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EVIDENZE ARCHEOLOGICHE

Manufatti: oggetti portatili utilizzati, modificati o prodotti dall’uomo (ceramiche, strumenti litici).

Ecofatti: resti organici e ambientali non prodotti dall’uomo (scheletri, ossa…)

Elementi archeologici: manufatti non portatili (es buche di palo, focolari)

Siti archeologici: luoghi in cui vengono ritrovate le altre evidenze (santuari, villaggi, tell…)

Per ricostruire l’attività umana in un sito bisogna comprenderne il contesto di un reperto, che si

articola in diverse voci:

Matrice -> materiale che circonda il reperto (es tipo di sediemento)

• Posizione > collocazione esatta del manufatto nella sua matrice (contesto primario e contesto

• secondario)

Associazione con altri reperti -> reazioni tra reperti della stessa matrice

I reperti possono poi essere di diversi materiali:

Industria litica -> la maggior parte di questi tipi di manufatti è di epoca preistorica. La pietra

• veniva presa o dagli alvei di fiumi (ciottoli di fiume utilizzati anche come pesi per i telai), dalle

cave o dalle miniere. Erano divisi in due parti:

- nucleo: la parte interna della pietra, quella lavorabile;

- tallone: scarto, scheggiatura della lavorazione.

Legno -> con il legno si faceva tantissimo ed era perciò molto utilizzato in diversi ambiti. Se

• ben conservato può riportare tracce di lavorazione.

Ceramica -> è un materiale che si conserva molto bene (purchè abbia subito una buona

• cottura e non si trovi in ambienti umidi o terreni acidi) ed è l’elemento datante per eccellenza.

Della ceramica infatti noi possiamo distinguere:

- Tipologia (ingobbio, impato…)

- Tecnica di lavorazione (colombino, tornio lento o veloce), cottura

- Ingobbi

- Superfici: se c’è barbottina o meno

- smalti (ceramica piombifera o stannifera),

- frammenti (orli, fondi, piedi, anse, pareti), totale frammenti (= contare strato per strato

frammenti appartenenti alla stessa classe; se sono troppi vai a chili per categoria), attacchi

- misure,

- dati epigrafici (segni graffiti),

- confronti bibliografici (che ci permette di datare),

- datazione,

- osservazioni,

- numero d'inventario,

- analisi di laboratorio

- provenienza (provenienza locale o importazione)

- componenti 20

Concia del cuoio

• Tre tipi:

- Al grasso: prevede la lavorazione delle pelli con il grasso stesso degli animali. È la più

semplice e la più comune, non prevede una lavorazione di bottega particolare, il cuoio

rimane impermeabile per via del grasso, ma è facilmente attaccabile dai parassiti perché

non c’è nulla di chimico. Da un lato è funzionale, dall'altro è più deperibile. Si tratta di un

cuoio molto liscio, che presenta molti buchi a causa dell’azione dei parassiti.

- A tannino: è una sostanza chimica che si ricava soprattutto dalle cortecce degli alberi, in

particola modo delle querce o nei larici (conifere), è colorante (da risalto al colore del

cuoio), ed essendo una sostanza chimica è meno aggredibile da parte dei parassiti. A volte

si trova doppia lavorazione: a tannino rivestita con grasso.

- All'allume: meno usata, è un minerale carissimo (si trova in Toscana e nord del Lazio), che

schiarisce il cuoio. Non si ha l'effetto marrone ma rimangono degli elementi color crema.

Indebolisce la struttura del cuoio, è meno robusto, ma può essere colorato (scarpe

colorate, cinture etc.). l’effetto è lo scamosciato. Questo tipo di preparazione è previsto per

i ceti alti, per un cuoio che non dev'essere resistente, da usare in casa.

Calzature -> di queste si trovano generalmente la suola e la tomaia (parte interna della suola,

• dove si appoggia il piede). In base alle impronte si possono riconoscere delle malformazioni

della postura dell'individuo che incidono nella tomaia, ed esse, abbinate alle analisi di

antropologia fisica, aiutano a ricostruire la storia dell'individuo.

Metalli -> per siglarli si usano delle etichette da gioielliere, in quanto non ci si può scrivere

• sopra. Sono oggetti che si conservano bene ma non in presenza di suoli acidi. Alcuni esempi

ne sono:

- Chiavi: si trova la canna + l’ingegno (parte che entra nella serratura). Dalla fine del 1400 la

canna è cava.

- Coltelli: uso comune in tutte le epoche. In base al bilanciamento tra lama e codolo (lamina

in ferro che poi viene rivestita dall’impugnatura) si può datare (l’equilibrio permette di

tagliare facendo meno fatica).

- Monete: per le monete si deve specificare la specie monetaria, la provenienza, il metallo e

la tecnica, il peso, lo stato di conservazione, il diametro, la condizione giuridica (a chi

appartengono le monete se sono di proprietà privata), la zecca, e avere delle fotografie, in

modo da ricavare il numero di catalogo internazionale (non nazionale perché le monete

hanno una fortissima circolazione di mercato nero, in questo modo si possono dare le

schede alle frontiere in caso qualcuno trasporti oltre frontiera il materiale archeologico). 21

DEGRADO E CONSERVAZIONE DEI MATERIALI

Il degrado è il frutto dell'interazione dei i manufatti, che hanno delle loro caratteristiche materiali e

tecniche, con la loro storia e con l'uso che se n'è fatto, i restauri precedenti che hanno avuto e le

vicende storiche del materiale stesso. Tutto ciò rende il manufatto un unicum.

Nello scavo si trova una grandissima quantità di oggetti e tutti questi materiali hanno caratteristiche

precise, e quando si prelevano dallo scavo bisogna prevedere lo stato di conservazione per

intervenire nel modo più adeguato e preservare le informazioni che trasmettono.

Bisogna dunque conoscere le caratteristiche dei manufatti.

