Estratto del documento

Metodologia della ricerca archeologica

Storia dell'archeologia

Solo 150 anni fa le persone, anche le più colte, ritenevano che la Terra fosse nata poche migliaia di anni prima, nel 4004 a.C. secondo l'interpretazione accettata dalla Bibbia. L'umanità si è sempre posta domande riguardo le proprie origini e ogni cultura ha sviluppato diversi miti fondativi.

Durante il Rinascimento gli studiosi iniziarono a studiare e raccogliere reperti locali del proprio passato, specialmente dai grandi monumenti presenti in campo aperto, come il Colosseo e Stonehenge. Nel 1500 nasce quindi la passione per le antichità, e con essa si sviluppa la moda dei “gabinetti delle meraviglie”, cioè ai personaggi più abbienti piaceva creare delle stanze all'interno delle quali venivano riuniti diversi oggetti antichi, tra cui vasi, uova di struzzo, quadri, sculture antiche… Manufatti sconnessi tra loro sia dal punto di vista culturale che temporale.

Intorno al 1700 avvengono i primi scavi in Inghilterra, con William Stukeley, il quale indaga i primi megaliti di Stonehenge. Egli dimostrò che questi monumenti non erano frutto dell'azione di qualche demone o gigante, ma di persone vissute nell'antichità.

L'archeologia stratigrafica nasce sempre in Inghilterra, che diversamente dall'area Mediterranea sviluppa una procedura archeologica molto più sistematica e organizzata, tipico delle zone che hanno avuto una storia territoriale non molto sviluppata. Ma il merito del primo scavo scientifico della storia dell'archeologia va a Thomas Jefferson, il futuro terzo presidente degli USA. Nel 1784 egli scavò una trincea attraverso un mound (tumulo) sepolcrale nella sua proprietà in Virginia. Ai tempi si riteneva che questi mound fossero stati costruiti da una razza mitica e scomparsa chiamata Moundbuilder. Jefferson voleva verificare tali ipotesi e scavò il proprio mound. Riconobbe qui una stratigrafia e vide che le ossa seppellite negli strati più inferiori erano maggiormente deteriorate. Da ciò si dedusse che il mound fosse stato riutilizzato come luogo di sepoltura. Jefferson non vedeva alcun motivo per il quale quei tumuli non fossero opera degli antenati degli Indiani d'America del suo tempo, ma il resto degli studiosi non era dello stesso avviso e riteneva essi non fossero abbastanza evoluti per fare ciò.

Intanto in Europa venivano condotti numerosi scavi e uno dei primi e più importanti era quello di Pompei. Riscoperta nel 1748 sotto metri di cenere, essa fu subito posta sotto l'attenzione internazionale e divenne modello di esempio per l'arredamento, la decorazione degli interni e le opere narrative romantiche. Inizialmente si procedeva con la creazione di pozzi, ideati per recuperare i primi reperti, in questo modo però non era possibile poter delineare una planimetria della cittadina ricoperta. Nel 1755 arrivò a Pompei Winkelmann, il quale portò avanti un'organizzazione precisa degli scavi, cambiando il concetto dello stesso, arrivando anche a scrivere un'opera in cui descriveva la sua procedura d'azione. Nel 1860 Fiorelli giunse a Pompei, e con egli si passò dalle tecnica dei pozzi alla volontà di voler rilevare la planimetria della città romana. Egli infatti scortecciò il primo strato di lava, creando a sua volta delle cavità e riempiendole di gesso riuscendo a ricavare i calchi dei corpi carbonizzati dalla lava. Con i grandi scavi che andarono dal 1924 al 1961 fatti da Maiuri, si arrivò al rinvenimento preciso di tutta la planimetria di Pompei ed Ercolano.

La concezione dell'archeologia si modificò nell'800, divenendo una vera e propria disciplina. Ormai si era compreso che la Terra aveva avuto origine tantissimi anni prima e che lo stesso valeva per l'umanità. Ciò era in accordo con le teorie di Darwin, che nel 1859 pubblicò “L'origine della specie”, nel quale egli parlava di evoluzione e di come questa fosse applicabile in ugual modo agli animali, alle piante e agli uomini. Il concetto di evoluzione non era nuovo, ma Darwin spiegò come questo fosse avvenuto, dimostrando la legge della selezione naturale e della sopravvivenza del più adatto.

