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Metodi e tecniche della rappresentazione grafica

Emilia Brundu

  • La rappresentazione grafica 2
  • I metodi di rappresentazione 3
  • La rappresentazione nel tempo 5
  • La rappresentazione prospettica 6
  • La proiezione assonometrica 8
  • La proiezione quotata 9
  • Le tecniche di rappresentazione 9
  • Meccanismi della percezione 13
  • Il campo visivo 13
  • Le teorie sulla percezione 14
  • Composizione degli elementi primari 16
  • La teoria del colore 18
  • La ruota dei colori di Goethe, Hayter e Itten 19
  • I colori complementari 20
  • L’uso del colore 25
  • Il colore simbolico 28
  • Retorica del messaggio visivo 31
  • I marchi e i loghi 34
  • L’identità visiva 34
  • Il metodo di lavoro del grafico 36
  • Fondamenti di tipografia: il carattere 38
  • La composizione e la progettazione 43
  • Immagine coordinata 45
  • Progetto grafico: simulazione dei risultati 46
  • Generale e particolare 46
  • Aspetti dimensionali 46
  • Grafica e web 47

1 Emilia Brundu

Testo di riferimento: Dabner D., Stewart S., Zempol E., Graphic Design. Principi di progettazione e applicazioni per la stampa, l'animazione e il web. Hoepli, 2015.

Lezioni di Metodi e tecniche della rappresentazione grafica del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Cagliari (A.A. 2020-2021).

La rappresentazione grafica

Ogni immagine è rappresentazione, è il duplicato di qualcosa. La fotografia, dunque, è una forma di rappresentazione per immagini. In essa sussistono scelte di carattere soggettivo (inquadratura, luce, esposizione…), ma manca una componente fondamentale, che invece ha la grafica: la capacità di sintesi.

Bisogna produrre dei segni che riescano a sintetizzare l’immagine di qualcosa. Per esempio, se avessimo una foto di un paesaggio verdeggiante, bisognerebbe riuscire a dare l’immagine della stessa realtà sintetizzandola, per esempio rappresentando un semplice albero. Bisogna stare attenti, perché se la sintesi non è ben fatta si possono creare situazioni di ambiguità. La grafica è semplificazione. La sintesi è una fortuna in quanto riesce ad avere un senso univoco, ma non sempre si riesce a decodificare il linguaggio nel giusto senso. I segni possono non essere sufficienti alla descrizione voluta. Ecco perché bisogna controllare la sintesi nella rappresentazione grafica.

L’immagine e la grafica stanno ovunque. Anche il disegno infantile porta in sé tanti aspetti comunicativi, per esempio. Tipi diversi di grafica convivono nel quotidiano e si differenziano in innumerevoli volti. I diversi tipi di grafica sono distinguibili per finalità (chiarezza, ambiguità, definizione…), contenuto (scientifico, tecnico, artistico, pubblicitario…) o destinatario (universale, età, cultura…).

La grafica, quindi, mantiene il suo potere nell’impressività, nella sintesi, nella permanenza nella memoria, nell’universalità, nella generalizzazione e nella semplificazione.

2 Emilia Brundu

Secondo J. Maeda, “il modo più semplice per ottenere la semplicità è attraverso la riduzione ponderata”.

Nel mondo contemporaneo, le opportunità professionali di un grafico sono molteplici. Oltre alle competenze generali e di base, ogni profilo professionale deve avere competenze specifiche del campo di sviluppo. Al di là delle possibilità di approfondimento e sbocco professionale, è utile comprendere i principi della rappresentazione grafica per comprendere almeno l’uso quotidiano del linguaggio visuale.

Il design non è il drawing: il design si avvicina di più alla progettazione. La grafica è alla base della progettazione e della produzione di qualsiasi oggetto: il disegno non è solo l’atto di compiere il segno.

I metodi di rappresentazione

Il segno e il piano della rappresentazione sono i due attori dell’atto grafico. L’atto grafico in generale, quindi, è quello compiuto da uno strumento che lascia un segno sul piano della rappresentazione. Il problema della rappresentazione grafica è sempre stato quello di tradurre su un piano bidimensionale la descrizione di uno spazio tridimensionale. La dimensione temporale, introdotta spesso come quarta variabile (nello storytelling), può essere tradotta nuovamente, in termini sequenziali, nelle due dimensioni.

