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24/02/22

MICROBIOLOGIA : Scienza che studia i microbi, scienza dell’invisibile, organismi invisibili a occhio nudo

ma aventi grande impatto su ciò che li circonda. È una scienza giovane perché necessitava di attrezzatura

tecnologica avanzata per vedere i microbi, si sospettava della loro esistenza, ma non si poteva dimostrare.

Questi microbi venivano chiamati “animacula”.

1676 Antoine Van Leeuvenhoek, mercante di stoffe olandese con la passione per le lenti, costruì un

microscopio rudimentale che ingrandiva circa 300 volte, questa fu la prima dimostrazione dell’esistenza dei

microbi. Egli iniziò a osservare i materiali più disparati, la prima osservazione fu quella della placca batterica,

patina giallastra raschiata dai denti, questa è una comunità batterica molto ricca. In questa osservò dei

microrganismi che disegnò (rese note le sue ricerche alla “Royal Society” di Londra), ma le sue scoperte

rimasero a lungo isolate e non confermate perché non si riusciva a fabbricare lenti potenti come le sue.

La scoperta dei microrganismi rafforzò l’idea, già presente, che questi fossero responsabili delle malattie

dette contagiose. Ci vollero più di 200 anni (metà dell’800) per capire che potessero essere agenti di malattie.

Grande impulso fu dato da Robert Koch (1843-910):

 1878: Prima dimostrazione diretta che i microrganismi sono agenti di malattie, egli dimostrò l’agente

eziologico del carbonchio (Bacillus anthracis), che colpiva il bestiame.

 1882: isolò l’agente eziologico della tubercolosi (Mycrobacterius tuberculosis).

 1888: Isolò il vibrione del colera (Vibrio cholerae) identificato nell’acqua contaminata.

 1905: Vinse il premio Nobel per la medicina.

In circa 25 anni furono scoperti i principali agenti batterici di malattie dell’uomo e furono messi a punto

metodi di prevenzione con l’immunizzazione artificiale (vaccino) e l’applicazione di misure igieniche. Verso

la metà del ‘900, furono introdotti i primi antibiotici (1940, penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel

1928).

Dall’inizio del secolo scorso le morti per malattie infettive sono andate progressivamente diminuendo grazie

all’introduzione di vaccini e antibiotici. Le malattie infettive nonostante tutto sono odiernamente la seconda

causa di morte su scala globale, 6 di queste sono quelle principali: malattie respiratorie (influenza,

polmonite…), AIDS, diarrea, tubercolosi, malaria, malattie dell’infanzia (morbillo, tetano, pertosse…). Nei

paesi sviluppati le maggiori cause di morte sono principalmente malattie non trasmissibili, come il cancro,

mentre in quelli in via di sviluppo sono rimaste presenti quelle infettive.

La possibilità che insorgano nuovi agenti eziologici infettivi è sempre presente:

 2003: SARS-CoV severe acute respiratory sindrome;

 2009:H1N1, Influenza suina (pandemia);

 2014: Ebola virus (epidemia);

 2019-oggi: SARS-CoV-2 (pandemia). 1

CLASSIFICAZIONE I microrganismi sono un gruppo molto eterogeneo di organismi viventi

comprendenti alcuni metazoi, protozoi, alcune alghe, funghi, batteri e virus.

Generalmente sono unicellulari, ma talvolta possono aggregarsi tra loro a

formare aggregati pluricellulari in cui tutte le cellule sono equivalenti e,

occasionalmente, possono presentare cellule, o gruppi di cellule, con

caratteristiche morfologiche e funzionali differenziate. 2

In base alla complessità strutturale:

Organizzazione cellulare Gruppi importanti Principali caratteristiche biologiche

Procarioti Batteri Capaci di vita autonoma

Spirochete Batteri spiraliformi

Rickettsie e Clamidie Parassiti endocellulari obbligati

Eucarioti Miceti (o funghi) Uni o pluri-cellulari con spessa parete

Protozoi Unicellulari, privi di parete

Struttura acellulare Virus Parassiti endocellulari obbligati

DIFFERENZA TRA PROCARIOTI E EUCARIOTI:

