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ESTRATTO DOCUMENTO

 Non si limita all’identificazione dei singoli oggetti, ma anche alle condizioni storiche generali in cui lo si

produce  Scelte relative allo sfruttamento delle risorse

 Luoghi di estrazione

 Miniere (a galleria, a pozzo, a cielo aperto)

 Cave

 Luoghi di produzione

 Fornaci (ceramica, vetro…)

 Gestione degli spazi e dei tempi di lavoro

 Sapere tecnico

 Rapporti sociali

 Impatto ambientale

 Specializzazioni

 Produzioni artigianali

 Divisione del lavoro per età

 Motivi di standardizzazione di prodotti e procedimenti

 Scelta di maggiore o minore sofisticazione tecnologica

 Gestione degli scarti di produzione

 Ricostruzione dei CICLI PRODUTTIVI

 Sequenze ordinate di operazioni

 Trasformazione dalla materia prima al manufatto

 Ad ogni operazione corrisponde un’azione o più che sono identificabili nel deposito archeologico

 Il loro studio va relazionato con i SISTEMI DI SCAMBIO E DI CONSUMO DEI MANUFATTI

 In passato non si disponeva di conoscenze tecniche dei materiali, ma si aveva un eccezionale sapere empirico,

accumulato per esperienza e tramandato da una generazione all’altra

 Normalmente un’attività artigianale prevedeva un inizio di attività precoce

 La razionalità del procedimento tecnico è non assoluta, ma contestuale

 Va storicizzata di volta in volta

 Es. un ciclo non ha sempre una sequenza continua, ma si possono verificare delle sospensioni

temporanee dell’attività (come per i cantieri navali con magazzini di materiali)

 Fa ricorso a

 Interventi di scavo

 Semplici osservazioni

 Analisi archeometriche

 Studio della fonte iconografiche

 Fonti scritte

 All’etnografia e all’archeologia sperimentale affida le relazioni fra presente e passato

CICLO DEL LEGNO IN AMBITO NAVALE

 Approvvigionamento di materia prima

 Eseguito dallo stesso costruttore

 Per scegliersi gli stortami (parti curve per lo scheletro)

 Meglio se naturali, sennò assemblati

 Fase di scelta e poi del taglio

 Immagazzinamento

 Nella foresta viene già fatta una prima lavorazione per ridurre le

dimensioni dei tronchi

 Altrimenti vengono fluittati (es. Piave)

 A Venezia c’erano i zattieri cadorini (lavoro molto

pericoloso)

 Assi lavorate e Venezia e immagazzinate (a Zattere e Fondamenta

Nuove)

 Lavori  Segagione tronchi

 Taglio per riduzione

 Spicchi su fianchi del tronco, poi si ricavano le tavole

(gran spreco, ma gran robustezza)

 Riduzione fasciame

 Piegatura a fuoco (tracce)

 Sui reperti possiamo riscontrare segni di lavorazione (segni, tagli…)

 Calafataggio

 Per rendere impermeabile un’imbarcazione

 Tessitura delle cime

ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

 Approccio molto scientifico (perché preciso e ripetibile)

 Riproduzione di un processo antico

 Cerca di riconoscere i caratteri dei materiali e la manualità necessaria (senza però aver avuto un apprendistato

adeguato come avveniva in passato)

 Tentativo di capire gli antichi non facile, perché siamo influenzati dalle nostre conoscenze scientifiche

 Tendiamo a razionalizzare

 Il sapere tecnico antico non mirava alla comprensione generale delle cose ma alla soluzione particolare del singolo

caso (acquisibile solo con la pratica)

 Sapere non spiegabile, ma frutto di esperienza visiva (“rubare con gli occhi”) e confronto

 Possiamo stimare i tempi di apprendimento, la fatica nella fase produttiva, e altri aspetti che non sono facilmente

riconoscibili analizzando l’oggetto antico

 Possiamo vivere le stesse difficoltà dell’artigiano

 Spesso sperimentiamo per capire l’uso e l’efficacia di un oggetto sconosciuto

 Es. John Calls (padre dell’archeologia sperimentale)

 Dimostra l’uso dello scudo di cuoio rispetto a quello di bronzo

 Ipotesi – domande – provare l’ipotesi – pubblicare i risultati

 Navale  Schema S. Mc Grail

 Testare la forma di scambi, ricostruzione della barca e delle fasi di produzione (tempi, costi, qualità…)

 Valutazione costi – benefici

 Si può ricorrere alla riproduzione in scala ridotta, o di modelli

 Se facciamo in scala 1:1 è molto costoso e non modificabile

 Ora si fa tanto in 3D e con software dedicati

 Museo delle navi vichinghe di Roskilde (ha lavorato molto sperimentalmente)

 Bisogna documentare molto bene e dichiarare tutto quello che si fa (anche eventuali compromessi)

 I risultati dipendono dalla qualità del reperto archeologico originario

 Più ben conservato è, migliori e più attendibili saranno i risultati

 Fitta documentazione

CICLO DEL METALLO

 Si iniziò a lavorare il RAME naturale, che fonde a 1000 gradi, nel Calcolitico

 Materiale fragile, troppo per fabbricare armi

 Per renderlo più forte bisogna lavorarlo con lo stagno = BRONZO (1:10 rame – stagno, con tracce di

arsenico)

 Stagno e arsenico evitano la formazione di bolle nel rame e agevolano la battitura, riducendo la fragilità del

rame

 Il bronzo può essere fuso fra due valve o con la tecnica della cera persa (fra due capi d’argilla)

 Battitura e rifinitura

 Video da Youtube

 Piccola fosse caricata con legno e carbone

 Doppio mantice in pelle

 Stampi in materiale refrattario

 Vengono chiusi e poi vi si cola il metallo fuso col crogiolo

 Evidenze

 Resti di lavorazione

 Colazioni

 Resti di rifiniture

 Forme e coppe d’argilla

 Forni per la fusione

 FERRO (lavorato dal 1000 A.C.)

