base della moderna analisi economica della concorrenza e

riguarda il concetto di “mercati contestabili”, teoria ampiamente trattata nei lavori

dell’illustre economista W.J. Baumol che è stato uno dei primi a sviluppare le teorie

manageriali sull’impresa trattate nel capitolo 4 di questo libro.

Alcuni tra i più alti livelli di concentrazione industriale possono trovarsi nei mercati

intermedi, in cui vengono forniti i componenti agli altri produttori. Prima di affermare

che questi devono essere assolutamente non-concorrenziali, dobbiamo ricordare che

in tali mercati esiste una notevole facilità di entrata, sia per le imprese che hanno

Introduzione alla Microeconomia 181

attrezzature ed abilità molto simili a quelle richieste per produrre il relativo bene, sia

per i grandi acquirenti che, se i loro interessi lo richiedono, possiedono le risorse di

capitale per produrre le forniture di cui necessitano. Un produttore di cibo per animali

acquisterà i barattoli di metallo di cui necessita da un produttore specializzato nella

produzione di barattoli solo fino al punto in cui questa è il metodo più efficace di

operare relativamente ai costi. Se il produttore di cibo per animali avesse il sospetto

di un abuso dell’apparente potere di mercato da parte del fornitore potrebbe rapida-

mente installare un proprio stabilimento per la produzione di barattoli. Ciò comporte-

rebbe, per il produttore di barattoli, non solo la perdita di un cliente importante ma

anche la nascita di un nuovo competitivo rivale.

E’ anche importante considerare la natura del mercato. Gli odierni confini del merca-

to sono basati su condizioni attuali e non su quelle che si possono rapidamente de-

terminare a causa del progresso tecnologico. Per l’attuale stato della conoscenza

tecnologica un barattolo di metallo rappresenta il modo più economico e sicuro per

confezionare cibo per animali. Supponi, ad esempio, che un produttore di plastica

dovesse produrre un materiale che possiede tutti i vantaggi e le qualità del metallo

ad un costo molto minore. I produttori di barattoli di metallo sono ben consapevoli di

queste possibilità e cercano, quindi, di evitare di incentivare i propri clienti a diventare

fornitori rivali o di indurre i potenziali rivali nel settore della plastica ad investire su

una ricerca che potrebbe condurre ad un ulteriore sostituzione del metallo con la

plastica.

Questi esempi suggeriscono che molta attenzione deve essere usata nella definizio-

ne dei limiti del mercato e nella valutazione del grado con cui i concorrenti reali o

potenziali possono influenzare il comportamento negli affari: dopotutto il principale

interesse è rappresentato dal comportamento dell’impresa commerciale. Gli econo-

misti cercano di valutare se le risorse sono state utilizzate in modo efficiente, se le

imprese stanno cercando di aumentare l’efficienza attraverso il progresso nella ricer-

ca e nella tecnologia e se il potere di mercato è usato a danno del consumatore.

Questi sono i quesiti importanti, sebbene si debba ammettere che sono meno sem-

plici da definire in termini di rapporti matematici e da inserire nei controlli legali istitu-

zionali rispetto alle più tradizionali, anche se ormai irrilevanti, misure di potere mono-

polistico.

Introduzione alla Microeconomia 182

Esercizi relativi al capitolo 10

1. Esamina e discuti la natura delle barriere all’entrata in relazione ad uno dei se-

guenti mercati: assicurazioni furto e incendio, servizi legali, crociere e vacanze,

saponi e detergenti, zucchero, produzione di aerei, caramelle cioccolato e dolci.

2. Suggerisci le possibili variazioni tecnologiche che potrebbero alterare le attuali

condizioni del mercato che hai scelto.

3. Discuti un caso a favore ed uno contro l’opinione che la pubblicità su larga scala

per i consumatori è una chiara prova dell’alta concentrazione nei mercati dei con-

sumatori.

4. Esamina gli indici di concentrazione elencati nell’appendice al capitolo 9. Come

valuti i 3 indici con valore più basso ed i 3 con valore più alto? Quali ulteriori in-

formazioni ti occorrono prima di commentare il grado di concorrenza affrontato

dai produttori principali in queste industrie?

5. Alla fine degli anni ’30 le società di autobus locali di molte aree istituirono il bigliet-

to di “ritorno del lavoratore” ad un prezzo ridotto per quei passeggeri che viaggia-

vano prima delle 9 di mattina. Nel 1988 le ferrovie britanniche erano in grado uni-

camente di emettere biglietti a prezzo ridotto per passeggeri che viaggiassero al

di fuori dei normali orari dei pendolari. Discuti le ragioni di questo cambio di politi-

ca relativo alle tariffe di viaggio ridotte.

