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Metodologia della ricerca antropologica - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Metodologia della ricerca antropologica per l’esame della professoressa Faldini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'antropologia come scienza per “studiare l’uomo nelle sue manifestazioni", la ricerca di campo, Tristi Tropici, le opinioni filtrate attraverso la disciplina.

Esame di Metodologia della ricerca antropologica docente Prof. L. Faldini

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ESTRATTO DOCUMENTO

25/10/2012

Etnografia, raccolta dei dati quando non si comprende bene un problema, negli USA viene usata in

politica, nelle aziende, nelle scuole e nelle strutture sanitarie. La raccolta di dati serve per tutti gli

aspetti della vita umana- chi, come, perché, le relazioni fra le persone, l’organizzazione delle

persone e degli eventi. Quanto differiscono la visione del mondo e le opinioni nei diversi gruppi di

persone (vegani, nudisti, mormoni, ecologisti). Quando il problema riguarda motivazioni visibili

solo all’interno, l’osservatore deve riuscire ad entrare nell’ambiente che deve studiare – lo studio

del caso- valido solo per quel gruppo (che non deve essere troppo numeroso) quel luogo.

Coinvolgimento aperto, le informazioni vengono fornite dal gruppo, o posizione coperta (solo

poche persone informate dello scopo preciso). La posizione coperta è eticamente discutibile.

29/10/2012

Che cosa bisogna definire: il paradigma di ricerca che si userà, cioè il modo di interpretare quello

che si vede. Positivista, etnologico, critico, interpretativo. Il primo di questi applica delle regole che

appartengono alle scienze biologiche trasportandole alle scienze sociali; si usa un campione

rappresentativo, viene usato in campo medico e in campo scolastico. Variabile: differenze di classe,

età, genere; quantitativo; campione omogeneo: solo casalinghe, pensionati, maschi ecc.

Metodo etnologico di Malinowski. Paradigma critico: come la storia e l’economia politica

influenzano le popolazioni e il loro modo di vivere, come generano dei gruppi di minoranze e delle

disuguaglianze sociali. Lo stato influenza fortemente il modo di vivere, anche se chi lo subisce

pensa di avere libera scelta, di poter trasgredire e uscire dagli schemi- non è vero- trasgressione fin

dove ce lo permette lo stato, basta pensare al reddito o ai beni che possiede un individuo.

Paradigma interpretativo: la realtà è costruita socialmente, la realtà non è data, le credenze culturali

e sociali, costruite, non fisse, negoziati polivocali partecipativi. Gli individui agiscono in un

contesto fisico a diversi livelli e settori, tutti connessi e mutuamente influenzabili. Organicista- i

cambiamenti possono avvenire, l’ambiente ha una grandissima influenza sull’uomo.

La costruzione di reti sociali, gli epidemiologi, gli economisti, si leggono i testi di altri studiosi e

ricercatori, questi paradigmi spesso si sommano.

L’elaborazione del piano di ricerca- l’antropologo deve sempre ricordare chi è e da dove viene- la

sua identità e il suo passato influenzano la ricerca, si devono capire i propri valori per per capire

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come è giusto che la ricerca venga fatta. Preparare un piano di ricerca consente di non perdere

tempo, soldi e di non avere problemi. Se si lavora in equipe si fa più presto. Approccio

metodologico alla ricerca dei dati, sincronizzare il gruppo, ci deve essere un capo in grado di

imporsi ed eliminare quelli che causano problemi; il leader decide chi va sul campo, le scelte vanno

fatte sulla base di alcuni fattori: inclinazioni personali, tempo, soldi, personale già addestrato, le

caratteristiche del terreno su cui si fa la ricerca.

Inizio: schema- si costruisce una teoria preliminare, varie ipotesi, caratteristiche della popolazione,

si ottiene l’accesso al terreno. Contattare le persone giuste (“gates keeper”), stabilire delle relazioni

con l’eventuale partner di ricerca, allacciare relazioni di ricerca. Sviluppare un piano di raccolta dati

(prima), i metodi e le procedure di prima analisi, modi per proteggere identità ricercatori e

informatori e- importante- linee guida per la “restituzione” dei dati (convegni, pubblicazioni,

documentari…). In questo modo si inquadrerà molto bene il team di ricerca. Si fa ricognizione, due

persone sul posto per accertare se la ricerca è possibile, individuare problemi logistici.

