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Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda

Riassunto completo realizzato interamente da Francesca Baetta

Cos’è l’analisi di bilancio? A cosa serve, a chi è rivolta e quando viene e ettuata?

1. 1

L’analisi di bilancio consiste in una elaborazione ed approfondimento degli schemi di bilancio e nota

integrativa previsti dal codice civile, col ne di eliminare l’ordine di grandezza del numero e confrontare i

dati e l’economicità dell’impresa nel tempo, e con le altre imprese competitors.

Essa permette di fornire informazioni agli stakeholder interni/esterni (conferenti di capitale di rischio,

conferenti capitale di prestito, clienti, fornitori, istituti di credito, dipendenti) aggiuntive, che il solo bilancio

d’esercizio non fornisce (situazione patrimoniale, nanziaria, economica, risultati raggiunti.)

L’analisi di bilancio deve essere e ettuata il più spesso possibile (periodicamente), quando richiesto da

istituti nanziari e in caso di ristrutturazione aziendale.

L’analisi di bilancio è obbligatoria dal 2019 grazie al codice della crisi dell’impresa, il quale prevede

un’analisi della solvibilità e solidità dell’impresa ogni 3 mesi prospetticamente su 6.

Le imprese che non e ettuano tali analisi e viene meno la loro continuità, verranno trasformate da imprese

con autonomia patrimoniale perfetta ad imprese con autonomia patrimoniale imperfetta, i soci diventeranno

responsabili anche con il proprio patrimonio personale delle obbligazioni contratte dalla società.

Tale analisi si compone di 4 fasi:

1. Normalizzazione dei dati: tale fase consiste in una lettura approfondita di tutti gli schemi di bilancio,

relazione della gestione, nota integrativa, relazioni di altri soggetti come il collegio sindacale o il revisore,

sia singolarmente che in modo incrociato, al ne di far emergere eventuali variazioni nelle classi di valori

e operazioni straordinarie. Normalizzare signi ca depurare il bilancio da interferenze scali o extra

gestionali.

2. Riclassi cazione degli schemi di SP e CE: viene fatta una rielaborazione e rilettura di tali schemi

utilizzando diverse metodologie, in base all’obiettivo che si vuole raggiungere. Tali schemi però non

o rono un quadro completo, perciò è utile avvalersi di ulteriori schemi come la nota integrativa e la

relazione sulla gestione.

3. Indici di bilancio: l’indice di solidità, l’indice di liquidità e in ne l’indice di redditività.

4. Analisi della dinamica nanziaria: viene utilizzato il rendiconto nanziario per analizzare le entrate e

uscite di cassa dell’esercizio di riferimento, attraverso la scomposizione della gestione in 3 sotto

gestioni, la gestione operativa, di investimento e di nanziamento.

2. In cosa consiste la riclassi cazione del SP e quali diverse metodologie possono essere utilizzate?

La riclassi cazione dello stato patrimoniale ha l’obiettivo di fornire informazioni circa la struttura

patrimoniale e nanziaria dell’impresa in modo veritiero, chiaro e corretto.

Inoltre si pone l’obbiettivo di fornire una serie di informazioni più ampie e complete possibili ai diversi

stakeholder.

1. SP secondo il criterio di liquidità-esigibilità

Tale metodologia viene utilizzata per classi care gli investimenti e nanziamenti in base alla loro scadenza,

come periodo di tempo di riferimento viene utilizzato l’esercizio (un anno).

Esso permette di analizzare la struttura patrimoniale dell’impresa (rigidità) e la capacità di far fronte ad

uscite di cassa nel breve periodo con le sole attività a breve (indici di liquidità).

Tale schema è rappresentato a sezioni contrapposte, abbiamo gli impieghi, i quali rappresentano le liquidità,

e le fonti, che rappresentano l’esigibilità.

L’attivo a breve si compone di:

-attività immediate: prontamente esigibili o destinate a trasformarsi in cassa/

banca entro 3 mesi.

-attività di erite: attività che si trasformeranno in liquidità entro il loro normale

ciclo di vita, non superiore ad un anno (crediti vs clienti, crediti vs fornitori).

-disponibilità di magazzino: risorse che non hanno ancora generato ricavi in

quanto devono subire ancora uno più fasi del ciclo di acquisto (rimanenze).