Nella metà dell'800 Thomsen pensò che l'evoluzione si poteva applicare anche ai manufatti archeologici, in quanto era spesso stata trovata una evoluzione da oggetti di pietra, a quelli di bronzo e infine di ferro. Egli studiò tali reperti e lavorò sull'attività della crono tipologia, distinguendo tre differenti periodi:

  • Età della pietra (Paleolitico e Neolitico)
  • Età del bronzo
  • Età del ferro

Questa terminologia non era però utilizzabile per tutte le zone, infatti in Africa e in America non erano utilizzati il bronzo e nella seconda il ferro.

Proprio in questi anni erano state fatte alcune delle più importanti scoperte archeologiche del mondo. Tra esse gli splendori della civiltà egizia, scoperta con la spedizione napoleonica in Egitto. La famosa Stele di Rosetta era stata scoperta proprio da un soldato francese e venne poi studiata da Chapollion, il quale riuscì dopo quattordici anni a decifrare i geroglifici che erano affiancati alla loro traduzione greca.

Nel Nuovo Mondo divenne invece famoso Stephens, il quale viaggiò nello Yucatan, in Messico, studiando i monumenti Maya e pubblicando un'opera nella quale rivelava le sue scoperte a riguardo. Egli riteneva che tali monumenti fossero le creazioni delle stesse razze che abitavano il paese al momento della conquista spagnola e che i Maya avessero una certa unità culturale, in quanto vi erano iscrizioni comuni in diversi siti.

In America l'archeologia era poi focalizzata sul problema dei Moundbuilders. I dubbi vennero risolti con l'etnologo statunitense Thomas, che dopo sette anni di studi dimostrò che la razza non era mai esistita e che i monumenti erano stati costruiti dagli Indiani d'America.

Agli inizi del 900 abbiamo un altro grande archeologo americano, Alfred Kidder, il quale per affrontare propri scavi utilizzava un'équipe di specialisti, ognuno preparato nel proprio ambito. Egli individuò un modello di ricerca:

  • Ricognizione
  • Scelta dei criteri per l'ordinamento cronologico dei resti rinvenuti
  • Organizzazione dei siti in una sequenza
  • Scavo stratigrafico
  • Datazione più particolareggiata

Nel 1945 l'archeologo Mortimer Wheeler introdusse una nuova tipologia di scavo, quella per quadrati, in cui la zona di scavo veniva delimitata da quadrati che venivano scavati nella loro interezza e separatamente. I vari quadrati dunque non avevano connessione tra di loro. Ovviamente questo va a danneggiare lo studio stratigrafico: se io ho una continuità stratigrafica, scavando per settori o quadrati, ovviamente distruggo questa continuità. È sempre meglio scavare per estensione. Ovviamente è uno scavo che procede seguendo la stratigrafia: questo infatti è un periodo in cui, soprattutto in Inghilterra, si sviluppa lo studio geologico e si comprende che anche le rocce presentano degli strati. Quindi come esiste la stratificazione geologica che ci fa capire come si è formata la roccia o la montagna, allo stesso modo si verifica la medesima situazione nel terreno che può essere classificato per colore, compattezza e consistenza. Questo sistema di scavo per quadrati, fu adottato fino agli anni '70, poi venne completamente annullato.

Un altro personaggio che introduce una nuova tipologia di scavo è Pitt River egli arriva a scavare con una serie di ricognizioni sul territorio: egli capisce che se l'attività antropica su un territorio è stata consistente è possibile ritrovarne le tracce, dunque introduce l'analisi del territorio sulla superficie per poi continuare con la ricerca nella stratificazione.

Nel periodo immediatamente successivo alla guerra vi fu un rapido sviluppo scientifico che poteva essere applicato anche all'archeologia. Un esempio importante è la scoperta fatta nell'ambito della datazione del metodo a radiocarbonio. Così gli archeologi potevano determinare l'età dei reperti e dei siti in maniera precisa e veloce. Anche lo studio del DNA permise importanti scoperte riguardo l'evoluzione umana.

Tipi di archeologia

Archeologia subacquea

Si iniziò a sviluppare a partire dal 1853-1854 quando si verificò un forte abbassamento della superficie dell'acqua dei laghi svizzeri che portò alla luce grandi quantità di pali di legno, ceramiche e altri manufatti. Con l'archeologia subacquea si possono recuperare manufatti sul fondale marino. Il tempo che si impiega è relativamente stretto per ogni giorno e per ogni volta che si fa un'immersione: fino a 8-10-30 m di profondità la ricerca è più facile, perché sono delle profondità che permettono di lavorare bene e soprattutto più tempo, sotto i 40 m di profondità si è soggetti a decompressione e si può arrivare ad un massimo di 150m, per un tempo di 1-1.30 h.

