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Metodi e modelli della ricerca sul corpo in movimento (Aiello)

Significati della ricerca didattica sul corpo in movimento

La prima distinzione della ricerca è tra i due specifici livelli: il livello che riguarda il lavoro dei ricercatori impegnati a fornire risposte ai problemi posti in ambito didattico-educativo ed il livello più propriamente didattico della ricerca. Nel primo caso si tratta di riconoscere uno specifico ruolo di indagine sistematica e rigorosa a coloro che si adoperano in ambito accademico, nel secondo di individuare un atteggiamento euristico in coloro che operano sul campo e si impegnano a ricercare modalità sempre più efficaci per ridurre il gap tra potenzialità e performance dei propri allievi.

Un secondo livello semantico riguarda la distinzione tra ricerca pura o fondamentale e ricerca applicata o di sviluppo. L’attività di indagine in primo caso è finalizzata ad accrescere conoscenze teoriche su un dato argomento, nel secondo, a fornire soluzioni pratiche a problemi concreti e a guidare la decisione rispetto alle azioni da intraprendere. Anche questi due livelli possono integrarsi.

La ricerca didattica centrata sul corpo in movimento si configura come indagine sistematica e rigorosa, che tiene conto:

  • Della fruibilità di una pluralità di quadri teorici riferibili a più discipline
  • Della complessità e dell’esclusività che caratterizzano il processo di insegnamento-apprendimento
  • Dell’interazione tra soggettività e contesti macro e micro

La ricerca sul movimento, nel secolo scorso, aveva avviato un processo di allineamento ad altri domini cosiddetti “scientifici”, riconoscendo l’approccio positivista come unica possibilità di ricerca. Lo scopo era unicamente quello di accrescere, o testare, l’insieme delle conoscenze e delle teorie inerenti l’apprendimento e il controllo motorio, i metodi di allenamento, le problematiche prevalentemente sportive. Lo studio del movimento si era pertanto focalizzato sulla sua analisi, per coglierne gli elementi che potessero innalzare i livelli di performance, attraverso la manipolazione intenzionale e controllata delle variabili.

Una visione delle attività di movimento proiettate verso dimensione educativa del soggetto in formazione ha condotto alla costruzione di uno spazio di ricerca in cui confluisca una pluralità di discipline, ognuna con i propri linguaggi, metodi e strumenti di ricerca. Una maggiore considerazione della dimensione motoria nella didattica ha pertanto direzionato la ricerca in tale ambito a fondare i propri metodi sulla base della capacità di rispondere a domande su:

  • Come favorire il processo di insegnamento-apprendimento attraverso il movimento
  • Come insegnare a apprendere il movimento nelle sue diverse forme
  • Come correggere didatticamente i movimenti appresi in forma inadeguata
  • Come adattare la didattica del movimento al contesto in cui si realizza

Tipologie di ricerca

  • Ricerca esplorativa è particolarmente idonea quando si ha una scarsa conoscenza di un fenomeno. Consente un'esplorazione iniziale prima di avviare lo studio specifico.
  • Ricerca descrittiva descrive un particolare fenomeno focalizzandosi su ciò che accade e su quanto ne accade di un determinato fenomeno, senza cercare di capire il perché.
  • Ricerca esplicativa ha lo scopo di individuare le cause di un fenomeno e di stabilire nessi causali tra le variabili esaminate.
  • Ricerca predittiva è finalizzata alla previsione di accadimenti futuri, sulla base delle interpretazioni suggerite dalla ricerca esplicativa.

Metodo e Metodi

Il significato etimologico del termine metodo presuppone l’idea di un cammino, di un viaggio alla ricerca di qualcosa, verso una meta specifica. In quanto tale, il cammino da intraprendere presuppone la programmazione e la definizione di uno specifico percorso che soddisfi la tensione euristica e conduca con maggiori probabilità verso la meta prestabilita.

La questione relativa al metodo più idoneo per condurre ricerca didattica, anche sul corpo in movimento si inserisce in quel dibattito che ha condotto nel tempo alla progressiva dissoluzione dell’oggettività, cardine della scienza positivista, per affermare il primato della soggettività.

