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Metodologia per la ricerca storico-artistica II

Jacop Burckhardt

Storico svizzero, nel 1860 pubblicò la ”Civiltà del Rinascimento in Italia”, nella quale

separò nettamente il medioevo da una nuova era rinascimentale.

Nella concezione di Burckhardt il Medioevo risultava:

-trascendentista

-teocentrico

-universalista,

Mentre il Rinascimento portò a un’evoluzione:

-immanentista,

-antropocentrica

-particolarista.

Visione di netta rottura rispetto al medioevo.

Nel dibattito storiografico ottocentesco esistevano due correnti: la prima tendeva a

riconoscere una continuità tra Medioevo e Rinascimento, la seconda una forte cesura.

Lo storico svizzero sostenne che ci fu una netta frattura tra i due periodi. Anche nel

caso di Burckhardt il termine ”Renaissance” si manifestò in ambito storico. Lo studioso

basilese, tuttavia, contrario all’idealismo e allo storicismo, individuò la sua chiave di

lettura nel Kulturgeschichte (storia della cultura/civiltà), ponendo lo studio della storia

dell’arte in un ruolo determinante per la comprensione della svolta rinascimentale.

degli Stati, delle repubbliche e dei principati, di cui fin qui s’è tenuto

«Nell’indole

discorso, sta, se non l’unica, certo la più potente causa, per cui gl’italiani, prima d’ogni

altro popolo, si trasformarono in uomini moderni e meritarono per questo di esser detti

i figli primogeniti della presente Europa. Nel Medio-Evo i due lati della coscienza –

quello che riflette in sé il mondo esterno e quello che rende l’immagine della vita

interna dell’uomo – se ne stavano come avvolti in un velo comune, come in sogno o

dormiveglia. Il velo era tessuto di fede, d’ignoranza infantile, di vane illusioni: veduti

attraverso di esso, il mondo e la storia apparivano rivestiti di colori fantastici, ma

l’uomo non aveva valore se non come membro di una famiglia, di un popolo, di un

partito, di una corporazione, di una razza o di un’altra qualsiasi collettività. L’Italia è la

prima a squarciar questo velo e a considerare e a trattare lo Stato e, in genere tutte le

cose terrene, da un punto di vista oggettivo: l’uomo si trasforma nell’individuo

spirituale, e come tale si afferma». [...] (Burckhardt)

L’elemento estetico delle rappresentazioni storiche

Johan Huzinga

 Autunno del Medioevo,

Storico dell’arte olandese. La sua opera 1919, descrive il

trapasso delle forme di vita dei sentimenti dal Medioevo al Rinascimento, colti

nell’evolversi e nel raffinato cristallizzarsi della società borgognona. Preferisce una

pittura realista all’impressionismo (tipica dei tempi in cui lavorava).

-Homo ludens

Figura del giullare nelle corti. Rapporto tra gioco e cultura. Considerazione ella cultura

come gioco. Gioco che avviene con un sistema di regole che in qualche modo non

decadono.

-Erasmus

L’umanesimo erasmusiano come gioco intellettuale che si svolge dentro ad un castello

separato dalle vicende del tempo. Erasmo si identifica come l’ideale di tutto il

Rinascimento; gioco che si svolge isolato ma pur sempre all’interno di una società. Il

Rinascimento così come lo conosciamo è la considerazione di una elitè intellettuale

che partecipava con le regole ad un progetto.

-Le immagini della storia, 1905-1941

Immagini come documento e strumento per raccontare la storia. La nostra capacità di

percepire i tempi passati, il nostro organo storico diventa sempre più marcatamente

visivo. Questi fatti storici vengono correlati con i fatti artistici marcatamente visivi.

-L’autunno del Medioevo, 1919

Trapasso di forme di vita e sentimenti dal Medioevo al Rinascimento colti nell’evolversi

e nel raffinato cristallizzarsi della società borgogna. Particolare riguardo per la società

borgognona (non come Burckhardrt che era l’Italia e l’Europa). Goticismo di corte che

ebbe un influsso anche sul Rinascimento italiano.