La bombola è uno strumento fondamentale, in quanto contiene al suo interno dell'aria compressa (ossigeno) e del gas (contenente CO2), che ci permettono di respirare, ma si ha un tempo ridotto per utilizzarla perché quando respiriamo sott'acqua non utilizziamo tutta la percentuale di ossigeno o gas che respiriamo, ne usiamo il 20% il resto viene buttato via anche se non è utilizzato. Dal mondo militare arriva però una nuova tecnologia: l'autorespiratore a circuito chiuso. Questo ricicla l'ossigeno che si va a respirare attraverso un cistello con all'interno del materiale assorbente che prende una parte dell'ossigeno rilasciato e va ad abbattere il CO2. Viene analizzata la quantità di ossigeno rimasto e ributtato nella bocca. In questo modo le tempistiche possono essere prolungate.

Per effettuare uno scavo subacqueo bisogna segnare la zona, delimitandola con delle bacchette o delle bandierine. Orientarsi sul fondo del mare è poi quasi impossibile perciò si utilizzano delle bacchette e si fanno dei segni su fondale per segnalare dove si è passati sul fondo. Quando si è a tanti metri di profondità è inoltre necessario legarsi, anche perché queste sono le zone dove maggiore è il passaggio di imbarcazioni.

Si passa poi alla ricognizione, i cui metodi sono:

  • Si fa una ricognizione a chiocciola: viene messo un punto centrale nell'area individuata e con una rondella metrica di metallo, si gira a chiocciola di mezzo metro in mezzo metro.
  • Ricerca fuori dall'acqua: è difficile e si basa sull'utilizzo dei documenti per capire cosa c'è sott'acqua (carte nautiche e militari, relitti e carte della seconda guerra mondiale (per vedere dove sono sepolte le mine e le reti metalliche utilizzate durante la guerra), carte di archivi storici per passaggi di tutto ciò che transitava nel mare).
  • Parlare con i pescatori.
  • Magnetometro a protoni: si trova dietro l'imbarcazione e serve per individuare oggetti di ferro e metallo.
  • Ecoscandagli: è uno strumento attaccato al fondo della barca che manda onde sonore al fondo del mare in verticale. Quando queste toccano il fondo ritornano indietro e il macchinario lo rileva e calcola approssimativamente un rialzo di quello che c'è in fondo al mare, creandone un disegno.
  • Tuffarsi: è molto difficile in quanto bisogna tenere conto delle condizioni del mare e del personale.

Il side-scan sonar (=sonar a scansione laterale): è un siluro che ha una punta e una coda che gli serve per essere stabilizzato in fondo al mare e trainato da un cavo d'acciaio la cui lunghezza varia a seconda della profondità. Il cavo è attaccato alla barca e all'interno di essa c'è un rilevatore di dati. Il siluro sul laterale ha due trasduttori (=sensori), che picchiano sul fondo del mare (fino a 40 m) in diagonale, circa a 30° di inclinazione. Con questa scansione tutto quello che vede lo vede bene e lo disegna, non è montato sotto la barca e quindi il fatto che scende in profondità permette di disegnare in 2d tutto quello che c'è sul fondo. Aumentando più o meno il dettaglio si possono vedere anche oggetti piccoli e permette di scandagliare 200 m per volta (100 m a dx, 100 a sx), velocizzando i tempi. Questo metodo ha permesso di ritrovare le Hamilton, due imbarcazioni a vela armate affondate nella guerra anglo-americana del 1812 a una profondità di 90 m nel Lago Ontario (Canada).

Attrezzatura per la ricerca in mare

  • Bombole
  • Cesti attaccati a palloni riempiti d'aria compressa per sollevare gli oggetti
  • Aspiratori per rimuovere i sedimenti
  • Due barche: una per mettere i materiali rinvenuti, l'altra per spostarsi
  • Videocamera per firmare tutto (è importante perché ovviamente più si riesce a documentare meglio è, dal momento che si passa poco tempo sott'acqua)
  • Sorbona: per i relitti. Che aspira tutto il fango lontano dalla zona in cui si sta operando. Si può utilizzare ad un massimo di 30 m

Fondamentale è avere una tappa di decompressione, cioè il periodo di tempo che un subacqueo deve spendere ad una profondità costante alla fine di un'immersione subacquea per eliminare in sicurezza i gas inerti dal corpo col fine di evitare problemi quali, ad esempio, malattia da decompressione (provocata dalle bolle che si formano e aumentano, durante e dopo la risalita, a causa dell'eccessivo assorbimento di azoto o altro gas inerte dei tessuti durante l'immersione).