-capitale investito.

riassunto completo realizzato da Francesca Baetta

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L’attivo a lungo o sso (scadenza >12 mesi) si compone di:

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-immobilizzazione materiali: compone la struttura ssa dell’impresa, perciò determina sua la rigidità

(fabbricati, attrezzature, impianti).

-immobilizzazione immateriali: brevetti, licenze.

-immobilizzazioni nanziarie: titoli, partecipazioni, crediti a lungo.

Le fonti sono suddivise in mezzi di terzi, ovvero:

-passivo a breve: uscite di cassa entro e non oltre 12 mesi (debiti vs clienti, debiti vs fornitori).

-passivo a lungo: nanziamenti a lungo termine (>12 mesi) come i mutui o prestiti obbligazionari.

-mezzi propri: rappresentano il patrimonio netto della società, costituto da capitale sociale, utili, riserve.

2. SP secondo il criterio di pertinenza gestionale

Tale metodologie permette di distinguere investimenti e nanziamenti derivanti dalla gestione operativa, da

tutto ciò che riguarda la gestione extra-operativa.

Viene perciò analizzato il ciclo acquisti- produzione-vendita dell’impresa, indipendentemente dalle

scadenze. Esso si compone di impieghi e fonti a sezione contrapposte, distinguendo le attività e passività

tra operativa (correnti e non correnti) e non operativa.

Attivo operativo: riguarda la gestione operativa, ovvero il core business

dell’impresa, perciò tutto ciò che in uenza il ciclo acquisto produzione e vendita.

Al suo interno distinguiamo tra:

-correnti: crediti vs clienti, magazzino, cassa attiva (tutto ciò che riguarda la

produzione).

-non correnti: crediti di natura nanziaria, legati alla gestione operativa.

Attivo non operativo: riguarda attività le quali non rientrano nella gestione

operativa, perciò non in uenzano il ciclo acquisiti-produzione-vendita

dell’impresa (es: partecipazioni non strumentali all’attività, immobili civili dei

soci).

-capitale investito

Passivo operativo: passività le quali rientrano nella gestione operativa dell’impresa, il quale si scompone in

-corrente: debiti vs fornitori, clienti, dipendenti.

-non correnti: mutui, prestiti obbligazionari, debiti tributari inerenti alla gestione operativa.

-patrimonio netto (capitale sociale, utili, riserve).

3. In cosa consiste la riclassi cazione del CE e quali diverse metodologie possono essere utilizzate?

La riclassi cazione del conto economico viene utilizzata per determinare il risultato d’esercizio (utile o

perdita), avvalendosi di diversi schemi, i quali riconducono allo stesso risultato nale (reddito netto).

Per e ettuare tale riclassi cazione devono essere determinate le diverse gestioni parziali:

-gestione caratteristica: riguarda il core business dell’impresa o attività tipica, tale gestione determina la

continuità aziendale ed il successo duraturo.

-gestione nanziaria: rappresenta la capacità dell’impresa di reperire risorse nanziarie dall’esterno, ad

esempio attraverso istituti di credito come le banche, ottenendo degli oneri nanziari.

-gestione straordinaria: proventi di natura eccezionale e non ripetibili, come ad esempio un risarcimento.

-gestione tributaria: tale gestione riguarda il rapporto che l’impresa ha con lo Stato nel pagamento delle

imposte e tasse.

-gestione accessoria: proventi derivanti dalla gestione extra caratteristica (a tti attivi).

1. CE a ricavi e costo del venduto

Tale riclassi cazione permette di determinare il risultato d’esercizio attraverso la scomposizione della

gestione caratteristica in 3 sotto gestioni (amministrativa, industriale e commerciale).

Esso è rappresentato a forma scalare, ed esplica il risultato d’esercizio tramite risultati intermedi.

destinazione economica.

I costi e ricavi sono classi cati per

Ricavi netti-costo del venduto=MIL-costi amministrativi/industriali/commerciali=reddito operativo-oneri

nanziari=reddito corrente-oneri straordinari=reddito ante imposte-imposte=reddito netto.

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Costo del venduto: rappresenta i costi operativi sostenuti dall’impresa per la produzione dei propri output

(beni e servizi).

Margine industriale lordo: si determina dalla di erenza tra i ricavi netti e i costi sostenuti (costo del venduto).

Determina un primo risultato intermedio dell’impresa, perciò permette di misurare l’e cacia della stessa.

Tale indicatore può essere migliorato riducendo i costi del venduto o aumentando i prezzi degli output.

Rappresenta l’attività industriale.