La visione dipende dall’interazione di occhi e cervello e, pertanto, ha anche risvolti soggettivi.

La maggior parte degli oggetti può essere ricondotta alla composizione di figure geometriche semplici. Anche il processo percettivo compie una riduzione a schemi semplici e forme facili da riconoscere. La scienza del disegno si chiama geometria descrittiva, definita come geometria usata per rappresentare la realtà. La geometria descrittiva è la scienza che permette, attraverso costruzioni geometriche, di rappresentare figure tridimensionali su un piano bidimensionale. Ci sono anche regole esatte che permettono di riconoscere qualcosa di tridimensionale a partire da una rappresentazione bidimensionale.

3 Emilia Brundu

La geometria descrittiva ha elaborato 4 metodi di rappresentazioni distinguibili in 2 sistemi di proiezione:

  • Proiezioni centrali (o coniche);
  • Proiezioni parallele (o cilindriche).

Esiste una relazione biunivoca tra oggetto rappresentato e una sua immagine, prodotta attraverso uno di questi metodi: esiste una condizione di reversibilità per cui un metodo di rappresentazione può essere interpretato come la produzione di un oggetto rappresentato e viceversa.

La rappresentazione nel tempo

Già Vitruvio cercava di utilizzare un metodo di rappresentazione. Inoltre, per tutto il Medioevo permane la compresenza di un disegno in prospetto ortogonale, pervaso da continui richiami alla visione pseudo prospettica. Non si riesce a codificare un metodo, ma si tende ad avere dei richiami alla tridimensionalità. Inizia a delinearsi l’intuizione di un metodo, seppur abbozzato e lontano dalla futura codifica geometrica, che riporta le tre dimensioni in termini proiettivi. L’incertezza tra astrazione geometrica e stimolo prospettico permarrà nella produzione grafica, perché la rappresentazione prospettica è più vicina alla naturale percezione umana. La codifica del metodo prospettivo arriva prima di quella delle proiezioni ortogonali. La prospettiva, infatti, è la traduzione grafica della visione diretta e incarna la filosofia antropocentrista di un periodo (XV e XVI secolo) che ha visto molti studiosi concentrati nella definizione di un metodo prospettico preciso). Il primo trattato che definiva compiutamente ipotesi e metodo prospettico fu il De Pictura di Leon Battista Alberti. La perspectiva artificialis stabiliva l'annullamento delle distorsioni dovute alla curvatura dell’apparato visivo umano, che avrebbero complicato la costruzione dell'immagine prospettica.

Nell’Ottocento entra in crisi il sistema prospettico, perché criticato per l’eccessiva soggettività. La rappresentazione più consona alla pretesa oggettività sembra invece la proiezione parallela. Il metodo della doppia proiezione ortogonale si usava già all’inizio del XVIII secolo nella stereotomia: permetteva di trarre dati metrici e angolari esatti per il taglio delle pietre.

L’uso intuitivo delle proiezioni ortogonali era diffuso sia dagli antichi, ma solo alla fine del XVIII secolo l’esatta codificazione del metodo ne stabilì l’uso. Nel 1799, Gaspard Monge scrisse Géométrie Descriptive, affrontando temi come la proiezione ortogonale, le ombre proprie e portate e la prospettiva. Egli codificò il metodo della doppia proiezione ortogonale.

4 Emilia Brundu

Per eseguire la rappresentazione di un oggetto sono necessari un centro di proiezione e un piano di proiezione. Dal primo partono dei raggi proiettanti che incontrano l’oggetto nei suoi punti e, intersecando il piano di proiezione, formano su di esso l’immagine dell’oggetto.

I metodi di rappresentazione possono essere:

  • Proiezioni centrali (coniche), con il centro di proiezione a distanza finita e con i raggi proiettanti divergenti (come la prospettiva);
  • Proiezioni parallele (cilindriche), con il centro di proiezione a distanza infinita e con i raggi proiettanti paralleli tra loro (come le proiezioni ortogonali, quelle assonometriche ortogonali o oblique, e quelle quotate).

Nel Rinascimento, nelle arti figurative, si sperimentano metodi pratici per riprodurre più fedelmente possibile ciò che l’occhio umano vede nella realtà.

