MICROBIOLOGIA
INTRODUZIONE
La microbiologia è quella parte della Biologia che ha come oggetto di studio i microrganismi, ossia
forme di vita microscopiche non visibili ad occhio nudo, che rivestono un’importanza biologica
fondamentale nei cicli di trasformazione della materia.
I microrganismi sono le prime forme di vita comparse sulla Terra, circa 3,5 miliardi di anni fa: per
circa 2 miliardi di anni i microrganismi procarioti hanno rappresentato l’unica forma di vita sulla
Terra, fino alla comparsa dei primi eucarioti, avvenuta 1.3 miliardi di anni fa. Essi sono tuttora la
forma di vita più diffusa sul nostro pianeta, popolando anche zone e ambienti che sono sfavorevoli
per gli organismi pluricellulari.
Vengono inoltre impiegati dall’uomo in molte attività da migliaia di anni: si fa infatti uso di
microorganismi per la produzione di pane, alcolici, formaggi ed inoltre sono impiegati nelle
biotecnologie e nelle opere di biorisanamento per il ripristino della stabilità ambientale e
l’eliminazione di sostanze tossiche e inquinanti.
Tuttavia buona parte dei microrganismi è anche causa di patologia: essi sono implicati
nell’insorgenza non solo di malattie infettive, ma anche di tumori e di malattie infiammatoria. In
particolare, poiché sono caratterizzati dalla capacità di evolvere continuamente, essi sono in grado di
adottare strategie che permettono loro di superare gli approcci terapeutici messi in atto dall’uomo: si
parla infatti ora di malattie infettive riemergenti (tubercolosi), di malattie causate da patogeni
multiresistenti MDR (multi drug resitant pathogens), di malattie emergenti nuove ad eziologia
prevalentemente virale.
I microrganismi oggetti di studio della Microbiologia sono:
Procarioti: organismi molto semplici senza organuli con un unico cromosoma circolare immerso nel
citoplasma, a cui si aggiunge materiale genetico extracromosomiale contenuto nei plasmidi.
Presentano ribosomi 70S. La cellula è rivestita esternamente da una parete cellulare rigida (assente
in Mycoplasma) che conferisce alla cellua rigidità e resistenza: da essa originano organi di motilità e
sessili, ossia pili e flagelli. (Dimensione: 0.1-10 μm)
Eucarioti: presentano un grado di complessità notevolmente maggiore rispetto ai procarioti;
presentano infatti un corredo cromosomico diploide, strutture cellulari compartimentalizzate
(organuli) e una membrana cellulare simile a quella delle cellule umane. I ribosomi sono del tipo
80S.
Funghi o Miceti: organismi eucarioti caratterizzati dalla presenza di parete cellulare e mancanza di
motilità. Possono essere sia unicellulari sia organizzati in strutture pluricellulari filamentose; soltanto
poche specie sono agenti patogeni per l’uomo. Alcuni esempi sono candida albicans e i dermatofiti,
tra cui epidermophyton, microsporum, tricophyton. (Dimensione: 4-10 μm)
Protozoi: gruppo eterogeneo di microrganismi eucarioti con caratteristiche tipiche delle cellule
animali e mancanza di parete cellulari. Sono classificabili in protozoi propriamente detti,
unicellulari, e in metazoi, pluricellulari (nematodi). Il classico esempio è dato dagli sporozoi della
famiglia plasmodium, causa della malaria.
La Microbiologia include inoltre lo studio dei seguenti microrganismi:
organismi pluricellulari come gli elminti;
virus, particelle infettanti contenenti un genoma (Dimensione: 0.03-0.3 μm);
prioni, particelle infettanti che non possiedono genoma.
La branca della Microbiologia che si occupa dello studio dei microrganismi (virus, batteri, parassiti e
miceti) capaci di provocare malattie nell’uomo è la Microbiologia Medica. Tali microrganismi
hanno infatti un ruolo molto importante nella patologia in quanto sono causa di:
patologie infettive: infezioni respiratorie, AIDS, TBC, malaria, epatite…
tumori: molte forme di cancro sono associate a virus (epatite Be C, HPV, EBV) e a batteri
(Helicobacter Pylorii)
malattie scatenate dall’azione di più microbi (sclerosi multipla, aterosclerosi, diabete mellito
giovanile, artrite reumatoide, asma bronchiale).