Mezzi per raccogliere i dati: interviste formali e informali, le prime sono un elenco di domande,

sempre le stesse, a tutti gli intervistati, le seconde hanno l’apparenza di conversazioni, non sono

sempre le stesse. I questionari (metodo quantitativo)- registrazioni e filmati- fotografie(antropologia

visuale), scuola francese cinematografia, Jean Rouch, tecniche specifiche per filmare gli

avvenimenti antropologici “costruzione della realtà”, tecniche particolari del cineasta. Raccolta di

oggetti, mappe, “storie di vita”, interviste fatte ad una persona. Se si conosce già il terreno il piano

di ricerca può essere più complesso

Il piano di ricerca- le 5 W- cosa questioni collegate; dove si condurrà lo studio; chi ci darà l’accesso

al terreno; come il modo come verranno raccolti i dati; il settore, con chi si interagirà . Alla fine si

stabilisce che i dati verranno trattati in modo etico secondo codici deontologici.

Gli antropologi scoprono ciò che la gente fa e perché lo fa, ricerca in luogo circoscritto o fatto

circoscritto; in generale la ricerca antropologica è applicata, porta cioè a un risultato. Le teorie

possono essere seguite, rimaneggiate e spesso ricostruite sulla base di una serie di fattori, anche

leggendo la letteratura di altre discipline, le teorie iniziali possono cambiare in base all’esperienza

del ricercatore, si possono scoprire connessioni, confrontare risultati attesi e quelli ottenuti.Il

concetto di terreno e andare sul terreno in etnologia: determinati compiti in un luogo dato, ambiente

fisico i cui confini sono stabiliti dal ricercatore, che fissa anche le attività che si terranno in conto.

Compiti dell’antropologo: imparare la lingua, le regole che guidano le relazioni sociali, i modelli

culturali e le aspettative, i significati che le persone danno ai loro gesti, imparare le norme per

stabilire le relazioni e poter fare la loro ricerca, le gerarchie e il modo di comportarsi quando ti trovi

“altrove”. 9

31/10/2012

Il ricercatore deve raccogliere e registrare le informazioni sul campo, essere efficiente ma non

invadente, individuare se la cosa è nuova e importante, lavorare in modo sistematico.

Vi sono due categorie di ricercatori: la prima ricerca in terreni che non conosce, la seconda fa

ricerca in terreni e ambiti a cui appartiene o in un ambito comunque vicino, non si deve pensare che

in quest’ultimo caso sarà più semplice - comunque- il ricercatore sarà “diverso”. Non si è mai simili

all’oggetto di studio, ci si deve porre ai “margini”, il ricercatore deve imparare i modi di quel

gruppo e deve sempre ricordare chi è e che cosa sta facendo lì. Il lavoro non è autobiografico.

Deve sempre separare tutti gli stereotipi che gli vengono dal suo ambiente di vita , avere il controllo

delle proprie azioni e un apprendimento costante, la postura sul luogo di ricerca influenza i dati, è

necessaria una serie di abilità per ottenere dei risultati. Si deve cercare di agire senza dare fastidio

alle persone, questo è importante e rende minima l’influenza del ricercatore nel suo lavoro di

campo. Mai entrare in conflitto con le persone del terreno, compito complesso e spesso opprimente,

sempre ascoltare, registrare e capire il linguaggio con cui si parla, il loro comportamento. Processo

di socializzazione o adattamento (inculturazione). Il ricercatore porta con sé pochi incentivi al

gruppo in cui fa ricerca, si devono costruire relazioni personali che prescindano da questi e si

cercherà, nel contempo, di offrire comunque oggetti o utensili che possono essere utili, come kit di

siringhe, medicinali, materiali scolastici, “merende”, la prof. regala dei galli alla comunità che

studia qui a Genova mentre a Lisbona ha comperato le piastrelle per il nuovo santuario in

costruzione. Deve esserci reciprocità nel costruire la relazione, condividere, a volte non si riesce.