  • Effetto di variazione della dimensione: oggetti di uguale dimensione reale vengono disegnati sempre più piccoli man mano che aumenta la loro distanza dal centro di proiezione (osservatore).
  • Effetto di scorciamento: le linee perpendicolari alla vista dell’osservatore diminuiscono come ruotano rispetto all’osservatore stesso.
  • Effetto di convergenza delle linee parallele: le linee parallele appaiono convergere verso un unico punto man mano che si allontanano dall’osservatore.
  • Effetto di sovrapposizione: le forme più vicine al punto di vista nascondono quelle più lontane che si trovino nella stessa linea di proiezione.

La rappresentazione prospettica

La prospettiva si attua quando un oggetto viene rappresentato da un centro di proiezione proprio O e la piramide visiva è intersecata da un piano di proiezione π non passante per O. O è detto punto di vista e il piano π è detto quadro prospettico, il quale può essere variamente inclinato rispetto all’oggetto. Per la soluzione geometrica, nel metodo è introdotto il piano geometrale π1, che può essere variamente ruotato rispetto al quadro e sul quale si suppone poggi l’oggetto.

5 Emilia Brundu

Se il quadro è perpendicolare al geometrale, quindi risulta parallelo agli spigoli dell’oggetto rappresentato, si ha una prospettiva a quadro verticale, che può essere frontale se il piano di quadro è anche parallelo a una faccia del solido rappresentato. Le linee perpendicolari al quadro convergono verso un unico punto, il punto principale.

La prospettiva a quadro verticale può essere accidentale (detta anche a due punti di fuga) quando le facce del solido sono disposte obliquamente rispetto al piano di quadro.

Se il quadro è in posizione obliqua rispetto agli spigoli verticali dell’oggetto rappresentato, si ha una prospettiva a quadro obliquo o inclinato, che può essere dal basso se il piano è inclinato verso l’osservatore, oppure può essere dall’alto se il piano di quadro è ruotato verso l’oggetto. La rappresentazione con la prospettiva a quadro inclinato dall’alto è comunemente detta prospettiva a volo d’uccello. La prospettiva a quadro obliquo è anche chiamata a tre punti di fuga.

Le proiezioni ortogonali sono le più usate nel disegno finalizzato alla produzione: mantengono i rapporti reali tra le varie parti dell’oggetto rappresentato. Una figura bidimensionale può essere rappresentata in modo compiuto su un solo piano di proiezione. Se l’oggetto da rappresentare è tridimensionale, allora si devono usare due o più piani per descriverlo in modo completo. Monge introdusse il concetto di piani fondamentali, che sono due, per non creare equivoci sulla scelta di tali piani. Il meccanismo è invertibile: a partire dalle due proiezioni è possibile definire l’oggetto reale.

6 Emilia Brundu

La proiezione assonometrica

L’esatta codifica di questo metodo ha attraversato un arco di tempo molto lungo (circa un secolo a partire dalla prima metà dell’Ottocento) e ha visto l’impegno di diversi studiosi europei di varia nazionalità. Il termine assonometria comparve circa nel 1850, mentre inizialmente il metodo venne definito “prospettiva parallela”. Furono gli italiani Codazza (1842) e Sella (1856) a definire rigorosamente la teoria del metodo assonometrico, giunto sino alla nostra pratica odierna. Esso ha avuto largo impiego in molti settori, dalla progettazione di piccoli oggetti a quella su larga scala. I suoi vantaggi sono la semplicità di esecuzione pratica, la chiarezza geometrica nella rappresentazione della tridimensionalità, l’efficacia comunicativa e la misurabilità.

Il metodo di rappresentazione assonometrica consiste nel proiettare un oggetto da un centro di proiezione posto all’infinito, quindi improprio, su un solo piano di proiezione (quadro). Anche in questo metodo ci deve essere corrispondenza biunivoca tra oggetto e rappresentazione. Il rapporto tra un’unità u sull’asse di riferimento e la sua immagine è definito e ci permette di ricavare tale corrispondenza. Nonostante sia possibile definire innumerevoli tipi di assonometrie, nella pratica si ricorre a quelle rappresentazioni assonometriche che consentono maggiore semplicità e velocità di esecuzione.

In tutti i casi, l’assonometria non altera il parallelismo: due segmenti uguali e paralleli hanno immagini proiettive anch’esse uguali e parallele. Questa è la differenza sostanziale con il metodo prospettico.

A seconda del rapporto tra direzione assonometrica (direzione dei raggi proiettanti) e il piano di quadro (piano di proiezione) si hanno due tipologie di assonometria: obliqua e ortogonale.

