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La logica della ricerca

Lo sviluppo della ricerca ha accompagnato la differenziazione delle scienze umane e sociali nel lungo cammino verso la conquista della loro specificità, cioè di una autonomia e di uno statuto riconosciuti e riconoscibili. Tre aree problematiche con le quali la metodologia ha a che fare: il dibattito epistemologico, l'uso della ricerca e la responsabilità del ricercatore, e il rapporto con le tecniche di indagine.

Dibattito epistemologico

Al primo livello della metodologia si colloca il rapporto tra la metodologia e la riflessione filosofica sulla concezione della scienza. Da questo punto di vista, la metodologia si occupa delle regole della ricerca scientifica o della ricerca tout court, assumendo che la ricerca sia sempre ispirata a criteri e assunti di rigorosità. La metodologia occuperebbe allora un ruolo di mediazione tra le istanze del ragionamento e delle procedure della scienza e la strumentazione via via adottata in riferimento a un dato contesto di ricerca, tale definizione dipende dagli orientamenti teorici.

Se adottiamo una definizione di filosofia della scienza volta a chiarire le regole strutturali del discorso scientifico, possiamo infatti trovarci a discutere se sia preferibile l'impostazione del primo neopositivismo, dove è possibile verificare l'ipotesi di lavoro, oppure se sia necessario accettare la revisione di Popper, dove è possibile falsificare la teoria, cioè considerare scientifica una teoria quando è passibile di essere smentita dai dati.

Tra le due alternative, la metodologia può svolgere una funzione di demarcazione, garantendo la correttezza della verifica o della falsificazione e predisponendo le procedure di reperimento, codifica e trattamento dei dati, nonché gli opportuni controlli in termini di classificazione e misurazione delle variabili e di valutazione dei limiti e dei margini di affidabilità delle specifiche operazioni. La metodologia si colloca in una posizione intermedia tra la filosofia e le tecniche di ricerca, considerate gli strumenti operativi elaborati e praticati nel lavoro di indagine empirica. Lazarsfield e Parsons distinguono tra la metodologia e le tecniche, riservando alla metodologia il compito di verificare il nesso tra i concetti usati per costruire la teoria e controllare la correttezza delle procedure e delle modalità di spiegazione causa-effetto.

Che questi paradigmi conducano al paradigma della verifica o a quello della falsificazione è altro discorso che riguarda una dimensione più alta, l'epistemologia, cioè quella della elaborazione filosofica dei principi generali del metodo scientifico.

Utilizzazione della ricerca

Ad un secondo livello, la metodologia ha a che fare con la utilizzazione della ricerca come prodotto. Implica una valutazione degli assunti valoriali di chi fa la ricerca, del rapporto instaurato con l'eventuale committente e delle responsabilità verso gli oggetti di ricerca. Il ragionamento sconfina inevitabilmente con la sfera politica. Crisi del concetto di oggettività e quindi l'appannamento della ricerca sociale oggettiva e neutrale, hanno contribuito ad innalzare il livello di attenzione su questo tema nato negli anni '60.

Processo di analisi critica sulla neutralità della scienza si collocano dunque alcuni temi di dibattito epistemologico di cui si è appena accennato, a partire dal declino del concetto di oggettività sostituito da quello di probabilità. In seno alle scienze esatte e naturali, matura la revisione del concetto di legge scientifica e del nesso tra ipotesi e verifica, ed anzi l'affidabilità di certi esperimenti viene messa in discussione dalle condizioni stesse dell'esperimento. Processo di revisione rinnova il senso della ricerca anche nel settore delle scienze umane e sociali, rendendo più articolato il raccordo tra teoria, ipotesi e indagine empirica.

Dibattito ha coinvolto così una riflessione complessiva sul ruolo del ricercatore e della ricerca. Attorno a WWII, sono state messe in discussione le implicazioni etiche e politiche connesse alla pratica scientifica. La fisica quantistica di Oppenheimer esprime simbolicamente questo processo di critica sul ruolo dello scienziato. Attorno agli anni '70, tale questione è stata molto dibattuta con toni connotati di motivazione politica e da assunti ideologici, ma il problema esiste. I risultati di un'indagine dovrebbero essere possibilmente pubblicati o resi noti perché un dato risultato di ricerca può essere socialmente utile e positivamente utilizzabile anche da altri oltre al committente. Un dato risultato può essere presentato e discusso con quanti alla ricerca hanno collaborato con le loro risposte e informazioni.