Introduzione alla Microeconomia 183

CAPITOLO 11

LA CONCORRENZA, UNA STRUTTURA IDEALE DI

MERCATO?

Abbiamo esaminato diversi aspetti delle principali strutture di mercato generalmen-

te studiate dagli economisti. Naturalmente ora si presenta il problema di quale di

queste si avvicini di più ad un mercato "ideale" dal punto di vista del consumatore.

L’approccio tradizionale consiste nel porre a confronto i due estremi della concorren-

za perfetta e del monopolio e considerare quindi le conseguenze che hanno sulle

condizioni più frequenti della concorrenza imperfetta. Possiamo iniziare consideran-

do i vantaggi della concorrenza pura. Prima, però, è necessario stabilire alcuni con-

cetti che forniranno le basi per l'analisi.

11.1 IL BENESSERE DEL CONSUMATORE

Bisogna naturalmente avere una chiara visione della funzione del mercato. La fun-

zione di ogni mercato consiste nell’allocazione delle risorse scarse cosicché il mer-

cato ideale è quello che raggiunge un modello ideale di allocazione delle risorse.

Tale fine viene raggiunto nel momento in cui non è possibile modificare in alcun

modo il modello per migliorare il benessere di una persona senza peggiorare quello

di un'altra. Questo modello ideale non è raggiunto fino a quando è possibile incre-

mentare l'utilità totale di una persona senza ridurre l'utilità delle altre.

Sebbene questo concetto sia abbastanza semplice da intuire la sua applicazione

presenta più di una difficoltà.

Costo marginale e prezzo

Un modo per affrontare il problema si basa sull'uguaglianza del costo marginale di

produzione al prezzo pagato dal consumatore. Nel capitolo 5 abbiamo dimostrato

che, in equilibrio, il consumatore acquista un bene fino al punto in cui il valore mone-

tario da lui attribuitogli, MU (denaro) * MU (bene), è uguale al suo prezzo. Se ora

Introduzione alla Microeconomia 184

consideriamo la curva di domanda del bene, che è possibile ipotizzare come un

aggregazione di tutte le curve individuali, possiamo esprimere alcune considerazioni

in merito alla valutazione del bene da parte della società. Ogni punto sulla curva

rappresenta una valutazione marginale del bene da parte del consumatore. Se il

prezzo dovesse salire leggermente, il consumatore marginale non sarebbe più di-

sposto ad acquistare perché l'utilità ottenuta sarebbe minore del prezzo. D'altra parte

un prezzo leggermente più basso indurrebbe l’entrata nel mercato di un’acquirente

addizionale con la corrispondente valutazione di utilità.

Possiamo così interpretare la curva di domanda del mercato come una curva di

valutazione sociale marginale, perché ogni punto su di essa rappresenta una valu-

tazione del bene da parte del consumatore marginale.

Dal punto di vista dell'offerta di mercato, la curva di costo marginale rappresenta il

costo per produrre ogni unità addizionale del bene per il mercato. La curva di costo

marginale dipende dai prezzi delle materie prime e dei fattori di produzione usati.

Questi prezzi sono a loro volta influenzati da una valutazione sociale riguardante i

possibili utilizzi alternativi dei succitati fattori. La curva di costo marginale può essere

allora interpretata come la curva di costo opportunità della società o come la curva

di costo marginale sociale .

Considerate le forme usuali di queste curve, possiamo mostrare la situazione di

mercato per un possibile prodotto, ad esempio le automobili private, come illustrato

nella figura 11.1. Se la produzione totale di auto è pari a Q , il valore che la società

1

assegna all'ultima auto prodotta è maggiore della valutazione relativa all'utilizzo delle

risorse impiegate nella sua produzione. La società otterrebbe un guadagno trasfe-

rendo le risorse da altri impieghi verso la produzione di un numero maggiore di auto.

Se, comunque, la produzione di auto private salisse ad un livello pari a Q , allora la

2

valutazione sociale assegnata all'ultima unità sarebbe più bassa di quella relativa agli

altri impieghi. La società guadagnerebbe producendo un numero minore di auto. Il

livello ideale di produzione di auto private è pari a Q , livello al quale la società asse-

0

gna pari valore all'ultima auto prodotta e ai possibili utilizzi alternativi delle materie

prime. Ciò avviene nel punto in cui il prezzo è uguale al costo marginale di produzio-

ne - il costo per produrre l’ultima auto.

R, C

Introduzione alla Microeconomia 185

MC (costi sociali

marginali)

D (valutazione

sociale marginale)

Q Q Q Q

1 0 2

Fig. 11.1 Efficienza di allocazione. La curva di domanda può essere interpreta-

la come una curva di valutazione sociale marginale e la curva di costo marginale

come una curva di costo sociale marginale. Tali valutazioni sono uguali solo al li-

vello di produzione Q .