Quando il ricercatore parla degli scopi della sua ricerca è meglio che non fornisca troppe

informazioni (cover story), dare informazioni di massima, senza scendere in dettagli, gli darà una

maggiore libertà se dovesse capitargli di voler ampliare o, al contrario, il progetto non venisse

costruito. E’ importantissimo l’uso del linguaggio e la reazione a quanto succede, inizialmente la

comunità da molta libertà al ricercatore e al suo comportamento ma, in un secondo tempo egli dovrà

uniformarsi agli usi locali, imparare cosa si deve o non si deve fare, come si saluta nei veri luoghi e

basare il rapporto sul proprio status sociale.

Quando si scelgono le mete, queste saranno in sintonia con il nostro campo di ricerca, oppure in

base a caratteristiche precise come l’accesso al campo; si assumono dei ruoli che possono dare

accesso al proprio tipo di studio- visibile o invisibile, quello che mi interessa, sia aperto o chiuso

agli osservatori esterni; ovviamente più è aperto meno negoziazioni richiede. Vi sono due tipi di

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strategie: chiedere apertamente di poter osservare, oppure strategia coperta: non si dice perché si è

lì. Le tattiche coperte non sono accettabili né etiche, ci vuole il “consenso informato”.

05/11/2012

Cosa fare per il permesso ufficiale di una ricerca: identificarsi, contattare le autorità preposte per

autorizzazione formale: Presidi, Presidenti, Ministero della Giustizia, Capi Dipartimento, Dirigenti

ecc., permessi d’ingresso nel paese, passaporto, pratica presso il Consolato del paese. Si deve

garantire: assicurazione, carta di credito e conto intestato. Si può tentare di farsi sponsorizzare da

università del luogo o da una ONG di volontariato, contattare i ricercatori che sono sul posto, i

membri della comunità che hanno influenza sul campo. Occorre essere capaci di far vedere i

vantaggi della ricerca per i locali. Una volta sul campo andare dalle autorità e dagli amministratori

locali e stabilire la caratteristiche del “campione” che si analizzerà. Occorre anche informarsi sulla

situazione politica, eventuali fazioni, farsi indicare le persone che possono aiutare, gli informatori

chiave (gate keeper), chi controlla i finanziamenti- cercarli e trovarli al più presto, a causa della loro

posizione specifica nell’ambiente della ricerca saranno fondamentali, cercare i “re” o capi locali,

essi potranno facilitare o bloccare la ricerca, potranno diventare personaggi chiave delle ricerca.

Tutti possono diventare informatori, non tutti sono buoni. Graduare il proprio ruolo: partecipatorio,

più coinvolto più informazioni ma, si vede meno quando si è coinvolti. Osservazione obiettiva,

cercare di dare meno fastidio possibile e far abituare alla propria presenza, la conoscenza della

lingua è molto importante per non dire fondamentale, spesso un discorso non viene riportato

dall’informatore, per quanto bravo esso sia, esattamente come avviene, e questo può far perdere al

ricercatore sfumature o significati molto importanti. Il genere o la razza del ricercatore potranno

ostacolare un certo tipo di conoscenza ( donna, nero tra i bianchi o viceversa, “anziano” tra i

giovani ecc).

Si devono fare a tutti gli informatori le stesse domande, essi devono venire da settori differenti,

verranno selezionati perché danno ottime informazioni e sono collegati ad una rete di altri

informatori, vogliono collaborare interamente con il ricercatore.