I PRIONI
Con il termine prioni si definiscono agenti patogeni di natura esclusivamente proteica, delle
dimensioni di 100nm, provvisti di capacità infettante che sono responsabili di una serie di
encefalopatie degenerative dell’uomo e di alcuni animali, la cui trasmissibilità è stata provata sia in
condizioni sperimentali sia in vivo. Tali agenti patogeni hanno le caratteristiche di non possedere un
genoma, di non evocare alcuna risposta di tipo immunitario, di non poter essere coltivati in
laboratorio e soprattutto di essere resistenti a calore, disinfettanti e radiazioni.
I prioni sono in particolare isoforme patologiche di proteine normali che hanno origine primigenia
nella presenza di mutazioni nel gene codificatore e che si accumulano nelle cellule, neuronali
soprattutto, danneggiandole irreversibilmente. Un’altra caratteristica peculiare di questi agenti
patogeni è il fatto che l’inoculazione di un tessuto contenente prioni è in grado di indurre la
comparsa della malattia in soggetti normali.
La prima encefalopatia spongiforme di cui è stata documentata l’infettività è stata una patologia
animale, la scrapie, che si manifesta nelle greggi di pecore con atassia, tremori, prurito (da cui il
nome della malattia) e che è caratterizzata da lesioni degenerative del SNC, con presenza di vacuoli
nei dendriti neuronali.
Sul finire degli anni ’50 l’attenzione si spostò sulla kuru, una patologia caratterizzata da atassia
cerebellare e da alternazioni neurodegenerative del SNC che si manifestava in una popolazione
indigena della Papua Nuova Guinea: tale malattia aveva un carattere endemico-epidemico a causa
della trasmissione orizzontale dell’agente eziologico durante pratiche di cannibalismo rituale.
Forme di encefalopatia spongiforme trasmissibili presenti in tutto il mondo furono scoperte e
dimostrate negli stessi anni:
Sindrome di Creutzfeld-Jakob: demenza presenile con declino delle capacità motorie e cognitive e
rapida involuzione letale. La malattia è sporadica nel 90% dei casi, mentre risulta familiare nel 10%
dei casi, con trasmissione autosomica dominante.
GSS: atassia cerebellare familiare con accumulo nel tessuto nervoso di placche amiloidotiche.
Insonnia familiare fatale: consistente presenza di lesioni talamiche.
Negli anni ‘80-’90 fu dimostrato che la trasmissione delle encefalopatie spongiformi è possibile
per via interumana e interanimale, ma anche per via animale-uomo. Il caso più eclatante fu la
trasmissione all’uomo della BSE, l’encefalopatia spongiforme bovina: essa ha avuto origine nel 1986
in Gran Bretagna e si ritiene che il prione di BSE abbia avuto origine da quello della scrapie. Il salto
di specie, con la conseguente infezione esogena dell’uomo per via alimentare, sarebbe stato possibile
in seguito all’utilizzo di farine proteiche nei mangimi per il bestiame non più private del grasso
animale mediante solventi a base di petrolio. A partire dal 1995 fu documentata in Francia, Irlanda e
Gran Bretagna la comparsa di una nuova encefalopatia spongiforme, detta nuova Creutzfeld.Jakob
CJ-nv, caratterizzata da sintomi psichiatrici, placche amiloidotiche e morte entro 38 mesi
dall’infezione. È comunemente considerato che la CJ.nv sia conseguenza di una infezione esogena
contratta per via alimentare a seguito dall’assunzione di cibo proveniente da bovini affetti da BSE.
Eziologia e patogenesi delle malattie da prioni
Negli anni ’80 si è ottenuta la dimostrazione che la trasmissibilità della patologia coincide con una
SC
proteina parzialmente glicosilata, formata da 253 aa e del peso di 33-35 kDa, denominata PrP ,
proteina prionica, che è caratterizzata da una forte analogia strutturale con una proteina endogena dei
mammiferi, codificata da un gene in singola copia, espressa sulla superficie delle cellule nervose e a
C
funzione sconosciuta, chiamata PrP : le due proteine differiscono solo per il fatto che mentre la
proteina endogena è ricca in segmenti α elica, quella mutata è ricca in sequenze β foglietto ed è
inoltre resistente all’azione degli enzimi proteolitici.
La trasmissibilità dei prioni e quindi della corrispondente malattia è un fenomeno che richiede la
cooperazione della PrP normale codificata dall’organismo ospite con quella patologica esogena:
C
animali knock-out privi del gene per PrP sono resistenti alla malattia. In particolare, non è la PrP
esogena a moltiplicarsi e a determinare l’insorgenza della malattia, bensì la trasformazione della PrP
endogena nella forma mutata per interazione con quella esogena: i prioni che si ritrovano negli
C
animali infettati sono il risultato di una modificazione post-traduzionale delle molecole di PrP
dell’organismo ospite per azione dei prioni esogeni.