0

Se accettiamo questa tesi, possiamo applicarla a tutti gli altri prodotti ed il modello

ideale di allocazione delle risorse risulterà dall’uguaglianza di tutti i prezzi ai costi

marginali di produzione.

Tale ragionamento, naturalmente, utilizza il concetto di "'efficienza" dal punto di vi-

sta dell’allocazione dei beni tra i membri della società. Questa viene spesso indicata

con il nome di efficienza allocativa. In questo caso si suppone che i beni e i servizi

siano prodotti al più basso costo possibile, dato il livello attuale di tecnologia. Non è

possibile ipotizzare che ciò avvenga in pratica e, per questo, viene impiegato il diffe-

rente concetto di efficienza tecnica. Il mancato conseguimento dell’efficienza tecni-

ca da parte di un’azienda, inteso come il raggiungimento del costo più basso possibi-

le per ogni livello di produzione, è spesso chiamato mancanza di efficienza X. En-

trambi i concetti sono importanti per l'esame delle strutture di mercato.

Se riconsideriamo le strutture di mercato esaminate nei precedenti capitoli, ed in

particolare le figure 8.3 e 8.4, possiamo ricordare che solo la concorrenza perfetta

crea le condizioni necessarie all'azienda per produrre a livelli in cui il costo marginale

è uguale al prezzo di mercato, essendo questa una condizione necessaria per la

sopravvivenza di lungo periodo nei mercati concorrenziali. Questa caratteristica del

Introduzione alla Microeconomia 186

mercato di concorrenza perfetta rappresenta un motivo di attrazione ulteriore per gli

economisti, nonostante la sua presunta distanza dalla realtà moderna.

In ogni altra struttura di mercato esaminata le aziende tendono a produrre a livelli

in cui il prezzo è maggiore del costo marginale; ad esempio, nella figura 11.1, nel

punto Q sono destinate alla produzione risorse minori di quelle richieste dalla valu-

1

tazione della società.

Monopolio e perdita di benessere

II fatto di non riuscire a raggiungere la posizione in cui il prezzo è uguale al costo

marginale, la posizione ideale descritta precedentemente in questo capitolo, ci sug-

gerisce che, nell’allocazione delle risorse nel mercato, si può verificare una perdita

di benessere. Guardiamo la figura 11.2: essa mostra una industria che, per

semplicità, possiamo supporre abbia costi marginali di lungo periodo costanti

(LRMC). Se l'industria fosse di concorrenza perfetta, il prezzo di equilibrio sarebbe P c

e non si otterrebbero sovraprofitti. In corrispondenza di questo prezzo l'area della

rendita ottenuta dai consumatori è pari a YBPc. Se non sei sicuro di cosa si intende

per rendita del consumatore, ripassa il capitolo 5.

Se, improvvisamente, l'industria si trasformasse in un monopolio tendente alla mas-

simizzazione del profitto, il prezzo aumenterebbe a Pm e l'area della rendita del

consumatore si ridurrebbe a YAPm. Il produttore monopolista, comunque, godrebbe

di un sovraprofitto pari a PmAXPc.

Considera che questo surplus del produttore, che era prima goduto dal consuma-

tore, è ora stato trasferito agli azionisti dell'azienda monopolista.

L'area del triangolo ABX non è inclusa né nel surplus del consumatore né in quello

del produttore. Tale area è persa da entrambi ed è conosciuta come perdita netta

di benessere.

Puoi verificare ciò che hai appreso, relativamente a questo argomento e alle diffe-

renze tra massimizzazione del profitto e massimizzazione del ricavo, ridisegnando la

figura 11.2 e mostrando le variazioni nella rendita del consumatore, nel surplus del

produttore e nella perdita netta di benessere che si verificano se una azienda passa

da un obiettivo di massimizzazione del profitto ad un obiettivo di massimizzazione del

ricavo. Ci sono anche una serie di domande su questo argomento negli esercizi del

software “Web-Econ”, sezione 7.

Introduzione alla Microeconomia 187

P

Y A

P

m X B

P LMRC

c D

MR Q

Q Q

m c

Fig. 11.2 Perdita netta di benessere. Il passaggio dalla concorrenza perfetta al

monopolio ridurrebbe la produzione da Qc a Qm ed alzerebbe il prezzo da P a

C

Pm. La rendita del consumatore si ridurrebbe a YAPm e il surplus del produttore

a PmAXPc. L'area del triangolo ABX rappresenta una perdita sia per il consuma-

tore che per il produttore ed è nota con il nome di perdita netta di benessere.