La questione si pone al centro di un acceso dibattito, di una specie di “guerra metodologica” tra fautori di un approccio sperimentale e fautori di un approccio definibile interpretativo; tra coloro cioè che interpretano la ricerca didattica in ambito motorio come ricerca sulle proprietà formative ed educative del corpo in movimento e coloro che considerano la sola dimensione addestrativa del corpo e del movimento, focalizzando la propria attenzione sull’analisi delle componenti motorie funzionali all’innalzamento dei livelli di performance.

La scientificità della ricerca didattica è conseguibile attraverso la realizzazione di tre specifiche condizioni:

  • Che i problemi posti siano rilevanti e pertinenti
  • Che l’argomentazione sia internamente coerente ed esternamente valida
  • Che i problemi, le argomentazioni e le conclusioni siano rese disponibili a una discussione pubblica

I metodi della ricerca nella didattica delle attività di movimento sono collocabili in due specifiche aree: la ricerca qualitativa e la ricerca quantitativa, anche se attualmente possono essere utilizzate insieme in alcuni disegni di indagine. Nel caso dell'approccio qualitativo predomina l’interpretazione dei dati emergenti dal fenomeno indagato, mentre nel caso delle ricerche quantitative l’obiettivo principale sembra essere quello di verificare teorie. Nel primo caso si procede in maniera “induttiva” a partire dai dati dell’esperienza, di cui vengono enfatizzati i significati piuttosto che le frequenze e le distribuzioni numeriche. Nel secondo caso si procede invece in maniera “deduttiva”, cioè la ricerca è condotta sulla base di un’ipotesi derivante da una teoria. Entrambe le modalità di procedere naturalmente evidenziano punti di forza e di debolezza, sono modalità alternative ma non si escludono. Possono integrarsi insieme nella ricerca.

Non ha messo in evidenza che integrare metodi qualitativi e quantitativi produce un risultato finale che valorizza il contributo di entrambi:

  • La parte di ricerca condotta con un metodo quantitativo può verificare l’esistenza di un particolare accadimento, da interpretare alla luce di una successiva raccolta di dati qualitativi;
  • Il metodo quantitativo può essere utilizzato per sintetizzare indici numerici da un campione esteso, mentre il metodo qualitativo può focalizzare l’attenzione sui dati più ricchi di significato da un campione esteso.

Un’ulteriore differenziazione deve essere operata tra studi che si avvalgono di una modalità “multi-method” e studi che impiegano “mixed methods”. Nel caso dei “multi-method” si utilizzano differenti metodi di raccolta dati ed analisi nell’ambito di un medesimo paradigma. Mentre gli studi che impiegano “mixed methods” non si attengono ad un unico paradigma di riferimento. I disegni di ricerca “multi-method” privilegiano triangolazioni tra informazioni e dati che provengono da fonti metodologicamente diversificate. I disegni di ricerca “multi-method”, che possono essere quantitativi o qualitativi, utilizzano più metodi nella raccolta dei dati. I disegni di ricerca “mixed-method” sono concettualmente più complessi; essi forniscono i presupposti per la triangolazione ma spesso sono espressioni della possibilità di concettualizzare un problema attraverso modalità multiple.

Riconoscere la semplicità del proprio oggetto di studio implica riconoscere la complessità. La complessità costituisce la reintroduzione dell’incertezza in una conoscenza che era partita verso la conquista della certezza assoluta, a cui bisogna definitivamente rinunciare. Riconoscere la semplicità di un oggetto di studio significa riconoscere la necessità di indagarlo con metodi che non ne snaturino la complessità ma anzi contribuiscano a decifrarla.

Articolazioni di un progetto di ricerca

La ricerca nasce e si sviluppa a partire dal bisogno di risolvere un problema. Spesso capita che si incorra nell’errore di confondere il problema con l’argomento. La designazione di un argomento è una conoscenza generica e non inquietata da dubbi. Un problema può essere definito come un contraddizione tra una teoria e un fatto. Per tale ragione può suscitare l’interesse del ricercatore che tenta di spiegarne la contraddizione avviando, così il processo di ricerca.