Ci sono due principali differenze: i procarioti non presentano una membrana nucleare, non c’è una

compartimentizzazione del citoplasma, ovvero non si hanno organelli complessi, ne sistema di membrane

interne presenti, invece, negli eucarioti. Altre differenze riguardano le dimensioni, maggiori nella cellula

eucariotica…

I BATTERI

Procarioti.

Classificazione in base ai criteri morfologici:

 Forma: importante perché, come molti altri caratteri, è un carattere tassonomico, ovvero, sempre

costante in una specie.

o Cocchi:

 Sferici: la maggior parte.

 Reniformi (o a fagiolo): neisserie.

 A punta di lancia: pneumococchi.

 A virgola: vibrioni.

o Bastoncelli:

 Dritti e regolari: bacilli.

 A spirale: spirilli.

 Filamentosi.

Diagnosi eziologica: diagnosi che mi dà indicazioni sulla malattia da cui sono affetta. 3

 Disposizione: come si pone rispetto alle cellule sorelle.

o A coppie: diplococchi.

o A catene più o meno lunghe: streptococchi.

o Irregolare: stafilococchi (grappoli).

o Tetradi: quattro cellule.

o Sarcine: otto cellule a cubo.

COCCHI: Organizzazione in funzione del piano di divisione cellulare.

La disposizione è caratterizzata dalla divisione cellulare, se questa avviene:

 secondo un solo asse ho:

o Diplococchi: cellule unite a due a due.

o Stafilococchi: le cellule figlie rimangono unite ed a loro volta si dividono secondo

piani tra loro paralleli e perpendicolari al piano di allungamento della catena di

cellule.

 se avviene secondo assi casuali irregolari disposti in tutte le dimensioni dello spazio ho la

formazione degli stafilococchi: ammassi irregolari di cellule.

BACILLI: Possono avere disposizione regolare o irregolare.

 Caratteri tintoriali:

o La colorazione più diffusa è la colorazione di Gram, introdotta da Hans Christian Joachim

Gram (1853-1938). Si dispongono i batteri in uno strato sottile su un vetrino, si fanno

asciugare e si attua un fissaggio al calore, passandoli velocemente sulla fiamma di un becco,

questo evita che il colorante rimuova i batteri dal vetrino.

 Colorazione primaria: si ricopre completamente il vetrino di cristalvioletto,

colorante basico viola che si lega alla superficie cellulare caricata negativamente nei

batteri. Tutti i batteri sono viola.

 Mordente: fissaggio del colore, si ricopre il preparato con una soluzione di ioduro di

potassio e di iodio che si complessa con cristalvioletto e materiale cellulare. 4

 Decolorazione: aggiungo gocce di etanolo, in questa fase noto un comportamento

diverso, alcuni mantengono il colorante, altri perdono la colorazione primaria

divenendo incolori.

 Colorazione di contrasto: tratto con safarina, colorante rosso, che da colorazione ai

GRAM-.

o Su questa base i batteri si dividono in:

 GRAM+: mantengono il colorante.

 GRAM-: perdono il clorante

Questi caratteri (morfologia, disposizione e caratteristiche tintoriali) possono essere visti solo con

microscopio ottico dopo aver eseguito una colorazione di Gram.

Ad occhio nudo posso vedere le colonie batteriche, risultato della divisione di una cellula batterica.

Contengono milioni di cellule batteriche. Possono essere osservate ad occhio nudo sulla superficie di terreni

di coltura solidi, ovvero mezzi artificiali che contengono vari nutrienti in grado di sostenere la crescita dei

batteri.

