La misura dell'anima
Fino ad ora con l'analisi bivariata abbiamo messo in relazione solo variabili di tipo categoriale attraverso il calcolo della V di Kramer e del Chi Quadro. Permettere in relazione variabili numerali si utilizza la correlazione statistica lineare, o retta di correlazione. Come sappiamo, in un piano cartesiano la posizione di un punto è determinata da una coppia ordinata di valori.
Correlazione e distribuzione dei punti
Per studiare se c'è una relazione tra variabili, bisogna osservare come i punti, cioè i casi, si distribuiscono nel piano cartesiano. Tanto più la distribuzione dei punti si avvicina ad una retta, cioè quanto più i casi si distribuiscono su una retta, tanto più le variabili sono tra loro correlate; quanto più la distribuzione è dispersa e casuale, tanto più le variabili sono tra loro indipendenti.
Età Questa è una distribuzione dispersa o casuale. Le due variabili non sono tra loro correlate. Correlazione lineare perfetta positiva. Perfetta perché i punti si distribuiscono perfettamente in una retta. Positiva perché reddito età all’aumentare di una variabile cresce anche l’altra. Questa è una distribuzione lineare. Le due variabili sono tra loro correlate.
Tipi di correlazione
Correlazione lineare perfetta negativa. Y All’aumentare di una numero variabile, l’altra diminuisce. Ci sono anche altri tipi di correlazione non lineare, ad esempio:
Tutti i grafici seguenti sono tratti dal libro “La misura dell’anima”:
Figura 1.1: Correlazione non lineare
Questo grafico (figura 1.1) ci dice che ci sono molti paesi con basso reddito (meno di 10 mila dollari) e pochi con alto reddito. All’aumentare del reddito aumenta anche la speranza di vita. Questo tipo di correlazione non è lineare, ma possiamo immaginare il grafico come composto da due rette di correlazione:
- Il primo tratto ci dimostra come ad aumenti ridotti del reddito corrisponda invece un aumento notevole della speranza di vita. Ci racconta la storia dell’umanità: i nostri antenati vivevano poco perché avevano poche risorse. Più le risorse aumentano meglio vivono gli uomini. Ai giorni nostri ci sono ancora paesi che vivono così.
- Tra i 20 mila dollari e i 30 mila la retta cambia direzione. In questo secondo tratto la relazione forte tra aumento del reddito e aumento della speranza di vita è più debole. Questo significa che sopra un certo livello di reddito (20 mila dollari) questa relazione fondamentale scompare.
Figura 1.2: Questionari sulla felicità
Questi dati (figura 1.2) sono basati su questionari sulla felicità. Anche questo grafico si “spezza” verso i 20 mila dollari di reddito. Per l’umanità l’aumento delle risorse ha sempre corrisposto all’aumento delle condizioni di vita e di felicità. Questo è successo fino a circa 40 anni fa. Ora questa relazione non c’è più.
Fattori che influiscono sulla speranza di vita
Ma allora cosa influisce sulla speranza di vita, sulla felicità percepita e in generale sui fattori “positivi”? Questo grafico (figura 2.4) ci dice che più le società hanno al loro interno disuguaglianze tra redditi, più le condizioni di vita sono peggiori. Questo significa che non conta più il reddito pro capite, ma la disuguaglianza tra redditi. I bambini vivono in migliori condizioni nei paesi con minore disuguaglianza di reddito (ad esempio Svezia e Norvegia). Quindi le disuguaglianze pesano molto di più rispetto alla ricchezza posseduta.
Perché tutti gli indicatori della positività diminuiscono con l’aumentare della disuguaglianza? Non c’è un’unica motivazione, ma ci sono cause multiple. Possiamo escludere il fattore del cibo, infatti oggi non si muore più di fame. I poveri dei paesi ricchi non rischiano di morire di fame, ma piuttosto di infarto o problemi cardiovascolari poiché consumano il cosiddetto “junk food”, cioè cibo spazzatura.
Una causa è invece lo stress. Lo stress è un fattore biologico. Con il passare del tempo i livelli di ansia negli Stati Uniti sono aumentati. Questo dato si correla con l’uso sempre maggiore di psicofarmaci nei paesi evoluti. Lo stress è un meccanismo naturale di difesa, diventa un problema quando diviene cronico (lo stress cronico produce una riduzione delle difese immunitarie e un aumento di malattie come il diabete). Da dove nasce lo stress cronico?