Il processo di ricerca si divide in seguenti fasi:

  • Identificazione del problema
  • Pianificazione del disegno di ricerca
  • Analisi dei dati
  • Interpretazione dei risultati
  • Comunicazione dei risultati

1. Identificazione del problema di ricerca

Prima ancora che venga identificato il problema è necessario individuare l’argomento. Ciò impone una precisa indicazione del settore di ricerca in termini di conoscenze e di situazioni su cui si ritiene di dover intervenire. Spesso sembra che sia già stato esplorato tutto quanto necessario e che non ci sia spazio per una ricerca originale, eppure non bisogna arrendersi. La maggior parte delle ricerche nasce infatti da idee e teorie già esistenti e l’originalità può scaturire non solo dalla formulazione di nuove teorie ma anche dall’elaborazione originale di quelle già prodotte. A tale proposito Veal offre una serie di suggestioni interessanti su come produrre nuove idee partendo dall'esistente, tenendo conto dei seguenti fattori: geografici, sociali, temporali, contestuali, metodologici. Tali fattori costituiscono una base da cui partire per conferire originalità alla propria ricerca.

È importante sottolineare che il problema deve essere rilevante. A tale proposito, John Dewey ribadisce che la ricerca debba far riferimento a problemi effettivamente ritenuti significativi nelle pratiche educative. È opportuno comunque che venga messa per iscritto la formulazione del problema per fugare ogni dubbio. Ciò consente di definire chiaramente i concetti attraverso la scelta di alcune procedure:

  • Operazionalizzazione dei costrutti, per cui si indicano le proprietà e i comportamenti reali che devono essere osservati per inferire da essi le caratteristiche e la presenza o meno della variabile in questione
  • Definizione essenziale, che consiste nel definire un concetto ricorrendo ad altri concetti

Qualsiasi teoria si costituisca a partire da alcuni concetti chiave in stretto rapporto tra loro.

2. Pianificazione del disegno di ricerca

La formulazione dell’ipotesi fa riferimento necessariamente alle conoscenze raccolte sull’argomento ossia alla valutazione e alla lettura critica della letteratura sul tema prescelto, cui si è accennato in precedenza. La formulazione dell’ipotesi è la prefigurazione di una possibile soluzione che guida l’indagine, indicando la direzione del cammino di ricerca.

Nel prefigurare una possibile spiegazione è necessario che l’ipotesi prenda in considerazione la connessione fra due ordini di fenomeni e il rapporto tra due fatti che costituiscono le variabili. La variabile indica qualcosa che muta, sia in una stessa unità che tra unità diverse. Nella ricerca sperimentale l’ipotesi viene espressa attraverso un’affermazione condizionale che mette in relazione due variabili: “se accade x allora si osserva y”. Quindi le variabili possono essere distinte in due tipi: dipendente ed indipendente.

La variabile indipendente (x) costituisce ciò che si suppone essere la causa all’interno di rapporti deterministici di causa ed effetto ed è così definita perché non subisce influenze per effetto di altre variabili; la variabile dipendente (y) rappresenta invece l’effetto e quindi la variazione che si presume dipenda dalle variabili indipendenti. Queste ultime si suddividono inoltre in manipolate e non manipolate. Le prime sono controllate o modificate attivamente dallo sperimentatore e vengono anche definite con il nome di variabili sperimentali, variabili attive o stimoli. In queste distinzioni rientrano anche le variabili intervenienti o confondenti, ossia quelle variabili che possono covariare con la variabile indipendente confondendo il rapporto di causa ed effetto. Spesso le variabili confondenti sono dovute ad un’errata selezione o autoselezione del campione. La variabile di disturbo può essere confondente o confusa; in questo caso si tratta di una variabile che dipende da un’errata operazionalizzazione del costrutto.

Gli errori in cui si può incorrere nella pianificazione del disegno di ricerca possono essere casuali o sistematici e possono essere determinanti nella validità e attendibilità della ricerca. Un ulteriore criterio di classificazione delle variabili riguarda il livello di precisione nella misurazione, per cui si distingue tra variabili discrete e variabili continue.

Nel primo caso si tratta di variabili che possono assumere un numero finito di valori all’interno del proprio range di validità (ad esempio il numero di alunni della classe). Nel secondo caso si tratta invece di variabili che possono assumere un numero infinito di valori all’interno dell’insieme dei numeri reali (ad esempio il peso, l’altezza ecc.).