 Fonde a 1100 gradi in forni a mantici

 Problema della separazione del metallo dall’ossigeno

 Necessario estrarlo in forni da cui esce fuori in coppelle e poi queste vengono battute

 Altoforno per ghisa

 PIOMBO

 Fonde a 300 gradi

 Utilizzo limitato perché molto plastico

 Per grappe, cioè riparazioni

 Giunzioni fra elementi litici

 Tubazioni (uso più frequente)

 Per elementi navali (perché resistente agli urti, es. per contenitori per l’acqua)

 Rivestimento dello scafo sotto il pelo dell’acqua

 Concetto di età ellenistica (sostituito dal rame nell’800)

 Per parte pesante delle ancore

CERAMICA

 Nata per far fronte a esigenze di stabilità dell’uomo

 Contenitori per il cibo

 Si usano i dimagranti (sabbia, paglia)

 Può essere lavorata

 A mano

 Al tornio (3500 a.C. in Mesopotamia)

 Cottura dell’argilla a circa 1000 gradi

 Video “cottura ceramica in fossa”

 Fornace a volta con una base forata

 Vasi, laterizi, coppi, mattoni, decorazioni, sculture

VETRO

 Si ricava dalla silice

 Inizialmente si parla di faience, costituito da silice, alcali e sali

 Quello vero e proprio nasce in Mesopotamia nel 2500 a.C.

 Fonde a 1700 gradi

 Con potassio, calce si abbassa fino a 850 gradi

 Silice 75%, soda 15%, calcio 10%

 L’impiego ha un picco nell’VIII sec a.C.

 50 a.C. inizia la soffiatura

 Nuovo picco

 Il vetro rotto viene reimpiegato

 Documenti rinascimentali che ci mostrano i forni

PIETRA

 Può essere cotta per ricavarne calce

 Pratica ai danni di vecchi monumenti

 Cotta nelle calcare

 Tempo di combustione lungo (circa 2 settimane)

 La temperatura dipende dal tipo di pietra

TESSUTI

 Si conservano raramente

 Salvo casi rari, in ambienti con condizioni estreme

 Studio della tessitura attraverso i resti di telai (argilla o pietra) o dall’iconografia

INTERPRETAZIONE DELLA FONTE ICONOGRAFICA

(materiali isa)

ARCHEOLOGIA DELLA DISTRIBUZIONE

 Scambio di doni

 Eseguito per instaurare rapporti di vario tipo, puntando sul fatto che il dono è un’elevazione dello status

sociale

 Oggetti preziosi, animali esotici…

 Cerimoniale, per dargli visibilità e pubblicità

 Forma di relazione univoca

 Scambio o baratto

 Comporta anche uno scambio di idee

 Mercato

 Rapporto commerciante – compratore

 Inizia in Mesopotamia e si sviluppa poi in Grecia con l’invenzione della moneta

 Redistribuzione

 Quando arrivano merci e le redistribuiscono

 Riconoscimento della provenienza

 SOMIGLIANZA di stessi oggetti in posti diversi

 CARATTERIZZAZIONE (proprietà dei materiali)

 Non si fa ad occhio nudo di solito

 Analisi petrologiche, chimiche (SEM = microscopio elettronica a scansione, per i metalli),

xillotomiche, isotopiche (piombo, pietra e marmo)

 Microscopio, con o senza sezioni sottili

 Dobbiamo avere a disposizione banche dati per analizzare

 Marmo

 Molto difficile da identificare, soprattutto se molto puro (marmo bianco)

 Dobbiamo essere sicuri che non siano materiali riutilizzati

 SISTEMI DI DISTRIBUZIONE

 Fonti scritte

 Es. tavolette lineare B micenee, cuneiformi

 Sigilli (pietra) e sigillature (argilla)

 Bollature (laterizi, anfore, tappi d’anfora, lingotti)

 Incisioni e graffiti

 Titoli pitti (dipinti su anfore)

 Analisi di tipo spaziale

 Cfr. Clarke

 Costruzione delle carte di distribuzione

 Ora sostituite dal GIS

 Si analizza l’irraggiamento dell’oggetto da un punto in poi

 Di solito è il punto di produzione o di penetrazione (il più classico è il porto)

 Poi distribuzione via terra o via acqua

 Gli oggetti preziosi sono quelli che si muovono di più, perché il costo del trasporto incide meno

 Bisogna tener conto anche delle dimensioni degli oggetti

 Modello teorico che ha variabili

 Vie commerciali preferenziali

 Ostacoli o eventi naturali

 Confini

 Presenza o meno di una via stradale

 Azioni umane (saccheggio…)

 La via preferenziale era quella fluviale/marittima (meno rischi e variabili)

 Prima del boom del trasporto via terra più recente

 Lo studio della diffusione e delle rotte avviene tramite lo studio dei RELITTI CON CARICO

 Es. relitto di Ulugurun XIII sec. a.C.

