Metodi di ricerca e valutazione in psicologia dello sviluppo
Progettazione di una ricerca
Introduzione ai passaggi necessari:
- Formulazione della domanda, dell’obiettivo
- Analisi della letteratura
- Traduzione dell’idea in un adeguato disegno di ricerca
- Richiesta di approvazione da parte del comitato etico di riferimento
- Realizzazione di uno studio pilota
- Reclutamento dei partecipanti
- Raccolta dei dati
- Analisi statistiche
- Comunicazione dei risultati
Ogni ricerca scientifica parte da una domanda che si pone il ricercatore. Questo primo passaggio fa riferimento a un primo livello di come può essere giudicata una ricerca, perché la domanda che guida la specifica ricerca dev’essere una domanda buona. Buona che in termini metodologici significa che la si può considerare originale e rilevante in qualche modo.
Rilevanza della ricerca
Dal punto di vista metodologico, la rilevanza fa riferimento a due dimensioni:
- La rilevanza che deriva dal fatto che una ricerca deve rispondere anche a questioni di tipo più teorico, quindi, l’impatto che la ricerca ha rispetto ai modelli teorici di riferimento attualmente disponibili. In questo senso si va a confermare la validità del modello o, al contrario, che possono mettere in crisi alcuni aspetti del modello stesso.
- Una ricerca può essere considerata rilevante e deve essere considerata come tale, anche se il suo impatto non è tanto il fatto di fornire l’adeguatezza di alcuni modelli teorici, quanto il fornire informazioni che diventano essenziali quando si devono prendere delle decisioni in merito a scelte che riguardano l’infanzia. Si tratta dunque di un impatto di natura più pratica.
La psicologia dello sviluppo in senso lato studia i cambiamenti che gli esseri umani subiscono nel corso della loro vita. Tuttavia, nonostante il target sia prestabilito dal percorso evolutivo dell’individuo, il periodo in cui questi cambiamenti si verificano in maniera più visibile e rapida, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, è nel periodo che va dal concepimento all’adolescenza.
Obiettivi della psicologia dello sviluppo
Se si entra più nel merito degli obiettivi della psicologia dello sviluppo, si può dire che l’obiettivo specifico è proprio identificare, descrivere, spiegare e ottimizzare lo sviluppo. In qualche modo le ricerche che si iniziano in questo ambito forniscono un contributo che si colloca a uno di questi livelli, permettendo di comprendere come la caratteristica di qualche individuo possa essere significativa e possa descrivere lo sviluppo di una competenza particolare (identificazione). C’è un’ottimizzazione dello sviluppo, fa dunque in modo che esso proceda in una maniera armonica.
Sono obiettivi che danno unitarietà a tutte le ricerche in psicologia dello sviluppo; anche se i modelli teorici di riferimento e le procedure che vengono usate all’interno della singola ricerca sono e possono essere tra loro molto differenti. Uno dei primi obiettivi più specifici è di identificare e descrivere cambiamenti ed aspetti invarianti nell’ambito di un comportamento/attività mentale.
Come si identifica un fenomeno dello sviluppo?
Identificare le variabili evolutive
Esse sono quegli aspetti del comportamento che presentano dei cambiamenti sistematici col procedere dell’età, dei cambiamenti regolari e universali che riguardano tutti gli individui nelle varie fasi dello sviluppo.
Es. quantità di comportamento aggressivo?
Se si osservano tutti i bambini nel corso del tempo mostrano un aumento di capacità lessicali, sia nella modalità espressiva che in quella comprensiva, siamo certi che la quantità di comportamento aggressivo subisca nel tempo un aumento o una diminuzione? Il comportamento aggressivo presenta sì delle variazioni, ma non sono correlate in base all’età. Si può identificare se l’adulto o il bambino ha un temperamento più o meno aggressivo, si possono identificare dei cambiamenti nel comportamento aggressivo, ma non tanto col procedere dell’età, quanto in relazione a condizioni ambientali e situazionali molto specifiche. In questo senso non si può considerare una variabile evolutiva la quantità di comportamento aggressivo, perché non si può calcolare nel tempo, ma la si può considerare come una variabile di interesse che la si può utilizzare per indagare, ad esempio, se il comportamento aggressivo/l’aggressività si possa modificare qualitativamente, dunque nelle modalità di espressione dell’aggressione.