La qualità e la sostanza del ruolo del ricercatore, la proprietà dei dati e il copyright sono del committente, il quale deve però garantire al ricercatore il riconoscimento delle funzioni effettivamente prestate. Un'ultima annotazione: l'effetto del ricercatore assume aspetti diversi per le diverse tecniche di acquisizione dati. La distanza culturale forte tra ricercatore e oggetto della ricerca rende più evidenti tale effetto. Quando si scende in profondità su dati delicati e importanti, tanto più è necessario controllare l'effetto. Infine, le forme di coinvolgimento dell'oggetto di ricerca possono anch'esse svolgere una funzione che può essere positiva o negativa a seconda delle molte variabili che entrano in gioco. L'effetto ricercatore non va visto sotto una luce necessariamente negativa perché si tratta di un elemento di perturbazione dell'oggetto di ricerca. La naturalezza di comportamenti, atteggiamenti e aspettative può essere in qualche modo condizionata dalla presenza di un gruppo di ricerca visto estraneo alla realtà indagata.

Il problema tuttavia sta nel rapporto complessivo instaurato con i soggetti da intervistare e studiare, e quindi nella serietà delle ipotesi, nel senso di responsabilità del committente e del gruppo di ricerca, nella immagine o stereotipo suscitata tra coloro che sono oggetti di indagine e che forniscono i dati e le informazioni al ricercatore.

Tecniche utilizzabili nella ricerca sociale

Esiste poi un terzo livello con il quale la metodologia ha a che fare ed è il grande campo applicativo delle tecniche utilizzabili nella ricerca sociale. Corbetta. La metodologia si occupa di mediare tra le istanze della teoria e la definizione degli strumenti concreti di cui la ricerca si serve. Serie infinita di mediazione tra i vari problemi come:

  • Le implicazioni derivanti da una certa scelta teorica a livello di strategie operative
  • Il rapporto tra gli assunti teorici e la scelta degli strumenti per reperire dati e informazioni sull'oggetto di ricerca
  • La affidabilità degli strumenti di ricerca in relazione all'oggetto, eventualmente anche in riferimento alle strategie di campionamento adottate o da adottare
  • Il rapporto tra la ricerca, l'organizzazione del lavoro di indagine con i risultati attesi
  • L'efficacia dei vari strumenti di ricerca in relazione ai dati che si vogliono ottenere
  • Il problema della possibile estensione dei risultati ottenuti ad una popolazione più ampia di quella indagata (inferenza) e i margini di errore che si ritengono compatibili

La metodologia si applica ad un ventaglio di opportunità di ricerca estremamente articolato, le istanze metodologiche riguardano quindi una serie molto varia di contesti e tecniche. La pluralità di funzioni e di interrelazioni sistemiche cui la metodologia è correlata: essa definisce le regole per entrare in contatto diretto con la popolazione oppure indica criteri e fasi di costruzione delle griglie di lettura dei messaggi utilizzabili nell'ambito dell'analisi del contenuto e chiarisce quali sono i margini di affidabilità dei dati secondari derivanti da fonti ufficiali. In questa funzione di supporto e valutazione critica delle tecniche applicabili a vari contesti e oggetti di ricerca, la metodologia svolge anche un ruolo di valutazione delle strategie di indagine in funzione delle opzioni teoriche adottate.

Approcci metodologici

Fotografare la realtà o interpretarla?

Modalità di lettura dei fenomeni sociali e dei comportamenti e delle aspirazioni della gente. Si parla di visioni di fondo. Si può parlare di due visioni contrastanti delle cose, come dice Corbetta. Il concetto della weltanschauung elaborato alla fine dell'800 da Duhring poi ripreso da Dithley, tipi di visioni del mondo, due quadri di riferimento di fondo. Da una parte si collocano le letture oggettiviste, empiriste, positiviste, della realtà dove la realtà è altro da noi, è oggettiva e oggettivamente conoscibile. Le eventuali difficoltà dipendono dagli inadeguati strumenti, altrimenti si potrebbe realizzare il sogno di Durkheim positivista di poter studiare i fatti sociali come cose applicando al sociale le stesse leggi usabili dalle scienze esatte e naturali.