Per la ricerca di un relitto invece si tracciano delle presunte rotte tramite le carte nautiche, si trovano le coordinate e si cercano tutti gli incocci: i pescatori da strascico, pescatori che hanno una barca che traina delle reti che strisciano sul fondo del mare per catturare pesci, la rete si attacca in presenza di intralci e ferma la barca (si dice che si incoccia). I pescatori segnano i punti approssimativi agli altri pescatori perché non rimangano incagliati.

I relitti sono affondati o per naufragi, o per incendi o distruzioni che quindi contengono al loro interno della fuliggine che ovviamente complica la visione dello scavo. Si cerca la posizione esatta, poi si verificano le correnti e una volta individuate si butta giù un peso legato con una cima ad un galleggiante in modo da farlo cadere vicino al relitto. A quel punto si fa una sezione a forma di cerchio (il punto di inizio e il peso). Quando si arriva sul relitto, bisogna esplorarlo: ci si porta una cima attaccata ad un galleggiante per permettere al sub di risalire, non si può risalire in modo libero.

Archeologia delle grotte

In questo caso la fotografia aerea non serve a nulla perché le grotte sono pareti che con la fotografia aerea non si vedono. Le grotte sono quindi difficili da indagare, perché vengono utilizzate per periodi lunghi anche recentemente, ad esempio dagli animali, e quindi i primi strati che si tolgono sono per la maggior parte, strati biologici.

Archeologia del paesaggio

È la disciplina che tenta di ricostruire, utilizzando fonti, metodologie e procedure diverse, i paesaggi del passato e i loro cambiamenti nel tempo. La cartografia antica è utilissima in questo senso e da indicazioni su territorio che è stato cambiato dalla natura, ma, soprattutto, dall'uomo. Gli insediamenti sono molto diversi, non restano mai uguali e il territorio è dinamico, fluido, cambia in base alle necessità politiche ed economiche. La cartografia antica dunque ci da tutta una serie di informazioni che mi permettono di indagare il territorio. Tale studio è importante anche perché ci aiuta a comprendere meglio le culture e le popolazioni, in quanto non vi può, ad esempio, essere insediamento senza fonte idrica, quindi lo studio del territorio ci aiuta anche a capire le risorse che hanno favorito l'insediamento.

Archeologia mineraria

In area alpina e appenninica vi è l'archeologia mineraria, iniziata dall'Università di Siena per capire come veniva scavato il minerale all'interno delle miniere. Sin dal periodo greco, molte conquiste venivano fatte per lo sfruttamento minerario (l'illirico è stato conquistato per sfruttare le miniere). Le risorse minerarie incrementano fortemente la produzione: insieme all'argilla venivano utilizzate per gli utensili delle attività della vita quotidiana, oltre che per produrre le armi. Controllare le miniere significava controllare politicamente ed economicamente un certo tipo di produzione oltre che l'economia, perché dal piombo argentifero si ricavavano le monete. Quindi questo patrimonio naturale si trasforma in gestione politica ed economica di grande livello.

È un tipo di archeologia che viene fatta insieme ai geologi, in modo da poter leggere le carte geologiche, percepire che tipo di minerale viene sfruttato e per capire quali sono le tecniche di estrazione. Nelle miniere vi è quindi il geologo che aiuta a capire quali sono gli ingressi delle zone minerarie, che vengono poi mappati. Ovviamente ci sono le schede relative alle miniere, non pensate dal ministero ma dall'università di Siena, per catalogare la miniera come bene culturale geologico e sono schede da compilare insieme al geologo, ma esse non sono considerate beni culturali in Italia. Bisogna fare delle ricerche per capire la storia delle miniere e capire i metodi di lavorazioni avvenuti nel tempo.

Metodologia dello scavo

Localizzazione e studio del sito

Quando un sito viene scavato l'azione è fortemente distruttiva per esso, in quanto vengono asportati manufatti che erano lì da migliaia di anni e una volta spostati non...

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 1 Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metodologia della Ricerca Archeologica Pag. 31
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nontiscordardimepm2096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Lebole Chiara Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community