Variazioni nell'efficienza

E’ stato spesso dimostrato che la concorrenza incentiva l'incremento di efficienza

grazie alla pressione che esercita sulle aziende a produrre al minimo costo di risorse

possibile. Ciò le obbliga a cercare nuovi metodi e nuove macchine, ad intraprendere

una vera e propria ricerca innovativa e a svilupparla il più rapidamente possibile. La

concorrenza è cosi vista come un mezzo per ridurre l’inefficienza X, come prima è

stata definita in questo capitolo.

Per alcuni aspetti, questa considerazione è in conflitto con i requisiti richiesti per

l’esistenza della concorrenza perfetta in cui la condizione di perfetta informazione

dovrebbe garantire l’assenza di qualsiasi acquisizione di superiorità tecnica, mana-

geriale, o di marketing rispetto agli offerenti rivali. E’ anche stato suggerito che è

necessario acquisire un sovraprofitto, o avere almeno l'incentivo ad ottenerlo, perché

le aziende siano persuase ad assumersi i rischi di una ricerca e di una innovazione.

Introduzione alla Microeconomia 188

Un importante dibattito riguarda la possibilità di accettare che le condizioni limite

della concorrenza perfetta non possano incoraggiare le aziende a ricercare superiori-

tà tecniche che non sarebbero in grado di sfruttare a loro beneficio. Questo dibattito

si svolge tra coloro che sostengono che un livello di potere di mercato, e l'abilità a

guadagnare un sovraprofitto, incoraggino la ricerca, l'innovazione e lo sviluppo com-

merciale di nuove tecnologie e coloro che credono che un alto livello di concorrenza

di mercato, compresa la competizione sui prezzi, obblighi le aziende a raggiungere

un livello massimo di efficienza. In breve, si può dire che l'innovazione e l'efficienza

tecnica diventano condizioni di sopravvivenza nei mercati concorrenziali. Di solito, in

questo tipo di dispute, ci sono argomenti a sostegno di entrambe le tesi sebbene

l'opinione prevalente tra gli economisti tenda a favorire il concetto di concorrenza

come sprone all'efficienza tecnica.

Economie di scala

E’ anche necessario considerare che l'azienda monopolista opera su scala più vasta

di quella delle aziende relativamente piccole del mercato a concorrenza perfetta.

Quando la dimensione dell'azienda cresce essa dovrebbe ottenere i benefici di quel-

le economie di scala identificate nel capitolo 3. Ciò è illustrato nella figura 11.3.

P

P A

m X B SMC c

P c G

J SMC

m

MR

Q Q

m c

Fig. 11.3 Perdita netta di benessere ed economie di scala. Se il monopolista

gode di economie di scala e riduce i costi marginali di breve periodo da SMCc a

SMCm, ottiene un risparmio nei costi delle risorse pari a PcXGJ che potrebbe

compensare, e forse superare, la perdita netta di benessere di ABX.

Introduzione alla Microeconomia 189

Se la crescita della scala relativa alle operazioni dell'azienda conduce ad econo-

mie di scala e alla conseguente riduzione dei costi unitari, allora i benefici associati

al relativo risparmio di risorse dovrebbero compensare la perdita netta di benessere.

Nella figura 11.3 i costi marginali di breve periodo dell'industria concorrenziale sono

rappresentati dalla curva SMCc, cosicché l'industria produce al livello Qc e al prezzo

di mercato P . Se, improvvisamente, l'industria si trasformasse in un monopolio, ed

C

il monopolista cominciasse a godere di economie di scala, allora i costi marginali di

breve periodo diminuirebbero al livello di SMCm e il prodotto che massimizza il pro-

fitto si sposterebbe a Qm con un prezzo di equilibrio pari a Pm.

Se guardiamo ancora la figura 11.3 notiamo che il confronto tra i livelli di prezzo

Pm e P determina un'area di perdita netta di benessere pari a ABX. Comunque, il

C

monopolista, produce al livello Qm con un costo unitario più basso di quello che

potrebbe ottenere in aziende concorrenziali per quel livello di produzione. Si ottiene,

un risparmio dei costi delle risorse pari a PcXGJ derivante dalle economie di scala

che dovrebbero compensare la perdita di benessere. In molti casi potremmo aspet-

tarci che il risparmio superi la perdita.

Un ulteriore confronto tra il monopolio e la concorrenza perfetta

Per quanto riguardo il confronto tra la concorrenza perfetta e il monopolio vi sono

ulteriori considerazioni in aggiunta a quelle già espresse in merito al benessere.

