Metodi e tecniche di ricerca in psicologia clinica
L’oggetto di interesse del corso è la ricerca in psicologia clinica: quest’ultima è una branca
dell’intero complessivo della psicologia, e in quanto tale s’avvale delle medesime tecniche di
studio e indagine.
Ciò che conta non è il mettere in dubbio l’utilità dell’approccio scientifico in psicologia clinica,
bensì chiedersi quale tra i metodi di ricerca in psicologia siano più adatti alle necessità e ai
quesiti del filone clinico.
Mezzi di conoscenza
Metodi non empirici
Autorità: si crede alla verità di qualcosa in quanto proveniente da una persona/gruppo
da noi rispettato. Non è esente da problematiche che non la rendono un buon mezzo di
conoscenza:
• l’autorità esiste nel momento in cui viene riconosciuta;
• le autorità sono spesso in contrasto tra di loro;
• le autorità possono sbagliarsi (es. Aristotelico vs Galileiano);
Logica: utilizzo del pensiero razionale per trarre conclusioni corrette riguardo al
mondo. Ha delle limitazioni:
• può dirci che una conclusione è falsa quando in realtà se n’è tratta una conclusione
impropria;
• un’affermazione può sembrare valida dal punto di vista logico, ma risultare non vera
in quanto suppone sia vero qualcosa che non lo è (es. “la partita non si fa se nevica
intensamente” è logicamente vero, ma la veridicità dell’affermazione dipende del fatto
che stia nevicando: se così non fosse nella realtà, allora la frase è falsa);
Metodi empirici
Intuizione: classe di mezzi di conoscenza a fondamento empirico che non si fondano
né su logica né su ragionamento implicito, bensì si fondano su processi istintivi,
spontanei e impliciti di pensiero (es. sensazione di “negatività” quando pensiamo di
scendere dal marciapiede per attraversare e udiamo il suono di un’auto in arrivo);
Senso comune: evidenzia l’accordo tra l’opinione di una persona e le esperienze
comuni di un ampio gruppo di persone. Ha due limiti fondamentali:
• i suoi criteri si modificano durante il tempo e a seconda del luogo e delle culture;
• l’unico modo per valutare se una di queste credenze funzioni o meno ha una natura
eminentemente pragmatica, non teorica;
è importante tenere a mente i limiti del senso comune appunto in relazione alla scienza:
essa, proprio perché fa affidamento al metodo, talvolta può essere controintuitiva nei
confronti dell’opinione generale (es. Aristotelico vs Galileiano). Tuttavia non dobbiamo
considerare la “controintuitività” come una proprietà necessaria e/o sufficiente della scoperta
scientifica, poiché spesso risultati controintuitivi non sono altro che frutto di errori di disegno
dell’esperimento.
Scienza: la scienza così come la conosciamo è contraddistinta da caratteristiche e
attributi tipici:
• in primo luogo la scienza s’avvale del metodo scientifico (osservazione, ipotesi,
raccolta e analisi dei dati, conclusioni);
• è empirica, ossia fa affidamento sull’esperienza;
• è obiettiva, il che significa che qualsiasi persona nello spazio tempo può (anzi deve)
poter osservare/ottenere le medesime condizioni;
• è oggettiva, quindi è necessario che sia un mezzo disponibile a tutti, universale per
acquisire conoscenze;
• si autocorregge, non segue principi di autorità, la scienza è in continuo sviluppo, è
aperta al cambiamento e alla modificazione di vecchi paradigmi;
• motivo per cui è anche in continuo progresso;
• è possibilista, ossia non afferma mai di avere la verità completa su nessuna
questione;
• mira al risparmio, è economica, cioè mira ad utilizzare la spiegazione più semplice
(non semplicistica) per un fenomeno;
• è interessata alla teoria: è di fondamentale importanza elaborare un costrutto
teorico che spieghi come una determinata cosa funzioni;
• non ha gerarchia: l’autorità conta poco nella scienza, ciò che conta è la validità dei
metodi di ricerca e la logica dell’impostazione del disegno dello studio.