 Ha riscritto la vita commerciale dell’età del bronzo, per la quantità e varietà dei materiali

ritrovati

 Teoricamente il relitto è un sistema chiuso

 Però molte variabili (sovrapposizione, presenza di materiale moderno…)

 E’ un trasporto mancato

 I carichi spesso sono eterogenei

 Carico primario, carichi secondari…

 Capiamo il luogo di provenienza, ma che può non essere il luogo di provenienza del carico

 Studi sulle dinamiche commerciali (rotte con più tappe, con carichi e scarichi)

 Porti primari

 Porti secondari

 Con il Medioevo le cose cambiano

 I modelli di distribuzione romana non valgono più

 L’anfora è l’oggetto più comune

 Vino, olio…

 Non sappiamo nulla del commercio di schiavi

AMBIENTE

 Ricostruzione dell’ambiente in cui vivevano gli antichi

 Per capirne le variazioni che hanno influenzato il sistema culturale

 Questo approccio è molto utile per lo studio della Preistoria

 Studio di

 Condizioni di sussistenza

 Estensione delle aree coltivabili

 Il patrimonio forestale disponibile

 Le fonti di irrigazione e approvvigionamento d’acqua

 Studio dei fiumi per capire concetti come fertilità e insediamento

 Es. Nilo, Indo

 Fotografia aerea per capire dov’erano fiumi ormai scomparsi

 Condizioni per la mobilità e i collegamenti

 Via d’acqua (fiumi, laghi, lagune, canali naturali, mare)

 Valli (passaggi)

 Eventi naturali

 Fenomeni alluvionali (perché non c’erano sistemi di arginamento)

 Periodi di siccità

 Grandi incendi

 Periodi di forti gelate

 Glaciazioni (variazione della linea di costa)

 Carotaggio

 Paleolitico, abbassamento del mare di 120 m

 Fino al Gurwiano (50000 anni fa), fino a 10000 anni fa (Olocene) con

l’innalzamento delle acque (eustatismo) terminato 6000 anni fa

 Sollevamento isostatico (il ghiaccio sciogliendosi solleva la terra)

 Bradisismo (legato al vulcanismo, abbassamento e innalzamento del livello del suolo)

 Fenomeno locale, al contrario dell’eustatismo

 Tutti i fenomeni lasciano segni ben evidenti lungo la linea di costa (1cm/anno)

 Possiamo trovare anche segni di molluschi marini in elementi emersi (segno che erano

sommersi)

 Trasformazione lentissima delle valli

 Scavate dai fiumi

 Accumulo di materiale glaciale (morene) alla fine della valle

 Eruzioni vulcaniche

 Conseguenze e cambiamenti importanti

 PALEOBOTANICA

 Studio della flora, base della catena alimentare

 Letteratura, testimonianze materiali archeologiche

 Es. Silfo, pianta estinta trovata su monete e ceramiche

 Legno (Plinio, Teofrasto, Strabone e Pausania)

 Importante per conoscere la provenienza dei materiali e com’era il paesaggio

 Es. Sughero

 Menzionato da fonti greche, ma secondo le mappe di distribuzione è assente nel Mediterraneo

orientale

 Nell’XI sec. pare invece molto diffuso (trovati tappi provenienti dall’area costantinopolitana

 Possiamo capire la stagione di occupazione di un sito

 Campioni da setacciatura o flottazione (setaccio con acqua)

 Palinologia

 Buon indicatore per il paesaggio extraurbano

 Campioni riconosciuti sulla ceramica (semi di frutti, impronte…)

 Per capirne il contenuto

 Metodo per rilevare presenza di materiale organico

 ARCHEOZOOLOGIA

 Studio della fauna e delle relazioni con l’uomo

 Macrofauna

 Fonti letterarie e iconografiche

 Presenze di animali esotici importati

 Resti ossei, orme, escrementi

 Raramente è indicatore dell’ambiente, perché l’uomo sposta gli animali e loro si adattano molto bene

alle variazioni dell’ambiente

 Riconoscimento e descrizione di gruppi animali con cui l’uomo è venuto a contatto

 Individuare le ragioni della presenza animale sul sito (caccia, pesca, allevamento…)

 Studio anche dell’uso (alimentare) e di cosa ne veniva ricavato (pelle e ossa)

 Studio della domesticazione

 Alimentazione umana

 Riti religiosi e funerari

 Manifestazioni artistiche correlate (es. circo)

 Microfauna

 Studiati per capire le variazioni climatiche

 Insetti, roditori, coleotteri…

 Molluschi

 Si conservano molto bene e sono indicatori della variazione di costa

LA RICERCA SUL CAMPO

ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO

 Si pone come obiettivo la ricostruzione dell’evoluzione dei paesaggi storici prodotti dalle azioni dell’uomo attraverso

lo studio delle tracce archeologiche lasciate sul territorio

 Continue trasformazioni

 Possiamo indagare i reperti per ricostruire i processi sociali locali

 Prima si intendeva studio delle dinamiche insediative

 Ora si dà più peso alla dimensione naturale

 I fattori ambientali influenzano l’uomo e sono influenzati da esso

 Paesaggio = rapporto millenario fra uomo e natura

 Ottica post – processuale

 Primo impatto in Italia

 Colonie greche

 Può occuparsi di società contadina

 Impatto antropico

 Costruzione di strutture (fondamenta)