- Dal confronto sociale sia con le persone reali che con le rappresentazioni mediatiche (molte persone si sentono inadeguate rispetto ai modelli mediatici che ci vengono proposti);
- Dal confronto con situazioni e persone nuove. Le società più avanzate sono quelle in cui il tessuto sociale si è disgregato maggiormente, si sono rotti i riferimenti identitari delle persone: un tempo lo spazio di vita di una persona era popolato dai suoi conoscenti più “intimi”, mentre ora gli individui si devono confrontare con un numero sempre maggiore di persone che non conoscono, si devono continuamente inserire in gruppi sempre nuovi. Anche questo è un elemento ansiogeno.
Negli anni ’50 solo il 12% dei giovani rispondeva positivamente alla domanda “pensi di essere una persona importante?”, ora l’80% dei giovani lo pensa. Questa risposta è probabilmente derivata da un tipo di cultura narcisistica. Le persone cercano di rafforzarsi illudendosi di essere più importanti, attuando un meccanismo di percezione narcisistica di se stessi, hanno aspettative troppo alte per loro e per le effettive possibilità del mercato: pensano di essere e di poter ottenere sempre più degli altri. Ai fatti però la personalità narcisistica non funziona perché si scontra con quella che è la realtà.
Riassumendo: nelle società con più disuguaglianza di reddito si vive peggio e meno perché la disuguaglianza agisce su molti fattori. Uno di questi fattori è la speranza di vita. Una delle risposte alla minore speranza di vita è lo stress (ma non è l’unica risposta possibile). Uno dei fattori che scatenano lo stress cronico è il confronto sociale praticato attraverso meccanismi protettivi di tipo narcisista che poi si scontrano con la realtà.
La ricerca qualitativa
La ricerca qualitativa segue il paradigma interpretativista, sviluppatosi nell’ambito delle scienze umane. All’inizio del ‘900 nasce questa corrente di pensiero, contrapposta alle scienze esatte, che sostiene che la realtà sia il risultato di una costruzione sociale, fatta di usanze e credenze (ex. matrimonio); la visione della realtà che ne deriva è relativa. Il soggetto conoscente è implicato nell’oggetto di studio, il ricercatore fa parte della realtà studiata, pertanto i suoi pensieri influenzano, anche involontariamente, il mondo di cui fa parte. La realtà sociale è sensibile all’osservatore (ex. studiare una persona la influenza, spesso la domanda genera la risposta), l’intervista comporta una relazione e di conseguenza l’influenza tra osservatore e osservato, cosa che non viene concepita nell’ambito delle scienze esatte.
Finalità della ricerca qualitativa
La finalità della ricerca qualitativa è l’interpretazione, cercare di capire le diverse concezioni della realtà, gli atteggiamenti, senza misurare ma cercando di conoscere le motivazioni profonde. Questo tipo di ricerca non si occupa di numeri, non quantifica. Strumenti molto usati sono quello del racconto, farsi raccontare dagli osservati, le descrizioni, le immagini (osservare i comportamenti) e, importantissima, l’intervista.
Caratterizzante è il ruolo del ricercatore, che “interpreta interpretazioni”, senza arrivare mai all’oggettività che è un limite, i risultati non sono mai standardizzabili. I risultati che si ottengono sono relativi. Le ricerche si svolgono su campioni di casi limitati pertanto è difficile generalizzare, infatti i criteri d’estrazione sono casuali. La ricerca qualitativa consente di scoprire cosa pensano le persone, le loro motivazioni, si raggiunge una rappresentatività logica dell’universo, grazie ai risultati densi e ricchi che derivano dalle interviste.
Non si vuole verificare ma costruire delle ipotesi, si cerca di comprendere le variabili che agiscono su di un determinato fenomeno, le ipotesi sono quindi più generiche, rimangono implicite (non sono la base di partenza) ma ci sono, nell’osservare è naturale concepire delle ipotesi, dei sospetti, delle idee, già la scelta del tema di ricerca è spesso frutto di alcune idee ed ipotesi del ricercatore.
