Stranieri nella metropoli: un'analisi del pregiudizio
R. Cipollini (a c. di), Stranieri nella metropoli, “Sociologia e ricerca sociale”, n. 83, 2007. “L’uomo primitivo non guardò mai oltre i limiti del suo popolo, nel vasto mondo, né mai vide il “genere umano” come un unico gruppo, né sentì di dover fare causa comune con la sua specie. Fu, fin dal principio, un provinciale che si chiudeva entro alte barriere. Si trattasse di scegliere una moglie o di eleggere un capo, la prima e più importante distinzione era quella tra il suo gruppo umano e coloro che stavano oltre il confine (...) Così l’uomo moderno, quando istituisce la differenza tra Popoli Eletti e stranieri pericolosi (...) può dire a sua giustificazione che un tale atteggiamento ha dietro di sé secoli di storia (...) Non ci sarà facile liberarci di una caratteristica così diffusa fra gli uomini, ma possiamo sperare almeno di imparare a conoscerne la storia e le infinite manifestazioni”. (R. Benedict, Patterns of Culture, 1934; tr.it., 1960, p. 13)
Una ricerca sul pregiudizio
La ricerca Stranieri nella metropoli rappresenta una tappa di un percorso di ricerca sul pregiudizio, iniziato nel 1982, all’interno dell’attività scientifica dell’Istituto di Sociologia, dell’Università di Roma. In quell’anno, tragici eventi di guerra culminati con la strage nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, compiuta dalle milizie falangiste con l’appoggio dell’esercito israeliano, fecero emergere dall’ombra una ondata di antisemitismo, che si riflesse nei mass media, nelle opinioni e negli atteggiamenti quotidiani.
Prese avvio allora una ricerca volta ad analizzare gli aspetti cognitivi e comportamentali di questo “dramma” inatteso, con il fine di esplorare la trama delle rappresentazioni del gruppo ebraico e per dare forma, attraverso i dati, alle fantasie e al senso di minaccia che erano alla base di atteggiamenti e comportamenti ostili. Si predisposero strumenti di analisi empirica rigorosi che consentirono di rilevare non solo la componente cognitiva del pregiudizio antiebraico e delle rappresentazioni sociali che erano alla sua base, ma anche di individuare come esse fossero condizionate da una molteplicità di fattori (età, condizione di status, orientamento ideologico/valoriale) e dal sistema di relazioni sociali vigente (E. Campelli, R. Cipollini, Contro il seme di Abramo. Indagine sull’antisemitismo a Roma, Milano, Angeli, 1984).
Ricerche successive e mutamenti sociali
Quella prima esperienza è stata all’origine di un ciclo di ricerche sul pregiudizio nei confronti degli stranieri immigrati, realizzato all’interno dell’attività scientifica del Dipartimento di Ricerca sociale e metodologia sociologica “Gianni Statera”, che ha coinvolto docenti e giovani ricercatori. Mutato il contesto storico-sociale, mutato l’oggetto del pregiudizio, rimaneva inalterato il “dramma” umano composto di rappresentazioni minacciose, di una ostilità latente, soltanto in parte attenuata dall’indifferenza e dal distacco.
La prima ricerca prese avvio nel gennaio 2000, fu realizzata tra i giovani del XIII Municipio di Roma e ha avuto per oggetto l’analisi della componente cognitiva e ideologica del pregiudizio (R. Cipollini, a c. di, Stranieri. Percezione dello straniero e pregiudizio etnico, scritti di Bernabei, Ceccacci, Cipollini, Fraire, Milano, Angeli, 2002). I risultati dell’indagine confermarono la validità degli strumenti predisposti per l’analisi empirica e l’ipotesi di lavoro formulata: cioè che la struttura della componente cognitiva del pregiudizio era composta da tutte le dimensioni della rappresentazione sociale dello straniero definite dai classici della sociologia, da Simmel, a Elias, a Bauman.
Analisi della società moderna
La medesima prospettiva analitica è stata ampliata nella successiva ricerca, coordinata da M.S. Agnoli, con l’impegno di docenti e giovani ricercatori, che ha preso in esame un campione esteso di giovani della metropoli romana e delle province del Lazio, e ha consentito di affinare gli strumenti empirici e di arricchire l’analisi alla luce della variazione dei contesti (M.S.Agnoli, a c. di, Lo straniero in immagine. Rappresentazione degli immigrati e pregiudizio etnico tra gli studenti del Lazio, Milano, Angeli, 2004).