 Opere a rete (strade e tubazioni)

 Coltivazioni distruttive (aratura, vigneti…)

 Molti paesaggi antichi sono irrimediabilmente scomparsi

 Es. fiume Albegna (danni a distanza di appena 25 anni)

 Aspetto legislativo

 Tutela e conservazione molto attuali per fortuna oggi

 Codice dei Beni Culturali del 2004

 Si chiede una tutela globale, non solo dei siti archeologici ma dell’intero territorio

 Nasce dall’archeologia geografia di scuola britannica e tedesca di fino ‘800

 Anni ’60 nasce la vera archeologia del paesaggio con Clarke

 “Spacial archaeology”

 Quella italiana nasce dalla topografia antica che faceva capo alla Sapienza di Roma (prof Castagnoli)

 Topografia romana

 Timore per le idee britanniche e reagisce con chiusura

 Anni ’80 e ’90 nuove proposte

 Ricezione delle idee inglesi da parte dell’Italia

 Testo di Cambi, che parla dello “scetticismo” verso il processualismo dall’archeologia classica

 Quella medievale e preistorica sono più aperte alla ricezione

 Assimilazione alla medicina e all’analisi poliziesca

 L’archeologia del paesaggio opera attraverso indizi, quella stratigrafica con indici probatori

 Progetto

 Formulazione di una strategia per rispondere a domande

 Raccolta di info con la ricerca sul campo, con equipè specializzata

 Elaborazione dei dati

 Analisi

 Interpretazione dei risultati

 Pubblicazione e divulgazione

 Indagine al suolo può essere preliminare allo scavo stratigrafico o anche fine a se stessa

 Lo studio del paesaggio può avere anche finalità di tutela e non solo di ricerca

 Più fondi all’indagine preliminare per la tutela

 PAESAGGIO = inteso dagli archeologi come incontro fra archeologia di superficie e di scavo, dove le azioni umane

hanno creato US, UT

 UT = tracce di attività umane in superficie; unità minima documentabile

 US = unità stratigrafica

 SITO = unità di territorio caratterizzata da una concentrazione di resti antropici che spicca rispetto al resto del

paesaggio; unità di territorio dove la % di manufatti supera una certa quantità per m quadrato (rapportata con la densità

media su un territorio più ampio)

 OFF-SITE o EXTRASITO = indizi di attività che non si riesce a definire sito per la piccola quantità di reperti

 Si applica la metodologia stratigrafica e non

 Consapevolezza che il paesaggio è un esteso bacino stratigrafico che comprende ambienti, abitazioni, oggetti

 La separazione fra scavo e superficie non dovrebbe esserci

 La stratigrafia permette la ricostruzione storica dei processi (profondità storica)

 Quando la perdiamo di vista è un danno per la ricostruzione della cronologia

 FONTI

 Letteratura antica (per capire la percezione degli antichi del paesaggio)

 Catone, Varrone, Plinio il Vecchio, Marziale…

 Fonte epigrafica (se trovata in situ)

 Info su viabilità (miliari), monumenti, cartografia, mercati e manifattura, sulle persone

 Cartografia e documenti d’archivio

 Dobbiamo documentarci su vecchie ricerche per non ripeterle inutilmente

 Toponomastica

 Iconografia (torna utile per capire le parti che non si riescono a conservare)

 Supporti vari (mosaici, affreschi, rilievi…)

 Scene di vita

 Economia e paesaggi antichi ormai scomparsi

 Letteratura moderna

 Romanzi di viaggi, racconti…

 FASI  Scavo stratigrafico per avere la

profondità storica e cronologica

TECNICHE DELL’ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO

 CAROTAGGI

 PALINOLOGIA

 CAMPIONAMENTI PALEOBOTANICI (boschi e vegetazione)

 GIS (geographic information systems)

 Visualizzazione cartografica multipla

 Sviluppo negli anni ‘90

 Possiamo caricare un’enorme quantità di dati e i risultati delle

ricerche/scavi/ricognizione, campionamenti, prospezioni geognostiche…

 Elaborazione dei dati e analisi

 Può mostrare carte e immagini a seconda delle necessità (integrate di tutte le

info o più settoriali)

 Tutte le info vengono ordinate in maniera sistematica e ordinata

 Vi si inseriscono ormai info molto standardizzate

 Info archeologiche correlate a info ambientali

 Possiamo apprezzare le modifiche del paesaggio

 Ritorno a principi della New Archaeology

 Reazione post – processualista

 Si propone un’umanizzazione del GIS, con l’integrazione di dati letterari…

 REMOTE SENSING O TELERILEVAMENTO

 Foto dall’alto

 Inizio ‘900 prime fotografie aeree

 Giuseppe Lugli, anni ’20-’30, Lazio

 Poidebard, 1925-1932, Libano

 Crawfrod, anni ‘20

 John Bradford, anni ‘50

 Giulio Schmiedt

 Su porti e città antiche

 Inaugura gli studi di topografia antica

 Nereo Alfieri

 Ferdinando Castagnoli

 Centuriazione

 2000 abbattimento del limite legale per le foto (aree sensibili, come quelle industriali…)