Ceramiche: composizione chimica e mineralogica dell’impasto e dei rivestimenti

• Metalli: composizione delle leghe

• Lapidei: composizione mineralogica e genesi delle rocce

• ➔Il degrado dei manufatti varia in base alle proprietà chimico-fisiche dei materiali costitutivi.

La cause di degrado e conservazione degli oggetti dipendono da una molti fattori, che possono

essere fisici, chimici o biologici e che se associati tra loro possono essere molto pericolosi:

Tecniche di realizzazione: in base alle tecniche della sua realizzazione cambiano i rapporti

• con l'ambiente e anche dunque lo stato di degrado (cottura, fusione…). Le tecniche esecutive

dei materiali possono determinare punti di fragilità che possono essere molto pericolosi nella

fase di prelievo dallo scavo.

Difetti di lavorazione e degrado: vi sono tecniche che danneggiavano maggiormente

• l’oggetto, rendendolo fragile. Bisogna però mettere in atto le accortezze per salvaguardare le

tecniche produttive, in quanto sulla superficie si possono trovare ancora delle tracce di queste

e un prelievo non ben eseguito può portare a perdere queste informazioni.

Grado di porosità: la porosità superficiale determina e controlla le infiltrazioni d’acqua nel

• manufatto.

Resistenza meccanica: la resistenza ad uno sforzo compiuto su di un oggetto. Se viene

• applicata una forza eccessiva questa potrebbe portare alla sua rottura.

Eventi naturali: eruzioni, maremoti, terremoti, tsunami, incendi, alluvioni (vedi ad es.

• Pompei), possono aver minato la resistenza di un reperto e averlo degradato, o al contrario

averlo conservato maggiormente.

Interazioni umane: gli oggetti che si ritrovano sono stati fatti e usati dall’uomo, perciò la loro

• destinazione d'uso è importante sotto il punto di vista conservativo.

Restauri: ovvero le riparazioni fatte, in quanto un oggetto riparato ha già delle fragilità,

• soprattutto se in ferro, ma talvolta anche per le ceramiche.

Ambienti di conservazione possono essere di tre tipi:

• - Ambiente terrestre -> l'oggetto si mette in relazione con le caratteristiche chimico-fisiche e

con il ph del terreno. L’ambiente può essere più o meno di degrado in base alla

caratteristiche che il terreno ha e alla sua disponibilità d’acqua: un terreno argilloso ad

esempio tende a conservare l’acqua, ad avere un ambiente umido e tendenzialmente privo

di ossigeno; un terreno sabbioso drena l’acqua, la fa scorrere rapidamente, ma ha maggior

apporto di ossigeno sugli oggetti e questo cambia per i manufatti metallici. Sottoterra

l'aspetto più evidente è quello dello schiacciamento dei manufatti, ma l’ambiente terrestre è

quello in cui i manufatti riescono a conservarsi meglio. 22

- Ambiente subacqueo -> dipende dal tipo di acqua, se dolce o salata, ma in generale

l'oggetto è sottoposto all'azione di organismi marini biodeteriogeni, ad esempio le alghe,

che lo rivestono delle loro strutture. Gli elementi biologici creano concrezioni e incrostazioni

che da una parte ci aiutano perchè creano un guscio protettivo, ma dall'altra parte alterano

la nostra capacità di interpretare l'oggetto. Anche acqua poi ci sono le interazioni dovute al

ph della soluzione acquosa e alla corrente (abrasioni meccaniche).

- Ambiente aereo -> stressa molto i materiali perchè c'è grande disponibilità di acqua,

ossigeno, fluidi, azioni solari, ecc…

Corrosione delle superfici: tali corrosioni pian piano si amplificano su tutto il manufatto e

• portano al fenomeno detto di decoesione del manufatto che può far perdere tutto il manufatto.

La corrosione del metallo lo fa tornare allo stadio prima della lavorazione, quindi allo stato

minerale di origine, quindi rendendolo fragile e poco resistente.

Climi:

• - Clima secco -> conserva tutto perfettamente, in quanto i materiali in assenza di umidità si

conservano, i metalli non si corrodono. Questo perché in assenza d’acqua molti

microrganismi non sono in grado di riprodursi e quindi attaccare i materiali.

- Clima glaciale -> è un clima d'eccellenza, perché tutto si congela, e per gli organismi molli,

ad esempio, ciò blocca la decomposizione. Questo è il cima tipico delle steppe siberiane

Pezyrik: tumuli che venivano scavate nel suolo durante i periodi caldi e coperte da tetti di

legno. In queste fosse erano stati posti dei corpi di cui si sono conservati benissimo i

tatuaggi, i tessuti, i cibi e le carcasse dei cavalli. Un esempio è rappresentato da Otzi,

l’uomo dei ghiacciai.

- Clima umido -> questo innesca il processo batterico che mangia tutti gli elementi organici

e la corrosione dei metalli (a meno che non si sia in contesto anaerobico come nelle paludi,

nelle torbiere… dove vi è una continua penetrazione d’acqua) che quindi lo rende un

pessimo clima per la conservazione degli oggetti.

- Clima tropicale -> è molto distruttivo perchè provoca piogge torrenziali che fanno marcire

il legno, ha suoli acidi nelle foreste pluviali che distruggono le murature e vi è forte umidità.

- Clima temperato -> non è ne eccellente ne troppo preoccupante, ma in assenza di acqua

e a livello locale permette agli oggetti di conservarsi bene.

Vi sono poi i fattori di distruzione di siti archeologici e del patrimonio culturale:

Scavo: è un’attività distruttiva in quanto l’archeologo, a volte inconsapevolmente, distrugge

• delle evidenze e documenta solo le parti che interessano a lui, senza rendersi conto del resto;

Attività antropica presente: costruzione, intensificazione agricola, bonifiche;

• Attività antropica passata: guerra, distruzione volontaria e non durante conflitti, abbandono

• del sito;

Saccheggiatori antichi: recupero reperti archeologici con fine lucroso;

• Saccheggiatori moderni: scavi clandestini;

• Turismo;

• 23

DATAZIONE

Datare è una operazione che si può effettuare sia conoscendo precisamente l’anno dell’evento al

quale vogliamo dare riferimento, sia conoscendo solo la sequenza di avvenimenti degli eventi. Se

vogliamo datare precisamente andremo quindi ad effettuare una datazione assoluta, se ci basta

sapere posizionare cronologicamente allora avremo una datazione relativa.