I prioni esogeni, infatti, hanno la capacità di impedire l’assunzione della corretta conformazione da
C
parte di PrP , favorendo la formazione di ampie sequenze β foglietto e quindi la transizione nella
SC
forma PrP . Dopo un periodo di incubazione sufficiente all’accumulo di quantità di PrP mutata
sufficienti ad indurre danni irreversibili compaiono nell’ospite i sintomi morbosi e i tessuti
contengono abbastanza prioni da poterli trasmettere ad un altro organismo.
Nelle encefalopatie spongiformi a carattere familiare, invece, il processo patogenetico è correlato
C
ad una mutazione sul gene che codifica per PrP .
Nelle forme sporadiche o idiopatiche, infine, si ammette che sia la casuale formazione di una PrP
endogena non corretta a scatenare l’insorgenza della malattia.
Un possibile fattore di aumentata predisposizione alla comparsa delle encefalopatie spongiformi è
individuabile nel polimorfismo in posizione 129 del gene PrP, dove è presente o una valina o una
metionina. Le persone omozigoti Val/Val e Met/Met presentano una maggiore possibilità di
insorgenza della malattia.
Diagnosi e Tarapia
La diagnosi è in genere clinica e il paziente presenta un progressivo e acuto declino delle funzioni
cognitive e motorie.
Al momento non esiono terapie valide e non si ha notizia di guarigioni spontanee della patologia.
Non esistono inoltre efficaci strumenti che possano ridurre il rischio di trasmissione iatrogena della
patologia (trasfusioni, trapianti…)
LA CELLULA BATTERICA
La cellula batterica è una cellula procariotica, delle dimensione di 1-3 μm, la cui forma può essere
ricondotta o alla sfera o al clindro: i batteri di forma sferica sono detti cocchi, quelli di forma
cilindrica bacilli. I batteri cilindrici molto corti sono detti cocco-bacilli; quelli con le estremità
affusolate sono detti bacilli fusiformi e quelli con una o più curvature vibrioni e spirilli.
Le singole cellule che si producono in un certo numero di generazioni mantengono uno stretto
rapporto di continuità dando origine a caratteristici raggruppamenti: diplococchi quando i batteri
sono uniti due a due, stafilococco se si hanno ammassi irregolari e streptococchi se si raggruppano in
catenelle.
Il carattere citologico più notevole della cellula batterica è rappresentato dalla sua architettura
estremamente essenziale, caratterizzata dall’assenza di compartimenti intracellulari separati da
membrane. Essa è fondamentalmente costituita da una struttura cromosomica semplice immersa
direttamente nel citoplasma, che è delimitato verso l’esterno da una membrana citoplasmatica dalla
quale si dipartono una serie di invaginazioni chiamate mesosomi. Il tutto è quindi racchiuso in un
contenitore rigido, la parete cellulare, alla cui superficie si trova spesso uno strato polisaccaridico
denominato capsula. In alcune specie la cellula è provvista di sottili appendici libere cotituite dai
flagelli e dai pili.
Genoma Batterico: all’interno del citoplasma è possibile individuare materiale genetico
di diverso tipo. Si ha innanzitutto il cromosoma batterico, costituito da un unico
lunghissimo filamento di Dna senza estremi liberi, ossia con struttura circolare, con
eccezione delle Borelie e di alcune spirochete. Tale Dna non risulta essere complessato
ad istoni ed è legato bassamente ad alcune proteine acidiche.
Oltre al Dna cromosomiale è presente anche un Dna extracromosomiale, costituito dai
plasmidi, che sono piccole molecole circolari di Dna dotate di replicazione autonoma e
che molto spesso codificano per fattori di patogeneticità e resistenza agli antibiotici.
Infine è possibile la presenza di Dna di origine fagica.
Citoplasma: il citoplasma batterico è estremamente povero in dettagli morfologici.
Occasionalmente sono presenti granulazioni citoplasmatiche che hanno di norma il
significato di accumuli di materiali nutritivi di riserva.
Nel citoplasma sono presenti i ribosomi, di tipo 70S, formati da una subunità maggiore
50S e da una minore 30S, molto simili a quelli presenti nei cloroplasti e nei mitocondri
delle cellule eucariotiche.