 Importante la verifica sul campo

 Usi  Documentazione semplice

 Lettura in piano (per tracciare sulla foto elementi o manufatti su cui lavorare)

 Lettura tridimensionale o stereoscopica (profondità di campo, 3D)

 Restituzione fotogrammetrica (scatti regolari con grandi sovrapposizioni per poter ricavare una certa

cartografia)

 Lucido di foto aerea

 Classificazione delle tracce archeologiche

 Da umidità

 Resti sepolti che rendono il terreno meno umido attorno (in genere trattengono meno acqua

del terreno)

 Tracce visibili dall’alto con un colore bianco

 Da vegetazione

 Tracce bianche o scure

 Profondità di giacitura della struttura

archeologica, le sue dimensioni e il tipo di

vegetazione soprastante sono le variabili

 Sopra la vegetazione cresce più rada e chiara,

su una fossa più rigogliosa e di colore più scuro

 Per aiutarsi si cercano forme geometriche

 Vale anche per la vegetazione subacquea (alghe)

 Da alterazione della composizione del terreno

 Macchie più irregolari e chiaro – scure

 Da microrilievo

 Strutture o fossati che influiscono nell’andamento del terreno (avvallamenti o rilievi anche

impercettibili)

 Da anomalia

 Mostrano la traccia indirettamente

 Attività moderne vengono modificate da strutture sotterranee (es. aratura)

 Es. dune sottomarine irregolari per la presenza di strutture sottostanti

 Da sopravvivenza

 Tracce di qualcosa che non è più materiale, ma ne sopravvive la funzione

 Es. centuriazione

 Tutelata

 Es. antiche strade ricalcate da quelle moderne

 False tracce

 Fatti climatici e metereologici

 Attività agricole stagionali

 Attività umane pregresse ma non antiche

 Fattori geologici

 Momenti più opportuni per le foto

 Primavera

 Dopo una precipitazione, quando il terreno è più umido

 Dopo l’aratura

 Alba e tramonto ideali per il microrilievo

 Archivi

 Istituto Geografico Militare di Firenze

 Aerofototeca Nazionale di Roma

 Pallone, aquilone, drone

 IMMAGINI SATELLITARI

 Prima militare, ora anche per scopi civili

 CARTOGRAFIA

 Mi aiuta a muovermi sul terreno

 Base per gli studi

 Bisogna saperle leggere

 Fisiche, geografiche, politica

 Dati dalla toponomastica

 Confronto fra carte dello stesso posto ma di periodi diversi (anche con 10 anni di differenza) mi permettono

di capire le modifiche e alterazioni del territorio e dell’urbanizzazione

 Distinzione in carte (1:100000) e mappe (1:1000 in giù) a seconda della scala

 Quella storica (tardo – medievale e rinascimentale) è molto utile

 Es. cartografia lagunare

 ‘700 – ‘800 livello molto alto

 Mappe di porzioni limitate (singole isole)

 Precisissime

 Catasti (napoleonici e poi austriaci)

 De Barbari

 Dal Cortivo

 Dipinti ottocenteschi

 Es. Isola delle Scovazze, Sant’Anzolo, Cavane (anse per smontare dalle barche)

 La prima cosa da decidere nella strategia di ricerca sono i limiti territoriali

 In principio si lavorava per tavolette (metodo superato)

 Ora si lavora su territori definiti che possono essere più o meno grandi, e a seconda delle

problematiche storiche

 Differenze se si parla di tutela

 Il committente determina il territorio su cui andiamo a operare

 Regioni estese, ora si tende a fare piccole zone

 Unità amministrative storiche (es. Beozia dell’antica Grecia)

 Poi si deve definire l’approccio

 Integrale

 Studiare il territorio globalmente

 Migliore comprensione della viabilità e della centuriazione

 A campione

 Studiare settori, che dovrebbero essere validi per un risultato generale

 Metodo più veloce

 Ma si rischia di dare risposte troppo generalizzate, la visione risulta distorta

 Approccio per transetti (fasce a caso o a logica)

 La tendenza è lavorare a campione, ma anche in modo integrale quando serve

 Dobbiamo farci dei limiti altrimenti la ricerca diventa troppo lunga e dispersiva

 Es. progetto di Giulio Volpe sulla romanizzazione della Daunia (si basa su domande)

 Ora si lavora quindi su tematismi storiografici, per rispondere a domande specifiche

 Es. paesaggi sacri e funerari, templi costieri, necropoli, paesaggi montani, paesaggi

pastorali (pochissime o nulle fonti scritte), ville romane, miniere, paesaggi della produzione,

paesaggi fortificati, valle dell’Albegna (tema della villa romana e del suo paesaggio, scavi di

Carandini)