Datazione assoluta

Sapere la datazione di un reperto archeologico significa conoscere la sue età, in particolare quale

è stato l’ultimo momento della sua esistenza.

Ci sono tante tecniche di datazione che permettono di conoscere con certezza l'anno di un

particolare istante della vita di un oggetto.

Quello che si ottiene con queste tecniche come risultato è un anno, una datazione assoluta,

un'età, correlati di un'incertezza detta “deviazione standard”. Ad esempio: 1070±20, non significa il

1070 ma un periodo che va 1050 - 1090.

Si usano soprattutto due tecniche:

• RADIOCARBONIO -> il radiocarbonio può datare oggetti dai 300 fino a 70.000 anni e tutto ciò

che è organico, sia vegetale che animale. Si data la morte dell'anno dell'organismo, ad

esempio la data in cui è stato abbattuto un albero, non quella in cui è stato realizzato un

oggetto con quel materiale. 12

Tutti gli esseri organici sono costituiti da carbonio che presenta tre isotopi: il 99% C (=6

13 14

neutroni e 6 protoni), l’1% C (=7 protoni 6 neutroni) e un infinitesimo C (6 protoni e 8

neutroni). Si tratta cioè di un atomo instabile presente in piccola quantità nell’atmosfera: esso

si forma ad un ritmo abbastanza costante a partire dall’azoto-14 per azione dei raggi cosmici.

Gli atomi dell’isotopo radioattivo del carbonio, e quelli molto più numerosi di carbonio-12,

penetrano negli esseri viventi attraverso la fotosintesi, poiché gli organismi non sanno

distinguere l’isotopo radioattivo dagli atomi stabili, e l’assimilano ugualmente. Fino a quando

l’organismo è vivo, c’è un continuo ricambio di atomi di carbonio per cui si mantiene

pressoché inalterato il rapporto tra i due isotopi, non appena l’organismo muore la quantità di

14 C si riduce regolarmente, dimezzandosi ogni 5730 anni. .

Quindi quando si vuole datare un reperto si prende un frammento del reperto organico, si

14

mette in una scatola chiuso per evitare muffe ed osservando quanto C è rimasto di materiale

14

si può ricavare il tempo trascorso dalla morte dell’organismo misurando l’emissione β del C

residuo in un reperto archeologico e confrontandola con quella di un campione attuale. Si può

risalire al numero di dimezzamenti subiti dal radioisotopo e, successivamente, all’età del

reperto. 14

C'è una curva frastagliata della misurazione del C e dimostra che nel passato ve n’era di

14

più. La presenza del C permette agli scienziati di fare quella che è la misura dell’età con il

14

radiocarbonio. Si ottiene così un età che poi bisogna confrontare con quanto C ci fosse nel

passato e lo fa correggendo attraverso una curva di calibrazione che tiene conto delle

oscillazioni di quantità nel tempo, tenendo conto delle fluttuazioni si trova la datazione precisa.

Può capitare che il laboratorio riporti più di un periodo se la curva ha oscillato molto, possono

dare delle probabilità di quale sia esatta; in questo caso il laboratorio fornirà più date con la

percentuale di probabilità relative.

In alcune zone la curva risulta essere piatta: ciò si verifica soprattutto per gli ultimi 300 anni.

Le attrezzature necessarie sono significative, ci sono pochi laboratori che fanno questa analisi

(solo tre in Italia), ma i prezzi per datare sono relativamente esigui nonostante l’attrezzatura

costosa. 24

• TERMOLUMINESCENZA -> data qualsiasi cosa sia stata cotta a un certo punto. I campi di

applicazione sono: ceramiche, mattoni e laterizi, pietre

da focolare, selci riscaldate, terra di fusione, fornaci

metallurgiche, inclusioni di argilla in lava vulcanica, in

generale tutto ciò che contenga argilla o terra e sia stato

cotto a temperature maggiori di circa 500°C. Quello che

si data è l’anno dell’ultima cottura.

È come se la cottura del materiale azzeri il punto di

partenza a cui si inizia a contare il tempo. Questo

perché ogni minerale ha un certo livello di

termoluminescenza, che cresce in base alla quantità di

radioattività che ha colpito il materiale. Questo si azzera

quando si scalda il materiale e il segnale di termoluminescenza riprende il conto della

radioattività con il corso del tempo in base quella che l’ha colpito. Questo segnale di

termoluminescenza può essere analizzato in laboratorio. Più è alto il segnale, più è vecchio

un oggetto e più è facile datarlo.

Questo segnale è fortemente influenzato anche dal terreno che circonda l’oggetto. Quindi per

poter fare una datazione che abbia un'incertezza piccola è importante fare delle misure di

termoluminescenza sul sito, anche sul terreno di scavo. Quella del terreno un'analisi semplice

da fare, che non necessariamente richiede un esperto, ma può essere fatta anche

dall’archeologo: si fa una trapanatura in cui si mette un contenitore con dei dosimetri, sensibili

alle radiazioni e che permettono di capire quanta radioattività è presente nel terreno

circostante; bisogna lasciarlo almeno due settimane (più lo si lascia più è precisa la misura).

Il terreno e tutti gli oggetti che ci circondano contengono isotopi radioattivi, naturali.