E’ dimostrato che il monopolio evita la duplicazione delle risorse che avvengono

quando numerose aziende sono in concorrenza per gli stessi acquirenti ed offrono

prodotti molto simili. Uno degli articoli del sistema di regolamentazione del prezzo

degli anni '60 criticava l'apparente spreco di risorse determinato dai molteplici viaggi

per le stesse strade dei furgoni che consegnavano il medesimo pane. D'altra parte

questa critica sottovalutava l'elemento del servizio reso ai clienti dai venditori concor-

renziali che sapevano che la clientela insoddisfatta sarebbe passata prontamente a

rifornirsi dai rivali. Una volta ancora la diatriba tra monopolio e concorrenza appare

inconcludente.

Alcune critiche sono rivolte persino al caso apparentemente ideale di benessere in

cui il prezzo è uguale al costo marginale. C'è una teoria matematica, detta del se-

condo livello migliore (“second best”), che suggerisce che le condizioni ideali non

possano essere raggiunte in tutti i mercati e che sarebbe preferibile non cercare

soddisfazioni parziali. Poiché una economia moderna contiene certamente alcuni

monopoli, inclusi quelli del settore pubblico, la teoria mette in dubbio il valore di quei

Introduzione alla Microeconomia 190

tentativi finalizzati a rendere perfettamente concorrenziali un numero limitato di ind u-

strie.

11.2 CONCORRENZA IMPERFETTA

La maggior parte delle analisi di questo capitolo si è basata sul confronto tra due

strutture estreme di mercato. Precedentemente abbiamo riconosciuto che la maggio-

ranza dei mercati moderni si collocano tra i due estremi. Abbiamo visto che la con-

correnza monopolistica ha molte somiglianze con la concorrenza perfetta e che l'oli -

gopolio tende ad avere molte caratteristiche del monopolio. Se ignoriamo queste

etichette, possiamo comunemente dire che più grande è il grado di concentrazione

del mercato, più il comportamento dell’azienda si avvicinerà a quello del monopolista.

In verità, in alcune forme di collusione, gli oligopolisti operanti in un mercato molto

concentrato possono contrattare monopoli in alcune regioni geografiche o per

l’offerta di specifici prodotti.

Comunque, se l'analisi economica non ci permette conclusioni definitive sul rapporto

tra concorrenza perfetta e monopolio, è improbabile che ne possa fornire di più deci-

sive sulla concorrenza imperfetta. D'altra parte, è possibile che alcune forme di con-

correnza imperfetta presentino, probabilmente, le caratteristiche peggiori di entrambe

le strutture. La concorrenza monopolistica, per esempio, non offre significati vi ri-

sparmi nei costi delle risorse; infatti, il modello introdotto nel capitolo 9 affermava che

la produzione sarebbe stata a livelli superiori al costo minimo di breve periodo e ad

un prezzo superiore al costo marginale.

Ci sono molte incertezze nell'analisi dell'oligopolio anche se abbiamo esaminato le

forti spinte alla collusione. Possiamo dedurre che è più probabile che le aziende si

accordino nell'interesse dei loro manager, azionisti e sindacati piuttosto che per favo-

rire gli interessi dei consumatori.

Quindi, ovviamente, la teoria economica non identifica una struttura ideale di mercato

che potrebbe offrire:

Introduzione alla Microeconomia 191

1. La possibilità di implementare tale struttura nel sistema economico mondiale rea-

le, sia nel settore privato che nel settore pubblico.

2. Un vantaggio per gli interessi di lungo periodo dei membri di un’impresa, ovvero

azionisti, manager e lavoratori.

3. Un vantaggio per gli interessi di lungo periodo dei consumatori.

4. Un vantaggio per gli interessi dell’intera comunità che richiede che le scarse ri-

sorse siano utilizzate in maniera efficiente sia dal punto di vista tecnico che eco-

nomico.

In assenza di una struttura di mercato chiaramente definita che un Governo potrebbe

promuovere come struttura ideale, la politica pubblica diventa incerta e aperta a

dispute e conflitti di interessi.

11.3 BENESSERE E INTERVENTO PUBBLICO

Obiettivi delle politiche pubbliche

Nonostante l’apparente assenza, nella teoria economica, di linee guida sulle aziende,

i governi non possono ignorare gli effetti nocivi delle pratiche commerciali anti-

concorrenziali. E’ necessario ricordare che tutte le politiche governative derivano

dagli uomini politici, così come le motivazioni economiche, cosicché le politiche di un

determinato Governo dipendono dai loro obiettivi e dalle loro convinzioni politiche. E’

possibile, comunque, identificare alcuni principi che hanno avuto spesso un’influenza

importante.