Quantità di parole comprese/prodotte? Essa può essere considerata una variabile evolutiva perché, indipendentemente dall’andamento del bambino, che può essere più precoce o tardivo, può essere rilevato in tutti gli individui. Si tiene sotto controllo il comportamento nel corso del tempo. Il grafico mostra una linea al centro che è la media di parole che i bambini hanno compreso/sanno produrre a un certa età, poi vi sono dei casi individuali e specifici di bimbi che producono/comprendono o una quantità maggiore o minore, ma è tutto monitorato e si attiene alla definizione di variabile evolutiva: le curve che si osservano sono molto similari ed è questo aspetto che la rende una variabile evolutiva, è un aspetto universale osservabile in tutti gli individui.
Il primo aspetto che è un obiettivo per una quota delle ricerche in psicologia dello sviluppo è identificare le variabili evolutive, ovvero, quali aspetti del comportamento/funzionamento possono essere accomunate dal fatto che si osservano dei cambiamenti lineare o meno nel tempo.
Identificare la funzione evolutiva
Se si deve stabilire cosa cambia, e si deve anche dire come si manifesta il cambiamento, è necessario riuscire a identificare quale sia la forma più semplice con cui si manifesta quella specifica caratteristica che si intende indagare; si deve poi osservare come essa si evolve, verificando dunque come essa si modica nel tempo.
Es. capacità di condivisione della referenza attraverso il linguaggio: il linguaggio è un sistema molto semplice, si utilizzano dei simboli per riferirsi alla realtà. Quando comunichiamo attraverso il linguaggio condividiamo una referenza (elemento della realtà esterna). Per comprendere come questa capacità è legata alla condivisione della referenza, si sviluppi e si trasformi nel tempo, le funzioni evolutive servono per andare indietro, retrocedere, fino a riuscire a identificare quella forma più semplice di quella stessa competenza. Nel caso specifico del linguaggio si può ipotizzare che l’abilità che i bambini hanno sin da piccoli di seguire lo sguardo di un'altra persona verso un referente, sia una delle manifestazioni più semplici ed osservabili precocemente, della condivisione della referenza prima che il bimbo riesca a condividere delle referenze della realtà attraverso il linguaggio. Ci si può chiedere: “Ma prima di usare il linguaggio, i bambini sono comunque in grado di condividere con qualcun altro gli elementi della realtà esterna?” Ciò ha un importante ruolo, perché si può guardare come avvengono le singole attività e le singole evoluzioni prima di qualcosa di più specifico. Si osservano le sequenze evolutive di come avvengono le singole situazioni evolutive.
Individuare i cambiamenti nelle relazioni tra abilità diverse
Quello che può cambiare nel corso del tempo non sono solo i singoli comportamenti, ma ci sono anche le relazioni tra abilità/domini di sviluppo diversi nelle diverse fasi dello sviluppo. Si possono osservare delle trasformazioni tra le associazioni che intercorrono tra le differenti abilità. Nelle prime fasi dello sviluppo del lessico, nei primi due anni di vita dei bambini, essi comprendono molto più parole di quelle che riescono a produrre spontaneamente, ma questa relazione si modifica con l’andare del tempo. La relazione tra il dominio comprensione ed espressione, del linguaggio si modifica nel tempo, andando ad annullarsi sempre di più la relazione tra questi due sottodomini si modifica nel tempo, permettendo di identificare e descrivere come avvengono questi cambiamenti.
Le ricerche che soddisfano questo obiettivo o che intendono indagare i possibili cambiamenti nelle relazioni fra abilità diverse, sono quelle ricerche che partono da un’ipotesi che prevede che una certa abilità interagisca con un’altra abilità o ne costituisca un prerequisito/requisito necessario.