Alcune tecniche si basano sulla radioattività naturale: alcuni atomi sono naturalmente instabili cioè

tendono a trasformare il loro nucleo in un altro emettendo contemporaneamente frammenti del

nucleo stesso in un processo detto di decadimento radioattivo. Questo processo è utile per le

datazioni perché l'andamento con cui questi decadimenti avvengono è costante, ossia ha un

cronometro perfetto indipendente dalle condizioni atmosferiche, continua inesorabile a trasformarsi

sempre con la stessa tempistica. Tra queste abbiamo:

• Metodo del potassio-argon (K-Ar)

Utilizzato per datare rocce vulcaniche, formatesi in seguito ad eruzioni, con almeno 100.000

anni di età. Si basa sul decadimento radioattivo costante e lento (tempo di dimezzamento 1,3

miliardi di anni) dell’isotopo radioattivo del potassio 40 (40K) che nelle rocce vulcaniche si

trasforma in gas Argon 40 (40Ar). La quantità di 40Ar permette di conoscere la stima della

data di formazione della roccia vulcanica.

• Metodo dell’uranio piombo

Si basa sul decadimento radioattivo degli isotopi dell’uranio. Esso data il tempo di formazione

del travertino (roccia sedimentaria calcarea composta che deriva dalla precipitazione di

carbonato di calcio disciolto in acqua) che si deposita sulle pareti e sui pavimenti delle grotte.

Viene quindi utilizzato per datare qualsiasi materiale incluso in uno strato di travertino e si può

applicare anche ai denti perché dopo il seppellimento assorbono uranio idrosolubile.

• Metodo delle tracce di fissione

Si basa sulla fissione (o scissione) spontanea degli atomi di uranio radioattivo (238U) presenti

in rocce e minerali e danneggia la struttura dei materiali interessati. Il danno viene registrato

sotto forma di tracce di fissione, che vengono contate in laboratorio attraverso un microscopio

ottico, permettendo così di conoscere la data di formazione della roccia o del minerale.

L’orologio radioattivo si azzera al momento della formazione del minerale o della roccia in

natura o al momento della fabbricazione. 25

Prima dei grandi sviluppi dei metodi scientifici del XX secolo, per datare un reperto si utilizzavano

le cronologie e i calendari. Si facevano delle connessioni archeologiche con cronologie e

calendari istituiti da popolazioni antiche: nel mondo antico le società alfabetizzate registravano la

loro storia in documenti scritti. Ad esempio l’Egitto, la Cina antica e il Vicino Oriente registravano la

loro storia con riferimento ai regni, organizzati a loro volta in dinastie.

Quando si lavora con cronologie storiche, gli archeologi devono tener conto di 3 aspetti

fondamentali:

il sistema cronologico deve essere accuratamente ricostruito;

• la lista di re e governanti deve essere completa e deve essere correlata con il nostro

• calendario;

gli elementi archeologici di un sito devono essere correlati con la cronologia storica.

Gli archeologi facevano quindi attenzione alla presenza di possibili iscrizioni calendaristiche sugli

edifici, che avrebbe permesso di datare non solo l’edificio stesso, ma anche gli oggetti ritrovati al

suo interno e manufatti simili ad essi ma non databili. A volte erano i manufatti stessi ad avere

incisioni riguardanti al dinastia o la data. Le monete recavano sempre il nome del governatore che

le aveva emesse e attraverso altri documenti si poteva associare il governatore ad un periodo

storico. Inoltre una cronologia storica ben stabilità in un paese permette di datare eventi in un

paese vicino privo di testimonianze storiche.

Un’altra tecnica sviluppatasi nei primi anni del 900 da Andrew Douglas è quella della

dendrocronologia, che si basa sulle fluttuazioni annuali del clima che condizionano la vita degli

alberi e quindi i loro anelli di accrescimento annuali.

Ogni anno la maggior parte degli alberi crea un anello nuovo. Tagliando una sezione trasversale

del legno, si possono osservare facilmente questi anelli di accrescimento, contarli e capire l’età

dell’albero. Questi anelli hanno uno spessore diverso che dipende:

dall’età dell’albero -> più è vecchio, più gli strati sono sottili;

• dalle condizioni climatiche-ambientali.

Nei primi anni, con lo studio effettuato da Douglas e successivi, si sono create delle curve

dendrocronologiche di riferimento su esemplari antichi e poi verificati con l’ausilio del

radiocarbonio.

I dendrologi misurano e rappresentano graficamente gli anelli di accrescimento e ottengono un

diagramma (“curva dendrocronologica”) che indica lo spessore degli anelli successivi di un albero

nel tempo. Quando si vuole ottenere una datazione, si prende la curva del campione di riferimento

e la si confronta con i le curve di alberi della stessa specie, fino ad ottenere delle corrispondenze.

26

Datazione relativa

Fare delle datazioni relative significa creare delle sequenze cronologiche, quindi dire ciò che è

avvenuto prima e ciò che è avvenuto dopo nel tempo. È uno studio del passato senza sapere

quanto l’evento è durato o quando si sia verificato.

Per essere significativa, la cronologia deve essere espressa in anni e deve fare riferimento ad una

data fissa:

Mondo cristiano : a.C. < 1 d.C. (nascita di Cristo) < d.C.

• Mondo musulmano : BCE (before common era) < 622 d.C. (EGIRA = fuga di Maometto da

• La Mecca)< CE (common era)

Per gli scienziati che usano la tecnica a radiocarbonio: 1950 (anno di invenzione del metodo)

• e contano gli anni indietro a partire dal presente (BP =before present inteso come il 1950)

Sequenze tipologiche (cronotipologie)

Per fare una datazione relativa dei manufatti, gli archeologi partono dagli attributi (forma,

decorazione, materiale) dell’oggetto e in base a ciò definiscono una tipologia.

Dalla tipologia vengono fatte le datazioni relative, che si basano su due aspetti fondamentali:

i prodotti di un dato periodo e di un dato luogo hanno uno stile riconoscibile e quindi

• caratteristico della società che li ha prodotti;

il cambiamento di stile dei manufatti è spesso graduale o evolutivo;

Durante uno scavo vengono create le griglie cronotipologiche, nelle quali si inserisce il materiale

US per US, dividendolo per tipologie e quindi per cronologia.