a) Il desiderio di proteggere gli individui dagli interessi delle potenti imprese ed il

riconoscimento che, spesso, è necessario dare veste di legge alle richieste ri-

guardanti le informazioni sull’offerta, agli accordi equi e alla protezione degli indi-

vidui contro i prodotti non sicuri e le pratiche scarsamente etiche.

b) La convinzione che il profitto privato non rappresenta un motivo determinante per

produrre alcuni beni e servizi che soddisfano bisogni individuali o sociali e che al-

Introduzione alla Microeconomia 192

cune risorse dovrebbero essere utilizzate sotto la direzione pianificata

dell’apparato politico dello Stato.

c) La convinzione che gli individui e la società ricevo no un elevato giovamento dal

massimo livello di concorrenza tra le imprese private che operano in mercati eco-

nomici non regolamentati e che, quindi, devono essere difese dalle tendenze mo-

nopolistiche delle organizzazioni private e pubbliche.

Sebbene ci possa essere un sostanziale accordo sulle politiche progettate per il

controllo di abusi di breve periodo, vi sono alcune differenze di opinione in merito agli

obiettivi b e c, cosicché, dal punto di vista delle politiche sulla concorrenza ed il mo-

nopolio, un Governo che incoraggi l’economia di libero mercato ha, probabilmente,

un approccio diverso da un altro che tende a pianificare e controllare. Quindi, quando

esaminiamo le politiche pubbliche relative alla concorrenza ed alla struttura di merca-

to di ogni nazione dobbiamo necessariamente prendere in considerazione tali fon-

damentali differenze di opinioni sulle relazioni tra Stato e singolo individuo.

Lo sviluppo delle politiche nel Regno Unito

Per capire l’attuale situazione del Regno Unito è preferibile elencare i principali svi-

luppi nel modo in cui questi si sono succeduti dal momento in cui i dipendenti dello

Stato ed i ministri responsabili del coordinamento dello “sforzo bellico” e

dell’organizzazione dei tempi della produzione bellica divennero realmente consape-

voli della diffusione delle pratiche collusive e delle relative implicazioni per i prezzi

duranti gli anni ’40.

1940-1973

La prima necessità era rappresentata dalla raccolta, credibile ed imparziale, delle

informazioni sul comportamento delle imprese monopolistiche e sull’estensione delle

pratiche restrittive (anti - concorrenziali). Di conseguenza venne istituita, nel 1948,

una Commissione sulle pratiche restrittive e monopolistiche e ciò produsse una serie

di relazioni che confermavano la diffusione delle pratiche restrittive della concorren-

za, utilizzate per acquisire o mantenere il potere monopolistico in molti importanti

settori industriali. La necessità di un’azione governativa fu subito chiara e, nel 1956, il

Decreto sulle Pratiche Commerciali Restrittive istituì un Consiglio sulle Pratiche Re-

strittive. La Commissione divenne una Commissione sui Monopoli con un numero

limitato di membri e scarsi poteri investigativi.

Introduzione alla Microeconomia 193

Ciò provocò una divisione tra le politiche che disciplinavano i monopoli e alcune

pratiche restrittive. Tale divisione caratterizzò sia i comportamenti ufficiali che le

stesse istituzioni. La politica del Governo sui monopoli sembrò rimanere apparente-

mente neutrale ed ancora impegnata a raccogliere ulteriori informazioni su imprese

ed industrie specifiche. Su un altro versante, la legislazione del 1956 introduceva il

principio che gli accordi sulle pratiche commerciali restrittive, stipulati collettivamente

dalle imprese, dovevano essere considerati contrari all’interesse pubblico, con la

responsabilità di dimostrare che ogni particolare accordo restrittivo non poteva esse-

re considerato contestabile se smentito fermamente insieme all’altra parte in causa.

Tale premessa di pubblico interesse portò, nel 1964, ad estendere i poteri del Consi-

glio anche agli accordi individuali di fissazione del prezzo che avevano permesso ai

produttori la determinazione dei prezzi e delle condizioni alle quali i propri prodotti

potevano essere distribuiti e venduti ai consumatori finali.

Nel 1965 l’interesse si rivolse nuovamente alla questione del monopolio nel momento

in cui la tendenza alla fusione stava provocando un significativo aumento della con-

centrazione nel mercato in molti settori industriali e commerciali. Il Decreto sul Mo-

nopolio e le Fusioni (1965) diede al Governo britannico i poteri per controllare le

fusioni attraverso l’operato della Commissione sul Monopolio. Per spiegare l’aumento

in questo periodo della pratica delle fusioni sono state avanzate varie argomentazio-

ni. Una afferma che le pratiche commerciali restrittive avevano precedentemente

permesso la sopravvivenza delle piccole imprese e limitato la possibilità di compete-

re per le imprese più grandi ed efficienti. Nel momento in cui tali pratiche furono

soggette a controlli, le piccole imprese persero la propria protezione e furono ansiose

di inserirsi in organizzazioni più grandi che utilizzarono le fusioni per riguadagnare il

loro dominio sul mercato che, in precedenza, avevano manipolato attraverso accordi

commerciali collusivi.

