Il processo di ricerca
Le ricerche danno origine a un processo, rappresentato da un percorso circolare. Le fasi di questo processo si possono suddividere in:
- Identificazione del problema di ricerca
- Pianificazione del disegno sperimentale
- Fase delle osservazioni
- Fase dell'analisi dei dati
- Fase dell'interpretazione dei dati
- Fase della comunicazione dei risultati
La fase delle osservazioni ci aiuta a comprendere cosa sono la misurazione e le scale di misura e il ruolo delle variabili all'interno della ricerca. Le ricerche psicologiche servono per risolvere problemi teorici e pratici. I primi originano la ricerca di base (fondamentale o pura), che è utile per aumentare le conoscenze su un dato argomento; i secondi originano la ricerca applicata, la quale nasce da problemi concreti che richiedono soluzioni pratiche.
Identificazione del problema di ricerca
"La ricerca scientifica non inizia dalle osservazioni, ma dai problemi" (Popper). Un problema è una contraddizione tra asserti o tra una teoria e un fatto. La difficoltà è nel porre problemi rilevanti. Le fonti dei problemi sono molteplici, quelle più comuni sono:
- Interessi personali del ricercatore. Essi lo stimolano ad individuare problemi, perché gli suggeriscono la direzione del lavoro di ricerca e lo aiutano a proseguirlo quando diventa difficile. Spesso i ricercatori si sono soffermati sullo studio intensivo dei singoli casi (Freud, Ebbinghaus).
- Fatti paradossali e fortuna. Un esempio classico di ricerca in questo ambito è quella di Darley e Latané. L'episodio avvenne nel 1964 a New York: Kitty Genovese viene aggredita da un uomo e accoltellata. Urlando, fece affacciare ben 38 persone alla finestra, le quali potevano vedersi tra di loro e osservare quello che stava accadendo. Nessuno chiamò la polizia prima di mezz'ora. L'aggressore ebbe quindi modo di tornare indietro e finire la donna. Quali sono i meccanismi alla base dei comportamenti inerti e passivi di fronte a evidenti richieste di aiuto? Quanto più numerose sono le persone che in una data circostanza di pericolo sono effettivamente in condizione di accorrere in aiuto, tanto meno ciascuna di esse si sente investita della responsabilità di agire (Ipotesi di Darley e Latané). Per quanto riguarda il caso o la fortuna possiamo parlare di serendipità. Serendipità = dono di fare delle scoperte utili alle quali non si mirava. Il termine ha origine dalla fiaba persiana "I tre Principi di Serendip", in cui i protagonisti scoprivano sempre delle cose che non stavano cercando. Un esempio può essere il pinzettamento della coda dei ratti in laboratorio, per indurli a mangiare, essendo sottoposti allo stress di una pressione lieve e non dolorosa.
- Tentativi. La maggior parte della ricerca psicologica è la ricerca applicata. Per identificare problemi concreti basta essere dei buoni osservatori. Esempi: come si può aiutare un giovane a smettere di drogarsi?; qual è la tecnica terapeutica più efficace per guarire i bambini autistici?
- Teorie e i risultati delle ricerche. Le teorie sono in grado di far sorgere nuove problematiche, diventando il punto di partenza di nuove ricerche. Anche i risultati di ricerche già eseguite possono però far nascere nuovi interrogativi. Esempio: i dati di Skinner sull'apprendimento, che si rifaceva ai risultati delle ricerche di Pavlov e Thorndike. Nel condizionamento classico di Pavlov il fatto più importante è lo stimolo che precede la risposta; nel condizionamento per "prove ed errori" di Thorndike è invece la conseguenza dello stimolo alla risposta. Skinner privilegiò quest'ultimo, chiamandolo "operante" o "strumentale", in quanto l'organismo risponde ad uno stimolo, i cui effetti faranno aumentare o diminuire la probabilità della ripetizione della stessa risposta. I risultati delle precedenti ricerche fanno sorgere nuovi problemi: euristicamente e sistematicamente. La prima si ha quando una teoria genera un enorme interesse. La seconda avviene quando le teorie o le ricerche fanno affermazioni esplicite e direttamente verificabili.
- Strumenti. Più conoscenze possiede uno studioso, più possibilità ha di proporre nuove problematiche d'indagine. In genere la fonte maggiore di nuove idee sono le ricerche pubblicate nelle riviste di psicologia. La ricerca tramite computer è diventata la più praticata e veloce.
- Competizione. Per aumentare il livello di qualità della ricerca la competizione tra diversi ricercatori è essenziale. I ricercatori, però, tendono a focalizzarsi sugli ambiti che rendono di più in termini di carriera, formulando ipotesi sulla base di fattori esterni, piuttosto che sulla base del valore intrinseco delle ipotesi stesse.
Domande di ricerca = quesiti che guidano l’intera ricerca e nascono da mancanza di conoscenza e da lacune nella teoria. Le "domande di ricerca" focalizzano l’attenzione del ricercatore su alcuni aspetti, distogliendolo da altri.
Ipotesi di ricerca = congettura da verificare sulle relazioni delle variabili espressa con un’affermazione condizionale "Se accade x, allora si osserva y" o "y = f(x)". L’ipotesi di ricerca deve essere operazionalizzata (con un esempio). L’ipotesi di ricerca dà luogo a 2 ipotesi statistiche: l’ipotesi nulla H0, che afferma la mancanza dell’effetto ipotizzato e l’ipotesi alternativa H1, che afferma la presenza di tale effetto. Le 2 ipotesi si escludono reciprocamente.