Sequenza relativa

Per assegnare una data relativa ad un manufatto, in alcuni casi è utile e più veloce confrontarlo

con un altro manufatto che è già stato riconosciuto, classificato e inserito all’interno di una tipologia

ben definita. Si tratta di un metodo affidabile e molto utilizzato per la ceramica.

Sequenze ambientali

Sono sequenze basate sul cambiamento climatico terrestre e utili per creare delle cronologie a

livello locale, regionale o globale. Ovviamente alcune di queste sequenze possono poi essere

datate con alcuni metodi assoluti.

Questi cambiamenti climatici, sono registrati nelle carote di mare profondo, nelle carote di ghiaccio

o nelle carote di sedimenti pollinici.

• Carote di mare profondo: sono carote che contengono i foraminiferi (gusci di organismi

marini microscopici) che si sono depositati nel fondale marino. Analizzando la struttura chimica

di questi gusci, si ottengono delle informazioni relative alla temperature del mare della data

epoca in cui erano in vita, quindi si può ricostruire il clima e ottenere una cronologia relativa.

• Carote di ghiaccio: sono carote fatte nei depositi annuali di ghiaccio che permettono di avere

informazioni relative alla temperatura e quindi ricostruire il clima.

• Carote di sedimenti pollinici: tutte le piante da fiore producono dei granuli pollinici costituiti

da polline che sono indistruttibili e si conservano per milioni di anni in tutte le condizioni.

Analizzandoli si possono avere delle informazioni relative ai cambiamenti climatici, ma anche ai

cambiamenti di vegetazione nel tempo. Le zone polliniche non sono uniformi all’interno di

grandi aree: si devono creare prima delle sequenze regionali. 27

ANTROPOLOGIA FISICA

Si tratta dello studio dell'uomo dal punto di vista bio-naturalistico (uomo come specie zoologica).

L’uomo è una specie animale molto particolare perché è riuscito a colonizzare aree di tutto il

mondo, a volte anche ostili e non naturali per esso. Ha dunque grande capacità di adattamento

grazie alla cultura e anche grande variabilità dovuta al suo adattamento all’ambiente.

Gli antropologi si occupano di studiare questa variabilità, partendo dallo studio degli esseri viventi

e delle popolazioni del passato, sia attraverso resti fisici che per i prodotti culturali che lo

rappresentano.

L’archeo-antropologia studia i reperti umani antichi provenienti dagli scavi archeologici. Questi

rappresentano un archivio biologico d'informazioni, per lo studio dell’uomo.

Da questi resti si possono trarre informazioni su:

abitudini alimentari;

• qualità della vita;

• attività lavorative;

• stato di salute e malattia;

• alcuni comportamenti culturali dei popoli antichi.

Tuttavia è necessario un confronto con altre discipline e altre fonti per avere delle interpretazioni e

dei dati più precisi, anche perché di per sé il dato biologico non dice nulla, servono i dati

archeologici, il contesto ambientale e il contesto storico, perché esso acquisisca un valore.

I reperti umani antichi non sono solo scheletri, ma anche interi corpi ben conservati, sia

naturalmente, che per attività dell’uomo, quindi per fattori culturali, come ad esempio la

mummificazione.

Alle nostre latitudini si trova soprattutto lo scheletro, in quanto l’osso è il tessuto più resistente del

corpo umano insieme ai denti, che hanno un’elevata quantità di componente inorganica (70% ->

nelle ossa; più del 70% -> nei denti), perciò entrambi resistono molto bene ai fenomeni cadaverici,

che distruggono i tessuti non mineralizzati, e agli agenti diagenetici, ossia i fattori che intervengono

dopo la sepoltura per azione del terreno.

Il 30% di materiale organico nelle ossa è fondamentale per trarre delle informazioni sul DNA

antico, e quindi ricostruire l’entità genetica.

Lo scheletro è un tessuto molto mineralizzato, tanto che se ne trovano spesso in contesto

archeologico, soprattutto in ambito religioso.

Vi sono due tipi di attacco allo scheletro:

Attacco chimico-fisico: ad esempio l’acidità del terreno è un fattore che influisce alla

• demineralizione dello scheletro e ciò significa che l’osso perde la componente inorganica;

• Attacchi biotici: attacchi dovuti ai microrganismi presenti nel terreno (insetti, roditori, funghi,

batteri, radici delle piante, azione dell'uomo, archeologo).

Per gli antropologi i resti umani sono la parte fondamentale delle sepolture: gli inumati

costituiscono la ragion d'essere del raggruppamento funerario, la ragione intorno alla quale si sono

poi organizzati i gesti funerari, che l’archeologo ricostruisce.

Lo scheletro di per sé può dare molte informazioni su:

identità dell’individuo (genere, età, statura)

• comportamenti della popolazione inumante e quindi sui gesti funerari. Lo studio dei

• comportamenti dell’uomo è collegata alla tafonomia: processi che hanno portato alla

scheletrizzazione che mi possono dare delle informazioni sulla fase precedente, quindi sui

gesti funerari e il suo seppellimento. 28

L’antropologo può identificare anche i processi funerari appena arriva sul campo, ma è

fondamentale che non si muova il corpo o lo scheletro prima del suo arrivo. Sullo scavo si compila

la scheda relativa allo scheletro e si effettuano delle misurazioni approssimative, nel caso in cui le

ossa siano molto fragili e appena tolte dalla sepoltura si rompano. Si possono usare dei sacchetti,

ma solo quando le ossa sono asciutte.

A seconda della posizione di ciascuno elemento scheletrico è possibile ricostruire la posizione

originaria del corpo, ricollegarsi ai gesti funerari e capire se si tratta di una sepoltura primaria,

cioè se il corpo si è decomposto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato, o sepoltura

secondaria, ovvero la decomposizione è avvenuta in un luogo diverso dal rinvenimento. Le

sepolture secondarie non sono mai in connessione anatomica, ma non è determinante perché si

può ugualmente ricostruire lo scheletro.