Un’altra caratteristica del periodo era l’aumento delle fusioni eterogenee, in cui si

univano società con diversi interessi per formare gruppi imponenti che tagliavano

trasversalmente i tradizionali confini dell’industria. Tali fusioni erano praticate con la

convinzione che i principi della direzione commerciale e finanziaria fossero gli stessi

per qualsiasi attività produttiva e, in alcuni casi, con il desiderio di cercare una sicu-

rezza attraverso la diversificazione, in un periodo segnato da grandi cambiamenti

economici, sociali e tecnologici e dal declino, o da una fase discendente, di industrie

un tempo fiorenti. La successiva esperienza ha mostrato che molte di queste fusioni

Introduzione alla Microeconomia 194

eterogenee di quel periodo non raggiunsero gli obiettivi dichiarati. Oggi è stato ripri-

stinato il fondamentale principio economico della specializzazione con la ferma con-

vinzione che esistono importanti differenze a livello manageriale tra, ad esempio, la

produzione e la distribuzione o tra la distribuzione dei beni ai consumatori e la forni-

tura di servizi finanziari.

1973-1988

Il Decreto sul Commercio Equo del 1973 restaurò le politiche sui monopoli e sulle

pratiche restrittive attraverso l’istituzione di un Ufficio del Commercio Equo (OFT)

presieduto dal Direttore Generale del Commercio Equo che aveva la responsabilità

di relazionare il governo britannico sulla concorrenza e le politiche di protezione

verso il consumatore. Il Direttore Generale rilevò la responsabilità diretta del Consi-

glio delle Pratiche Restrittive, diventato effettivamente il Registro delle Pratiche

Commerciali Restrittive, ed il potere di decidere quali pratiche rinviare al Consiglio.

Inoltre aveva il potere di esaminare le fusioni e decidere quali di queste sottoporre

alle indagini che il Ministro avrebbe compiuto tramite la rinnovata e rinforzata Com-

missione dei Monopoli e delle Fusioni (MMC).

Nel Decreto del 1973, e in altri precedenti legislazioni, la principale verifica di presun-

ti poteri di monopolio era basata sui livelli di concentrazione orizzontale nel mercato.

Le imprese, o i gruppi di imprese che operavano unitamente, che controllavano al-

meno il 25% dell’offerta in un’industria regionale o nazionale venivano specificamen-

te segnalate per un controllo, sebbene potessero essere controllate anche se la

fusione aveva determinato un ammontare di attività prestabilito. Controlli speciali

vennero applicati ai settori editoriali, già altamente concentrati.

L’Ufficio (OFT) ed il Ministro guadagnarono ulteriori poteri con l’emanazione del

Decreto sulla Concorrenza del 1980. Quest’ultimo portò sotto esame società pubbli-

che, come le autorità idriche e le industrie nazionalizzate. La Commissione poteva

richiedere “rapidi” riscontri a quelle imprese che operavano fusioni e pratiche definite

“anti-concorrenziali”. Di conseguenza, se il Ministro lo disponeva, quasi tutte le fusio-

ni potevano essere rinviate alla Commissione sotto la disciplina di uno dei due Atti.

Infatti, dal 1988, i vari Ministri hanno stabilito il principio che le linee guida per i rinvii

nel caso di fusioni sono da applicare a secondo dell’estensione con la quale una

presunta fusione può influenzare la concorrenza nel mercato. Il Governo riteneva

anche che, in molti casi, la concorrenza era probabilmente la migliore garanzia per la

Introduzione alla Microeconomia 195

difesa del consumatore, ma riconosceva anche la necessità di misure speciali per

proteggere gli utenti dei servizi finanziari; ciò portò alla fissazione, con l’emanazione

del Decreto sui Servizi Finanziari (1987), all’istituzione di una serie di Consigli di

regolamentazione.

11.4 POSSIBILI SVILUPPI DELLA POLITICA

Critica della politica della Gran Bretagna sulla concorrenza

Molti commenti sulla politica britannica relativa alla concorrenza partono dalla con-

vinzione che le misure adottate tra il 1948 ed il 1988 sono state piuttosto inefficienti,

dato che in tale periodo si è verificato un continuo aumento nel livello della concen-

trazione commerciale in ogni settore dell’industria e del commercio. Si è assistito a

diversi periodi di intense attività di fusioni e, dal 1988, quasi tutte le società britanni-

che sono sembrate vulnerabili alla minaccia di una possibile rilevazione da parte di

altre imprese.