Con il procedere della ricerca le idee aumentano, il procedimento è libero e aperto non come nella ricerca quantitativa dove le ipotesi si formalizzano all’inizio secondo un procedimento rigido. Il punto di partenza per una ricerca di tipo qualitativo è una curiosità, ma fondamentalmente è l’individuazione degli obiettivi conoscitivi, che vanno articolati in una serie di obiettivi specifici, i quali formeranno una lista soggetta a cambiamenti.
Esempio di studio
Ex. Studiare il rapporto tra orientamento politico e atteggiamento verso gli extracomunitari, in “linguaggio qualitativo” dovrò esplorare profondamente uno dei due temi, conoscere gli atteggiamenti, analizzare a fondo una delle due variabili. L’obiettivo generale si fa “esplodere” in obiettivi specifici, così saprò cosa domandare.
Una volta, provvisoriamente, esaurita questa prima parte inizierò a pensare allo strumento, l’intervista o l’osservazione.
Fasi della ricerca qualitativa
- Ipotesi non strutturate
- Obiettivi generali
- Obiettivi specifici
- Strumento (intervista-osservazione)
- Campione (derivato dagli obiettivi)
- Rilevazione (ex. Intervistare, creando un momento di dialogo guidato da un tema, adattandosi alla circostanza, ogni intervista sarà differente e andando avanti lo strumento migliorerà e si arricchirà)
- Il materiale ottenuto sarà di natura simbolica, ricco e denso (dati, raccolte d’immagini, narrazioni)
- Sbobinamento
- Analisi (si cerca di essere oggettivi e corretti)
- Restituzione dei dati (sottoforma di racconto), solitamente questo materiale viene restituito a chi ha fornito le informazioni come strumento d’arricchimento.
La ricerca qualitativa si dice anche Grounded Theory.
L'intervista
La ricerca è lo strumento principale della ricerca qualitativa. Quello che si verifica quando un osservatore incontra un osservato nell’approccio interpretativo è un incontro tra due esseri umani con ruoli diversi, che si conoscono e che appartengono allo stesso mondo. Attraverso questo incontro si cerca dunque di arrivare ad un risultato/obiettivo comune. Intervista = relazione tra due persone che cercano di condividere per un determinato periodo di tempo obiettivi comuni.
In un primo momento si tratta di una relazione tra ruoli che sono portatori di aspettative e mossi da motivazioni diverse. (all’inizio l’intervistatore e l’intervistato non si conoscono e quindi non condividono nulla). Come appena detto le motivazioni dell’intervistato e dell’intervistatore sono diverse, ma in cosa si differenziano?
Motivazioni
Motivazioni dell’intervistatore: Professionali e positive, è colui che ha voluto l’incontro e che ha il predominio implicito della situazione, che sa esattamente come funziona il gioco. Ha conoscenza tecnica su quello che sta per avvenire.
Motivazioni dell’intervistato: Ricopre la cosiddetta “posizione down”, di mancanza di informazioni concrete. Sa solo genericamente l’obiettivo della ricerca. È una posizione svantaggiata, ma l’intervistato rimane comunque il depositario della conoscenza di valore. È il soggetto dominante agli occhi dell’intervistatore.
Condurre l'intervista
Come si deve svolgere l’intervista? Lo scopo primario dell’intervistatore è di abbattere le barriere che stanno intorno ai ruoli e cercare di convertire l’incontro in una relazione tra soggetti, non più tra ruoli; Deve far sì che tra lui e l’intervistato ci sia un congiungimento in una stessa parte in cui tutti e due ricavano qualcosa di positivo. L’intervista deve essere un’esperienza positiva per entrambi. Se l’intervistato si sentirà di essere interrogato, la situazione può facilmente essere penalizzata dall’imbarazzo (= quando una persona percepisce che sta disattendendo le norme/aspettative che gli altri hanno nei suoi confronti).
L’intervistato deve ricordare che non bisogna rispondere secondo le modalità più “socialmente accettate” e che non ci sono risposte corrette o sbagliate. Non bisogna pensare di dover gratificare l’intervistatore. Domande come “ho risposto correttamente?” o “come sono andato?” dipendono da livelli diversi di cultura/professione. Le persone si autorappresentano finché non si riesce a scardinarsi dal problema dell’imbarazzo. Anche l’intervistatore è soggetto a questa pressione: quando ad esempio non troverà più domande da fare e quindi ci saranno i classici momenti di silenzio imbarazzante. Bisogna imparare a gestirlo, e questa è una caratteristica che contraddistingue un intervistatore esperto da uno inesperto.