Fase della pianificazione del disegno di ricerca
È la fase che riguarda le scelte per delineare il disegno di ricerca nel suo complesso, come: l’oggetto da osservare, le condizioni in cui condurre le osservazioni, gli strumenti di misura più affidabili, i metodi più appropriati, i test statistici ecc. Vanno inoltre analizzati anche i problemi etici e le decisioni sui soggetti da sottoporre. Quindi entrano in gioco procedimenti complessi, sistematici e dinamici.
Fase delle osservazioni o raccolta dati
Modalità con cui direttamente o indirettamente possiamo ottenere dei dati. Il ricercatore mette in atto le procedure della fase 2 e raccoglie i dati, oggetto di studio delle tappe successive.
Fatti della ricerca = osservazioni empiriche del "processo d’investigazione" ovvero la ricerca scientifica. La teoria della misurazione di Stevens (1946) afferma che la misurazione è l’associazione tra una categoria e oggetti, eventi o individui in base a regole di corrispondenza. Ci sono quindi 3 elementi fondamentali:
- La realtà (ciò che viene misurato)
- Insiemi di categorie (che possono avere diverse caratteristiche e che si applicano a quella realtà per eseguire la misurazione)
- Regole di corrispondenza (affinché la misurazione sia corretta)
La misurazione di un sistema empirico è la costruzione di un sistema numerico, affinché ci sia una relazione di omomorfismo (stessa forma) con il sistema empirico. Il sistema numerico deve mantenere inalterata la struttura dei legami relazionali presenti nel sistema empirico. Caso (o soggetto) = ciò a cui si applica la misurazione e che solitamente viene assegnato ad una delle osservazioni sperimentali, quindi può essere formato anche da animali o oggetti. Variabile = sistema di categorie, qualsiasi caratteristica (fisica o psichica) del soggetto che può assumere valori diversi in un dato intervallo e che varia da individuo a individuo. La variabile è quindi una caratteristica che può essere misurata ed espressa con scale di misura diverse. Livelli (o modalità) = insieme di categorie che esprimono l’ambito di variazione della variabile. Dati = prodotto della misurazione.
Stevens distinse 4 categorie di variabili sulla base delle relazioni intercorrenti tra i livelli di variazione di una variabile:
- Scala nominale (o categoriale)
- Scala ordinale
- Scala a intervalli (equivalenti)
- Scala a rapporti (equivalenti)
1) La scala nominale si usa quando i livelli sono costituiti da categorie discrete che non possono essere ordinate. Es: sesso, colore, religione ecc. Ai livelli della variabile possono essere assegnati dei nomi o dei codici astratti (a, b, c, d), mai valori numerici (1, 2, 3, 4) o ordinali (I, II, III, IV).
2) Nella scala ordinale i livelli sono anche ordinati e non hanno valore numerico. Es: classe sociale (alta, media, bassa). I livelli possono avere un valore ordinale (I, II, III, IV). Il rapporto numerico tra i livelli non è noto o non ha senso. Queste 2 variabili sono dette qualitative (alcuni studiosi identificano le scale ordinali con le quantitative). Sono dette anche variabili di frequenza in quanto una misurazione con una scala qualitativa produce una classificazione (o codifica) che con un minimo di elaborazione produce una frequenza.
3) Nella scala a intervalli (equivalenti) i livelli della variabile sono ordinati e numerati e gli intervalli tra loro sono costanti. Es: temperatura in gradi Fahrenheit o Celsius. Dato che la scala numerica viene attribuita arbitrariamente ai livelli, anche il valore 0 è un valore arbitrario assegnato ad un livello. Lo 0 quindi è solo un punto arbitrario del continuum. Significanza = problema di utilizzare una scala di misura maggiore rispetto a quella corretta.
4) Nella scala a rapporti (equivalenti) gli intervalli sono ordinati ed equivalenti e lo 0 indica l’assenza di quantità misurata. Es: temperatura in gradi Kelvin (mancanza di movimento delle molecole), numero dei figli in famiglia. Queste 2 variabili sono dette quantitative (o metriche; alcuni studiosi le identificano come quantitative misurabili). Una misurazione con una scala quantitativa produce un punteggio, che spesso esprime l’intensità di un fenomeno.
Individuare la scala di misura delle variabili è importante per eseguire una misurazione corretta e per sapere quale test statistico applicare e poter interpretare correttamente i risultati.
Metodo per individuare correttamente la scala di misura della variabile
- I livelli della variabile sono ordinabili?
NO -> Scala NOMINALE
Sì, quindi: - Gli intervalli tra i livelli della variabile sono equivalenti?
NO -> Scala ORDINALE
Sì, allora: - Lo 0 indica l’assenza della quantità misurata?
NO -> Scala A INTERVALLI
Sì -> Scala A RAPPORTI
Ogni livello più complesso incorpora le caratteristiche fondamentali del livello precedente. Si può trasformare una variabile in una di livello più basso, a costo di una semplificazione o di una perdita di informazioni. Queste trasformazioni avvengono quando è importante calcolare gli indici di tendenza centrale o di variabilità. Es. calcolare la moda di una variabile di atteggiamento. Una volta eseguite le misurazioni per verificare l’ipotesi di ricerca, i dati vanno organizzati in una matrice, che permette di individuare il gruppo di cui fa parte e la misura dell’atteggiamento. Es: atteggiamento di italiani (1) ed extracomunitari (2) nei confronti di una riforma legislativa sul problema degli immigrati clandestini.
In un esperimento i ricercatori sono interessati alle cosiddette variabili sperimentali. La supposizione di una loro connessione costituisce spesso l’ipotesi di ricerca da verificare. I criteri alla base della distinzione delle variabili sono:
- Il livello di precisione nella misurazione, per cui vengono distinte variabili continue e discrete. Variabile continua = variabile che può assumere tutti i valori (un numero infinito) dei numeri reali all’interno de