Membrana cellulare: essa ripete fondamentalmente l’organizzazione della membrana
eucaristica e come questa è formata da lipidi e proteine. Essa tuttavia, data la mancanza
di organuli citoplasmatici, deve svolgere anche le funzioni che nella cellula sono svolte
da questi ultimi: trasporto di nutrienti e cataboliti attraverso la membrana;
fosforilazione ossidativa (specie aerobie);
riproduzione della cellula batterica;
sede di enzimi responsabili della sintesi della parete cellulare;
sede di proteine coinvolte in meccanismi di trasduzione del segnale per
funzioni di adattamento ambientale;
generazione di una differenza di potenziale transmembrana.
La membrana di alcuni batteri presenta, in corrispondenza di alcune zone, delle
invaginazioni che si approfondano nel citoplasma e possono assumere una struttura
complessa multistratificata: tali strutture, dette mesosomi, sono funzionali alla
replicazione cellulare ed ai processi di fosforilazione ossidativa.
Parete cellulare: una caratteristica della cellula batterica è quella di essere racchiusa in
un contenitore rigido al quale si dà il nome di parete cellulare o sacculo. In base alla sua
composizione, i batteri possono essere classificati in due grandi famiglie:
batteri Gram positivi: in seguito a colorazione di Gram appaiono colorati di violetto;
batteri Gram negativi: in seguito a colorazione di Gram appaiono colorati di rosso.
La colorazione di Gram è una colorazione differenziale in cui il preparato vien trattato
con soluzione di cristalvioletto; si allontana quindi il colorante e si mordenza la
colorazione mediante trattamento con liquido di Lugol (ioduro di potassio e iodio).
Si decolora quindi il preparato con acetone ed infine con un secondo colorante di
colore rosso.
Il componente fondamentale della parete cellulare è il peptidoglicano, che ne costituisce
il 90% nei batteri Gram + e il 10% circa nei Gram-. Esso è formato dalla ripetizione di
una unità strutturale assolutamente peculiare della cellula procariotica: tale unità
strutturale è formata da due carboidrati azotati, che sono la Nacetilglucosamina e l’acido
muramico, legati tra loro mediante un legame β1-4. Al gruppo carbossilico dell’acido
muramico è legato un tetra peptide i cui aminoacidi più frequenti sono nell’ordine L-
alanina, glutammato, L-lisina e D-alanina. Nel polimero di peptidoglicano l’acido
muramico di una unità è legato alla Nacetilglucosamina dell’unità successiva mediante
legame β1-4 portando alla formazione di lunghe macromolecole lineari.
I diversi polimeri lineari sono poi collegati trasversalmente tra di loro in corrispondenza
delle catene aminoacidi che laterali, mediante legami peptidici tra la D-alanina di un
tetrapeptide e la L-lisina del tetrapeptide adiacente o attraverso un ulteriore da un
pentapeptide di glicina.
L’insieme dei polimeri lineari collegati trasversalmente forma così una struttura rigida
che avvolge interamente la cellula batterica.
La sintesi del peptidoglicano avviene in parte nel citosol e in parte all’esterno della
cellula, direttamente a livello della parete: nel citoplasma si ha la sintesi delle molecole di
glucosamina e di acido muramico legato già al tetrapeptide, che presenta una D-alanina in
più; questi vengono trasportati a livello della membrana, dove un trasportatore permette
la formazione dell’unità strutturale e il suo traslocamento all’esterno della cellula; qui,
infine, si ha l’assemblaggio delle varie unità e la formazione di legami crociati
trasversali.
Nei Batteri Gram+ la membrana plasmatica è protetta da una parete cellulare molto
spessa, di circa 20-80 nm, che circonda e racchiude completamente il battterio: essa
risulta essere formata da numerosi strati di peptidoglicano con intersecate inori quantità
di altri polimeri, rappresentanti essenzialmente dagli acidi teicoici: essi sono alcoli
polivalenti esterificati con scido fosforico i quali costituiscono la componente antigenica
della parete cellulare di questi batteri. La spessa parete dei Gram + è una struttura
altamente polare che si oppone al passaggio di molecole idrofobiche in grado di
danneggiare la struttura della membrana plasmatica, mentre risulta permeabile alle
molecole idrofile. In virtù di queste caratteristiche, essa è in grado di legare grandi
quantità di catoini che hanno il compito di grarantire un ambiente ionico adeguato al
funzionamento degli enzimi presenti nella membrana citoplasmatica, in particolare quelli
preposti alla sintesi dello stesso peptidoglicano. La struttura rigida consente inoltre ai
batteri di vivere in ambiente ipotonico, prevenendo l’estensione eccessiva della
membrana cellulare per aumento del volume citoplasmatico. Il fatto che siano colorati in
violetto nella colorazione di Gram è dovuto alle caratteristiche idrofobiche che il
colorante (cristalvioletto), che è inizialmente idrofilo, assume in seguit
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