 SISTEMA LIDAR

 Telerilevamento che permette di determinare la distanza di

un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser

 Determina anche la concentrazione di specie chimiche

nell’atmosfera e nell’acqua

 Percepisce le minime variazioni del terreno

 Col computer si può modificare l’inclinazione della luce

 Valido aiuto per l’archeologia subacquea

 GEORADAR O GPR

 Riflesso di onde elettromagnetiche da un’antenna che

tocca il terreno

 Permette di tracciare una sezione del terreno sottostante in

base alle proprietà dielettriche del terreno

 Opera fino a 10 m

 Invio dei dati ad un elaboratore che registra i dati

 Si ricavano rilievi ora anche in 3D

 Molto versatile, preciso

 Funziona bene con sabbia, roccia e ghiaia

 Meno con argilla e fondi acquitrinosi o ambienti con acqua

 RESISTIVITA’

 Differenze nella capacità di condurre corrente da parte delle componenti

del suolo

 Induco un campo elettrico nel terreno con due coppie di elettrodi

 Tanto più il terreno è umido, tanto più trasmette corrente

 MAGNETOMETRIA

 Misura l’orientamento e l’intensità del campo magnetico terrestre

 Barra con il magnetometro all’estremità più una consolle

 Quasi a contatto col terreno

 Posso usarlo anche sott’acqua

 Riconosce oggetti metallici o sottoposti a stress termico, come focolari o fornaci

 Prima si costruiscono griglie di riferimento per sistematizzare la ricerca

 Questa strumentazione si presta bene all’uso fuori dai centri urbani (soggetta a deviazioni come cavi dell’alta

tensione, ecc…)

 METAL DETECTOR

 Lavora in modo simile al precedente, ma fino a pochi centimetri

 GEOCHIMICA

 Usata pochissimo

 Sistema di campionamento di zone di terreno finalizzato all’analisi di fosfati presenti

 Indicatori della presenza umana (scarichi di letame, immondezzai, centri con bestiame…)

RICOGNIZIONE SUL CAMPO

 Tipo non sistematico

 Noi camminiamo sul territorio senza uno schema

 Prima presa di contatto col territorio

 Tante volte è l’unica scelta se la visibilità è scarsa e non ci permette di attuare altro metodo

 Ci si basa su evidenze monumentali visibili

 Possiamo trovare iscrizioni reimpiegate

 Come anche vecchi edifici

 Attenzione perché non sono in giacitura primaria

 Tipo sistematico

 Direttamente terreno, in maniera uniforme, zone ben definite

 Copre tutto il terreno

 Zone coltivate

 Continua modifiche (es. aratura)

 L’agricoltura moderna causa maggior degrado

 La vite va sotto di 1,5 m e può intaccare depositi antichi

 Impatto agrario

 Porta in superficie il materiale e lo distrugge e lo sposta (il materiale in superficie sarà distribuito in

modo sempre più ampio)

 Nonostante questo possiamo ancora capire molte cose e interpretare

 Intacca la muratura

 Distruzione della stratigrafia

PROCEDURA OPERATIVA

 FASE PREPARATORIA

 Cartografia

 Si segna ciò che è noto

 Analisi fotografia aerea

 Controllo reciproco sul campo

 Ricognizione sistematica in gruppo

 Si lavora per file parallele (10-20 m)

 Secondo alcuni è un’operazione replicabile, al contrario dello scavo

che non è replicabile

 Posso rilevare solo una parte dei siti

 Si lavora per campi, uno ciascuno

 Ci si può orientare con metrelle o bussole

 Importante definire l’intensità della ricerca (tempo a disposizione, aspettative…)

 Dev’essere dichiarata (numero operatori, distanza, tempo di impiego…)

 Carotaggio

 Sono “microscavi”, distruttivi, ma permettono di non fare tutto lo scavo

 Sonde metalliche (es. per tombe, nelle lagune per riconoscere strutture sotto i sedimenti)

 Georadar

 Resistività

 Magnetometria

 Le tecniche geodiagnostiche sono usate anche sott’acqua

 Come impostare la diagnostica su un’area?

 Procedere in maniera sistematica coprendo tutta l’area

 Ci si interfaccia con un gps o con la picchettatura del campo

 Prima di una prospezione di questo tipo è importante valutare ostacoli dell’area

 E anche le tempistiche

 E le condizioni del terreno (per poter usare una strumentazione piuttosto che un’altra)

 DOCUMENTAZIONE SUL CAMPO

 Tracce positive (manufatti) o negative (assenza di oggetti)

 UT = unità topografiche

 Simbologia o disegno realistico

 Finestre stratigrafiche (smottamenti, erosioni…)

 Bisogna pulirla per vedere bene gli strati e documentare

 Dobbiamo dichiarare la visibilità del sito

 Copertura vegetativa

 Caratteristiche geologiche (accumulo, erosione, alluvionale…)

 Presenza di foreste

 Presenza di cave recenti

 Delimitazione, non per forza fisica

 Uso stazione totale, GPS…

 Quadrettatura dopo posizionare ogni oggetto

 Compilazione delle schede di UT e US

 Coordinate, descrizione, rilievo di massina delle dimensioni, orientamento, densità dei materiali per

m quadrato

 E’ possibile fare una quadratura (ha senso in un sito di età preistorica)

 Registrazione del sito su carta

 Disegno del sito

 Fotografia del sito

 Diario del ricognitore

 Di tutto ciò che non rientra nelle schede

 Segnalare tutte le variabili (anche la luce)