Es. distinzione mezzi-fini e produzione del gesto di indicazione a fini richiestivi: quando il bambino utilizza il pointing per chiedere un oggetto, necessita per forza di un’altra abilità: la capacità di distinguere il mezzo dal fine sono due abilità: una di tipo gestuale e una di natura più cognitiva che sono fortemente interconnesse tra loro. Non si può usare il gesto del pointing per chiedere un pupazzo se non sono in grado di distinguere il mezzo (la produzione del gesto), dal fine (il peluche che voglio). La distinzione mezzo/fine è fondamentale per lo sviluppo di un gesto di natura indicativa, in questo caso il gesto specifico.
Altra possibilità è quando si ipotizza che certe manifestazioni comportamentali diverse abbiano una base comune.
Es. gioco di finzione e linguaggio relazione molto forte presente nella prima infanzia che poi tende a scomparire. Perché il gioco di finzione, usare degli oggetti con una diversa funzione da quella che hanno, può essere ipotizzato in relazione con un comportamento così diverso con il linguaggio/la produzione delle parole? Perché si ipotizza che alla base di questi comportamenti, tra loro molto diversi, vi sia la medesima capacità di simbolizzazioni, cioè la capacità di usare dei simboli in situazioni tra loro molto differenti. Tuttavia, è proprio questa capacità comune e sottostante che giustifica la relazione che troviamo in alcune fasi dello sviluppo in comportamenti che sono alquanto distanti tra loro.
Identificare i processi e i meccanismi che producono cambiamenti
Altra questione, dopo aver individuato le variabili evolutive, è di spiegare quali sono le modificazioni che avvengono nel tempo e bisogna cercare di spiegare come avvengono nel tempo identificare come avvengono e come si giustificano questi cambiamenti. Vi sono 3 processi chiave che possono spiegare ciò e dipendono da:
- Fattori biologici: si collocano a livello maturazionale; fanno riferimento ad aspetti genetici e legati alla maturazione dell’individuo
- Fattori cognitivi: cambiamenti che nel tempo avvengono sia nel dominio del linguaggio, sia nelle capacità del pensiero e a livello cognitivo in generale
- Fattori socio-emotivi/socio-affettivi: cambiamenti che riguardano le emozioni, la personalità e le relazioni che l’individuo ha con altre persone a seconda della fase evolutiva e dell’ampliamento dello spazio di vita dell’individuo
L’individuazione dei processi chiave ci introduce a una domanda di fondo della psicologia dello sviluppo. Essa è rappresentata dalla contrapposizione tra innatismo ed empirismo, fondamentalmente qual è il rapporto che intercorre tra aspetti maturazionali, caratteristiche dell’individuo (etc.) ed esperienza?
L’organismo umano è legato ad entrambi gli aspetti, sia a quelli più legati alla natura dell’ambiente in cui si vive, sia quelli più legati all’esperienza e la maturazione che si evolve grazie ad essa. La domanda di fondo in questo ambito relativo alla spiegazione dei fenomeni evolutivi riguarda fondamentalmente a come rispondere alla domanda “come interagiscono questi due fattori?”
I fattori genetici/biologici hanno un ruolo fondamentale perché delineano l’ambito delle potenzialità di sviluppo di un individuo, ma non determinano la loro particolare realizzazione, perché a varie età le condizioni biologiche pongono un limite massimo al livello di prestazione che il bambino può dare. Tuttavia, la realizzazione delle potenzialità è legata moltissimo all’esperienza e all’ambiente. Inoltre, l’esperienza e la pratica influenzano a loro volta la maturazione, dunque gli aspetti più legati alla biologia dell’individuo. Maturazione e ambiente sono sicuramente in stretto rapporto perché non è possibile sviluppare delle potenzialità che non sono contemplate nella maturazione, o non lo sono ancora; e l’ambiente influenza la maturazione.
La diatriba tra innatismo ed empirismo si esprime nella necessità di comprendere come varia l’interrelazione tra questi due aspetti, non si tratta di definire il peso di uno o dell’altro, ma di verificare se nel corso del tempo il peso dell’esperienza e quello della maturazione cambino.
Periodo critico: inteso come quel momento dello sviluppo dell’individuo in cui il rapporto tra la maturazione biologica e l’esperienza, può avere la massima influenza.