Si basa su quattro assunti fondamentali: razionalità (il mondo può essere compreso
attraverso il pensiero logico), regolarità (il mondo segue le stesse leggi scientifiche in
ogni tempo e luogo), “scopribilità” (se il mondo è reale, razionale e governato da
regole, allora è possibile scoprirne il funzionamento) e causalità (gli eventi non si
originano da soli, ognuno ha una causa).
Sulla base di questi quattro pilastri, si delinea il modus operandi di ogni buon disegno
scientifico:
1. SCOPRIRE LE REGOLARITA’: il primo passo nella scoperta delle regolarità, e
pertanto nel metodo scientifico, è l’osservazione e descrizione dei fenomeni
scientificamente rilevanti.
questo porta all’insorgere di una problematica: talvolta, e in fattispecie nelle
scienze psicologiche, i fenomeni non sono direttamente osservabili (es. pensiero,
emozioni, etc.), pertanto dobbiamo spesso basarci su un’osservazione indiretta: a
partire da essa otteniamo degli indicatori indiretti della variabile latente che hanno il
valore di ipotesi di lavoro tra i funzionamenti delle osservabili. Tali indicatori
indiretti prendono il nome di costrutti: consentono una maggior generalizzabilità
del risultato, ma sono ipotesi, dunque non realtà incontrovertibili, motivo per cui
necessitano una chiara definizione.
2. SCOPRIRE LE LEGGI: una volta osservate e definite le regolarità è possibile
determinare una legge scientifica. Essa non è altro che un’asserzione secondo la
quale due fenomeni sono regolarmente associati. Tuttavia, molto spesso bisogna
effettuare una selezione delle variabili rilevanti per la descrizione del fenomeno e,
quindi, per l’identificazione delle regolarità: tale selezione si basa su un modello
fondato su un’ipotesi scientifica è imprescindibile descrivere fenomeni e
scoprire associazioni in assenza di modelli teorici a cui fare riferimento: ogni disegno
di ricerca deve far riferimento ad una teoria scientifica che generi ipotesi
operazionalizzabili e falsificabili.
NB una teoria scientifica deve avere una componente strutturale (deve stabilire i
modelli delle variabili latenti che riassumono le relazioni attese) e una componente
di misurazione (tali modelli devono poter essere misurati e quindi
operazionalizzati).
3. RICERCARE LE CAUSE: dall’osservazione delle regolarità è possibile riconoscere
che tra le variabili vi sono delle relazioni. L’assunto base della relazione di causalità
è che se consideriamo una variabile Y isolata dall’influenza di ogni altra variabile
fatta eccezione di una detta X e un cambiamento in Y accompagna in cambiamento
in X, allora X è una causa di Y [y = f (x)].
Tre sono le componenti fondamentali della causalità: isolamento, associazione e
direzione.
Il primo in particolare è il può importante ma più insidioso: in primo luogo è
stabilire che l’associazione è dovuta all’influenza di x su y, e non
necessario
viceversa. È pressoché impossibile però ottenere una condizione di isolamento
ideale (esisterebbe solamente quando X e Y sono in un “vuoto spinto”). La
manipolazione umana da parte dello sperimentatore può essere utile a creare
l’isolamento e nello stabilire la direzione dell’influsso, tuttavia non è essa stessa la
causa necessaria e sufficiente per determinare la causalità.
Un altro punto da tenere a mente è che, come suggerito dagli assunti teorici di
affinché l’isolamento sia sostenibile, nessuna variabile oltre ad X può essere
Hume,
causa di Y.
Uno standard più ragionevole è che X abbia un influsso atteso di grandezza (b) su Y,
ma che i valori reali di Y si distribuiscono attorno ai valori predetti di Y. Tale
condizione è riassumibile con l’equazione Y = bX + z z è un termine di
disturbo non osservato, non è possibile controllarlo in senso diretto, motivo per
cui bisogna assumere che abbia valore zero E(z) = 0.
perché X sia causa di Y deve essere isolata da z.