 Raccolta dei reperti

 Presenza di specialisti per i vari reperti

 Si può interpretarli sul posto, altrimenti si campiona per analisi (meglio)

 Si possono documentare anche singoli oggetti, magari solo menzionando gli altri

 Comportamento soggettivo

 Importante è quantificare ogni tipo

 Campionatura

 Dibattito post-processualista

 Posso lavorare saltando certi campi e preferendone altri

 Pro e contro

 ELABORAZIONE DEI DATI IN LABORATORIO

 Paesaggio attuale come palinsesto di superfici di epoche diverse che, per essere capito, per decodificare gli

strati, si creano delle carte diacroniche o di fase ( foto con pallini per individuare i siti)

 Inserimento schede in archivio digitale

 Aggiornamento GIS

 Con schede e foto

 Gestione molto agevolata

 Digitalizzazione rilievi

 Database di file fotografici

 Editing dei diari

 Lavaggio, siglatura, primo inventario dei reperti

 Interpretazione del materiale raccolto

 Datazione e riconoscimento degli indicatori che mi permettono di identificare le UT

 Da tenere in conto

 I siti possono aver avuto diverse fasi di vita interrotte da fasi di abbandono

 Altri siti possono aver avuto una vita brevissima (necropoli, tombe, installazione per caccia

nomadica)

 Generalmente si lavora con dati quantitativi

 Statistica

 Si cerca di individuare, gestendo molti dati, modelli/forme ricorrenti (insediativi…)

 con pochi dati le statistiche danno risultati inutili/sfalsati

 Riconosciamo rapporti fra siti secondari e sito dominante, aree produttive, aree residenziali,

artigianali e agricole

 Per i dati a disposizione molte tecnologie non sono sempre applicabili

 Vale per l’archeologia dei paesaggi, la geologia e l’ecologia

 Perché ciò che sta sotto i sedimenti ha avuto un filtro

 Raccogliamo dei dati incompleti

 Per analizzare modelli insediativi

 Posizione (distribuzione, densità per fasi cronologiche, rapporti dei siti fra di loro)

 Dimensione

 Funzione e tipologia (aree funerario, di culto, posizioni militari…)

 Collegamenti fra insediamenti (valli, passi percorribili, fiumi, porti, approdi…)

 Rapporto con l’ambiente circostante

 Durata d’uso (temporanei, stagionali, duraturi…)

 Rapporto con le risorse (terreni, pascoli, boschi…)

 Analisi dei bacini di approvvigionamento (site catchment analysis)

 Quando si analizza una città, le zone più vicine con materia prima pesante (legno e pietra)

sono quelle più sfruttate, per velocità di trasporto

 Per la pastorizia e l’agricoltura tendono a essere più periferiche

 Modello = anello di Von Thunen

 Es. La coltivazione oltre 2h di cammino diventa antieconomica

 L’attività produttiva e il mercato tendono a concentrarsi in un unico posto, perché possiamo

beneficiare degli stessi servizi, riducendo le distanze per i clienti

 Modello di analisi spaziale

 Poligoni di Tiessen (importato dalla geografia)

 Lavora su spazi piani con distanze astratte/ideali in linea d’aria (senza considerare

gli ostacoli, come i fiumi)

 = Distanza intermedia fra due siti

 Va tenuto presente che l’aumento della quantità di siti rispetto a fasi precedenti viene

interpretato come “espansione demografica”

 Il sito che non scaviamo fa parte del sito originario, ma non possiamo pretendere su dati

completi e originari perché si è deturpato o ha perso alcuni materiali (organici)

 Aumento prosperità economica

 Es. studio delle necropoli

 Indicatore per determinare il numero degli abitanti di una città

 Paesaggi antichi

 Interazione fra fattori ambientali, produttivi, politici e culturali

 Per l’archeologia processualista l’ambiente assume una grande importanza per condizionare

una popolazione di una regione

 Il post processualismo concepisce anche una componente culturale e considera le tradizioni,

la mentalità e le strutture sociali

 Archeologia dei paesaggi italiani

 Fusione tra le due visioni

 Visione di ciò che l’uomo fa in realtà piuttosto di ciò che dovrebbe fare nel più logico dei

modi possibili

 Lascia spazio alle variabilità singole culturali

 Recepisce le proposte post che invitano alla valutazione di quella che è la percezione dei

paesaggi per gli antichi (archeologia percettiva)

 Vedono il territorio attraverso filtri culturali

 Sforziamoci di immergerci nella mentalità del periodo storico per usare gli stessi filtri

 Facciamolo recuperando le fonti scritte che ce ne parlano, la toponomastica,

l’etnoarcheologia

 Problematiche e dibattiti degli ultimi anni

 L’archeologia dei paesaggi si confronta con lo sviluppo della popolazione e l’impatto dell’agricoltura

 Lavora sempre più per la tutela e la prevenzione (prevedere i danni che può fare quell’opera su un

paesaggio storico)

 Sviluppo di archivi sempre più grandi per archivi sempre più numerosi

 Proposti sulla rete di condivisione dei dati territoriali che si incontrano tamite piattaforme GIS (non

c’è niente di più stupido che limitare la condivisione di dati)