Rompere la dinamica di relazione
Come si rompe la dinamica di relazione? Bisogna saper giocare su tutti i piani della relazione interpersonale. Ci sono delle doti, delle qualità che sono difficili da apprendere, che se uno non ha innate in sé farà molta fatica ad acquisire.
- Deve mettersi in gioco come persona. Sganciarsi dall’immagine di “intervistatore”. Scardinare i pregiudizi di ruolo ed entrare in una relazione tra persone, non tra ruoli.
- Ascolto empatico: bisogna saper ascoltare non solamente registrare. Le persone, quando la situazione si scioglie, iniziano a parlare più sinceramente e di cose più personali, bisogna cercare dunque di creare una situazione coinvolgente. L’intervistatore deve mostrare interesse reale.
- Se uno riesce ad ascoltare veramente l’altro (non è concentrato solo sulla traccia, ma su COSA viene effettivamente raccontato), entra in gioco anche la sensibilità, bisogna cercare dunque di declinare l’intervista in base ai feedback dell’intervistato. Non ha senso uno stimolo standardizzato, ogni persona è un mondo a sé quindi la traccia dell’intervista va imparata a memoria, non letta, e soprattutto va declinata per ogni singolo caso.
- Ricordarsi di armonizzare la gestione del comportamento non verbale con quello che viene detto: non ha senso dimostrarsi interessati a parole e poi controllare l’orologio ogni cinque minuti.
Instruzioni tecniche per l'intervista
- Parte iniziale: Cercare di spiegare le motivazioni che ci spingono ad eseguire tale intervista.
- Parte centrale: Fare emergere chi siamo, perché stiamo facendo quello che stiamo facendo, perché siamo interessati a quella persona, come si svolgerà l’incontro. Queste spiegazioni costituiscono il setting dell’intervista. L’intervista vera e propria non si svolge quando incontriamo l’intervistato, si ha con il primo contatto con la persona, ad esempio tramite email o volantino. Regola della sincerità: bisogna dire le cose come stanno. Soprattuto bisogna essere sinceri sulla durata dell’intervista perché gli intervistati sono molto sensibili a questo dato.
- Fase della chiusura: Si avrà un bilancio di ciò che è successo, bisognerà restituire all’intervistato le sensazioni che l’intervista ha scatenato. Ringraziare la persona e dire cosa si è capito/provato. Esplicitare come l’intervistatore ha vissuto l’intervista di solito finita questa parte si spegne il registratore, ma l’intervista non è finita qui: a questo punto può succedere che l’intervistato si senta di aggiungere altri particolari che prima non si era sentito di riferire.
Tecniche di conduzione dell'intervista
- Avere la traccia, non scritta, ma memorizzata dentro la propria mente e ricordare che la traccia NON È UN ELENCO DI DOMANDE, ma una serie di temi da affrontare. Di solito una traccia è composta da aree tematiche messe in sequenza. Non sono in ordine cronologico rigido, possono emergere spontaneamente o essere sollecitate dall’intervistatore.
- Si introduce un argomento e si lascia la persona parlare liberamente. Bisogna evitare le sequenze di domande e risposte. Poche domande, lunghe risposte. Domande sonda: non sono domande vere e proprie, ma stimoli che servono per risollecitare la volontà verbale dell’intervistato: ad es. espressioni verbali che rilanciano la parola (“Oh, e quindi?” – “E poi?” – “Allora?”), il cosiddetto summary (= quando l’intervistato ha finito di parlare l’intervistatore fa un breve riassunto di ciò che ha appena ascoltato), oppure dare il tempo alle persone. Anche quando hanno finito di parlare rimanere in attesa qualche secondo e vedere se aggiungono qualcosa. In termini ancora più operativi: quello che bisogna fare è individuare il campione, trovare le persone da intervistare in questo campione (meglio se non sono persone conosciute) ed esplicitare cosa si vuole sapere.
L'intervista qualitativa sul campo
Intervista qualitativa sul campo: La protesta sociale, griglia molto elastica e vasta di elementi che la compongono (emozioni). Vi sono due tipi di lettura del materiale: 1 verticale: secondo il pun...
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