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Michelstaedter nel '900: forme del tragico contemporaneo

Ebraismo e storia prima della grande guerra mondiale

Zweig: l’adattarsi al popolo ospitante è per gli ebrei misura esteriore di protezione, ma soprattutto un profondo bisogno dettato dalla loro nostalgia di patria. La loro integrazione è favorita dalla struttura cosmopolita dell’impero austro-ungarico, all’interno del quale nasce la “borghesia ebraica”, gruppo economicamente potente affine ai valori asburgici. Ma il desiderio ebreo d’integrazione spesso li porta a comportamenti eccessivi di goffa emulazione, talvolta giungendo a un’“ipertrofia del sapere”: darsi una cultura per distruggere in sé stesso l’ebreo, impadronendosi dell’intero arco della tradizione culturale ospitante. Nonostante ciò, l’ebraicità continua a manifestarsi in alcune peculiarità intellettuali e comportamentali (es: concezione austera della realtà, compiacimento nel discendere da un’antica civiltà del dolore). Tutto questo porta l’ebreo ad un disorientamento culturale.

Broch: ciò che distingue i gruppi dominanti (europei) dai gruppi subalterni (ebrei): i primi autoesaltano la loro ‘bellezza’ e ricordano narcisisticamente le gesta passate, i secondi partecipano all’esaltazione della bellezza del gruppo dominante da loro assimilato, aggiungendovi l’orgoglio stesso di averlo assimilato. Il milieu sociale cui si assimilano rimane però sempre ad una distanza spirituale che lo rende estraneo.

Léon: la fioritura di nazionalismi fa sì che la borghesia ebraica, economicamente potente, minacci i privilegi delle altre classi, che in difesa avanzano l’ideologia del moderno antisemitismo. L’ebreo si vede assegnare nuovamente il ruolo del diverso: ciò suscita in lui tanto il rammarico per non esser divenuto parvenu, tanto il rimorso del parvenu per aver tradito il proprio popolo (H. Arendt). Nasce il movimento sionista per una patria assicurata al popolo giudaico in Palestina.

Michelstaedter denuncia una crisi dell’individuo, durante un periodo storico di transizione; indica il “dissesto morale” come malattia dell’epoca. “L’esistenza è un’anarchia del chiaroscuro […] è il meno reale di tutti i modi di essere immaginabili”. La frantumazione dei valori umanistici porta la generazione di Michelstaedter in forte contrasto rispetto a quella precedente, dagli ideali laico-progressisti, dell’Ottocento materialista e positivista (v. lettere al padre Alberto). Ne è prova l’interesse da parte del filosofo per il misticismo cabalistico, desiderio di rintracciare una tradizione ebraica seconda (alla classica razionalista) fondata su valori irrazionali. Elaborazione di un modello di cultura “apocalittico” (Kermode): il presente non è più Progresso ma Decadenza, l’uomo non è più personalità autonoma ma “cosa tra le cose”. Afferma Michelstaedter: “Tutti i progressi della civiltà sono regressi dell’individuo”. “Storie generali […] sono autoapologie dell’umanità che afferma se stessa” -> “Nessun uomo nasce più nudo ma tutti con la camicia, tutti già ricchi di ciò che i secoli hanno fatto per render loro facile la vita.” -> il concetto di passato porta ad una conoscenza riduttiva, impone all’uomo una camicia che ne nasconde l’immagine archetipa, sopprimendone ogni espressione. È necessario uno sguardo antistorico (v. Nietzsche) per compenetrare la coscienza del presente con i modelli del passato. La negazione di un metodo storico per giungere ad un’autentica conoscenza della natura umana, così come la negazione di ogni realtà contingente per giungere ad un’autentica idea di individuo: in Michelstaedter l’uomo della persuasione si afferma del tutto negativamente, attraverso la pura negazione di tutto ciò che è finito.

Il pensiero di Carlo Michelstaedter e il tragico

Nietzsche individua come problema il tramonto dell’Occidente, la cui nuova alba può essere portata dal mito del superuomo. Visione tragica del mondo: (1) al suo interno individuo e società, soggetto e destino, conducono una battaglia priva di fede e ragione (valori cardine le cui rispettive ragioni si annullano vicendevolmente), inoltre (2) tragica è la lotta contro la società tecnificata, che nonostante i comfort impedisce la libera emancipazione spingendo a una sempre più raffinata coercizione.

Michelstaedter si pone come obiettivo la costruzione dell’individualità attraverso il superamento del mondo, per rendere l’uomo sovrano del proprio destino. Escamotage linguistici utilizzati dal filosofo ne La persuasione sono: il modo imperativo, le variazioni allegoriche (frequenti riferimenti a matematica e geometria), le scansioni figurative, il dialetto friulano. La tesi di laurea, la cui essenza è il pensiero in quanto tale e non la critica, diventa la scena occasionale per elaborare una certa idea di perfezione esclusiva. L’uomo deve trovare la forza di separarsi dai codici del bene e dell’utile, all’autoperfezione si giunge per tragica ascepsi interiore, non imitando esperienze altrui “ognuno deve trovarsi la via da sé […] chi non sente di doverla, di saperla fare, non è buono a farla”. L’uomo persuaso è colui che non patisce il bisogno di vivere: “la vita esige […] la morte. In tale misura vita e morte stanno su un gradino dell’essere, come tesi e antitesi” afferma Simmel, Michelstaedter sostiene: “Chi teme la morte è già morto”.

La civiltà europea si pensa avviata verso la felicità collettiva grazie al progresso scientifico e tecnologico: sogno che si trasformerà in incubo all’avvento del conflitto mondiale nel 1914. Opposizione all’identità felicità-progresso così concepita è posta da Michelstaedter, ma anche successivamente da Svevo, Bassani, Celati ed infine Pirsig. Tutti gli autori citati sono accomunati da un’esperienza filosofico-letteraria in cui è protagonista un’ontologia negativa.

Ne La coscienza di Zeno, Svevo riprende varie parole-tema michelstaedteriane; Bassani ne La passeggiata prima di cena compie un’acre accusa verso la figura dello scienziato positivista il cui ottimismo è imputabile del successo fascista; Pirsig, pur non conoscendo il filosofo goriziano, effettua un’analisi spietata alle forme corrotte della cristallizzazione scientifica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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