Anche la forma e la morfologia delle colonie costituiscono dei caratteri tassonomici:

NOME BATTERI:

In latino, costituito da due nomi, spesso questo conferisce informazioni. Per esempio “Streptococcus

(disposizione) pneumoniae (polmonite)”, “Staphyloccoccus (disposizione) aureus (colore giallastro)”.

Colonie Mycrobacterium tubercolosis: colonia a cavolfiore.

CLASSIFICAZIONE IN BASE AI CARATTERI METABOLICI E BIOCHIMICI

Sono caratteri più obbiettivi rispetto a quelli tassonomici, non dipendono da chi li osserva.

La classificazione permette di identificare una specie batterica o varianti all’interno di essa (BIOTIPI) tramite

l’analisi del “profilo” biochimico.

 Necessità o meno dell’ossigeno per la crescita (aerobi/anaerobi);

 Utilizzazione di alcuni zuccheri come unica fonte di carbonio;

 Produzione di certi substrati;

 Utilizzazione del citrato;

 Produzione di certi enzimi; 5

 Decarbossilazione di alcuni aminoacidi.

 …

Questi caratteri vengono rilevati attraverso dei kit commerciali che permettono di eseguire

contemporaneamente sullo stesso isolato clinico più di venti test biochimici miniaturizzati. Sono costituiti da

pozzetti in cui si ha del substrato e a seguito dell’incubazione a seconda del colore del pozzetto si avrà un

determinato profilo biochimico, se ho un risultato positivo avrò + altrimenti -. Questi risultati vengono

confrontati con un database computerizzato per ottenere l’identificazione del microorganismo.

Si può identificare un batterio secondo semplici chiavi tassonomiche:

Escherichia coli Staphylococcus aureus:

:

CLASSIFICAZIONE SULLA BASE DEI CARATTERI SIEROLOGICI:

Permette di identificare delle specie, o delle varianti all’interno di essa (SIEROTIPI/SIEROGRUPPI), sulla base

degli ANTIGENI Molecole di superficie riconosciute come estranee dall’organismo umano, o animale, e

sulla base delle il sistema immunitario produce anticorpi.

Molti batteri esistono in natura come varianti antigeniche multiple (es. Meningite gruppo A, B e C), questo è

un vantaggio selettivo per la sopravvivenza del batterio (altrimenti la popolazione si immunizzerebbe).

CLASSIFICAZIONE SULLA BASE DEI CARATTERI GENETICI:

E’ il metodo più accurato di identificazione di una specie, analizza una serie di caratteri genetici tra cui:ù

 Percentuale di guanina e citosina;

 Percentuale di ibridazione del DNA;

 Analisi dei plasmidi;

 Analisi delle sequenze codificanti per l’RNA ribosomiale;

 Analisi di frammenti di DNA cromosomico generati con enzimi di restrizione;

 Analisi della sequenza nucleotidica di particolari regioni genetiche;

 Sequenziamento dell’intero genoma. 6

o Conoscere la sequenza delle basi azotate.

o 1995 sono state ottenute le prime sequenze complete del genoma di 2 specie batteriche:

Haemophilus influenzae e Mycoplasma genitalium;

o Permette di identificare i geni delle proprietà patogene.

o Fornisce una grande quantità di informazioni grazie all’analisi comparativa delle sequenze;

o Da allora sono stati sequenziati e pubblicati più di 300 genomi batterici appartenenti per lo

più a batteri patogeni, ma anche a normali saprofiti ambientali;

o Circa 940 genomi batterici sono al momento in corso di sequenziamento.

NOMENCLATURA BATTERI:

 In Latino;

 Si scrive in corsivo;

 BINOMIALE: Fu inventata da Linneo nel “Sistema Naturae”.