Continuità vs. discontinuità dello sviluppo
Comprendere se lo sviluppo di una particolare abilità sia da considerarsi un fenomeno con un andamento continuo o se si sia di fronte ad un andamento discontinuo, quindi qualcosa che si distingue per diverse fasi tra loro.
Sviluppo continuo: con questo termine si intende una successione lineare di cambiamenti che avvengono in maniera graduale grazie:
- All’accumularsi di esperienze e di apprendimenti
- Alla persistenza di componenti e funzioni che si mantengono stabili nel tempo, alle quali si associano processi che divengono sempre più efficienti.
Ci si trova di fronte a dei cambiamenti quantitativi, un po’ come l’esempio precedente del lessico esplicativo.
Sviluppo discontinuo: le trasformazioni che si osservano nelle diverse fasi evolutive potrebbero essere un cambiamento della struttura; si ha una modificazione della struttura precedente, poiché “obsoleta, con la sostituzione di qualcosa strutturalmente differente.
Concetto di stadio: modi differenti di affrontare il mondo, caratteristici di ogni età e diversi nel tempo sequenza preordinata e universale. La mente del bambino si modifica perché acquisisce una serie di nuove informazioni. Ci si trova di fronte a dei cambiamenti qualitativi, si osservano delle capacità qualitativamente differenti con il passaggio del tempo. Queste capacità si suppongono essere le evoluzioni delle strutture sottostanti e si ipotizza che siano universali e presentino per forza una sequenza preordinata.
Di fronte al fenomeno della continuità/discontinuità ci si trova di fronte ad un’altra questione: si può associare a questo fenomeno un attributo di universalità/variabilità?
Universalità: le manifestazioni del cambiamento andrebbero ricondotte ad un percorso universalmente valido legate al concetto di stadio, quadro di normalità: ci si attende scarsa variabilità inter- e intra- individuale nella stessa fase. Il concetto di stadio fa riferimento al concetto di normalità: ci si attende che ci sia una scarsa variabilità tra gli individui. Quando un bambino raggiunge un determinato stadio, significa che tutti i bambini manifestano/ottengano delle abilità simili e la struttura mentale che guida il tutto è sempre la medesima.
Variabilità: si ipotizza che vi siano dei percorsi di sviluppo differenti. la diversificazione si potrebbe avere in condizioni socio-culturali, rispetto alle differenze legati a fattori biologici o mentali, legate quindi a caratteristiche individuali. Ipotizzando ciò ci si aspetta un’elevata variabilità tra gli individuo, poiché ognuno è connotato rispetto alle sue caratteristiche biologiche e fondamentali, ogni persona proviene da ambienti socio-culturali differenti e si può attendere un’ampia differenza nello stesso individuo, perché ci possono essere delle prestazioni più o meno sviluppate in merito ad abilità differenti.
La variabilità introduce ad un’altra domanda di fondo della psicologia che si potrebbe sintetizzare in determinismo vs. probabilismo.
Se l’ipotesi sottostante è di un cambiamento universale, allora ci si avvicina di più a una visione deterministica, cambiamenti legati agli stadi evolutivi, che sono legate a strutture specifiche e sono dunque preordinate. Se si ipotizza la variabilità e se si ritiene che ci siano tanti fattori che concorrono a determinare lo sviluppo, allora lo sviluppo diventa un fenomeno davvero complesso e multidimensionale, perché ci sono molte componenti che si intersecano tra loro sia a livello sincronico, ambiente evolutivo, capacità individuali, sia a livello diacronico, quindi in fasi diverse. Se è così, non si può che ipotizzare che lo sviluppo sia passibile di forme diverse e che non sia così determinato; che esso segua un processo più probabilistico. L’esito dei processi evolutivi dipende dal modo in cui essi si realizzano nel corso del tempo e non da un piano prefissato.
Lo sviluppo può procedere lungo percorsi diversi: paesaggio epigenetico in cui le biglie possono andare da qualunque parte a seconda di ciò che incontrano. All’interno dell’indagine dello sviluppo bisogna tener conto delle differenze interindividuali, cioè quelle che si possono riflettere all’interno dello sviluppo. Lo sviluppo procede lungo diversi possibili percorsi. Differenze individuali: nel ritmo e negli esiti finali dello sviluppo.
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