passato cerchiamo sempre le origini del nuovo e vogliamo sapere in che modo

“Nel

sorsero i pensieri e le espressioni di una vita che si affermò pienamente in tempi

successivi. Ogni epoca desta in noi maggior interesse, quando troviamo una promessa

del futuro. Basta pensare infatti al fervore che ha accompagnato ogni indagine sulla

civiltà del Medioevo nella speranza di scoprirvi i germi della cultura

moderna(scoprire il moderno nel passato). Fervore che è stato poi così inteso da far

credere che la storia del mondo medievale fosse solo un preludio al Rinascimento. In

quei tempi, ritenuti già torbidi e privi di vita, si vedevano ovunque sintomi di un uovo

mondo, gli inizi di una prefazione futura, ma si dimenticava però, ricercando il sorgere

della nuova vita, che nella storia non meno che nella natura la nascita e la morte

camminano sempre di pari passo. Vecchie forme di cultura muoiono nel medesimo

tempo e nel medesimo luogo in cui crescono e si sviluppano le nuove”

In questo libro ha cercato di vedere nei secoli XIV e XV non già gli albori del

Rinascimento, ma il tramonto del Medioevo, quella che è stata, nel suo ultimo periodo

di vita, la civiltà medievale, fatta ormai simile a un albero completamente sviluppato e

carico di frutti troppo maturi.

I grandi storici della cultura sono sempre stati, al di fuori di ogni programma cosciente,

degli studiosi di morfologia storica, dei curatori delle forme di vita, di pensiero, d’uso,

di sapere, d’arte, sono riusciti meglio nel loro intento quando hanno saputo definire

con più certezza le forme… Rinascimento non è una forma chiaramente compresa, né

può esserlo.

[Così cruda e così variopinta era la vita, che essa poteva aspirare in un medesimo

istante l’odore di sangue e di rose. ]

Huzinga mostra costantemente le contraddizioni: alla radice del Rinascimento c’è un

mondo ingenuo e al contempo violento, convivono gli estremi di una civiltà insieme

raffinatissima e bestialmente crudele.

Rinascimento è un cambiamento di marea. E il passaggio dal medioevo all’età

«Il

moderna deve essere visto non come una grande svolta, ma come una lunga serie di

onde che vengono a frangersi sulla spiaggia: ciascuna si frange a una distanza diversa

e in un momento diverso. Le linee di demarcazione fra vecchio e nuovo passano per

punti sempre diversi; ogni forma di civiltà, ogni pensiero ricorre al suo momento, e la

trasformazione non interessa mai tutto quanto il complesso della civiltà».

Nel 1948 Federico Chabod (su «Rivista Storica Italiana») nel tardivo necrologio di

Huizinga evidenziò «l’assoluto riluttare dello storico olandese da ogni definizione di

periodi», nonché «il carattere estetizzante, impressionistico» del suo procedere…

Le testimonianze fornite da immagini e fotografie vennero impiegate negli anni 30

anche dallo storico Gilberto Freyre che si definì un pittore storico e descrisse il suo

approccio alla storia sociale come una forma di impressionismo

Storia sociale dell’arte 1950-1970 (Capitolo 7)

Gianni Carlo Sciolla (1940-2017)

Insegnante Torino e Milano di arte moderna e al Dams di Metodologia della ricerca

storico artistica. Curatore di mostre con particolare attenzione al disegno antico.

-La critica d’arte del Novecento

Capitolo importante dedicato alla storia sociale dell’arte; arte moderna tra il

dopoguerra.

Francis Donald Klingender

Studia il mutamento socio-economico e anche politico che caratterizzò la rivoluzione

industriale e come sia stato risentito dagli artisti (fenomeni di crescita delle città e il

mutamento nell’aspetto e nella sua funzione).

Klingender studia le opere d’arte con tema “industriale” dalla metà del 700 come

documenti a se stesse, non sono solo immagini o illustrazioni. Mettendole al pari con

architettura, poesia, letteratura e pone le basi per un grande superamento della

distinzione dei generi artistici.

-Art and the industrial revolution, 1947

Collegato ad un problema collegato ad Huizingauso delle immagini come documenti

storici. Il libro tratta ella rivoluzione industriale dell’800 in un momento pre-fotografico

in cui si segnala l’importanza dei dipinti come valore di testimonianza sociale.

Nell’Inghilterra le arti che mostravano questo interesse alzavano una sorta di

resistenza a questi cambiamentiritorno ad un’epoca pre-industriale costruendo

edifici neogotici in qualche modo per ripristinare i rapporti tra uomo e il suo contesto.

L’idea della fuga verso il passato si manifestò nei momenti di crisi o di forte

cambiamentoPreraffaelliti come Elizabeth Siddal.