Stranieri nella metropoli: un'analisi estesa
Stranieri nella metropoli ha esteso la ricerca ad un campione di adulti occupati nei diversi settori di attività economica di Roma, nel contesto del mutamento epocale segnato dall’avvento della seconda modernità e delle trasformazioni individuali e collettive da essa indotte. I risultati della ricerca hanno evidenziato una realtà sociale complessa: da un lato, l’esistenza di una rilevante componente disponibile all’incontro interculturale, dall’altro il riemergere delle tracce di quel “dramma” che già aveva attratto l’attenzione dei ricercatori nel 1982.
Nelle pieghe di una società che si presenta come aperta e tollerante, si è rilevata la persistenza del timore della diversità, che si materializza in rappresentazioni sfavorevoli agli stranieri, con conseguente adesione a diverse forme ideologiche di pregiudizio. Incertezza di status, identità sociali che si rafforzano attraverso la distanza cognitiva e relazionale nei confronti degli outsiders, sistemi ideologico/valoriali conservatori, tendenti alla difesa di valori tradizionali, stili di vita individualistici, strutture di identità che richiamano il modello della “società degli individui” della seconda modernità e il senso di inadeguatezza di cui è portatrice, sono tutti fattori rilevanti nella strutturazione del pregiudizio, a conferma di un impianto teorico consolidato a partire dalle riflessioni di Allport, Tajfel, Brown, Moscovici.
Questa ricerca è dedicata a Gianluigi Quadri, persona gentile e preziosa, con cui abbiamo condiviso un tratto importante del nostro percorso professionale e umano e che ora non è più tra noi.
Sommario e contributi teorici
R. Cipollini, La rete teorica e Il disegno della ricerca. Il primo saggio concerne la rete teorica utilizzata per la progettazione della ricerca, riferibile a tre temi:
- L’urbanesimo come modo di vita, analizzato attraverso il pensiero di Simmel, Park, Wirth, Lofland.
- Il processo di individualizzazione della società post-moderna, attraverso i contributi complementari di Bauman, Beck, Inglehart, che delineano tre scenari della società post-moderna e relativi profili di identità individuale.
- La componente cognitiva-attiva (o ideologica) del pregiudizio, analizzata attraverso i contributi di Elias, Znaniecki, Lévy-Strauss, Taguieff, Wieviorka, van Dijk.
Nel secondo saggio sono esposti il modello teorico della ricerca, le ipotesi formulate, gli strumenti predisposti per l’analisi empirica (in particolare due scale Likert per l’analisi della componente cognitiva e ideologica e una scala autoancorante per l’analisi dell’identità), il campionamento.
Rappresentazione sociale e componente cognitiva
R. Cattani, M. Liguori, La rappresentazione sociale dello straniero e la componente cognitiva del pregiudizio. Sulla base dell’ipotesi che la componente cognitiva sia composta da tutte le dimensioni della rappresentazione sociale dello straniero descritte dalla Sociologia (ambivalenza, perturbazione/contaminazione, conflittualità, devianza, oggettività, mutamento sociale), il saggio illustra l’esito empirico della somministrazione di una scala Likert.
Emerge la conferma che la dimensione prevalente della componente cognitiva del pregiudizio è costituita dalla rappresentazione sociale dello straniero, figura ambivalente, percepita dai portatori di pregiudizio come caratterizzata da tutti i tratti minacciosi definiti dalla teoria e dalle persone poco segnate da pregiudizio, come portatore di mutamento sociale.
Si conferma, in tal modo, anche la teoria di Moscovici che indica che il processo di categorizzazione è costituito dalla rappresentazioni sociali la cui funzione è quella di classificare un oggetto non familiare, come conforme o non conforme alla norma. Le dimensioni residue della componente cognitiva delineano due immagini dello straniero alternative: lo straniero innovativo ma contaminante/perturbante le norme sociali (ambivalenza della percezione) o come soggetto che apporta conflittualità sociale.
Ideologia del pregiudizio
A. Cristofori, L’ideologia del pregiudizio. L’analisi empirica della componente cognitiva-attiva (o ideologica) del pregiudizio, analizzata attraverso una scala Likert, mostra una simmetria tra le dimensioni prevalenti della componente cognitiva e ideologica: i portatori di pregiudizio tendono ad aderire, in modo sincretico, a tutte le strategie di incontro interetnico (pseudo-universalismo, differenzialismo, integrazione subalterna), mentre coloro che sono meno segnati da pregiudizio, si orientano verso l’integrazione paritaria.