 Esempio: Treponema pallidum (sifilide):

STRUTTURA GENERALIZZATA DI UNA CELLULA BATTERICA

 Unicellulare; 7

 IL CITOPLASMA BATTERICO:

Massa semifluida racchiusa dalla membrana citoplasmatica. È costituito da una soluzione

acquosa in cui sono presenti tutti gli elementi che assicurano il metabolismo cellulare:

 Proteine;

 Metaboliti intermedi;

 Enzimi;

 Ribosomi (fino a 20.000 in E.coli);

o 2 subunità, costituiti da RNA (65%) e proteine (35%), si associano in catene

chiamate polisomi.

 Assenza di mitocondri, apparato del Golgi, Reticolo endoplasmatico, lisosomi etc.

 Presenza di inclusioni citoplasmatiche (granuli) contenenti sostanze di riserva.

 MATERIALE GENETICO:

Non è racchiuso da una membrana nucleare come nelle cellule eucariotiche, ma è libero nel

citoplasma;

È aploide (1 copia di ciascun gene), costituito da un unico cromosoma= molecola di DNA

circolare a doppio filamento; Ha notevoli dimensioni (c.a.1 mm da steso) ----> strettamente

avvoltolato a formare un nucleoide da cui sono esclusi i componenti citoplasmatici; associato

a poliammine e a proteine basiche simil-istoniche.

Una piccola % di DNA (1-2%) ha localizzazione extracromosomica e va a costituire, nel

citoplasma, piccole unità circolari di DNA chiamate PLASMIDI. I plasmidi possono

moltiplicarsi indipendentemente dalla normale divisione della cellula ospite e trasportano

informazione genetiche non indispensabili alla vita del batterio, ma che possono essere

importanti per la sua patogenicità.

Tra i caratteri legati a geni plasmidici sono da ricordare:

o La resistenza agli antibiotici;

o La produzione di alcune tossine;

o La produzione di battericine (proteine ad attività antibatterica, importanti nei

fenomeni di competizione tra batteri).

 MEMBRANA CITOPLASMATICA: 8

È morfologicamente simile a quella delle cellule eucariotiche, racchiude il citoplasma

batterico. È strutturata secondo il modello a mosaico fluido (doppio strato fosfolipidico) ed

è composta da:

o FOSFOLIPIDI:

 Molecole amfipatiche che in ambiente acquoso si organizzano a formare un

doppio strato (in E. coli sono stati identificati 7 tipi di fosfolipidi; uno dei più

comuni è rappresentato dalla FOSFATIDILSERINA).

o PROTEINE:

 PERIFERICHE: blandamente associate alla membrana;

 INTEGRALI: le più abbondanti -70%-, attraversano tutto lo strato idrofobico;

circa 200 proteine nella membrana di E. coli).

o CARBOIDRATI:

 In piccola quantità sotto forma di glicoproteine o glicolipidi.

o NON CONTINE STEROLI (che rendono la membrana rigida): Tranne che nei

micoplasmi.

FUNZIONI:

 Barriera selettiva e di trasporto di soluti dentro e fuori dalla cellula:

È responsabile della ritenzione del contenuto intracellulare e del controllo dello

scambio dei metaboliti. La disposizione del doppio strato lipidico rende la

membrana impermeabile agli ioni e alla maggior parte delle molecole polari

(idrofiliche) ed anche a quelle non polari (idrofobiche) con un peso molecolare

superiore ad un certo valore a meno che non esistano sistemi di trasporto

specifico.

 Funzione biosintetica:

Nella membrana sono localizzati gli enzimi che sintetizzano i precursori

polisaccaridici della parete cellulare, così come i trasportatori lipidici su cui

vengono riunite le sottounità della parete cellulare.

 Trasporto di elettroni e fosforilazione ossidativa nelle specie aerobie:

(produzione energia)

I citocromi e gli altri enzimi della catena respiratoria sono situati nella membrana

citoplasmatica, che risulta analoga funzionalmente alla membrana interna dei

mitocondri delle cellule eucariotiche.