La critica economica alla politica britannica non riguarda la sua inefficienza ma la sua

imprevedibilità. Sebbene solo per poche fusioni sia stato seriamente considerato il

rinvio alla Commissione, nonostante solo poche siano state effettivamente rinviate ed

un numero ancora inferiore sia stato bloccato dal Segretario di Stato su raccoman-

dazione della Commissione, i costi ed i problemi, causati a coloro così sfortunati da

essere selezionati, sono molto ingenti (intorno ai 750 milioni di euro in almeno un

caso) ed il ritardo causato dal rinvio può aver avuto esso stesso delle conseguenze

di natura finanziaria e commerciale. Critiche simili sono avanzate anche verso le

politiche sui monopoli.

Invece c’è un minore accordo sui cambiamenti che la politica dovrebbe operare. Una

scuola di pensiero raccomanda che le politiche siano maggiormente rigorose con

quelle fusioni che chiaramente sono contro gli interessi pubblici, attraverso uno statu-

to che affermi sotto quali condizioni le fusioni sono permesse, e mediante l’onere

della prova a carico di quelle società che ritengano eccezionale il loro caso. In effetti,

le politiche sulle fusioni dovrebbero essere modellate sulla base dell’apparato esi-

stente sulle pratiche commerciali restrittive. I sostenitori di questa visione citano le

politiche americane e tedesche come possibili esempi da seguire.

Introduzione alla Microeconomia 196

Gli oppositori di questa linea sostengono, in pratica, che sia i provvedimenti america-

ni che quelli tedeschi abbiano avuto minor successo di quelli britannici nel preservare

la concorrenza e che politiche più rigide avrebbero il solo risultato di creare nuovo

lavoro per gli avvocati. Le imprese che sono in grado di assumere avvocati sufficien-

temente preparati solitamente possono aggirare gli statuti in modo da rispettare la

legge solo formalmente. Gli oppositori delle misure statutarie ritengono che queste

non potrebbero essere efficaci ma avrebbero l’effetto di aumentare considerevolmen-

te i costi e le complessità legali delle fusioni.

Alla luce di queste critiche vi sono coloro che affermano che le pratiche commerciali

non sono materia di regolamentazione governativa e che l’apparato investigativo e di

regolamentazione sviluppato dal 1948 dovrebbe essere eliminato, lasciando al mer-

cato la possibilità di decidere quali imprese devono chiudere e quali devono soprav-

vivere ed ingrandirsi. La storia, comunque, suggerisce che i mercati nei quali il Go-

verno non comunica l’intenzione di intervenire diventano meno concorrenziali e me-

glio organizzati per favorire i produttori a scapito dei consumatori.

In Appendice, alla fine di questo capitolo, sono elencate alcune relazioni del MMC

insieme a delle note riguardo le decisioni riportate nelle relazioni.

Vantaggi e Svantaggi delle fusioni

Il bilancio economico relativo alle fusioni può essere sintetizzato nel seguente modo:

1. La paura di una rilevazione, che normalmente è dannosa per la carriera e il reddi-

to della classe dirigente più anziana dell’impresa rilevata, è un potente incentivo

ad un utilizzo più efficiente delle risorse. E’ stato affermato che tale paura fornisce

una significativa verifica delle ambizioni della classe dirigente e assicura che i

tassi di crescita saranno ragionevolmente corrispondenti ai tassi di profitto. Senza

la minaccia di una rilevazione non ci sarebbe nessuna effettiva assicurazione che

un’industria utilizzi in maniera efficiente le proprie risorse. Ad esempio, negli anni

’50 e nei primi anni ’60, l’industria della birra non riuscì a capire il valore rivestito

dalle scarse aree cittadine, occupate da licenziatari con bassi profitti, e fu vittima

di quelle società più attente allo sviluppo del valore della proprietà immobiliare.

2. Sebbene alcune fusioni producano indubbiamente effetti economici positivi, il

motivo dominante che spinge ad una fusione sembra essere il desiderio di ridurre

la concorrenza attraverso l’eliminazione dei produttori rivali. Chiaramente ciò de-


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Appunti completi di Economia ed Organizzazione Aziendale del prof. Formica sulla microeconomia: il problema economico, la produzione, i costi di produzione, aziende, industrie e offerta, utilità e domanda del consumatore, la domanda, mercati, ricavi e prezzi, la concorrenza perfetta, imperfetta e monopolio, il mercato dei fattori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria informatica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed organizzazione Aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Formica Costantino.

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