The Period Eye: arte società, una storia sociale

Arnold Hauser (1892-1978)

Storico dell’arte ungherese attico in Gran Bretagna. Carriera di scrittore e filosofo.

Approfondì la conoscenza dei vari indirizzi della Scuola di Vienna e fu in particolar

modo sorpreso dall’idea di Dvorak di storia dell’arte come storia dello spirito (e

manierismo).

Hauser fa un aperto uso della teoria Marxista; filone filosofico vivace del dopoguerra.

Cerca di studiare le grandi correnti e i grandi sviluppi ponendo le arti figurative al

centro.

-La storia sociale dell’arte, 1953

La sociologia si era fermata e Huizinga l’aveva già capito studiando i contesti sociali

dell’elite. La sociologia non aveva sconfitto la storia ma ebbe una fortissima influenza

sulla storia dell’arte in questo periodo. La storia sociale afferma semplicemente che le

forme artistiche non sono soltanto forme di esperienza condizionate otticamente o

acusticamente (non solo formalismo) ma sono in pari tempo le forme di espressione di

una concezione del mondo socialmente condizionata; l’arte è anche una risposta

sociale che gli artisti forniscono a determinate istanze che si manifestano nella

società.

Frederick Antal (1887-1954)

Marxista e concepisce la struttura sociale in senso dinamico e non monolitico (Hauser)

con una varietà di stili ei di gusti. Allievo di Wofflin e Dvorak. Si trasferisce a Berlino e

poi Londra.

-Florentine paintin and its social background, 1948

Antal, nell’introduzione esplicita la volontà di liberarsi dalla “tirannia, tuttora così forte,

della concezione dell’arte per l’arte”idealismo crociano ma Antal evita di fare ricorso

alla terminologia Marxista. Antal è interessato a spiegare le forme artistiche come un

prodotto espressione di determinati rapporti sociali e quindi tende a collegare le

singole correnti artistiche con gli interessi, le idee delle classi dei gruppi sociali in uno

specifico momento storico.

“I limiti in cui è chiusa consentono solo giudizi basati sul gusto personale, ma

difficilmente spiegazioni storiche veramente valide. Né un progresso è possibile finchè

si insiste a considerare il problema dello stile da un punto di vista puramente formale

e finchè si continua a studiare lo sviluppo degli stili in una specie di vuoto, al di fuori di

ogni connessione con altri aspetti del divenire storico”approccio critico verso il

formalismo.

Gli elementi tematici (e dunque non solo lo stile) ci consentono di accostarci

direttamente alla concezione generale della vita da cui derivano i dipintii dipinti non

guardano solo alla società ma guardano alla concezione della vita e sono uno specchio

della vita.

“Il dipinto nel suo insieme non è se non parte della concezione, delle idee, che il

pubblico ha della vita, e che si esprimono attraverso l’artista”Antal dice che le idee e

concezioni della vita si esprimono attraverso l’artista.

Ma il “pubblico” non è unanime, così come non è unica la concezione della vita, e ci

sono “divergenze di vedute tra i vari strati sociali” il che spiega la coesistenza di

diversi stili nello stesso periodo.

“Il pubblico non è un corpo omogeneo, bensì si articola in vari settori, spesso

antagonisti”

“il pubblico” è semplicemente un’altra parola per indicare la società la società non è

omogenea, non è un’anime e quindi l’arte non può essere sociale nel senso di

rappresentativa di TUTTA la società ma sono UNA parte.

1. Non necessariamente l’artista è conscio dell’idea sociale a cui dà espressione;

talora aderisce direttamente a quelle idee, talora indirettamente

(inconsciamente); talvolta infine è solo condizionato da questa, ma egli stesso

ha potere condizionante (Maltese, 1950)

2. Secondo Ranuccio Bianchi Bandinelli “l’opera d’arte esprime da un lato “la

libertà di un gruppo socialmente attivo”, ma dall’altro “una relazione intima e

personale tra l’artista e la sua opera”.