La soluzione è quella di trovare degli assunti sul comportamento di z (del termine di
disturbo) in modo da condurre la nostra osservazione in condizioni di pseudo-
isolamento:
• l’assunto più comune è che X e z non siano correlate, in modo da stabilire
l’influsso di X su Y isolato da z. Tale isolamento, tuttavia, non è perfetto poiché per
ogni singola osservazione la relazione Y = f(x) è alterata dal disturbo. Ciò accade
sempre: sia in condizioni sperimentali, che in non sperimentali. Assumere ciò è
pertanto una semplificazione grossolana, dal momento in cui molte cause di Y
vengono incluse nel termine di disturbo, e non sono, quindi, da escludere perché
determinano una correlazione di questo disturbo con X.
una situazione comune che viola la condizione di pseudo-isolamento è quando
omessa:
una variabile moderatrice viene
un’altra causa di violazione dello pseudo-isolamento si ha quando la variabile
omessa ha una relazione ambigua con le variabili esplicative: in questa situazione si
corre il rischio di poter prevedere meno le conseguenze dell’omissione della
variabile dall’equazione;
infine, un’altra situazione si ha quando una o più variabili esplicative contengono
errore casuale di misurazione.
Tre casi di violazione dello pseudo-isolamento:
1. Omissione della variabile moderatrice;
2. La variabile omessa ha una relazione ambigua con le variabili
esplicative;
3. La variabile esplicativa ha un errore di misurazione. necessario
In conclusione, quindi, per stabilire la causalità di una relazione, è
stabilire l’associazione al netto di altre influenze .
Un altro fondamento della casualità è la replicabilità: ogni relazione (sia quelle
casuali, sia quelle spurie) devono essere in grado di replicarsi. Ciò è importante
perché fornisce un controllo dello pseudo-isolamento: se il modello è corretto, deve
funzionare in campioni diversi e con diversi tipi di dati.
Assunti di Hume
1. Priorità temporale: la presunta causa deve precedere l’effetto e questo è
l’unico mezzo per garantire che la variabile esplicativa abbia un primato causale;
2. Le relazioni simultanee sono escluse: le cause devono precedere gli effetti e
la causazione simultanea reciproca non è possibile.
Tuttavia tali assunti non sono esenti da critiche: la priorità temporale viene smentita
se si considera una situazione in cui se si consente un
ritardo temporale nella relazione causa-effetto, allora
l’influsso di una variabile deve superare un divario prima
di esercitare il proprio effetto. Entro questo divario è
possibile che una variabile mediatrice si inserisca
impedendo alla causa di provocare il suo effetto.
Questa situazione rende difficile l’identificazione del
corretto pattern causa-effetto: può quindi succedere che
questo ritardo può essere più breve dell’intervallo di osservazione, così che la causa
viene collocata nello stesso periodo temporale dell’effetto. Se le due variabili si
influenzano reciprocamente, si può consentire una relazione non ricorsiva di
feedback.
Questo significa che è complicata la determinazione di causazione tra variabili
latenti e indicatori nei modelli di misurazione. Distinguiamo pertanto:
• indicatori causali che sono variabili osservate che si ritiene causino la variabile
latente;
• indicatori d’effetto che sono, quindi, causati dalla variabile latente.
Questo ci insegna che per la corretta determinazione del principio causa-effetto,
stabilire il primato temporale è necessario . Altri strumenti empirici dei quali ci si può
avvalere per testare l’effetto di fattori estranei sono:
- Selezione delle osservazioni;
- Controllo statistico;
- Randomizzazione.
Le prime due tecniche (selezione e controllo statistico) sono utilizzabili sia nel caso
di studi osservazionali, sia in studi sperimentali; per quanto riguarda la
randomizzazione, invece, essa si utilizza solo nei veri esperimenti in quanto
costituisce un potente mezzo di assegnazione casuale ai trattamenti, impedendo a
sistematica
fonti estranee di variazione di essere maggiormente prevalenti in un
gruppo piuttosto che in un altro.
Concetti chiave della metodologia di ricerca
• come si sviluppa una domanda di ricerca?
Scelta del problema;
Esame della letteratura e identificazione degli articoli rilevanti;
Restrizione del problema ad una specifica domanda;
Definizione del procedimento di ricerca: le ricerche scientifiche sono divisibili in tre
grandi blocchi:
1. Studi osservazionali: condizione in cui le osservazioni vengono effettuate in
contesti naturali senza tentativi di manipolazione di alcuna variabile;
2. Disegni quasi sperimentali: disegni di ricerca in cui i soggetti non sono assegnati
casualmente alle varie condizioni (o trattamenti), anche se la/e variabile/i
indipendente/i può/possono essere manipolata/e. Il motivo della mancata
assegnazione casuale è di solito legato alla sua impossibilità o non applicabilità.