Il neopositivismo sostituirà il concetto di probabilità a quello di oggettività. La conoscenza è possibile sia pure in termini probabilistici. Le scienze sociali consentono così generalizzazioni empiriche rispetto ai casi studiati e alle ricorrenze osservate e queste operazioni sono sostenute da tecniche prevalentemente quantitative o strutturate tali da consentire operazioni di destrutturazione della realtà in termini di variabili da poi codificare. Risultati della ricerca, è possibile l'inferenza, cioè la generalizzabilità dei dati dal campione all'universo sia pure con un margine di errore previsto e in termini probabilistici. Metodologia al servizio di questa visione garantisce un supporto tecnico per la conoscenza oggettiva del reale.

Non falsificazione delle ipotesi con circuito chiuso. Sul versante opposto si collocano autori e scuole che esprimono un approccio di tipo umanista attento alla soggettività favorevole all'interpretativismo. L'azione è posta all'esperienza degli individui, alle interrelazioni personali, ai mondi vitali cui i soggetti si richiamano. La weltanschauung soggettivista sostiene che la realtà è filtrata dalla soggettività, significati dati alle cose dalle persone. Conoscere le cose non significa conoscere la loro rappresentazione. Ricerca dei significati. Inappropriate le tecniche quantitative/strutturate, il discorso metodologico privilegia gli approcci qualitativi.

Scienze nomotetiche e scienze ideografiche

Altri presupposti teorici che si incrociano con le due visioni di fondo qui schematizzate. Tali concetti riguardano il dibattito tra scienze nomotetiche (leggi, porre domande) e scienze idiografiche (singolo, fatti irripetibili), tra approcci quantitativi e approcci qualitativi. Il primo topos teorico riguarda la contrapposizione tra scienze della natura e scienze storiche, la formulazione originaria di Windelband distingue le scienze naturali volte a costruire leggi di carattere generale, dalle scienze dello spirito, ovvero storiche, volte a studiare fatti colti nella loro irripetibilità, episodi e comportamenti unici nella loro individualità.

La distinzione proposta da Windelband non riguarda solo la concezione delle due tipologie di scienza ma soprattutto i metodi che le contraddistinguono, mentre in linea di principio un dato oggetto di studio può essere affrontato attraverso ambedue gli approcci. Distinzione proposta tra scienze metodi della natura e scienze metodi della storia si ritrova nell'opera di un suo contemporaneo filosofo e storico, Dithley, il quale approfondisce soprattutto il tema della capacità di comprendere la realtà in cui si è inseriti. La conoscenza deve seguire regole diverse a seconda dei contesti e quindi le scienze dello spirito richiedono una legittimazione diversa rispetto alle scienze della natura.

Weber parla dei tipi ideali, generati da un processo di astrazione che mette tra parentesi le peculiarità marginali e che sottolinea invece le uniformità ricostruite per via. Modelli logici indirizzano il ricercatore, astratti rispetto alla realtà concreta. Tema dei vari livelli su cui si colloca la metodologia, sul versante delle nomotetiche tenterà di usare strumenti più strutturati per ottenere dati da codificare e trattare statisticamente, in modo da rilevare ricorrenze e uniformità e usare l'inferenza, chi si colloca nelle scienze idiografiche sarà più attento alla ricostruzione dei fatti sociali nella loro specificità e tenterà di interpretare le cose dal punto di vista dei soggetti indagati.

Il metodo nomotetico privilegerà questionari chiusi e interviste strutturate, il metodo idiografico privilegerà l'approccio bibliografico e interviste di profondità. Siamo tuttavia di fronte a confini mobili. Schwarz e Jacobs, sociologia qualitativa, tecniche differenziate, uso di un approccio idiografico in una prima fase e in una seconda fase di usare storie di vita più strutturate con finalità generalizzanti. Contesti di ricerca usati dai due sono delicati, amnesie mediche, profili psicologici. Storie di vita dei suicidi analizzando prima i singoli casi per poi andare a costruire un vero e proprio iter che conduce al suicidio.

Approcci quantitativi vs. approcci qualitativi

Concetti raramente presi in esame ma quasi sempre associati ad altre espressioni, assumono significato accanto ad altri termini, spesso indicati al plurale. Ricerca sul campo, il field work, si trova a fare i conti con quantità e qualità. Utilizzando un linguaggio di tipo geomorfologico, le indagini quantitative sono quasi sempre di vasta portata, le indagini qualitative tendono a svilupparsi in aree circoscritte, gruppi, individui o famiglie, dove i risultati della ricerca non hanno senso al di fuori dei confini entro cui si è mossa.