La connessione anatomica è data dalle connessioni labili, ossia quelle articolazioni che

velocemente si decompongono, quindi sono le prime a scomparire a poche ore dalla morte, e dalle

articolazioni persistenti, che impiegano diversi mesi a decomporsi.

Se la decomposizione sia avvenuta in spazio pieno, nella nuda terra, con o senza vestiti o sudari,

in contatto diretto con il terreno, o in spazio vuoto, cioè il corpo è stato sepolto in una bara o in

muratura, vi è spazio tra il corpo e il terreno, lo si capisce osservando la caduta delle ossa: con la

scomparsa dei tessuti e dei legamenti e le ossa subiscono degli spostamenti dalla posizione

originaria, cadono verso il basso in modalità diverse a seconda della posizione del corpo, quindi in

uno spazio pieno le ossa non cadono perché il terreno sostituisce i tessuti allo scheletro e quindi

mantiene la posizione delle ossa intatte.

La seconda parte del lavoro si svolge in laboratorio. Le ossa arrivano in laboratorio e dunque

l’antropologo ottiene informazioni relative a:

identificazione del genere;

• età biologica di morte (età che dimostra, legata al vissuto dell’individuo;

• proporzioni corporee;

• indicatori di malattie (che hanno colpito le ossa);

• di attività fisica (i muscoli che lavorano molto, lasciano delle tracce più profonde nelle ossa);

• caratteristiche genetiche e molecolari;

In laboratorio si effettua quindi:

Controllo microscopico: per vedere se ci sono dei residui nelle ossa (es tartaro o terra), utili

1. per lo studio;

Lavaggio: a secco o bagnato, l’importante è che non avvenga con acqua corrente perché si

2. rischierebbe di creare crolli di materiale. Se si utilizza un filo di acqua corrente bisogna porre

un setaccio sotto per evitare di perdere le informazioni, ma generalmente si usano spazzolini

inumiditi o la spugna wishab, utilizzata generalmente per il restauro dei dipinti per eliminare le

tracce d’inquinamento.

Ricomposizione: si ricompongono le ossa e ciò permette di misurare e analizzare la

3. morfologia. Si devono usare colle idonee (colla vinilica), facilmente rimovibili in acqua e

trasparenti, perché lo scheletro dev'essere adatto a un'eventuale esposizione.

Conteggio: valutazione del numero minimo di individui e, dove possibile, ricomposizione

4. scheletrica individuale. Presenta diversi passaggi: 1) attribuzione della mandibola al cranio

perchè la larghezza della mandibola è compatibile con il cranio; 2) l'appaiamento delle ossa

contro laterali perché hanno le stesse lunghezze e morfologie; 3) l'attribuzione delle ossa

impari. Si fanno osservazioni morfologiche macroscopiche: si valuta la forma, la caratteristica

delle articolazioni, fattori tafonomici (mineralizzazioni, demineralizzazioni), cambiamenti di

colore…

Studio antropologico: ci sono dei manuali che aiutano al riconoscimento dello scheletro

5. (genere, sesso, età biologica alla morte, caratteristiche costituzionali). 29

Gli scheletri che si studiano non danno uno spaccato della popolazione esistente all'epoca: nei

cimiteri si trovano gli individui che non sono sopravvissuti, quelli soggetti alle malattie, la parte più

debole della società. Inoltre gli scheletri identificati rappresentano una parte minima di quelli

recuperati, che sono una parte minima dell'intera popolazione scheletrica, che è una quota

inferiore rispetto alla popolazione inumata, perciò non è rappresentativa della popolazione che

viveva nella regione.

Qui rientra il discorso della multidisciplinarietà: questi studi da soli significano poco, qui subentrano

gli studi archeologici e storici. Il dato antropologico non vale nulla se non si integra con quello

archeologico.

I reperti umani antichi sono tutelati dal Codice dei Beni Culturali e devono essere studiati con etica

ed esposti con etica, perché si tratta pur sempre di resti umani.

Studio dello scheletro

DETERMINAZIONE DELL’ETA’

Bisogna riconoscere se al momento della morte l’individue era un adulto o un non adulto e questo

si può capire dai dettagli anatomici. Nei bambini è più facile determinare l’età, con un margine di

errore di 4-5 anni, negli adulti, invece, diventa più difficile perché in questo caso l’età biologica

viene comunque influenzata da fattori esterni (usura delle ossa), dal vissuto, e quindi il margine di

errore è molto più ampio.

Indicatori di crescita nei bambini:

Fontanelle: nei bambini il cranio si trova aperto

• in quanto le ossa non sono ossificate per

facilitare la nascita e garantire la sopravvivenza

della madre. Le ossa del cranio si possono

sovrapporre in caso di difficoltà durante il parto,

ma poi ritornano alle condizioni originarie

(escluse eccezioni patologiche) ed entro i primi

due anni la fontanella si richiude e si sviluppa il

cervello.

Ossa del cranio: nel bambino l'osso occipitale

• è diviso in quattro pezzi che man mano si

ossificano durante la prima infanzia (0-6 anni).

Ossa lunghe: quando nasciamo è presente la parte tubolare, centrale, delle ossa lunghe

• (diafisi) e quella delle due porzioni periferiche, le estremità (epifisi), ma queste non sono

legate tra loro. Quando la diafisi si collega all’epifisi (intorno ai 17-18 anni), non si cresce più.

Sulla base della saldatura e delle dimensioni, si può stabilire l’età. Inoltre le ossa lunghe

presentano in età giovane un maggior numero di anelli periferici che di osteoni, che invece

aumentano con la vecchiaia divenendo più numerosi e piccoli.

L’estremità interna della clavicola si salda totalmente a circa 26-28 anni, mentre le ossa dei

• piedi ossificano intorno ai 15 anni.