Il ricercatore deve cercare di dare meno fastidio possibile fino a quando non si saranno abituati alla

sua presenza, se sarà in grado di chiacchierare con le persone si integrerà più facilmente, presto

qualcuno gli chiederà un parere o un aiuto. Il ruolo esterno è più efficace quando si tratta di

osservare eventi pubblici ma vi sono ambienti che scoraggiano questa partecipazione, partecipare

come interno richiede di selezionare fra i ruoli disponibili nell’ambiente. La prof., all’inizio ruolo

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esterno come ricercatore, più tardi, in Brasile, iniziazione, col trascorrere del tempo, in Italia,

fornitrice di conoscenze, il suo ultimo ruolo: è diventata insegnante per i nuovi iniziati in Italia. Si

può recitare un ruolo nominalmente oppure assumerlo davvero.

7/11/2012

In dipartimento, filmato sui pigmei di National Geographic sui Masai del Kenia, pastori.

Africa Orientale, guerrieri della savana. Serengedi il Parco Nazionale.

8/11/2012

“Immergersi” nella cultura che si studia ed, allo stesso tempo, mantenere un certo distacco. Un

ricercatore singolo, anche se capace di assumere diverse posizioni, può essere limitato a causa

dell’età, del genere, dello status sociale, il suo punto di vista non deve essere troppo lontano, si

possono utilizzare assistenti di ricerca, ogni tre giorni ci sarà un incontro per confrontarsi e

scambiarsi idee ed esperienze. Gli assistenti di ricerca sono spesso studenti che vengono utilizzati

per cercare dati statistici, ricerche bibliografiche e altro; altri verranno assoldati “sul campo”e sono

spesso ottimi informatori ed eccellenti ricercatori. Per costruire le relazioni non esagerare, le bugie e

i fraintendimenti ostacolano la raccolta di dati affidabili, più fiducia e cooperazione, più buona la

ricerca. Come valutare la validità delle informazioni? Chiedersi: come mai sa questa cosa, ha un

interesse nel darmi queste informazioni? Attivare il senso comune e affinarlo, come si giudicano le

persone, concedere gradualmente fiducia e collaborazione. Conoscenza buona con un vasto gruppo

di persone, relazioni molto intime con poche persone. Tutte le informazioni sono fondate sullo

scambio e la negoziazione, chiunque si aspetta qualcosa; da un po’ di anni la remunerazione viene

individuata nella scrittura dei testi che attesteranno della cultura del luogo- come una vetrina-. In

Canada gli antropologi hanno aiutato gli indigeni Nunak, in Amazzonia, dove esistono forti

opposizioni tra autorità governative e nativi, vi è una mediazione degli antropologi per delimitare i

territori. E’ meglio dare qualcosa in cambio, piuttosto che denaro, si raggiunge una migliore fiducia

reciproca ma, ci vuole tempo. Quando le persone saranno arrivate ad omologarci e risponderanno

alle nostre domande, per facilitare il nostro lavoro potremo dire che, se lo desiderano, le

informazioni resteranno anonime, al contrario, se desiderano un poco di notorietà, potremo

segnalare le loro generalità. 12

12/11/2012

La partecipazione può essere impossibile per mancanza di fiducia, imbarazzo o impossibilità ad

avere rapporti con estranei, tecniche che potranno essere usate per escludere il ricercatore: parlare

una lingua che il ricercatore non capisce, o cambiare lingua quando questi si avvicina; rifiuto di

rispondere alle domande, non permettergli di ascoltare quando parlano fra loro, non invitarlo agli

eventi. Cosa si può fare in questi casi? Capire il perché, viene fatto intenzionalmente? Il ricercatore

ha sbagliato qualche cosa, cosa si fa? Si fa una sospensione del lavoro, l’esclusione genera stress, e

si trascorre un periodo, più o meno lungo, osservando e basta. Può accadere qualcosa che

fa”entrare”. Cosa deve osservare il ricercatore? Nei primi tempi ci si orienta, bisogna capire come

una persona si trova, prima in generale poi selettivo- si documentano tutte le osservazioni-, la teoria

aiuta il ricercatore a trovare quello che cerca. Col tempo, quando si inizia a vedere un po’ più

chiaramente i significati dei modelli di comportamento, associare il modello teorico per dare senso

a quello che si vede, osserva e annota. Si osserva l’ambiente e le tracce degli eventi, si registrano le

persone che si muovono nell’ambiente e i loro ruoli, gli eventi che hanno luogo: sagre, comizi,

processioni, scioperi- gli eventi hanno luogo in un posto specifico- il loro significato per le persone,

coinvolgono più persone, storia e conseguenze, si ripetono negli anni e hanno una certa durata.