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2. CE a valore aggiunto

Tale schema viene utilizzato per distinguere il VA (ricchezza) prodotto dall’impresa con le risorse interne, dal

VA prodotto dall’impresa avvalendosi delle risorse acquistate esternamente; con l’obbiettivo di distribuire

tale VA tra i vari stakeholder interni ed esterni all’impresa.

natura economica.

I costi ed i ricavi vengono classi cati per

Ricavi netti-consumi-costi esterni=VA-costi del personale=MOL-ammortamenti/accantonamenti=reddito

operativo-oneri nanziari=reddito corrente-oneri straordinari=reddito ante imposte-imposte=reddito netto.

Consumi: dati da acquisti + rimanenze iniziali + rimanenze nali.

Margine operativo lordo o EBITDA: esso misura il risultato intermedio della gestione, al lordo di

ammortamenti ed accantonamenti. Permette di veri care se la gestione operativa produce o assorbe

risorse (ricchezza).

3. CE a variabilità dei costi operativi

Tale schema di CE permette di analizzare la struttura dei costi aziendali, e l’in uenza che gli stessi hanno

all’interno dell’azienda oggetto di analisi. Misura la essibilità dell’impresa rapportata ai suoi costi.

Inoltre misura il grado di rischio operativo in base alla struttura dei costi, alla capacità della produzione di

dipendenza

assorbire i costi ssi. Viene rappresentato a forma scalare con costi e ricavi classi cati per

dalle quantità prodotte.

Ricavi netti-costi variabili=MdC-costi ssi=reddito operativo-oneri nanziari= reddito corrente-oneri

straordinari=reddito ante imposte-imposte=reddito netto.

Costi variabili: costi che variano al variare delle quantità prodotte (materie prime, semilavorati).

Costi ssi: costi che non variano al variare delle quantità prodotte (a ttii, costi telefonici, costi del

personale).

Margine di contribuzione aziendale: determinato dalla di erenza tra i ricavi netti e i costi variabili. È il reddito

conseguito dopo averlo coperto i costi variabili.

4. Illustra i principi generali dell’analisi per indici

Mediante l’analisi per indici l’impresa può accertarsi sullo stato di salute dell’impresa, nonché la sua

capacità di conseguire una adeguata remunerazione del capitale in essa investito.

Essi risultano e caci se utilizzati in modo originalmente, se applicati meccanicamente possono portare ad

errori grossolani. Un indice da solo è solo un rapporto numerico, perciò gli indici devono essere combinati

in maniera incrociata, in base all’obbiettivo che si persegue.

È opportuno che l’analisi per indici e usso siano in stretto contatto, si devono collegare quantitativamente

e qualitativamente le 2 analisi, al ne di considerare il globale assetto economico e nanziario della società.

Tali indici, però, hanno anche dei limiti, in quanto alcuni valori di bilancio possono non essere

economicamente giusti cati in seguito al perseguimento di politiche di bilancio.

Inoltre le riclassi cazioni non coerenti con gli obbiettivi perseguiti o la mancata ricerca di indici speci ci

possono compromettere l’analisi successiva. In ne il mancato ricorso al sistema degli indici in fase

interpretativa rende un unico indice poco espressivo.

Per fornire un giudizio attendibile è bene osservare l’andamento dei seguenti indici nel tempo (analisi

temporale), analizzando anche il contenuto di riferimento (analisi spaziale).

Gli indici di bilancio vengono raggruppati in 3 diversi sotto insieme: -indici di solidità -indici di liquidità

-indici di redditività

5. A cosa serve l’analisi per indici di solidità ed illustra i diversi indici utilizzati.

L’analisi per indici di solidità viene utilizzata per misurare la capacità dell’impresa di resistere sul mercato, in

un arco di tempo superiore all’esercizio (un anno), ottenendo risorse nanziarie dall’esterno e facendo fronte

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ad eventuali eventi interni (ristrutturazione aziendale, nuovi investimenti, riorganizzazione) o esterni alla

stessa (stretta creditizia, recessione economica, svalutazione monetaria).

Tali indici si dividono in verticali: -rapporto di indebitamento, -indice di rigidità, e orizzontali: -indice di auto

copertura dell’attivo sso, -indice di copertura dell’attivo sso.

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Rapporto di indebitamento: mezzi di terzi/mezzi propri.

Mezzi di terzi: totale attivo-mezzi propri.