3. Disegni sperimentali: piano generale di un esperimento che comprende il numero
e la disposizione delle variabili indipendenti, il numero e la modalità di selezione dei
livelli di ciascuna variabile indipendente e le modalità con cui i soggetti sono
selezionati e assegnati ai trattamenti (o alle condizioni).
esperimento: procedura atta ad ottenere dati in cui una o più variabili
indipendenti vengono manipolate col fine di osservarne gli effetti su una o più
variabili dipendenti. È molto importante ricordare che i soggetti sono assegnati
casualmente alle varie condizioni.
• definizioni importanti:
Controllo sperimentale: consiste nella manipolazione attiva, diretta dello
sperimentatore, delle variabili estranee all’esperimento allo scopo di chiarire la
relazione tra le variabili di interesse, piuttosto che di ridurre la varianza d’errore. Tale
controllo può essere fatto attraverso l’eliminazione delle variabili estranee, il
mantenerle costanti, attraverso la loro randomizzazione o il loro controbilanciamento;
Casuale o random: processo secondo cui ciascuna occorrenza è determinata
puramente dal caso, cosicché la probabilità che ogni fenomeno accada è la stessa
dell’evento in popolazione;
Assegnazione casuale: si tratta di procedura per determinare l’assegnazione dei
soggetti alle condizioni in modo tale che la probabilità di essere assegnato ad una
particolare condizione sia la stessa per tutti i soggetti partecipanti all’esperimento.
Aiuta ad assicurare (ma non può garantire) che le variabili dei soggetti quali il sesso,
l’età, l’intelligenza, il sub-strato socio-economico, etc. siano distribuite in modo uguale
nelle diverse condizioni sperimentali e quindi non siano confuse con gli effetti della/e
variabile/i indipendente/i.
Unità sperimentale: divisione del materiale sperimentale tale per cui due qualsiasi
unità diverse possono ricevere trattamenti diversi nell’esperimento reale;
Nella maggior parte dei casi, possiamo approcciare gli esperimenti nel seguente modo: vi
è un certo numero di trattamenti alternativi, ciascuno dei quali viene applicato alle unità
sperimentali. Successivamente viene compiuta un’osservazione (o svariate osservazioni)
su ciascuna unità sperimentale.
essere in grado di separare le differenze tra i trattamenti dalla variazione non
Lo scopo è
controllata che si ritiene essere presente (questo può essere naturalmente solo il primo
passo nella comprensione dei fenomeni in esame).
In generale, comunque, per essere più precisi, nel caso della psicologia clinica si dovrebbe
parlare di esperimenti comparativi, dato che l’obiettivo è il confronto di trattamenti e
non la determinazione di valori assoluti.
• quali sono i requisiti di un buon esperimento?
1. Assenza di errore sistematico: significa che se un esperimento viene eseguito
utilizzando un numero ampio di unità sperimentali, esso deve poter fornire una stima
corretta di ciascun confronto dei trattamenti. È perciò buona norma pianificare un
esperimento in modo tale da garantire che le unità sperimentali che ricevono un
trattamento non differiscano in alcun modo sistematico da quelle che ricevono un altro
trattamento. In altre parole, le unità sperimentali che ricevono un trattamento devono
mostrare solo differenze casuali da quelle che ricevono qualsiasi altro trattamento.
Quando questo è impossibile o impraticabile, qualsiasi assunto di assenza di differenze
sistematiche deve essere esplicitamente riconosciuto e, per quanto possibile,
controllato attraverso osservazioni supplementari o tramite l’esperienza precedente. È
garantire l’assenza delle fonti principali di errore sistematico
tuttavia possibile
attraverso una procedura di randomizzazione;
2. Precisione: se l’assenza di errori sistematici viene ottenuta attraverso la
randomizzazione, la stima delle differenze tra trattamenti ottenuti nell’esperimento
differirà dal suo valore vero solo per effetto di errori casuali. La probabile ampiezza
degli errori casuali nella stima di un contrasto tra trattamenti viene di solito misurata
dall’errore standard: tale val
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.