Le dimensioni residue della componente ideologica, fanno riferimento a una rielaborazione della prospettiva differenzialista, definita differenzialismo imperfetto, in cui si delinea un orientamento all’esclusione temperato da una visione di graduale assimilazione della differenza culturale e all’integrazione subalterna, da realizzare attraverso la concessione dei diritti condizionata alla perdita di specificità culturali (Wieviorka).
Emerge come la componente ideologica si caratterizzi per una maggiore moderazione dei giudizi rispetto alla componente cognitiva e che la forma teorica di pregiudizio-ideologia più discriminante è il differenzialismo, che ottiene la massima adesione tra i portatori di pregiudizio.
Identità sociale e pregiudizio
S. Farris, L. Ioppolo, G. Melis, Identità sociale e pregiudizio. L’operativizzazione del concetto di identità sociale (Teoria dell’identità sociale di Tajfel), ha evidenziato tre tratti in cui essa può strutturarsi: identità sociale, come appartenenza spaziale/ideale; identificazione sociale come appartenenza a gruppi sociali, identificazione ideologico/religiosa, come riferimento, congiunto e/o alternativo, ai due contesti valoriali.
In relazione a tutte e tre le dimensioni, emerge dall’analisi come profili forti di identità sociale si associno a una rappresentazione degli immigrati come conflittuali/contaminanti e a una visione dell’incontro interculturale differenzialista e/o orientata all’integrazione subalterna, a conferma della teoria di Tajfel. Tanto più debole è la struttura dell’identità sociale, tanto meno minacciosa è l’immagine dello straniero e tanto più si è disponibili alla sua integrazione paritaria.
Incertezza di status e pregiudizio
A. Giacomini, Incertezza di status e pregiudizio. L’incertezza di status, come aspetto peculiare della post-modernità, è stata utilizzata come chiave di lettura del pregiudizio in base all’ipotesi (Allport) che un elevato livello di instabilità della collocazione di status sia in relazione a un più elevato grado di pregiudizio.
Ai fini dell’analisi empirica sono stati operativizzati i concetti di incongruenza di status e deprivazione relativa (Stouffer, Merton, Runciman), con la costruzione di indici tipologici. Emerge la conferma della teoria: tanto più il livello di status è basso e gravato dal peso di incongruenza di status per sovrastima o da diverse declinazioni di deprivazione sociale, tanto più la rappresentazione dello straniero diviene minacciosa e tanto più si aderisce a strategie di integrazione subalterna o apertamente differenzialiste.
Il sistema di relazioni con gli stranieri
L. Di Giammaria, A. Giacomini, B. Sonzogni, Il sistema di relazioni con gli stranieri. Sulla base dell’analisi teorica del sistema di relazioni established/outsiders (Elias) e della teoria di Allport relativa all’effetto del contatto sul pregiudizio, si è analizzato il sistema di relazioni con gli immigrati in riferimento a tre dimensioni: il tipo e livello di profondità della relazione, comunicazione e ruolo delle barriere di comunicazione, l’orientamento all’integrazione nella comunità ospitante attribuito agli immigrati.
L’analisi empirica mostra una conferma della teoria in riferimento alla relazione tra assenza di contatto/relazione/comunicazione e strutturazione di un’immagine minacciosa dello straniero e adesione a strategie di relazione interculturale differenzialiste o di integrazione subalterna. Si specifica, in riferimento al contesto metropolitano, che la massima riduzione del pregiudizio nelle due componenti, si registra in riferimento alla sperimentazione di una molteplicità di relazioni e comunicazione, che definiscono lo straniero per etnia come una delle tante figure estranee che popolano il mondo di stranieri (Wood, Lofland).
Inoltre, se prevale la percezione dello straniero come chiuso nella propria appartenenza etnica e estraneo alle norme e ai valori della società ospitante, la sua immagine tende ad essere più minacciosa e più rigida la visione ideologica, orientata all’esclusione/subordinazione dei diversi, generando una relazione circolare tra percezione dell’orientamento all’integrazione, componente cognitiva e ideologica che tendono reciprocamente a rafforzarsi.