Esso mette in relazione ii capitale di prestito da quello di rischio degli azionisti.

Fa riferimento alla dipendenza nanziaria da terze economie.

Maggiore è il valore dell’indice, più l’impresa risultata essere indebitata e dipendente dal capitale di prestito.

Quando tale indice raggiunge un valore troppo alto l’impresa rischia di andare in crisi nanziarie, mettendo

in discussione la sua continuità.

Indice di rigidità: attivo a lungo/totale attivo

Attivo a lungo: si ottiene dalla riclassi cazione dello SP secondo il criterio nanziario.

Tale indice permette di analizzare la struttura dell’impresa, riportando l’attivo a lungo termine (attivo sso),

con il totale dell’attivo. Più tale indice è basso, più l’azienda risulta essibile, perciò in grado di modi care

la sua struttura in caso di eventi eterni.

COP I: mezzi propri/attivo a lungo.

Misura la capacità dell’impresa di auto nanziare l’attivo sso con il solo capitale proveniente dai soci.

Tale indice segnala in quale modalità l’azienda nanzia gli investimenti durevoli (grado di copertura interna).

Margine di struttura primario: mezzi propri-attivo a lungo.

COP II: mezzi propri+passivo a lungo/attivo a lungo.

Passivo a lungo: componente dei mezzi di terzi previsto dalla riclassi cazione dello SP secondo il criterio

nanziario.

Misura la capacità dell’impresa di nanziare l’attivo sso (immobilizzazioni durevoli) con il capitale di rischio

e di prestito di terzi.

Margine di struttura secondario: mezzi propri+passivo a lungo-attivo a lungo.

6. A cosa serve l’analisi per indici di liquidità ed illustra i diversi indici utilizzati.

Gli indici di liquidità permettono di analizzare la capacità dell’impresa di far fronte in modo tempestivo ed

economicamente conveniente alle uscite monetarie che la gestione determina.

La liquidità si collega all’equilibrio nanziario di breve periodo.

Un’azienda con adeguate liquidità ha la capacità di generare ussi nanziari e monetari tali da mantenere

un costante bilanciamento tra attivo e passivo a breve, ovvero l’attitudine a far fronte tempestivamente ed

economicamente ai propri impegni verso i nanziatori.

Tali indici si distinguono per durata: -indice di liquidità corrente e -liquidità immediata.

Inoltre si distinguono per pertinenza gestionale: -capitale circolante netto operativo, -posizione nanziaria

netta. Inoltre possiamo apprezzare la liquidità attraverso il ciclo del circolante netto tramite i -gg medi di

incasso crediti, -gg medi di pagamenti dei debiti e -gg medi di giacenza delle scorte.

Indice di liquidità corrente: attivo a breve/passivo a breve.

Tale indice permette di misurare la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni nanziari con le attività

immediate, di erite e il magazzino. Proprio perché viene compreso anche il magazzino tale indice deve

essere utilizzano ed interpretato con molta attenzione.

Capitale circolante netto nanziario: attivo a breve-passivo a breve.

Indice di liquidità immediata: liquidità immediata+di erite/passivo a breve.

Tale indice mostra la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni nanziari a breve con le sole

disponibilità immediate e di erite, escludendo le disponibilità di magazzino.

Tale indice mostra le modalità attraverso le quali l’azienda paga i propri debiti a breve, data la durata di tali

nanziamenti è necessario che vengano ripagati da impieghi con caratteristiche analoghe.

Margine di tesoriera: liquidità immediata+di erite-passivo a breve.

Capitale circolante netto operativo: attivo corrente-passivo corrente.

Tale indice utilizza di raggruppamenti previsti nello SP della pertinenza gestionale.

Esprime l’investimento netto richiesto dalla gestione operativa, in quanto tale gestione deve contribuire in

modo rilevante al mantenimento di una soddisfacente situazione di liquidità.

riassunto completo realizzato da Francesca Baetta

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La capacità dell’impresa di originare in modo autonomo le risorse nanziarie, contribuisce al mantenimento

del tempo della solidità della stessa, poiché evita il ricorso a fonti di nanziamenti di terzi imprevisti. 5

Posizione nanziaria netta: passivo non corrente-attivo non corrente.

passivo nanziario-attivo nanziario.

Deve essere e ettuata la riclassi cazione del SP secondo il metodo della pertinenza gestionale per l’utilizzo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frencyba0 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie quantitative d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Fornaciari Luca.
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