HUIZINGA: «Ruolo dell’immaginazione

Antal sosteneva “in questo campo il più importante pioniere fu Warburg con la sua

straordinaria gamma di interessi nelle più svariate discipline culturali e storiche; ed è

chiaro che l’attività di tutta la sua vita conteneva già presupposti di un nuovo metodo

di storia dell’arte”

Ernst Gombrich apprezzò Antal, fu molto critico nella storia sociale dell’arte in

particolar modo ad Hauser; nel suo libro Gombrich scrive che per storia sociale

intendiamo una cronaca dei mutamenti nelle condizioni materiali in cui l’arte fu

commessa e creata nel passato, essa è senz’altro uno dei desiderata nel nostro campo

di studi. I documenti ci sono ma non è facile metter la mano rapidamente su notizie

che riguardano delle corporazioni che riguardano l’evolversi di cariche, l’emergere

delle prime mostre…

Aby Warburg (1866-1929)

Indicato come personaggio all’origine di varie metodologie. Colui che ha aperto

numerose strade per la storia dell’arte.

Nel 1905, nella conferenza intitolata Dürer und die italienische Antike, Warburg espone

il paradigma delle Pathosformel, il principio della presenza nell'arte europea del gesto

espressivo tratto dall'antichità pagana e quello di inversione: il gesto troppo

espressivo non può ricomparire che tramutato nel proprio opposto.

Nel 1929 tenne alla Biblioteca Hertziana di Roma la conferenza su Mnemosyne,

esponendo il progetto di un atlante illustrato, Bilderatlas Mnemosyne, dedicato alle

emigrazioni e sopravvivenze delle antiche immagini di divinità nella cultura europea

moderna.

Antal, individuando Warburg come pioniere, si riferisce al rapporto cultura-immagine;

equivalenza tra immagine e documento storico; attenzione alla committenza; funzione

sociale delle opere; interdipendenza opera/ambito sociale

tutti aspetti che anticipano la storia propriamente sociale dell’arte.

Walter Benjamin

-L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica

Forma marxista.

Rudolf Wittkower

Studia architettura e poi si dedica alla storia dell’arte. Si trasferì a Londra e divenna

impiegato nel Warburg Institute.

-Nati sotto Saturno, 1963

Libro scritto dai due coniugi; Rudolf e Margot. Il libro riguarda il ruolo sociale

dell’artista. Indagine su quelle che sono le aspettative del pubblico riguardo la figura

dell’artista. Evidente evoluzione della figura dell’artista nella società pesata con il

cambio di considerazione che la società rivolge all’artista.

“Il titolo del libro esige qualche parola di spiegazione. … Saturno è il pianeta dei

malinconici, e i filosofi del Rinascimento scoprirono che gli artisti emancipati del loro

tempo mostravano le caratteristiche del temperamento saturnino: erano

contemplativi, assorti, cogitabondi, solitari e creatori. La nuova immagine dell'artista

alienato nasce in questo momento critico della storia. Anche quando non è nominata,

l'antica divinità incombe sinistra su molte delle pagine che seguono”.

Ricerca di un punto di rottura in cui il paradigma cambia; individuato nella figura di

Brunelleschisi rifiuta di pagare una tassa e viene denunciato e poi arrestato. Liberato

per istanza del Capitolo del Duomo per via della sua carica; esce da un discorso

corporativo e vengono riconosciuti come personaggi insostituibili.

scultore, che si è partito da noi senza fondamento e a capriccio, per

”Michelagnolo

quanto intendiamo, teme di tornarci; contro cui non abbiamo che dire, perché

conosciamo l’umore degli uomini di tal fatta. Ma tuttavia, acciocchè deponga ogni

sospetto, esortiamo quell’affetto che avete a noi, perché gli voglia promettere da

parte nostra, che se ritornerà, da noi non sarà né tocco né offeso, e lo rimetteremo in

quella stessa apostolica grazia, nella quale era avanti la sua partenza.”

Il quale fu dalla natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suole alcuna volta

vedersi in coloro che più degl’altri hanno a una certa umanità di natura gentile

aggiunto un ornamento bellissimo d’una graziata affabilità, che sempre suol mostrarsi

dolce e piacevole con ogni sorte di persone et in qualunque maniera di cose. Di costui

fece dono al mondo la natura quando vinta dall’arte, per mano di Michelagnolo

Buonarroti, volle in Raffaello esser vinta dall’arte e dai costumi insieme. E nel vero, poi

che la maggior parte degl’artefici stati insino allora si avevano dalla natura recato un

certo che di pazzia e di salvatichezza che, oltre all’avergli fatti astratti e fantastichi,

era stata cagione che molte volte si era più dimostrato in loro l’ombra e lo scuro de’

vizii che la chiarezza e splendore di quelle virtù

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Colusg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zavatta Giulio.
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