7 Emilia Brundu

La proiezione quotata

Il metodo della proiezione quotata comparve già all’inizio del XVIII secolo, ma fu teorizzato sistematicamente solo nella seconda metà del XIX secolo. Il suo studio si perfezionò in ambito militare per far fronte al problema della rappresentazione del territorio.

In questo metodo, il secondo piano della proiezione ortogonale è sostituito dall’indicazione della quota di ciascun punto rispetto al piano di riferimento (orizzontale). Le immagini dei punti aventi la stessa quota appaiono collegate da linee, dette curve di livello. Esse si ottengono dall’intersezione della superficie da rappresentare con dei piani orizzontali ideali, aventi tra loro intervalli costanti di quota in riferimento al livello del mare.

Le tecniche di rappresentazione

La tecnica di rappresentazione è il mezzo attraverso cui si realizza materialmente il disegno. La tecnica grafica risulta dalla combinazione del gesto (azione), del mezzo, del segno e del supporto. Dalla diversità e dalla combinazione di queste variabili cambia la tecnica.

  • Il gesto è soggettivo a seconda della velocità, del contatto, della pressione e della posizione sullo strumento;
  • Il mezzo o strumento che lascia il segno può essere a mano libera, con strumenti impugnati, con strumenti guida, con strumenti esecutori (meccanici o digitali);
  • Il segno può essere continuo, discontinuo, singolo, multiplo, ritmato, volontario, involontario…;
  • Il supporto (che può anche non essere piano) si modula in base a come riceve e conserva il segno.

Gli strumenti manuali si possono classificare in:

  • Strumenti traccianti (come gessetti e matite), che lasciano parte della materia sul supporto, che deve essere adatto a sostenere la traccia;
  • Strumenti posatori (come pennelli e pennarelli), che depositano un pigmento fluido su una superficie che lo deve assorbire;
  • Strumenti asportatori (come incisori e scalpelli), che scavano via parte della superficie di supporto che deve contenere il solco.

8 Emilia Brundu

Il supporto per eccellenza del disegno è la carta. Esistono diversi tipi di carta con caratteristiche che li rendono adatti ai diversi tipi di tecniche di disegno. Le caratteristiche secondo cui classifichiamo il tipo di carta sono:

  • Formato (definito secondo precise norme);
  • Grammatura (peso e compattezza);
  • Finitura superficiale (che può essere liscia, ruvida, patinata…);
  • Colore e opacità (come la carta trasparente, lucida, colorata…).

Esistono molti standard relativi a diversi periodi e aree geografiche. In Europa e nella maggior parte del mondo ci si riferisce allo standard ISO-A. Esiste anche lo standard ISO-B, usato raramente per le misure intermedie.

Per il disegno a secco, lo strumento più semplice e diffuso è la mina di grafite. Si può scegliere la classica matita di legno oppure un portamine. Le mine si prestano sia al disegno tecnico che a quello artistico, con una vasta gamma di durezze disponibili. Esistono 17 gradazioni di mine di grafite suddivise in quattro tipi di durezza (siglati H-F-HB e B). In lettere è espressa la scala britannica, mentre in numeri quella statunitense. Nessuna delle scale è uno standard ufficiale.

Tra gli strumenti più diffusi ci sono anche le penne, i pennarelli e i fineliner, dotati di cartucce.

Per tracciare linee rette useremo riga e squadre, disponibili in diverse misure e materiali. Le squadre sono di due diverse forme triangolari. Come guida per tracciare linee curve si usano compassi, curvilinee e maschere.

9 Emilia Brundu

La grafica digitale (Computer Graphics) è la scienza che si occupa della creazione e manipolazione delle immagini attraverso il computer. Una prima classificazione si attua con la distinzione tra immagini raster e vettoriali.

La grafica raster (o bitmap) elabora immagini costituite da una griglia di punti (pixel) a ciascuno dei quali sono associate informazioni di posizione e colore. La definizione dell’immagine è associata alle sue dimensioni (qui entra in gioco il concetto di risoluzione). Il pixel (da “picture element”), quindi, è la componente elementare di questo tipo di grafica. La risoluzione indica il livello di dettagli di un’immagine raster e si misura in pixel per pollice (ppi). Più sono i ppi, maggiore è la risoluzione e più l’

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fakeemib di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche della rappresentazione grafica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Vanini Cristina.
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