 Interviene nel processo di duplicazione del DNA:

Contiene gli enzimi necessari alla duplicazione del DNA e lo tiene ancorato al fuso

primitivo. 9

La membrana spesso si invagina all’interno del citoplasma a formare

MESOSOMI, che possono essere anche molto voluminosi.

Essi sono invaginazioni della membrana citoplasmatica di notevoli dimensioni, di

forma irregolare, spesso circonvoluta, abbondanti e voluminosi soprattutto nei

batteri Gram+. Svolgono molte delle funzioni della membrana citoplasmatica:

 Mesosomi settali: intervengono nella divisione cellulare e tengono

legato il DNA facilitando la separazione dei 2 cromosomi e la produzione

del setto trasverso.

 Mesosomi respiratori: contengono la maggior parte dei citocromi e degli

enzimi respiratori.

 Mesosomi biosintetici: contengono enzimi che intervengono nella

sintesi dei componenti della parete.

 PARETE BATTERICA:

Involucro posto all’esterno della membrana citoplasmatica in quasi tutti i batteri (ad eccezione dei

micoplasmi). Spessore variabile, costituenti peculiari, alcuni dei quali presenti solo nei batteri.

FUNZIONI:

 Protezione dai danni di tipo osmotico (la più importante): se una cellula viene posta in un

ambiente acquoso, a causa della quantità di costituenti del citoplasma (il quale è ipertonico

rispetto all’esterno) l’acqua inizierà a penetrare. Se non vi fosse la membrana la cellula

scoppierebbe.

Alcuni antibiotici, come la penicillina, inibiscono la formazione della parete batterica.

 Mantenere la forma del batterio;

 Protegge dalle offese meccaniche;

 Funzione immunitaria;

COMPOSIZIONE CHIMICA:

Il principale costituente è il PEPTIDOGLICANO (o MUREINA, nome che fa riferimento alla funzione=

muro), grande molecola costituita da peptidi (piccola sequenza di amminoacidi, legano

trasversalmente le catene e sono legati tra loro da legami covalenti) e glucidi (lunghe catene lineari

disaccaridiche concentriche alla cellula batterica), responsabile della rigidità della parete. 10

La parete batterica è diversa nei GRAM+, rispetto ai GRAM-:

Acidi teicoici e lipotiecoici= Di natura lipidica solubile

componenti non mureinici all’acool

I GRAM+, quindi, trattengono il colore grazie allo spesso strato di peptidoglicano mentre, i GRAM-, non lo

trattengono a causa dello strato sottile e della membrana solubile in alcool.

STRUTTURA DEL PEPTIDOGLICANO:

 COMPONENTE GLUCIDICA:

Catena lineare di n unità di un disaccaride costituto da:

N-acetil-D-glucosammina (NAG)

Acido N-acetil-muramico (NAM)

Che si alternano linearmente. Entrambe hanno la stessa struttura (a 6 atomi di C, comune in natura),

ad eccezione di un acido lattico legato mediante ponte ad ossigeno al C3 del NAM. 11

Legame β-1,4-glicosidico = covalente forte.

Il Lisozima è presente nei nostri fluidi e va a idrolizzare il legame che unisce il NAG al NAM,

indebolendo la parete batterica, fa quindi parte del sistema di difesa innato dell’organismo.

 COMPONENTE PEPTIDICA: (corte catene)

Catena di aminoacidi (TETRAPEPTIDE) alternati negli stereoisomeri D e L. Il gruppo carbossilico del

gruppo lattilico del NAM si lega al gruppo aminico del primo a.a. del tetrapeptide mediante un

legame carboaminico. La sequenza di a.a. nei tetrapeptidi può variare da una specie batterica

all’altra, ma contiene sempre in terza posizione un a.a. BIBASICO che è in genere la LISINA (nei Gram

+) o l’ACIDO DIAMINOPIMELICO (nei Gram-).

I tetrapeptidi legati al NAM si legano tra di

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Scienze biologiche BIO/19 Microbiologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliadanti02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microbiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Batoni Giovanna.
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