Gli individui che partecipano si dividono per genere, età, tratti caratteristici; descrivere il posto,

l’arredo del posto, come si dispone la gente nello spazio (al comizio, al matrimonio, al concerto),

descrivere le persone che agiscono. COMPITO A CASA: descrivere un evento al quale

abbiamo assistito. Si deve descrivere nel dettaglio tutte le azioni dell’evento, le persone come sono

vestite e pettinate, i gioielli, i materiali e gli arredi dei luoghi, il contesto, il numero delle persone

che partecipano all’evento e la loro categoria, quelli che assistono, come sono disposte le persone.

Può essere utile tracciare mappe del posto.

Iniziare subito a “guardare”, quando si è appena arrivati tenere d’occhio tutto, restare aperti

all’inaspettato.

14/11/2012 - In Dipartimento a Balbi 6

Visione di documentario sui Sadu, fachiri indiani che non si tagliano i capelli durante l’intera vita,

molto interessante, mostrava immagini dell’India e della sua immensa popolazione. Altro

documentario sulle Haway, banchetto polinesiano e danze tipiche. 13

15/11/2012 Prof. Bruno Barba

Questo professore tiene un corso di Antropologia del calcio, che egli definisce come fatto sociale

totale, un fenomeno con mille sfumature , attraverso il calcio dovremmo capire il modo di sentire di

un popolo. Il prof. cerca di osservare cosa c’è dietro il comportamento del pubblico sugli spalti.

Comportamenti, linguaggi autoreferenziali, ideologie, perfino politiche, del mondo del calcio.

Gli osservatori vedono la realtà- questione metodologica- il prof. gioca a calcio in una squadra di

provincia, problemi con “l’osservazione partecipante”, osserva la realtà alternativamente da vicino e

da lontano. La ricerca di campo- lo sviluppo del calcio in Brasile, in questo paese il “negro” era

l’emarginato, il reietto, poi, dopo gli anni ’30, il mulatto diventa il simbolo del paese con il

carnevale, il samba e il calcio. Negli anni ’50 il Brasile organizza il Campionato del Mondo di

calcio, viene costruito il più grande stadio di calcio del mondo, in finale al Brasile bastava un

pareggio per vincere la coppa del mondo, perde la partita per 2 a 1, la sconfitta viene imputata

“all’elemento nero” ma, nel giro di pochi anni, 1958, Garinche( non sono sicura che si scriva così) e

Pelè portano il Brasile al culmine nel mondo del calcio, in quegli stessi anni la bossa nova e Jorge

Amado fanno diventare il Brasile popolarissimo in tutto il mondo.

Esiste una vastissima letteratura sul mondo del calcio, non soltanto tecnica, Edmundo Galiano e

Osvaldo Soriano, per citare soltanto due degli scrittori sudamericani. Calcio come potere, carisma e

comando, vi sono stati allenatori di calcio che erano più famosi dei calciatori stessi, ad esempio

Herrera. La simbologia del linguaggio passato alla politica: Berlusconi, quando si diede alla politica

“scese in campo”. Legge sportiva diversa da quella ordinaria, un fatto che fa risaltare la differenza:

l’onere della prova: nella legge ordinaria se accuso qualcuno devo portare le prove; nello sport

l’onere della prova spetta alla difesa. Causa compromissoria, in una partita, se si dà un pugno

all’avversario vi sarà la squalifica, ma non si va in tribunale.

Il prof. spiega che negli USA il calcio non è famoso come da noi a causa della loro mania per i

numeri, statistiche del football americano, giocano con le mani, il possesso del campo, lo sport

viene visto come la conquista di una frontiera.

Libro scritto dal prof. Barba: Un antropologo nel pallone. 14


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara87ardito-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca antropologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Faldini Luisa.

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