Importante è anche la suddivisione delle variabili in latenti e manifeste; le prime rimandano a variabili che non possono essere osservate direttamente ma di cui si ipotizza l’esistenza per spiegare l’esistenza di altre variabili che possono essere osservate direttamente e che vengono definite manifeste. Infine è utile considerare anche le variabili assegnate, ossia variabili discrete che non possono essere manipolate ma solo misurate (sesso, razza ecc).

3. Definizione del tipo di studio

La definizione del tipo di studio è condizionata dall’argomento, dal problema e dall’ipotesi elaborata e dunque dall’oggetto di studio. Esiste infatti una mutua corrispondenza tra oggetto di studio e metodologia della ricerca. Al variare dell’oggetto inevitabilmente varia la metodologia di ricerca e viceversa.

La ricerca che si avvale di studi sperimentali appare particolarmente efficace nella psicotecnica, nei test e nella valutazione scolastica e, nello specifico della ricerca didattica sul corpo in movimento, nell’analisi del movimenti funzionali allo sviluppo di specifiche capacità. Ma non sempre può essere utilizzata. Dagli studi descrittivi a quelli sperimentali aumenta la probabilità di stabilire nessi causali attraverso l’intervento da parte del ricercatore che manipola la variabile indipendente per verificarne gli effetti sulla variabile dipendente.

Gli studi descrittivi si utilizzano quando si intenda “interpretare eventi, situazioni, atteggiamenti, opinioni, sviluppi, attraverso un pertinente e controllato rilievo di dati direttamente presenti al ricercatore o ricavabili mediante l’analisi di una documentazione statistica. In questa tipologia di studio non è prevista alcuna manipolazione intenzionale di variabili da parte del ricercatore.

Gli studi correlazionali partono già dal presupposto dell’esistenza di una possibile correlazione tra due variabili. Ciò significa che nella pianificazione del disegni di ricerca si ipotizza la covariazione dei fattori esaminati che ad una successiva analisi può rivelarsi positiva o negativa, se non addirittura inesistente. La correlazione non presuppone manipolazione intenzionale delle variabili prese in esame.

Gli studi sperimentali presuppongono e consentono di stabilire un rapporto di causa ed effetto tra le variabili esaminate. La forma più semplice di un disegno sperimentale richiede la misurazione di una variabile in un gruppo sperimentale, l’esposizione del gruppo sperimentale ad un particolare trattamento seguito da una successiva misurazione della variabile dipendente nel medesimo gruppo. È indispensabile in questa tipologia di sperimentazione che la variabile dipendente sia completamente manipolabile; in caso contrario lo studio è definito quasi sperimentale.

La presenza del rapporto causa-effetto può essere stabilita solo attraverso un controllo rigoroso e in presenza di tre condizioni necessarie, sebbene non sempre sufficienti:

  • Covariazione, che indica la variazione concomitante della variabile indipendente e dipendente
  • Ordine temporale, che implica che la variabile dipendente deve variare dopo la manipolazione della variabile indipendente
  • Legittimità, che richiede attenzione a tutte le possibili variabili di confusione

Il controllo sperimentale

Le condizioni di controllo che conferiscono un carattere sperimentale alla ricerca non sono esclusive dell’esperimento. L’uso corretto dei metodi e delle procedure impiegate deve essere parte costitutiva di qualsiasi ricerca perché possa essere ritenuta scientifica. È possibile distinguere tra un controllo scientifico e un controllo sperimentale. Nel primo caso il riferimento è al più generico rigore e alla sistematicità delle procedure impiegate, nel secondo alla regolazione di condizioni e alla predisposizione di variabili che consentono di inferire rapporti causali tra la variabile indipendente manipolata dallo sperimentatore e la variabile dipendente.

Il controllo sperimentale è definibile come qualsiasi procedimento atto a neutralizzare possibili minacce alla validità della ricerca. Esso si attua attraverso la scelta di una serie di strategie volte a garantire l’adeguatezza del setting della ricerca, un’accurata preparazione della situazione di ricerca e la scelta di strumenti attendibili e validi. Le maggiori fonti di errore nelle operazioni di controllo sono raggruppabili in tre differenti categorie:

  • Errori dovuti alla situazione sperimentale
  • Errori dovuti alla selezione del campione
  • Errori strumentali e procedurali
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tenten89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca didattica ed elementi di pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Sibilio Maurizio.
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