 E’ un’operazione culturale e può comportare dei danni

 Remote sensing, utilizziamo la tecnologia

 Problema della preservazione degli archivi

 Masse di dati devono essere archiviati con soluzioni definitive (i dati digitali hanno questa

limitazione)

 Immagini, cartografie…

LO SCAVO

 E’ un esercizio irripetibile

 Al contrario dell’archeologia dei paesaggi, che è ripetibile, se non si attua l’esportazione di materiali

 Anche se in realtà per qualcuno il territorio è in movimento, perché quello di superficie è sempre in

movimento

 Lo scavo è la distruzione del deposito

 La distruzione può essere gestita raccogliendo informazioni più raffinate possibili per arrivare a ricostruire

delle storie del deposito, raccogliendo il massimo dei dati

Schema di Giovanni Leonardi

 Perdita di informazioni durante uno scavo

 Dalla cima si ha l’info più

completa (azione dell’uomo)

 Info diminuisce già prima dello

scavo (ridotta rispetto alle iniziali)

 2 quanto rimane in traccia del

terreno

 3 degrado = prima fase di

deposizione

 Successivi processi di degrado

post deposizionali (antropici come

l’aratura e naturali)

 2a l’operazione di scavo porta ad

una perdita di dati rispetto

all’evidenza

 2b documentazione, attraverso

ipotesi di ricostruzione cerchiamo

di riprenderci le info perse

 Non si potranno mai conservare tutti i dati

 L’archeologo trova un contesto

 Ci devono essere degli indizi e dei quesiti storici

 Altra cosa è lo scavo di emergenza

 Si deve costruire un’opera pubblica e il Ministero impone uno scavo archeologico (limitato all’area

di deposizione dell’opera)

 Non c’è una domanda storica ma il bisogno di documentare il più possibile perché si deve costruire

l’opera e a quel punto ricostruire una storia del sito

 Un po’ in contrapposizione con i principi dell’archeologia

 Questione complessa

 Siti scavati male per documentare tutto a tutti i costi

 Noi dobbiamo studiare e cercare di praticare lo scavo modello

 Lo scavo si basa sul concetto di STRATIGRAFIA

 Sequenza progressiva di sovrapposizione di strati di terreno e manufatti

 Principi presi dalla stratigrafia geologica

 Nel ‘600 sono definiti

 Strati

 Interfacce

 Datanti degli strati (in geologia sono i fossili)

 Fondatore Stenonis, che spiega la presenza dei fossili negli strati e formula la legge di

sovrapposizione, di orizzontalità e di continuità originaria

 Leggi valide per gli strati sedimentari, non frequenti in depositi archeologici

 Giacomo Boni, 1859, veneziano

 Foto aeree

 Architetto

 Scavi nel Foro, sotto il campanile di San Marco

 Moderno per l’epoca

 Propone il riconoscimento degli strati, cercando di scavare per strati

 Prima non si pensava allo scavo strato per strato, si mettevano banalmente in luce gli edifici

per la fretta di esporre monumenti e manufatti

 Valorizzazione dell’analisi delle sezioni esposte

 Capisce l’importanza della documentazione dei materiali

 Grande qualità della documentazione e delle pubblicazioni

 Precursore della New Archaeology

 Dà peso alla formulazione di ipotesi e alla consapevolezza che quello che sta facendo è un

esperimento irripetibile

 Mortimer Wheeler

 1934 propone uno scavo per quadrati a Maiden Castle

 Lasciando testimoni di terra tra i settori

 Attenzione alla documentazione delle sezioni esposte

 Creazioni di piante di fine scavo

 Numerazione sistematica di scavo con cartellini

 Registrazione sistematica dei reperti in relazione allo strato di provenienza

 Si passa da un’archeologia a settori allo scavo open space proposto da Barker

 Permette di abbattere i testimoni e di scavare l’intero settore

 Importanza per la distinzione fra strati e interfacce (rivestimento dello strato)

 Primi anni ’60 in Italia c’è ancora sfiducia nella proposta anglosassone

 Si continua a scavare datando i siti con lo studio delle strutture, basandosi sulle tecniche edilizie

 Non si considerano i materiali negli strati

 Nino Lamboglia

 Già negli anni ’40 propone delle tecniche di scavo che richiamano il sistema Wheeler

 Prof. Leonardi di Padova

 La natura provoca azioni di movimento, deposito, erosione

 L’uomo provoca azioni di trasporto, accumulo, distruzione

 Formazione delle unità stratigrafiche

 Unità stratigrafiche, US

 Origine antropica

 Fossa

 Scarico, apporto di materia

 Asporto di materia, lascia una traccia

 Possono essere superfici in sé/interfacce/US negative

 Sono assenza, quindi non possono essere scavate, pulite, toccate

 Possono essere individuate, disegnate, fotografate

 Deposito non consolidato di laterizi

 Deposito consolidato (muretto)

 Origine naturale

 Strato di esondazione

 Tracce materialmente visibili

 SUPERFICI DI ITERFACCE

 Strati verticali (es. contorno di un muro, taglio sul terreno)

 Ha un contorno o limite e bisogna identificarlo (non sempre facile) e un rilievo che dovrebbero

essere rappresentato con curve di livello per dare l’idea della dimensione

 Mucchio, terrapieno, riempimento, palizzata, muro


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.b.cester di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Beltrame Carlo.

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