Denti: hanno un grado di erosione molto preciso e standardizzato. Quindi in base alla

• comparsa dei denti, riesco a calcolare l’età in modo preciso. I primi denti da latte, si formano

già in utero, ma escono intorno ai primi 6 mesi. Le alterazioni sullo smalto dei denti da latte

sono legate a malattie della madre o a carenze che hanno alterato la formazione dei denti già

in utero. I denti permanenti erompono a 6-9 anni e rimangono permanentemente per il resto

della vita (è un tessuto che non cambia). Se ci sono alterazioni nello smalto sono riconducibili

a patologie nella prima infanzia (es. celiaci, i bambini erano svezzati con pappe fatte con la

farina). 30

Indicatori di invecchiamento:

Sinfisi pubica: il bacino è composto da due anche che posteriormente articolano con l’osso

• sacro (osso triangolare) e anteriormente tra di loro creando la sinfisi pubica. Questa zona va

incontro all’usura, soprattutto nella donna che partorisce, mentre nel maschio si ha un’usura

fisiologica, dovuta all’invecchiamento, non all’uso. Una troppa usura della sinfisi, può portare

ad un invecchiamento precoce.

Ossa craniche: il cranio è composto da varie ossa che articolano tra di loro e tale

• articolazione è evidente attraverso delle linee dentellate. Più si è giovani più queste linee

dentellate si vedono bene, più si invecchia, più le ossa tendono a chiudersi ed ad ossificare

perciò più queste linee non si vedono bene. Le suture craniche iniziano ad a ossificare intorno

ai 30-35 anni.

Sterno: le coste compongono la gabbia toracica e articolano anteriormente con lo sterno e

• posteriormente con le vertebre. L’articolazione sternale anteriore può andare incontro al

degrado: sono modificazioni macroscopiche ben visibili.

Denti: dipende non solo dall'invecchiamento ma anche

• dall'alimentazione. Non si devono quindi mettere in confronto

popolazioni troppo diverse, lontane nel tempo, nello spazio e

culturalmente. L’usura dei denti significa che il dente rivestito di

smalto, sulla superficie di occlusione (dove noi mastichiamo) si

usura ed espone la dentina (la zona sottostante allo smalto).

Ovviamente in base all’usura si possono dare anche indicatori

di età.

Vi è poi la possibilità di perdita dei denti in vita (anziani,

malati): se l'arcata mandibolare è fatta di osso, ossia non

presenta fori, significa che aveva perso i denti in

vita e gli alveoli si erano già richiusi. Se ci sono

i fori nella mandibola significa che si sono persi

nello scavo.

➔ Perdita di denti e chiusura alveoli ->

l’individuo è anziano

➔ Perdita denti, chiusura alveoli ma

scheletro giovane -> l’individuo è

anziano o è giovane ma ha avuto una

malattia

Lesioni scheletriche dovute a patologie di invecchiamento:

• Artrosi

- Osteoporosi : osso anziano, che ha all’interno delle zone vuote (riassorbimento dell’osso),

- visibili solo al microscopio, ed evidente nel collo del femore. L’osso dunque non è più

spugnoso. 31

DETERMINAZIONE DEL SESSO

In caso di mancanza presenza degli organi genitali a causa del deterioramento dei tessuti e quindi

della sola presenza dell’apparato scheletrico, si può riconoscere il sesso di un individuo attraverso

i suoi resti ossei. Tra di essi:

• Bacino: le donne presentano una pelvi più

larga e una cavità pelvica più grande, delle

anche più basse e larghe e un angolo pubico

ottuso, tutto ciò per poter permettere il parto.

Negli uomini invece si hanno una pelvi alta e

stretta e un angolo pubico acuto.

• Cranio: la sporgenza ossea tra i due occhi più

accentuata nell'individuo maschile, quasi

assente nel cranio femminile, così come

l’arcata sopraccigliare. Gli uomini inoltre

posseggono una mandibola più prominente e

larga e un osso occipitale meno arrotondato.

Gabbia toracica e sterno sono più corti nella

• donna e più larghi nell’uomo.

Studio delle sepolture

Si tratta di uno scavo complesso che crea problemi a livello stratigrafico, in quanto una sepoltura è

un taglio degli strati preesistenti perchè quando si scava la fossa, si ributta la terra, una terra

rimescolata, che quindi provoca una stratigrafia inversa, facendo si che possa capitare di trovare

ceramica più antica negli strati più superiori.

Scavare una sepoltura richiede attrezzature piccole, trowel, bisturi, pennellini, strumenti da

dentista, scovolini, spatole da modellatore e cesoie perché l’individuo è estremamente delicato.

Bisogna delimitare e numerare l'area della fossa (il taglio ha un colore diverso rispetto al resto),

l’interno, l’individuo e il corredo, anche se in realtà è meglio numerare la tomba e non seguire

l’US dello scavo. Si fa dunque un elenco di tombe e si numerano le tombe e questo è molto utile,

soprattutto quando nella stessa sepoltura trovo individui diversi.

Bisogna poi prendere le misure sul campo appena è stato rinvenuto, perché è la posizione

originaria e ci permette di avere una serie di informazioni: lunghezza totale e lunghezza max delle

ossa lunghe (permettono di capire come è stato sepolto).

Bisogna battere tre quote:

Cranio

• Zona pelvica

• Piedi

per capire la posizione originaria, il tipo di sepoltura e come era stato seppellito (es. se la zona

pelvica è infossata, significa che l’individuo è stato messo con un lenzuolo, quindi senza un piano

rigido di sotto; se invece si ha un piano ligneo, e in questo caso si trovano i chiodi, la zona pelvica

non è incassata).

Bisogna pulire molto bene la sepoltura, fare tutto il contorno preciso dell’individuo, e poi fare la

fotografia delle sepolture con palina, freccia del nord e lavagnetta (numero della tomba). Si

mette la freccia del nord perché l’inumazione può avere diversi orientamenti in base alla cultura: i

cristiani seppelliscono sempre con la testa verso est. In base all’orientamento dei vari individui, si

può capire anche in quale periodo dell’anno è stato seppellito perché il sorgere del sole cambia. 32

Spruzzare sempre molto bene il terreno, in modo da avere chiara la posizione delle ossa perché in

alcune casi l’acidità del terreo le ha frantumate.