Dibattito tra quantità e qualità si colloca anche esso a più livelli. Livello dell'epistemologia, elementi che richiamano il tema generale dei paradigmi della scienza. Indagini qualitative privilegiano il momento esplorativo della ricerca e di cogliere la soggettività indagata. Indagini quantitative privilegiano la prospettiva oggettivista. Livello della ricerca, differenziazione dovuta sia alla visione del mondo che traspare dal ricercatore sia dal ventaglio delle tecniche usate. Indagini quantitative sono quasi sempre di tipo survey sorrette da strumenti strutturati atti a ottenere dati codificabili trattabili tramite calcolatore inferibili all'universo. Le indagini qualitative si collocano sull'altro versante delle domande aperte.

Livello degli approcci, difficoltà di demarcare in termini precisi il campo della qualità e della quantità. Più spazio del ricercatore negli approcci qualitativi, scelta di campo o action research. Livello degli strumenti o tecniche, area di raccordo qualità/quantità. Sia soluzioni standardizzate/strutturate sia versioni aperte e libere. Esempio dell'analisi del contenuto, impossibile individuare criteri distintivi precisi nell'assegnazione delle varie tecniche, intreccio degli approcci.

Livello delle variabili, rinviano ai dati stessi che possono essere di tipo categoriale cioè non quantificabili come sesso oppure grandezze misurabili che consentono operazioni di codifica e trattamento come età. Livello della codifica, tipo di attribuzione di codici alle modalità delle variabili ottenute. Distintivi o non solo distintivo quando riproducono quantitativamente il dato reale della variabile. Codifica rispecchia così la dimensione dell'attributo e consente operazioni come media o mediana.

Accanto ai livelli contano anche i contenuti che in alcuni casi sono loro a definire se siano preferibili metodi quantitativi o qualitativi o entrambi. Lazarsfeld vs. Galtung e Shaft: confini mobili ove le divisioni funzionano solo in parte perché molti concetti e strumenti si intrecciano di continuo. Ruolo determinante svolto dagli oggetti e dai contesti in cui le ricerche operano. L'oggetto di ricerca dunque influenza la scelta delle tecniche ma non esclude la weltanschauung del ricercatore e la concezione della ricerca intervengono nel privilegiare un certo tipo di scelta metodologica. Gli approcci qualitativi evidenziano a livello teorico un più ampio spettro di applicabilità. Complessità delle interrelazioni. Privilegiare un aspetto o un altro dipende dal ricercatore e dalla ricerca, politica della ricerca.

Intervento sugli scopi della metodologia

Lazarsfeld e Kendall: intervento sugli scopi della metodologia, egli si avvicina alla ricerca sociale occupandosi di un villaggio colpito dal fallimento dell'unica fabbrica della zona. Applica alla ricerca sociale il rigore di una metodologia fondata sulla formazione scientifica, rigore metodologico e attenzione alla statistica applicata. I passaggi attraverso cui si muove la metodologia sono sei:

  • Definizione di argomenti e temi strategici, location of topics senza cadere nel riduzionismo, nella scomposizione meccanica di una realtà fluida e articolata.
  • Merton, sociologia e basi sociali delle ideologie si fa strada la proposta di sistema dell'opinione pubblica di McIver il quale distingue la base del consenso, la formazione di un sistema di valori, le strutture della comunicazione, il ruolo di leadership e gruppi di pressione sulla legislazione, dove i specifici temi e concetti devono essere fatti rientrare in un più ampio network relazionale e affrontati in termini sistemici.
  • Chiarificazione di termini, clarification of terms, parlare di valore presenta un'ambivalenza tra il significato di valutazione da parte di attori sociali e di prescrizione da parte della comunità. Frame of reference come quadro di riferimento. Concetti e tipologie limitati rispetto alla dimensione dei problemi e alle loro combinazioni.
  • Spiegazione delle tecniche di ricerca, Lazarsfeld sostiene che il vero scopo della metodologia non sono le tecniche per le soluzioni, ma è studiare le implicazioni che stanno sotto o dietro alle singole tecniche.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia per la ricerca sociale generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Poffa Floriano.
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