Stili di vita metropolitani e pregiudizio
L. Mondani, Stili di vita metropolitani e pregiudizio. L’analisi empirica si è concentrata sul ruolo svolto dal tipo di fruizione dello spazio urbano, dall’individualismo metropolitano, dall’orientamento cosmopolita, dalle forme di partecipazione politico/sociali, sia di tipo tradizionale che post-moderne, fonti di informazione, tratti caratterizzanti il modo di vita della grande città descritti dalla teoria sociologica, sull’espressione del pregiudizio.
Si conferma che una collocazione urbana locale/periferica, l’assenza di riferimenti cosmopolitici, l’orientamento individualistico, l’assenza di partecipazione politico/sociale, la disinformazione sono fattori in grado di aumentare il pregiudizio nelle componenti cognitiva e ideologica, mentre la declinazione inversa di tali tratti si associa, con sfumature diverse, a una immagine dello straniero meno perturbante e a strategie di incontro più aperte al confronto.
In particolare, emergono nel campione, due profili di stili di vita, definiti marginali metropolitani e élite metropolitana, che definiscono figure sociali incommensurabili, caratterizzate le prime da una condizione di deprivazione individuale/economica/sociale/culturale e le seconde da opulenza, benessere, buona integrazione nel sistema sociale. Il maggiore pregiudizio è espresso dai marginali, in riferimento sia alla rappresentazione dello straniero che alla visione ideologica.
Identità e pregiudizio
F. Cuppone, S. Della Queva, F. Dota, S. Giannone, S. Lattanzi, L. Martinez, Identità e pregiudizio. Il saggio delinea, attraverso i dati emergenti dalla utilizzazione di una scala autoancorante per l’analisi dell’identità, i profili d’identità nella metropoli post-moderna, centrati sui valori tradizionali moderni o su valori post-materialisti o post-moderni, nelle diverse figure teoriche definite da Bauman (identità a palinsesto), Beck (identità riflessiva), Inglehart (identità espressiva).
L’evidenza empirica mostra la grande varietà dei profili identitari e la loro costruzione sincretica, sia in riferimento a valori moderni che post-moderni, in una polifonia di forme che rispecchia la complessità sociale. I valori tradizionali di sicurezza convivono con valori di autorealizzazione, espressività, libertà creativa, attraverso costruzioni plastiche e autodirette, tutte orientate a far fronte al disagio della post-modernità.
Tanto più i profili identitari si definiscono per individualismo e chiusura relazionale, tanto più la rappresentazione dello straniero e la visione ideologica sono segnate da pregiudizio e al contrario, tanto più l’identità è espressiva e aperta alla relazionalità e all’impegno, tanto più si afferma una immagine meno minacciosa dello straniero e una visione ideologica disponibile al confronto interculturale.
Analisi del modello statistico del pregiudizio
R. Cipollini, I. Mingo, La causazione multipla del pregiudizio: analisi del modello statistico. È stato applicato alla struttura dei dati, ricondotti in via di sintesi a macro-variabili cardinali, un modello statistico di equazioni strutturali, tramite applicazione del software AMOS Analysis of Moment Structures, al fine di ricostruire il percorso causale che lega i diversi fattori ritenuti rilevanti nella strutturazione della componente ideologica del pregiudizio.
L’analisi statistica conferma la causazione multipla del pregiudizio (Allport), in particolare che la componente ideologica è condizionata dalla rappresentazione dello straniero come figura minacciosa e destabilizzante, che su questo raccordo è influente un sistema di relazioni basato su distanza relazionale e una struttura d’identità che si caratterizza per inadeguatezza post-moderna (Bauman) o tradizionalista, ancorata ai valori conservatori. Il modello statistico ha confermato la bontà del modello teorico predisposto in sede di disegno della ricerca, articolandolo in alcuni aspetti.
I graffiti del questionario
V. Compagno, I graffiti del questionario. Il saggio presenta un'analisi qualitativa delle informazioni non previste fornite dagli intervistati e delle annotazioni a margine con cui essi hanno tentato di “evadere dalla gabbia” delle domande strutturate. Sono emerse le modalità attraverso cui la figura sociale dello straniero è percepita e interpretata dai partecipanti alla ricerca.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Metodologia
-
Metodologia della ricerca sociale
-
Metodologia della ricerca sociale
-
Metodologia e tecnica della ricerca sociale