I disegni vengono fatti in scala 1:10 (scala più grande) che permette di gestire meglio il disegno.

Anche il corredo in scala 1:10 in rapporto all’individuo.

In fine bisogna compilare delle schede di unità scheletrica (schede fornite dagli antropologi fisici

e non dal ministero):

Presenza o l'assenza dei distretti scheletrici, cioè parti del corpo (arti, il tronco…).

• Stato di conservazione -> dire dunque se lo scheletro è frammentato o no, colorando le parti

• presenti nel disegno in scala dello scheletro.

Osservazioni tafonomiche -> come sono stati trattati i corpi. Ad esempio è importante per

• egittologia.

Presenza e posizione degli elementi di corredo -> elementi inseriti volontariamente nella

• tomba, se la sepoltura è vestita con orecchini, vestiti… La posizione dei manufatti rispetto al

corpo ci può dare informazioni sulla ritualità.

Necropoli o cimitero? -> Necropoli: contesto pagano. Cimitero: contesto di fede (cristianità).

• Numero di tomba.

• US tagliata e riempimento

• Tipo di sepoltura -> singola, bisoma (due individui), multipla

• Posizione (lato, prono, supino…) -> sul lato in età medioevale è quasi sempre islamica; in età

• preistorica la posizione di lato era tipica perché indicava un ritorno allo stato di feto…

Stato di conservazione dello scheletro (cattivo, discreto, buono) -> dipende dal tipo di

• terreno (ad es acidità el terreno). Bisogna constatarlo subito perché a volte le ossa rimosse

dal terreno si possono rompere.

Sesso dell’individuo

• Età biologica della morte (quella storica la datiamo noi in base alla stratigrafia e ai tagli)

• Criteri di deposizione (spazi chiusi, spazi aperti)

• Indicazioni relative al cranio

• Osservazioni archeologiche: sepoltura primaria o sepoltura secondaria. Spesso le sepolture

• sono primarie ma rimaneggiate perché si recuperano i corredi o riutilizzano le sepolture

antiche.

Fare un disegno della sepoltura (rilievo) per dare maggiore informazioni all’antropologo.

• Connessioni delle ossa.

• Misura delle ossa

• 33

Si effettuano le campionature:

• Campione strato di riempimento della fossa -> utile se non si hanno elementi datanti, e si

usa il metodo al radiocarbonio. Per l’antropologo, l’analisi del terreno è utile per conoscere il

tipo di terreno (es. acidità) e fare una serie di osservazioni sulla conservazione delle ossa e

dei denti;

• Campione terreno accumulato in prossimità del bacino -> utili per le analisi paleo

parassitologiche: il terreno vicino al bacino, quindi vicino agli elementi molli, permette dunque

di fare analisi sui parassiti;

• Campione di terra sulla superficie di deposizione sopra l’inumato -> permette di ricavare

eventuali tessuti in cui è stato avvolto l’inumato;

• Campioni osteologici -> campioni per le analisi al C14 (se non ci sono altri elementi datanti).

Campioni per le analisi paleo nutrizionali (studio alimentazione). Campioni per le analisi

biomolecolari (DNA).

Quanto si effettua la rimozione si tratta di un'operazione delicata, perciò la raccolta procede

prelevando in ordine:

cranio, non svuotato per non farlo aprire e perché è importante avere le ossicina

1. dell’orecchio;

colonna vertebrale e costole (distretto centrale);

2. arti (distretto superiore e inferiore), bacino.

3.

Per l’imballaggio non bisogna avvolgere gli individui nella carta di giornale, perché può modificare

delle analisi, ma si mette in perizia della carta da pacco senza inchiostro e avviluppa i distretti

segnando il nome del sito, l'anno di scavo e il nome del distretto, tomba. Più è organizzata la

rimozione, più è facile il lavoro degli antropologi. Bucherellare i sacchetti e non mettere il cotone

perché tende ad ammuffire.

Esistono differenti tipi di tombe, che dipendono dall’economia e dalla cultura del popolo:

• Copertura con macine -> ipotesi : sepoltura di un fornaio o mugnaio;

• Anfora con acqua -> per i bambini per riportarli alla situazione natale ed essere depurati

dall’acqua (età bizantina);

• Tra due tegole coppate -> si tratta di sepolture per i bambini, per ricostruire l’utero materno;

• Incinerazione -> tipiche del periodo etrusco: i defunti venivano messi in anfore dette “urne

cinerarie”. L’urna viene scavata in laboratorio perché alcune parti dello scheletro si

conservano, soprattutto i denti, e servono per capire la quantità di individui. Bisogna inoltre

prendere sempre tutto il terreno circostante perchè ci sono gli avanzi dei pasti rituali (semi,

ossa…) messi nella sepoltura per garantire al defunto il passaggio e un aiuto;

• Ossari -> tipici quando il territorio non permette sviluppo di aree cimiteriali o magari non si

può esercitare un buon controllo e quindi si ha paura della profanazione;

• Sepolture multiple -> riuso, tombe familiari, obbligo perché non ci sono altri spazi;

• Sepolture scavate nello strapiombo della roccia (sepolture verticali) -> nelle aree che non

potevano essere sfruttate a livello agricolo, c’era un sentiero per portare le salme al luogo e

ciascuna era sepolta con una brocca.

Ci possono essere delle riduzioni (riuso delle tombe) quando i primi inumati sono ridotti, ossia

ammassati sul fondo, per riutilizzare la sepoltura. Grazie alle analisi di antropologia fisica si

possono, inoltre, verificare i rapporti di parentela tramite DNA e quindi capire se vi è una sepoltura

familiare. Se le analisi non corrispondono cambia radicalmente il concetto della riduzione: la

famiglia dell'individuo ha risparmiato sullo scavo della fossa. 34


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nontiscordardimepm2096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Lebole Chiara Maria.

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